La semplicissima arte del delitto III

Agosto 5th, 2010

Tra corna, canini in fuori, bambini violentati, mallopponi scandinavi, il caldo boia, il freddo bestia, la pioggia pallosa…

 

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Come dice il proverbio non c’è due senza tre. Un po’ come quei film di successo che al primo ne seguono almeno un paio. Di solito più brutti del precedente. Qui non siamo partiti neppure dal successo e dunque sapete cosa vi aspetta.

Non so se riuscirò ad essere pungente come nel passato. Devo dire la verità. Jonathan, nipotino di poco più di un anno, mi ha chiaramente rimbecillito e dunque ammorbidito. Lo dovreste vedere quando lo porto per i prati a prendere i fiori con le sue manine grassocce, o quando osserva attento e curioso le lunghe litanie di formiche che se ne vanno in qua e là. Ha cominciato da poco a camminare barcollando che sembra cada da un momento all’altro come la torre di Pisa, ma lui continua imperterrito. Se cade davvero una lieve smorfia, un accenno di pianto e poi via a caracollare di nuovo sulle gambe robuste, a battere le mani, a sputacchiare e sbrodolare una lingua tutta sua ancora incomprensibile…

Per essere corretto dico subito che riprendo  e rinforzo anche qualche pezzo scritto per “Corpi freddi” (http://corpifreddi.blogspot.com/)  e “Sugarpulp” (http://www.sugarpulp.it/)  con un caldo invito a frequentarli. Vi ci troverete bene. Un saluto a Enzone e Giacomo, i responsabili dei blog.

Incominciamo. La marea gialla continua. Perfino nei titoli dei quotidiani: “Il mondo è un giallo”, “Il realismo si è tinto di noir”. Per qualcuno, vedi Nicola Villa, solo quella straniera che l’italiana non esiste proprio. Suo  l’articolo, appunto, “Il giallo italiano non esiste” pescato nell’”Angolo nero” della nostra brava Alessandra Buccheri (andate a darci un’occhiata). Villa non la fa tanto lunga, riprendendo un concetto di una certa “giò” che su aNobii aveva lamentato l’inconsistenza e dunque l’inesistenza del giallo italiano sempre ripetitivo e sempre uguale a se stesso. Con i soliti personaggi e le solite trame.

Nel senso, come ho già scritto proprio su questo blog, che non c’è città o sperduto paesino di campagna che non abbia il suo bel commissario o la sua bella commissaria tanto che, prima o poi, mi prefiguravo anche quello di quartiere che venisse ad arrestarmi “per avere ucciso con un colpo ben assestato di ciabatta il ragnetto che pendeva schifosetto nel mio piccolo studio”. Tutti scrivono romanzi polizieschi. Dai più infimi ai più noti e dunque il giallo italiano è ben vivo e vegeto e non c’è bisogno di scomodare Augusto De Angelis quando, negli anni Trenta, si mise in testa di realizzarlo “Io ho voluto e voglio fare un romanzo poliziesco italiano”. Ci riuscì, eccome. Ed ecco le conseguenze…

Aumenta tutto. Aumentano i blog e i siti dedicati alla letteratura poliziesca (positivo); aumentano i concorsi (trovato pure un GialloBirra, niente male in estate) e i premi che te li offrono al bar (appunto) e te li tirano dietro anche ai semafori (occhio a non prenderli in testa se vi sporgete dal finestrino); aumentano le sigle con l’ultima nata post noir o post-noir o postnoir (mettetevi d’accordo!) dal connubio Montanari-Varesani (se non ricordo male) a volte se ne sentisse la mancanza; aumentando gli scrittori e gli pseudoscrittori  (soprattutto questi) aumentano, di conseguenza, le antologie piene zeppe di nomi conosciuti e sconosciuti dove è più facile rispondere alla domanda che si fa sempre più consistente rispetto all’offerta. Dieci? Quindici? Macché, facciamo pure una trentina e il gioco è fatto. Non ce l’ho con le antologie, via, si fa per dire, e pure il sottoscritto ne ha curata una con questi numeri. E farà parte, come autore, di Riso nero, una raccolta di racconti brevi giallo-comici della Delos Books. Dunque figuriamoci se voglio fare lo spiritosetto. E’ che trovare lavoro a tutti non è mica facile. Anche se la sopra citata casa editrice si è data da fare, invitando 365 (trecentosessantacinque!) facitor di parole a scrivere un breve racconto relativo all’erotismo, al sesso e all’eros in tutte le sue sfaccettature. Titolo dell’antologia Racconti erotici per un anno. Tiè! Se un racconto al giorno leva il medico di torno, come sentenzia il nuovo proverbio, l’antologia andrà a ruba.

