Supersegretissimo - H. Porter - L’uomo di Brandeburgo

Settembre 1st, 2010

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Supersegretissimo - Henry Porter - L’uomo di Brandeburgo - N°43

Autunno Spia

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1989, Settembre. I segni sono chiari: l’impero sovietico si sta sfaldando, la guerra fredda è alla fine. Ua guerra che Rudi Rosenharte, esperto di storia dell’arte, si è lasciato allae spalle insieme al suo ruolo di spia. Solo che nessuna guerra ha mai realmente fine. Così la STASI, onnipotente servizio segreto della Germania dell’Est, costringe Rudi a una missione estrema: incontrare Annalise Schering, ex spia un tempo sua amante, per convincerla a tornare nell’esercito delle ombre. Un unico trasciurabile problema: Annalise si è suicidata quindici anni prima. Da un grande autore dell’intrigo, un’inquietante rivisitazione di un’epoca a noi fin troppo vicina.

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Segretissimo - T. Hallinan - Il Quarto Osservatore

Agosto 30th, 2010

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Segretissimo - Timothy Hallinan - Il quarto osservatore - N°1567 Settembre 2010

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Poke Rafferty è convinto di avercela fatta. Buoni guadagni con libri di viaggi, una fidanzta e una figlia adottiva che lo amano, una vita senza scosse nella Bangkok residenziale. Nessun problema giusto? Sbagliato. Perché il passato ritorna. Nella forma di Frank Rafferty, spregiudicato padre di Poke, insieme alla peggiore delle compagnie, Richard Elson, agente della CIA. Il quale accusa la fidanzata di Poke di essere coinvolta in un grosso traffico di banconote false. Ed è solo l’inizio dell’incubo. Pezzo per pezzo, infamia per infamia, Poke è inesorabilmente trascinato in un abisso di intrigo e cospirazione in grado di inghiottire tutto. E tutti.

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Visti con il Professionista/20

Agosto 19th, 2010

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VISTI CON IL PROFESSIONISTA:I CLASSICI DEL CINEMA DI SPIONAGGIO

IL SIPARIO STRAPPATO

A cura di Stephen Gunn

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Compito non facile selezionare un film di spionaggio nell’opera di Alfred Hitchcock. Maestro del thriller(da Psycho a Marnie a Frenzy la scelta nel campo è vastissimo) ‘Hitch’ frequentò spesso anche il filone spionistico. Dai 39 scalini (adattamento di un romanzo classico di Buchan) a Notorius, Topaz, al celeberrimo Intrigo internazionale, la possibilità di inserire un titolo in questa rassegna sembrava semplice.

Il problema è di coerenza con la rubrica, che segue… i criteri del Professionista. Questi per quanto possano essere discutibili, cercano di formare una cineteca ideale ed eterogenea ma secondo un gusto particolare. La re-visione dei titoli sopracitati mi ha portato alla conclusione che, pur trattandosi di ottimi film, molti di essi inserivano l’elemento propriamente spionistico sullo sfondo. Di fatto sono storie sentimentali in cui spesso il climax è fuori scena (si veda il finale di Notorius dove l’azione definitiva viene raccontata…) e i meccanismi del Grande Gioco non sono sempre efficacissimi, almeno per i fan del settore. Ho scelto quindi questo Sipario strappato, tratto da un romanzo di Richard Wormser pubblicato da Segretissimo, perché meglio di altri si adattava a questa raccolta. È una vicenda di Guerra fredda dove sicuramente il tema sentimentale è declinato con gli immancabili elementi di ambiguità, conflitti e risoluzione. La storia d’amore che coinvolge il professor Michael Armstrong ( Paul Newman) e la sua assistente fidanzata Sarah Sherman ( Julie Andrews) predomina ma la varietà di ambienti e tutta l’ultima parte giocata sulla fuga verso l’Occidente meritano una visione. Sicuro, una volta che l’amore è salvo e anche la fidanzata di Armstrong capisce che l’amato bene non è un traditore, tutto sembra più ‘lieve’ ma le regole della suspense, anche se giocate su alcuni cliché che nel ‘66 erano già piuttosto abusati, tengono.

Inizio spettacolare, in un fiordo norvegese a bordo di una nave da crociera che ospita un convegno di studiosi di fisica che avrà il suo culmine a Copenhagen. Qui abbiamo modo di conoscere l’aitante professor Armstrong deluso (a prima vista) del trattamento riservato dal governo americano ai suoi studi su un missile difensivo in grado di neutralizzare quelli offensivi del Patto di Varsavia. Scopriamo anche che il bel professore ha promesso all’adorante assistente di sposarla al ritorno dal convegno ma che, per qualche ragione, avrebbe preferito viaggiare da solo. Non certo per sollazzarsi con le bellezze nordiche… Armstrong, infatti, sin dal tragitto in nave, riceve misteriosi cablogrammi che gli fissano un appuntamento misterioso in una libreria nella capitale danese. C’è anche la presenza ingombrante del non certo avvenente collega, il professor Karl Manfred, che corteggia Sarah e sembra particolarmente deluso quando scopre l’imminente matrimonio tra i due colombi. Ma dietro questi siparietti da commedia si ordisce una trama più oscura.

Al suo arrivo a Copenhagen, Armstrong non può evitare che sia Sarah a ritirare il libro per lui (il libraio-spia è un classico) ma legge il messaggio che gli comunica di rivolgersi in caso di difficoltà a un misterioso π. La vicenda si addormenta un poco sino a quando veniamo a conoscenza del piano di Armstrong di recarsi a Berlino est e poi a Lipsia con l’aiuto di Manfred per realizzare oltre la Cortina di Ferro il suo super missile, finanziato dai russi. Sconvolta, Sarah lo segue cercando di dissuaderlo da quello che ritiene un tradimento. Che Armstrong con la sua faccia pulita e gli occhioni cerulei voglia passare la nemico sembra essere solo l’ingenua Sarah a crederlo. Gli uomini della STASI sono i primi a dubitarne, infatti mettono alle costole del professore un controllore, Gromek, che, con il cappottone di pelle e la faccia da gangster sa veramente un po’ troppo di macchietta. Armstrong in realtà si è offerto come spia. Il suo piano è arrivare al professor Lindt dell’università di Lipsia e provocarlo in un gioco intellettuale per carpire i segreti che ancora gli mancano per la realizzazione del famoso missile. Per fuggire (e a questo punto portarsi dietro la recalcitrante Sarah cui non ha ancora rivelato nulla) deve affidarsi agli uomini del π. Qui in una delle sequenze spionisticamente migliori , Armstrong incontra i suoi contatti in una fattoria sperduta nella campagna tedesca ma, sorpreso, è costretto a sopprimere Gromek occultandone corpo e motocicletta. La sequenza è, pur nella sua mancanza di dinamicità, notevolmente cruda. Pensate: Gromek viene strangolato, pugnalato e pestato con una vanga prima di cedere. La sua scomparsa non resterà celata per molto. Nel frattempo Armstrong e Sarah raggiungono Lipsia e qui finalmente il professore rivela alla fidanzata la verità prima che questa rovini tutto. Si produce poi in una sequenza abbastanza divertente se non realistica e carpisce i segreti al vecchio professore più preoccupato del suo orgoglio professionale che della sicurezza. I mastini della STASI, però, hanno stretto la morsa. E qui inizia una fuga prima verso Berlino ovest e in seguito sino alle coste della Finlandia dove la corsa contro il tempo la concitazione rendono la vicenda realmente emozionante. Prima i due fuggiaschi fuggono a bordo su un finto autobus di linea con i membri dell’organizzazione capitanti dal signor Jacobi (un grande David Opatoshu, caratterista proveniente dal Dottor Zivago). Arrivati miracolosamente a Berlino, Armstrong e Sarah si sentono sperduti, impacciati più che aiutati da una contessa polacca desiderosa di passare il muro se la cavano sempre grazie all’intervento degli uomini del π che li imbarcano tra i bagagli di una compagnia di balletto. Qui torna utile una gag vista all’arrivo a Berlino del professore. Una famosa ballerina aveva mostrato irritazione di fronte allo scarso interesse dei fotografi per la sua persona, attenzione riservata invece al professore transfuga. Sfortuna vuole che la ballerina riconosca Armstrong a teatro durante il passaggio sino alla nave e cerchi di denunciarlo, se non altro per vendicare il suo onore. Anche qui la sequenza è un po’ troppo caricata per risultare realmente realistica ma funziona. Fortunatamente l’uomo incaricato di portare i transfughi oltre cortina attua uno stratagemma e tutto finisce in gloria. Anche se il film sotto un profilo drammatico spionistico non risulta del tutto convincete, ha ritmo e certamente regia, fotografia e interpreti assicurano un reale divertimento per lo spettatore. Siamo ancora in un’epoca in cui la fotografia è illuminata da luci cartolinesche e tutto sembra vagamente irreale. Sicuramente il thriller puro si adattava più ai gusti del maestro o forse, lo spionaggio gli sembrava più adatto a narrare vicende sentimentali venate di sfumature da commedia.

SCHEDA TECNICA. Genere: Guerra Fredda

Il Sipario Strappato (Torn Curtain).USA, 1966 regia di Alfred Hitchcock – sceneggiatura di Brian Moore dal romanzo omonimo di Richard Wromser- durata 123’- Interpreti. Paul Newman: Michael Armstrong:. Julie Andrews: Sarah Sherwood- David Opatoshu:Jacobi – Tamara Tomanova: La ballerina. Realizzato dalla Universal è disponibile in ottime versioni in DVD con ottimi extra e master digitalizzato dal 2001

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SAS - Codice S-300 pt2 - N°32 Agosto 2010

Agosto 6th, 2010

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Gérard de Villiers - SAS - Codice S-300 pt2 - N°32 Agosto 2010

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C’è del marcio ben oltre l’Iran. Ora che il bubbone dei missili S-300 di fabbricazione russa destinati agli ayatollah è scoppiato, Malko Linge non ha scelta se non fare i conti con la sua letale ricaduta. La partita è ancora tutta da giocare, solo che questa volta il terreno dello scontro è l’alta finanza delle operazioni nere. Dalla borsa di Mosca ai palazzi di Vienna fino alle banche del Liechtenstein, la corsa è contro il tempo, ma anche contro poteri economici in grado di comprare interi governi. Per il Principe delle Spie, un nuovo labirinto popolato da belle donne senza troppe inibizioni e duri killer senza scrupoli.

