La semplicissima arte del delitto

gennaio 7th, 2009

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Cari lettori del Giallo Mondadori. Abbiamo discusso tempo addietro, di quanto fosse interessante la rivista interna agli antichi Gialli Moondadori. La mia intenzione è quella di propore sul blog, salturiamente,  articoli che possano essere interessanti punti di partenza per discutere del Nostro genere preferito: Il Giallo.

Così, dopo aver apprezzato il racconto di Luca Conti apparso pochi giorni fa, ecco che Vi proponiamo un articolo di Fabio Lotti (http://www.sherlockmagazine.it/rubriche/2976/) su “La semplicissima arte del delitto”.

Buona lettura!

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Rifaccio il verso ad un titolo famoso di un famoso scrittore per attirare l’attenzione dei lettori. E mi si compianga per questo subdolo artificio.

Dunque questa semplicissima arte del delitto è diventata di una banalità sconcertante. Semplicissima, appunto. Tutti ormai scrivono gialli, intesi in senso lato, e chi non lo fa è proprio un deficiente, un buono a nulla. Un ritardato mentale. E allora giù a picchiettar sui tasti e a sfornare storie su storie e a infilar piedipiatti dappertutto. In ogni tempo e in ogni luogo. Non c’è spazio temporale o ambientale che non li veda all’opera. Limitandoci al nostro stivale ogni città, ogni paese di pianura, collina, montagna ha il/la suo/a bravo/a detective che vigila acuto nei dintorni e fra poco avremo pure quello di quartiere e ci si sta attrezzando per quello casalingo. A volte mi prende una paura matta che vengano a scuriosare anche in casa mia e mi arrestino, per avere schiacciato con un ben assestato colpo di ciabatta il ragnetto peloso che pendeva schifosetto sulla parete del mio piccolo studio.

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Alla deriva (1209)

novembre 28th, 2008

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Inghilterra 1944. La Luftwaffe non dà tregua. Gordon Cloade è solo l’ennesima vittima dei bombardamenti.I suoi familiari sono sconvolti per il lutto, certo, ma anche divorati dall’avidità. Poco prima di morire, infatti, Gordon aveva incontrato e sposato Rosaleen, una giovane vedova. Sarà quindi lei l’erede del colossale patrimonio dei Cloade. Intanto girano voci inquietanti: il primo marito di Rosaleen potrebbe non essere morto, quindi il matrimonio con Gordon non sarebbe valido. Tra sconosciuti chedicono di sapere la verità, ricatti incrociati e morti misteriose, solo l’intuito dell’investigatore belga sarà in grado di ridare la pace ai morti. 

Agatha Christie (1890-1976), creatrice di Hercule Poirot e di Miss Marple, nasce a Torquay, sulla costa inglese, da una famiglia agiata. Durante la Prima guerra mondiale presta servizio come crocerossina e nel 1920 pubblica il suo primo giallo: Poirot a Styles Court. A questo folgorante esordio seguono numerosissimi romanzi, racconti, testi teatrali e radiofonici. Dopo il divorzio dal primo marito, il pilota Archibald Christie, si risposa con l’archeologo Max Mallowan, con il quale intraprende diversi viaggi in Medio Oriente. Nel 1954 vince il Grand Master Award, nel 1955 il New York Drama Critics Circle Award e nel 1971 viene nominata dalla regina Elisabetta Dame dell’impero. 

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I classici del Giallo (1196): Poirot e la salma

luglio 9th, 2008

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Questo mese con “I classici del Giallo Mondadori”, Agatha Christie e il Suo personaggio più famoso, Hercule Poirot, ci porteranno nella tranquilla campagna inglese alla scoperta di un grande ed intricatissimo omicidio.

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Una tiepida domenica d’autunno. Hercule Poirot arriva puntuale alla residenza di campagna di sir Henry e lady Hangkatell. Un impeccabile maggiordomo lo scorta verso il giardino dove saranno serviti gli aperitivi. Ma lo attende una sorpresa. Sul bordo della piscina  giace  il corpo di un uomo e, in piedi, accanto a lui, una donna stringe una pistola. Poirot è irritato dalla messa in scena assurda  e di cattivo gusto. Ma il delitto è stato veramente commesso. E solamente lui, Poirot, sarà in grado di trovare la chiave dell’enigma.

Agatha Christie (1890 – 1976) creatrice di Poirot e Miss Marple, nasce a Torquay, sulla costa inglese, da una famiglia agiata. Durante la prima guerra mondiale, presta servizio come crocerossina e nel 1920 pubblica il suo primo romanzo : Poirot a Styles Court.A questo folgorante esordio, seguono numerosissimi romanzi, racconti, testi teatrali e radiofonici.Dopo il divorzio dal primo marito, il pilota Archibald Christie, si risposa con l’archeologo Max Mallowan, con il quale intraprende numerosi viaggi in Medio Oriente. Nel 1954 vince il Grand Master Awards, nel 1955 il New York Drama Critic Circle Award e nel 1971 viene nominate dalla Regina Elisabetta, dama dell’Impero.

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L’isola dei delitti

giugno 30th, 2008

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Grazie al “Giallo Mondadori” questo mese i lettori potranno assaporare un’antologia fresca come il vento d’estate e calda come la mano della morte.

Grandissimi Autori, qui raccolti, per soddisfare ogni genere di “palato”.

Classici immortali come “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie accompagnati da altre due imperidibili storie di Hake Talbot e Roy Vickers.

Un ottimo volume da portare sotto l’ombrellone.

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Top Ebook

aprile 16th, 2013

Crediamo di fare cosa gradita segnalando gli ebook che più stanno riscuotendo successo sugli store online. Un’operazione piuttosto agevole e molto vicina al reale andamento dei libri in digitale, perché i resoconti dagli store arrivano mese dopo mese (al contrario delle edicole, dove possono passare anche otto mesi, prima di poter avere i dati certi di vendita di un libro).
Quest’area del blog sarà quindi dedicata all’aggiornamento delle classifiche di vendita dei nostri ebook. Si tratterà dello storico di vendita aggiornato mese dopo mese, in modo da avere rapidamente sott’occhio quali sono i titoli più venduti in digitale delle nostre collane. I dati raccolti rappresentano il venduto complessivo, calcolato su tutte le piattaforme digitali in cui i nostri ebook sono distribuiti, a partire dal giorno di messa in vendita di ogni singolo libro.

