SAS - Mai di sabato - N°27 Marzo 2010

Marzo 11th, 2010

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Gérard de Villiers - SAS: Mai di sabato - N*27 Marzo 2010

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Il capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano è una talpa sovietica. Questa l’esplosiva rivelazione di un colonnello del KGB. E questa anche la nuova missione estrema che la CIA affida al più temerario degli agenti fuori quadro, Malko Linge: verificare e, se necessario, rimuovere il problema. In tutti i sensi. In teoria Israele è il più solido alleato dell’Occidente. In pratica, all’ombra del Muro del pianto, si consumano ogni sorta di intrighi, complotti, tradimenti. Nulla di nuovo per Malko. Il rischio più grosso? A fargli da spalla è una donna tanto affascinante quanto letale.

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Un futuro al cinema per Stal

Marzo 9th, 2010

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Un futuro al cinema per Stal

La notizia era nell’aria da qualche giorno ma ho preferito aspettare la conferma ufficiale dell’autore prima di diffonderla. Il produttore Dino De Laurentiis ha acquistato i diritti per la riduzione cinematografica di “Stal” l’ex spetsnaz creato da Franco Forte e già apparso in due occasioni su “Segretissimo”: la prima nell’antologia “Legion” con un racconto breve, la seconda lo scorso anno col romanzo “Operazione Copernico”. Un secondo libro su cui Franco Forte sta lavorando, è atteso poi per l’uscita quest’anno. Al momento Forte è impegnato in team con lo staff della Dino De Laurentiis Company e con uno sceneggiatore della Universal.

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In questa primo stadio progettuale, i tre sono all’opera sul personaggio di Stal, al fine di renderlo il più possibile tridimensionale, mantenendo tutte le caratteristiche già note ai lettori di “Operazione Copernico” ma approfondendo ulteriormente le note di contorno e il passato di Redka “Stal” Starnelov; Franco, in particolare, ne sta scrivendo una biografia dettagliata che va già oltre quanto proposto in ambito narrativo, pur restando fedele al suo personaggio. In una fase successiva, si occuperà di scrivere il soggetto per un film che avrà Stal come protagonista, seguendo le linee di movimento suggerite dallo stesso Dino De Laurentiis, con cui Franco è in contatto costante.

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Vi terrò sicuramente aggiornati a mano a mano che questo progetto “Segretissimo” si evolve. Intanto complimenti a Franco Forte e a Redka “Stal” Starnelov per questo primo sbarco negli States di un testimonial della Italian Legion.

 

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Supersegretissimo - M. Abernethy - Guerre dell’Uranio

Marzo 2nd, 2010

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Supersegretissimo - Mark Abernethy - Guerre dell’uranio - N°41 - Marzo 2010

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Benvenuti a Bali: isola del paradiso tramutata in una fossa dell’inferno. Una serie di feroci attentati scava crateri fumanti e semina vittime a centinaia. Trovare i colpevoli è la nuova missione di Alan MacQueen, asso dei SAS australiani passato ai servizi segreti. Ma, tra le ceneri di Bali, Mac si rende conto di una realtà ancor più spaventosa: uno degli ordigni era nucleare. E i nemici, quelli veri, potrebbero essere anche quelli più insospettabili. Cinque anni dopo, senza che i responsabili del disastro siano stati individuati, Alan MacQueen è un contractor freelance che è voluto uscire da quel sistema di ombre e infamie. Nessuno, però, può davvero uscire dal sistema. E quando il partner di Mac viene brutalmente assassinato, il passato ritorna. Trascinando Mac in un labirinto di ferro e fuoco popolato da agenti del Mossad, poliziotti indonesiani, uomini del SAS e killer senza scrupoli. Il labirinto di una nuova, diabolica cospirazione nucleare.

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Segretissimo - S.Gunn - Tiro all’italiana

Marzo 1st, 2010

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Segretissimo - Stephen Gunn - Tiro all’italiana - N° 1561 - Marzo 2010

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Chi manovra il micidiale gruppo di fuoco che sta sconvolgendo gli equilibri di Gangland, putrescente città del crimine? Dall’omicidio di un poliziotto dilaga un fiume di sangue rosso come i passamontagna dei killer guidati da un criminale leggendario: l’Uomo Nero. Non c’è scelta per Chance Renard, deve richiamare in azione la sua vecchia squadra. Ma potrebbe essere già troppo tardi. La Divisione Sicurezza Europea ha le prove: l’Italia sta per diventare teatro di uno scontro che coinvolge crimine organizzato, terrorismo mercenario e servizi deviati. Cos’è Omega? Un patto infame? Un ricatto mostruoso? Un piano eversivo? Da Gangland all’Europa centrale sino a un esplosivo finale nel porto di Genova, Chance sarà costretto a destreggiarsi tra alleati al veleno e feroci antagonisti.