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Segretissimo - Marco Minicangeli - Uomoᶯ

Luglio 27th, 2010

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Segretissimo - Marco Minicangeli - Uomoᶯ - N°1566 - Agosto 2010

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Londra. Non sembra esserci nulla di rischioso nelle giornate di Erica Mol, repoter freelance. Ma allora perché qualcuno la segue ovunque, perché qualcuno la spia, perché qualcuno alla fine tenta addirittura di ucciderla? D’accordo, c’è quel suo articolo sulla morte di Phil Sarton, un neuroprogrammatore sul libro paga di… di chi? O peggio ancora, di che cosa? C’entrano forse Edimburgo e la SoftLab? C’entra forse Xavier, strano ragazzo scomparso da Tel Aviv e dotato di capacità mentali estreme? Per Erica Mol ha inizio un’inquietante discesa agli inferi dell’intrigo e della cospirazione. La posta in gioco: qualcosa chiamato Uomoᶯ. Il software più potente che sia mai stato creato. E più letale.

All’interno il racconto “Morte nella favela” di Mauro Baldrati.

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Tiro al Professionista

Luglio 21st, 2010

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TIRO AL PROFESSIONISTA

A cura di Fabio Novel

Perché leggi IL PROFESSIONISTA?”

Questa è la domanda che ho posto a svariati autori, addetti ai lavori e affezionati lettori: tutti fan della serie action/spy nata 15 anni fa dalla creatività di Stefano Di Marino

Quindici anni.

Quindi candeline (o, piuttosto, candelotti… ) sulla torta.

Sì, quindici. Tanti sono gli anni (editoriali) compiuti nel 2010 dalla serie con protagonista Chance Renard, aka il Professionista. Il titolo d’esordio di questo serial della collana Segretissimo (ma presente anche in libreria, con vari titoli) risale infatti al 1995: si tratta di Raid a Kouru.

Da allora, sono più di trenta i titoli che vedono protagonista Renard, quasi tutti romanzi (con una media di due all’anno) più un romanzo breve e qualche racconto.

IL PROFESSIONISTA è stato ideato Stefano Di Marino, ma inevitabilmente nel cuore dei lettori, soprattutto di quelli della prima ora, è a Stephen Gunn (lo pseudonimo più noto tra quelli che lo scrittore milanese ha utilizzato in passato) che viene associata la serie. La quale, infatti, continua ad essere pubblicata sotto alias.

In occasione del decennale del Professionista, la collana Segretissimo aveva celebrato il suo protagonista più noto (assieme a SAS, di Gerard de Villiers, il quale però ha una collana a lui dedicata) con la pubblicazione di un’antologia intitolata Professional Gun, che oltre a testi dimariniana ospitava anche racconti del Professionista scritti da altri autori.

Oggi, per i quindici anni, la Mondadori edicola propone invece uno speciale estivo intitolato Guerre segrete, che raccoglie un romanzo (dallo stesso titolo) e un lungo racconto (Bajo fuego, i crudeli): entrambe le storie sono inedite.

Anche ThrillerMagazine/Spie nel Mirino e il Segretissimo Blog hanno voluto omaggiare il compleanno del Professionista. Lo facciamo con questo articolo “in collaborazione”, dove autori, addetti ai lavori e lettori – tutti fans dalla serie – ci spiegano “perché leggono il Professionista”.

Partiamo innanzitutto dalla testimonianza di Alan D. Altieri, scrittore di punta del panorama narrativo italiano (ricordiamo romanzi come Città oscura, Ultima luce, L’uomo esterno, Kondor, la trilogia storica di Magdeburgma anche varie antologie, tra cui Armageddon e la recente Killzone, per TEA), sceneggiatore cinematografico e televisivo, traduttore e da qualche anno anche editor delle collane da edicola della Mondadori, Segretissimo inclusa. Altieri afferma…

Sono due gli autori italiani che hanno re-inventato in modo fenomenale il concetto stesso di avventura.

All’apporto che Valerio Evangelisti continua a dare all’avventura gotica, fa da contrappunto il lavoro di Stefano Di Marino nell’avventura salgariana.

Se l’implacabile Inquisitore Nicolas Eymerich è il profeta del lato oscuro, l’immarcescibile Chance Renard è vate della temerarietà.

Oltre quindici anni di narrativa epica al massimo livello, avviato verso quota trenta libri, il lavoro di Stefano “Stephen Gunn” Di Marino con Chance Renard protagonista è a tutti gli effetti una vera e propria pietra miliare delle storie di esotismo e intrigo, brutalità e sensualità.

Un eroe dannatamente scanzonato e politicamente scorrettissimo. Storylines costruite con attenzione chirurgica. Straordinaria documentazione ambientale e geografica. Completo controllo della coreografia delle sequenze d’azione.

Il lavoro autoriale di Stefano Di Marino non cessa, e non cesserà, di coinvolgere e sorprendere. Ecco perche’ leggo ‘Il Professionista’.”

Sono molti gli scrittori italiani che amano il Professionista.

Un primo esempio è Gianfranco Nerozzi, autore di romanzi quali Genia, Resurrectum, Cuori perduti e Il cerchio muto, oltre che curatore di antologie (In fondo al nero) e compagno di Di Marino/Gunn nella cosiddetta Legione, il team di autori italiani operativo, con alias o meno, in Segretissimo.

Spiritosa e graffiante, come suo solito, la risposta di Nerozzi…

Leggo il Prof perché me lo ha ordinato il dottore.

Il doctor Jekill, naturalmente, nella sua forma migliore: quella di mister Hyde con gli occhi bianchi, l’Ombra del doppio che fa dell’istinto primordiale un tentativo di sincerità. Chance Renard/Stephen Gunn/Stefano Di Marino: sono il prodotto genetico di una bestia strana. Fantastica e distruttiva. Appassionante. Conosco il meccanismo, lo conosco bene. E che la creatura mutante Marc Ange/Jo Lancaster Reno/ Gianfranco Nerozzi mi sia da testimone: testimone scomodo e nascosto nell’Ombra, tanto per chiudere il cerchio e restare avvinti nel silenzio, segretamente muti.”

 Altro esponente della Italian Foreign Legion di Segretissimo (è lui il fantomatico François Torrent che firma il serial Nightshade), ma anche traduttore, saggista (Elementi di tenebra/Manuale di scrittura thriller, Mondo Bond, Le grandi spie…), consulente editoriale e abile narratore (Ladykill/Morte accidentale di una Lady, La settima nota, Diabolik: La lunga notte, Eva Kant: Il giorno della vendetta…) è Andrea Carlo Cappi. Così risponde alla domanda: perché leggi il Professionista? “ Per prima cosa… perché mi piace. Ci sono ancora alcuni gruppi di autori che non sono affatto gelosi del successo dei colleghi, quantomeno di quelli meritevoli. Quindi ci possiamo godere i nostri libri senza roderci il fegato per l’invidia, semmai con un certo senso di ammirazione: dopotutto, quanti autori italiani hanno venduto tante copie quanto Stefano Di Marino? Certo, con più libri: perché lui è capace di scriverne tanti e mantenere fedele il proprio pubblico, a differenza di altri che possono vendere uno sproposito con il primo libro, mezzo sproposito con il secondo, e via a discendere…

Il Professionista è un gran bel personaggio che rappresenta la scelta più matura, moderna (ed “europea”) della narrativa di genere, ovvero quella di far invecchiare l’eroe; una volta i personaggi seriali dovevano restare fissi e immutabili, protagonisti di storie che quasi non avevano cronologia; Chance invece invecchia, ricorda, si tormenta, ma si permette di avere ancora forza, riflessi e agilità perché rispecchia il suo stesso autore (provate ad affrontare Stefano Di Marino e vedete in quanti secondi vi mette a terra).

E poi le avventure del Professionista hanno molto da insegnare per trama, tecnica e stile a molti scrittori, specie quelli che ritengono di non avere niente da imparare. Potrei anche aggiungere che mi fanno scoprire il fascino di luoghi esotici e decadenti, come nella tradizione di Segretissimo, ma anche, da qualche tempo a questa parte, di luoghi molto vicini e ancora più decadenti. Ma adesso non ho tempo: devo tornare a leggere Il Professionista…”

 In quindici anni di missioni in edicola e libreria, e soprattutto con tanti volumi all’attivo, il Professionista ha avuto copertine molto differenti tra loro. Sono piuttosto convinto però che sia Chance Renard che Stephen Gunn amino soprattutto le belle donne (calate nei più feroci campi di fuoco dagli sfondi che richiamano di volta in volta al narrato) e l’efficacia delle illustrazioni di uno straordinario artista e copertinista: Victor Togliani. Anche lui ha da dire la sua sul Professionista…

Quando, chiamato dall’ineffabile Altieri ad occuparmi delle copertine di alcuni romanzi, ho conosciuto il prode Stefano, usando un anacoluto: ci siamo subito piaciuti!

Sarà che non ho avuto difficoltà, per affinità elettive, ad avvicinarmi al mondo es(r)otico del PROFESSIONISTA, sarà che mi ha divertito far indossare all’autore le vesti del personaggio, ma devo ammettere che costruire le sue cover è sempre un divertimento (però non diciamolo all’editore che potrebbe essere invogliato a sottrarmi l’emolumento).

A volte Stefano mi manda qualche immagine di donna che incarna l’idea che si è fatto dell’eroina di turno e io cerco di assecondare i suoi canoni estetici da erotomane, che in fondo condivido.

Per Colori di guerra ho disegnato (beh disegnare non e’ proprio il termine giusto, ma sarebbe lungo in questa sede spiegare il procedimento che uso per le copertine) una donna nera con un corpetto di pelle, tipo sadomaso e un tanga “piegabaffi” inconsistente.

Sta con un mitra in mano in piedi su un container, che fa pare del carico di una nave da trasporto in fiamme, su di un mare tempestoso.

Vi sembra una mise circostanziata?

Eppure è questo l’immaginario del PROF, sic transit gloria mundi.

E’ questo che ci piace… vai Chance, facci sognare!

Io cercherò di accompagnare i lettori, con qualche suggerimento iconografico, nei mondi che la tua testa ha partorito.