 

AGGIORNAMENTO Febbraio 2017

N. titolo autore collana
1 SENTO I POLLICI CHE PRUDONO CHRISTIE AGATHA IL GIALLO MONDADORI
2 BENTORNATO, ELLERY! QUEEN ELLERY I CLASSICI DEL GIALLO
3 UN PAIO DI SCARPE QUEEN ELLERY I CLASSICI DEL GIALLO
4 SE MORISSE MIO MARITO CHRISTIE AGATHA IL GIALLO MONDADORI ORO
5 PERRY MASON E IL CANE MOLESTO GARDNER ERLE STANLEY I CLASSICI DEL GIALLO
6 L’ASSASSINO È TRA NOI QUEEN ELLERY I CLASSICI DEL GIALLO
7 OSSESSIONE STEIN CHARLOTTE IL GIALLO MONDADORI
8 IL FIUME MORTALE PERRY ANNE IL GIALLO MONDADORI
9 CONGIURA A BUCKINGHAM PALACE PERRY ANNE IL GIALLO MONDADORI
10 PERRY MASON E L’AVVERSARIO LEALE GARDNER ERLE STANLEY I CLASSICI DEL GIALLO
11 MEZZANOTTE A MARBLE ARCH PERRY ANNE IL GIALLO MONDADORI
12 LA LOGICA DEL DELITTO CHESTERTON GILBERT KEITH IL GIALLO MONDADORI
13 LA CROCIATA DEI BAMBINI RENDELL RUTH IL GIALLO MONDADORI
14 PERRY MASON E IL PUGNO NELL’OCCHIO GARDNER ERLE STANLEY I CLASSICI DEL GIALLO
15 ESPERIMENTI DEDUTTIVI DI ELLERY QUEEN QUEEN ELLERY I CLASSICI DEL GIALLO
16 IL PALAZZO DALLE CINQUE PORTE DI MARINO STEFANO IL GIALLO MONDADORI
17 PERRY MASON E LA NUDISTA GARDNER ERLE STANLEY I CLASSICI DEL GIALLO
18 PERRY MASON E IL SIERO DELLA VERITA’ GARDNER ERLE STANLEY I CLASSICI DEL GIALLO
19 UNO DI NOI DEVE MORIRE CURTISS URSULA I CLASSICI DEL GIALLO
20 IN UN VICOLO CIECO PERRY ANNE IL GIALLO MONDADORI
21 TRADIMENTO A LISSON GROVE PERRY ANNE IL GIALLO MONDADORI
22 IL CANTUCCIO DELLA STREGA DICKSON CARR JOHN I CLASSICI DEL GIALLO
23 ANNO DOMINI AA.VV. IL GIALLO SUPPLEMENTO
24 AL SERVIZIO DI SUA MAESTÀ BOWEN RHYS IL GIALLO MONDADORI
25 LA VEDOVA BEFFARDA CARTER DICKSON I CLASSICI DEL GIALLO
26 PERRY MASON E LA NAVE BISCA GARDNER ERLE STANLEY I CLASSICI DEL GIALLO
27 SOLI NEL BOSCO RENDELL RUTH IL GIALLO MONDADORI
28 I DODICI DELITTI DI NATALE BOWEN RHYS IL GIALLO MONDADORI
29 PERRY MASON E LA ROSSA AMBIZIOSA GARDNER ERLE STANLEY I CLASSICI DEL GIALLO
30 INTRIGO IN COSTA AZZURRA BOWEN RHYS IL GIALLO MONDADORI
31 GLI INGANNI DI DORCHESTER TERRACE PERRY ANNE IL GIALLO MONDADORI
32 I DANNATI DEL TAMIGI PERRY ANNE IL GIALLO MONDADORI
33 CHARLIE CHAN E LA DONNA INESISTENTE BIGGERS EARL DERR I CLASSICI DEL GIALLO
34 GIUSTIZIA CIECA PERRY ANNE IL GIALLO MONDADORI
35 LA SCELTA DI MURDOCH JENNINGS MAUREEN IL GIALLO MONDADORI
36 UN BIDONE DI GUAI WESTLAKE DONALD E. I CLASSICI DEL GIALLO
37 SANGUE REALE BOWEN RHYS IL GIALLO MONDADORI
38 UN MARE SENZA SOLE PERRY ANNE IL GIALLO MONDADORI
39 DELITTI IN GIALLO AA. VV. IL GIALLO SUPPLEMENTO
40 LA TRAPPOLA EBERHART MIGNON G. I CLASSICI DEL GIALLO
41 NON È POSSIBILE EBERHART MIGNON G. I CLASSICI DEL GIALLO
42 TERRORE AL VILLAGGIO WADE HENRY I CLASSICI DEL GIALLO
43 CAPONAPOLI SIVIERO MASSIMO IL GIALLO MONDADORI
44 PERCHÉ NON L’HANNO CHIESTO A EVANS CHRISTIE AGATHA IL GIALLO MONDADORI ORO
45 PRIGIONIERA DELLE OMBRE EBERHART MIGNON G. IL GIALLO MONDADORI
46 DIECI INCREDIBILI GIORNI QUEEN ELLERY I CLASSICI DEL GIALLO
47 IL TACCUINO DI SHERLOCK HOLMES CONAN DOYLE ARTHUR I CLASSICI DEL GIALLO
48 SH E IL MISTERIOSO CASO DI IPPOLITO NIEVO CAMMILLERI RINO IL GIALLO MONDADORI
49 SEI NOTTI DI MISTERO WOOLRICH CORNELL I CLASSICI DEL GIALLO
50 LE IMMAGINI RUBATE COSTANTINI MANUELA IL GIALLO MONDADORI

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Scorribande giallistiche II

novembre 14th, 2012

Un excursus leggeretto e un po’ pazzetto in qua e là. Come viene, viene…

Parto dalla nostra Agatha e dalla sua autobiografia dalla quale si evince che in fatto di mascalzoni andava per le spicce. Al malcapitato delinquente due opzioni: bere la cicuta od offrirsi volontario per le sperimentazioni al posto degli animali. Un po’ forte ma per certi disgraziati maledetti anche poco.

 La quale Agatha, tanto per rimarcare il suo ingegno, fu l’autrice del finale più interessante e “strano” (diciamo pure inverosimile in accezione positiva) di quel libro buttato giù a ventiquattro mani che è “L’ammiraglio alla deriva”. Insomma di quel parto miracoloso dei membri del “Detection club” (spiegazione inutile che già sapete tutto) il cui capitolo risolutivo era toccato ad Anthony Berkeley. Finale, il suo, nella norma, mentre la Regina del giallo ci infila un travestimento uomo-donna che è tutto una goduria. In più c’è la Marple che fa una testa così al povero ispettore Rude.

