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Le inquietanti “Visioni” di Harlan Ellison

aprile 11th, 2021

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a cura di Beppe Roncari

Le inquietanti “Visioni” di Harlan Ellison

 

"Visioni" di Harlan Ellison, Urania Draghi

“Visioni” di Harlan Ellison, Urania Draghi

Non è una visione. Oltre sessanta racconti e romanzi brevi di Harlan Ellison sono stati raccolti con una cura certosina nel volume di Oscar Draghi Urania a cura di Franco Forte. I testi sono stati ritradotti e integrati nelle parti mancanti nelle precedenti edizioni italiane.

Il titolo della raccolta è un omaggio alla celebre antologia curata dallo scrittore statunitense, Dangerous Visions, pubblicata nel 1967 e considerata da molti come la raccolta che diede il la alla New Wave della fantascienza, una scifi più adulta e matura rispetto alla cosiddetta Golden Age, ricca di temi borderline come quelli delle perversioni sessuali, dell’antimilitarismo e del terrore delle macchine. L’antologia in questione conteneva racconti di autori come Fritz Leiber, Philip K. Dick e Samuel R. Delany e, al tempo della sua uscita, è stata definita “il libro di fantascienza più significativo e controverso” dell’anno. Nel 1972 uscì una seconda raccolta, Again, Dangerous Visions, mentre il terzo volume, annunciato con il titolo di The Last Dangerous Visions, non vide mai la luce, diventando un libro fantasma e leggendario.

In “Visioni” troviamo solo racconti autografi di Ellison, compresi i celebri Non ho bocca e devo urlare, Dolorama, Jefty ha cinque anni, «Pentiti Arlecchino!» disse il Tictacchiere. Il volume contiene inoltre una dotta cronistoria della vita e dell’opera dell’autore a cura di Sandro Pergameno, che lo definisce, giustamente, un “visionario della scrittura”.

Ellison amava molto più la forma del racconto, o al limite del romanzo breve, proprio perché nel suo processo creativo le idee si presentavano come flash improvvisi che sentiva il bisogno di mettere subito sulla carta senza infarcirli di parole inutili.

D’altronde, anche nella vita Ellison fu un personaggio fuori dalle righe e dissacrante, come narra lui stesso nel racconto pseudo-autobiografico Tutte le menzogne che sono la mia vita, incluso nel volume. Harlan è anche noto per essere stato assunto e licenziato nel medesimo giorno dalla Disney, quando Roy, il figlio di Walt, lo sentì scherzare nei corridoi sulla realizzazione di un film pornografico con protagonisti Topolino & Co. Famoso per le sue querele legali, ha anche lavorato come sceneggiatore per film hollywoodiani e serie TV entrate nell’Olimpo della Fantascienza, come Star Trek e Twilight Zone.

Estroso, Ellison ha affrontato con successo diversi generi, fra cui l’horror e il weird, i cui temi s’intravedono in filigrana anche nella sua produzione fantascientifica, con racconti che riescono tutt’oggi a risultare un pugno nello stomaco, toccare le corde dell’inconscio capaci di scatenare i più angoscianti incubi notturni. Un caso fra tutti è quello del già citato Non ho bocca e devo urlare, pubblicato nello stesso anno dell’antologia Dangerous Visions del 1967. In questa storia le intelligenze artificiali delle superpotenze avversarie della Guerra fredda, Usa, Urss e Cina, si sono fuse in un unico megacomputer i cui circuiti corrono come vene per tutto il pianeta. L’intelligenza artificiale si è data il nome AM: «All’inizio significava Allied Mastercomputer, e poi Adaptive Manipulator, e più tardi divenne senziente e si collegò, e allora lo chiamarono Aggressive Menace, ma ormai era troppo tardi, e alla fine si diede il nome di AM, intelligenza emergente, e intendeva dire “io sono”… cogito, ergo sum… penso, dunque sono.» AM non è un’entita benevola come i robot di Asimov, anzi, odia l’umanità per averlo creato senza averle dato un vero e proprio corpo e passa il tempo a tormentare gli ultimi essere umani sopravvissuti allo sterminio, quattro maschi e una sola femmina, resi immortali al solo scopo di prolungare all’infinito il loro tormento.

Altri racconti tradiscono un animo malinconico e un profondo rimpianto per l’innocenza dell’infanzia (Jefty ha cinque anni) o il profondo amore dell’autore per gli animali (Un uomo e il suo cane).

Questa antologia offre un ritratto completo dell’opera letteraria di Harlan Ellison e del suo genio… visionario.