Ah già, stavo parlando con Renard, ma non fateci caso, tanto lui e Stefano sono la stessa persona! “

James C. Copertino è lo pseudonimo di uno scrittore italiano di spy e action thriller (La coda del diavolo, Angeli neri,…) che è anche un’ex-specialista dell’esercito, ora professionista nell’ambito della sicurezza. Uno che, quindi, sa il fatto suo… Il fatto che sia un fan del Professionista da lunga data la dice lunga. Ecco la sua testimonianza:

Il primo romanzo su Chance Renard che mi passò per le mani fu Raid a Kouru, credo il primo della serie. Lo lessi in Bosnia Erzegovina, poco dopo la metà degli anni ’90 selezionandolo tra un borsone di romanzi da edicola che un mio collega mi aveva chiesto di portare ad un altro di noi che non conoscevo personalmente. Fu un caso. “Rubare” quel libro fu una specie di tassa di trasporto che mi fece conoscere un vero amico che non mi avrebbe mai abbandonato per tutta la mia carriera. Raid a Kouru lo lessi in un giorno solo, tra sacchetti di sabbia e finestre foderate da reti di mimetizzazione, mentre tutto bardato con giberne e Steyr AUG a tracolla, me ne stavo seduto su una poltrona con i piedi sul tavolino e l’auricolare della VHF nell’orecchio ad alternare tazze di caffè a limonate, aspettando una chiamata alle armi del mio turno di prontezza operativa che arrivò, fortunatamente, nel tardo pomeriggio, quando ormai avevo già superato il traguardo dell’ultima pagina. Istintivamente riposi il libro nelle giberne pur avendolo già letto tutto d’un fiato. Chance doveva venire con me.

Arrivato al punto di Rendez Vous mi incontrai con un altro militare, che conosceva i dettagli della nostra missione. Era un tipo dalle spalle larghe e il petto in fuori che portava le giberne con la disinvoltura di un grembiule. Sguardo vispo in perenne concentrazione e una stretta di mano a tenaglia, l’uomo si presentò, sistemandosi sul fianco il suo P90 ed esponendo uno scudetto francese sulla spalla mentre sullo sfondo le pale di un elicottero cougar spazzavano il terreno. Notai il piccolo basco infilato nella tasca laterale dei pantaloni. L’uomo anticipò la domanda.

2 reggimento paracadutisti Calvi. Légion étrangère” mi disse.

Come Chance Renard…” commentai.

Perché leggo il professionista? I suoi romanzi seriali propongono moduli di intrattenimento sempre nuovi e innovativi, caratterizzati da un efficace realismo, pur con un ritmo atipico, assente in natura, che lascia senza fiato il lettore, tirandolo dalla prima all’ultima pagina in un tour de force di adrenalina e divertimento. Credo che attualmente sia il miglior modello moderno di superuomo di massa dai tempi di Fleming, un modello positivo nei tratti generali, ma umano nei dettagli, che sa essere cinico e spietato quanto ispirato da un codice cavalleresco che i suoi nemici sembrano aver rinnegato. Gli ingredienti per un serial di successo ci sono tutti, dalla profondità dei personaggi talmente vividi, Chance in testa, da sembrare ogni volta dei vecchi amici, allo spessore dello scenario reso più appetibile da tinteggiate di azione, tecnologia, erotismo, violenza e sarcasmo che rendono unico e irripetibile ognuno dei suoi romanzi, aggraziati da una prosa più che elegante che rende più morbida l’”esperienza” di un romanzo che parli di lui.

E con Chance di esperienze se ne fanno innumerevoli! Grazie a lui puoi fuggire da un carcere di massima sicurezza o da un sottomarino che affonda. Puoi paracadutarti nel vuoto o esplorare la Guyana francese. Puoi andartene ovunque, dall’africa al mar di Barents, a conoscere tribù indiane o orde di talebani. Chance ti insegna a non fidarti di nessuno, sia essa una donna avvenente, un contractor, un Agente della CIA o tutte e tre le cose insieme.

Leggere di Chance è talmente coinvolgente che poi, per un po’ di tempo dopo averlo letto, ti viene naturale andartene in giro per la strada guardingo, frugando ogni anfratto con lo sguardo e studiando ogni possibile riparo, in attesa di un agguato imminente.

Perché leggo il Professionista?

Perché lui è il migliore.

Da sempre.”

 Traduttore, consulente editoriale, scrittore specializzato in racconti (ha partecipato a numerose antologie, tra cui Killers & Co., Fez, struzzi e manganelli, Anime Nere,…) Giovanni Zucca ci suggerisce una seria di personali “perché”…

Perché leggere il Professionista?

E che ne so? Ma che razza di domande mi fai, Fabio? Chi ti paga, eh? La CIA? IL Mossad? Mia zia?

Vabbè, allora… mi viene in mente qualche rapido perché, senza tanti giri di parole, perché a CHANCE non piacciono le ciance… Perché Salgari non c’è più…

E hai detto niente, e se anche tornasse da queste parti, poveretto, scapperebbe a gambe levate… Perché i veri pulp writer, umili e grandi, i forzati della Underwood, quelli che sputa(va)no parole, frasi, libri interi pestando i tasti in mezzo al fumo del sigaro, non ci sono più…

Perché dieci (o venti, o trenta) anni fa volevo scrivere anch’io delle storie così

(Perché non le ho scritte? È un’altra storia… siamo fatti di storie, solo che alcune si interrompono, restano sospese…)

Perché gli piace Parigi, e Parigi è Parigi è Parigi.

Perché, come recita il titolo di un vecchio film, “l’avventura è l’avventura”…

Perché chi fa la spia… (completare a piacere – il PIACERE della lettura).

Perché mi piacerebbe vederlo seduto a bere con André Héléna (vodka per Chance, pastis per André) a parlare di vita e di morte, di donne e di poesia (Come? Chance non è un poeta? E chi l’ha detto?)

Perché è uno che rende… la vita dura alle canaglie.

E poi… e poi… perché se non lo leggo, mi tocca farmi spaccare le ossa da Stefano Di Marino, ma anche da Stephen Gunn, Xavier Le Normand, Etienne Valmont, Frederick Kaman e non so quanti altri… e non ce la posso proprio fare! Quindi, lunga vita al Professionista (e naturalmente anche al suo autore…)”

 Il Professionista non poteva non essere entrato nel sangue anche al giallista “duro&kattivo” Stefano Pigozzi, autore dei romanzi Metal Detector e Rosso come il sangue

Chance Renard, già… Quel gran bastardo non si arrende. Mai. Tenta di camuffarsi; a volte si mostra per quello che non è: uno che lascia perdere, che rinuncia. Che perdona. Balle. È solo un malinteso senso di umanità, una artefatta concessione nei tuoi confronti. ” Vedi, potrei anche essere un culo di cemento come te… come voi… ma non è così”. Sorride, sputa a terra un frammento di tabacco ed incendia il Mondo. Il suo Mondo. Fuoco purificatore? No. Fuoco Distruttore? Sì, ma non solo. Fuoco che cauterizza, che sana una ferita in un corpo piagato grande come il dis-ordinato mondo.

E va avanti. Un soldier of fortune incontaminato ed innocente: la Colpa è tutta e solo in quello che fa. Non puoi non consacrare rispetto ad un coerente iconoclasta che sputa frammenti incendiari in tutti gli ombelichi piagati del mondo. Sierra Leone, Istanbul, Napoli, Monaco, Hong Kong, lo stato prigione North Korea. Milano/Gangland. Ombelichi che trasudano sangue. Ombelichi che sono cauterizzati dal fuoco. Un sorriso e… Bummm. Il Fuoco è comunque una soluzione. È la Soluzione. Consuma corpi ed anime immaginari/letterari e ne consolida l’esistenza in una pseudo/realtà.

E lui, Chance Renard, assorbe tutto e ce lo rende purificato e scarnificato dal suo Fuoco.

L’ Amore, l’Amicizia, il Dovere e l’Onore. Bummm! Lui narra. Lui esagera. Lui ricorda. Noi non ci caschiamo: sappiamo che ha un cuore, ma non è come il nostro. Il suo cuore pompa intenzioni integre, pompa decisioni cristalline etero dirette. È stato tradito, ma non importa. Il tradimento non esiste nel suo Mondo. È una condizione intrinseca della Lotta e quindi si annulla nel senso; perché non puoi essere tradito in un Mondo che è Tradimento. Puoi solo lottare, affidarti all’istinto del Rettile che scorre nei nervi e fa affiorare artigli e zanne.

E la Donna? È una perla, una perla preziosa, bellissima, che scivola lungo il filo. E si perde. Le donne amate sono tatuaggi: graffi indelebili, non piaghe incurabili.

Gli Amici condividono il suo sorriso e sanno come maneggiare il Fuoco. Conoscono/intuiscono Il Rettile che si annida nelle fibre dei loro cuori e sono guardinghi quando si avvicinano gli uni agli altri. Si scrutano, si abbracciano. Ma il Rettile annusa continuamente l’aria con la sua lingua vibrante. All’erta. Tra gli altri, Russel Kane è apparso nel suo Mondo. Non è un amico; è più un’immagine riflessa di sé stesso in un altro-Mondo letterario. Entrambi condividono il sacerdozio della dissoluzione.

L’occhio di Chance Renard è traslucido. Rivela una condizione ed un intenzione. I nostri occhi pompano affanno e frammenti di desideri; rivelano decisioni razionalizzate ridotte a balbettii. L’occhio del “Professionista” è un occhio che pompa Fuoco nel suo Mondo, il quale è la mappa del nostro mondo.

Immergersi in quell’occhio traslucido, scrutare attraverso quella pupilla mai omologata il Mondo ed i suoi ombelichi piagati, e riconoscerne le coordinate del nostro mondo reale, è un buon motivo per leggere “Il Professionista”.

È un fottuto ottimo motivo.”

 E altri fottuti ottimi motivi arrivano da altri scrittori.

