Cordwainer Smith: uno scrittore per tempi difficili
Tags: Cordwainer Smith, Giù nei vecchi mondi, immortalità, L’astronave d’oro, Norstrilia, Philip Josè Farmer, post-human, postumanesimo, Psychological Warfare, Roger Zelazny, Sabbie tempeste e pietre preziose, Strumentalità, underpeople
Dopo una luna assenza dal panorama editoriale italiano, torna grazie a “Urania Collezione” il poliedrico Cordwainer Smith, ideatore della Strumentalità dell’Uomo e precursore del recente filone postumanista.
La breve ma intensa vita di Cordwainer Smith (al secolo Paul Linebarger, 1913-1966) è degna di un romanzo di spionaggio: americano ma fin da piccolo far-traveled, con un eterno conto in sospeso con l’oriente, religioso fervente e più tardi coinvolto in attività governative – esperto di politica orientale, è stato consigliere militare nella guerra di Corea e in precedenza aveva collaborato al sostegno del regime cinese prerivoluzionario – , per un certo periodo si è interessato di tecniche del lavaggio del cervello e ha scritto addirittura un manuale sull’argomento (Psychological Warfare, 1948). Ha cominciato a scrivere giovanissimo, e quando nel 1950 uscì il suo primo racconto di fantascienza (“Scanners Live in Vain”) aveva già alle spalle tre romanzi d’altro genere. Ha sempre firmato la sua narrativa con pseudonimi, da vero uomo-ombra: prima come Felix C. Forrest, poi come Carmichael Smith e infine Cordwainer Smith. La sua principale ambizione letteraria è stata quella di trasfondere nella narrativa americana modi e atteggiamenti del racconto cinese e spesso le sue storie fantastiche sono plasmate, almeno stilisticamente, da questo sforzo.
Quasi tutta la fantascienza di Cordwainer Smith è legata da uno sfondo comune e si svolge in un futuro molto lontano dal nostro (oltre diecimila anni): in quest’epoca barocca, l’umanità si è estesa nella galassia e la domina sotto la ferrea ma benevola tirannide della Strumentalità, una casta ereditaria di signori che, grazie a una sostanza ricavata dalle gigantesche pecore ammalate del pianeta Norstrilia, possono vivere per secoli.
Se i signori della Strumentalità sono il vertice della gerarchia sociale, al gradino più basso si trovano gli underpeople (= sottopersone), animali modificati biologicamente in modo da poter somigliare agli esseri umani ed esprimersi come loro, ma privi in effetti di qualsiasi diritto civile. È un’estensione fiabesca della terribile idea di H.G. Wells, ma in alcuni racconti raggiunge un’originalità propria (“The Ballad of Lost G’mell”, 1962, “The Dead Lady of Clown Town”, 1964).
Smith ha scritto numerosi racconti e in Italia sono state pubblicate tre antologie separate: Quest of Three Worlds del 1966 (su “Galassia” come Sabbie, tempeste e pietre preziose), You Will Never Be the Same del 1963 (L’astronave d’oro, Fanucci) e Stardreamer del 1971 (Giù nei vecchi mondi, Fanucci). Sempre Fanucci ha pubblicato poi Il ciclo della strumentalità in due volumi, completo di tutti i racconti (1989). Ha scritto, invece, un solo romanzo, che all’epoca della prima pubblicazione americana è stato diviso in due separati volumi: The Planet Buyer, del 1964, e The Underpeople (1968). Le traduzioni sono, rispettivamente, L’uomo che comprò la Terra e L’uomo che regalò la Terra (entrambe su “Galassia”). Il manoscritto originale è stato ricomposto nel 1975 e pubblicato col titolo Norstrilia. La nostra edizione segue quella del ’75.
La narrativa di Cordwainer Smith rappresenta uno dei punti più interessanti della fantascienza a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, e se la morte prematura dell’autore ha impedito che il ciclo della Strumentalità venisse portato a termine, ciò non toglie che i racconti migliori possiedano un’originalità e soprattutto un “taglio” che li distingue nettamente dalla produzione contemporanea. Come si accennava all’inizio, questo taglio è ottenuto con il tentativo di ricalcare modelli narrativi tradizionali e orientali: il racconto fantascientifico viene trattato alla stregua di un’antica leggenda, come se chi lo narra rievocasse un tempo remoto, soffuso di una luce che non è più quella cronachistica delle narrazioni di genere, e a volte nasconde un’insospettata crudeltà. I personaggi, per la loro stessa ambiguità biologica, sono qualcosa di più e di diverso dai semplici esseri umani (si veda, ad esempio, la donna-gatto G’mell); si ha la sensazione che qualcosa di prodigioso sia accaduto, ma tolto alla sfera del soprannaturale e proiettato in un universo governato da forze arcaiche.
Tutto questo determina un arricchimento fantastico e una prospettiva inedita. Si può avere, in alcuni casi, la sensazione di muoversi in un mondo eccessivamente oscuro, ma a nostro avviso questo non toglie a Smith ciò che è di Smith, vale a dire l’aver concepito un futuro che non costituisce una mera estensione della nostra realtà, ma che arriva, attraverso una serie di espedienti narrativi e un graduale accumulo di materiali eterogenei, ad avere uno spessore per così dire “mitologico”. E all’interno della fantascienza che ha effettuato tentativi simili (pensiamo alle opere di Zelazny o di Farmer), la narrativa di Smith mantiene un’autonomia e una statura di tutto rispetto.
La fantascienza è ricca di personalità bizzarre, di gusti un po’ forti, ma crediamo che questo corrisponda alla sua intrinseca natura. Il romancero futurista che qui si presenta ne sarà la conferma per chi già lo conosce, e per tutti gli altri costituirà una gradita sorpresa.
Giuseppe Lippi
[La bibliografia italiana delle opere fantastiche di Smith è disponibile sul Catalogo SF, Fantasy e Horror, a cura di Ernesto Vegetti. Il sito ufficiale di Cordwainer Smith, curato da sua figlia, si trova all’indirizzo: http://www.cordwainer-smith.com/]
Posted in Fantascienza, Profili |
1 Comment »



L’anno scorso è stato celebrato ovunque il centenario del movimento futurista, ma pochi si sono preoccupati di stabilire eventuali rapporti tra la celebre avanguardia italiana e la narrativa di fantascienza. Lo fa per noi uno studioso come Gianfranco de Turris (nella foto accanto), che ha accettato di pubblicare qui la sua relazione sull’argomento, discussa a Trieste nel novembre 2009.
