Greg Egan
Tags: Axiomatic, Diaspora, Distress, Greg Egan, hard SF, Incandescence, La scala di Schild, La Terra Moltiplicata, Luminous, Permutation City, Teranesia
Un profilo dello scrittore di questo mese di “Urania”, tracciato da Anna Feruglio Dal Dan e Emiliano Farinella.
“Se c’è qualcosa di cui sono certo, è che comprendere com’è fatto il mondo reale, come funziona il cervello umano, da cosa sorgono la morale, le emozioni, le decisioni, è essenziale per poter prendere qualunque tipo di posizione che, nel lungo periodo, abbia senso. E se questo vuol dire essere chiamato ‘meccanicista’, pazienza”.
Può sembrare strano aprire il profilo di quello che è riconosciuto come il migliore scrittore vivente di fantascienza hard con una citazione che parla di morale ed emozioni. Ma non c’è contraddizione, e in effetti la grandezza di Egan sta proprio nel fatto che nella sua opera scienza e coscienza sono indistinguibili, dipendenti l’una dall’altra. La speculazione scientifica è una facoltà umana e come tale coinvolge sentimenti, vita vissuta, morale e politica.
Personaggio schivo, Greg Egan non è affatto timido nel parlare di ciò che gli sta a cuore. Di lui si conoscono i dettagli biografici essenziali: è nato a Perth, in Australia, nel 1961 e si è laureato in matematica, ma non ha accettato di sottoporsi al modesto culto della personalità che circonda gli scrittori, anche gli scrittori di fantascienza. Non è mai stato visto ad una convention e non coltiva il fandom. La maggior parte dei suoi colleghi non sa nemmeno che faccia abbia. Ma nel prendere posizione non è né timido né schivo, e ha quel particolare tipo di intransigenza che viene dall’avere le idee chiare e nel non curarsi troppo se le sue opinioni non sono ben accette a tutti. La sua novella “Oceanic”, per esempio, gli è valsa il premio Hugo, ma ha anche irritato una grossa fetta di lettori perché postula, audacemente, che il sentimento religioso abbia un’origine biologica. Il suo romanzo Teranesia (1999, Fanucci) contiene, oltre a una trama estremamente coesa e personaggi ben caratterizzati, anche un attacco spietato alla corrente culturale del postmodernismo, che gli ha senz’altro procurato dei nemici.
Ma diamo uno sguardo complessivo alla produzione di Greg Egan, cominciata anni fa sulle pagine di “Interzone”, la piccola rivista inglese di qualità su cui il nostro ha pubblicato buona parte della sua prima (ed eccellente) produzione di racconti. Nel 1992 esce il primo romanzo, Quarantine (La Terra Moltiplicata, Nord): è un esempio impressionante di come la pura speculazione fisica possa diventare il centro della trama di un romanzo. Ancora più impressionante è il fatto che un libro incentrato sulle proprietà della meccanica quantistica rimanga accessibile anche al lettore più digiuno. Nel 1994 segue Permutation City (id., edizioni Shake), nel quale sono esplorati nei dettagli i concetti di intelligenza artificiale, con la creazione e il funzionamento (a volte sorprendente) di “Copie”, trascrizioni di coscienze umane in termini di software. Nel 1995 appare la sua prima raccolta di racconti, Axiomatic (id., in “Urania” n. 1470), che comprende la maggior parte della produzione breve degli anni precedenti. È probabilmente una delle raccolte più belle mai pubblicate da un singolo autore ed esplora in modo acuto e sorprendente idee e implicazioni della fisica, della matematica e della biologia. Tutto ciò che di meglio la fantascienza ha da offrire – riflessione, sense of wonder, sovvertimento delle categorie mentali tradizionali – è presente in questa collezione al massimo grado. Nel 1995 esce anche Distress (id., in “Urania” n. 1437), romanzo imperniato su un evento di proporzioni stapledoniane – l’enunciazione di una Teoria del Tutto che trasforma radicalmente l’universo – e che tuttavia affronta con passione il desiderio umano di evadere dal controllo: dello Stato (l’azione si svolge su un’isola artificiale di corallo abitata da anarchici), della nazionalità, del sesso, dalle determinazioni della biologia e della tradizione. Ci sono nuove forme di sessualità, Autisti Volontari, Antrocosmologia, bioingegneria, Culti dell’Ignoranza, la rivendicazione appassionata delle possibilità di liberazione sociale e politica della scienza, l’esperienza mistica del diventare atei e una storia d’amore con un essere che ha rinunciato alla sessualità. In breve, abbastanza materiale, nelle mani di un autore meno grande, per almeno una dozzina di romanzi. Nel 1997 è la volta di Diaspora (id., in “Urania” n. 1460), un romanzo affascinante ma nel quale il livello di astrazione è molto più alto, e di lettura piuttosto ardua per chi non possegga buone conoscenze di fisica, che parte dalla distruzione della vita organica sulla Terra e prosegue verso cose molto più grandi.