All’interno i racconti dello stesso autore “La donna nella pioggia” e “Lama fredda”.

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Visti con il Professionista/17

Febbraio 15th, 2010

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VISTI CON IL PROFESSIONISTA: I CLASSICI DEL CINEMA DI SPIONAGGIO

SCORPIO

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A cura di Stephen Gunn

 

Michael Winner, solido professionista del cinema d’azione americano (Io sono Valdez, Professione assassino, L’assassino di pietra e un paio di episodi del Giustiziere della notte forniscono una panoramica del suo lavoro) firma con questo film una delle sue più riuscite produzioni. Forse anche una tra le più anomale. È una spy-story della prima metà degli anni ’70 ma riesce a seguire una strada che allude a vari elementi del filone creandone uno suo, del tutto originale. Siamo in piena Guerra fredda eppure, nella dinamica degli avvenimenti, cogliamo fremiti provenienti dal cinema gangsteristico francese, il ritmo dell’hard boiled abbinati con l’atmosfera dei romanzi di Deighton e Le Carré. Merito di una sceneggiatura originale di Rintel e Wilson ricca di sfaccettature e senso dello spettacolo dalla quale fu tratta anche una novelization pubblicata da Segretissimo a firma di Mike Roote.

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Jean Lorrier ( Delon) è il killer Scorpio, assassino a contratto perché, come dice il suo controllore Cross (Lancaster), “La CIA non ama uccidere in proprio”. Ex ufficiale dei paracadutisti in Algeria, bello e dannato, Scorpio uccide senza scrupoli morali ma ama i gatti randagi e ha una fidanzata, Susan, di cui è innamoratissimo. Facciamo la sua conoscenza sul volo di ritorno da Parigi durante il quale, in una sequenza flashback che alterna frammenti in bianco e nero come un notiziario a ricordi a colori in tempo reale, scopriamo che Scorpio ha ucciso un dittatore eritreo filo americano, più utile morto che vivo. Il ‘tiro’ glielo ha commissionato proprio Cross, amico e maestro, vecchia volpe dello spionaggio americano sin dalla Seconda guerra mondiale. Cross non sa che Scorpio è stato incaricato dal burocrate di Langley, McLoud, di eliminare proprio Cross. Simili giochetti non sono nuovi nella dinamica del potere della CIA, in seguito sapremo che McLoud aveva impartito l’ordine di eliminazione per Scorpio già due volte.

