S.Gunn – Il Professionista story: Protezione ravvicinata/Uccidete Kanagawa

settembre 30th, 2017 by Alessio Lazzati

Stephen Gunn – Il Professionista story: Protezione ravvicinata/Uccidete Kanagawa – speciale n° 18

COP_segret_special_18_coverAvventura, azione, spionaggio, esotismo ed erotismo. Chance Renard, il Professionista. Agente di ventura, impegnato in ogni angolo del mondo in missioni impossibili contro nemici sempre più feroci, sempre più letali. Al suo fianco donne troppo belle e troppo pericolose. E una sola regola: nessuna regola. Tornano tutte le avventure del Professionista, a partire dalle origini e con romanzi inediti scritti appositamente per colmare le lacune nella storia di una vera leggenda di Segretissimo.

PROTEZIONE RAVVICINATA
Chance Renard esce di casa una mattina e trova una splendida brunetta, Marion Stone, che gli annuncia di essere una sua parente. Poi arrivano dei sicari che cercano di rapire la ragazza e uccidere lui. Decisamente, c’è dietro un mistero. E così il Professionista si ritrova impegnato in una missione per smantellare un traffico d’armi che coinvolge i fanatici della Real IRA, un gruppo jihadista e una feroce killer eurasiatica decisa a saldare i conti con la famiglia Renard. A qualunque costo.

UCCIDETE KANAGAWA
Chance scopre un capitolo inedito della sua storia familiare. La bella Marion gli racconta una vicenda del tempo di guerra, quella di sua nonna Sophie Renard e dell’uomo da lei amato, Mike Stone, che nel 1942 lavorano insieme per il SOE inglese. Dalla Svizzera ai cabaret di Shanghai fino alle isole Salomone, i due seguono le tappe di un’operazione finalizzata a distruggere, con un pugno di arditi commando, il campo del sinistro Kanagawa, dove si fabbricano armi batteriologiche…

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20 Responses

  1. il professionista

    credo che questa doppia avventura inedita vi sorprenderà. io mi sono divertito molto a scriverla e questo è già una garanzia. buona lettura

  2. Max

    Ciao Stefano,
    mi metto subito in coda fuori dall’edicola… :-)

    Come mai questa volta un doppio inedito? Gestione della continuity rispetto alle avventure “storyche”?

    In ogni caso, continua così!

  3. andrea dc

    Bellissima uscita con due inediti, non vedo l’ora di prenderla in edicola per potermela gustare!

  4. il professionista

    @Max le ristampe incalzano, poi avevo in testa una storia che s’inseriva nelal continuiyty e aveva necessità di più spazio

  5. nostalgico

    Devo dire che il primo m’incuriosisce parecchio. Sul secondo al momento non mi esprimo e aspetto di averlo letto: non essendo un grande fan del nonno di Chance, capirai xké sapere che ora arriva la nonna mi lascia dubbioso…

  6. Shinobi

    @Professionista
    Stai andando a gonfie vele, complimenti!

