Greg Egan

Settembre 1st, 2010

Tags: , , , , , , , , , ,

Un profilo dello scrittore di questo mese di “Urania”, tracciato da Anna Feruglio Dal Dan e Emiliano Farinella.

“Se c’è qualcosa di cui sono certo, è che comprendere com’è fatto il mondo reale, come funziona il cervello umano, da cosa sorgono la morale, le emozioni, le decisioni, è essenziale per poter prendere qualunque tipo di posizione che, nel lungo periodo, abbia senso. E se questo vuol dire essere chiamato ‘meccanicista’, pazienza”.

Può sembrare strano aprire il profilo di quello che è riconosciuto come il migliore scrittore vivente di fantascienza hard con una citazione che parla di morale ed emozioni. Ma non c’è contraddizione, e in effetti la grandezza di Egan sta proprio nel fatto che nella sua opera scienza e coscienza sono indistinguibili, dipendenti l’una dall’altra. La speculazione scientifica è una facoltà umana e come tale coinvolge sentimenti, vita vissuta, morale e politica.

Personaggio schivo, Greg Egan non è affatto timido nel parlare di ciò che gli sta a cuore. Di lui si conoscono i dettagli biografici essenziali: è nato a Perth, in Australia, nel 1961 e si è laureato in matematica, ma non ha accettato di sottoporsi al modesto culto della personalità che circonda gli scrittori, anche gli scrittori di fantascienza. Non è mai stato visto ad una convention e non coltiva il fandom. La maggior parte dei suoi colleghi non sa nemmeno che faccia abbia. Ma nel prendere posizione non è né timido né schivo, e ha quel particolare tipo di intransigenza che viene dall’avere le idee chiare e nel non curarsi troppo se le sue opinioni non sono ben accette a tutti. La sua novella “Oceanic”, per esempio, gli è valsa il premio Hugo, ma ha anche irritato una grossa fetta di lettori perché postula, audacemente, che il sentimento religioso abbia un’origine biologica. Il suo romanzo Teranesia (1999, Fanucci) contiene, oltre a una trama estremamente coesa e personaggi ben caratterizzati, anche un attacco spietato alla corrente culturale del postmodernismo, che gli ha senz’altro procurato dei nemici.

Ma diamo uno sguardo complessivo alla produzione di Greg Egan, cominciata anni fa sulle pagine di “Interzone”, la piccola rivista inglese di qualità su cui il nostro ha pubblicato buona parte della sua prima (ed eccellente) produzione di racconti. Nel 1992 esce il primo romanzo, Quarantine (La Terra Moltiplicata, Nord): è un esempio impressionante di come la pura speculazione fisica possa diventare il centro della trama di un romanzo. Ancora più impressionante è il fatto che un libro incentrato sulle proprietà della meccanica quantistica rimanga accessibile anche al lettore più digiuno. Nel 1994 segue Permutation City (id., edizioni Shake), nel quale sono esplorati nei dettagli i concetti di intelligenza artificiale, con la creazione e il funzionamento (a volte sorprendente) di “Copie”, trascrizioni di coscienze umane in termini di software. Nel 1995 appare la sua prima raccolta di racconti, Axiomatic  (id., in “Urania” n. 1470), che comprende la maggior parte della produzione breve degli anni precedenti. È probabilmente una delle raccolte più belle mai pubblicate da un singolo autore ed esplora in modo acuto e sorprendente idee e implicazioni della fisica, della matematica e della biologia. Tutto ciò che di meglio la fantascienza ha da offrire – riflessione, sense of wonder, sovvertimento delle categorie mentali tradizionali – è presente in questa collezione al massimo grado. Nel 1995 esce anche Distress (id., in “Urania” n. 1437), romanzo imperniato su un evento di proporzioni stapledoniane – l’enunciazione di una Teoria del Tutto che trasforma radicalmente l’universo – e che tuttavia affronta con passione il desiderio umano di evadere dal controllo: dello Stato (l’azione si svolge su un’isola artificiale di corallo abitata da anarchici), della nazionalità, del sesso, dalle determinazioni della biologia e della tradizione. Ci sono nuove forme di sessualità, Autisti Volontari, Antrocosmologia, bioingegneria, Culti dell’Ignoranza, la rivendicazione appassionata delle possibilità di liberazione sociale e politica della scienza, l’esperienza mistica del diventare atei e una storia d’amore con un essere che ha rinunciato alla sessualità. In breve, abbastanza materiale, nelle mani di un autore meno grande, per almeno una dozzina di romanzi. Nel 1997 è la volta di Diaspora (id., in “Urania” n. 1460), un romanzo affascinante ma nel quale il livello di astrazione è molto più alto, e di lettura piuttosto ardua per chi non possegga buone conoscenze di fisica, che parte dalla distruzione della vita organica sulla Terra e prosegue verso cose molto più grandi.