 

Dimezzando le mani esce “Veleno”, mica male anche questo se ad iniziarlo è una certa Dorothy L. Sayers e ho detto tutto, come diceva Peppino in un famoso film con Totò. Emma Farland, vedova, (e fin qui niente di strano), ricca (le cose si complicano) pensa che ci sia tra i suoi infidi eredi qualcuno che la stia avvelenando. E infatti perde peso ogni secondo ma nessuno le crede. Il solito, terribile finale, tocca allo scrittore David Hume le cui ultime parole dopo l’impresa furono “Che Dio mi scampi e liberi dal ripetere in avvenire una simile esperienza”.

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A proposito di Berkeley, citato in precedenza, è uscito “uora uora” per la benemerita Polillo “Uno sparo in biblioteca” del 1925, in cui fece la sua prima apparizione l’investigatore dilettante Roger Sheringham che abbiamo già visto alle prese con il celebre “Caso dei cioccolatini avvelenati”. Oltre che per i suoi libri Berkeley è ricordato anche per la frase perentoria “Quando troverò qualcosa che mi renderà di più delle detective stories, mi dedicherò a quello”. E fu di parola, perché ad un certo punto smise di scrivere gialli. Rimane il mistero di che cosa abbia trovato ma di sicuro non una cosa brutta.

Alla morte di Rex Stout tutti piansero anche per quella di Nero Wolfe. Ma se il primo rimase inchiodato nella tomba, il secondo risuscitò per opera di Robert Goldsborough che riuscì a ricostruire con ottima fedeltà i personaggi immortali. Anche se Archie Goodwin beve liquore al posto del latte (orrore!). Sempre sul grande Nerone si sa che in uno dei racconti bellici (quelli meno riusciti) si addestra con il cuoco Fritz Denner, fa pure la dieta e mi viene da scompisciarmi dal ridere in ogni caso.

René Raymond, meglio conosciuto come James Hadley Chase, famoso per le famose orchidee che non voleva dare a Miss Blandish, rimane ancor più famoso per la “sua” America che è come la Malesia di Salgari (già sentita mille volte). Mai vista, o poco vista, reale più di quella reale. Oltre che sul noir, Chase si buttò anche sulla spy-story, il cui eroe è Mark Girland, donne ai suoi piedi, alcol in bocca senza misura. E siccome Chase non era un bischero, verso gli anni ottanta, visto il vento che tirava (leggi Kaminski, Bloch, ecc…) si sposta sul leggero, ironico e sofisticato, (vedi “Delitto ad opera d’arte”) a dimostrazione che un talento naturale svaria anguillesco da tutte le parti. Solo con i pederasti come Kendrik ironizza mica tanto.

A proposito di Kamisnki citato, o meglio di Stuart Kaminski, oltre ad avere creato un bel personaggio come l’investigatore Toby Peters (modelli Sam Spade e Philip Marlowe, però lui è più scalcagnato) ci ha lasciato, con i suoi gialli, praticamente un ritratto del cinema americano degli anni Quaranta. Ora ci fa entrare nel set de “Il falcone maltese”, ora in quello de “Il mago di Oz” ecc.. dove troviamo una serie di attori del tempo indimenticabili. Tra cui anche Ronald Reagan dimenticabile, dimenticabilissimo. 

 

Ritorniamo sulla spy-story con sua Altezza Serenissima Malko Linge (un agente della CIA) del giornalista francese Gérard de Villiers. Questo gran figlio di buona donna dagli occhi d’oro ogni tanto accusa qualche malanno come un certo vecchietto con un piede e tre quarti nella tomba (vi ricorda qualcuno?): rene, occhi, prostata, colpo della strega e perfino le ignobili emorroidi lo rendono edotto che siamo uomini e non caporali. Va da tutte le parti, perfino in Yemen e in Perù (qui ha pure l’artrosi e una diarrea, ma si rifà con il Pisco sour e il sesso che non manca mai). Suoi nemici uomini ben piantati in carne ed ossa muniti di aggeggi sparatutto ma anche certe ragazze dalle mille sfumature (tanto per restare in tema di oggi). Miranda, Ines e Angelina. Miranda lo vuole fare nella in piscina, no, non sopra (troppo facile) ma sott’acqua; Ines, invece, che è una giornalista, sulla rotativa mentre si stampa il giornale (mi pare giusto); Angelina, la meno complicata delle tre, si accontenta di avere come guardone un puma nero (altrimenti si blocca).

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E, sempre parlando di spy-story, occhio alla riproposizione delle mitiche avventure di Chanche Renard su “Segretissimo” e non vi dico il nome dell’autore. Diciamo che è un vero professionista che passa anche da queste parti.

 

Se Miss Marple beveva liquorini, Slim Callaghan, creatura di Peter Cheney, affoga nel whisky e soda o giù di lì. Soprattutto al “Gatto verde”. E se Patrick, il barman, sbaglia e gli rifila una Coca-Cola si becca una pallottola. Certi errori sono imperdonabili (“Mai un momento di quiete”).

 

Ricordo Alan A. Milne, non tanto per quello che scrisse, cioè “Il dramma di Corte Rossa”, quanto per quello che ne dissero gli altri. In primis Raymond Chandler che gli dette del dilettante, poi Rex Stout che lo trovava, invece, incantevole (il libro), ed infine Alexander Woolicott per il quale era uno dei tre migliori mystery di tutti i tempi. Come a dire de gustibus con quel che segue.

 

Ne uccide più la gola della spada ma anche certi reperti antichi e le monete non scherzano (mi è venuta così). Trenate di morti ammazzati, per esempio, intorno ad un dollaro del 1805 o ad un penny del 1954 della Zecca inglese mai entrato in circolazione. E poi ci mettiamo tutti quegli oggetti o opere d’arte che portano sfiga secolare come quadri, gioielli di vario tipo, vasi etruschi e greci, un’icona della Grande Caterina di Russia e le porcellane di Sèvres che sono così carine a vedersi. Senza i collezionisti il giallo sarebbe ben più misero e povero. Di cadaveri, si capisce.