Luminous (1998, con l’identico titolo in “Urania” n. 1412) è la seconda antologia personale di Egan dopo Axiomatic. Comprende alcuni dei migliori racconti brevi di uno degli scrittori di racconti più celebrati della fantascienza, in grado di gettare uno sguardo lucido, ma non per questo meno appassionato e a volte furente, su quello che fa di noi esseri umani nel terzo millennio: l’incrocio e talora lo scontro tra natura e coscienza. La fantascienza hard, che tanto spesso è gelido gioco intellettuale, qui viene restituita a quello che fa della SF un luogo privilegiato: la possibilità di riflettere sulla scienza da esseri umani, senza nascondersi dietro il catastrofismo pessimista, né illudersi con ingenuo ottimismo. Egan non è né apocalittico né integrato: non viene a dirci che viviamo in un inferno, ma nemmeno nel migliore dei mondi possibili. Viene a dirci che viviamo in un mondo che dobbiamo capire, se vogliamo dargli un senso: perché gli unici che possano dargli un senso siamo noi. Per dirla con l’autorevole rivista di divulgazione inglese “New Scientist”: “L’universo può essere più strano di quanto ce lo immaginiamo, ma sarà difficile che riesca ad essere più strano di quanto se lo immagina Egan”.
Tra gli altri romanzi notevoli ricordiamo La scala di Schild (Schild’s Ladder, 2002, in “Urania” n. 1490) e questo Incandescence (2008), a tutt’oggi il suo libro più recente. È difficile immaginare un autore più “hard” di Egan, e da diversi punti di vista. Matematico per formazione, programmatore di computer per professione e passione, ha lavorato a lungo per un istituto di ricerche mediche, da cui ha assorbito la sua non comune conoscenza della biologia. Ma solo chi non conosce bene gli scienziati può meravigliarsi di come la sua opera esprima un profondo, appassionato umanesimo. La cosa straordinaria non solo dei racconti, ma anche dei notevoli romanzi eganiani è che si trovano al punto d’incrocio in cui una precisa conoscenza dello stato dell’arte in campo scientifico s’incrocia con la riflessione filosofica o etica. Perché per Egan l’essere umani vuole dire stare in un universo da comprendere, a cui dare valore, a cui conferire bellezza: “La mia idea di bellezza non ha nulla a che fare con la sopravvivenza: di tutte le cose che l’evoluzione ha creato, quelle che mi sono più care sono quelle che più facilmente potrebbe schiacciare e spazzar via la prossima volta che si rigira nel sonno. Se vedo in natura qualcosa che ammiro, il mio istinto è di afferrarlo e scappare via: copiarlo, migliorarlo, farlo mio. Perché sono io a dargli valore per ciò che è. Alla natura non importa un accidente”.
Sono parole tratte da Teranesia, romanzo che in un certo senso rappresenta una svolta: mentre finora la critica gli aveva rimproverato, a torto o a ragione, una certa mancanza di spessore umano nei personaggi, Teranesia riesce meglio dei precendenti a fondere in una sintesi convincente speculazione metafisica e biologica con la storia personale, le emozioni e le ragioni del protagonista, Prabir Suresh. La sua vicenda, le sue convinzioni, la morte tragica dei genitori, la lotta per salvare e crescere la sorella, diventano parte inseparabile della soluzione dell’enigma biologico che ha il centro nell’isola del titolo.
Su Internet è disponibile molto materiale su Egan. La pagina web personale è incredibilmente generosa di materiale (racconti, interviste, saggi, e merita una visita anche solo per ammirare la galleria di applet Java che contiene, piccoli programmi grafici che illustrano con rara forza comunicativa insoliti fenomeni fisici, proprietà matematiche o le teorie che fanno da sfondo alle sue opere narrative).
In italiano il punto di riferimento sono due importanti riviste elettroniche: Intercom e Delos.
Anna F. Dal Dan e Emiliano Farinella
[La bibliografia italiana è sul Catalogo SF, Fantasy e Horror a cura di Ernesto Vegetti.]
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Scrittore amato e coccolato dagli appassionati – soprattutto quelli che amano la science fiction fondata su solide basi scientifiche – Vernor Vinge è nato nel 1944 a Waukesha, nel Wisconsin, e fino al 2002 ha insegnato matematica alla San Diego State University. I suoi romanzi sono Il mondo di Grimm (Grimm’s World, 1969), Naufragio su Giri (The Witling, 1976), Quando scoppiò la pace (The Peace War, 1984) e I naufraghi del tempo (Marooned in Realtime, 1986), tutti pubblicati da “Urania”. Inoltre Universo incostante (A Fire Upon the Deep, 1992; premio Hugo 1993) e Quando la luce tornerà (A Deepness in the Sky, 1999; premio Hugo 2000).