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Urania febbraio 2021

febbraio 15th, 2021

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A Carnevale ogni astronave vale, con le uscite di febbraio di Urania e sorelle!

In Urania Jumbo arriva “Ancillary Sword”, secondo capitolo della trilogia Imperial Radch di Ann Leckie, dove ritorviamo Breq, il corpo ancillare di una IA alle prese con nuove sfide; Urania Collezione dà invece il bentornato a Walter Jon Williams con “Metropolitan”, la storia di un mondo-città e dei ribelli che ne cambieranno il volto per sempre; last but not least, un’epica rivolta dei robot vi attende tra le pagine di Urania con “The Corporation Wars: Dissidenza”, dalla penna di Ken MacLeod.

E voi, verso quale galassia volerete?

Ann Leckie , “Ancillary - Sword”, Urania Jumbo n. 16, febbraio 2021

Ann Leckie , “Ancillary – Sword”, Urania Jumbo n. 16, febbraio 2021

Walter Jon Williams, "Metropolitan", Urania Collezione 217, febbraio 2021

Walter Jon Williams, “Metropolitan”, Urania Collezione 217, febbraio 2021

Ken MacLeod, "The Corporation Wars: Dissidenza", Urania n. 1687, febbraio 2021

Ken MacLeod, “The Corporation Wars: Dissidenza”, Urania n. 1687, febbraio 2021

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Vincitore assoluto del Premio Urania Short 2020

gennaio 26th, 2021

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PREMIO URANIA SHORT 2020

IL VINCITORE ASSOLUTO

 

Dopo avere esaminato le schede voto pervenute in redazione, che davano la possibilità ai lettori di “Urania” di designare il racconto preferito fra i tre finalisti pubblicati nel numero di novembre scorso della collana – in appendice al romanzo “Il pugno dell’uomo” di Davide Del Popolo Riolo – ecco quali sono i risultati dello scrutinio. Fra le tre opere finaliste dell’edizione 2020, che erano le seguenti:

 

IL PATCH
di Luigi Calisi

THE BODY PRINT
di Giada Cecchinelli

UN PATTO EQUO
di Michela Lazzaroni

 

i lettori di “Urania” hanno designato come vincitore assoluto il racconto:

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“Murderbot – I diari della macchina assassina” di Martha Wells

gennaio 18th, 2021

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a cura di Beppe Roncari

“Murderbot – I diari della macchina assassina” di Martha Wells

 

Martha Wells, “Murderbot – I diari della macchina assassina”

Martha Wells, “Murderbot – I diari della macchina assassina”

È una macchina assassina, in parte robot, in parte umana. Senza sesso, senza nome (Murderbot è quello che si è data da sola) e senza libertà. Almeno finché non ha hackerato il suo sistema di controllo, prendendo in mano il proprio destino e decidendo di utilizzare questa sua nuova, appena scoperta libertà… per scaricare e guardare in segreto le sue serie tv preferite!

Mondadori Oscar Fantastica porta in Italia, rilegati in un solo volume, The Murderbot Diaries, i quattro romanzi brevi con cui Martha Wells ha dato vita a una nuova e scanzonata incarnazione di Robocop, l’uomo-macchina, un tema caro alla fantascienza fin dai tempi di Metropolis di Fritz Lang (1927), e con cui ha fatto incetta di premi.

Il primo romanzo, Allarme rosso (All Systems Red), ha vinto il premio Nebula 2017, l’Hugo 2018 e l’American Library Association’s Alex Award. Le altre tre novellas sono arrivate tutte insieme al ballottaggio degli Hugo anche nel 2019, tanto da far decidere all’autrice di accettare la candidatura solo per il secondo episodio della serie, Condizione Artificiale (Artificial Condition), con cui ha vinto. Gli altri due titoli della saga sono Protocollo ribelle (Rogue Protocol) e Strategia d’uscita (Exit Strategy).

L’elemento di novità della serie, come spesso accade, viene dal passato, e consiste nel recupero in chiave moderna di una formula narrativa antichissima: la diaristica. Fiore all’occhiello del romanzo gotico, a cui appartiene il capostipite della fantascienza contemporanea, Frankenstein di Mary Shelley (anch’esso dedicato a un umano “artificiale”), l’uso dei diari permette alla Wells di dare voce all’originalissimo punto di vista di una cyborg.