Per esempio, da Angelo Marenzana: giornalista, autore di romanzi (Legami di morte, Buchi neri nel cielo, Destinazione Avallon,…) e racconti, di cui vari presenti in antologie (La legge di figli, Omissis, Bad Prisma,…). “Come definire un personaggio che sopravvive alle intemperie dell’editoria e ai gusti oscillanti di un pubblico variegato, e arriva, cavalcando migliaia di pagine che raccontano le sue avventure, a compiere ben quindici anni di esistenza? Un Professionista. In nessun altro modo. Un Professionista in tutti i sensi. Nomen omen. Il suo nome è un presagio. Ne raccoglie tutta la potenza e proietta il suo futuro. Non ricordo quante sono le storie vissute da Chance Renard (trenta? Forse qualcuna in più), ma di certo sono tante. Un numero incredibile, che avvicina Stefano Di Marino agli autori che hanno fatto letteratura con i loro personaggi seriali. Storie e immagini uscite a getto continuo dal cuore e dalla testa di Stefano. Senza mai cedere il ritmo. Senza mai deludere. E se si è ripetuto, non me ne sono mai accorto. Un esempio tra i tanti. A leggere Pietrafredda pare di varcare la soglia di un mondo in 3D, con proiettili che fischiano tanto da far scostare la testa in un gesto quasi istintivo, con l’odore dell’azione, del fuoco e della rabbia che si infila nel naso e a filo di pelle. Ma gli ingredienti sono tanti per ridurre il Professionista solo al protagonista di un action book. Che dire delle atmosfere? Dalla Thailandia a Parigi, dalla Siberia a Hong Kong… e anche quando si muove con armi di alta tecnologia o su sottomarini nucleari, io riesco a pensare che il Professionista è grande perché è immortale. Non perché riesce sempre a tirare fuori la pelle dalle situazioni più complesse, ma per la sua capacità di esistere senza bisogno di confrontarsi con il tempo. La sua contemporaneità è tale perché potrebbe agire in un qualunque secolo a nostra disposizione regalandoci le stesse, identiche emozioni.”

 Lo scrittore di SF Dario Tonani (suoi i romanzi Infect@ e L’algoritmo bianco, ha inoltre partecipato a svariate antologie, tra cui In fondo al nero e Strani giorni) è anche lui tra gli amici di Chance Renard. “ “Cento sigari. Mille shot di vodka. Diecimila caffé”. Sebbene sia lo stesso Professionista a darcene conto in “Pietrafredda”, le cifre sono da intendere probabilmente per difetto. Il senso della contabilità però è quello: tanto di tutto, donne, pallottole (sparate e schivate), guai…. Tre lustri di longevità che, da autore anch’io, mi sembrano un miracolo e un miraggio insieme. Difficile stabilire se sia più eroico il personaggio a portare a casa la pelle ogni volta o l’autore che l’ha creato a tirare diritto senza stanchezza né cadute: sta di fatto che nel panorama editoriale nostrano qualcosa di analogo non si è mai visto. Perché dunque leggere il Professionista? Provenendo da un genere letterario molto diverso (la fantascienza e il fantastico in senso lato) non posso dirmi un lettore assiduo delle storie di Chance Renard, ma non esito a dichiararmene ugualmente fan entusiasta, per quello che in questi anni ha saputo rappresentare per chiunque avesse il sacro fuoco della scrittura: una piccola alchimia di perseveranza, ricchezza immaginifica e risultati. Se creare e dare alle stampe una bella storia è già motivo di orgoglio per uno scrittore, plasmare un personaggio in grado quasi di produrre dipendenza nei lettori assume davvero i connotati di una conquista. Se poi questo si ripete puntuale da quindici anni, senza che ancora generi assuefazione, la conquista non ha prezzo. Buon compleanno Prof, e alla prossima avventura!”

 Passo ora la parola a Romano De Marco, autore di Ferro e fuoco e del suo sequel, in uscita nel 2010: Codice di Ferro.

Perché è una serie solida, ben strutturata, divertente. Una serie che resiste ai cambiamenti riuscendo ad adattarsi alla contemporaneità senza venir meno alla sua mitologia e ai suoi presupposti di base. Quelle del “Professionista” sono storie che riflettono l’onestà dell’autore, rivelano passione e esperienza nella descrizione di scenari geopolitici, nel racconto della mentalità e della cultura di popoli lontani, rivelando la genuina competenza di Stefano Di Marino nelle sequenze di combattimento e nella descrizione di armi e equipaggiamenti bellici. Una narrativa di genere che costituisce, spesso e volentieri, anche un’occasione di riflessione, di informazione, di conoscenza.

Chance Renard è un personaggio che ha infinite potenzialità e Di Marino lo ha dimostrato narrandoci la sua ultima, bellissima, avventura, Pietrafredda. Un’operazione d’autore che ricalca involontariamente ciò che Frank Miller aveva fatto nel 1986 con Batman, il personaggio che aveva riportato ad altissimi livelli narrandone il canto del cigno nella graphic novel Dark Knight Return.

Ho un unico rimpianto: non aver letto la serie in ordine cronologico! E la paura che non mi basti una vita per recuperare tutte le avventure perse…

Lunga vita al Professionista!”

 Once more?

E allora, avanti con il prossimo narratore: Umberto Maggesi (Setta bugiarda, Nhan Bu, Il sangue dell’elfo,…). “Leggo il Professionista perché è un sognatore, un uomo che ha immaginato una vita di un certo tipo e ha avuto il coraggio di percorrerla, nel bene e nel male, prendendosi le cose belle e mai tirandosi indietro davanti agl’inevitabili problemi. Lo leggo perché è un uomo che sa dare valore all’amicizia, non lascia un amico nei guai, si fa carico della sua sicurezza, dei suoi problemi e, nel possibile, della sua incolumità. Inoltre è spietato con i nemici, non ama i conti in sospeso e dà fondo a ogni risorsa per annientarli.

Leggo il Professionista perché non è perfetto, a volte sbaglia, a volte giudica male le persone e deve cavarsi da impicci impossibili.

Lo leggo perché è uno dei personaggi più umani usciti dalla penna di un autore, un compagno d’avventura, un personaggio che è maturato nel corso degli anni e che conserva tutte le cicatrici della sua vita, sia sulla pelle che nell’anima.”

 Come dite?

Vi sembra che manchino testimonianze femminili tra le scrittrici?

Beh, il Professionista vanta numerose ammiratrici. Per esempio, la scrittrice Barbara Baraldi (La collezionista di sogni infranti, La bambola dagli occhi di cristallo, La casa di Amelia, Lullaby, Scarlett,…). “Leggo il Professionista perché è scritto da un professionista della scrittura. Così, oltre l’avventura e lo svago posso sempre contare sulla buona scrittura. E poi Chance è una fonte inesauribile di sorprese.”

 Alessio Lazzati è uno che di spy fiction e action thriller se ne intende. Tanto è vero che, oltre che a fare il consulente editoriale, il traduttore e talvolta anche l’autore di racconti (in Bad Prisma, Progenie e su M-La rivista del Mistero), è il curatore Mondadori del Segretissimo Blog. Alessio ci spiega: “Leggo il Professionista perché mi piacciono le storie avventurose, ben costruite, piene d’azione ed esotismo. Considerato che sono un appassionato di cinema dello stesso genere poi, è un po’ come avere in mano a scadenza regolare il proprio film action preferito, sempre col cast perfetto e con le location migliori: spesso è meglio di quello che passa nelle sale o in DVD.”

 Omologo in Mondadori di Alessio Lazzati, è Dario Geraci, blogmaster del Giallo Mondadori Blog. Dario è un appassionato di narrativa e cinema, ha pubblicato vari articoli e alcuni in volume, tra cui Piombo ’70: il braccio armato del cinema italiano. Ha pubblicato anche alcuni racconti.

Recarsi in edicola ad acquistare un libro di Stefano Di Marino, da molti anni a questa parte ormai, è divenuto una sorta di rito, una cerimonia solenne, una liturgia silenziosa. Si dice, “leggere un libro è come viaggiare, ma costa molto meno”, beh, provate a comprarvi l’autobiografia di Gigi D’Alessio e poi ne riparliamo. Ci sono romanzi e romanzi, non tutti però hanno la capacità di far vivere al lettore “forti” ed “intense” emozioni come quelli di Di Marino. Salgari aveva capito tutto, si può girare il mondo senza alzarsi dalla poltrona del proprio studio. Ecco, Di Marino ha implementato tale concetto, sommando allo stilema salgariano la sua lunga esperienza di “reale” viaggiatore. “Regalati un’avventura” è la prima dedica che mi regalò qualche anno orsono. Beh, in quindici (e più) anni di carriera, di avventure ne ha regalate moltissime a tutti e sono certo (potendomi onorare della sua amicizia) che ne regalerà molte e molte altre ancora.”

 Molti amici del Professionista anche tra i collaboratori di ThrillerMagazine. Riportiamo i commenti di due di loro.

Angelo Benuzzi: “Come in tutte le serie, la chiave di volta è il protagonista. Chance Renard l’ho visto esordire come giovane avventuriero pronto a tutto, l’ho visto soffrire, maturare, invecchiare, evolversi attraverso prove e traversie che avrebbero spezzato chiunque altro. Mi sono affezionato a questo vecchio lupo borzoi, ricoperto di cicatrici che vanno molto al di sotto della pelle e tuttavia sempre pronto ad accendersi un sigaro e a mettersi in gioco su un altro campo di fuoco. Chance è cambiato in questi quindici anni. Si è forgiato da solo sul fuoco della sofferenza, si è costruito uno strato di cinismo da interporre davanti a un mondo sempre più freddo, è passato da essere un solitario a un capo. Persino il suo leggendario ascendente sulle donne e il rapporto che ha con loro si è evoluto. Il sesso rimane un vettore primario ma è percepibile come Renard cerchi qualcosa di più, in bilico tra una vita randagia e la necessità di sentimenti duraturi. In sintesi, perché leggo le sue avventure? Perché è un uomo vero. Di quelli che si vorrebbe sempre avere al proprio fianco.”

