Urania Collezione 135: Il Vagabondo dello spazio

aprile 3rd, 2014

VAGABONDOPREVAbbandonato su un asteroide, condannato a morire, salvato dalla più “vagabonda” entità della galassia: è Crag il ribelle, primo e più famoso dei duri della fantascienza. Ma fino a oggi la sua odissea tra la Terra, Marte e la fascia degli asteroidi si era potuta leggere soltanto in un’edizione cui mancavano: a) i pungenti riferimenti satirici alla società del terzo millennio; b) una celebre, censuratissima “pubblicità necrofila”; c) una delle più ammiccanti scene di voyeurismo del turismo interplanetario (al Luxor di Marte), per non parlare di altri particolari ritenuti, ai
tempi, troppo “forti” per il lettore italiano. Al tutto è stato ovviato in questa nuova traduzione, la prima integrale dal 1958.

FREDRIC BROWN Nato nel 1906 e morto nel 1972, è stato un prolifico romanziere americano, noto sia per i suoi sorprendenti romanzi a intreccio (gialli e suspense, di fantascienza o autobiografici), sia per i celebri racconti brevi, il più famoso dei quali è forse “Sentinella”. Negli anni Trenta e Quaranta Brown ha scritto soprattutto short stories, passando al romanzo nel dopoguerra con un memorabile noir, The Fabulous Clipjoint (Il sangue nel vicolo, 1947), con cui vinse il premio Edgar Allan Poe. I suoi personaggi più famosi sono la coppia di investigatori Ed e Am Hunter, tornati in numerosi romanzi dopo Il sangue nel vicolo. I romanzi di fantascienza sono: Assurdo universo, Marziani, andate a casa!, Il vagabondo dello spazio, Progetto Giove e Gli strani suicidi di Bartlesville. Mondadori ha pubblicato la raccolta completa dei racconti di sf di Fredric Brown, Cosmolinea B-1 e Cosmolinea B-2, da poco ristampata nella collezione “Millemondi”

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I capolavori di Urania 1605: Ossa della terra

aprile 3rd, 2014

OSSAPREVRichard Leyster si occupa di dinosauri e il suo mondo naturale è il Mesozoico, ma quando gli viene offerta l’impensabile opportunità di andarci, si imbatte in una forma di vita molto più misteriosa del previsto. Tramutatosi in investigatore, dovrà scoprire cosa si nasconde nel
passato e al tempo stesso, non fare niente che possa creare una contraddizione nel flusso cronologico. Se il sogno dei paleontologi è visitare altre epoche, Leyster dovrà tenere conto anche del fattore umano e prevenire gli scopi poco chiari di gente disposta a tutto, compresi i fanatici del suo tempo. Ma la passione per il mistero resta la più forte e Richard Leyster va…

PREMIO HUGO 2000 NELLA VERSIONE BREVE:
SCHERZO WITH TYRANNOSAUR
MICHAEL SWANWICK Nato nel 1950, vive a Philadelphia in Pennsylvania. È senz’altro uno dei maggiori autori americani degli ultimi trent’anni ma anche, paradossalmente, uno dei meno celebrati. Ha al suo attivo molti racconti e romanzi di successo e ha vinto il premio Nebula con Domani il mondo cambierà (Stations of the Tide, 1991, pubblicato in “Urania” n.”1236). Tra i suoi romanzi più noti ricordiamo anche Il tempo dei mutanti (In the Drift,1984) e L’intrigo Wetware (Vacuum Flowers, 1987). Ossa della Terra (Bones of the Earth) è un piccolo capolavoro del 2002.

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Ad Aprile su Urania

marzo 24th, 2014

-        Michael Swanwick, OSSA DELLA TERRA (Urania n. 1605)

-        Fredric Brown, IL VAGABONDO DELLO SPAZIO (Urania collezione n. 135)

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Jack Williamson o il trapasso del meraviglioso

marzo 24th, 2014

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La morte di Jack Williamson, avvenuta il 10 novembre 2006, ha privato la fantascienza di uno degli ultimi narratori che ne hanno vissuto la storia completa in quanto genere specializzato, dalla nascita delle prime riviste al XXI secolo. Un autore che ha continuato a scrivere prolificamente e che “Urania” ha seguito con attenzione fino ai suoi più recenti successi.