Luminous (1998, con l’identico titolo in “Urania” n. 1412) è la seconda antologia personale di Egan dopo Axiomatic. Comprende alcuni dei migliori racconti brevi di uno degli scrittori di racconti più celebrati della fantascienza, in grado di gettare uno sguardo lucido, ma non per questo meno appassionato e a volte furente, su quello che fa di noi esseri umani nel terzo millennio: l’incrocio e talora lo scontro tra natura e coscienza. La fantascienza hard, che tanto spesso è gelido gioco intellettuale, qui viene restituita a quello che fa della SF un luogo privilegiato: la possibilità di riflettere sulla scienza da esseri umani, senza nascondersi dietro il catastrofismo pessimista, né illudersi con ingenuo ottimismo. Egan non è né apocalittico né integrato: non viene a dirci che viviamo in un inferno, ma nemmeno nel migliore dei mondi possibili. Viene a dirci che viviamo in un mondo che dobbiamo capire, se vogliamo dargli un senso: perché gli unici che possano dargli un senso siamo noi. Per dirla con l’autorevole rivista di divulgazione inglese “New Scientist”: “L’universo può essere più strano di quanto ce lo immaginiamo, ma sarà difficile che riesca ad essere più strano di quanto se lo immagina Egan”.

Tra gli altri romanzi notevoli ricordiamo La scala di Schild (Schild’s Ladder, 2002, in “Urania” n. 1490) e questo Incandescence (2008), a tutt’oggi il suo libro più recente. È difficile immaginare un autore più “hard” di Egan, e da diversi punti di vista. Matematico per formazione, programmatore di computer per professione e passione, ha lavorato a lungo per un istituto di ricerche mediche, da cui ha assorbito la sua non comune conoscenza della biologia. Ma solo chi non conosce bene gli scienziati può meravigliarsi di come la sua opera esprima un profondo, appassionato umanesimo. La cosa straordinaria non solo dei racconti, ma anche dei notevoli romanzi eganiani è che si trovano al punto d’incrocio in cui una precisa conoscenza dello stato dell’arte in campo scientifico s’incrocia con la riflessione filosofica o etica. Perché per Egan l’essere umani vuole dire stare in un universo da comprendere, a cui dare valore, a cui conferire bellezza: “La mia idea di bellezza non ha nulla a che fare con la sopravvivenza: di tutte le cose che l’evoluzione ha creato, quelle che mi sono più care sono quelle che più facilmente potrebbe schiacciare e spazzar via la prossima volta che si rigira nel sonno. Se vedo in natura qualcosa che ammiro, il mio istinto è di afferrarlo e scappare via: copiarlo, migliorarlo, farlo mio. Perché sono io a dargli valore per ciò che è. Alla natura non importa un accidente”.

Sono parole tratte da Teranesia, romanzo che in un certo senso rappresenta una svolta: mentre finora la critica gli aveva rimproverato, a torto o a ragione, una certa mancanza di spessore umano nei personaggi, Teranesia riesce meglio dei precendenti a fondere in una sintesi convincente speculazione metafisica e biologica con la storia personale, le emozioni e le ragioni del protagonista, Prabir Suresh. La sua vicenda, le sue convinzioni, la morte tragica dei genitori, la lotta per salvare e crescere la sorella, diventano parte inseparabile della soluzione dell’enigma biologico che ha il centro nell’isola del titolo.

Su Internet è disponibile molto materiale su Egan. La pagina web personale è incredibilmente generosa di materiale (racconti, interviste, saggi, e merita una visita anche solo per ammirare la galleria di applet Java  che contiene, piccoli programmi grafici che illustrano con rara forza comunicativa insoliti fenomeni fisici, proprietà matematiche o le teorie che fanno da sfondo alle sue opere narrative).

In italiano il punto di riferimento sono due importanti riviste elettroniche: Intercom e Delos.

Anna F. Dal Dan e Emiliano Farinella

[La bibliografia italiana è sul Catalogo SF, Fantasy e Horror a cura di Ernesto Vegetti.]

Posted in Profili | commenti 7 Comments »

La politica di moderazione del blog

Agosto 31st, 2010

Tags: , , ,

Da oggi preghiamo i lettori che scrivono sul blog di volersi attenere alle regole di comportamento che abbiamo inserito qui e che tutti potranno trovare anche nella barra del menu sotto la testata, alla voce Moderation Policy. E’ una prassi comune, d’ispirazione anglosassone, e serve a evitare ogni fenomeno di censura o bavaglio. Le critiche potranno essere espresse ma secondo canoni civili e senza arrecare danno all’immagine delle pubblicazioni. Chi riterrà di non dovervisi attenere, nonostante il nostro richiamo, verrà certamente penalizzato. Concludo promettendo a breve un nuovo editoriale e saluto i lettori con viva simpatia,

Giuseppe Lippi

Posted in Dispacci | commenti No Comments »

Urania Collezione 92: Furia

Agosto 27th, 2010

Tags: , , ,

“Urania Collezione” presenta il capolavoro di Kuttner, autore poliedrico che seppe esprimersi ai massimi livelli nella fantascienza come nel romanzo poliziesco. 

E’ stata la furia degli esseri umani a ridurre la Terra a un mondo morto e inabitabile. E’ la furia di suo padre a condannare Sam Harker fin dalla nascita, trasformandolo in una creatura abnorme. Ma in fondo agli oceani di Venere, nelle colonie che sopravvivono alla pressione del mare e reggono la sfida di un ambiente difficilissimo, una furia più grande si addensa man mano. E’ la spinta a uscire all’aperto, a trasportare l’umanità nello spazio, diffondendosi negli altri mondi prima che sia troppo tardi per la specie.