Lucius Etruscus: “Il Professionista nasce come eroe tridimensionale, e già questa sarebbe una qualità di tutto rispetto, ma - non pago - nel corso del tempo è divenuto un eroe “multimediale”. Nelle sue storie troviamo citati film, libri e canzoni, lo troviamo immerso in situazioni che sembrano uscire da film di genere ma che diventano estremamente reali. È un personaggio romanzato che legge romanzi; è un eroe d’azione che vive situazioni da film d’azione: è un personaggio che proprio riflettendo su se stesso, giocando con il proprio ruolo e la propria natura, ha saputo distaccarsi da un “normale” eroe da romanzo, limitato alle parole che ne raccontano le avventure. Chance Renard è uno e tanti: è l’insieme di tante diverse ispirazioni che si fondono e si rielaborano a creare qualcosa di nuovo, di unico e di dirompente. Più che umano, non proprio eroe, il Professionista vive e agisce in quella terra di mezzo fra la realtà della finzione e la finzione della realtà, dove si può uccidere con un sol colpo, ma dove quell’uccisione pesa come un macigno sul cuore, un cuore dove Chance porta sempre incisi i nomi dei compagni lasciati nella polvere.” Lucius è peraltro anche l’ideatore di molti booktrailer dei romanzi di Di Marino, disponibili su YouTube. Su questo, aggiunge… “Un personaggio così multimediale è perfetto per i “booktrailer”, questa tecnica promozionale che sempre più sta divenendo importante per romanzi d’ogni tipo. Il primo booktrailer che ho creato è stato per il romanzo “Vladivostok Hit”, con protagonista quell’Antonia Lake entrata di prepotenza nell’olimpo dei personaggi renardiarni. L’operazione piacque all’autore, perché è innegabile che Chance e i suoi “amici” sono perfetti per essere accompagnati da musica e video.”

Concludiamo l’articolo con una carrellata di lettori…

Ernesto Castiglioni: “La risposta per me è semplice, leggo il Professionista perché ho affinità con le sue avventure,i suoi piaceri la sua filosofia di vita.

Anche io da piccolo inseguivo il sogno avventuroso e romantico del mercenario,amavo film come I 4 Dell’Oca Selvaggia,Il Gioco degli Avvoltoi,i grandi film sulle battute di caccia in Africa,e le avventure poco scollacciate ma venate di battute di Io sto con gli Ippopotami e Piedone l’Africano.

La conoscenza l’ho fatta grazie ad un altro amico, uno Sniper del SAS che conoscevo dai tempi della scuola Ufficiali ad Aosta, quando abbiamo accompagnato sul Gran Paradiso dei ragazzi Britannici, molto silenziosi.(Romanzata ma vera, erano venuti dei militari inglesi a fare alpinismo e alcuni fortunati di noi allievi li ha accompagnata al Gran Paradiso).

L’amicizia con Chance si è rafforzata negli anni,tanto da guadagnarmi qualche sua chiamata nel cuore della notte,a cui non si può non rispondere.

Con lui è bello passare i pomeriggi con un buon Gran Cru n°5,un rum agricolo,e sulle ginocchia una sventola in calore,di quelle che lui più vecchio di me ma in gamba,continua a svangarsi.

Più seriamente trovo Chance uno dei “Professionisti” più realistici,pur nella fiction,sulla scena,mondiale,e se SDM non fosse in Italia,ma in America sarebbe più tradotto di Clancy, Cussler,e altri.”

Rosario Altomare: “Sono sempre stato un avido lettore e grandissimo appassionato di action/thriller e spy story e come tale non perdevo un numero della collana Segretissimo.

Quando nel 1995 lessi il primo episodio della serie “Raid a Kurou” rimasi letteralmente folgorato, finalmente un personaggio nuovo, diverso.

Di Marino/Gunn, pur ispirandosi agli eroi dei romanzi di spionaggio classici (OSS 117, Sam Durell, Nick Carter,, Bond, SAS, Malko Linge) creava un personaggio completamente diverso, moderno, affascinante.

L’ ex legionario divenuto mercenario per un inganno e ricercato dai suoi stessi commilitoni, un uomo libero al servizio di tutti e di nessuno, una canaglia, un uomo duro e violento ma anche romantico , onesto e dotato di una propria morale, capace di perdere tutto, anche la vita, per l’amore di una donna o per un semplice ideale.

Da allora ho letto e riletto tutte le sue storie che miscelando generi diversi come l’ hard boiled, l’avventura classica, il noir, il western, rimangono sempre profondamente realistiche ed ancorate, nei temi ai cambiamenti economici e politici di questi anni.

Grazie di cuore Stefano.”

Giuseppe Ciluffo: “Ero un bambino… mio padre lavorava allora per una grande fabbrica del Nord.

La tradizione voleva, erano gli anni settanta, che poco prima di Natale l’azienda facesse dei piccoli regali ai figli dei dipendenti. Attendevo quindi con piacere il momento in cui mio padre sarebbe tornato a casa con quei doni, sorprese che potevano fare la gioia di un ragazzino di una decina d’anni.

Quell’anno, però, poiché avevo superato i dieci anni non avevo diritto al solito giocattolo e restai quasi deluso quando mio padre mi mise sotto il naso un libro… un libro?!

E io che mi aspettavo un gioco!

La delusione durò poco: mi bastò guardare bene la copertina dove, su uno sfondo azzurro separato tra cielo e mare, si agitava brandendo una pistola e una scimitarra un tizio barbuto con una casacca rossa e un turbante decorato con perle e pietre preziose. Al suo fianco un occidentale dalla pelle scura e dall’aria flemmatica sparava con un fucile agli assalitori della nave su cui si trovavano i due. Infine, in primo piano all’interno di un cerchio sovrapposto, si trovava il viso di un’incantevole ragazza bionda dagli orecchini di perla.

Era il mio primo contatto con la Perla di Labuan, Sandokan, Yanez e gli altri protagonisti immaginati da Emilio Salgari. Non me ne sarei più dimenticato!

Divorai il libro, lo rilessi più volte e, dopo, cominciai a sfinire i miei genitori fino a quando non recuperarono altri libri di quell’autore, che consumai fino a distruggerli.

Soltanto qualche anno fa, a seguito di un trasloco dei miei genitori, quel libro (Le tigri di Mompracem) riapparve… ora è a casa mia!

 

La lettura e rilettura di questo volume (e degli altri della stessa serie) rappresentò una sorta di imprinting psicologico. Per anni, forse per cercare di ritrovare l’avventura eroica, l’atmosfera esotica e il profumo di paesi lontani che avevano segnato le letture della mia preadolescenza, mi sono dato alla ricerca di libri che raccontassero dell’Asia o che fossero ambientati nell’estremo oriente.

Leggevo decine di libri, romanzi, racconti e saggi, purché parlassero dell’Asia.

Mi bastava che narrassero dei paesi dell’oriente, che l’autore fosse un asiatico, che l’ambientazione fosse in uno di quei paesi lontani per attirare la mia attenzione.

A volte ritrovavo, immaginandoli, i colori, gli odori e le atmosfere che cercavo, ma qualcosa spesso mancava … l’avventura!

Poi ho scoperto il Professionista!

Il mio primo impatto fu con “Morire a Kowloon” (poi ristampato con il più evocativo titolo di “La notte dei mille draghi”) ai tempi, pur conoscendo l’autore, non sapevo della produzione sotto pseudonimo di questa serie. Fu una rivelazione! Ecco dove potevo trovare il tassello mancante, l’ingrediente a lungo ricercato… ecco dove l’avventura sposava efficacemente l’ambientazione esotica orientale!

Da allora con pazienza, e dedicando tempo alla ricerca, ho recuperato tutti gli episodi di quella saga che, oltre ad avermi fatto fare il giro virtuale del mondo, mi ha abbondantemente fornito quel magico ingrediente che cercavo.

Oggi sulla mia libreria, in bell’ordine, tutti i racconti pubblicati nella serie del Professionista fanno la loro figura.

Credo di doverne leggere ancora meno di una decina (ho letto i primi e gli ultimi), ma quando non trovo nulla di nuovo, di interessante o di gustoso da leggere so di poter ricorrere allo scaffale del Professionista… è come ritrovare un buon amico!”

Valentino Colapinto: “Purtroppo, non posso vantarmi di leggere le avventure del Professionista da Raid a Kourou, Segretissimo n. 1279, pubblicato ormai quindici anni orsono. L’ho scoperto solo recentemente, ma da quando sono entrato nel suo mondo, non ho più potuto staccarmene.

Chance Renard è il più grande personaggio pulp che la letteratura di genere italiana può vantare dai tempi di Sandokan. Bisognerebbe insegnare agli analfabeti a leggere solo per poterlo conoscere! :)”

L’ultima (per ora) voce è quella di Riccardo Falcetta, lettore ma anche esperto di cinema e musica e articolista per riviste elettroniche e cartacee: L’isolazionismo strangolante di Cornell. Jimmy a guardia dalle torri, sulla civiltà. James e Joe: sguardi discordi e febbricitanti, sulle spiagge, i deserti e i viali al tramonto del sogno americano. Sognavo Sin City e Chiba City. Bramavo l’universo a migliaia di anni luce nel futuro. Cercavo l’infanzia abbandonata, nell’Altrove o sul limitare del Paese d’Ottobre (Vero Ray?). Sognavo e sorridevo molto allora. Cercavo e non scorgevo le insidie.

Un giorno, inaspettato un libro, un messaggio: Appuntamento a Shinjuku. Segretissimo. Micidiale. Un treno che si scaglia nel nucleo di massa cosciente. Lo Sconosciuto: francese, brav’uomo forse no, grand’uomo sicuro! Di quegli anti coi quali puoi davvero esperire una identificazione spinta. Finita lì, ritorno ai lidi abituali. Anni passano, giungono Anime Nere. Il tipo, quel Chance, me lo ritrovo tra i piedi un’altra volta. A Milano stavolta, è caccia di Lupi. Secondo appuntamento, situazione italiana, Servizi Italiani. Tutti prede e tutti predatori a Gangland, su un tracciato di sangue lungo decenni di Storia Nera del Belpaese. Nero assoluto. Amaro. Romantico desperado. Come chi non s’arrende mai neanche a se stesso. L’Italia e il Professionista, scontro che libera demoni da squarci di tragica bellezza. Autentica epica apocalittica dei nostri tempi. Non possono più fare a meno l’una dell’altro e io di lui. Pedino Chance nelle sue scorribande. Venezia. Parigi. Beirut. Nigeria. Estonia. Ancora Italia e Gangland. Attraenti e sconsigliabili come le sue donne. Inseguo suggestioni nei luoghi straziati del suo passato. Costanti insidie, molte le connessioni. Infine lo vedo.