  7. il professionista

    @Nostalgico Stephane era il bis nonno, Sophie essendo sua figlia ma non la nonna di Chance ha vissuto la sua avventura negli anni 40. credo che possa interessare a tutti il punto sul personaggio Sono quasi 24 anni che racconto le storie di Chance Renard. Sinceramente ho perso il conto delle avventure uscite nella serie regolare di Segretissimo (stando alla numerazione dei contratti dovrebbero essere circa 45 ma dobbiamo contare i fuori serie come Professional Gun e i18 episodi inediti che accompagnano le ristampe del Prof Story), più i fuori collana come Pietrafredda, Vendetta e Nero criminale. Non scordiamo storie come, Il mio nome è nessuno, Le Brigate del Tigre, i tre episodi di Montecristo, Ora Zero, Sole di fuoco, Pista Cieca e L’Ombra del Corvo che, pur non avendo Chance come protagonista fanno parte della medesima epopea narrativa quanto il mio primo romanzo di spionaggio Sopravvivere alla notte, più i racconti e la miniserie Controbuio. Un universo variegato e complesso nel quale è entrato anche Lacrime di Drago che inizialmente era una cosa a sé e poi si è ricollegato al filo della vicenda. Davvero non ci avrei mai pensato quando mi proposero una serie di tre episodi per rinforzare Segretissimo accanto a SAS. So che concepii quei tre romanzi convinto che Segretissimo dovesse tornare alla formula che gli aveva dato successo: lo spionaggio avventuroso, con i suoi eroi seriali, le donnine, le missioni esotiche. Non bastava e ne ero consapevole proprio perché la collana la conoscevo benissimo e non mi era sfuggito che Malko Linge era sopravvissuto quando i vari cloni di 007 si erano esauriti perché al modello originale aveva aggiunto caratteristiche proprie e originali. E così feci io, prendendo quelli che erano i canoni del filone (fondamentalmente un eroe forte e un ritmo serrato) ma applicando novità che erano propri del mio universo immaginario che è vastissimo e si rinnova in varie direzioni, continuamente. Al di là di tutto Chance Renard, piaccia o meno, fu concepito con la segreta idea che potesse continuare nel tempo al di là di quei primi tre romanzi contrattualizzati. Veniva dalla Legione Straniera e questo un po’ evocava l’Avventura in sé ma lo poneva anche nella situazione di essere un indipendente, slegato da ideologie e organizzazioni ma anche capace di vivere vicende in ambiti differenti. E questo credo che a lungo andare paghi. Perché, l’ho imparato dal costante contatto con i lettori, non a tutti piacciono le stesse cose e nella stessa misura. Io stesso quando penso a una storia amo variare. Spaziare in quelli che sono i miei interessi narrativi, dall’Avventura pura ed esotica, al Noir, alla Spy story più tradizionale (ma sempre ritmata) a quella del nuovo millennio caratterizzata da una buona dose di zione sul campo e dalle nuove minacce terroristiche. Riesco cos, cambiando anche ambientazioni, a scrivere un nuovo romanzo ogni volta appassionandomi nei dettagli, con il gusto di esplorare una terra straniera in compagnia di un amico, Chance, che, beato lui, dopo aver compiuto i 50 anni, non è più invecchiato e si mantiene gagliardo come un tempo. Forse appena un po’ più cinico in alcune occasioni. Sono soddisfatto del mix che ne è uscito perché è coerente ma mi consente di provare cose nuove. Ovviamente ci sono limiti temporali che non è facile superare. Sappiamo che Chance inizia la sua carriera nella Legione nel 1982 e che la sua prima missione sul campo fu a Beirut durante la guerra civile. E sino al 95, anno in cui diventa un indipendente, è un territorio a volte sfiorato da flashback ma che, per molti versi è ancora ‘vergine’ e sarebbe bello esplorare. Mi sono concesso il piacere di tornare più volte alle origini della sua famiglia per affrontare periodi storici che mi appassionavano. Le Brigate del Tigre e Stephane Renard ne sono un esempio. Fortunato perché seguito dal pubblico. Ancora ne vedrete…. Persino ho ricostruito le guerre mercenarie degli anni 60 con un episodio inserito in Guerre segrete della vita di suo padre. Adorerei scrivere delle storie sulla guerra del Vietnam. Da qui la necessità di integrare Lacrime di Drago che trattava anche quel periodo con un escamotage che ha portato Chance sulla strada della famiglia Castiglione. Ma chissà che non trovi il modo di parlarne ancora. Così arriva, inaspettata questa Sophie Renard che è la figlia di Stephane e ama un uomo che altri non è che il Professionista…con un altro cappello. Un po’ come i miei eroi dei romanzi Western pubblicati da Delos. Sono profondamente convinto che lo spionaggio d’azione legato alle Seconda guerra mondiale possa offrire momenti di grande intrattenimento e scenari inediti. D’altro canto la saga del Prof prosegue diritta per la sua strada sia negli episodi, diciamo contemporanei, che sono già scritti per il programma del prossimo anno. Anzi a Dicembre leggerete Legione Straniera che evoca un passato ma è una storia attualissima su una guerra, quella civile in Congo che nessuno nomina eppure è combattuto per interessi molto vicini a noi, in particolare il possesso delle miniere di coltan- tantalio che è un materiale indispensabile per tutti gli apparecchi di telefonia che ormai dominano la nostra vita. Poi ci saranno vicende di vendetta, di spionaggio, legate a nemici vecchi e nuovi e, ovviamente anche alla cronaca nei suoi risvolti… coreani. Una grande soddisfazione è quella di poter variare il formato delle avventure che vanno dalle classiche 250 pagine al numero più ridotto di 120 per gli inediti della ristampa. Inizialmente fu una necessità di paginazione, poi ho capito che si trattava di raccontare le storie con un passo leggermente differente calibrandole per risolversi in tempi più brevi o, se era il caso, frammentarsi in episodi autoconclusivi ma legati tra loro. E questo mi permette di affrontare anni dopo argomenti come la guerra in Medio Oriente che all’epoca erano tematicamente troppo vicine per essere esaminate con obiettività. Nello stesso tempo posso tornare a evocare atmosfere di film e filoni della spy story amati nel passato e mai passati di moda. Qualche missione ‘bondiana’ di tanto in tanto male non fa. Ed è questa libertà che mi ha consentito di realizzare racconti brevi(relativamente) come quelli apparsi nelle raccolte della Legione assieme ad altri autori, ma anche la miniserie Controbuio che è composta da cinque episodi a loro modo autoconclusivi ma che alla fine formano un romanzo unico. Perciò posso passare da atmosfere più noir come le storie di Gangland (ci torneremo anche se il Prof è tornato a vivere a Parigi!) e gli episodi esotici posti nell’immaginaria isola di Garudan dove la passione per l’Oriente mia e di molti lettori, hanno trovato sfogo con sfrenata fantasia. Ciò mi ha permesso anche di mettere in scena un gran numero di comprimari, alcuni più frequentemente in scena, altri che ci hanno lasciato e altri che ritorneranno dopo aver fatto una breve apparizione in qualche vecchio numero. È il privilegio di muoversi in un universo che si è costruito lentamente e che mi appartiene profondamente così come è facilmente condivisibile con quello di molti lettori con i quali so di condividere gusti e passioni. Il Professionista ha bisogno di un reboot? Sinceramente non credo perché ogni avventura, ogni mini ciclo è un po’ il reboot della serie. Mantiene capisaldi fermissimi, ma si può permettere di inserire delle novità, temi leggermente differenti. E, lo ammetto, era proprio quella l’idea iniziale, creare un personaggio che potesse muoversi con spavalda agilità in modo trasversale ai generi, attento a non creare dei mix tra filoni incompatibili ma pronto a proiettare me e voi ogni volta in una diversa girandola di emozioni. Quindi procediamo con entusiasmo e con la giustificata consapevolezza di aver fatto un buon lavoro.