Questa volta Jean “Scorpio” non ha eseguito il contratto per eliminare il suo mentore a Parigi, apparentemente perché già impegnato con Cross. In verità i due uomini si stimano, sentono di appartenere a un mondo a sé, rispetto ai burocrati che popolano il loro universo. Probabilmente hanno ragione ed è proprio la sensazione di sentirsi estranei e prigionieri a questo mondo di intrighi dal quale è impossibile scappare che accomuna tutti i personaggi positivi del film. “Siamo pedine di un gioco di cui non ci frega nulla. E, tra pedine, ci si mangia tra noi”, dice amaro Cross. Lui, Scorpio, persino la riuscitissima figura dell’agente russo Zharkov, combattente antifascista, amico e avversario al tempo stesso di Cross, si sentono dinosauri, schiacciati dai nuovi burocrati dello spionaggio con il mito dell’efficienza ma privi di ideali politici. Tutti loro vorrebbero sparire ma il meccanismo di cui sono diventati ruote lo impedisce. Cross ha deciso di mollare tutto e ritirarsi. Ha capito di essere bruciato. In verità non sapremo mai se, come lo accusa McLoud, si è venduto al nemico oppure è diventato d’impaccio per le ambizioni di altri all’Agenzia. Si accorge di essere pedinato mentre sta andando a rassegnare le dimissioni e reagisce con prontezza. In questo si distacca dagli stanchi e depressi funzionari inglesi della spy-story letteraria dell’epoca. Cross è un uomo anziano ma ancora ruggisce. Liquida i due incompetenti inseguitori e mette in atto un piano già evidentemente preparato. Grazie alla complicità di un nero che gestisce un ambiguo centro sportivo, si dilegua disseminando la sua pista di falsi indizi che lasciano letteralmente in una palude i suoi avversari. Questi non trovano di meglio che reclutare con il ricatto (una falsa accusa di traffico di droga) proprio Scorpio. Gli promettono denaro, l’ingresso ufficiale nella CIA e, soprattutto, gli assicurano che Cross è marcio. Per amore o per forza Scorpio accetta non senza ritrosie. Riesce però dove gli altri falliscono. Rintraccia cross a Vienna dove ha temporaneamente trovato appoggio presso Zharkov, un vecchio avversario del KGB con il quale ha condiviso però la guerra di Spagna e molti anni di Guerra fredda. Qui il film sembra cambiare registro. L’ambientazione europea non rallenta il ritmo, ma fornisce una cornice ideale all’intrigo spionistico. Stretti vicoli lastricati, giardini asburgici, interni curatissimi di case mitteleuropee ammantano l’azione di una patina di credibilità. I disillusi dialoghi tra Cross e Zharkov, vecchi leoni che riconoscono l’identità dei poteri corrotti da cui si sono lasciati manovrare, hanno qualcosa di letterario che completa una vicenda giocata sul ritmo e sull’azione. Mentre Scorpio si trova a collaborare con una squadra di incompetenti macellai, Cross sa di avere poco tempo a disposizione. Zharkov lo ammonisce, prima o poi Malkin, il suo freddo controllore sovietico, pretenderà qualcosa in cambio dell’aiuto che gli fornisce nella capitale austriaca. Il principale problema di Cross è far uscire la moglie Sarah da Washington. Tra gli altri si serve come corriere di Max Lang un vecchio violinista ebreo salvato dai lager nel ‘45. Proprio attraverso Lang, Scorpio quasi riesce a incastrare Cross. Ne segue una delle sequenze d’azione meglio coreografate del regista. Tra spari, scazzottate e botti, Cross sfugge alla trappola. Sembra quasi che, malgrado i suoi sforzi, Scorpio proprio non lo voglia prendere. Nel frattempo in America l’incompetenza degli agenti della CIA provoca un’altra tragedia. Durante quella che doveva essere una perquisizione, Sarah viene accidentalmente uccisa . Cross, appresa la notizia, perde ogni desiderio di fuggire. Zharkov, alla fine, lo aiuta non solo a sottrarsi a Malkin ma anche a simulare per gli americani un suo passaggio all’Est. Invece, come immagina Scorpio che lo conosce intimamente, Cross torna in America per vendicarsi di McLoud, ritenuto responsabile della morte di Sarah. Scorpio, però, non ne vuole più sapere. Progetta di lasciare l’America e tornare in Francia, persino vorrebbe sposare Susan. Micidiale, Cross sorprende McLoud con un trucco e lo uccide. Il suo successore torna a reclutare di forza Scorpio cercando di convincerlo che Cross ha tradito. Le prove mostrate rivelano sicuramente che Cross, negli anni, si è coperto le spalle, ha creato una propria rete di contatti e amicizie, di certo ha accumulato soldi. Ma non c’è nulla di conclusivo. “Nel nostro mestiere le prove sono necessariamente indiziarie” , ammette il funzionario CIA. Ma, esaminando le registrazione degli spostamenti di Sarah, Scorpio ha notato un particolare sfuggito ad altri. La sua Susan ha brevemente incrociato la moglie di Cross al museo della biblioteca del Congresso. Per lui è la prova di essere stato manovrato da Cross anche nella vita privata. E, in effetti, attraverso Susan (un corriere cecoslovacco molto abile usata per trasferire soldi ma, forse, realmente innamorata di Jean) Scorpio arriva a cross. Accecato dalla rabbia fredda la ragazza senza lasciarla spiegare. E Cross, ormai stanco e disgustato, si lascia uccidere. Il meccanismo in atto è sin troppo complesso e non può essere fermato. All’uscita dal garage dove si è consumato l’ultimo confronto, Scorpio si ferma per accarezzare un gatto randagio. E lì, senza difesa, lo raggiunge il proiettile di un ignoto sicario che chiude il caso senza testimoni scomodi.

SCHEDA TECNICA.

Genere: Guerra fredda.

Scorpio (Scorpio) Usa, 1973- Durata 114- ’regia di Michael Winner- sceneggiatura di David W. Rintel e Gerald Wilson dalla quale fu tratta una novelization di Mike Roote. - interpreti: Burt Lancaster: Cross. Alain Delon : Jean Lorrier- Scorpio. Paul Schofield: Zharkov. John Colicos: Mc Loud. Gayle Hunnicut: Susan. Realizzato dalla MGM, è stato ristampato nel 2004 in DVD nella collana MGM- home video.