Nato il 29 aprile 1908 a Brisbee, in Arizona, Williamson è uno dei fondatori della sf formatasi sui pulp magazine tra le due guerre mondiali. Ha vissuto un’infanzia rurale in una regione degli Stati Uniti che da pochi anni aveva smesso di essere “frontiera” e i suoi ricordi di questo periodo sono molto suggestivi (come all’epoca di un trasloco con tutta la famiglia su un carro da pionieri). Il lettore può trovarli nella convincente autobiografia Wonder’s Child: My life in Science Fiction (1984), premiata con lo Hugo. Sensibile e piuttosto nervoso, si è sottoposto fin da giovane a un trattamento psicoanalitico, ma ha finito per trovare la sua autentica “cura” nell’amore per la fantascienza e nelle salde amicizie che quest’ambiente gli ha permesso di stringere: con Edmond Hamilton, più tardi con Frederik Pohl e James Gunn. All’inizio della carriera Williamson ha collaborato con “Weird Tales” e altre riviste del soprannaturale: storie fantastiche come quelle raccolte nell’antologia del 1975 The Early Williamson o il romanzo Golden Blood (Il popolo d’oro, 1933). Molti anni dopo tornerà alla fantasy, ma in chiave più matura, con il romanzo Reign of Wizardry (L’impero dell’oscuro, 1965, una rievocazione del mito di Teseo). Laureato con una tesi su H.G. Wells, autore cui nel 1973 ha dedicato un saggio (H.G. Wells, Critic of Progress), Williamson ha insegnato per gran parte della vita letteratura inglese all’University of Eastern New Mexico. In campo fantascientifico ha esordito su “Amazing Stories” e per molti anni ha continuato a collaborare con le riviste, fornendo racconti d’avventura basati sul cosiddetto “sense of wonder”: esempio classico ne è il famoso ciclo della Legione dello spazio (1934-39). All’avventura spaziale ha dedicato una matura riflessione in The Moon Children (I figli della luna, 1972), romanzo scritto dopo i primi sbarchi dell’uomo sul nostro satellite.

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Michael John Harrison

marzo 24th, 2014

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Dopo il successo di Luce dell’universo 

e Nova Swing, torna su “Urania”

un grande della sf britannica

 

Michael John Harrison è nato il 26 luglio 1945 e vive nella zona occidentale di Londra, facendo il critico per il “Times Literary Supplement” oltre che il romanziere.

Il suo sito internet è all’indirizzo:  HYPERLINK “http://www.mjohnharrison.com/index.htm” http://www.mjohnharrison.com/index.htm Ha pubblicato il primo romanzo, The Pastel City, nel 1971: “Urania” lo ha tradotto nel n. 809 con il titolo La città del lontanissimo futuro. Nel 1982 il successivo romanzo In Viriconium ha vinto un premio indetto dal quotidiano “Guardian”. Dopo due raccolte di racconti, The Ice Monkey e Viriconium Nights, sono usciti Climbers (1989) e il graphic novel The Luck in the Head in collaborazione con Ian Miller. Del 1992 è il nuovo romanzo The Course of the Heart, e del 1997 Signs of Life; nel 2000 è la volta della raccolta di racconti Travel Arrangements. 

Light (2002), tradotto come Luce dell’universo nel supplemento n. 26 di “Urania” del febbraio 2006, ha vinto il premio James Tiptree 2003.

Ad esso è seguito Nova Swing (2006, tradotto con lo stesso titolo nel n. 1559 della nostra collana). Il romanzo trova momenti di autentica grandezza nella descrizione di Saudade, “la città che sorge a diecimila anni luce da casa”, e della colossale perturbazione galattica nota come Fascio Kefahuchi, un frammento della quale è caduto nei pressi del suo abitato. A questo classico della fantascienza moderna fa seguito oggi il terzo capitolo del trittico, Lo spazio deserto (Empty Space, 2012), che condivide alcuni personaggi e situazioni con i primi due: Vic Serotonin, lo spericolato esploratore della singolarità; l’elusiva creatura nota come Shrander e Sandra Shen, che alcuni dicono sia un avatar di Shrander.

Qualche lettore si sarà accorto del nostro continuo interesse nei confronti degli scrittori briannici: da Peter F. Hamilton ad Alastair Reynolds, da Kim Newman a M. John Harrison, ci sembra siano questi i più caratteristici innovatori di un tipo di romanzo avveniristico che è sempre più difficile distinguere dalla sua controparte letteraria o mainstream.

