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	<title>Il Blog di Urania</title>
	<link>http://blog.librimondadori.it/blogs/urania</link>
	<description>La fantascienza giorno per giorno</description>
	<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 22:00:00 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>Cordwainer Smith: uno scrittore per tempi difficili</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni De Matteo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>

		<category><![CDATA[Profili]]></category>

		<category><![CDATA[Cordwainer Smith]]></category>

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		<category><![CDATA[Norstrilia]]></category>

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		<category><![CDATA[post-human]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo una luna assenza dal panorama editoriale italiano, torna grazie a &#8220;Urania Collezione&#8221; il poliedrico Cordwainer Smith, ideatore della Strumentalità dell&#8217;Uomo e precursore del recente filone postumanista.
La breve ma intensa vita di Cordwainer Smith (al secolo Paul Linebarger, 1913-1966) è degna di un romanzo di spionaggio: americano ma fin da piccolo far-traveled, con un eterno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo una luna assenza dal panorama editoriale italiano, torna grazie a &#8220;Urania Collezione&#8221; il poliedrico <strong>Cordwainer Smith</strong>, ideatore della Strumentalità dell&#8217;Uomo e precursore del recente filone postumanista.</em></p>
<p><a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/03/cordwainer_smith_norstrilia.jpg"><img border="0" src="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/03/cordwainer_smith_norstrilia.jpg" align="left" height="316" width="200" /></a>La breve ma intensa vita di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cordwainer_Smith" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/en.wikipedia.org');">Cordwainer Smith</a> (al secolo <strong>Paul Linebarger</strong>, 1913-1966) è degna di un romanzo di spionaggio: americano ma fin da piccolo <em>far-traveled</em>, con un eterno conto in sospeso con l’oriente, religioso fervente e più tardi coinvolto in attività governative – esperto di politica orientale, è stato consigliere militare nella guerra di Corea e in precedenza aveva collaborato al sostegno del regime cinese prerivoluzionario – , per un certo periodo si è interessato di tecniche del lavaggio del cervello e ha scritto addirittura un manuale sull’argomento (<em>Psychological Warfare</em>, 1948). Ha cominciato a scrivere giovanissimo, e quando nel 1950 uscì il suo primo racconto di fantascienza (“Scanners Live in Vain”) aveva già alle spalle tre romanzi d’altro genere. Ha sempre firmato la sua narrativa con pseudonimi, da vero uomo-ombra: prima come Felix C. Forrest, poi come Carmichael Smith e infine Cordwainer Smith. La sua principale ambizione letteraria è stata quella di trasfondere nella narrativa americana modi e atteggiamenti del racconto cinese e spesso le sue storie fantastiche sono plasmate, almeno stilisticamente, da questo sforzo.</p>
<p>Quasi tutta la fantascienza di Cordwainer Smith è legata da uno sfondo comune e si svolge in un futuro molto lontano dal nostro (oltre diecimila anni): in quest’epoca barocca, l’umanità si è estesa nella galassia e la domina sotto la ferrea ma benevola tirannide della Strumentalità, una casta ereditaria di signori che, grazie a una sostanza ricavata dalle gigantesche pecore ammalate del pianeta Norstrilia, possono vivere per secoli.</p>
<p>Se i signori della Strumentalità sono il vertice della gerarchia sociale, al gradino più basso si trovano gli <em>underpeople</em> (= sottopersone), animali modificati biologicamente in modo da poter somigliare agli esseri umani ed esprimersi come loro, ma privi in effetti di qualsiasi diritto civile. È un’estensione fiabesca della terribile idea di H.G. Wells, ma in alcuni racconti raggiunge un’originalità propria (“The Ballad of Lost G’mell”, 1962, “The Dead Lady of Clown Town”, 1964).</p>
<p>Smith ha scritto numerosi racconti e in Italia sono state pubblicate tre antologie separate: <em>Quest of Three Worlds</em> del 1966 (su “Galassia” come <em><strong>Sabbie, tempeste e pietre preziose</strong></em>), <em>You Will Never Be the Same</em> del 1963 (<em><strong>L’astronave d’oro</strong></em>, Fanucci) e <em>Stardreamer</em> del 1971 (<em><strong>Giù nei vecchi mondi</strong></em>, Fanucci). Sempre Fanucci ha pubblicato poi <em><strong>Il ciclo della strumentalità</strong> </em>in due volumi, completo di tutti i racconti (1989). Ha scritto, invece, un solo romanzo, che all’epoca della prima pubblicazione americana è stato diviso in due separati volumi: <em>The Planet Buyer</em>, del 1964, e <em>The Underpeople</em> (1968). Le traduzioni sono, rispettivamente, <em>L’uomo che comprò la Terra</em> e <em>L’uomo che regalò la Terra</em> (entrambe su “Galassia”). Il manoscritto originale è stato ricomposto nel 1975 e pubblicato col titolo <em><strong>Norstrilia</strong></em>. La <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2010/03/01/urania-collezione-86-norstrilia/">nostra edizione</a> segue quella del ’75.</p>
<p>La narrativa di <strong>Cordwainer Smith</strong> rappresenta uno dei punti più interessanti della fantascienza a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, e se la morte prematura dell’autore ha impedito che il ciclo della Strumentalità venisse portato a termine, ciò non toglie che i racconti migliori possiedano un’originalità e soprattutto un “taglio” che li distingue nettamente dalla produzione contemporanea. Come si accennava all’inizio, questo taglio è ottenuto con il tentativo di ricalcare modelli narrativi tradizionali e orientali: il racconto fantascientifico viene trattato alla stregua di un’antica leggenda, come se chi lo narra rievocasse un tempo remoto, soffuso di una luce che non è più quella cronachistica delle narrazioni di genere, e a volte nasconde un’insospettata crudeltà. I personaggi, per la loro stessa ambiguità biologica, sono qualcosa di più e di diverso dai semplici esseri umani (si veda, ad esempio, la donna-gatto G’mell); si ha la sensazione che qualcosa di prodigioso sia accaduto, ma tolto alla sfera del soprannaturale e proiettato in un universo governato da forze arcaiche.</p>
<p>Tutto questo determina un arricchimento fantastico e una prospettiva inedita. Si può avere, in alcuni casi, la sensazione di muoversi in un mondo eccessivamente oscuro, ma a nostro avviso questo non toglie a Smith ciò che è di Smith, vale a dire l’aver concepito un futuro che non costituisce una mera estensione della nostra realtà, ma che arriva, attraverso una serie di espedienti narrativi e un graduale accumulo di materiali eterogenei, ad avere uno spessore per così dire “mitologico”. E all’interno della fantascienza che ha effettuato tentativi simili (pensiamo alle opere di <strong>Zelazny</strong> o di <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2009/02/26/philip-jose-farmer-1918-2009/">Farmer</a>), la narrativa di Smith mantiene un’autonomia e una statura di tutto rispetto.</p>
<p>La fantascienza è ricca di personalità bizzarre, di gusti un po’ forti, ma crediamo che questo corrisponda alla sua intrinseca natura. Il <em>romancero</em> futurista che qui si presenta ne sarà la conferma per chi già lo conosce, e per tutti gli altri costituirà una gradita sorpresa.</p>
<p><em><strong>Giuseppe Lippi</strong></em></p>
<p><em>[La bibliografia italiana delle opere fantastiche di Smith è disponibile sul <font color="#000000"><a href="http://www.fantascienza.com/catalogo/autore.php?id=4931" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.fantascienza.com');">Catalogo SF, Fantasy e Horror</a></font>, a cura di <strong>Ernesto Vegetti</strong>. Il sito ufficiale di Cordwainer Smith, curato da sua figlia, si trova all&#8217;indirizzo: <a href="http://www.cordwainer-smith.com/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.cordwainer-smith.com');">http://www.cordwainer-smith.com/</a></em><em>]</em></p>
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		<title>I miti di Lovecraft: E le stelle stanno a guatare</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 10:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni De Matteo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Epix]]></category>