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SAS - Uccidete il Dalai Lama - N°26 Febbraio 2010

Febbraio 7th, 2010

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Gérard de Villiers - SAS: Uccidete il Dalai Lama  -N°26 Febbraio 2010

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1959: anno maledetto. Anno della fuga del Dalai Lama a McLeod Ganji, in India, a seguito dell’invasione cinese del Tibet. Quasi mezzo secolo dopo, il Dalai Lama continua a essere l’esule più amato del pianeta. E anche il più odiato dal regime di Pechino, l’ultima barriera al loro controllo totale sul “tetto del mondo”. Farlo fuori e basta? Troppo ingombrante come delitto politico. Ma di colpo, perfino questi fragili equilibri saltano. Sulla scena appare un bambino di dieci anni, il prossimo Dalai Lama. Nonché il prossimo bersaglio della più letale superpotenza asiatica. Un’unica speranza per la sopravvivenza non solo di un innocente, ma di un intero popolo: Malko Lnge, il Principe delle Spie.

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Visti con il Professionista/16

Febbraio 3rd, 2010

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VISTI CON IL PROFESSIONISTA: I CLASSICI DEL CINEMA DI SPIONAGGIO

GIOCHI DI POTERE

A cura di Stephen Gunn

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Tom Clancy è indiscutibilmente uno dei grandi nomi di quella narrativa che si è sviluppata partendo come ‘tecno-thriller’ per approdare in seguito allo spionaggio e alla fantapolitica più estrema, generando spin-off, serie parallele, saggi tecnici su forze militari regolari e speciali. Tra tutte le sue creazioni John Patrick “Jack” Ryan è forse il personaggio più noto e riuscito. Al cinema è stato interpretato nell’ambito di un’unica serie da ben quattro interpreti. Alec Baldwin( Caccia a Ottobre Rosso), Harrison Ford in due occasioni(Giochi di potere e Sotto il segno del pericolo) e Ben Affleck (Al vertice della tensione). Realizzato da Philip Noyce, Giochi di potere (1992) si ispira a Attentato alla corte d’Inghilterra ed è, a mio giudizio, forse il più significativo tra i film realizzati nell’ambito di una rassegna dedicata allo spionaggio. Per comprendere appieno la storia, che mescola spionaggio e motivazioni personali, è necessario focalizzarsi sulla situazione politica che sta alla base della vicenda. Siamo nell’epoca che segue il crollo dell’Unione Sovietica. Il terrorismo internazionale più o meno segretamente fomentato dal KGB sta vivendo i suoi ultimi sussulti e quei legami con organizzazioni irredentiste un tempo favoriti da una logica di rivoluzione internazionale stanno sciogliendosi. I gruppi come Sinn Fein e la stessa IRA, nei decenni precedenti legati a oscure trame anti britanniche finanziate dal’Est, devono venire a patti. La guerriglia nelle strade dell’Irlanda del Nord deve arrivare a una fine. I finanziatori americani irlandesi preferiscono cercare una soluzione diplomatica. Ma l’odio, il rancore dei combattenti irriducibili resta. Così come il senso di appartenenza a un gruppo ristretto a una famiglia. Questa è la vera molla che spinge i principali antagonisti del film. Da una parte troviamo Jack Ryan, non più marine o agente CIA, ma insegnante all’accademia navale di Annapolis. Jack è un patriota ma legato alla famiglia (la moglie-chirurgo Kathy, la figlioletta Sally e il nascituro bimbetto (che vedremo nel successivo episodio) che occupa tutti i suoi pensieri. In una drammatica sequenza il direttore della CIA gli domanda se conosca qualcosa di certo nella vita e la risposta di Ryan è:“L’amore per mia figlia”, sapendo che, con quelle parole scatenerà una strage. Perché, durante una giro di conferenze in Inghilterra, Ryan si trova coinvolto in un fatto di sangue con conseguenze micidiali. Salvare il cugino del principe, lord Holmes, da un tentativo di rapimento da parte di un gruppo di fuoco dell’IRA riporta Jack sulla linea di tiro. Guidato più dal vecchio istinto del guerriero che dalla ragione Ryan interviene, sventa il rapimento. Ci guadagnerà il titolo di baronetto, una pallottola nella spalla e un morto sulla coscienza: Paddy Miller. In una delle molte riuscite sequenze d’azione del film Ryan, ferito, vede gli agenti inglesi intervenuti sollevare i cappucci dei terroristi. Il giovane che ha ucciso