 

G.L.

 

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Urania Collezione 134: I figli della luna

febbraio 27th, 2014

williamsonprevNel sistema solare accadono cose incredibili. Sulla luna, l’astronave Seeker 1 registra un’immagine misteriosa che secondo alcuni sarebbe quella di un fortino irto di missili, secondo altri una meteora d’oro o un gigantesco terminale transgalattico. Nelle grotte di Mercurio si nasconde qualcosa che ingoia tutti coloro che si avventurano per esplorarle. Misteriose nebbie verdi si stendono sulla Terra spargendo la morte, “serpenti” succhiatori d’energia raggiungono il nostro pianeta dal lontano Ganimede. E ancora, chi manda le orribili “formiche” meccaniche divoratrici di metalli? Per quale inaudita, straordinaria missione sono nati i Figli della luna dagli occhi d’oro? Scritto l’anno dopo la fine delle missioni Apollo, questo celebre romanzo riapre in grande stile l’odissea dell’uomo nell’universo.

JACK WILLIAMSON È nato in Arizona nel 1908 ed è scomparso a Portales, New Mexico, nel 2006..Vivace romanziere che ha saputo rinnovarsi molte volte, ha esordito con il ciclo della Legione dello spazio (tre romanzi apparsi nel 1934, 1936 e 1939) e.La legione del tempo (1938). Su “Unknown”, la celebre rivista diretta da John W. Campbell, jr., ha iniziato una nuova fase, più matura, con Il figlio della notte (Darker Than You think, 1940; ampliato nel 1948). Tra i più famosi romanzi del dopoguerra vanno ricordati Gli umanoidi (The Humanoids, ciclo composto da numerosi racconti del 1947, 1949, 1969 e 1980, anno in cui è uscito il seguito ufficiale The Humanoid Touch) e il trittico delle Scogliere dello spazio (The Reefs of Space, tre romanzi 1964-’69) scritto insieme a Frederik Pohl. Su “Urania”, oltre ai romanzi classici, sono apparsi tutti i titoli più recenti di Williamson, da Figlia del fuoco (Firechild, n. 1115) a Il sole nero (The Black Sun, n. 1329). Jack Williamson è anche autore di un’autobiografia dal titolo Wonder’s Child: My Life in Science Fiction.

 

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Urania Collana 1604: Lo spazio deserto

febbraio 27th, 2014

spazioprevAnna Kearney vede la sua casa prendere fuoco, ma le fiamme sono statiche e non fanno fumo. L’esploratore illegale Vic Serotonin scompare in un’anomalia fisica che fino ad allora gli aveva permesso di vivere e prosperare. I suoi amici comprano un’astronave per raccogliere i bizzarri manufatti del circo di Sandra Shen, un avatar dell’elusiva creatura nota come Shrander, mentre una teoria di cadaveri apparsi dal nulla comincia a levitare verso i soffitti delle case. Poi una voce senza corpo annuncia: “Mi chiamo Pearlant e vengo dal futuro”. Questi fenomeni apparentemente dissociati sono riconducibili, peraltro, all’anomalia più spettacolare del romanzo: il Fascio Kefauchi, gigantesca “singolarità” astronomica popolata di soli artificiali e residui di antiche civiltà extraterrestri che abbiamo già conosciuto in due splendidi romanzi di Harrison, Luce dell’universo e Nova Swing, entrambi pubblicati su “Urania” con grande successo.

 

 

M.JOHN HARRISON Nato in Inghilterra il 26 luglio 1945, ha pubblicato il primo romanzo, The Pastel City, nel 1971: “Urania” lo ha tradotto nel n. 809 con il titolo La città del lontanissimo futuro. Luce dell’universo (Light, 2002, apparso nel n. 26 dei nostri supplementi) ha vinto i premi James Tiptree e Arthur C. Clarke. Nova Swing (2006) è un romanzo che si accompagna idealmente a Light, di cui Lo spazio deserto (Empty Space, 2012) condivide alcuni personaggi e il colossale sfondo galattico.