Henry Kuttner (1915-1958) è stato il più grande degli autori di SF della generazione “di mezzo”, quella che segue immediatamente i maestri dell’età d’oro e prepara la fantascienza del dopoguerra. Tra i suoi capolavori, oltre a Furia (Fury) del 1947, ricordiamo le raccolte di racconti I robot non hanno la coda (Robots Have No Tails, 1952), Il twonky, il tempo e la follia (Ahead of Time, 1953) e i romanzi La trappola del tempo (Time Trap, 1938) e L’altra realtà (The Far Reality, 1946, in collaborazione con la moglie C.L. Moore). E’ stato anche un prolifico autore di polizieschi, con il suo nome e con lo pseudonimo Lewis Padgett.

[Clicca qui per visualizzare la copertina integrale del volume.]

Posted in Senza Categoria | commenti 7 Comments »

Urania 1562: Incandescence

Agosto 27th, 2010

Tags: , , , , , , , ,

A settembre torna in edicola Greg Egan, con un romanzo di hard science fiction dal respiro cosmico. 

Una delle due razze protagoniste del nuovo romanzo di Egan è un popolo di insettoidi senzienti che lavorano instancabilmente su un pianeta roccioso e inospitale, impegnati a sopravvivere giorno dopo giorno con il sudore della fronte. L’altra razza è umana, abita su molti mondi e ha vinto tutti i problemi legati al benessere materiale, alla vecchiaia e alle malattie: la sua passione sono i misteri biochimici. Ma cosa rappresentano le molecole di DNA trovate su una meteora proveniente dal centro galattico? E quali sono i rischi di un pianeta che orbita intorno a un buco nero? Poco a poco, tutti i misteri convergeranno verso uno solo.

Il volume contiene il racconto “Al di là del bene e del male” di Alessandro Fambrini.

Greg Egan, il più famoso scrittore australiano di SF, è nato a Perth nel 1961. E’ ritenuto uno dei numi della fantascienza con solide basi tecnologiche e i suoi romanzi sono vere e proprie avventure ai limiti della conoscenza. Di lui “Urania” ha già pubblicato Distress (1995, n. 1437), Diaspora (1997, n. 1460), La scala di Schild (2002, n. 1490), i racconti di Axiomatic (1995, n. 1470) e Luminous (1998, n. 1412).

[Visualizza la copertina integrale del volume.]

Posted in Urania Collana | commenti 15 Comments »

La bomba oltre la siepe

Agosto 3rd, 2010

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Ovvero, come ce la cavammo dopo la fine del mondo… un intervento su Pat Frank a cura di Valentina Paggi e Giuseppe Lippi.

Quello che ai lettori piace di più, nei romanzi catastrofici, sono ovviamente le scene di catastrofe: quando l’uragano arriva, il finimondo è bello fresco e case e persone vanno a pezzi. Ma quanto dura? C’è un romanzo di Philip K. Dick, in italiano Cronache del dopobomba, in cui dopo un preavviso di una decina d’anni si scatena l’apocalisse e una pioggia di bombe H cade sulla California settentrionale. Dopo le prime scene veramente forti, in cui una villetta crolla in testa alla proprietaria (che però poi esce e va a fare l’amore col primo che capita) e un negozio cade intorno a un tecnico focomelico (che sopravvive a differenza del titolare, tranciato in due sulle scale), si instaura una sequela di situazioni normali o para-normali, in cui we get along nonostante il fallout. Dick è molto bravo a descrivere personaggi credibili e normali in situazioni tese, e Cronache del dopobomba potrebbe essere uno dei suoi bei romanzi realistici della California, da Confessioni di un artista di merda a Voci dalla strada; invece l’anno è il 1981, che per l’epoca era il futuro, e varie situazioni weird ci assicurano che siamo dalle parti della fantascienza. Il focomelico, per esempio, ha poteri paranormali ed è un genio della meccanica in grado di costruirsi una macchina che lo trasporti e faccia per lui il lavoro delle braccia e delle gambe. Una bambina di sette anni, Edie, ha un gemello sapiente accovacciato nel suo fianco e solo un ex-psichiatra, Stockstill, sa che le sue non sono fantasie. Un astronauta lanciato proprio il giorno della bomba continua a orbitare intorno alla Terra, esausto, senza che nessuno possa recuperarlo. Un ragazzo nero dimostra un talento geniale per gli affari eccetera, sicché, man mano che gli anni Ottanta scivolano via, la vita riprende come se niente fosse (o quasi). L’unico a rodersi il fegato come prima è il dottor Bluthgeld, che vorrebbe dire “Soldisporchi” come Strangelove voleva dire Stranamore. Bluthgeld è il fisico atomico, nato a Bucarest, che ha fatto esplodere per errore un fascio di bombe negli strati alti l’atmosfera, e questo una decina d’anni prima della guerra vera e propria. Dire che il rimorso lo perseguiti sarebbe un eufemismo: lui ha paura di essere riconosciuto e ammazzato, per cui emigra nella bucolica contea di Marin, si mette ad allevare pecore e spera di nascondersi sotto il nome di Jack Tree. I fisici atomici non saranno popolari, dopo la terza guerra mondiale, ma per il resto si cercherà di tirare avanti. Ecco, è a questo punto che il lettore di fantascienza catastrofica può sentirsi defraudato: va bene il mondo dipinto a colori smorti, va bene il sapiente realismo, mais où sont les bombes d’antan? Il macello, ov’è mai più?