		<category><![CDATA[Horror]]></category>

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		<category><![CDATA[Robert E. Howard]]></category>

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		<category><![CDATA[weird fiction]]></category>

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		<description><![CDATA[Per i lettori di Urania Blog, ecco la presentazione del nostro curatore Giuseppe Lippi per il volume di Epix dedicato ai miti di Cthulhu realizzati dai colleghi di H.P. Lovecraft.
Mentre il racconto fantastico del ‘900 andava speditamente verso altre direzioni, con Kafka che sognava scarafoni, i futuristi che sguinzagliavano aerei e locomotive dappertutto e i teloni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per i lettori di Urania Blog, ecco la presentazione del nostro curatore Giuseppe Lippi per il volume di <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2010/03/01/epix-12-i-miti-di-lovecraft/">Epix dedicato ai miti di Cthulhu</a> realizzati dai colleghi di <strong>H.P. Lovecraft</strong>.</em></p>
<p><a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/03/weird_tales_sep1925.jpg"><img border="0" src="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/03/weird_tales_sep1925.jpg" align="left" height="285" width="200" /></a>Mentre il racconto fantastico del ‘900 andava speditamente verso altre direzioni, con Kafka che sognava scarafoni, i futuristi che sguinzagliavano aerei e locomotive dappertutto e i teloni dei cinematografi che pullulavano di pellirosse o seleniti, nelle roboanti città d’America qualcuno pensò di rispolverare il filone sempre popolare delle storie di spiriti, aggiornandolo alla formula del giornalismo sensazionale. L’intenzione non fu quella di innovare consapevolmente uno stile (raramente un editore punta su un cavallo imprevedibile); ma quando il fantastico alla Poe scese nelle edicole metropolitane, il cambiamento fu inevitabile. Nacque  “Weird Tales”, <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Weird_Tales" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">the unique magazine</a></em>, una specie di dispensa venduta a 25 centesimi e riempita di racconti macabri, di fantascienza e <em>outré</em> che vantavano un’ascendenza almeno simbolica dal bostoniano. Per trent’anni quel periodico mensile, redatto prima a Indianapolis, poi a Chicago e a New York, sfornò in quantità storie terribili&#8230; sotto tutti i punti di vista, anche se ben presto tre scrittori primeggiarono sul resto della scuderia e imposero, a loro modo, nuovi standard qualitativi al racconto dei capelli dritti. I tre epigoni di Poe, se così vogliamo considerarli, furono <strong>H.P. Lovecraft</strong>, <strong>Robert E. Howard</strong> e <strong>Clark Ashton Smith</strong>. Insieme diedero vita a quelli che qualcuno ha battezzato miti di Cthulhu, qualcun altro miti di Lovecraft - come fa <strong>Robert M. Price</strong>, curatore originale del <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2010/03/01/epix-12-i-miti-di-lovecraft/">presente volume</a> - ma che si potrebbero chiamare in molti altri modi, ad esempio miti dell’<em>Angst</em>, un’angoscia proiettata sulle brulicanti città degli uomini e rifratta verso lo spazio intergalattico che la rivoluzione einsteniana non aveva finito di svelare.</p>
<p>Il primato spetta a Lovecraft (di qui il tributo all’orrenda creazione di Cthulhu) in senso cronologico e forse inventivo, ma Howard e Smith non furono meno abili nell’ideare inferni terreni, abissi iperspaziali e delizie necrofile impastate di febbrile visionarietà. Né la maledizione delle stelle si limitò ai tre capiscuola. Gli astri erano propizi, dalle dimensioni contigue al reale filtravano orrori non-euclidei e i prodigi astronomici avrebbero scalzato i vecchi ectoplasmi anche dai racconti di numerosi coevi o discepoli. A costoro sono già state dedicate, nel passato, celebri antologie: <em>I miti di Cthulhu </em>per la cura di August Derleth, Sebastiano Fusco e Gianfranco de Turris (1975);  <em>Nelle spire di Medusa </em>(1976) e <em>Sfida dall’infinito </em>(1977), sempre ad opera degli stessi curatori e dedicate ai racconti che Lovecraft redasse per meglio instradare i suoi epigoni (una sorta di corso di orrori creativi); più varie antologie tratte dalle pagine di “Weird Tales”. Oggi traduciamo in italiano, non al cento per cento per ragioni di mole, ma con molto del materiale che conta, questa <em><strong>Tales of the Lovecraft Mythos</strong> </em>messa insieme dal predicatore Robert M. Price, un bizzarro studioso dell’opera lovecraftiana che è al tempo stesso scrittore di pamphlet religiosi e teorizzatore della Christian Weird Fiction.</p>
<p>Price compie un’operazione apprezzabile perché racchiude nel volume tutti i più importanti contemporanei di H.P. Lovecraft. In Italia si risentirà parlare dopo eoni di scrittori come Duane W. Rimel, Henry Hasse, Carl Jacobi e Richard F. Searight, mentre torneranno alla ribalta beniamini come E. Hoffmann Price, Clark Ashton Smith, il bardo Howard ed Henry Kuttner. Quanto ai più moderni <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2008/10/06/fritz-leiber-biografia/">Fritz Leiber</a> e Don A. Wollheim non hanno bisogno di troppe presentazioni fra i lettori, poiché appartengono alla scuola che ha permesso alla fantascienza nera americana di sopravvivere dopo la Seconda guerra mondiale e alla sospensione della rivista “Weird Tales”. Quelli che mancano dalla presente traduzione (un vecchissimo racconto di Robert Bloch, un pastiche di E. Hoffmann Price, i racconti di Mearle Prout, C. Hall Thompson e Bertram Russell, più un paio di contributi di August Derleth) potranno uscire in un secondo volume, se la presente raccolta incontrerà il favore dei lettori di “Epix”.</p>
<p>Crediamo che il materiale qui ospitato sia sufficiente per mostrare i legami tra l’età d’oro del <em>weird tale </em>novecentesco e i tempi attuali, il cui clima è all’apparenza così disincantato. Eppure i cadaveri vezzeggiati dall’horror contemporaneo, le piccole sessioni di necrofilia, gli assassini maniaci che infestano l’ambiente “quotidiano” di tanta scadente produzione seriale, a ben guardare sono i discendenti diretti degli scrittori di “Weird Tales”. Le differenze sono secondarie e non certo di stile: anche oggi siamo abituati agli aggettivi ridondanti e alla frase “secca-che-più-secca-non-si-può” (la quale è un artificio barocco non meno del paragrafo svolazzante alla Love-Poe). Anche oggi ciò che spinge l’appassionato all’acquisto è il lividore della morte, l’occhiaia incavata in cui passeggia il verme; e perfino adesso il gran cadavere gonfio che troneggia in cantina, o fra le candele steariche, o sotto la botola della fattoria è quello del reale, imputridito a causa della mancanza di fede. Non certo la fede cristiana, che nella buona letteratura dell’orrore è ormai superata, ma un ideale, una causa, una ragione di vita. La civiltà americana in cui scriveva Poe era già scarnificata e disossata quanto basta per indurre il poeta al forsennato tentativo di riempirla con arabeschi e grotteschi. L’America degli anni Trenta testimoniata da questi racconti si è spinta oltre, è già <em>America as science fiction</em>, macabra babele, fallito melting pot. Ecco perché tra le ruote degli ingranaggi, nelle città lunari, sotto le viscere delle metropoli il festino degli antichi dei stellari riprende, carnascialescamente, il suo vigore. Si tenta di riempire gli anfratti, colmare il vuoto di senso e di essere che è ciò che veramente atterrisce, nella narrativa del terrore.</p>
<p><em>Giuseppe Lippi</em> </p>
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		<title>Urania Collezione 86: Norstrilia</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 20:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni De Matteo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Urania Collezione]]></category>