 

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Urania Horror 5 : Notte Eterna

febbraio 27th, 2014

LOGANPREVSono trascorsi due anni da quando il virus diffuso dai vampiri ha invaso il mondo, che è ormai sull’orlo della distruzione. Il Padrone, il potentissimo capo degli strigoi, dopo aver annientato qualunque forma di resistenza da parte degli umani, ha rinchiuso in vasti campi di prigionia i sopravvissuti. A guidare i ribelli è una banda improvvisata di combattenti: Ephraim Goodweather, capo dell’Ente controllo e prevenzione malattie infettive, la dottoressa Nora Martinez, il disinfestatore russo Vasiliy Fet e il misterioso signor Quinlan. Le creature del male sembrano avere vinto su tutti i fronti, ma anche il Padrone ha un punto debole e solo un uomo è in grado di approfittarne. Ci si potrà fidare di lui? Epica conclusione della trilogia “Nocturna”, Notte eterna è una storia di pura adrenalina, tra scenari cupi e spiazzanti, in cui pochi eroi di tragica grandezza tengono alta la fiamma della speranza per aggiudicarsi l’ultima, imprevedibile mano di una partita decisiva.

GUILLERMO DEL TORO nato e cresciuto a Guadalajara, in Messico, ha debuttato come regista nel 1993 con il fi lm Cronos.

 

CHUCK HOGAN è autore di molti romanzi di successo, tra cui The Standoff e Prince of Thieves.

 

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Michael Moorcock

febbraio 18th, 2014

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Nato a Londra nel 1939, Moorcock ha impresso il segno a tre decenni della fantascienza britannica. Negli anni Sessanta ha diretto la storica rivista “New Worlds” – favorendo il decollo della cosiddetta new wave inglese – e ha pubblicato i suoi primi romanzi di fantascienza, imboccando nuove strade rispetto agli esordi fantastico-avventurosi. Tra i frutti di questo lavoro vi è I.N.R.I. (1966, premio Nebula ’67), romanzo che abbiamo ripubblicato con successo nel n. 102 di Urania collezione, e che, pur facendo uso di un luogo tipicamente fantascientifico come il viaggio nel tempo, lo sfrutta per arrivare a una narrazione mitologica. I racconti fantasy di Moorcock, del resto, avevano gettato le basi per una concezione unitaria del genere: le avventure di Sojan lo spadaccino e, successivamente, i pastiche burroughsiani di Marte, le gesta del principe Corum e quelle di Elric di Melniboné, la sua creatura più famosa, hanno in comune l’idea che tutte le storie possibili siano ambientate su altrettanti piani della realtà: e che miriadi di storie, su miriadi di livelli, formino nell’insieme il Multiverso in cui rientra tutta la produzione moorcockiana. Nella saga fantasy del principe Corum (sei romanzi pubblicati fra il 1971 e il 1974) il concetto viene chiarito in modo definitivo, sicché tutto quanto prende vita in Moorcock è collegato, niente appare casuale.

Negli anni Settanta il nostro crea alcune tra le opere più impegnative: la cosiddetta sequenza del “Campione eterno” – in cui rientrano le avventure di Corum e che vede in I.N.R.I. una sorta di premessa generale, perché i protagonisti della serie saranno tutti uomini del destino, eroi/antieroi dei rispettivi miti – e le Cronache di Jerry Cornelius. Quest’ultimo, personaggio ricorrente in una serie di romanzi ai confini tra science fiction e postmoderno, è una creatura ambigua che si muove in un mondo futuro distorto, apocalittico e grottesco dove i molti problemi dell’umanità sono giunti alla resa dei conti. In The Final Programme, ad esempio (da cui Robert Fuest trasse il film omonimo, ribattezzato in Italia Alpha Omega, il principio della fine), un trio di malfattori si impossessa del programma studiato dal padre di Jerry per combattere la fame nel mondo e lo usa ai propri fini, favorendo la nascita diun nuovo, mostruoso messia.Negli anni Ottanta Moorcock è tornato alla fantasy, suo antico amore, e al romanzo tout-court, con opere mature e personali. In questo periodo ha completato il ciclo di Elric di Melniboné, il principe albino dalla spada fatata e il tragico destino che resta una delle creazioni più originali nel campo della fantasia eroica, ma si è dato anche al fumetto e alla sistemazione della sua vasta produzione in una serie di edizioni accurate e pressoché onnicomprensive. In seguito si è trasferito in America, dove ha portato la sua cultura ed esperienza, senza abbandonare idealmente il vecchio continente: recentemente è stato ospite di Lucca Comics dove gli appassionati italiani hanno potuto festeggiarlo calorosamente.