Nell’ombra un altro uomo. L’ho già incrociato prima, in qualche altro dove. Continuo a incontrarlo, sempre più spesso. Lo blocco, non mi teme. Tipo riservato, sguardo da duro. Cordiale, forse prova a reagire ma non ci riesce. Nel terzo grado, mi parla si sé. Lottatore e creatore. Ha molti nomi, dice, ma è tutt’uno col Chance. Entrambi sono Il Professionista. Penso che sia pazzo ma non glielo dico. Così mi spiega un sacco di cose. Diventiamo amici. Continua a spiegarmi cose mentre tengo d’occhio quel Renard, suo alter ego. Poi mi perdo, nella notte e lui viene a cercarmi. Tre o quattro parole soltanto. Non posso ignorarlo. Un maestro. Per me e gli altri della sua gang. . Il Prof. Gli ci vuole un po’ ma si abitua all’idea. Forse questo mitiga quella mania di identificazione col Francese. Mitiga. Non credo gli passerà mai del tutto. E meno male.

Continuo a sognare e sorridere molto come allora, ma cercando, adesso, scorgo le insidie. Sono cambiato, forse cresciuto. Col Prof e col Professionista. Campioni. Ognuno la sua gang. Entrambi punti di riferimento. Imprescindibili.”

 

E’ tutto?

No: non lo è.

Sia ThrillerMagazine che il Segretissimo Blog prevedono spazi per postare commenti. Quindi, ora, la domanda la pongo anche a voi…

Perché leggete il Professionista?

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Intervista a Jim DeFelice

Luglio 13th, 2010

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Intervista a Jim DeFelice – Luglio 2010 di  A.Lazzati

AL: Ciao Jim, benvenuto sul blog di Segretissimo Mondadori. Questo mese è in edicola il tuo libro “Gli Artigli del Leopardo”. Che ne dici di presentarti e dirci qualcosa di più a riguardo?

JDF: Prima di tutto, grazie davvero per l’opportunità. Sei molto coraggioso a fare una domanda del genere a uno scrittore. Siamo prolissi per via del lavoro che facciamo, ma cercherò di essere breve. Spero di non annoiarvi troppo. Ho scritto più di una decina di libri, la maggioranza di narrativa. Sono noto principalmente per i miei thriller come “Gli Artigli del Leopardo” appunto, ma ho avuto il privilegio di pubblicare anche romanzi storici e saggi.

AL: Possiamo dire che “Gli Artigli del Leopardo” è un libro non solo sulla Guerra al Terrore, ma sulla guerra in generale e sul modo in cui cambia le persone?

JDF: Sì è esatto. I libri sono diversi per ognuno, e il lettore deve formarsi la propria idea in maniera autonoma, ma per me “Gli Artigli del Leopardo” riguarda la verità che ciascuno di noi conosce nel profondo del cuore: chi siamo veramente, qual’è la nostra natura più profonda. Jack Pilgrim ha perso questa consapevolezza vivendo una vita di lussi posticci. Ha ceduto alle tentazioni della vita moderna e ha dimenticato chi è. L’unico modo per riscoprire sé stesso, l’unica maniera che ha per redimersi, è tornare in guerra. Crede di essere alla ricerca del suo amico, ma in realtà sta andando a salvare sé stesso.

AL: Perché hai deciso di scrivere dell’Afghanistan e com’è maturata la decisione di farne il nuovo “Cuore di Tenebra”?

JDF: Come hai suggerito, il fulcro della storia potrebbe essere ambientato in qualunque luogo, in qualunque guerra. Ma ho sentito che per me, per poter riuscire a scriverlo, per permettermi di comprendere la storia in modo da poterla perlomeno iniziare, doveva essere ambientato in un luogo che conoscevo almeno un po’. Di recente ho svolto un grosso lavoro di ricerca sull’Afghanistan e la guerra incorso laggiù per un saggio. Alla fine il libro non si è fatto, ma direi che alcuni dettagli sono rimasti con me. Quando l’embrione dell’idea ha iniziato a svilupparsi, ho immaginato la storia ambientata lì.

Per quanto riguarda il collegamento con “Cuore di Tenebra”: mi è sempre piaciuto Joseph Conrad, e quella storia in particolare. Spesso cerco di ignorare consapevolmente influenze di quel tipo (non voglio riscrivere la storia di qualcun altro) ma in questo caso l’attrazione era talmente forte che l’ho semplicemente assecondata. Ci sono altre influenze che affiorano. Una è l’”Inferno” di Dante. Il libro si apre con una citazione da l’”Inferno” che ho tradotto (qualcuno direbbe tradotto male) per i miei scopi. Il viaggio di Jack lo vedo simile a quello di Dante: si è smarrito, in una selva oscura ed è in cerca di redenzione. Più o meno, attraversa gli stessi cerchi infernali in cui ha viaggiato Dante. Come hanno fatto tutte queste cose a combinarsi in una storia? Se lo sapessi, sarei davvero bravo e probabilmente non uno scrittore!

AL: Come valuti la situazione attuale in Afghanistan? Come è cambiata da quando hai scritto il libro, e i cambiamenti sono stati in meglio o in peggio?

JDF: Ho scritto il romanzo in un momento in cui l’Afghanistan non stava ricevendo troppa attenzione, e le cose andavano male. Ora sono persino peggiorate. I problemi comunque stanno ricevendo più attenzione, quindi è impossibile immaginare cosa succederà. Voglio essere ottimista, perché è la mia natura, per cui spero che quella nazione possa trovare presto la pace.

Uno dei principali problemi per gli americani è che troppo spesso vediamo il mondo solo dalla nostra prospettiva. Certamente è anche colpa mia. Per colpa di questo pregiudizio, è dura inquadrare le cose dalla giusta angolazione.

Nel mondo ci sono sicuramente persone che vorrebbero ucciderci, e dobbiamo affrontarli con la massima durezza. Questa parte è facile: è solo autodifesa. La parte difficile è capire come coniugarla col nostro impulso ad aiutare le persone. Molti americani adesso si sentono in obbligo verso gli afghani, ma non sanno come comportarsi. Non capiamo tutte le sfumature della situazione tribale e politica del posto, per non parlare delle differenza religiose: penso che parecchia gente sia confusa, sorpresa di scoprire così tante differenze all’interno di quel territorio.leopards.jpg

AL: Ho apprezzato il punto di vista che hai usato nella narrazione: tutto è visto e vissuto a livello della strada. Sembra quasi che gli eserciti siano scomparsi e la guerra sia combattuta da gente col solo scopo di sopravvivere. Sei d’accordo con questa analisi?

JDF:Sì, concordo. È la situazione (o meglio era) della maggior parte del paese al tempo in cui scrissi il libro. Gli americani e gli altri contingenti europei non erano mai in numero sufficiente da pattugliare ogni parte del paese, e l’area di cui scrivo era particolarmente remota. Da allora si è posta molta più enfasi sulla protezione della popolazione e la costruzione di nuove “infrastrutture”, cose come scuole e ospedali.

AL: Il protagonista, Jack Pilgrim, è un personaggio a tutto tondo e, nonostante il suo background nelle forze speciali, agisce e commette sbagli come un uomo normale. Non è il solito “super soldato” che incontriamo spesso nei romanzi d’azione e bellici. Come l’hai creato, a chi ti sei ispirato?

JDF: Grazie. Prima di tutto devo dire che ho avuto il privilegio di conoscere parecchi uomini che hanno prestato servizio nei SEALs, nelle Forze Speciali e nei Rangers (un altra unità d’elite), e devo dire che nessuno di loro corrisponde al cliché del super soldato. Certo, erano tutti molto coraggiosi e d estremamente abili nel loro lavoro. Ma tutti loro ammetterebbero senza problemi di non essere dei super uomini.

Per quanto riguarda Jack, non l’ho modellato su una persona specifica. Suonerà molto misterioso, ma il personaggio è sembrato sorgere da dentro di me, da tutto quello che sapevo e dalla gente che conoscevo. Per me, l’essenza era il fatto che avesse perso la sua anima e dovesse ritrovarla. Non sarebbe mai andato in Afghanistan per sé stesso: solo per un amico. Comprendere questa verità è ciò che lo ha delineato, per me. Tutto il resto è scaturito da lì.defelice.jpg

AL: Quali sono i tuoi personaggi preferiti?

JDF: Be’ è un po come chiedere a un padre a quale dei suoi figli vuole più bene… di certo rischierei di mettermi nei guai! La storia è vista attraverso Jack, è lui che da colore a tutto. Due personaggi mi vengono subito in mente: uno è Diss, un amalgama di alcune persone che conosco, estremizzate (devo precisare che non è basato su quel vero civile americano che di recente si è scoperto essere in Afghanistan a cercare di fare quello che fa Diss nel romanzo: scovare Bin Laden in persona). L’altro è la suora, che sta cercando di aiutare la popolazione ed è in una breve sequenza con Jack. Le persone di fede, quasi sante mi hanno sempre affascinato. E naturalmente sono ossessionato da Jack Pilgrim. Senza di lui, non avrei scritto il libro.

AL: Come mai la suddivisione in Cerchi, proprio come l’”Inferno” di Dante?

JDF: Sono contento che tu me lo abbia chiesto. Pochi americani lo hanno notato, ma credo che i lettori italiani vedranno il collegamento. Dal mio punto di vista, il viaggio di Jack è molto simile al cammino che Dante intraprende nella Divina Commedia. Incontra lo stesso tipo di peccatori, mentre si fa strada verso la redenzione. Se fossimo stati nel 13esimo secolo, Virgilio l’avrebbe di certo guidato. Ma il nostro tempo è differente. La guida di Jack, Verge, non si presenta, e ciò lo costringe a viaggiare (tra gli altri) con gente che si chiama Disney, ma che pensa di dover essere chiamato Diss. (Sono giochi di parole intraducibili in italiano “Verge” in inglese suona come le prime sillabe di “Virgilio” e al tempo stesso significa essere sul punto di fare qualcosa o quando qualcosa sta per succedere, di buono o di cattivo. “Diss” è slang americano per “Mancare di rispetto”, “Disrespect”, usato nello slang come verbo. Il personaggio crede di essere un duro, per cui gli piace quel nome, ma la sua visione del mondo è simile a quella che ha chi guarda troppa TV, pericolosamente superficiale. Diss in Inglese suona anche come un nome oscuro per il diavolo o l’inferno.