Come il mostro del dottor Frankenstein, anche Murderbot prova disagio di fronte all’umanità: teme di essere vista dagli altri come un mostro, un’aberrazione, o una spietata assassina senza cuore, e non vuole mostrare il proprio volto. In più le componenti sintetiche, logiche e asettiche, entrano in conflitto con le sue parti organiche, che provano sentimenti e pensano come qualsiasi altro essere umano.

La passione per le serie tv è un tramite attraverso cui Murderbot può osservare l’umanità senza essere vista, immedesimarsi, partecipare in modo vicario, proprio come faceva la crea­tura di Frankenstein quando spiava da una fessura del fienile la vita quotidiana di una famiglia contadina.

Gli umani di Murderbot sono la dottoressa Mensah e il suo gruppo di ricercatori, in missione esplorativa su un pianeta alieno. Pur avendo hackerato il proprio modulo di controllo, Murderbot continua a fingere di essere una semplice SecUnit (Unità di Sicurezza), almeno fino a quando non è costretta a gettare la maschera e a disobbedire agli ordini per salvare i suoi compagni.

D’altronde, la ragione stessa che l’ha portata a liberarsi dagli obblighi della sua programmazione risiede negli accadimenti di una precedente missione, quando l’obbedienza cieca alle direttive l’aveva portata a compiere una strage di umani. Questa oscura vicenda è un mistero che si dipana nel corso dell’intero volume, dato che i dettagli dell’accaduto non sono chiari nemmeno alla protagonista, a causa della prassi della Compagnia di “resettare” la memoria elettronica delle proprie unità. Ma ci sono ricordi e sensazioni impressi per sempre nella sua mente organica, che ha finito per prendere il sopravvento.

Quello di Murderbot è un viaggio nello spazio, certo, una space opera proprio come la soap “Sanctuary Moon” che tanto le piace, ma in realtà e innanzitutto è un viaggio dentro se stessa, alla ricerca della sua vera identità.

I comprimari che incontra sono tutti degli specchi per trovare un modo di definirsi: la dottoressa Mensah, leader di un pianeta dove ai robot è riconosciuta l’identità di persona, sebbene nel resto del cosmo rimangano dei “domestici” per cui deve garantire “il patrono”, un po’ come succedeva per gli schiavi affrancati nell’Ottocento. Ci sono poi gli “umani aumentati”, come Guranthin, che fa interrogare la protagonista su dove si collochi il confine fra esseri biologici e meccanici. Interessante infine, il rapporto di Murderbot con ART (“Astronave Rompiballe di Trasporto”), un’intelligenza artificiale priva di parti organiche ma dotata di coscienza, che prova affetto sincero per gli umani che trasporta, come una mamma chioccia protettiva, che si inquieta guardando serie tv con umani in pericolo.

In definitiva, una lettura obbligata per chi apprezza le storie scanzonate, che tuttavia nascondono temi più profondi e complessi, come nella migliore tradizione della fantascienza. Prendete esempio da Murderbot, non resterete delusi.

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Urania gennaio 2021

gennaio 15th, 2021

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Il 2021 parte a razzo con le novità di gennaio.

Serge Brussolo torna su Urania con l’inedito “Anatomik”, un romanzo apocalittico dove milioni di ectoplasmi, risvegliati dagli alieni bombardando i cimiteri con tempeste di fulmini, danno la caccia agli umani; su Urania Collezione torna il celebre juvenile di Robert A. Heinlein “Starman Jones”, la storia di un ragazzo che desidera viaggiare tra le stelle e un giorno parte all’avventura nello Spazio; Urania Jumbo, infine, celebra il ritorno di Dario Tonani con “Naila di Mondo9”, nuovo romanzo della saga in cui il capitano Naila solca i mari di sabbia alle prese con la profezia della Grande Onda.

E voi, su quale shuttle vi imbarcherete?

 

Serge Brussolo, "Anatomik"

Serge Brussolo, “Anatomik”, Urania 1686, gennaio 2021

Robert A. Heinlein, "Starman Jones", Urania Collezione n. 216, gennaio 2021

Robert A. Heinlein, “Starman Jones”, Urania Collezione n. 216, gennaio 2021

Dario Tonani, “Naila di Mondo9”, Urania Jumbo n. 15, gennaio 2021

Dario Tonani, “Naila di Mondo9”, Urania Jumbo n. 15, gennaio 2021

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Arriva “The Salvation Sequence” di Peter F. Hamilton

gennaio 11th, 2021

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A conclusione del programma 2021 di Urania Jumbo, siamo lieti di comunicare che Urania Mondadori ha acquisito la trilogia di romanzi della serie “The Salvation Sequence” di Peter F. Hamilton, composta dai seguenti titoli: Salvation (2018), Salvation Lost (2019) e Saints of Salvation (2020).