per difesa ha appena diciassette anni. Bloccato sul terreno, Ryan lo guarda con angoscia e incontralo sguardo feroce del fratello di questi,Sean Miller ( Sean Bean quanto mai in parte) condannato poi grazie alla testimonianza di Jack. L’odio feroce , “personale” tra i due uomini è , ancor più del piano per rapire lord Holmes delegato alla riappacificazione in Irlanda, il centro rovente della storia. Miller fa parte assieme a Kevin O’Donnel, alla sexy e micidiale Annette, al libraio Cooley e all’infiltrato nell’entourage reale Watkins, di una fazione ultraviolenta dell’IRA che non esita a eliminare i moderati o a buttarli in pasto alle forze inglesi. Sean viene fatto evadere e si rifugia in Libia per addestrarsi nei campi di Gheddafi in attesa dell’occasione per ripetere il sequestro di lord Holmes. Ma l’odio personale per l’assassino del fratello lo divora al punto da costringerei compagni ad assecondarlo in una ‘vendetta privata’ che raggiunge Ryan in America. Questi, per amore della famiglia, ha più volte rifiutato l’offerta di tornare a collaborare con la CIA contro i terroristi. Sfugge di misura a un attentato alla scuola navale ma non può far nulla per evitare che Kathy e sua figlia vengano coinvolte in un gravissimo incidente. Non moriranno, ma la piccola Sally trascorrerà diversi giorni tra la vita e la morte perdendo la milza in seguito alla folle vendetta di Miller. A questo punto Ryan vuole tornare sul campo e chiudere la partita. Fa il diavolo a quattro e, benché sia un semplice analista, ottiene di potersi concentrare sulla caccia al gruppo dei terroristi. Grazie a un’analisi dei suoi ricordi degli attentati e alle sue capacità di osservazione, stabilisce l’esistenza della cellula ribelle nell’IRA e, soprattutto, il legame tra il fanatico Kevin e Annette. Non riuscirebbe ad andare più in là se non forzasse la mano a Paddy O’Neal , portavoce dei moderati irlandesi d’America dai cui fondi dipende la sopravvivenza del movimento Sinn Fein. O’Nea l (un grandissimo Richard Harris ormai anziano ma ancora vigoroso) sulle prime resiste, non vuol tradire nessuno della sua fazione anche se si tratta di individui pericolosi come Sean Miller e i suoi compagni. Alla fine fornisce una traccia che permette, assieme a un’indagine degli inglesi che hanno scoperto il libraio Cooley, di rintracciare i terroristi in un campo in Nord Africa. Si apre qui una delle sequenze più drammatiche e innovative del film. Dalla sede della CIA Ryan e i suoi colleghi seguono via satellite un’incursione del SAS inglese al campo dei terroristi. L’annientamento del nemico come un orribile videogioco che allontana la violenza, cristallizzandola nelle immagini a infrarosso ma rende tutto più disumano, meccanico. Lo stesso Ryan che pure ha dato il via libera all’incursione nella speranza di liberarsi del nemico, ne resta sconvolto. Disgraziatamente Kevin, Sean Miller e Annette sono già partiti e ,grazie al traditore Watkins, si trovano già negli Usa. Il caso gioca a favore del vendicativo Sean offrendogli la possibilità di un attacco a lord Holmes ospite proprio a casa di Ryan. Nell’occasione Jack festeggia il ritorno a casa della piccola Sally e la consegna dell’onorificenza britannica. Malgrado le misure di sicurezza, la casa dei Ryan resta isolata in una notte di tempesta. Ancora una volta, smascherato Watkins tocca a Ryan vestirei panni dell’uomo d’azione. Aiutato dal fedele collega di colore interpretato da Samuel Jackson, affronta i terroristi. Lord Holmes e la famiglia di Ryan sono in salvo. Ryan attira su di sé Kevin, Annette e Sean, fuggendo su un motoscafo. Resisi conto che sulla barca non c’è il loro obiettivo Kevin e Annette si ritirerebbero dalla partita ma l’odio di Sean ha preso il sopravvento. Li uccide e ingaggia un duello sul mare con Ryan che,alla fine, lo uccide. Questa ultima sequenza spettacolare è, a mio avviso, forse la parte più debole della storia. Ryan è stato il perfetto anti-Bond, l’uomo di famiglia, l’analista acuto che solo in casi estremi torna a essere un uomo d’azione. Il duello finale, per quanto drammatico ha qualcosa del cinema superoistico che stona con il resto della vicenda giocata per altro con grande abilità, sull’equilibrio tra l’azione anche ben coreografata ma realistica e l’intrigo personale e politico.