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Soprattutto i libri rari e antichi scatenano gli appetiti più impensabili (un famoso investigatore fissato con questi è Cliff Janeway di John Dunning). Stavo leggendo un articolo in proposito. Seimila furti nelle biblioteche italiche solo nei primi sei mesi dell’anno in corso (notate la “s” come scivola). Devastata la Biblioteca dei Girolamini di Napoli. Proprio da chi doveva difenderla dai furti (Quis custodiet custodes?). Certo con quello che valgono certi testi la tentazione ci sta. Il breviario di due santi è arrivato a un milione di euro (e poi dicono che le preghiere non contano). Ultimo giallo letto in proposito “Il metodo Cardosa” di Carlo Parri, Mondadori 2012. Qui a creare sangue versato un libro antico del Cinquecento in cui è incollato un manoscritto, forse dell’anno Mille (lo vogliono in tanti, pure gli americani) copiato in latino criptato dal fratello minore di Giovan Battista della Porta, che svelerebbe i segreti del teletrasporto (se ho capito bene). Sul successo del libro e sul roseo futuro dell’autore mi ci gioco le palle (e non dite per quello che contano a questa età, via!). Proprio nel momento in cui scrivo è uscito “I cospiratori” di Bill Pronzini, Mondadori 2012, e qui di mezzo ci sono otto libri autografati (tra gialli e hard boiled) che valgono mezzo milione di dollari spariti dalla biblioteca di un collezionista. Biblioteca praticamente inaccessibile e dunque il classico mistero della camera chiusa. Senza il morto, per ora…

 

Se non sono incunaboli od oggetti rari a creare esseri irrigiditi ecco che ci si mettono pure famose scacchiere e pubblicazioni scacchistiche. Come in “Il maestro di scacchi” di Massimo Salvatorelli, Piemme 2012 in cui la “interpretazione” di certi documenti permetterebbe di arrivare al “tesoro di Garibaldi”. In parte storia vera, in parte inventata, uno squarcio di Risorgimento, passioni scacchistiche, personaggi storici famosi come il Generale e famosi scacchisti come Serafino Dubois, indagini, domande, riflessioni, dubbi e incertezze, atmosfere inquietanti fino all’epilogo.

E a proposito di scacchi non si trova pubblicazione più o meno tinta di giallo in cui non spuntino fuori. Anche nel post-noir “Strane cose, domani” di Raul Montanari, Baldini Castoldi Dalai 2012, dove il protagonista principale gioca a scacchi in internet con un ragazzino. Però si aiuta con un software, birbantello. In Il caso Maloney di Graham Hurley, time Crime 2012, “L’indagine era diventata una partita a scacchi, uno contro uno. Finora Oomes aveva giocato in modo eccellente, aveva ancora tutti i pezzi, ma stava iniziando a mostrare la prima piccola breccia nella sua difesa e l’SOS annullato era una crepa che Faraday non poteva permettersi di ignorare. Come tutti i bravi scacchisti, poteva arrivare a Oomes di soppiatto, da dove lui meno si aspettava” (283). In L’isola dei cacciatori di uccelli di Peter May, Einaudi 2012, per quanto riguarda la casa di Minto “Il salottino era spartano e pulito, privo di foto o ninnoli, fatta eccezione per una scacchiera su un tavolo vicino alla finestra, con gli scacchi disposti in varie posizioni sui quadrati avorio e neri” (259). Sono scacchi di Lewis i cui originali (alcuni pezzi) “sono in mostra al Museo nazionale scozzese di Edimburgo” (260). Tanto per portare tre esempi recenti su millanta.

Se c’è da leggere, bene. Se c’è da leggere ed investigare ancora meglio. Così dovettero pensare i lettori americani (anni Trenta) de “Il caso Claudia Cragge” di Patrick Quentin, un giallo con allegati una serie completa di indizi per risolvere il caso: rapporti di polizia, fotografie, scatole di sigarette, carta con macchie di sangue, perfino una bustina di cipria ecc.. Per i più bravi una bella soddisfazione, per i più testoni una busta con la soluzione e la confessione dell’assassino (va bene, la busta c’era in ogni caso).

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Ellery Queen mica era un fessacchiotto (nessuno l’ha mai detto ma mi piaceva questo inizio). Per attirare l’attenzione di una più ampia variegata schiera di lettori scrisse “Il re è morto” dove ci infilò la spy story, il giallo archeologico e il mistero della camera chiusa. Tiè!

 

Veniamo a noi. O meglio, veniamo ai nostri insuperabili G.M. Con il nuovo corso di Forte, coadiuvato dall’inimitabile (e di’o po’o) Boncompagni, si stanno riscoprendo eccellenti prodotti: di Carr, Biggers, Pronzini, Armstrong, Japrisot, Innes, Perry, Chesterton e via discorrendo. Il sottoscritto, che non ha paura di muovere la sua linguaccia se c’è da criticare, ora è in uno stato di sovrana  beatitudine e dispensa lodi per ogni dove (perfino nelle sue “Letture al gabinetto” qui http://theblogaroundthecorner.it/category/ospiti/letture-al-gabinetto/ ).

Vorrei anche attirare l’attenzione sugli scrittori relegati in fondo ai libri. Qualche lettore del blog si è lamentato che non si parli mai di loro, cioè di quello che scrivono nell’apposita rubricaI racconti del giallo”. Di seguito miei brevi commenti su alcune recenti letture, a dimostrazione che l’attenzione verso il nuovo c’è, esiste, ed il nuovo non è per niente male.

 

1)    “Come una palla di fuoco” di Andrea Franco. Un morto bruciato al centro di un cerchio, un gioco fantasy con mostri, guerrieri, ladri e maghi, una palla di fuoco, una moglie che tradisce. La classica vendetta di un marito cornuto? Oppure…oppure…Un racconto costruito con intelligente eleganza.

 

2)     “La pistola nello zaino” di Aldo Selleri. Storia di un colonnello cileno sterminatore di comunisti che sta per pagare il fio dei suoi misfatti. Storia di un amore finito. Semplice e bello.

 

3)    “Il veleno dell’iguana” di Alan Vendì. Storia di un professore e di una sua allieva. Sogni infranti di adolescente ed ora il prof. è lì legato davanti a lei. Un po’ scontata la prima parte, buono il finale con una punta di commozione.

4)    “Polvere” di Riccardo Carli Ballola, su un tema piuttosto sfruttato ma costruito e svolto con delicatezza: la pedofilia. Un uomo che ritorna al suo paese, i ragazzi della parrocchia che giocano. Un incontro a casa con il vecchio parroco che fa riemergere una ferita di dolore. Il tempo che gira a vuoto. La morte.