Però qualche merito a questo boom del giallo va dato, oltre alla sua bellezza intrinseca. Pensiamo un po’ alla geografia, tra l’altro vero tallone di Achille durante il mio excursus scolastico tutto preso come ero dalla storia. Quanti luoghi particolari del nostro paese abbiamo ultimamente conosciuto attraverso il romanzo poliziesco! E a quante altre civiltà ben lontane da noi ci siamo accostati senza l’assillo dello studio! Ricordo le più recenti avventure di Vish Puri nell’India, di Darko Dawson nel Ghana, di Peter Decker nel quartiere ebraico di Los Angeles…Un incontro etnico- culturale- geografico di tutto rispetto. Non parlo, poi, della storia che non finirei più. Solo su Siena sono sbocciati all’improvviso diversi lavori ambientati soprattutto nel Medioevo e nel Rinascimento (non tutti impeccabili, ma insomma…). Può costituire addirittura un efficace antidepressivo secondo una mia modesta, ma non certo velleitaria, interpretazione psicologica (http://www.milanonera.com/?p=2251 ).

Aumentano le recensioni iperboliche. Un po’ me le cerco come succedeva da ragazzo quando ritornavo a casa con qualche livido addosso e subito me ne compariva qualcun altro di stampo familiare. In fin dei conti che cosa me ne importa. Eppure sono fatto così. Vedo qualcosa che non mi torna. Dico la mia, magari in maniera troppo forte, mi becco una reprimenda, mi dispiace, giuro di non incasinarmi più, passa un po’ di tempo e siamo punto e a capo. Nei cromosomi, come si suole dire. Per interesse naturale e interesse pratico giro quasi tutti i giorni fra molti blog (tengo una rubrica a proposito su Thriller Magazine) e leggo una marea di recensioni. Un tripudio di bravi, bene, bis, una sfilza di ottimo ed eccellente da far venire il capogiro, frutto magari istintivo ( speriamo) di simpatie ed amicizie. Elogi sperticati di lavori che, a mio parere, possono ritenersi accettabili e niente di più, talvolta pure buoni, raramente eccezionali. C’è quasi una sorta di innata difesa dell’autore nostrano (e non solo nostrano), come se fosse bisognoso di cura e protezione continua. Posizione legittima, si capisce, e in parte da comprendere anche perché per molto tempo nel nostro paese ha tirato un’aria fortemente esterofila. Ma ora credo che il giallo italiano sia cresciuto e sia forte abbastanza per camminare da solo. Poi, magari, la colpa è del mio metro di giudizio troppo stitico e allora tutto quello che ho detto va a puttana. Pardon a escort (effetto Jonathan).

Si arriva perfino al grottesco, con il lettore (l’autore stesso mascherato?) a sostenere ragionamenti assurdi. Il linguaggio è carente ma rende meglio il contenuto, cioè ”che paradossalmente questo stile decisamente dilettantistico conferisce ancora più realismo ai personaggi investigatori altrettanto dilettanti e improvvisati”. Come a dire che la brutta scrittura si adegua ai brutti personaggi. Quando si dice una ferrea logica…

A volte qualcuno mette pure in dubbio che i libri vengano letti come il nostro Stefano Di Marino il quale, intervistato su Liberidiscrivere, sottolinea a proposito delle recensioni dei suoi lavori, ”Ricordo con piacere quelle in cui ho capito che il recensore aveva letto il romanzo… Sic transit gloria mundi…preferisco le lettere dei lettori”. Non c’è più religione.

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La maledizione di Barbarossa (3011)

Luglio 31st, 2010

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Per Étienne Martin, sopravvissuto a uno spaventoso incidente, la vita è diventata un calvario di terribili incubi e sinistre amnesie. A ossessionarlo è un omicidio avvenuto in Alsazia quando era solo un ragazzo. Con il fratello Jean e gli amici François e Marie Biechy, Étienne aveva conosciuto Eva Muller, bella e impudica fräulein che era diventata presto l’oggetto del desiderio di tutti i maschi del gruppo. Il loro luogo di incontro era una casa abbandonata che si diceva infestata nientemeno che dal fantasma del Barbarossa. Eva aveva deciso di sfatare queste superstizioni e si era chiusa nel vecchio edificio. Dal quale non era più uscita viva. Étienne ha solo una stradaper liberarsi dalla sua ossessione: affrontare il proprio passato maledetto. 