Attenzione, verrebbe da dirgli, non essere precipitoso. Il caos, la deflagrazione, lo scoppio che si ripercuote senza fine, a ben guardare c’è. Solo che non provoca calcinacci e lingue di fuoco come nelle prime, bibliche pagine, ma terremoti, conflitti ciechi e orrori della mente. La vita dopo la bomba è come la vita nei cimiteri, si dice a un certo punto nel libro di Dick. Il terrore, la nausea, il rimpianto non sono tormenti inferiori a quelli somministrati dai diavoli dell’inferno, sebbene i personaggi più vitali sentano che nonostante tutto si può andare avanti. Lo stesso principio vale nel caso di un romanzo meno frequentemente ricordato di quelli dickiani, ma molto famoso all’epoca in cui apparve e ancora oggi circondato da un discreto culto internazionale: Addio, Babilonia di Pat Frank. Il libro, del 1959, potrebbe aver ispirato non solo qualche episodio del Dopobomba (che invece è del 1965), ma la stessa concezione del romanzo successivo. Lo dimostra il giudizio che ne dà in quarta di copertina Gianni Montanari, in occasione di una ristampa – vedi coincidenza – del 1981:

Addio, Babilonia elabora l’agghiacciante ritratto di un frammento di provincia americana alle prese con gli orrori del dopobomba, orrori che consentono all’autore una critica spesso impietosa di uno spaccato ideale del ceto medio del suo paese. A differenza di molte opere simili, infatti, questa aggredisce con coraggio la difficile indagine sotto un profilo precipuamente sociale e politico, connotando con tocchi sapienti un piccolo campionario di umanità capace di imprimersi indelebilmente nella mente dei lettori, e di rammentare loro che certe catastrofi sono sempre in agguato… anche se le armi finali mutano forma e nome”.

Il libro è l’opera di Harry Hart Frank, in arte Pat, giornalista e scrittore che fu anche consigliere del governo (come più tardi Paul Linebarger alias Cordwainer Smith e Alice Sheldon alias James Tiptree, jr.). Nacque a Chicago il 5 maggio 1908, visse a Washington e a New York e durante la Seconda guerra mondiale lavorò per i servizi d’informazione della Difesa, trasferendosi all’estero. Nel 1960 fu membro del Comitato nazionale del Partito Democratico, nel ’61 diventò consigliere del National Aeronautics and Space Council. Sempre nel 1961 ricevette un importante premio letterario, l’American Heritage Foundation Award. Morì a soli cinquantasette anni a Jacksonville, Florida, di pancreatite acuta. Ha pubblicato i romanzi Mister Adam (Mr. Adam, 1946), storia di una grave forma di sterilità che colpisce tutti i maschi e che in Italia uscì nella “Medusa”; An Affair of State (1948); Hold Back the Night (1952); Forbidden Area (1956), storia di un proditorio attacco sovietico all’America portata sugli schermi TV con Tab Hunter (nota anche con il titolo Seven Days to Never); e Addio, Babilonia (Alas, Babylon 1959). Nel 1962 Frank fece uscire il saggio How to Survive the H Bomb and Why (Come sopravvivere alla bomba all’idrogeno e perché), che potrebbe essere letto in un corso propedeutico ad Addio, Babilonia. (Tuttavia il romanzo sembra mettere in scena il consiglio opposto: come non è bene sopravvivere all’olocausto. Ma questo fa parte del dramma…). The Long Way Round (1953) è un libro di viaggi e memorie, mentre è uscito postumo (1967) un libro sulla guerra nel Pacifico intitolato Rendezvous at Midway - USS Yorktown and the Japanese Carrier Fleet, firmato da Frank con Joseph D. Harrington.

Benché il primo romanzo, Mister Adam, sia frequentemente citato a causa del tema genetico, il suo capolavoro resta Addio, Babilonia, un’opera che ha il respiro profondo del “novel” moderno ed è l’antitesi del racconto sensazionale. L’azione si svolge a Fort Repose, in Florida, una cittadina immaginaria ma basata su quella reale di Mount Dora. I personaggi sono molti, sfaccettati e credibili: Randy Bragg, leguleio senza uno scopo; il colonnello Mark Bragg, suo fratello, che gli dà l’avvisaglia del disastro; Helen, la moglie di Mark; Elizabeth Lib McGovern, l’attuale donna di Randy; il banchiere Quisenbery, il politico Logan, il medico Dan Gunn, l’ex-amiraglio Sam Hazzard, fino al presidente USA Josephine Vanbruuker-Brown, la prima donna eletta alla Casa Bianca come effetto dell’emergenza. Il bombardamento atomico della Florida è una delle catastrofi centrali del romanzo, ma gli Stati Uniti riescono nonostante tutto a vincere la guerra. Il prezzo è altissimo: i morti non si contano e il paese è ridotto a una potenza di trascurabile importanza, ricattata da nazioni dell’ex-Terzo mondo come il Venezuela e il Brasile. Alla conclusione del romanzo, Fort Repose sembra essere la sola città rimasta in piedi in Florida, costretta ad affrontare il futuro in una solitudine senza precedenti.