		<category><![CDATA[Cordwainer Smith]]></category>

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		<category><![CDATA[Norstrilia]]></category>

		<category><![CDATA[Strumentalità]]></category>

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		<description><![CDATA[Approda nella collana &#8221;Urania Collezione&#8221; Cordwainer Smith, creatore dell&#8217;acclamato ciclo della Strumentalità. Questo mese, un classico della moderna fantascienza.
Oltre a una trentina di pianeti, Rod McBan possiede l’antica Terra e detiene il monopolio sulla preziosa droga dell’immortalità prodotta sul suo mondo natale, Norstrilia. Ma per arrivare a tanto Rod ha dovuto farsi molti nemici e superare la propria incapacità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Approda nella collana &#8221;Urania Collezione&#8221; <strong>Cordwainer Smith</strong>, creatore dell&#8217;acclamato ciclo della Strumentalità. Questo mese, un classico della moderna fantascienza.</em></p>
<p><a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/03/uc_086_smith.PNG"><img border="0" src="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/03/uc_086_smith.PNG" align="left" height="288" width="200" /></a>Oltre a una trentina di pianeti, Rod McBan possiede l’antica Terra e detiene il monopolio sulla preziosa droga dell’immortalità prodotta sul suo mondo natale, Norstrilia. Ma per arrivare a tanto Rod ha dovuto farsi molti nemici e superare la propria incapacità di comunicare telepaticamente come i suoi simili. Non c’e da stupirsi, quindi, se per visitare la vecchia Terra siano necessari travestimenti e altre precauzioni: fra sicari e quasi-umani, agenti della Federazione e membri di società segrete, sopravvivere non è facile… Un classico della fantascienza moderna nella sua versione integrale.</p>
<p><strong>Paul Linebarger</strong> (1913-1966), noto nel campo della fantascienza come <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cordwainer_Smith" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/en.wikipedia.org');">Cordwainer Smith</a>, scrisse il suo unico romanzo, <em><strong>Norstrilia</strong></em>, all&#8217;inizio degli anni Sessanta. Giudicato troppo lungo dagli editori dell&#8217;epoca, fu spezzato in due romanzi più brevi che uscirono separatamente anche in Ialia: <em><strong>L&#8217;uomo che comprò la Terra</strong></em> (<em>The Planet Buyer</em>, 1964) e <em><strong>L&#8217;uomo che regalò la Terra</strong></em> (<em>The Underpeople</em>, 1968). Solo nel 1975 fu preparata la prima edizione del libro come Smith l&#8217;aveva intesa, cioè in volume unico. Norstrilia fa parte del più vasto ciclo della Strumentalità, uno dei grandi capolavori della SF.</p>
<p><em>[Clicca </em><a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/03/uc_086_tot.jpg"><em>qui</em></a><em> per visualizzare la copertina integrale.]</em></p>
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		<title>Urania 1556: Un regalo dalle stelle</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 19:51:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni De Matteo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Urania Collana]]></category>