All’interno, il racconto “Sacro e profano” di Carlo Oliva. 

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I serpenti del cratere (3012)

Luglio 31st, 2010

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Oregon. Montagne come piramidi inaccessibili e foreste come labirinti impenetrabili. Oregon. Luogo di sofferenze e incubi. Due figli scavati nel profondo dalla struggente attesa del padre inghiottito dall’ennesima guerra sbagliata. Un padre trascinato all’esasperazione omicida dalla distorsione degli affetti. Oregon, crogiolo di delitti e abisso di ferocia. Una giovane coppia il cui matrimonio è destinato a un terribile incontro con il fato. Un cacciatore ossessionato dalla cattura di una preda troppo micidiale. Un reietto della società che vive in desolante solitudine nella Zona Morta di un disastro nucleare. Da un sorprendente nuovo talento della letteratura americana, dieci racconti del lato oscuro. 

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Vespri (1252)

Luglio 31st, 2010

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Padre Michael Birney, amato pastore d’anime e stimato pilastro della comunità. Almeno fino a quando qualcuno non decide di assassinarlo a coltellate nel giardino della sua canonica. Non un caso facile per Steve Carella e l’87° Distretto. Padre Birney chiedeva delle donazioni e alcuni fedeli erano pieni di risentimento. Al punto da uccidere? Carella e i suoi uomini non ne sono affatto convinti. Le indagini portano a un’altra chiesa, non lontana da quella di padre Birney. Chiesa? Meglio dire un’anticamera dell’inferno: riti diabolici, stupri legalizzati, sconsacrazioni blasfeme. L’87° Distretto deve schierarsi: contro Satana. 

Ed McBain (1926-2005) è l’unico scrittore americano insignito del Diamond Dagger, il più alto riconoscimento conferito dalla British Crime Writers Association. Ha anche ricevuto l’ambito Grand Master Award dei Mystery Writers of America. I suoi romanzi hannovenduto oltre cento milioni di copie, dal primo, Il seme della violenza (1956), firmato con il suo vero nome, Evan Hunter, fino ai romanzi delle serie più famose, quelle dell’avvocato Matthew Hope e dell’87° Distretto.

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Perry Mason e le prove indiziarie (1253)

Luglio 31st, 2010

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Ah, la quiete delle alte cime. Proprio quello di cui Perry Mason ha bisogno dopo troppe battaglie processuali. Ma per l’avvocato del diavolo quiete è un concetto privo di senso. All’alba, Belle Adrian, madre affranta, si precipita a bussare alla sua porta. Ha paura che sua figlia Carlotta, che la sera prima ha cenato con Arthur Cushing, incallito dongiovanni, venga sospettata della morte dell’uomo, appena ritrovato cadavere. Le cose si complicano ancora di più quando la stessa Belle viene incriminata per l’omicidio. Solo l’intuito di Perry Mason potrà dipanare una matassa in cui nulla è davvero come sembra. 

Erle Stanley Gardner (1889-1970) è uno dei più famosi e prolifici giallisti americani. Avvocato, giornalista e infine scrittore a tempo pieno, ha pubblicato oltre cento romanzi. Il suo personaggio più noto è l’imbattibile avvocato Perry Mason. 

All’interno, l’articolo “Erle Stanley Gardner: il Signore della Corte” di Massimo Pietroselli. 

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Vive le roman policier! - Metacritica di “The Third Bullet” di John Dickson Carr

Luglio 23rd, 2010

Oggi Vi proponiamo un nuovo interessante saggio di Pietro De Palma. Buona lettura!