Come molti libri letti nella giovinezza, Addio, Babilonia (la frase deriva dalla Bibbia di re Giacomo, al capitolo 18:10 dell’Apocalisse: “Guai, guai immensa Babilonia, possente città: in un’ora sola è giunta la tua condanna!”), lascia nel lettore un’impressione indelebile che la rilettura adulta giustifica, per fortuna, ampiamente. È un libro degli anni Sessanta che si inserisce non tanto nella scia di Red Alert (1958), il romanzo di Peter George da cui sarà tratto Il dottor Stranamore, ma dell’Ultima spiaggia (On the Beach di Nevil Shute, 1957, che tuttavia parla dell’Australia) e annuncia Il buio oltre la siepe di Harper Lee (To Kill a Mockingbird, 1960), di cui condivide i toni psicologici e l’allarme politico. La metafora del buio al di là del giardino, e cioè la casa del vicino sconosciuto, è quella intorno a cui ruota il libro di Lee, impregnato dell’analisi di una comunità violenta e del tema del razzismo; il romanzo di Pat Frank, che pure è basato sull’esame di una cittadinanza, allude a un peccato più grave, più irreparabile che non “uccidere un mockingbird, cioè un mimo o un usignolo. Qui la vittima non è un uccello innocuo e canterino, non è la città di Babilonia ma l’umanità intera, suicida in un gesto di proporzioni bibliche. Non senza una nota di speranza, in fondo: se nel Buio oltre la siepe i tempi non sono ancora maturi per evitare la morte del pur innocente uomo di colore, in Addio Babilonia la Bomba è ’a livella. Ricchi e poveri, bianchi e neri non solo possono, ma devono convivere fianco a fianco per la sopravvivenza della comunità, e quando nel parco pubblico le due fontanelle con la scritta “solo bianchi” e “solo gente di colore” smettono entrambe di funzionare, l’antica differenza perderà di significato, e giovani studenti bianchi e neri sederanno vicini sui banchi di scuola (con ben cinque anni di anticipo sul Civil Rights Act del 1964).

C’è grande spazio infatti per i giovani, nella civiltà postatomica. I ragazzini, figli della Guerra Fredda e della paura della Bomba, sono quelli che accettano prima e meglio la nuova era, e i primi a gestire la situazione d’emergenza, mentre gli adulti ben inseriti nella società saranno le prime vittime del nuovo status quo: il banchiere si rifiuterà di accettare l’idea di un mondo in cui il denaro equivale a carta straccia, gli anziani di abbandonare l’albergo privo di risorse di sopravvivenza, e gli avidi di separarsi dai gioielli contaminati che pur costituiscono un pericolo mortale. Del resto un’impietosa selezione naturale fa sì che anche i malati e i più deboli siano i primi a soccombere in un mondo che non si può più prendere cura di loro, ma che nonostante tutto continua ad andare avanti. 

E dunque, lungi dai facili finali moraleggianti, la verità, paradossale, sarà questa: in una civiltà resa più “dura” e “pulita” dalla scopa manzoniana dell’atomica si prospetta un futuro – anche se remoto – che potrà reggersi soltanto sull’energia nucleare. Non c’è un’accusa della tecnologia tout court, semplicemente dell’uso improprio che può farne l’uomo.

Quel che convince di più è che il romanzo non si riduce, banalmente, al ritratto di “una catastrofe” o del “mondo dopo l’olocausto”: libri come questo sono in realtà esercizi di stile sulla vita di un campione di gente qualsiasi. La guerra atomica è il catalizzatore, ma le storie che seguono provengono dall’ambiente di tutti i giorni, da angosce che rodono l’anima, sensi di colpa sfibranti e la pace che non c’è più (se mai c’era stata).

Valentina Paggi e Giuseppe Lippi

Bibliografia Italiana di Pat FRANK (ps. di Harry Hart FRANK)

A cura di Andrea Vaccaro

(I titoli dei racconti sono in tondo, fra virgolette, quelli dei romanzi in corsivo. Le opere sono indicate in ordine alfabetico di titolo italiano, senza tener conto dell’articolo)

Addio, Babilonia (Alas, Babylon, J.B. Lippincott, Philadelphia, 1959)
La Bussola n. 3 [SFBC 17], Casa Editrice La Tribuna, 30 giu. 1965
Biblioteca Universale Rizzoli L L337, Rizzoli, lug. 1981

“L’isola della morte”(non indicato)
         Supergiallo. Settimanale di Racconti Polizieschi n. 19, Tip. Novissima, 24 ago. 1946

Mister Adam (Mr. Adam,  J.B. Lippincott, Philadelphia, 1946)
         Medusa CCXXXVII, Mondadori, set. 1949

Altre opere, non tradotte in Italia (dei romanzi viene indicato il genere all’interno di parentesi quadre)