5)    “Datteri, seta e polvere nera” di Marco Philip Massai. Un’impresa assai rischiosa quella di Lagâri, volare “sul maestoso Falco di Ferro, sospinto dal potere del fuoco” fino alle nuvole davanti al sultano Murad IV. Impresa riuscita ma non si riesce a capire perché Lagâri è ancora vivo se un tale dichiara di averlo ucciso. Piacevole e ingegnoso racconto.

 

6)    “Sotto la pelle di Partenope” di Emilio Daniele. Napoli, sul finire dell’Ottocento. Un prete morto d’infarto su una puttana uccisa, una trascrizione dei segni sulle bugne della chiesa di Gesù che ha una bella importanza per un testamento segreto. Tra nobiltà decaduta, guappi e vicoli malfamati.

 

7)    “Come foglie al vento” di Antonella Mecenero. Roma, autunno 77 a.C. Irzia, una delle amanti del famigerato Gneo Cornelio Dolabella, viene uccisa con quattro coltellate. Su richiesta del fratello si mette alla ricerca dell’assassino addirittura Giulio Cesare in persona che deve sostenere una accusa in tribunale contro lo stesso Dolabella. Ricerca del colpevole ma, soprattutto, una “indagine” sul mondo degli uomini e delle donne del tempo dove entrambi i sessi sfoderano le loro armi per farsi largo nella società e primeggiare. Racconto semplice e delicato che fa riflettere.

 

Per chi ama approfondire il mystery c’è Sherlock magazine di Luigi Pachì, per altri generi come il fantasy, la fantascienza, la spy story c’è Writers magazine di Franco Forte. Quest’ultimo è anche un vero e proprio laboratorio di scrittura. Buttatecevi, buttaviteci, buttatevici… insomma abbonatevi!

 

Nuovi aggeggi per leggere al posto del cartaceo: l’ipadde, l’ipodde, l’ipudde. Da questa stronzata si capisce che sono tagliato fuori.

 

Dopo il gialletto rosa e le famose sfumature che hanno fatto uscir gridolini di piacere da tutte le parti ecco il gialletto grigio e riprendo un pezzo, volutamente sgangherato, che dà l’idea di dove si sta andando a finire “Classico il caso di uno mettiamo pure che sia un commissario che sta con la mogliera ma che non vuole più starci e non ha il coraggio di levarsi dalle palle da una vita di merda e mettiamo che si innamori di una più giovane (perché mai di una più vecchia?) la quale più giovane vuole un bene dell’anima al suddetto commissario così dolce e quieto sì però è pure attratta da uno altrettanto più giovane di lui più birbetto e mascalzoncello e allora sai i tremori i dubbi gli assilli i vaneggiamenti con la mogliera che anch’essa piccinina santa non sa a che santo votarsi appunto e cerca conforto con le amiche e pure il gatto si è fatto triste e malinconico con i baffi che gli cascano sotto il mento. Se poi nell’ambaradan sentimentalesco ci infili anche una divorziata che da pulzella aveva fregato il ragazzo dell’amica del cuore diventato suo marito che l’ha lasciata e ora freme per uno che però da sempre amico innamorato della stessa amica del cuore di prima (ci siamo?) e allora giù sospiri pianti e alti guai e non c’è nemmeno una bella ruzzolata sul letto o uno stringer famelico di chiappe ma appena accennato un bacetto piccolo così e va a finire che non si combina niente e quello va via da quella e da quell’altra e il commissario di prima si ritrova solo soletto con la mogliera che si è levata lei dalle palle e la morosa in preda a dubbi assillanti che ci vuole una pausa lunghina di riflessione e noi lettori a buttar giù dagli occhioni intristiti secchiate di lacrime e a gridare maledetto il mondo e maledetto il momento in cui si è letta questa storia. Li mortacci!”.

Per rimanere in tema di sfumature anche il sottoscritto, che non vuole rimanere fuori dal giro, ha già buttato giù un suo canovaccio, già pubblicato nel blog di Sartoris, alias Omar Di Monopoli, cercando di inserire la storia nel contesto giallo a me più congeniale. In breve (ma breve, breve) l’assassino è un giovanottone psicopatico superdotato con un pisello di cinque chili che trasporta in carrozzina. Questo tizio, fissato con il kamasutra, fa all’amore con le signore-signorine conquistate in giro per il bambino  esposto che è tanto caruccio tutto il suo babbo, seguendo con preciso ordine le posizioni del sacro testo, praticamente uccidendole mentre sono al culmine del piacere. Amore e morte allo stesso tempo. Al compimento dell’ultima posizione schianta anche lui e si va tutti a casa. Titolo “Il batacchio infernale”, casa editrice Sottoachitocca 2012. Piuttosto greve ma di sicuro effetto. Ora sto preparando “Il randello dell’avvocato” per le edizioni Checidòchecidòchecidò (specializzate in questo genere di narrativa) con uno stile più raffinato e dannunziano per signore e signorine di un certo rango. Senza farla tanto lunga posso anticiparvi che le vittime, dopo avere subito sevizie di ogni tipo, vengono uccise a “randellate” in testa.

“Tempus fugiolit”, come sentenziò uno dei miei allievi più preparati. Il tempo vola e ruba pezzi di vita. Volti, sorrisi, abbracci, speranze, emozioni. L’amico che stava seduto con te sui banchi di scuola, quello che ti passava le sigarette perché non avevi mai una lira in tasca, la ragazza di cui eri innamorato non ricambiato  E così fuggono via i miti che hanno spruzzato d’oro la tua giovinezza. Una stretta al cuore. Per fortuna c’è ancora qualcosa a cui restare aggrappati. La salvifica ironia toscana lasciatami in eredità dal mio babbo tra un calcio in culo e l’altro e Jonathan che cresce come un drago. E vai!!!!!!!!!!!!!!!!

Un caro saluto da…

Fabio e Jonathan Lotti

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Rivelazioni!

febbraio 12th, 2012

La vera, incredibile storia di tanti personaggi leggendari. Da Poirot a Miss Marple, Da Sherlock Holmes a Nero Wolfe, da Philo Vance a Perry Mason…

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Sono stato incerto fino all’ultimo. La cosa è troppo grossa per essere creduta. Soprattutto da uno che si diverte a scrivere satirette e pezzi come “Che bella famiglia!”, oppure “Diario mediocre del solito giallista scacchista…” con quel che segue. Insomma da uno poco serio, poco credibile. Mi mangerei le mani per non essere stato sempre preciso, compito, tutto d’un pezzo, una personcina affidabile alla quale credere…credere anche alle cose più assurde e impossibili. Come questa.