949-1.jpgAnni fa, Roland Lecourbe, noto critico di letteratura poliziesca, pensò di creare una guida ideale alla Letteratura delle Camere Chiuse, invitando una serie di conoscitori del genere, quelli che a lui risultavano essere al momento i massimi: tra essi, innanzitutto Robert Adey, estensore di una celeberrima bibliografia sul genere, “Locked Room Murders and Other Impossible Crimes: A Comprehensive Bibliography” e insieme a Jack Adrian co-autore di una antologia di straordinarie camere chiuse (racconti) pubblicata in Italia da Garden Editoriale, “The Art of the impossibile”. Assieme a Robert Adey, furono invitati : 3 esperti belgi (M.Soupart, Philippe Fooz, V. Bourgeois), uno studente che aveva scritto una tesi sulla Letteratura delle Camere Chiuse (Roman Brian), 2 traduttori dei romanzi di Paul Halter (J.Pugmire e I. Longo), il coeditore del Mystery Scene Magazine (Brian Skupin). Tutti quanti, assieme allo stesso Lecourbe, avrebbero dovuto stilare una lista di Camere Chiuse, che fossero il meglio del genere, un po’ una sorta di revival ampliato di quell’altro incontro, patrocinato da Edward D. Hoch[i] nel lontano 1981, e cui avevano partecipato grandi nomi della letteratura e della critica poliziesca (diciassette per l’esattezza[ii]), a corollario dell’introduzione dell’antologia da lui curata “All But Impossibile”: se dall’incontro promosso da Edward D. Hoch era stata prodotta una lista comprendente 14 romanzi, dall’incontro patrocinato e organizzato da Lecourbe, ben 99 Camere Chiuse furono elencate, come i migliori esempi del genere. Questa lista ampliava quella essenziale, stilata sedici anni prima, includendo opere anche di autori di lingua francofona, prima d’allora non esaminati. I risultati furono acclusi in appendice all’antologia, pubblicata nell’aprile 2007, dal titolo “Mystères à Huis Clos”. Notiamo che tra gli esperti dell’incontro francese figurava il consulente editoriale del Giallo Mondadori, Igor Longo, traduttore di molti degli Halter, dei tre Steeman più recenti, e degli Abbot pubblicati in Italia da Mondadori, anni fa.Tra i molti autori che prima non erano stati inclusi, troviamo ovviamente i francesi (Noel Vindry, Marcel Lanteaume, Stanislas Andrè Steeman, Gaston Boca, Pierre Boileau anche in associazione con Thomas Narcejac, Pierre Siniac, Paul Halter, Jean Alessandrini, Herbert & Wyl, etc..), ma anche parecchi autori di lingua inglese (A. Abbot, A.Boucher, C.Brand, I.Asimov, Leo Bruce, F.Brown, E.Crispin, Freeman Wills Crofts, etc..).La cosa che ci interessa sottolineare è che non vennero prese in esame, perché novelle, 2 opere famose: “The Big Bow Mystery” di Israel Zangwill e “The Third Bullet” di J.D.Carr.Opera famosa “The Third Bullet” ? Da noi, possiamo dire che sia quasi sconosciuta, o almeno non conosciuta come le grandi Camere degli anni ’30: The White Priors Murders, The Judas Window, The Three Coffins, ma, nel novero delle opere di Carr, è una delle più interessanti, e vedremo perché.Innanzitutto è da dire che di questo racconto esistono due versioni: la prima, pubblicata a nome Carter Dickson, nel 1937,  piuttosto lunga (l’edizione è di circa 128 pagine); ed una più corta, pubblicata prima nell’EQMM del gennaio 1948 e poi nell’antologia, “The Third Bullet and Other Stories”, nel 1954, a firma John Dickson Carr, assieme ai racconti”The Clue of the Red Wig”, “The House in Goblin Wood” (Sir Henry Merrivale), “The Wrong Problem” (Dr. Fell), “The Proverbial Murder” (Dr. Fell), “The Locked Room” (Dr. Fell), and “The Gentleman from Paris.” Il racconto nella versione originale è stato  ripubblicato nella raccolta del 1991, “Fell and Foul Play”. In Italia la versione del 1937, secondo alcune fonti (Il Dizionario Bibliografico del Giallo, il Pirani per intenderci ) pare esser stata pubblicata da Mondadori quasi quarant’anni fa (“Ellery Queen presenta”: Inverno Giallo 1972, The Third Bullet, Il terzo proiettile, traduz. Hilia Brinis) e tre anni fa da Polillo, nella collana I Bassotti, all’interno della raccolta “I Delitti della Camera Chiusa”, con la traduz. di Giovanni Viganò: noi faremo riferimento a quest’ultima, perché la prima non è molto facile a reperirsi. In realtà alcune ipotesi ci porterebbero a ritenere che non si sia tradotta la versione originale, ma quella accorciata, prima fra tutte il fatto che sia la traduzione di Hilia Brinis che quella di Giovanni Viganò fanno riferimento come autore, non a Carter Dickson, bensì a John Dickson Carr[iii]La versione accorciata si spiega col fatto che, per essere compresa nella pubblicazione “Ellery Queen Mystery Magazine”, il racconto  non poteva mantenere intatta la sua lunghezza ( era un romanzo breve) e a questo provvide Frederick Dannay (uno dei due cugini autori di Ellery Queen) col consenso di Carr stesso, come è spiegato nella bibliografia su Carr a firma di Douglas G. Greene[iv].The Third Bullet è una grande Camera Chiusa, costruita seguendo puntigliosamente le 20 regole per la costruzione del poliziesco, di S.S. Van Dine: un giudice viene ucciso in un padiglione. Fin qui nulla di strano: le cose cominciano a complicarsi allorché si riscontra che il probabile assassino non ha ucciso il giudice e oltre alla sua nella stessa camera, nell’attimo in cui lui ha sparato, altre due armi hanno fatto fuoco, di cui una ad aria compressa; solo che di una che viene trovata, non viene trovato il proiettile mentre dell’altra, vien trovato il proiettile ma non l’arma. In altre parole una doppia volatilizzazione, oltre quella ancor più sconcertante degli sparatori, in quanto nel momento in cui l’indiziato, poi arrestato ha fatto fuoco, mancando il giudice, nessuno ha visto altre persone: infatti casualmente sul luogo della sparatoria c’erano dei poliziotti: uno ha avuto sotto controllo l’uscita del padiglione interna (nel corridoio) e da lì nessuno è scappato, la finestra centrale è stata attraversata da un altro, e quelle del lato ovest sono così arrugginite e incrostate che neanche Ercole sarebbe capace di aprirle. Eppure lì vengono trovate delle impronte come se qualcuno fosse uscito da lì,  mentre il proiettile, che prima non si trovava, si trova infisso nel tronco di un albero non essendo però in linea retta rispetto al punto dove si suppone sia stato fatto fuoco, ma alla fine di una traiettoria curvilinea: vi ricordate la teoria del proiettile vagante fatta per spiegare che ad uccidere Kennedy fosse bastato solo Lee Oswald? Ecco..così. Insomma un fuoco pirotecnico di enigmi e di situazioni impossibili.Il lungo racconto tuttavia è interessante secondo me anche per altri motivi, che a prima vista sembrerebbero essere di assai relativa importanza. Leggi tutto »