An Affair of State, J.B. Lippincott, Philadelphia, 1948 [fantapolitica]
“The Bomb”, Colliers, Jul 8 1939
“Burden on the Family”, The Saturday Evening Post, Apr. 29 1950
“Capital Gains”, Cosmopolitan, Dec. 1955
“The Christmas Bogey”, This Week Literary Cavalcade, Dec. 1955
“Complete Protection”, Colliers, Jul. 15 1939
“Danger in the Stars”, Redbook, Feb. 1955
“A Date in Bethesda”, Colliers, Apr. 1 1944
“Deciding Score”, Colliers, Jun. 4 1949
“The Empty Desert”, The Saturday Evening Post, Mar. 17 1962
Forbidden Area, J.B. Lippincott, Philadelphia, 1956 [fantapolitica]
“The Ghosts of Montfaucon”, Liberty, Jan. 10 1942
Hold Back the Night, J.B. Lippincott, Philadelphia, 1952 [guerra]
How To Survive the H Bomb And Why, J.B. Lippincott, Philadelphia, 1962 [saggio]
“Ill Wind”, Colliers, Sep. 14 1946
“In Enemy Hands”, The Saturday Evening Post, Dec. 6 1958
“The Last Man on Puang”, Colliers, Aug. 5 1939
The Long Way Round, J.B. Lippincott, Philadelphia, 1952 [diario di viaggio]
“The Loneliest Island”, Colliers, Apr. 20 1946
“The Madman”, Argosy, Sep. 1947
“The Man Who Told the Truth”, Bluebook for Men, Feb. 1961
“Midget’s Moon”, The Saturday Evening Post, Mar. 7 1959
“The Nightmare”, Playboy, Feb. 1964
“On Edge”, Colliers, Jul 22 1950; EQMM, Aug. 1954
“Only the Brave”, Woman’s Home Companion, Dec. 1939
“The Pentagon Spy”, The Saturday Evening Post, Feb. 23 1957
“Prexy Was a Pin-Up”, The Saturday Evening Post, Oct. 23 1954
“Russian Agent”, The Saturday Evening Post, Mar. 17 1951
“The Skipper Couldn’t Take It”, Colliers, Mar. 14 1942; Argosy (UK), Jul. 1942
“Stranger in the Sky”, The Saturday Evening Post, Dec. 7 1957
“Target: Treason”, Colliers, Jun. 22 1946
“This One Is on the House”, Playboy, May 1958
“Victory”, Country Home Magazine, Sep. 1939

La bibliografia italiana completa è sul Catalogo SF, Fantasy e Horror 
La bibliografia in lingua inglese è alla pagina dell’Internet Speculative Fiction DB.

Posted in Fantascienza, Profili | commenti 5 Comments »

Ancora un premio Hugo per Vernor Vinge

Agosto 3rd, 2010

Tags: , , , , , ,

Il popolare romanziere americano ai vertici del gradimento con un romanzo che ha vinto i premi più importanti del 2007

Scrittore amato e coccolato dagli appassionati – soprattutto quelli che amano la science fiction fondata su solide basi scientifiche – Vernor Vinge è nato nel 1944 a Waukesha, nel Wisconsin, e fino al 2002 ha insegnato matematica alla San Diego State University. I suoi romanzi sono Il mondo di Grimm (Grimm’s World, 1969), Naufragio su Giri (The Witling, 1976), Quando scoppiò la pace (The Peace War, 1984) e I naufraghi del tempo (Marooned in Realtime, 1986), tutti pubblicati da “Urania”. Inoltre Universo incostante (A Fire Upon the Deep, 1992; premio Hugo 1993) e Quando la luce tornerà (A Deepness in the Sky, 1999; premio Hugo 2000).

Rainbow’s End (2006; premio Hugo 2007) costituisce un tentativo in una nuova direzione: descrivere il mondo del prossimo futuro come in un documentario scientifico, con una tecnica distaccata che potremmo quasi definire kubrickiana. Il romanzo non è di genere spaziale ma terrestre, informatico per la precisione: è la cibernetica che plasma la vita del 2025, come non è difficile immaginare dalla prospettiva del 2006. Ma le trasformazioni sono state radicali e i vecchi computer non esistono  più: il loro posto è stato preso da intricatissime connessioni individuali rese possibili da un balzo tecnologico che per ora possiamo soltanto immaginare. Rainbow’s End non si è limitato a vincere lo Hugo ma anche il premio Locus, ed è stato candidato al John W. Campbell Award. Per il momento è l’ultimo romanzo da lui pubblicato. Vinge è anche autore di importanti racconti brevi, raccolti nel volume personale The Collected Stories of Vernor Vinge (Orb Books 2002).

(a cura di G.L.) 

Posted in Fantascienza, Profili | commenti 2 Comments »

Urania Collezione 91: Addio Babilonia

Luglio 26th, 2010

Tags: , , , ,

“Urania Collezione” presenta uno dei primissimi romanzi post-apocalittici dell’era atomica, popolare ancora oggi a mezzo secolo dalla sua uscita.

“Guai, guai immensa Babilonia, possente città: in un’ora sola è giunta la tua condanna!” Così la Bibbia, al capitolo 18,10 dell’Apocalisse. Quando Randy Braggs, in un giorno come tanti altri, riceve dal fratello un messaggio contenente la fatidica allusione, capisce immediatamente la gravità del problema. Perché il fratello lavora per il controspionaggio e Babilonia non rappresenta solo una città ma una condizione del vivere umano, l’orgoglio stesso della civiltà. Non è un caso che i militari l’abbiano scelta per il loro codice: Alas, Babylon significa semplicemente che sta per scoppiare la prima guerra totale.

Pat Frank (1908-1964) è lo pseudonimo letterario usato da Harry Hart Frank, giornalista e scrittore ma anche consulente governativo americano. In Italia è apparso, nella “Medusa” di Mondadori, il suo romanzo Mister Adam (1946), in cui quasi tutti gli uomini diventano sterili. Ma il libro più famoso resta questo Alas, Babylon, del 1959, una delle più forti rappresentazioni della lotta per la sopravvivenza dopo un olocausto di proporzioni inimmaginabili.