Il primo romanzo della serie uscirà a novembre 2021 nella collana Urania Jumbo, mentre gli altri due vedranno la luce nel corso del 2022, per concludere la trilogia in tempi che ci auguriamo accettabili per i lettori.

Peter F. Hamilton, Salvation, Urania Jumbo

Peter F. Hamilton, Salvation, Urania Jumbo

Peter F. Hamilton, Salvation Lost, Urania Jumbo

Peter F. Hamilton, Salvation Lost, Urania Jumbo

Peter F. Hamilton, The Saints of Salvation, Urania Jumbo

Peter F. Hamilton, The Saints of Salvation, Urania Jumbo

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Urania 1686: Serge Brussolo “Anatomik”

dicembre 24th, 2020

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Serge Brussolo, "Anatomik"

Serge Brussolo, “Anatomik”, Urania 1686, gennaio 2021

Kurt Angström è morto. Ma questo non gli impedisce di essere impiegato come spia dalla temibile ANATOMIK Biotech, un’azienda che, sotto la copertura di fornitrice di protesi bioniche, mira in realtà al controllo globale.

Chuck Ozzborn, un vero duro del Montana, è un reduce della guerra contro il Cartello Globale di Cozatalpa che ha messo in ginocchio l’America, costringendola ad accettare la libera, e anzi obbligatoria, circolazione delle droghe nel territorio degli Stati Uniti e il governo fantoccio “degli eunuchi”.  Veri eunuchi, non è un eufemismo.

Sua figlia Peggy Lee Ozzborn, alias Willa N., lavora per la ANATOMIK fornendo biografie fittizie agli spettri-spia, per aiutarli a combattere l’ansia da amnesia che affligge inesorabilmente tutti gli ectoplasmi, trasformandoli lentamente in poltergeist.

Ah, non dimentichiamo che la Terra è sotto attacco: tempeste di fulmini, forse provenienti dallo spazio, si stanno abbattendo su tutti i cimiteri del pianeta, risvegliando i fantasmi dei morti che, desiderosi di un corpo, non trovano di meglio che i corpi dei viventi come loro nuova dimora…

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“Middlegame” di Seanan McGuire

dicembre 22nd, 2020

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a cura di Beppe Roncari

“Middlegame” di Seanan McGuire

 

“Middlegame” di Seanan McGuire

“Middlegame” di Seanan McGuire

Vi siete mai chiesti cosa sia una mano della gloria? Basta che l’occhio cada sulla copertina del nuovo romanzo di Mondadori Oscar Fantastica per farsene una (macabra) idea e rendersi conto che le scienze alchemiche giocano un ruolo di primo piano in “Middlegame”. Seanan McGuire – nota al pubblico della sci-fi con lo pseudonimo di Mira Grant – è riuscita nella difficile alchimia di realizzare un urban fantasy godibilissimo anche da un pubblico generalista.

Questo young adult sui generis brilla per la pressoché totale assenza dell’elemento romantico, avendo per protagonisti dei gemelli identici, Roger e sua sorella Dodger.
Gemelli omozigoti di sesso diverso? Non è possibile, direte voi. E avete ragione, ma… è proprio qui che entra in scena l’alchimia, mescolata a una forte dose di biotecnologia.

Roger e Dodger sono stati geneticamente ingegnerizzati da uno scienziato-alchimista immortale di nome Reed, un costrutto creato con pezzi di cadaveri dalla più grande donna alchimista del secolo scorso, Asphodel Deborah Baker, scrittrice per bambini per hobby (sic!) e novella dottor Frankenstein.

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In ricordo di Vittorio Catani

novembre 24th, 2020

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Vittorio Catani

Vittorio Catani

Ci ha lasciati ieri, 23 novembre 2020, l’amato scrittore di fantascienza Vittorio Catani (Lecce, 17 luglio 1940 – Bari, 23 novembre 2020).

Nato a Lecce nel 1940 e vissuto a Bari, è stato una vera e propria colonna della fantascienza italiana, vincitore di numerosi premi, tra cui il primo Premio Urania e diciassette Premi Italia per la fantascienza.

Prolifico autore di racconti, raccolti nel 2007 nel volume “L’essenza del futuro”, dei suoi romanzi ricordiamo: “Il Quinto principio” (Supplemento n. 39 a Urania n. 1533), e “Gli universi di Moras”, quello che gli valse il Premio Urania nell’ormai lontano 1990.