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La sequenza mirabile

Luglio 8th, 2010

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Cari lettori del Giallo Mondadori, è con grande piacere che Vi segnalo l’uscita del nuovo romanzo di Giulio Leoni.

“La sequenza mirabile” è già disponibile presso tutte le librerie nella collana “Mondadori Bestsellers”.

A Giulio Leoni, grande amico e appasionato del “Giallo” auguriamo il consueto successo.

La trama tratta dal sito ufficiale dell’autore (www.giulioleoni.it)

Sono una strana coppia di personaggi, Ermete Cimbro, a metà strada tra il Genio e il puro pazzo sconclusionato, e sua figlia Amaranta, dal fascino enigmatico, sensuale ed eterea insieme.
Si presentano un giorno alla porta di uno scrittore di gialli con il loro curioso segreto: negli anni Venti un diabolico quanto misconosciuto genio matematico, Gerolamo Martini, avrebbe messo a punto nientemeno che un sistema per debellare la roulette e vincere così somme favolose giocando nei casinò: la Sequenza Mirabile.
Sfacciatamente decisi a trarne cospicui guadagni, i due chiedono il suo aiuto per rintracciare la formula perduta. Nonostante lo scetticismo iniziale, l’uomo si lascia intrigare dall’intera faccenda, finendo così invischiato in una frenetica caccia al tesoro attraverso i decenni che, tra finti nani acrobati e misteriosi frati, cospiratori, alchimisti e assassini, arriva fino a D’Annunzio e all’impresa di Fiume.
Non immaginano, gli incauti, che non è il numero, ma il Male a governare il ritmo della Sequenza Mirabile…

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Qualche nota sull’autore:

Giulio Leoni è nato a Roma, dove risiede. Laureato in Lettere, è un appassionato di storia della magia e dell’illusionismo, ed è membro dell’American Society of Magicians e dell’International Brotherhood of Magicians, oltre che del Club Magico Italiano. Nel 2000 ha esordito nella narrativa vincendo il Premio Tedeschi con il romanzo Dante Alighieri e i delitti della medusa. Ha pubblicato per Mondadori I delitti del mosaico (2004), I delitti della luce (2005) e per i ragazzi La compagnia dei serpenti. Il deserto degli spettri (2006), vincitore della targa della Presidenza del Senato della Repubblica al premio Lunigiana - Cinque Terre “Narrativa per Ragazzi”.