Sputo il rospo anche se già vi vedo pronti a storcere la bocca e scuotere la testa. Ho ricevuto delle rivelazioni. Più precisamente delle lettere.  Ma non le solite lettere che si ricevono tutti i giorni dai parenti, dagli amici o dalla fidanzatina di turno. Voglio dire, è incredibile… ho ricevuto delle lettere da certi personaggi famosi del romanzo poliziesco! Un bel pacco di lettere infiocchettate che mi ha portato un tizio dall’aspetto misterioso (sembrava Babbo Natale) e che ribaltano completamente certi giudizi.

Qualcuno già si alza e se ne va, qualcuno rimane con evidente espressione di compatimento nei miei confronti. Facciamo in questo modo. Ascoltatemi e poi alla fine subissatemi pure di fischi o tiratemi quello che vi capita fra le mani.

Sono lettere così commoventi e nello stesso tempo così piene di risentimento, di odio  e di rimpianto che mi hanno commosso e sconvolto allo stesso tempo. Non so per quale motivo i loro autori abbiano scelto proprio il sottoscritto come destinatario ma le vie del Signore sono infinite. Mi hanno anche pregato di leggerle e di far conoscere il loro contenuto ai lettori di questo blog e le vie del Signore sono ancor più infinite. Un giorno, se Mauro o Luca mi daranno una mano (il mio inglese beccheggia come un’anatra zoppa), potremo anche pubblicarle.

Sono lettere firmate. Vedi quella di Poirot. Avete capito bene. Proprio lui, quel tipetto bassotto pienotto, con i baffetti ben curati, i guanti, le ghette, il bastone sempre dietro, quello delle celluline grigie, insomma, l’infallibile investigatore creato dalla immaginifica penna della Christie. Un’arpia, una strega, un tiranno. No, non sono io che lo dico. E’ Poirot stesso che lo ripete in continuazione. Lui per natura disordinato, per non dire caotico, costretto ad essere sempre preciso, stirato, impomatato e lucidato a puntino. Lui, un uomo del tutto normale, ridotto ad un mezzo omuncolo con la testa d’uovo! Le pare che abbia la testa d’uovo? mi ha chiesto evidentemente stizzito, accludendo una sua foto alle lettera. E non c’è da dargli torto. Tra l’altro è pure senza baffi. E non è nemmeno belga. Un italiano, Porro, storpiato malignamente, dice lui, in Poirot. Un italiano che tra le varie stupidaggini inventate non patisce il freddo, e che, e qui tralascio la sequela di insulti per la nostra Agatha, ama appassionatamente le donne. Tra le quali figura, figura…Miss Marple!

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No, non andate via anche voi, lo giuro (tra l’altro pensate di trovare qualcosa di meglio in giro?), sì proprio Miss Marple che non è la vecchietta simpatica che abbiamo conosciuto ma uno schianto di figliola da far strabuzzare gli occhi (foto docet), costretta dall’arpia, gelosa fradicia, a truccarsi e trasformarsi in grinzosa zitella. La sera, dopo il lavoro, dopo il supplizio, si incontravano per dare libero sfogo alla loro passione. E questo fatto è confermato dalla stessa Miss Marple, nome vero Lucia Marpalò, anche lei italiana, nella sua lettera, votata alle umiliazioni più penose come a ciangottare di continuo con delle moriture, per non perdere il posto di lavoro in un momento di gravi difficoltà economiche.

L’ultima parte è davvero commovente. Una confessione dolorosa e difficile che deve essergli costata molto. Poirot non era quell’infallibile genio che abbiamo conosciuto, quell’ingegno mostruoso che scioglieva gli enigmi più incredibili e complessi. Poirot aveva un suggeritore! Sì, proprio un suggeritore nascosto nel punto giusto dalla “strega” che sbrogliava tutte le matasse poliziesche e lui a ripetere come un allocco. A volte non c’era nemmeno bisogno del suggeritore perché la storia, insinua malignamente Poirot, era così scombinata che poteva andar bene qualsiasi soluzione. E non deve avere avuto neppure troppo torto se un famoso scrittore, a proposito di “Assassinio sull’Oriente Express”, scrisse che solo un deficiente, o giù di lì, avrebbe potuto scoprire chi era l’assassino.

Un’altra lettera è di Nero Wolfe. Di quell’omone grande e grosso uscito fuori a stento (battutina extra) dalla penna di Rex Stout. Dice subito che ha vomitato più lui degli antichi romani al vomitorium, e che quello stupido di un Fritz non era per niente il cuoco invidiabile descritto dall’autore, ma un rimescolatore di brodaglie da strapazzo.  Che le favolose le frittelle mattutine, le salsicce di mezzanotte, lo stufato d’anatra ripiena e perfino l’insalata brasiliana gli procuravano immancabilmente una stressante diarrea. Una volta erano arrivati perfino alle mani e aveva ricevuto una coltellata ad un braccio su cui portava ancora i segni.

Le orchidee non lo interessavano manco pe’ gnente (tradotto un po’ alla paesana), mentre subiva una attrazione particolare per il girasole così allegro, così illuminante, ed anche per il giaggiolo senza una spiegazione precisa. C’erano state lotte furiose con l’autore ma alla fine l’aveva vinta lui, con la promessa che qualche volta lo avrebbe fatto uscire dalla sua casa, dalla quale non lo faceva muovere di un passo. Il lavoro gli piaceva, questo è vero, ma invidiava soprattutto gli investigatori dell’hard boiled che potevano scorrazzare in giro a loro piacimento tra cazzotti e pistolettate. Una volta si era messo perfino in contatto con uno di quei personaggi scapestrati che tanto lo entusiasmavano, un certo Sam Spade che gli aveva promesso una parola buona con il suo autore. Scoperto da  Archie Goddwin era stato preso per il bavero e riportato di forza, seppure con fatica, all’ovile. Era solo lui, lui solo, gli disse in tono minaccioso che doveva fare quello che facevano quelli dell’hard boiled. Nero Wolfe in poltrona a ponzare, zitto e mosca. E così è trascorsa la sua vita fra orchidee, Fritz, Goodwin e poltrona, appunto.