		<category><![CDATA[Analog]]></category>

		<category><![CDATA[Gli Ascoltatori]]></category>

		<category><![CDATA[Gli immortali]]></category>

		<category><![CDATA[I fabbricanti di felicità]]></category>

		<category><![CDATA[James E. Gunn]]></category>

		<category><![CDATA[Questo mondo inespugnabile]]></category>

		<category><![CDATA[Storia illustrata della fantascienza]]></category>

		<category><![CDATA[Tempo di streghe]]></category>

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		<description><![CDATA[Da James E. Gunn, la storia di uno dei più antichi sogni dell&#8217;uomo&#8230;
I collezionisti di libri a caccia di rarità cercano emozioni come chiunque altro. Ma per l&#8217;ingegner Adrian Mast le sorprese che si nascondono in un vecchio testo di astronautica sono decisamente inaspettate: il volume intitolato Un regalo dalle stelle, infatti, contiene le istruzioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Da</em> <em><strong>James E. Gunn</strong>, la storia di uno dei più antichi sogni dell&#8217;uomo&#8230;</em></p>
<p><a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/03/urania_1556_gunn.PNG"><img border="0" src="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/03/urania_1556_gunn.PNG" align="left" height="330" width="200" /></a>I collezionisti di libri a caccia di rarità cercano emozioni come chiunque altro. Ma per l&#8217;ingegner Adrian Mast le sorprese che si nascondono in un vecchio testo di astronautica sono decisamente inaspettate: il volume intitolato <em>Un regalo dalle stelle</em>, infatti, contiene le istruzioni per fabbricare un&#8217;astronave dalla propulsione inaudita. E&#8217; il dono di una razza non-umana? E se è davvero così, quale può essere lo scopo di tanta munificenza? La risposta arriverà quindici anni dopo, quando l&#8217;astronave sarà stata costruita e lanciata nello spazio.</p>
<p>Nato nel 1923 a Kansas City, Missouri, <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2008/09/17/james-e-gunn/">James Gunn</a> è stato professore d&#8217;inglese all&#8217;Università del Kansas. Ha pubblicato romanzi famosi come <em><strong>Questo mondo inespugnabile</strong></em> (1955), <em><a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2009/03/02/urania-collezione-74-i-fabbricanti-di-felicita/">I fabbricanti di felicità</a></em> (1961, &#8220;Urania Collezione&#8221; n. 74), <strong><em>Gli immortali</em></strong> (1962, &#8220;Urania&#8221; n. 1506), <em><strong>Tempo di streghe</strong></em> (1970) e <em><a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2008/08/29/urania-collezione-68-gli-ascoltatori/">Gli ascoltatori</a></em> (1972, &#8220;Urania Collezione n. 68). E&#8217; autore di una notevole <em><strong>Storia illustrata della fantascienza</strong></em> (1975). <em><strong>Un regalo dalle stelle</strong></em> (<em>Gift from the Stars</em>) è un romanzo inedito che nasce dall&#8217;unione di cinque novelle pubblicate sulla rivista &#8220;Analog&#8221;; il volume è apparso nel 2005.</p>
<p><em>[Clicca <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/03/urania_1556_tot.jpg">qui</a> per visualizzare la copertina integrale.]</em></p>
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		<title>Epix 12: I miti di Lovecraft</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 19:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni De Matteo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Dali scrittori del &#8220;Circolo Lovecraft&#8221;, un classico della weird fiction. A marzo in tutte le edicole.
Prima della notte dei tempi, prima dell&#8217;uomo e dei più antichi pianeti, Essi regnavano nel caos: i Grandi Antichi. Divinità mostruose e blasfeme crearono i mondi dall&#8217;oscurità e la vita dal sangue, e quando comparve l&#8217;uomo lo asservirono ai loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dali scrittori del &#8220;Circolo Lovecraft&#8221;, un classico della</em> weird fiction<em>. A marzo in tutte le edicole.</em></p>
<p><a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/03/e12_hpl.PNG"><img border="0" src="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/03/e12_hpl.PNG" align="left" height="338" width="200" /></a>Prima della notte dei tempi, prima dell&#8217;uomo e dei più antichi pianeti, Essi regnavano nel caos: i Grandi Antichi. Divinità mostruose e blasfeme crearono i mondi dall&#8217;oscurità e la vita dal sangue, e quando comparve l&#8217;uomo lo asservirono ai loro mostruosi progetti&#8230; Questo è il Libro delle storie nere per eccellenza, il Libro di sangue: è la rivelazione di Yog-Sothoth, Azathoth e il messaggero Nyarlathotep. Questo è l&#8217;incontro con il terrore dell&#8217;eternità.</p>
<p><strong>Robert M. Price</strong>, nato nel 1954, ha riunito in questa antologia i racconti dei più celebri colleghi e contemporanei di Lovecraft. Da <strong>Clark Ashton Smith</strong> a <strong>Henry Kuttner</strong>, da <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2009/09/30/epix-7-bran-mak-morn/">Robert E. Howard</a> a <strong>Richard Searight</strong>, testi inediti o poco conosciuti per offrire una carrellata completa sul mondo ribollente dei Cthulhu/Lovecraft Mythos.</p>
<p><em>All&#8217;interno, il racconto &#8220;ALT+CANC&#8221; di <strong>Marzio Biancolino</strong>.</em></p>
<p><em>[Clicca <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/03/e12_tot.jpg">qui</a> per visualizzare la copertina integrale.]</em></p>
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		<title>Robert Silverberg</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 21:55:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni De Matteo</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[distopia]]></category>

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		<category><![CDATA[Joseph Conrad]]></category>