Infine, Vi segnalo il blog personale dell’autore:

www.giulioleoni.blogspot.com

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L’istinto della caccia (1251)

Luglio 1st, 2010

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Dashiell Hammett è uno dei padri fondatori del giallo americano insieme a Edgar Allan Poe. Anzi, se Poe fu il fondatore del mystery, Hammett ne fu il rifondatore, colui che fece intraprendere alla letteratura poliziesca un cammino del tutto nuovo, genuinamente e intrinsecamente americano. Hammett sta al giallo come Hemingway sta alla letteraturatout court. Con Hemingway condivise lo stile letterario, misurato, essenziale, quasi telegrafico, e lo stile di vita, avventuroso e donchisciottesco. Dieci splendidi noir per rendersi conto della potenza del suo stile, dell’efficacia del suo ritmo narrativo. Un grande scrittore che sapeva anche essere un grande giallista. E non è poco.

Igor Longo 

Dashiell Hammett (1894-1961), è uno dei più grandi scrittori americani di polizieschi. Dal 1908 al 1922 lavorò come investigatore privato presso la celebre agenzia Pinkerton. Dal 1922 divenne scrittore a tempo pieno e innovò il giallo slegandolo totalmente dalla dimensione astratta della detection inglese. Da lui discende la Hard-Boiled School. 

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Tre sorelle nei guai (1250)

Luglio 1st, 2010

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Di testamenti bizzarri ce ne sono tanti, ma quello di Noel Hawthorne, ricco e affermato uomo d’affari, non ha precedenti. Morto in un incidente di caccia, Noel lascia alle tre sorelle una pesca, una pera e una mela. Sostanzialmente sono state diseredate, e anche Daisy, la vedova, riceve ben poco. A vincere tutto il piatto da sette milioni di dollari è Naomi Karn, collaboratrice, e forse anche amante, di Noel. Le tre sorelle, temendo che la cognata voglia trascinare la famiglia nello scandalo impugnando il testamento, si rivolgono a Nero Wolfe affinché medi con la giovane ereditiera. Peccato però che l’investigatore delle orchidee si ritrovi di colpo proiettato non più in una questione di eredità contesa, ma in un minaccioso caso di omicidio.E farà meglio a risolverlo in fretta, se non vuole finire lui stesso in galera. 

Rex Stout nato negli Stati Uniti, a Noblesville, nel 1886, è uno dei più celebri autori di romanzi gialli del secolo. Nelle sue perfette trame, caratterizzate da un sottile umorismo, domina la figura straordinaria di Nero Wolfe, il monumentale investigatore gastronomo appassionato di orchidee. Stout è scomparso nel 1975. 

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Giallo in vacanza (1249)

Luglio 1st, 2010

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Cosa c’è di meglio di una vacanza a Key West, Florida, per riprendersi da tanti mesi di duro lavoro? Proprio quello che pensano Jerry e Pam North, decisi a lasciarsi alle spalle lo stress. Jerry è un editore e Pam, simpatica e chiacchierona, spende i soldi del marito. Ma, dove arrivano i North, nemmeno il delitto tarda ad arrivare. E così Jerry e Pam si ritrovano con un cadavere steso sul pontile, ucciso da una pugnalata. Il morto è Edmund Piersal, eminente medico legale, che i North avevano da poco conosciuto. E le indagini iniziano…

Frances e Richard Lockridge americani, dopo gli studi universitari divennero entrambi giornalisti per periodici del Kansas. Frances (1896-1963) e Richard (1898-1982) si sposarono nel 1922. Dal 1940 diedero vita auna saga poliziesca dai molteplici filoni e dai personaggi interscambiabili. Vinsero l’Edgar per i testi radiofonici nel 1945 e lo Special Award nel 1962.

All’interno, l’articolo “La neve nera” di Enrico Luceri. 

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