[Visualizza la copertina integrale del volume.]

Posted in Urania Collezione | commenti 34 Comments »

Urania 1561: Alla fine dell’arcobaleno

Luglio 26th, 2010

Tags: , , , ,

Torna su “Urania” Vernor Vinge, teorizzatore della Singolarità Tecnologica, con il romanzo vincitore del Premio Hugo 2007. 

Ci sono molti modi per viaggiare nel tempo: uno, completamente inedito, consiste nel ritrovare la memoria dopo anni di semi-incoscienza dovuti al morbo di Alzheimer. È quello che succede a Robert Gu, sbalzato nella San Diego del 2025, dove una sofisticata tecnologia informatica costituisce ormai l’interfaccia del mondo. I vecchi, ingombranti computer non esistono più ma qualcuno pensa di inserirsi nelle nuove connessioni individuali, minando la realtà alla radice. Robert Gu si trova immischiato in una pericolosa partita dalla quale potranno salvarlo, forse, solo una ragazza di tredici anni e il misterioso personaggio che appare ad alcuni sotto la forma di… coniglio.

Vernor Vinge è nato nel 1944 e fino al 2002 ha insegnato matematica alla San Diego State University. Tra i suoi romanzi più celebri: Il mondo di Grimm (“Urania” n. 1057), Naufragio su Giri (n. 1144), Quando scoppiò la pace (n. 1012), I naufraghi del tempo (n. 1075). Inoltre Universo incostante (premio Hugo 1993) e Quando la luce tornerà (premio Hugo 2000).

Urania n. 1561 - Agosto 2010
Titolo originale: Rainbows End
Vernor Vinge, 2006
Traduzione di Flora Staglianò
348 pagine, € 4,20

Indice

pag. 5       Alla fine dell’arcobaleno di Vernor Vinge
pag. 347   Ringraziamenti
pag. 348   L’Autore, a cura di Giuseppe Lippi

[Visualizza la copertina integrale del volume.]

Posted in Urania Collana | commenti 78 Comments »

Millemondi 52: Controrealtà

Luglio 26th, 2010

Tags: , , , ,

Scatta l’appuntamento estivo con The Year’s Best SF: i migliori racconti pubblicati nel 2007 raccolti in un’antologia imperdibile, a cura di David G. Hartwell e Kathryn Cramer. 

La teologia, in fondo cos’è? Matematica applicata. Chi ha scritto la storia della Terra? I Sysadmin. Quali stagioni ci aspettano? Nuove ere glaciali. In definitiva, chi gestirà l’occupazione? Le donne. Le materie che s’insegnano in questa nutrita antologia di controtendenze sono le solite: fisica, chimica, matematica, scienze sociali, cosmologia. È il punto di vista che cambia, la prospettiva che si allarga. Perché la fantascienza, in fin dei conti, non vuole insegnare niente a nessuno, salvo a guardare con i propri occhi, a giudicare con la propria testa e a sostituire, quando è il caso, i Logori Assiomi con le più Sconcertanti Ipotesi. Ventisei capolavori della short-story riuniti per la prima volta in un solo volume.

David Hartwell, nato nel 1941, prepara da oltre un decennio la collezione in cui raccoglie i migliori racconti e romanzi brevi dell’anno. In questo ricco volume offriamo ai lettori The Year’s Best SF n. 12, una vetrina delle migliori short stories di scuola anglo-americana. Kathryn Cramer, nata nel 1962, ha curato antologie di hard SF, fantasy (The Year’s Best Fantasy) e horror (The Architecture of Fear, per cui ha vinto il World Fantasy Award).

Millemondi n. 52 - Estate 2010
AA.VV. - Controrealtà
a cura di David Hartwell e Kathryn Cramer

Sommario

pag. 5     Introduzione di David G. Hartwell e Kathryn Cramer
pag. 9     Nanomacchine a Clifford Falls di Nancy Kress
pag. 29   Fratello, hai un decino? di Terry Bisson
pag. 39   Quando gli amministratori di sistemi dominavano la Terra di Cory Doctorow
pag. 81   Fallo e basta! di Heather Lindsley
pag. 95   Storie alternative di Gardner R. Dozois
pag. 115 La luna corre di Edd Vick
pag. 127 Filmini casalinghi di Mary Rosenblum
pag. 157 Chu e i nant di Rudy Rucker
pag. 173 Silenzio a Firenze di Ian Creasey
pag. 185 Le nostre occupanti, donne di Kameron Hurley
pag. 193 Questa è l’era glaciale di Claude Lalumière
pag. 205 Parla, bastardo di Eileen Gunn
pag. 209 Spedizione, con ricette di Joe Haldeman
pag. 215 L’era del ghiaccio di Liz Williams
pag. 227 L’alba, e il tramonto, e i colori della terra di Michael Flynn
pag. 273 Teologia matematica applicata di Gregory Benford
pag. 277 Quill di Carol Emshwiller
pag. 301 Tigre, in fiamme di Alastair Reynolds
pag. 329 I morti camminano di Paul J. McAuley
pag. 349 Damasco di Daryl Gregory
pag. 383 Palude metallica di Michael Swanwick
pag. 403 Prendermi cura di me stesso di Ian R. MacLeod
pag. 407 Spedizione nelle basseterre di Stephen Baxter
pag. 425 Elementare Heisenberg di Wil McCarthy
pag. 431 Ruanda di Robert Reed
pag. 441 Prevenzione di Charlie Rosenkrantz

[Clicca sulla copertina per visualizzarla in formato grande, oppure qui per visualizzare la copertina integrale.]