Tanto affetto e considerazione poggiano però soprattutto sulla memoria, perché a differenza che sui mercati librari più maturi, oggi di Michael Moorcock in Italia si trova soltanto la ristampa del ciclo di Elric, passata dalla Nord a Fanucci, mentre la lodevole iniziativa di rimettere in circolazione il Programma finale (riproposto dallo stesso editore nel 2006) non ha avuto praticamente seguito. Eppure si tratta di un narratore chiave, senza il quale buona parte della fantascienza degli anni Settanta non sarebbe stata possibile. Un narratore che speriamo di poter proporre anche in futuro, su queste pagine e su Urania, per riprendere il discorso che riguarda il versante fantascientifico della sua produzione.

Dopo I.N.R.I. (che era uscito da MEB nei remoti anni Settanta), bisognava ripubblicare almeno due romanzi tradotti su “Galassia” quarant’anni fa: Il corridoio nero e Il veliero dei ghiacci. Lo faremo quest’anno, partendo con il volume di Urania collezione che avete fra le mani e proseguendo in agosto con uno straordinario Millemondi tutto-Moorcock dove appariranno Il veliero dei ghiacci, Il campione eterno e I riti dell’infinito. Dopodiché si dovrebbero affrontare i romanzi inediti di Jerry Cornelius, cioè tutti meno uno, il già ricordato Programma finale: i primi sono A Cure for Cancer (1971), The English Assassin (1972), The Condition of Muzak (1977, vincitore del premio letterario indetto dal “Guardian”), giù giù fino a The Entropy Tango (1981), The Alchemist’s Question (1984) e Firing the Cathedral (2002).

Se questo programma può sembrare ambizoso (e indubbiamente lo è), bisogna aggiungere che servirebbe soltanto a dare un’idea del vulcanico Moorcock. Poi bisognerebbe rileggere i romanzi del lontano futuro che il nostro ha costruito intorno alla figura di un personaggio simile a Jerry Cornelius – anche nel nome – ma forse ancora più ambiguo e “spiazzato” nel tempo: Jherek Carnelian. La serie è composta da tre titoli principali – An Alien Heat, The Hollow Lands e The End of All Songs, rispettivamente del 1972, 1974 e 1976 – più la raccolta di racconti Leggende alla fine del tempo, che ha visto la luce anche in italiano nel n. 7 di “Robot” speciale; infine, dal romanzo del 1977 The Transformation of Miss Mavis Ming. Si tratta di racconti fantastici “dal clima sognante”, come dice John Clute, ambientati in un’epoca lontanissima in cui gli esseri umani hanno poteri semidivini, ma anche, in parte, nel XIX secolo inglese, epoca nella quale Carnelian farà ritorno innamorandosi per la prima volta.

Infine, si potrebbero riesaminare il ciclo bellico di von Bek – solo un titolo apparso da noi, Il mastino della guerra del 1981 – , quello dell’Etere, i romanzi fantasy come Gloriana… In realtà, non è un programma che possiamo sostenere da soli qui a “Urania”. Dovremmo essere fiancheggiati da un editore generalista – ad esempio, i nostri cugini “Oscar” – che ci assicurasse una permanenza in libreria dei titoli migliori. Lo stesso I.N.R.I., con la sua devastante carica polemica ma anche con il suo uso brillante del mito cristiano, meriterebbe di essere conosciuto tra i lettori di narrativa tout-court.(Il romanzo descrive una sorta di palingenesi alla rovescia: il protagonista Karl Glogauer arriva all’epoca di Cristo in una macchina del tempo che sembra una placenta e “nasce” al mondo del passato ma anche del mito. Si tratta, all’apparenza, di un mito capovolto, ma in effetti le tappe della tragica odissea di Glagauer ricalcano fedelmente quelle del Messia perché così dev’essere, fino alla conclusione sulla croce e al grido umanissimo che gli esce dalla gola quando si rende conto che sta per morire al posto di nostro Signore: It’a lie! It’s a lie! Let me down!)Un romanzo iconoclasta? Non soltanto: piuttosto, un romanzo che moltiplica le icone creandone di proprie e facendo riecheggiare l’urlo della vittima – del figlio dell’uomo – attraverso le gallerie del tempo, fino alle estreme conseguenze. Il personaggio di Karl Glogauer tornerà in una seconda avventura, Breakfast in the Ruins – A Novel of Inhumanity del 1972, dando vita così a un proprio mini-ciclo all’interno del più grande mosaico che riguarda il Campione eterno.