AL: Passiamo a qualche domanda personale. Hai lavorato con altri scrittori famosi come Richard “Dick” Marcinko (i cui libri sono stati pubblicati da noi in passato, incluso “Sacro Terrore”), Dale Brown e Stephen Coonts: com’è stato lavorare con loro? Scriverete ancora la serie Rogue Warrior?

JDF: Sì, io e Dick abbiamo un libro in uscita per l’anno prossimo. È basato in parte su ciò che accade in India oggi; aspettiamo per vedere quanto sarà narrativa e quanto finzione! Mi è piaciuto molto lavorare con tutti coloro con cui ho collaborato. Le esperienze sono sempre diverse. Dick certo è l’eroe per eccellenza, ed è un onore lavorare con lui. Ma è anche uno dei ragazzi più divertenti che conosco. Non credo riesca a stare più di due minuti senza fare battute. Naturalmente quando tiene lezioni o sul lavoro è molto serio, per cui la maggior parte della gente non conosce questo suo lato, se non tramite i suoi libri. Dale è stato il primo con cui ho lavorato, la nostra è una lunga amicizia. Nel suo caso passiamo quasi più tempo a parlare di calcio che di libri. Nel tempo libero, lui è arbitro in un campionato giovanile, io sono allenatore. I nostri campionati sono ai lati opposti della nazione ma ho imparato molto sull’arbitraggio da lui. Ora riesco quasi a vedere le cose dal punto di vista dell’arbitro.

AL: quali sono le tue influenze principali come autore?

JDF: È una domanda a cui è difficile rispondere. Siamo la somma di tutto ciò che abbiamo letto e vissuto, e spero che la mia mente sia sufficientemente aperta da essere influenzata da tutto ciò che va da Calvino, che ho letto principalmente tradotto, lo confesso, passando per Walt Whitman, un grande poeta americano del diciannovesimo secolo, fino ai Kottonmouth Kings (un gruppo rap) e Bob Dylan (il cantautore). In questo caso specifico, direi Conrad e Dante, aggiungendo John Bunyan (l’autore di “Pilgrim Progress” (Il Pellegrinaggio del Cristiano)), un poema allegorico del diciassettesimo secolo su un uomo comune in cerca di redenzione: è da lì che viene il cognome di Jack). Naturalmente nominare tutti questi grandi autori fa sembrare il mio libro come qualcosa di davvero serio e impegnativo, spero non sia così: è intrattenimento, una storia di azione e avventura. I pubblicitari si strapperanno i capelli quando leggeranno queste cose.

AL: Qualche consiglio per gli aspiranti scrittori?

JDF: il consiglio più antico e più valido. Scrivete! Semplicemente fatelo. Perseverate e non preoccupatevi di quello che dice il vostro critico interiore. O quelli esterni.

AL: quali sono i tuoi progetti per il futuro, quando uscirà il tuo prossimo libro?

JDF: Ho parecchi progetti in divenire, o per meglio dire parecchia carne al fuoco. Il mio editore principale in America ha in programma di far uscire il mio prossimo romanzo “solista” nel Giugno 2011 (per solista intendo che su questo non ho collaborato con nessuno). Il titolo inglese è Helios, o almeno è come si chiama adesso. Certe cose sono soggette a cambiamento. Parla di un sistema satellitare in grado di fornire elettricità pulita ed economica al mondo, e delle persone che stanno tentando di impedire che diventi realtà. (Il sistema è reale e spero che il libro serva a farlo conoscere alla gente. Prima che possa essere costruito sono necessari ancora molto lavoro e ricerca, ma forse un giorno verrà realizzato). Un eccentrico agente dell’FBI deve fermare i cattivi. L’argomento è serio, ma c’è un sacco di umorismo nel libro; dopo Gli Artigli del Leopardo, mi serviva qualcosa di diverso. Sono anche al lavoro su una biografia di Omar Bradley, uno dei più grandi generali americani durante la Seconda Guerra Mondiale. Nessuno ha mai scritto una sua biografia completa, e sono molto entusiasta dell’idea. Mia moglie mi ha aiutato molto con le ricerche, che, come puoi immaginare, è un’attività che richiede parecchio tempo. Presto uscirà un nuovo volume della serie Rogue Warrior, così come un nuovo capitolo della serie “Dreamland” “Whiplash” che scrivo con Dale e un nuovo capitolo di “Red Dragon Rising” (che scrivo col mio caro amico Larry Bond). E ultimo ma non meno importante, sto’ scrivendo un videogame che uscirà nel 2011.

AL: siamo alla fine della chiacchierata: puoi dire quello che vuoi ai tuoi lettori italiani.

JDF: Grazie per aver dedicato il vostro tempo alla lettura del mio libro. Ve ne sono grato. Dovrei parlare anche dei miei amici e conoscenti italiani. L’Italia mi ha sempre fatto sentire il benvenuto e a mio agio ad ogni visita. In parte perché i miei nonni erano italiani (mio nonno abruzzese, mentre la famiglia di mia nonna viveva vicino a Napoli). Ma penso che più che altro sia per il carattere aperto degli italiani. Visitare l’Italia è sempre come visitare la propria famiglia, e sembra che tutti quelli che incontro diventino miei amici.

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SAS - Codice S-300 - N°31 Luglio 2010

Luglio 8th, 2010

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Gérard de Villiers - SAS - Codice S-300 - N°31 Luglio 2010

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C’è del marcio in Iran. E non è solo il regime degli ayatollah. C’è del marcio nucleare: micidiali missili S-300 di fabbricazione russa celati in una base segreta. È quanto Mehdi Ezazi, uomo d’affari iraniano e informatore dei servizi segreti tedeschi, riesce a fotografare in un’azione temeraria. Che si tramuta nella sua ultima azione. E adesso, per recuperare le immagini, la CIA deve scendere in campo. Qualcuno ha violato l’embargo militare e l’Iran potrebbe avere la capacità di lanciare un apocalittico first strike. Un solo uomo per questa missione al limite: Malko Linge, il Principe delle Spie.

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I cinquant’anni di Segretissimo - di R. Falcetta

Luglio 6th, 2010

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I cinquant’anni di Segretissimo tra spie, intrighi avventura e geopolitica

Di Riccardo Falcetta - pubblicato sulla pagina culturale di BAT Comunica, un periodico della provincia BAT e sul blog di BAT Comunica.

Quando nell’ottobre del 1960, Laura Grimaldi e Alberto Tedeschi, allora al timone del Giallo Mondadori, vararono la serie per proporre i romanzi dello scrittore francese Jean Bruce, forse non immaginarono tanta longevità. Segretissimo nacque perché i racconti con protagonista l’agente segreto OSS 117, pieni com’erano di azione, violenza e sessualità esplicita, sarebbero stati inadatti per il pubblico del Giallo, abituato alle raffinate storie deduttive del mystery all’inglese. Invece, dopo un primo anno di pubblicazioni di successo, Segretissimo ripartì, ospitando nomi di spicco come James Hadley Chase e Wade Miller, diventando riferimento per quella parte di pubblico che, stanco di pizzi, arsenico e delitti nelle stanze chiuse, attendeva un rinnovamento.

Dopo mezzo secolo di pubblicazioni che l’hanno portata nell’immaginario collettivo di diverse generazioni di lettori, la storica collana spionistica della Mondadori è più viva che mai. Con due uscite mensili e diversi supplementi annuali, Segretissimo continua proporre storie che, attraverso lavventura e il suspense raccontano il potere e i suoi intrighi, i complotti e la guerra alle minacce globali, offrendo non pochi spunti per riflettere su una realtà in cui politica, economia e criminalità globalizzata costituiscono un unico groviglio di interessi. Un intreccio di potere spesso deviato, sintomatico di come, a quasi vent’anni dalla fine della Guerra Fredda, lo spionaggio sia tutt’altro che un tema fuori tempo.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, con la divisione in blocchi, la corsa agli armamenti e l’influsso della tecnologia nel quotidiano, la letteratura nata con le prime agenzie governative e fiorita coi racconti di ex agenti segreti come John Buchan e Somerset Vaughan, proiettò la tradizione avventurosa nel thriller e nei nuovi scenari globali. Negli anni Sessanta, poi il successo dei film di James Bond (personaggio letterario creato dall’ex spia britannica Ian Fleming) portò l’iconografia spy ovunque, facendo di un filone narrativo snobbato dai critici un fenomeno di costume. La moda di 007 passò, ma lo spionaggio non era certo una tendenza. Sulla scia di autori come John Le Carré, si affermò un nuova stirpe di spie letterarie, uomini tormentati dalla coscienza di essere solo pedine in vicende dove all’azione si preferiva l’intrigo e il cui mosaico finale rivelava verità spesso sconvolgenti. Personaggi più maturi, insomma, coi quali la spavalderia eroica di un tempo si tinge di amarezza. Col crollo del Muro e il disfacimento dell’URSS sembrava che per i professionisti della Guerra Fredda non ci fossero più prospettive. Ma gli intrighi sono sempre dietro l’angolo e non credo che da allora sia cambiato molto. Come diceva Desmond Bagley «Il nemico siamo noi.»”

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A parlare è Stefano Di Marino, l’autore che con una trentina di romanzi all’attivo nella collana è un po’ il simbolo della nuova generazione di scrittori italiani di spionaggio.

I meccanismi sono sempre gli stessi: potere, corruzione, sopraffazione e le reazioni che generano. Sono cambiati i regimi ma certe aree sono da sempre problematiche. Nell’Ottocento si parlava di Questione d’Oriente. Il problema era l’aspirazione della Russia zarista a uno sbocco sul mare e Francia e Inghilterra tendevano a contrastare questa tendenza, alleandosi ora con gli uni ora con gli altri gruppi della regione. C’era la questione degli armeni che, massacrati dai turchi, hanno perso qualsiasi spazio nazionale, esattamente come gli ebrei. Qualcuno ha pensato di rendere loro una terra da chiamare patria? Vennero i Pogrom antisemiti, in Russia prima che in Germania. Poi si sono aggiunti gli interessi petroliferi, è entrato in scena l’Impero Americano. Dopo la caduta del Muro sono sorti altri stati imperialisti con mire sulla zona. Sono cambiate certe meccaniche del terrorismo, anche a livello di immaginario. Nell’epoca in cui il terrorismo era foraggiato dal KGB si era diffusa la leggenda del terrorista apolitico che lavora per soldi. Una versione al nero dell’agente segreto. Oggi i terroristi arabi, i dittatori sudamericani, i narcotrafficanti, mafiosi russi ed ex agenti allo sbando sono la nuova frontiera dello spionaggio.