Posted in Fantascienza, Millemondi | commenti 31 Comments »

Editoriale a caldo del curatore Giuseppe Lippi

Luglio 9th, 2010

Tags: , , , , , ,

Il titolo non si riferisce alla chiusura di “Epix”, notizia che ho avuto più tempo di digerire dei lettori di queste colonne. Allude invece al caldo atmosferico, all’umidità di luglio: tirare avanti è dura, per fortuna che l’uditorio è simpatetico e parlare un poco tra noi potrebbe addirittura darci refrigerio. Per quanto riguarda l’affaire del giorno, c’era poco da fare: “Epix” vendeva molto meno del previsto ed è stata cancellata non in seguito a una brutale decisione dall’alto, ma per evitare un dissanguamento insostenibile. Con rese al 70% e oltre non è possibile andare avanti per nessun periodico; del resto, i problemi non erano mancati fin dall’inizio di questa sfortunata iniziativa. Un anno fa la collana era nata come un esperimento congiunto degli Oscar e dei nostri libri di genere, poi l’iniziativa è rimasta nelle mani della redazione edicola, senza altri agganci. E senza un curatore ben definito (visto che al principio avrebbe dovuto essere un affare tra editor). In sostanza, “Epix” è andata avanti sotto la guida del direttore editoriale con un “weirdtalesman” che lo affiancava per quanto poteva, cioè poco, vista la partenza in un certo senso preordinata.

Nonostante questo, si  è presto distinta per la sua vocazione verso l’horror e la dark fantasy contemporanea, con la presenza di autori italiani anche non famosi. Il carattere sperimentale dell’iniziativa ha conquistato molti, ma evidentemente ha tenuto lontani altri lettori, poco desiderosi di misurarsi con l’incognita dei testi meno familiari. Gli amanti del classico, dal canto loro, hanno lamentato i criteri di edizione di alcune antologie date in versione parziale – vedi quella dei Miti di Lovecraft –, cosa su cui ci siamo già cosparsi il capo di cenere. Così, alla fine, l’avventura si è chiusa lasciando in molti un retrogusto amaro. Ma, attenzione: questo non è un editoriale triste! Ricordo sempre la fiducia dell’editor di qualche anno fa, Stefano Magagnoli, il quale diceva: “Ricordati che per una collana che chiude un’altra se ne apre. Finché noi saremo qui ci saranno sempre fantascienza e fantasy da pubblicare, e horror e gialli. Cambieranno le etichette, i settori di mercato, i prezzi, ma la sostanza non cambierà”. Dedico questo pensiero a tutti i nostri lettori, grazie ai quali andiamo avanti.

Alcuni titoli previsti per la collana morta verranno recuperati: stiamo pensando alla seconda metà dell’antologia lovecraftiana per “Urania collezione”, ai due bei romanzi di Michael Swanwick per “Millemondi”, a uno speciale per Robert E. Howard. Vedremo: il punto è non intasare collane ben definite come quelle che già possediamo con titoli spuri; evitare di alienare il pubblico che cerca in noi proposte ben definite con ibridi o “contaminazioni”. Una soluzione una tantum la troveremo; in altri casi, dovremo lasciar cadere senza rimpianti.

A parte eventuali recuperi, quella che ci si prospetta è una seconda metà dell’anno ricca di titoli affascinanti. In luglio il tradizionale “Millemondi” estivo con l’antologia dello Year’s Best di Hartwell e Cramer; in autunno un altro “Millemondi”, stavolta con il meglio della science fiction europea. A novembre un’antologia d’eccezione sulla fantascienza cinese, la seconda che proponiamo in pochi anni (unici in Italia!). Il volume accompagnerà una rassegna del festival di Trieste Science + Fiction ed è stata curata e tradotta appositamente per noi dall’espertissimo Lorenzo Andolfatto. Dunque, a differenza della precedente Onda misteriosa (“Urania” n. 1511, una ritraduzione dall’inglese), questa è un’antologia lavorata direttamente dai testi cinesi e sposterà il focus ad anni più vicini a noi.

Antologie a parte, gli autori in serbo per i prossimi mesi di “Urania” sono calibri come Greg Egan (Incandescence, settembre), Robert J. Sawyer (Rollback, ottobre), Alberto Cola premio Urania 2009 (Lazarus, dicembre), Allen Steele (Galaxy Blues, gennaio 2011), Mike Resnick (Starship: Mutiny, febbraio), Jack McDevitt (Cauldron, marzo), Paolo Aresi (Korolev, aprile: con un numero speciale sui cinquant’anni dal volo di Yuri Gagarin, primo uomo nello spazio). Molti altri testi nei mesi a seguire, tra cui il monumentale secondo volume della Trilogia del Vuoto di Peter F. Hamilton.

Per ora mi fermo qui, ma entro pochi giorni seguirà una nuova puntata dedicata a riflessioni su… “Urania collezione”. Sintonizzatevi, come si dice in gergo. Ricche sorprese anche per i classici.

Buona settimana a tutti,
Giuseppe Lippi
Curatore Urania Mondadori

Posted in Dispacci, Epix | commenti 51 Comments »

« Previous Entries