		<category><![CDATA[L'arca delle stelle]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nostro curatore Giuseppe Lippi ci regala un profilo del maestro Robert Silverberg, ospitato questo mese in &#8220;Urania Collezione&#8221; con L&#8217;uomo stocastico.
Nato nel 1935 da genitori ebrei, Robert Silverberg rappresenta un caso unico nella letteratura USA di fantascienza: il caso, cioè, di uno scrittore che ha cominciato a pubblicare senza alcuna apparente ambizione negli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il nostro curatore <strong>Giuseppe Lippi</strong> ci regala un profilo del maestro Robert Silverberg, ospitato questo mese in &#8220;Urania Collezione&#8221; con</em> <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2010/01/31/uc-85-luomo-stocastico/">L&#8217;uomo stocastico</a><em>.</em></p>
<p><a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/02/silverberg.jpg"><img border="0" src="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/02/silverberg.jpg" align="left" height="218" width="200" /></a>Nato nel 1935 da genitori ebrei, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Silverberg" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">Robert Silverberg</a> rappresenta un caso unico nella letteratura USA di fantascienza: il caso, cioè, di uno scrittore che ha cominciato a pubblicare senza alcuna apparente ambizione negli anni Cinquanta (legandosi ai mercati più umili e tradizionali) e che ha ripreso a scrivere negli anni Sessanta trasformandosi, nel giro di un decennio, in un artista maturo e personale, nonché uno dei profondi innovatori del genere. Attivo ancora negli anni Ottanta e Novanta, anche se non più col ritmo febbrile dei decenni precedenti, si calcola che abbia pubblicato oltre cento libri di <em>science fiction</em> e una sessantina al di fuori della narrativa.</p>
<p>Si distinguono, perciò, tre fasi nella sua carriera. Il primo Silverberg esordisce con un racconto del 1954, &#8220;Gorgon Planet&#8221;, e con un romanzo del 1955, <em>Revolt on Alpha C</em> (in italiano <em>La pattuglia dello spazio, </em>AMZ Editrice, 1960). E&#8217; uno scrittore di avventura come tanti, si destreggia fra <em>space opera</em> e storie d&#8217;azione o di mistero, nascondendosi volentieri dietro gli pseudonimi collettivi delle case editrici di <em>pulp magazine</em>, ma nel 1956 gli viene attribuito un tempestivo premio Hugo quale nuovo autore più promettente. Di quel periodo si ricordano i romanzi <em>Master of Life and Death, 1957 (Padrone della vita, padrone della morte</em>, tr. it. in &#8220;Galassia&#8221; n. 128, La Tribuna 1970), <em>Aliens from Space</em> firmato con lo pseudonimo di David Osborne (<em>Stranieri dallo spazio</em>, in &#8220;Galassia&#8221; n. 12, La Tribuna 1961), <em>Invaders from Earth</em>, 1958 (<em>Invasori terrestri</em>, Editrice Nord 1983) e <em>Recalled to Life</em>, 1962 (<em>Anonima Resurrezioni</em>, in &#8220;I romanzi del cosmo&#8221; n. 181, Ponzoni 1965). Su &#8220;Urania&#8221; appare <em>Collision Course</em> (1961) col fantasioso titolo de <em><a href="http://www.mondourania.com/urania/u261-280/urania265.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.mondourania.com');">Il sogno del tecnarca</a></em>.</p>
<p>Quando, verso la fine degli anni Cinquanta, il mercato dei <em>pulp magazine</em> scompare e quello delle altre riviste si ridimensiona, Silverberg ne approfitta per concedersi una pausa. Usciranno suoi libri anche nell&#8217;intervallo fra il 1959 e il 1966, ma si tratterà di rifacimenti di vecchi lavori. Nel frattempo, si dedica ad altri progetti e altri libri.</p>
<p>Torna alla fantascienza nel 1967, in grande stile, con <em>Thorns </em>(<em>Brivido crudele</em>, Editrice Nord 1972), storia di un astronauta &#8220;vivisezionato&#8221; e rimesso insieme da creature extraterrestri, e con <em>Hawksbill Station</em>, 1968 (<em><strong>Base  Hawksbill</strong></em>, Editrice Nord 1979), che racconta di un campo di prigionia per deportati politici nascosto nel remotissimo passato. I successivi romanzi confermano in Silverberg uno scrittore potente e originale, tanto da farlo acclamare come uno dei maestri della science fiction americana: <em>The Masks of Time</em>, 1968<em> </em>(<em>Le maschere del tempo</em>, Fanucci 1977 e 1991), avventura di un misterioso visitatore giunto dall&#8217;anno 1999, <em>The Man in the Maze</em>, 1968 (la versione pubblicata su rivista è apparsa in italiano come <em>La città labirinto</em> in Urania n. 498, 1968; in seguito è stata tradotta anche la versione ampliata a volume: <em>L&#8217;uomo nel labirinto</em>, MEB Editrice, 1976); e ancora il ciclo di <em>Nightwings</em>, 1969 (<em><strong>Ali della notte</strong></em>, Editrice Nord 1973), una storia dai toni quasi fantasy ambientata nel lontano futuro, e una delle sue migliori prove stlistiche.</p>
<p><em>Up the Line, </em>del 1969 (<em>Il paradosso del passato</em>, Editrice Nord 1978) descrive i molti problemi dei viaggi nel tempo, mentre <em>Downward to the Earth,</em> del 1970 (<em><strong>Mutazione</strong></em>, Editrice Nord 1979) è quasi una versione fantascientifica del conradiano <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cuore_di_tenebra" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/it.wikipedia.org');">Cuore di tenebra</a></em>. Devoto di Conrad, Robert Silverberg ritenterà più esplicitamente l&#8217;operazione con un romanzo breve del 1988, <em>The Secret Sharer</em>, in cui anche il titolo è identico a quello del modello. In italiano la versione pubblicata su rivista è apparsa abbastanza tempestivamente, sia pure con un titolo che non permette di cogliere il rimando al capolavoro di Conrad: si tratta di <em>Comunione segreta</em> ed è apparso nel &#8220;Millemondi estate&#8221; 1988 (Mondadori).</p>
<p>Del 1971 sono <em>A Time of Changes</em> (<em>Il tempo delle metamorfosi</em>, Fanucci 1974 e Editrice Nord 1993), <em>Son of Man </em>(<em>Il figlio dell&#8217;uomo</em>) e <em>The Book of Skulls</em> (<em>Il libro dei teschi </em>o <em>Vacanze nel deserto, </em>quest’ultimo riedito da Fazi e attualmente in libreria).</p>
<p>Silverberg non si interessa soltanto al tema della civiltà nel futuro, ma anche al problema del singolo individuo - e dell&#8217;artista in modo particolare - nel nostro ambiente contemporaneo, che può risultare angoscioso e opprimente come quello di qualunque dystopia. Così <em>Dying Inside,</em> 1972 (<em><strong>Morire dentro</strong></em>, Fazi 2007) è la straziante odissea di un uomo che, dopo aver acquisito facoltà telepatiche, lentamente le perde. Per contro, <em><strong>The Stochastic Man</strong></em> del 1975 (versione su rivista tradotta come <em>L&#8217;uomo stocastico</em> in &#8220;Urania&#8221; n. 687 e <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2010/01/31/uc-85-luomo-stocastico/">qui</a> ristampata), è la realistica e affascinante avventura di un uomo che impara non solo a prevedere il futuro con metodi statistici, ma a “vederlo”. In altre parole, a trasformarsi da tecnico scaltrito in veggente. La vicenda è rappresentativa di tutta la fantascienza e del modo in cui opera: prendendo una branca della tecnologia o della scienza più o meno ufficiale – e a volte solo un’abilità tecnica – passa a ricavarne neoscienze o facoltà super-scientifiche il cui portato è molto più vasto, e il cui scopo, come dice Silverberg in questo romanzo, consiste nell’indagare il possibile “significato” dell’universo (ciò che la scienza ufficiale, sappiamo bene, non farà mai né intende fare). In questo senso la fantascienza travalica l’esperienza scientifica per rifarsi a quella puramente speculativa, e nel caso dell’<em>Uomo stocastico </em>alla problematica del tempo, del destino e del libero arbitrio. L’universo ha un senso, conclude il protagonista di Silverberg: l’ex-uomo stocastico è approdato a una concezione filosofica del mondo.</p>
<p>Altri romanzi di questo formidabile &#8220;periodo di mezzo&#8221; sono <em>To Live Again </em>del 1968 (<em>Vertice di immortali</em>, Editrice Nord 1971), <em>Tower of Glass </em>del 1970 (<em>Torre di cristallo, </em>Editrice Nord 1973) e <em>The Men Inside</em>, 1971 (<em>Monade 116</em>, Delta Editrice 1974), che racconta le spaventose conseguenze della sovrappopolazione urbana. L&#8217;ultimo romanzo di questa seconda e straordinaria fase creativa è <em>Shadrach in the Furnace </em>del 1976 (<em><strong>Shadrach nella fornace</strong></em>, Editrice Nord 1978) che tratteggia la figura di un dittatore del futuro vista attraverso le esperienze del suo medico.</p>
<p>Si può ben dire, a questo punto, che l&#8217;opera di Silverberg avesse raccolto quanto di meglio la tradizione della fantascienza americana potesse offrire e avesse trasferito il suo ricco bagaglio di idee e invenzioni - ma anche un certo modo di porsi di fronte al tempo, quello che è stato giustamente definito &#8220;il senso del futuro&#8221; - sul piano di una personalissima qualità inventiva e stilistica. In tal modo la sua fantascienza risulta ben inserita nello spirito moderno (quello che i vecchi classici dell&#8217;Età d&#8217;Oro non potevano, ormai, più sperare di rappresentare) e, pur rimanendo perfettamente all&#8217;interno del genere, ne rappresenta un importante rinnovamento e non sfigura per nulla accanto ai romanzi <em>mainstream</em> dello stesso periodo. I temi che interessano Silverberg e l&#8217;abilità narrativa con cui sa affrontarli sono ormai quelli di uno scritore maturo: l&#8217;evoluzione della civiltà americana, il problema delle personalità riprodotte tecnicamente (molto ben affrontato in romanzi come <em>Vertice di immortali</em> e <em>The Second Trip</em> del 1972, apparso in Italia come <em>Il secondo viaggio</em>) e ancora il sesso e il tormento dell&#8217;uomo &#8220;diverso&#8221; nel mondo massificato contemporaneo. Egli è l&#8217;esempio più vistoso di come un genere letterario vitale possa arricchirsi e giungere a maturazione in alcune singole figure di autori la cui abilità trascende, ormai, la perizia dell&#8217;artigianato.</p>
<p>Ma non sempre il mercato premia l&#8217;inventiva e l&#8217;originalità senza compromessi, e quello della fantascienza americana andrà incontro, negli anni Ottanta, a profonde metamorfosi, anche involutive. Silverberg scrive spesso in una vena tragica: le sue vicende amare, dalla conclusione non di rado pessimistica, sembrano disorientare alcune frange di lettori; e ancora di più sconcertano gli editori certe &#8220;pretese&#8221; del grande Robert. Disgustato dalla politica letteraria delle case editrici di fantascienza (che non ristampano i suoi romanzi, che annegano nella pletora di novità senza curare il catalogo e che, in definitiva, lo trattano come uno sforna-salsicce, secondo l&#8217;espressione usata da Agatha Christie), Silverberg smette per la seconda volta di scrivere SF.</p>
<p>Questo abbandono dura quattro anni, dopodiché, nel 1980, lo scrittore torna a produrre regolarmente romanzi e racconti. Ma c&#8217;è stato un cambiamento di tono e di registro: <em>Lord Valentine&#8217;s Castle</em> (<em><strong>Il castello di Lord Valentine</strong></em>, libro che segna il suo ritorno sulla scena) è quasi un romanzo fantasy che non sembra aggiungere molto al bagaglio dell&#8217;autore, anche se in esso nasce il mondo di Majipoor che tornerà a fare da sfondo alla raccolta di racconti <em>The Majipoor Chronicles</em>, 1982 (<em>Cronache di Majipoor</em>, Editrice Nord 1983) e al successivo romanzo <em>Valentine Pontifex, </em>1983 (<em>Il pontifex Valentine</em>, Editrice Nord 1984).</p>
<p>Seguono alcuni esperimenti con il romanzo storico (Silverberg ha scritto, fra l&#8217;altro, alcuni libri di storia antica e archeologia, ed è un appassionato di mitologia): <em>Lord of Darkness </em>nel 1983, <em>Gilgamesh the King </em> nel 1984 e <em>To the Land of the Living </em>nell&#8217;89.</p>
<p>Nel 1986 esce il suo primo romanzo di fantascienza pura dopo dieci anni: si intitola <em>Star of Gypsies </em>(in italiano <em>L&#8217;astro dei nomadi</em>, Editrice Nord 1988) e poco dopo prende l&#8217;avvio una lunga saga ambientata nel lontano futuro dopo una nuova glaciazione. Il ciclo conta finora i seguenti titoli: <em>At Winter&#8217;s End</em>, 1988 (<em>La fine dell&#8217;inverno</em>, Mondadori 1989) e <em>The New Springtime</em>, 1989 (<em>La nuova primavera</em>, Mondadori 1990). Del 1991 è il romanzo <em>The Face of the Waters </em>(<em>Il volto delle acque</em>, Sonzogno 1992), storia di una colonia terrestre che sopravvive su un pianeta acquatico dopo la distruzione del nostro mondo.</p>
<p>Rassegnato alle richieste del mercato, Silverberg accetta di scrivere tre romanzi ricavati da altrettanti racconti di Asimov: <em>Nightfall </em>nel 1990 (<em>Notturno</em>, Bompiani, stesso anno), <em>Child of Time</em> nel 1991 (<em>Il figlio del tempo</em>, Bompiani, s. a.) e <em>The Positronic Man </em>nel 1992 (<em>Robot NDR-113</em>, Bompiani, s.a.). Il primo romanzo è tratto dal racconto omonimo, mentre il secondo e il terzo costituiscono rispettivamente l&#8217;espansione degli asimoviani &#8220;The Ugly Little Boy&#8221; e &#8220;The Bicentennial Man&#8221;. Il suo precedente romanzo di fantascienza, la space opera <em>Starborne, </em>1996<em> </em>(<em><a href="http://www.mondourania.com/urania/u1301-1320/urania1306.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.mondourania.com');">L’arca delle stelle</a></em>, n. 1306) è stato il titolo di maggior successo su “Urania” nel 1997.</p>
<p>Attivissimo anche come antologista e saggista, Robert Silverberg rimane una figura-chiave della fantascienza contemporanea. Recentemente i suoi racconti brevi sono apparsi in una raccolta organica pubblicata tanto negli Stati Uniti che in Inghilterra. Silverberg è anche, sicuramente, uno degli autori più amati in Italia.</p>
<p><em>Giuseppe Lippi</em></p>
<p>[La bibliografia italiana di <strong>Robert Silverberg</strong> è reperibile sul <em><a href="http://www.fantascienza.com/catalogo/autore.php?id=4887" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.fantascienza.com');">Catalogo Generale di SF, Fantasy e Horror</a></em>, a cura di <strong>Ernesto Vegetti</strong>. Foto via <em><a href="http://www.midamericon.org/photoarchive/00world06.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.midamericon.org');">Midamericon.org</a></em>.]</p>
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		<title>Futurismo e fantascienza</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 21:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni De Matteo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Orizzonti]]></category>