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Ho ricevuto due lettere complementari: una di Sherloch Holmes e una di Watson. Riassumo per non farla troppo lunga. Sherlock Holmes nella vita non voleva fare certo il protagonista di gialletti da strapazzo. Semmai l’eroe in uno di quei romanzoni belli tosti di guerra e amori impossibili che rimangono impressi per una miriade di anni nell’animo di dolci, ammalianti fanciulle. Costretto a forza con la droga (da qui l’uso della cocaina) dall’autore ad interpretare un ruolo che non sentiva suo.  Non sopporta, non ha mai sopportato il violino, strumento da fighetti, ma ha sempre avuto una passione sviscerata per il tamburo. Da ragazzo stamburate da tutte le parti e una notte in gattabuia per avere tenuto sveglio l’intero quartiere. Falsa la celebre frase “Elementare, Watson!”, inventata ad arte da Doyle solo per infondergli un’aura di infallibilità. La sua espressione nei momenti cruciali era ben altra “Ora so’ cavoli amari, Watson!” (traduzione edulcorata), per dire che l’incertezza era il suo campo di battaglia. Alla forca tutti gli imitatori successivi che lo hanno preso in giro o  fatto diventare un pacioso apicultore.

Il dottor Watson, a sua volta, è di umore nero, nerissimo, per avere dovuto interpretare sempre la parte del bischero, della spalla, lui portato ad essere il personaggio principale. Suo udito stravolto dalle strampalate note del violino stonato e dalle strampalate deduzioni dello spilungone che mandavano in visibilio una turba ammaliata di lettori allocchi. Costretto, a volte, ad interpretare altre figure di contorno e perfino  il famoso mastino di Baskerville in un momento di penuria di attori (non c’era un cane che volesse fare quella parte). E qui ha emanato, pardon scritto, una specie di struggente guaito che mi ha rimescolato il sangue.

Philo Vance si lamenta di essere stato trasformato in un personaggio di discendenze nobiliari, colto e raffinato, mentre per sua natura era portato più ai modi spicci e naturali dei campagnoli. Di nascosto la notte a bettole e puttane. Fiumi di birra e rutto libero alla Fantozzi, seguito da qualche mitragliata nelle parti basse (traduzione piuttosto libera e modernizzata). Gli scacchi, poi, adatti a smidollati perditempo buoni a nulla. Al che mi sono piuttosto incacchiato e ho in mente di rispondergli per le rime. Anche se non ho ancora trovato la risposta giusta…

Aria! Aria! Aria! grida di continuo Henry Merrivale,  il Vecchio di Carr, come se fosse sotto un attacco di asma. E tutta la lettera dà l’idea di uno fuori di testa che ripete sempre le stesse cose con una novità assoluta: il delitto della camera aperta. Il suo autore non ne ha mai voluto sapere, costringendolo ad estenuanti soggiorni in camere chiuse, ed ora il Vecchio la propone alle generazioni di questo secolo. Un delitto in una casa con porte e finestre aperte dove circoli un’aria almeno respirabile per chi deve condurre le indagini e dove l’assassino venga visto mentre compie il misfatto. Un’idea nuova, originale, geniale, punteggiata da “Arconti di Atene!”. Milionate e milionate di copie vendute. Dice lui. E non c’è da dargli torto, dico io, che le stronzate oggigiorno (ma forse è stato sempre così) vendono più dei capolavori.

Philip Marlowe ce l’ha a morte con l’autore che lo faceva fumare di continuo. Ha scritto una lettera pietosa da un ospedale (non stiamo a sottilizzare, eh!) dove è in cura per un cancro al polmone. Manda un saluto a tutti e ci prega di ricordarlo. Gli risponderò di stare tranquillo che il suo nome vincerà di mille secoli il silenzio. E non mi pare poca cosa, visto il poetico accostamento.

Lo stesso dicasi per Duncan Maclain, l’investigatore cieco di Baynard Kendrik, che ci vedeva benissimo ed era costretto a girare le scene fantasiose del suo autore con una benda sugli occhi. Per entrare meglio nel personaggio, secondo Baynard. Al suo attivo una trentina di riferimenti variegati da primo posto al Festival Internazionale degli Insulti. Dove “abita” ora può vedere all’opera un bel po’ di campioni del gioco degli scacchi che ha sempre amato con i loro tic e le loro manie che si portano appresso. Fischer fa un casino del diavolo per la scacchiera che non gliene va bene una, la luce troppo forte o troppo debole, il pubblico troppo vicino o troppo lontano e insomma un bel rompipalle; Lasker avvelena tutti con il suo sigaro pestilenziale e sbuffa di continuo “Lotta, sempre lotta, fortissimamente lotta!”; Tal ipnotizza i suoi avversari con lo sguardo dei suoi occhi diabolici e sulla scacchiera sacrifici a go-go; Blackburne gira mezzo ubriaco fra i tavoli e arraffa tutti i liquori a portata di mano; Steinitz ha sfidato perfino Dio su dieci partite e insomma intelligenti, mah, strani parecchio, di sicuro.

Padre Brown si lamenta, invece, di non essere stato una vera, genuina creatura del favoloso intelletto di Chesterton, un personaggio, cioè, compiutamente inventato  e non una fotocopia di un essere esistente come Padre John O’ Connor di Bradford, al quale manda subito un paio di sentiti accidenti per quel viso rotondo e inespressivo come gnocchi di Norfolk e gli occhi incolori come il mare del Nord. Almeno l’autore avesse scelto un esemplare umano di un certo fascino! E invece si ritrova ad essere un pretucolo da strapazzo imbranato fradicio con l’ombrello che gli casca perennemente fra i piedi. Una macchietta, solo una macchietta! E giù altri accidenti che in bocca ad un religioso mi hanno creato, devo dire, un certo imbarazzo.

Perry Mason sbuffa e risbuffa di non avere mai potuto intessere una relazione amorosa con Della Street, di cui era innamorato pazzo. Solo rapporti di lavoro, mentre lui si ingrifava (mio conio) non appena la vedeva ancheggiare con il lato B bello sodo, e l’avrebbe pure inchiappettata (dovrò consultarmi con Mauro e Luca) anche durante il controinterrogatorio di un teste reticente. Qui non ho potuto edulcorare niente e speriamo in un momento di distrazione del responsabile.

Insomma ho fra le mani una interminabile sequela di lettere esplosive che faranno saltare sulla sedia i lettori del mondo letteral-giallistico. Ne cito soltanto altre due per non farla troppo lunga. In primis quella del famoso Maigret che si lamenta di una vita insipidamente grigia insieme alla signora Maigret, appunto, e dei quintali di birra che gli ha fatto ingurgitare l’autore. Conseguenza prostata da mongolfiera e corse interminabili al gabinetto. Per seconda quella di Charlie Chan, il cicciottello ispettore di Honolulu, stressato dalla ricerca disperata di proverbi e aforismi vari con i quali condire le sue indagini. Non aveva un attimo di tregua e doveva tirarli fuori anche di notte per finire freschi freschi al mattino sulle pagine dell’autore. Dalla scrittura zigzagante e da tutto il contesto del discorso si evince uno stato mentale decisamente alterato.