SCHEDA TECNICA

Genere:Guerra al terrorismo

Giochi di potere (Patriot Games) –USA,1992- Durata 112’ - Regia di Philip Noyce- sceneggiatura di Peter Iliff e Donald Stuart dal romanzo Attentato alla corte d’Inghilterra di Tom Clancy- - Interpreti: Harrison Ford: Jack Ryan- Sean Bean: Sean Miller- Patrick Bergin: Kevin O’Donnell- Polly Walker:Annette- Richard Harris: Paddy O’neal- Anne Archer:Kathy Ryan- Realizzato dalla Paramount è disponibile in varie collane DVD

 

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Segretissimo - C.Grabenstein - Weekend all’inferno

Gennaio 26th, 2010

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Segretissimo - Chris Grabenstein - Weekend all’inferno - N°1560 Febbraio 2010

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Christopher Miller, temerario agente dell’FBI, ha una missione ben precisa: investigare su un emergente gruppo estremista per la supremazia della razza bianca. La festa nazionale del Thanksgiving,  il Giorno del Ringraziamento, incombe, occasione perfetta per un nuovo, devastante attentato sul suolo americano. Tra rapimenti che servono come diversivi, uccisioni che sono trappole e rivelazioni che sono menzogne, Miller precipita in uno spasmodico conto alla rovescia per evitare che il Giorno del Ringraziamento si tramuti nel giorno del massacro.

 

Chris Grabenstein americano, narratore e sceneggiatore per la TV. Nel 2006 vince l’Anthony Award per il suo romanzo d’esordio Tilt-a-Whirl pubblicato in Italia nel Giallo Mondadori (N°2946 Febbraio 2009) con il titolo “Giro della Morte” . Sempre con protagonista John Ceepak, esce nel Giallo (2970 - Gennaio 2009) anche “Giro di Killer”. “Weekend all’Inferno” , con protagonista l’agente Miller, segna il suo debutto su Segretissimo.

Intervista a Chris Grabenstein di Dario Geraci.

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Intervista a Dario Tonani

Gennaio 19th, 2010

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Questo mese doppia intervista. Dopo Alberto Custerlina, è la volta di Dario Tonani “rubato” a gli amici di Urania e presente questo mese su Segretissimo con un suo racconto: “Il fuoco non perde mai”.

Salve Dario, benvenuto su Segretissimo! La prima domanda è quasi obbligatoria: da Urania a Segretissimo, dalla fantascienza all’action/adventure/Spy. Com’è avvenuto il passaggio?

Grazie del benvenuto, confesso che questo sconfinamento di genere e di testata mi fa molto piacere. In realtà era un po’ che ci giravo intorno. Anche nell’ambito della fantascienza cominciavo da tempo a muovermi in territorio borderline: poliziotti, killer, fuggiaschi… C’era sempre però la passione di fondo che mi spingeva a muovermi attorno ai binari dell’“idea futuribile”, della speculazione sul nostro domani, se non addirittura del fantastico. A un certo punto è stato come per un mancino cominciare a scrivere con la destra, ti butti, decidi di punto in bianco di provare a non usare più l’altra mano, di smettere di attingere a quello che fino a quel momento era stato il tuo repertorio abituale. Non è stato affatto traumatico, anzi mi ci sono divertito un mondo. E l’ho rifatto! Il passaggio è stato molto più naturale di quanto pensassi, e devo dire che hanno influito anche gli stimoli di tanti amici autori provenienti proprio dal campo di fuoco dell’“Italian Legion”; e naturalmente di Sergio Altieri in primis. Un grazie anche a loro.

Già Infect@ comunque, pur essendo un romanzo di fantascienza, presentava elementi «da Segretissimo»: la mala, l’oggetto che tutti vogliono caduto nelle mani sbagliate (o giuste, a seconda). Cosa ci prepari per il futuro? Ulteriori fusioni di generi o nuovi cambi di direzione?

“Infect@” era effettivamente il segnale di una losca deriva. Il successivo “L’algoritmo bianco” per molti versi è stato un sintomo ancora più grave. Nel primo Urania avevo sperimentato il punto di vista di un’indagine poliziesca, nel secondo quello di un killer professionista. Quando si mettono l’una contro l’altra queste due “facce” ci si accorge di avere per le mani una moneta nuova. E al momento voglio continuare a muovermi a cavallo di questi due generi, diversi ma attigui. Cos’ho in cantiere? Sto ultimando l’editing di “Infect@ 2” che consegnerò in Mondadori entro fine mese. E poi ho molte altre idee, dibattuto dalla voglia di contaminare come ho fatto finora, ma anche di provare vie meno spurie completamente diverse. Chissà…

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Senza anticipare nulla, questo racconto ha, accanto ai protagonisti umani, un aereo a tenere la scena. È una tua passione?