Le spie insomma rimangono un tema di stretta attualità. Dopo quel fatidico 11 settembre, le questioni di sicurezza nazionale, controllo e intelligence sono riesplose dappertutto.

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Con l’11 settembre, il terrorismo di matrice islamista ha assunto caratteristiche molto diverse e questo si è ripercosso sia nella reale lotta al terrore che nei film e nei romanzi di riferimento. Anche il nuovo soldato delle Spec.Op. è superaccessoriato e meno propenso alle avventure galanti dei suoi predecessori.

La guerra è cambiata, dunque, e sono cambiate anche le spie. La produzione finzionale segue lo spirito dei tempi. Non solo in letteratura, col successo di un romanziere come Robert Littel e il passaggio di John Le Carré nel prime-time televisivo. La recente esplosione di serial tv come “24” o l’italiana “Intelligence”, la trilogia cine-fumettistica di Jason Bourne e, ancora, il capolavoro spielberghiano “Munich” sono i sintomi di un risveglio di interesse per lo spionaggio, nel quale è tornata anche la figura del classico James Bond. Ripartendo dal primo romanzo di Fleming, col personaggio all’inizio della sua carriera, “Casino royale” e “Quantum of solace”, ne hanno offerto una rivisitazione in linea con tempi certo meno rassicuranti.

Sul fronte della letteratura popolare, Segretissimo da mezzo secolo testimonia e talvolta anticipa le inquietudini e i mutamenti della geopolitica internazionale. Prova ne sia la popolarissima serie SAS che tra inediti e ristampe, occupa regolarmente una delle uscite mensili di Segretissimo. “Con le vicende del principe spia austriaco Malko Linge (Sua Altezza Serenissima) Gérard De Villiers, raccolse l’eredità bondiana, incrementando le dosi di sesso e violenza e trasferendo le vicende nei contesti bellici e terroristici della contemporaneità. La serie, che riportava analisi politiche dettagliate e ben documentate, sebbene di parte, considerate le tendenze reazionarie e scioviniste dell’autore, funse da spartiacque tra le avventure esotiche di Fleming e i racconti più maturi di Le Carré.

I romanzi che trovano spazio ogni mese in Segretissimo da sempre utilizzano cliché avventurosi e genuinamente popolari che mentre promettono evasione, hanno il pregio di restituire un senso unitario a certe verità e tragedie che i media tendono a raccontare in modo frammentario. “L’agente segreto dei romanzi, anche inizialmente, ha poco della spia vera. Nella realtà i funzionari delle agenzie sono analisti, più topi da ufficio che detective. Oppure assassini che si limitano ad uccidere per la ragion di stato, senza immischiarsi nelle indagini. Nei romanzi invece ritroviamo agenti brillanti che indagano e sbrogliano intrighi con la stessa dimestichezza con cui seducono una donna o fanno saltare una base segreta. L’eroe del racconto spionistico non è servo del capitalismo reazionario ma una sua emanazione fantastica e consolatoria. Egli sfrutta il consumismo per esaltare la sua individualità ma ne rimane immune, essendo appunto un eroe, una proiezione dei desideri di onnipotenza dell’uomo comune”.

In vent’anni di attività e diverse decine di romanzi, saggi e racconti di ogni genere, Stefano Di Marino ha dato un nuovo significato alla nostra letteratura d’azione, trasferendo alle sue storie una particolarissima vena “mitica” e coalizzando una scuola italiana di autori di spionaggio che negli ultimi decenni si è formata proprio tra le pagine di Segretissimo. La serie di avventure del Professionista, ex legionario e agente freelance Chance Renard, che l’autore pubblica nel periodico con lo pseudonimo Stephen Gunn compie, proprio nel cinquantennale della testata madre, i tre lustri di fortunata vita editoriale. Anche questo è un sogno che si realizza, a venticinque anni da quel 1984 in cui Gianfranco Orsi decise di ospitare con “A volo di falco” di Andrea Santini il primo romanzo italiano sulle pagine del periodico. “Con gli anni sono arrivato a pensare che una scuola italiana di spionaggio, debba realizzare proprio questo mix tra avventura classica e attualità”, dice Di Marino. Oggi, sotto l’attento lavoro di consulenza dello scrittore e sceneggiatore Sergio Altieri (anch’egli in Segretissimo come Alan D. Altieri con la serie Sniper), la scuderia italiana del mensile prolifera di pari passo col crescente interesse del pubblico. Se agli autori della precedente ondata era stato imposto l’utilizzo di pseudonimi stranieri con tanto di titoli originali stranieri e biografie fittizie (ricordiamo ancora il premio Scerbanenco Giancarlo Narciso che come Jack Morisco firma le storie di Banshee, l’agente segreto singaporiano), quelli della nuova ondata possono ormai permettersi di esibire il loro vero nome come segno di una rispettabilità conquistata con avventure mozzafiato che ibridano i generi e costituiscono un autentico laboratorio di idee. Tra questi ultimi ricorderemo la magnifica Walkyria Nera di Claudia Salvatori che ambienta le storie della sua spy lady nel Terzo Reich e Stal, l’agente delle Spetsnaz russe, esperto nell’uso delle lame che a qualche mese dall’esordio ha fruttato al suo autore, lo scrittore, sceneggiatore ed editore Franco Forte, un contratto con la Universal, per una trasposizione del serial. C’è anche un pugliese nella squadra di Segretissimo: si tratta del giornalista, critico e scrittore Enzo Verrengia, che sotto lo pseudonimo di Kevin Hocks ha pubblicato un paio d’anni or sono il combat novel “Sandblast” e nei prossimi mesi si prepara a rientrare con una nuova avventura.

Incontri letterari, un premio alla carriera, una mostra e molte proposte editoriali

 

Tutte le iniziative che celebrano i cinquant’anni di spionaggio letterario in Italia

 

Nel mese di giugno, la pubblicazione di “Guerre Segrete”, nuovo special estivo dedicato al Professionista, celebra il cinquantennale di Segretissimo. Un’intensa avventura che porta Chance Renard dall’Europa all’ex Unione Sovietica, tra milizie cosacche, jihadisti, contractor e organizzazioni segrete in una guerra a base di armi avveniristiche per il dominio delle miniere di diamanti in uno stato fantasma. Il volume, che rimarrà in edicola per buona parte dell’estate, si avvale di una classica illustrazione di Carlo Jacono, fautore di quel cocktail di erotismo-esotismo-azione che per decenni ha impreziosito le copertine dei Gialli e di Segretissimo, formando letteralmente l’immaginario criminoso e spionistico in Italia.

Una mostra dedicata al compianto illustratore ha inaugurato nel marzo scorso, i festeggiamenti di Segretissimo. Cartoomics 2010, l’annuale fiera del fumetto e dei games del capoluogo lombardo ha accolto l’esposizione delle straordinarie illustrazioni di Jacono. Un premio in onore dell’artista è andato a Victor Togliani, illustratore dal piglio modernissimo (sua la Milano cyberpunk del “Nirvana” di Salvatores), che per mezzo di tecniche a base di foto illustrazione ha raccolto l’eredità di Jacono al timone grafico di Segretissimo. Nello spazio espositivo è stato presentato il catalogo della mostra, “Segretissimo Jacono” e altre iniziative editoriali legate allo spionaggio. È stato presentato un interessante volume sulla prolifica stagione del cinema di spionaggio italiano degli anni Sessanta intitolato “Segretissimi”, curato da Daniele Magni del cult shop milanese Bloodbuster. Inoltre, lo scrittore e traduttore Andrea Carlo Cappi, anch’egli autore di primo piano in Segretissimo con le serie Nightshade e Medina, in attesa del suo nuovo romanzo in Segretissimo a gennaio, ha smesso temporaneamente i panni del suo alter ego, il romanziere Francois Torrent, pubblicando “Le grandi spie” (A.Vallardi), magnifico saggio sulle spie vere della Storia recente, risultato di trentadue anni di appassionate ricerche. Infine lo scorso 19 giugno, durante la terza edizione di “Milano in bionda”, originale manifestazione organizzata da Paolo Roversi alla Libreria del Corso, sui Navigli, Di Marino era tra i venti scrittori che hanno avuto a disposizione cinque minuti per raccontare il loro ultimo libro e bersi una birra in diretta. Per l’occasione, l’autore ha presentato un volume dal programmatico titolo “Scrivere da professionisti” (Delos), un personale percorso nella pratica della scrittura narrativa, corredato da un’avventura del Professionista, che illustra le tecniche della sezione teorica.

Questi autori continuano con classe e determinazione a nutrire la scuola italiana dei generi che decenni fa attraverso il cinema e la letteratura faceva scuola in tutto il mondo. Le loro opere sono un passaggio obbligato per il recupero di una cultura dell’intrattenimento nel nostro paese, e per i prossimi cinquant’anni di Segretissimo.

 

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Segretissimo - Jim DeFelice - Gli artigli del leopardo

Giugno 28th, 2010

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Segretissimo - Jim DeFelice - Gli artigli del leopardo - N°1565 - Luglio 2010

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L’inferno ha un nome: Afghanistan. Ma con quell’inferno, Jack Pilgrim, ex membro delle forze speciali americane,  ha chiuso una volta per tutte. Ora ha una società di consulenza, una bella moglie, soldi a palate. Giardino dell’Eden, giusto? Sbagliato. Perché Merc conrad, il suo socio, svanisce imporvvisamente portandosi dietro una fortuna in fondi governativi. Jack è con le spalle al muro. O ritrova Merc e i soldi o la CIA lo sbatte dentro fino al Giorno del Giudizio.  E così Jack dovrà seguire una pista che lo porterà di nuovo dal cuore di tenebra dell’Afghanistan ai campi di massacro del Pakistan, sulle tracce di troppi spettri sanguinari. Perché nessuno può realmente fuggire dall’inferno.

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