		<category><![CDATA[Fantascienza]]></category>

		<category><![CDATA[futurismo]]></category>

		<category><![CDATA[Gianfranco de Turris]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;anno scorso è stato celebrato ovunque il centenario del movimento futurista, ma pochi si sono preoccupati di stabilire eventuali rapporti tra la celebre avanguardia italiana e la narrativa di fantascienza. Lo fa per noi uno studioso come Gianfranco de Turris (nella foto accanto), che ha accettato di pubblicare qui la sua relazione sull&#8217;argomento, discussa a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img border="0" src="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/02/g_deturris.jpg" align="left" height="267" width="200" />L&#8217;anno scorso è stato celebrato ovunque il centenario del movimento futurista, ma pochi si sono preoccupati di stabilire eventuali rapporti tra la celebre avanguardia italiana e la narrativa di fantascienza. Lo fa per noi uno studioso come <strong>Gianfranco de Turris</strong> (nella foto accanto), che ha accettato di pubblicare qui la sua relazione sull&#8217;argomento, discussa a Trieste nel novembre 2009.</em></p>
<p><em><font face="Times New Roman">“Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, </font></em><em><font face="Times New Roman">una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!”</font></em></p>
<p><font face="Times New Roman">Manifesto e fondazione del Futurismo, 1909</font></p>
<p>Sembra quasi ovvio affermare che se in Italia ci fu un movimento artistico che può avere dei punti con contatto regolari e non occasionali con quella che chiamiamo <em>science fiction</em>, fantascienza, questo è stato il futurismo: l’avvenire era il loro punto di riferimento, il modernismo la loro filosofia, la macchina il loro mito. La fantascienza, così come venne codificata da Hugo Gernsback nel 1926 voleva effettuare divulgazione scientifica attraverso una narrativa popolare di genere avventuroso; il movimento di Marinetti rinnegava i canoni estetici del passato e si sentiva proiettato nel futuro utilizzando nella prosa e nella poesia tutte le novità tecnico-scientifiche della sua epoca.  <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2010/02/10/futurismo-e-fantascienza/#more-4651" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>William Tenn (Philip Klass, 1920-2010)</title>
		<link>http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2010/02/08/william-tenn-philip-klass-1920-2010/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 19:48:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni De Matteo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dispacci]]></category>