Sì, gli aerei mi piacciono molto. E poi abito a un paio di chilometri in linea d’aria dall’aeroporto di Linate e sono cresciuto con i velivoli sulla testa. In più, nel tragitto casa-lavoro passo a pochi metri dalle piste di atterraggio, in un punto in cui gli aerei sono così bassi che ti viene istintivo insaccare il capo… Mettiamoci anche che percorro ogni giorno 60 chilometri di tangenziali e che gli aerei sopra a Linate, in decollo o in atterraggio, li vedo praticamente da ogni angolazione. Batti che ti ribatti, mi è venuta l’idea di scrivere la storia di un executive che per un’emergenza atterra proprio su una strada trafficata. Quando si passano ore in coda si finisce per avere le fantasie più astruse: tutto sommato quella di trovarsi un aereo che ti sbarra la via è forse la meno inconfessabile. Ho pensato: poi, però, bisogna toglierlo di lì, ed è venuto fuori “Il fuoco non perde mai”, una storia in salsa hardboiled con un diluvio d’acqua e di pallottole.

Quali sono le tue più grandi influenze come autore, hai dei modelli a cui ti ispiri? Trai ispirazione anche da cinema, musica e altri media?

Modelli tanti, come ogni scrittore che sia anche un lettore vorace e onnivoro. Riconosco debiti nei confronti Richard K. Morgan, Chuck Palanhiuk, Michael Marshall Smith, Jeff Noon, Maurice G. Dantec, passando ovviamente per un certo Philip K. Dick, tutti autori che hanno sparigliato le carte e saltato gli steccati fra i generi. Ma confesso che a cambiare di più la mia scrittura sono stati proprio il cinema e la musica. Alle volte, quando scrivo, mi scopro a mimare i gesti che devo far compiere ai miei personaggi e questo mi aiuta a trovare la parole giuste per descriverli. Anche i dialoghi devono suonarmi bene “a orecchio”, per cui spesso li recito a voce alta. Quanto alla musica non esco mai di casa senza il mio iPod, anche se quando scrivo voglio silenzio assoluto. Alla prossima allora!

- Illustrazione di Franco Brambilla

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Intervista ad Alberto Custerlina

Gennaio 11th, 2010

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Ciao Alberto, benvenuto sul blog di Segretissimo. Che effetto fa vedere Balkan Bang! Pubblicato nella collana?

Un effetto strepitoso, soprattutto per uno che ha seguito i cerchi rossi di Mondadori per tutta la vita. Grande emozione, quindi.

Partiamo dal titolo: come l’hai scelto, è generato da un tuo amore per i fumetti?

Il titolo mi è venuto spontaneo, mentre scrivevo una scena d’azione. Naturalmente il fumetto c’entra, ce n’è molto nel romanzo, dal tratteggio dei personaggi fino a certe situazioni un po’ sopra le righe.

L’ambientazione balcanica: hai scelto un set che conoscevi già, oppure prima hai deciso e successivamente approfondito la conoscenza dei luoghi? Leggendo il romanzo è evidente che hai studiato la struttura sociale e soprattutto il complesso mosaico etnico della zona. Quanto ha influito sul testo il fatto di essere di Trieste, da sempre «terra di confine»?

I Balcani li conosco abbastanza bene proprio perché sono nato e abito a Trieste. Naturalmente, per affrontare la scrittura di un romanzo come Balkan bang!, ho dovuto documentarmi su temi specifici e ho pure soggiornato a Sarajevo, per poter entrare al massimo nel climax della città.balkan.jpg

Parlaci dei personaggi, a chi ti sei ispirato, a quali sei più affezionato?

Le ispirazioni sono cinematografiche e fumettistiche. Volevo personaggi che fossero veri, ma allo stesso tempo con dei tratti distintivi molto marcati. Ho dato il massimo nella loro caratterizzazione, cercando di attribuire a ognuno dei modi di dire e di fare che li rendesse riconoscibili anche senza citare il loro nome. E proprio perché ho lavorato molto su ognuno di loro, non ho un personaggio preferito. Sono tutti figli miei!

Dalle presentazioni, è emerso che il pubblico maschile è rimasto particolarmente affascinato dalla figura di Zorka, vuoi dirci qualcosa in più su di lei?