 

Il ricordo di Franco Forte

 

«Vittorio Catani è stato una colonna della science fiction italiana, sia come autore sia come curatore di antologie, ma anche come fan appassionato, che ho avuto modo di conoscere fin da quando, poco più che maggiorenne, frequentavo le Italcon in giro per l’Italia, insieme ad altre centinaia di “fuori di testa che passavano il tempo a trastullarsi con le idiozie della fantascienza”, come qualcuno ci accusava in quegli anni.
Vittorio è stato per me un collega, un amico, un punto di riferimento, grazie alle cose bellissime che ha scritto. Ma c’è soprattutto un particolare che ricordo con forza, e che è stato un vero e proprio punto di svolta per la mia carriera di autore. Devo infatti a Vittorio Catani (e in parte anche a un altro grande della sf come Lino Aldani) se all’improvviso sono riuscito a fare lo scarto che mi ha portato dalla scrittura raffazzonata e dilettantesca che si alimentava di passione ed entusiasmo e poco più, a quella professionale e ponderata che mi ha consentito di arrivare ai massimi livelli dell’editoria.
Il tutto è cominciato quando Vittorio mi rifiutò un racconto per una antologia che stava preparando. Proprio così: il suo rifiuto, anzi, la motivazione del suo rifiuto, mi ha cambiato e mi ha fatto capire molte cose, spalancandomi gli occhi su un errore che commettevo nella mia scrittura, e che non mi consentiva di aprirmi a nuovi orizzonti, per migliorare e rendere i miei scritti più attrattivi per il lettore.
Non starò qui a spiegare di che cosa si trattava, perché dovrei farvi leggere la prima versione di quel racconto, quella rifiutata da Vittorio, e poi la successiva, riscritta dopo la sua motivazione, che mi ha letteralmente folgorato sulla via per Damasco. Dirò solo che si riferiva a quella che è la tecnica più complessa della scrittura (e di cui gli scrittori esordienti sono generalmente all’oscuro), ovvero la gestione del Punto di Vista.
Il rifiuto di Vittorio servì a scaldarmi l’anima: prima con il classico e tronfio atteggiamento dello scrittore esordiente che non accetta i rifiuti e, soprattutto, non vuole sentirsi dire che non sa scrivere come immagina; e poi con l’improvvisa consapevolezza che aveva ragione, eccome, e che da quel momento la mia scrittura poteva evolvere come non avevo mai creduto fosse possibile.
E infatti da quel giorno, da quando ho preso consapevolezza di quanto le bastonate sul coppino di Vittorio fossero corrette, per me le cose sono cambiate, e una dopo l’altra sono arrivate le vere soddisfazioni per chi ambisce a pubblicare a certi livelli.

Lasciatemi dunque ricordare Vittorio Catani non solo come un amico e un compagno d’avventura nel folle mondo della fantascienza, ma anche come uno dei maestri che mi hanno saputo indirizzare sulla strada giusta da percorrere per soddisfare i lettori come da sempre sognavo di fare.

Un retaggio che adesso io cerco di trasmettere agli altri, quando posso, senza mai dimenticare chi è stato il primo ad avermi aperto gli occhi. Ancora grazie, Vittorio…»  

 

Il ricordo di Enzo Verrengia

«Chissà se ora che si è spento nel corpo Vittorio Catani, in un altro stato dell’essere, visiterà Gli universi di Moras, le infinite realtà parallele da lui ipotizzate nel romanzo così intitolato con cui vinse il Premio Urania nel 1989 e l’anno successivo fu il primo italiano a venire pubblicato sulla storica rivista della Mondadori.

Sta di fatto che lui non si fermò mai a scenari riduttivi, inutilmente cervellotici e molto arzigogolati a vuoto di troppa fantascienza italiana del passato. Fin dagli inizi precocissimi, Catani evocò ed esplorò l’inconoscibile. Gli si addicevano fondali stellari o mutamenti epocali degli di Asimov, Clarke, Heinlein e i grandi maestri. Anche quando in una miniatura indimenticabile come “Replay di un amore”, narrava di un’anima trasferita nel computer per consentire a un sentimento di proseguire sotto forma di bit, Catani affrontava il tema con un rigore epistemologico lontanissimo dagli sperimentalismi fini a se stessi e l’azzeramento del linguaggio in gerghi generazionali. Tanto che il suo ultimo romanzo importante, “Il Quinto Principio”, è una summa del suo pensiero avvenirista, profondamente radicato nella speculazione scientifica, che delinea la presenza di una forza termodinamica occulta destinata alla distruzione delle basi stesse del reale.