Quanto al Corridoio nero che vi accingete a leggere o avete appena letto, uscito nel 1969 precede di poco i devastanti romanzi di Barry Malzberg degli anni Settanta, da Beyond Apollo a The Falling Astronauts, ed è evidente il debito del geniale narratore americano nei confronti dell’inglese Moorcock, che inventa l’ambiente dello “spazio disturbato”, anzi folle: mutuandolo da Ballard o da Dick ma portandola a perfezione. Così, un anno dopo 2001 odissea nello spazio, Moorcock firma la prima odissea tutta psichica della fantascienza moderna; allucinazioni? Realtà multiple? Invasioni mentali? Tutto è possibile in questo romanzo a più livelli che si legge come un implacabile diario di bordo.

Oltre ad averci dato alcuni tra i più originali racconti fantastici del suo tempo, Michael Moorcock ci ha messi di fronte al fatto che non esiste una vera separazione tra realtà e fantasia, tra “oggi” e “domani”, tra mito e storia. Ogni cosa è parte del Multiverso e può apparire davanti ai nostri occhi in forme cangianti. In un artista visionario, tutto ha rilevanza e ci riguarda. Non saranno gli effetti speciali della fantasy o della sf ad attenuare l’impatto sociale della visione, il realismo che sottende le nuove forme del mito. Anzi, come afferma John Clute nell’Encyclopedia of Science Fiction, “i romanzi di Michael Moorcock mescolano fantascienza, fantasy e verismo sociale inglese. Per questa ragione costituiscono un bel passo avanti rispetto alla narrativa popolare e trascendono i limiti del genere, anche se non abbandonano mai la materia e le preoccupazioni delle origini”.

 

Giuseppe Lippi

 

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Robert A. Heinlein e il gioco degli specchi

febbraio 18th, 2014

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a seconda parte dei racconti

introvabili di Heinlein, un

classico di arguzia e inventiva

 

Robert Anson Heinlein è nato a Butler, Missouri, nel 1907 ed è morto nel 1988. Dopo aver dovuto rinunciare alla carriera di ufficiale navale a causa di una malattia, si è dedicato alla fantascienza e scrivendo sulle riviste di John W. Campbell Jr. (“Astounding” e “Unknown”) è divenuto in pochissimo tempo uno dei suoi maestri moderni. Nel periodo maturo della carriera ha firmato alcuni tra i libri per ragazzi più riusciti non solo della science fiction ma di tutta la narrativa avventurosa, come Cittadino della galassia (Citizen of the Galaxy, 1957) e Fanteria dello spazio (Starship Troopers, 1959). Ha affrontato molti temi classici, aggiornandoli: la subdola invasione aliena in Il terrore dalla sesta luna (The Puppet Masters, 1951), il viaggio nel tempo in La porta sull’estate (The Door Into Summer, 1957), il futuro della tecnologia in Waldo (id., 1942); ma ha anche introdottoconcetti nuovi, dal confronto tra scienza e magia in Anonima stregoni (Magic, Inc., 1940) all’astronave generazionale di Universo (Orphans of the Sky o Universe, un testo degli anni Quaranta riveduto nel 1963), il cui tema è stato poi largamente sfruttato; fino al capovolgimento in termini della questione razziale in La fortezza di Farnham (Farnham’s Freehold, 1962), romanzo che abbiamo già presentato in versione integrale su “Urania collezione”.

Molti dei suoi racconti, a cominciare dalla “Linea della vita” (1939), possono essere visti come il tentativo di raccontare il futuro storicamente, in una sequenza logica e ordinata, traendone gli insegnamenti che stanno a cuore a Heinlein e a molti della sua generazione: americani pragmatici, decisi a vincere la Seconda guerra mondiale, a trasformare il mondo in senso tecnocratico e ad amministrarlo come un meccanismo a orologeria. Nei racconti della “Storia futura”– così battezzata dallo stesso Heinlein – vi è la presa di coscienza che l’America è ormai ben altra cosa rispetto ai tempi dei Padri fondatori, ma anche di Abramo Lincoln. Il fatto è che il grande paese si è automatizzato, alterando la propria fisionomia e la volontà che l’accompagna; d’ora in poi la felicità, il diritto all’autorealizzazione, la fede in Dio eccetera non passeranno più per i boschi di Walden o per le riflessioni dei trascendentalisti, ma per le fabbriche, i campi d’aviazione e le catene di montaggio.