L’unico soddisfatto in questa trenata di musi lunghi e volti paonazzi è John Evelyn Thorndyke che si crogiola beato nella sua bellezza apollinea, o quanto sono bello, o quanto sono fascinoso e come me non c’è nessuno. Bello e scientifico con quella sua valigetta verde sempre appiccicata dietro e dunque mi prega di ricordarlo ai lettori, qualora se ne fosse dipartita la memoria. Insieme al suo creatore, Richard Austin Freeman che, smack smack smack, se lo bacerebbe tutto!  Anche per quell’inverted story, una robetta mica da poco nell’ambito della letteratura poliziesca. E insomma ricordateci, ricordateci, ricordateci e allora me lo segno,  seppure  con un po’ di stizza che a me non mi ricorda nessuno (alla paesana).

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Tutte le lettere, ad eccezione di quest’ultima, sono un miscuglio di rabbia, invettive e rimpianto di noti personaggi, per non essere stati riconosciuti per quello che erano. Una lotta continua con gli autori che li tiranneggiavano ed umiliavano. Li rendevano ridicoli con i loro tic, le loro stupide manie inventate  per attirare l’attenzione del lettore e vendere di più. I personaggi letterari, e il romanzo poliziesco è letteratura, hanno diritto ad essere rispettati per quello che sono e nessuno deve modificare la loro natura.

Questo è il messaggio principale. Il sottoscritto l’ha recepito e comunicato in questo blog. Ed è tutto vero, giuro, cascassero le palle a quelli che non mi credono.

                                                                 Fabio e Jonathan Lotti

 

 

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Diario mediocre del solito giallista scacchista con il solito piede e tre quarti nella tomba (ora anche più di tre quarti)

novembre 11th, 2011

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Un diario con spunti di lettura e di vita personale. Io ci provo. Tante stronzate sono diventati best seller e dunque al limite mi avrà letto solo Dario, scuotendo i suoi capelli fluenti. Tra l’altro il titolo, volutamente tirato a bischero, serve per pararmi da qualsiasi critica seria (come si fa a criticare un pezzo con un titolo così?). Un po’ come il trucchetto della chiacchierata tra vecchi amici. Ogni tanto mi metto qui e butto giù qualcosa. Vediamo un po’…

13 giugno

Parto dal personale che mi viene meglio (figuriamoci il resto, dirà qualcuno). Sparito l’omino zoppo delle seconda guerra mondiale che mi angustiava durante le mie passeggiate in quel di Ampugnano. Un po’ mi dispiace e un po’ mi sento sollevato. L’egoismo umano è duro a morire. Ora posso scendere tranquillo dalla macchina e cominciare il viaggio, in tutti i sensi, della lettura, camminando e leggendo che ho acquisito una perizia particolare nel fare contemporaneamente le due azioni, senza sbattere contro i tronchi di qualche albero (dopo un paio di capocciate ho incorporato il percorso giusto). L’unico momento in cui riesco a distrarmi è l’arrivo di un giovanotto tutto scamiciato anche d’inverno che borbotta a voce alta continuamente fra sé. Allora non posso fare a meno di guardarlo per un attimo, alzare gli occhi al cielo e ringraziare il Signore della mia attuale condizione psicofisica (pure da brivido).

14 giugno

Imperversano le portatrici di pocce (non è una novità), sia come autrici che come personaggi di libri scritti anche dai portatori di palle. Non c’è niente da fare. Mi limito agli ultimi casi (chi vuole saperne di più http://www.thrillermagazine.it/rubriche/detective_lady/ ).

Rosa Mogliasco ha scaricato la commissaria Barbara Gillo (“L’amore si nutre d’amore”, Salani 2011); Alessia Gazzola ha tirato fuori Alice Allevi, anamopatologa ventisettenne di Messina, specializzando in medicina legale (“L’allieva”, Longanesi 2011); M.C. Beaton ha scodellato, da alcuni annetti devo dire, Agatha Raisin in pensione prima del tempo da una società di pubbliche relazioni (“Agatha Raisin e la quiche letale”, astoria 2011); infine il nostro Luigi Bernardi si è divertito a creare la detective pm Antonia Monanni (“Niente da capire”, Perdisa 2011).

Ne ho letti un paio e mi sono bastati. Dispiace per gli altri che saranno ottimi e ho sentito parlare molto bene del libro di Bernardi (Perdisa arriva a Siena?). Mi è bastata la Raisin, anzi la Beaton. Una lungagnata, una storia arzigogolata e nel contempo banalotta, che fugge via attraverso il solito linguaggio leggerino leggerino. Alla fine il primo capitolo del prossimo libro. Che lascerò sugli scaffali.

Mi è bastata (e pure avanzata) l’Allevi, anzi la Gazzola. Tutta la vicenda scivola melensa e sciapita con Alice al centro della scena fra sussulti, batticuore, rossori, pianto, caduta per terra, bacio trascinante e incredibile, invidia e gelosia, momenti di abbattimento e frustrazione (pure di distrazione se riesce a perdere perfino un cadavere), attraverso l’ormai classico linguaggio legger-spiritoso che va tanto di moda. Praticamente un gialletto in un romanzetto rosa. Di una fragilità sconcertante nel suo aspetto “giallo” e di una risaputa banalità in quello “rosa”. Poi vendono (se vendono) e hanno ragione loro.

Dimenticavo Ethel Thomas di Cortland Fitzsimmons, (“Delitto ai grandi magazzini”, Polillo 2011). La più vecchia di tutte, sia come età, settantacinque anni suonati, sia come anno di nascita letterario (1936). Una signorina “discretamente lucida”, porta una parrucca bionda, mai sposata anche se gli uomini le sono piaciuti (specialmente quelli più giovani). Una vecchietta arzilla, per non farla troppo lunga. E pure ricca che non guasta. Che dire? Ethel non è Miss Marple, Cortland non è la Christie e dunque la storia si presenta  piuttosto artefatta e raffazzonata, con troppi morti ammazzati in poco tempo e poco spazio. Un minore passabile della letteratura poliziesca.

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