		<category><![CDATA[Daniel Keyes]]></category>

		<category><![CDATA[David Morrell]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci ha lasciati Philip Klass, divenuto celebre negli anni &#8216;60 con le sue storie di fantascienza satirica scritte sotto lo pseudonimo di William Tenn.
Lo scrittore William Tenn, pseudonimo di Philip Klass, si è spento ieri all&#8217;età di 89 anni. Era nato il 9 maggio 1920 a Londra, ma all&#8217;età di 2 anni si era trasferito con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ci ha lasciati Philip Klass, divenuto celebre negli anni &#8216;60 con le sue storie di fantascienza satirica scritte sotto lo pseudonimo di <a href="http://dpsinfo.com/williamtenn/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/dpsinfo.com');">William Tenn</a>.</em></p>
<p><a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/02/william_tenn.jpg"><img border="0" src="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/files/2010/02/william_tenn.jpg" align="left" height="246" width="200" /></a>Lo scrittore <strong>William Tenn</strong>, pseudonimo di <strong>Philip Klass</strong>, si è spento ieri all&#8217;età di 89 anni. Era nato il 9 maggio 1920 a Londra, ma all&#8217;età di 2 anni si era trasferito con la famiglia in America. Cresciuto a Brooklyn, aveva prestato servizio in Europa durante la Seconda guerra mondiale. Curò pubblicazioni tecniche per il laboratorio radio e radar dell&#8217;aeronautica USA e fu addetto ai Bell Labs. Il suo racconto d&#8217;esordio è &#8221;Alexander the Bait&#8221; (in italiano &#8220;Alexander l&#8217;esca&#8221;, pubblicato dall&#8217;Editrice Libra nel volume <em>I canti della Terra lontana</em>), pubblicato nel 1946 sulle pagine di <em>Astounding SF</em>. Per stessa ammissione dell&#8217;autore, si trattava di un racconto &#8220;buono abbastanza solo per essere pubblicato&#8221;: il confronto con gli altri scrittori gli sarebbe stato da sprone per inseguire un&#8217;incessante opera di perfezionamento.</p>
<p>Verso la metà degli anni &#8216;60, Tenn si spostò con sua moglie Fruma Klass (sposata nel 1957) a State College, dove ha insegnato inglese e letteratura comparata alla Pennsylvania State University per 24 anni. Ritiratosi dalla carriera accademica, dal 1988 si erano trasferiti a Mt. Lebanon, un sobborgo di Pittsburgh. Qui era diventato uno degli animatori della locale comunità di appassionati di fantascienza, un gruppo chiamato PARSEC.</p>
<p>Autore dalla spiccata vena satirica, nel corso della sua carriera Philip Klass alias <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/William_Tenn" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/en.wikipedia.org');">William Tenn</a> ha pubblicato numerosi articoli, una sessantina di racconti e due romanzi. <em><strong>Gli uomini nei muri</strong></em> (<em>Of Men and Monsters</em>, 1968), espansione del racconto &#8220;The Men in the Walls&#8221; originariamente apparso su <em>Galaxy Science Fiction</em> (1963), era stato pubblicato da &#8220;Urania&#8221; come n. 521 nel 1969 e ristampato nel &#8216;78 come n. 730 e ancora nel 1985 nei &#8220;Classici Urania&#8221; (n. 101). <em><strong>L&#8217;ultima Medusa</strong></em> (<em>A Lamp for Medusa</em>, 1968) aveva inaugurato nel 1979 la collana <em>Biblioteca di Fantasy &amp; Horror</em> di Mondadori Editore. La sua bibliografia italiana è disponibile sul <a href="http://www.fantascienza.com/catalogo/autore.php?id=5217" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.fantascienza.com');">Catalogo Generale della Fantascienza, Horror e Fantasy</a>, a cura di Ernesto Vegetti. Tenn si era anche distinto nella crime fiction, arrivando a curare nel 1968 un&#8217;antologia in collaborazione con <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/ilgiallomondadori/2008/07/17/donald-e-westlake/">Donald E. Westlake</a> (anche noto con lo pseudonimo di <strong>Richard Stark</strong>, creatore dell&#8217;implacabile <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/ilgiallomondadori/2008/06/30/parkerlinferno-in-terra/">Parker</a>): <em>Once Against the Law</em>.</p>
<p>Nella <em>Science Fiction Encyclopedia</em>, William Tenn è ricordato come &#8220;uno dei rarissimi scrittori genuinamente comici e incisivi di narrativa breve&#8221;. Nel 1999 gli era stato conferito il titolo di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Author_Emeritus" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/en.wikipedia.org');">Autore Emerito</a> dalla Science Fiction and Fantasy Writers of America (che ieri ha riportato l&#8217;annuncio della scomparsa sul proprio <a href="http://www.sfwa.org/2010/02/sfwa-author-emeritus-1999-william-tenn-has-died/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.sfwa.org');">blog</a>). Tra le <a href="http://dpsinfo.com/williamtenn/touchofklass.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/dpsinfo.com');">influenze riconosciute</a> che ha esercitato sul mondo della letteratura americana, da annoverare i consigli a <strong>Daniel Keyes</strong> nella stesura del suo romanzo <em>Fiori per Algernon</em> (vincitore del premio Nebula nel 1966) e gli insegnamenti a <strong>David Morrell</strong>, autore di <em>First Blood</em> (il romanzo del 1972 che originò il fenomeno massmediatico di John Rambo), che fu suo allievo alla Penn State University.</p>
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		<title>Palermo Scienza 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 20:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni De Matteo</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel capoluogo siciliano, una settimana di convegni, mostre, incontri e proiezioni dedicata alla scienza. Con un occhio di riguardo per il suo futuro.
Riceviamo da Vincenzo Miceli e volentieri pubblichiamo la segnalazione di un evento culturale che potrà interessare gli appassionati di Palermo e dintorni. Palermo Scienza esperienza inSegna 2010 è &#8220;una festa per la Scienza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nel capoluogo siciliano, una settimana di convegni, mostre, incontri e proiezioni dedicata alla scienza. Con un occhio di riguardo per il suo futuro</em>.</p>
<p>Riceviamo da Vincenzo Miceli e volentieri pubblichiamo la segnalazione di un evento culturale che potrà interessare gli appassionati di Palermo e dintorni. <em><strong>Palermo Scienza esperienza inSegna 2010</strong></em> è &#8220;una festa per la Scienza proposta alla città da un gruppo di scuole e di enti coordinati da Marcellina Profumo e Carmelo Arena per comunicare Scienza in modo che lasci un Segno&#8221;. Il tema di quest&#8217;anno, la <strong>Biodiversità</strong>, verrà svolto attraverso mostre, convegni e incontri, in un evento a 360° che si svilupperà dal 18 al 25 febbraio presso l&#8217;Università di Palermo (edificio 19 in Viale delle Scienze).</p>
<p>Tra gli appuntamenti proposti, anche una rassegna di spettacoli tra cui, nell&#8217;area tematica &#8220;Cinema e Scienza&#8221;, con le docufiction <em><strong>2059, cronache dal futuro</strong></em> (<em>La città cervello</em>, <em>Il corpo rinnovabile</em>, <em>L&#8217;energia del mondo</em>) e i film <em><strong>E venne il giorno</strong></em> di M. Night Shyamalan e <em><strong>Ultimatum alla Terra</strong></em> di Scott Derrickson. Tutti i dettagli sui luoghi e i tempi sono sul <a href="http://www.palermoscienza.it/esperienza-insegna-2010" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.palermoscienza.it');">sito</a> della manifestazione (o direttamente <a href="http://www.palermoscienza.it/system/files/PALERMOSCIENZA-2010.pdf" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.palermoscienza.it');">qui</a>).</p>
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		<title>Introduzione al Millemondi Inverno 2010: Un impero per l&#8217;inferno</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 22:01:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni De Matteo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Profili]]></category>