Be’ certo, Zorka Stoltz è stata concepita come un siluro che si doveva infilare di prepotenza nell’immaginario medio maschile: bella, procace, cattiva e sessualmente esagerata. Qualcosa di più su di lei? Sarà le protagonista femminile del sequel che sto scrivendo e che dovrebbe uscire a fine anno o un po’ più in là.

Quali autori influenzano il tuo modo di raccontare? Quali sono le tue fonti di ispirazione?

I miei autori di riferimento sono Elmore Leonard, J.P.Manchette e qualcosa di Lansdale. Tra gli italiani direi i soliti noti: Scerbanenco , Altieri e Di Marino. Naturalmente questi sono solo i nomi che ispirano direttamente la mia scrittura, ma di autori preferiti in generale ce ne sono molti altri. La mia fonte d’ispirazione è il mondo. Posso leggere di una notizia proveniente dall’Africa nera e farmi influenzare talmente tanto, da trasportarla poi nei Balcani. Come avrai notato, in Balkan bang! c’è di tutto: cronaca di tutti i tipi, cinema, fumetti, letteratura, vita vissuta. Tanto per farti un esempio, la storia dello sbiancamento del buco del culo, è totalmente vera, tratta da una rivista femminile che ho sfogliato dal dentista e da qualche approfondimento trovato poi sul web. Cercate “anal whitening” se non ci credete!

Ho l’impressione che in Balkan Bang! Ci sia anche molto «cinema». Concordi con questa affermazione? Se sì, quali sono i tuoi riferimenti in quel campo?

Verissimo, direi che c’è più cinema che fumetto. Da questo punto di vista, m’ispiro a Tarantino, Ritchie, Woo e Peckinpah. E ai polizieschi e ai western all’italiana per il cinema. Naturalmente, le influenze che subisco sono in realtà infinite (serial televisivi, per esempio) e molte volte inconsce. Quelle che ho citato sono quelle consce e più evidenti.

Questo è il tuo primo romanzo, e il responso del pubblico è stato molto favorevole. Vuoi dirci come hai cominciato a scrivere? Quando hai capito che «il gioco si stava facendo serio»?

Ho cominciato per via di una grave frattura alla gamba che mi aveva costretto a letto per tre mesi. Comunque, ci tengo a dire che per me il gioco è sempre stato serio. Come dice l’amico Stefano Di Marino, scrivere vuol dire seguire una Via, come per un’arte marziale. Quindi bisogna mettere in campo la massima serietà fin dall’inizio, e poi convinzione, pianificazione, disciplina e pazienza. Bisogna anche riconoscere, però, che ora il gioco si è fatto ancora più serio, nel senso che mi sta mettendo di fronte ad alcune sfide molto importanti e molto difficili da affrontare. Io, però, mi nutro di sfide, quindi no problem.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Userai la stessa location balcanica oppure introdurrai elementi nuovi? Ritroveremo alcuni dei personaggi di Balkan Bang!?

A fine maggio uscirà in libreria il mio nuovo romanzo, Mano Nera, edito da Baldini Castoldi Dalai, ambientato a Sarajevo e dintorni. Successivamente, ci sarà il seguito di Balkan bang!, che però sarà una storia indipendente dalla prima (a parte qualche riferimento e alcuni personaggi che ritroveremo) che partirà dalla Bosnia per approdare a Trieste.

Inoltre, ho in cantiere un progetto non balcanico di cui non posso dire ancora nulla, ma che sono certo spiazzerà un po’ tutti (sempre che vada in porto).

Aiuta i lettori del blog a conoscere l’Alberto Custerlina quotidiano, quali sono le tue passioni al di fuori della scrittura?

Il Custerlina quotidiano ama leggere, fotografare, ascoltare musica e sa cucinare abbastanza bene. Quando c’è la neve va in snowboard, altrimenti in mountain bike. Adora le condizioni difficili e in special modo il brutto tempo, che per lui è bello. Ha suonato il basso in un gruppo metal che si chiamava Ars Moriendi (ma ha suonato anche molto jazz). Fuma, apprezza il whisky e le donne, anche se già da un po’ le ha messe tutte da parte a favore di una sola.

Bene Alberto, qui si conclude il faccia a faccia. Ti lascio il palcoscenico, c’è qualcosa che vuoi dire ai lettori di Segretissimo?

Sì, mi piacerebbe ricevere dei feedback sul romanzo, perché ritengo che i lettori di Segretissimo siano una categoria da tenere in grande considerazione. L’indirizzo e-mail lo potete trovare sul mio sito personale http://custerlina.com.

 

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