Al tempo stesso, Heinlein si dice favorevole al concetto di democrazia intesa come estrema libertà individuale, e addirittura armata. A un certo punto della sua carriera scrive una controstoria della Rivoluzione americana che intitola La luna è una severa maestra (The Moon Is a Harsh Mistress, 1966), romanzo in cui gli ideali libertari si scontrano con quelli della programmazione statale, mettendo in cattiva luce il modello collettivista. E si potrebbe continuare a lungo sulle ambiguità ideologiche (dal punto di vista europeo) del nostro autore, ma è stato già fatto e non è il caso di tornarvi qui. Ci limiteremo a osservare che, come altri romanzieri prima e dopo di lui, Robert Heinlein si è dotato di un’ideologia-progetto che ha i suoi perni nell’efficientismo, nella disciplina militare, nella necessità di difendere la civiltà combattendo i nemici, ma anche nella difesa radicale delle libertà individuali e in seguito sessuali; e che quegli ideali si alternano nei romanzi, oscillanti tra un anarchismo liberatorio precursore del ’68 e un amore per il militarismo e la repressione “necessaria” di tipo neofascista. Ripetiamo, l’ambivalenza è un fenomeno letterario comune e non dovrebbe stupire più di tanto, ma nel caso di Heinlein colpisce perché è un autore che suscita semplici e immediate passioni.

Il grande vecchio ha avuto una lunga e multiforme carriera, tutt’altro che limitata all’editoria di genere: nel 1950 ha scritto la sceneggiatura del pionieristico Uomini sulla luna (Destination Moon) di George Pal, primo esempio di cinematografia a colori sul tema del volo spaziale. Con il romanzo Straniero in terra straniera (Stranger in a Strange Land, 1961) ha tentato un esperimento in anticipo sui tempi: in America il libro suscitò polemiche non solo per l’allegra franchezza con la quale affrontava temi scottanti come la religione e il sesso, ma anche per la sua mole. Notissimo nel campo della fantascienza tecnologica, si è divertito a stupire i lettori con quella paradossale e umoristica, compresi alcuni racconti del fantastico puro che sfuggono alla cronologia della Storia futura e sono usciti su “Unknown” o altre riviste ai confini tra i generi. Quest’ultimo tipo di produzione heinleniana è stato raccolto in due antologie, Waldo + Magic, Inc. del 1950 e The Unpleasant Profession of Jonathan Hoag del 1959. Nel 1999 Tor Books, un grosso editore americano di fantascienza, ha riunito le due vecchie raccolte in un imponente volume unico, The Fantasies of Robert A. Heinlein, che “Urania” ha tradotto in due volumi: Anonima stregoni (n. 1456) e Il mestiere dell’avvoltoio (n. 1474). Oggi ripubblichiamo la raccolta, sempre in due parti, reimpostando la cronologia delle antologie originali, per cui questo secondo volume contiene Il mestiere dell’avvoltoio e altri racconti (in modo da rispecchiare la raccolta USA del 1959), mentre il precedente, pubblicato su Urania n. 1596, ripresentava i due romanzi apparsi insieme per la prima volta nel 1950, Waldo e Anonima stregoni.

Ma anche se non avesse scritto queste deliziose avventure, Heinlein sarebbe ugualmente riconosciuto come uno degli autori più estroversi e sempre capaci di rinnovamento della science fiction classica. Non è un caso che dopo il 1971 abbia conosciuto una nuova stagione creativa, iniziando con il grosso romanzo a sfondo psicosessuale Non temerò alcun male (I Will Fear No Evil) e continuando con una serie di opere controverse che hanno mostrato le molte sfaccettature della sua personalità. Questi romanzi sono: Lazarus Long, l’immortale (Time Enough for Love, 1973: un seguito del precedente Ifigli di Matusalemme), Il numero della bestia (The Number of the Beast, 1981, sempre inserito nel ciclo di Lazarus Long), Operazione domani (Friday, 1982), Il gatto che attraversa i muri (The Cat Who Walks Through Walls, 1985, un’altra aggiunta al ciclo di Long), Oltre il tramonto (To Sail Beyond the Sunset, 1987, il suo ultimo romanzo).