		<category><![CDATA[Alessandro Fambrini]]></category>

		<category><![CDATA[Ascensore per l'inferno]]></category>

		<category><![CDATA[Dario Tonani]]></category>

		<category><![CDATA[fantascienza italiana]]></category>

		<category><![CDATA[Giovanni De Matteo]]></category>

		<category><![CDATA[Infect@]]></category>

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		<category><![CDATA[Nicoletta Vallorani]]></category>

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		<category><![CDATA[Valerio Evangelisti]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l&#8217;introduzione di Giuseppe Lippi al Millemondi n. 50, Un impero per l&#8217;inferno. 
La novità di quest’anno, per quanto riguarda le uscite del “Millemondi”, è che torneranno ad essere quattro anziché due, come le stagioni. Un appuntamento ogni tre mesi per ritrovare il piacere di corpose antologie di racconti o raccolte di più romanzi, secondo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo l&#8217;introduzione di <strong>Giuseppe Lippi</strong> al <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2010/02/02/millemondi-50-un-impero-per-linferno/">Millemondi n. 50</a>,</em> <strong>Un impero per l&#8217;inferno</strong><em>.</em> </p>
<p>La novità di quest’anno, per quanto riguarda le uscite del “Millemondi”, è che torneranno ad essere quattro anziché due, come le stagioni. Un appuntamento ogni tre mesi per ritrovare il piacere di corpose antologie di racconti o raccolte di più romanzi, secondo la formula che tanto favore ha riscosso tra i lettori. Inoltre, a partire dalla fine dell’anno vi accoglieremo (di tanto in tanto) singoli romanzi di eccezionale lunghezza che non potrebbero trovare spazio su “Urania”: dunque la collana si arricchirà di un terzo filone, questa volta non-antologico. Altro segno dei tempi, il volume inaugurale del 2010 costituisce la prima doppietta di romanzi italiani<em> </em>della collezione. L’onore è toccato a due finalisti del premio Urania 2006, quello che fu vinto da <em>Sezione π<sup>2</sup> </em>di Giovanni De Matteo. Gli autori sono in realtà due coppie: <strong>Paolo Frusca</strong> e <strong>Italo Bonera</strong> per <em><strong>PhOxGen!</strong></em>, <strong>Alessandro Fambrini</strong> e <strong>Stefano Carducci<em> </em></strong>nel caso dell’<em><strong>Ascensore per l’inferno</strong></em>.</p>
<p>Come reagiranno i nostri lettori a tanta italianità di proposte? Ci auguriamo bene, perché è solo continuando a pubblicare i nostri autori che il pubblico potrà fare le sue scelte, individuare i più bravi e arricchire il proprio carnet di letture. D’altra parte “Urania” non è e non sarà mai una collezione di esperimenti a vuoto, fini a se stessi: la nostra speranza è che ogni proposta venga accolta non come un sasso lanciato in orbita in un settore “di frontiera”, ma come una convincente novità editoriale in un campo che ha sempre bisogno di guardare avanti.</p>
<p>Quanto ai romanzi in sé, ci pare che il menu sia variato quanto basta: <em><strong>Ph0xGen!</strong></em> è un’ucronia ricca di spunti immaginativi ma anche di un certo gusto dell’azione che non guasta. All’epoca della prima lettura non ci era parsa del tutto convincente sul piano stilistico ma poi gli autori ci hanno lavorato, limandola a dovere. La sua presentazione vuole essere un tentativo di moltiplicare le occasioni offerte dal premio, cosa che era già avvenuta a suo tempo con i primi romanzi di Valerio Evangelisti, Nicoletta Vallorani e Luca Masali (tutti usciti negli anni Novanta). Più recentemente, <em>Infect@ </em>di <strong>Dario Tonani</strong> è stato recuperato anch’esso tra i finalisti del nostro concorso annuale.</p>
<p>L’altro romanzo ospitato nel volume è uno di quei libri non facilmente classificabili e che alcuni lettori considereranno “di rottura”, anche se a noi, francamente, sembra essenzialmente una commedia sui temi del tempo e dello spazio. In particolare, sul sottogenere degli infiniti universi possibili che ha fruttato tanti capolavori alla SF anglosassone. Se nell’universo di <em>Ph0xGen! </em>siamo di fronte a un dramma imperiale e a uno scenario che coinvolge tutta l’Europa, nell’<em><strong>Ascensore per l’inferno</strong></em> torniamo ai drammi, anzi ai melodrammi italici, dove le cose più serie hanno sempre un risvolto tragicomico. E’ un racconto di stampo surreale in cui, con l’espediente tecnico di un ascensore (ne avesse avuto uno Dante!), saliamo o scendiamo nei regni infernali e paradisiaci della speculazione pura. Lo scenario è costruito con attenzione e vari mondi si succedono nel carosello: quello dell’avventura, della politica e della TV lazzarona. Ragion per cui, come in tutti gli spettacoli che si rispettano, ne ripetiamo cast e artefici:</p>
<p><strong>Alessandro Fambrini</strong>  è nato nel 1960. Docente di letteratura tedesca a Trento, si occupa di fantascienza nordeuropea ma anche italiana. Ha un ricco carnet di pubblicazioni come narratore e saggista; i suoi scritti sono apparsi, oltre che in volumi e pubblicazioni accademiche, nelle riviste “Studi nordici”, “Futuro Europa” e “Nova SF*”. Nel 2005 è uscita la raccolta personale <em>Le strade che non esistono </em>da Perseo Libri/Elara (Bologna). </p>
<p><strong>Stefano Carducci</strong>  è nato nel 1955 e lavora in un ospedale. Come saggista e traduttore è stato molto attivo nelle collane della Perseo Libri e ha collaborato più volte con Alessandro Fambrini. Quello che pubblichiamo è il loro primo romanzo.</p>
<p><strong>Paolo Frusca</strong> e <strong>Italo Bonera</strong> sono due nuovi autori appassionati di fantascienza, storia e narrativa a intreccio.</p>
<p><em>G.L.</em></p>
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