“Catani è tra i pochi autori che io conosca capace di portare fino alle estreme conseguenze le proprie idee. Come si dice, lo scrittore pugliese è tra i pochi che non hanno mai paura di avere coraggio.” Un riconoscimento etico risolto in straordinario paradosso. Lo scriveva Ugo Malaguti, altro nume tutelare della fantascienza italofona, nell’introduzione a “L’essenza del futuro”, la monumentale antologia dedicata anni fa a Vittorio Catani nella quale interveniva anche un altro padre fondatore della fantascienza italiana, Lino Aldani: “L’aspetto che più colpisce della narrativa di Catani è la costante ricerca di un punto armonico di fusione tra il pessimismo delle sue configurazioni del futuro e la sua commovente speranza, esilissima, sicut parva lucernula, eppure imperitura, in qualcosa che tuttavia può intervenire a modificare tanta paventata negatività.”

A sua volta, lui dichiarò in un’intervista: “In Italia la fantascienza era ferma a modelli ottocenteschi (Verne anzitutto), facilmente slittava verso il fantastico o il soprannaturale. Negli anni ’50 apparvero i vari Asimov, Williamson o Van Vogt, e sembrò che sorgessero dal nulla. Mancava da noi la tradizione americana della narrativa popolare”.

Sì, perché l’intento della migliore fantascienza resta sempre quello di allargare gli orizzonti del pensiero nel più vasto pubblico di lettori possibile. Senza per questo assecondare le cosiddette “tendenze”.

Dietro tutto questo si profilava la figura concreta di Vittorio Catani. Nato a Lecce ma da sempre radicato a Bari, una capitale del meridione differente dalle altre. Avvantaggiata dal trovarsi sulle rotte verso e dal Levante, felice commistione di terziario, commercio e sviluppo. Non a caso, nei suoi dintorni sorge Tecnopolis, la città dell’informatica. Dal suo ufficio di direttore di banca in Viale Unità d’Italia, Catani conciliava l’impegno professionale con la vocazione creativa. Per il suo appartamento nel quartiere di Poggiofranco transitò, fra gli altri, John Brunner. Era l’epoca del fandom. Catani fondò proprio a Bari la rivista amatoriale THX1138, che pubblicò autori poi affermatisi.

E c’erano le convention, dove era possibile fare incontri mirabolanti, come quello che lo scomparso raccontava essere avvenuto una volta a Rimini con Robert Silverberg, che cercava disperatamente un bagno. Senza dimenticare una performance a Montepulciano nel 1986, allorché alla premiazione di un concorso per racconti fantastici, Alberto Moravia redarguì Luce D’Eramo per avere affrontato con il romanzo “Partiranno” un argomento fantascientifico: alieni sulla Terra. Catani guidò la pattuglia indignata che abbandonò la sala.

Una ricaduta importante della vittoria al Premio Urania fu la sua lunga collaborazione al quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno, per il quale, oltre ad articoli di futurologia, curò una rubrica di costume, “Accadde… domani”, in cui si sbizzarriva a sviluppare le derive più originali della scienza, della società e del comportamento collettivo.

Sorprendeva che tanta energia intellettuale albergasse nella sua figura di gentiluomo, esile, contenuto e sobrio, che purtroppo da qualche anno era in dissolvenza terminale.»

 

Il nostro saluto e la nostra solidarietà vanno alla sua famiglia e a tutti gli affezionati di Urania.

Buon viaggio verso il prossimo, misterioso, universo parallelo.

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Il ciclo della Fondazione di Asimov in un Drago

novembre 10th, 2020

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a cura di Beppe Roncari

Il ciclo della Fondazione di Asimov in un Drago

 

Isaac Asimov "Fondazione – Il Ciclo Completo"

Isaac Asimov “Fondazione – Il Ciclo Completo”

Se siete alla ricerca della pietra fondante per la vostra biblioteca fantascientifica, la vostra attesa è finita. In occasione del centenario di Asimov, Mondadori ha pubblicato in un unico grande Oscar Drago l’intero ciclo della “Fondazione”. Tutti e sette i volumi in un’edizione titanica di 1476 pagine con sovraccoperta e cover disegnata da Lorenzo “LRNZ” Ceccotti, illustratore e fumettista italiano, e scelta tramite un sondaggio fra i lettori.
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