Intanto, un solo romanzo di Heinlein era rimasto a lungo inedito, pur risalendo agli anni 1938-39: si tratta di For Us, the Living – A Comedy of Customs. In America è stato pubblicato finalmente dall’editore Scribner (2004) e in Italia lo ha tradotto “Urania” nel dicembre 2005 (con il titolo A noi vivi, n. 1505). La decisione di pubblicarlo a quasi settant’anni dalla composizione originaria fa già intendere che si tratta di un testo particolare: quello che avrebbe dovuto essere il primo romanzo di Heinlein e che non lo è stato – per una serie di vicissitudini creative ed editoriali – parte subito con notevoli ambizioni e idee molto precise. Idee sulla scienza, la tecnologia, il ruolo dell’America: perché For Us, the Living non è una storia d’azione e neppure un capitolo della celebre Storia futura heinleniana, ma è semplicemente la storia futura degli Stati Uniti, già tutta racchiusa in una visione utopica e polemica di ampio respiro. L’espediente che dà il via al racconto è talmente classico da richiamare alla mente i maestri storici dell’utopia,Samuel Butler (Erewhon), Edward Bellamy (Guardando indietro)e soprattutto William Morris, le cui Notizie da nessun luogo descrivono, come il testo di Heinlein, l’avventura di un Povero Moderno nel mondo del futuro, della post-modernità. Quello che il libro mette in scena è un esame affascinante e impietoso della civiltà di domani: una civiltà che in Heinlein, come in Morris e Bellamy, è studiata tratto per tratto, settore per settore, con la pazienza di un entomologo. Per i lettori abituati al futuro autore di Fanteria dello spazio, Stella doppia o La porta sull’estate è stata una scoperta, una variazione sul tema del progettare mondi alternativi; per tutti è stata un’importante aggiunta alla conoscenza di un autore che viene ancora considerato sinonimo di fantascienza americana, e di cui Philip K. Dick ha scritto: “Anche se abbiamo idee politiche completamente diverse, lo considero il mio padre spirituale,”1.

Mondadori ha anche ripresentato, in “Urania collezione”, la versione integrale della Fortezza di Farnham, precedentemente noto come Storia di Farnham (Farnham’s Freehold, 1962). Il romanzo affronta uno dei temi più scottanti – quello razziale – da un punto di vista così personale che non possiamo nemmeno definirlo “provocatorio” nel senso abituale del termine. Nel leggere il libro dobbiamo riportarci alla prima metà degli anni Sessanta, quando prendeva piede il movimento per i diritti civili e l’espressione “civiltà multietnica” non aveva semplicemente diritto di asilo (con buona pace del melting pot di ottocentesca memoria). Detto ciò, dobbiamo osservare che questo acre romanzo meritavauna ristampa perché aveva avuto un’unica edizione italiana nel 1965 e neppure in volume a sé stante, ma nell’antologia L’ombra del 2000; che era stato dato in una versione talmente incompleta da mancare di circa un terzo del testo originale; e che rappresentava uno dei libri più oscuri e meno citati di un autore ancora popolare tra migliaia di lettori. Nella prima parte della Storia si parla di sopravvivenza e problemi logistici in un microcosmo post-nucleare; nella seconda di una società capovolta e impazzita che rappresenta il particolare inferno di questa visione heinleniana, in cui i neri d’America sono diventati padroni del campo e hanno reintrodotto vecchie pratiche tabù. Non bisogna dimenticare che lo scrittore di fantascienza – anche uno scrittore idiosincratico come Heinlein – non è necessariamente un sociologo o un filosofo che costruisce sistemi coerenti, ma un artista o aspirante tale. In questo senso, oggi può vedere bianco ciò che domani vedrà nero e viceversa. Sulla particolare scacchiera del futuro, Robert A. Heinlein ha spesso giocato a colori invertiti, da esperto moralista. In successivi romanzi, ad esempio quelli degli anni Settanta, avrebbe assunto altre maschere ancora.

 

G.L.

 

1 Nell’introduzione alla raccolta personale Non saremo noi (The Golden Man).

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