  8. Shinobi

    Io comunque ritengo che Chance Renard sia ben più vicino a Sam Durell e Nick Carter piuttosto che a Malko Linge. Il Principe delle Spie, dopo averlo esplorato in lungo e in largo, per me resta un personaggio situato ai confini della figura classica dell’eroe spy-action: Malko non è un vero lottatore-killer e tante volte sembra principalmente un investigatore-analista gettato nelle paludi dei caimani. Oltretutto sarà pure sopravvissuto più di altri, come dici tu, ma perdendo progressivamente la sua vitalità visto che negli anni si fa sempre più discreto osservatore degli eventi con il miracolo di sfuggire a innumerevoli tentativi di assassinio.
    Nick Carter si è fermato nel 1990 (dopo ben 261 avventure) ma l’ha fatto mantenendo la sua integrità!
    Spero dunque che il tuo glorioso Chance Renard possa durare e fermarsi nello stesso modo.
    Auguri!

  9. il professionista

    in realtà Mlako è una figura anomala e la sua forza risiedeva proprio nel non essere un agente d’azione. lo sosteneva il ritmo. come te i miei modelli classici avventurosi sono orientati verso Durell e Carter ma anche Sharman

  10. nostalgico

    @Professionista
    Grazie x il tuo interessante dietro le quinte. Anche se di Chance continuo a preferire le storie con l’impianto + prettamente spionistico (il traditore, la talpa, ecc), seguo volentieri anche quelle d’avventura, soprattutto se con un’ambientazione un po’ insolita (e qui penso all’ultimo racconto letto ambientato nell’artico, un LA COSA in chiave Professionista, ma ce ne sono altri).
    Totalmente d’accordo anche sul discorso Malko Linge e dall’aver persi un po’ del suo smalto, soprattutto da quando è abili mani di de Villiers a quelle dei ghost (alcuni dei quali, scusate, erano veramente pessimi!).

  11. il professionista

    @nostalgico, concordo sul giudizio degli ultimi devilliers anche se…devo dire che dopo tanti anni mi manca un po’ l’appuntamento quadrimestrale con il principe

  12. Sergio

    Caro Stefano, ho letto con molto interesse il tuo lungo commento, nel quale hai inquadrato, non solo tipologia di personaggio ed ambito d’azione del Professionista, ma hai fatto un pò un riassunto di quello che è stato finora il tuo impegno nello scrivere per il piacere di chi ti segue, ed io sono uno di questi, anche se “Controbuio” non mi risultava finora. Se posso fare un mio commento sul Professionista, rispetto a SAS, uno degli aspetti più distintivi è che il Professionista ha un ambito d’azione molto più ampio (una vicenda può iniziare in un certo paese e poi dipanarsi e concludersi da tutt’altro paese o continente), mentre SAS era molto più localizzato e questo, sicuramente nelle prime e nella maggior parte delle sue avventure, è stato un pò come un mezzo per conoscere tutte le varie realtà socio-politiche ad ogni latitudine e pure longitudine. SAS prendeva spesso spunto da situazioni e crisi che facevano parte dell’attualità, il Professionista spesso non ha bisogno di questo, sebbene l’ambito d’azione registri e consideri i cambiamenti di scenari e ne tenga conto. SAS era un pò come Tex, ad un certo punto non è più invecchiato, mentre il Professionista è più umano e fa sentire che gli anni sono passati, non solo perchè ora è diventato un accanito fumatore di sigari. Scusa se mi sono permesso certi accostamenti, tu continua che farai sempre felici tanti lettori!

  13. albertspy

    Mi manca molto l’appuntamento quadrimestrale con SAS anche perche’ e’ stato un amico x tanti anni della mia vita in generale e di lettore in particolare. Inoltre ci dava l’opportunita’ di variare tipologia di spy story con altri autori della collana Segretissimo. Rileggiamo le ristampe nella nuva veste editoriale e ..accontentiamoci.

  14. Shinobi

    @Professionista
    Phil Sherman piace anche a me, ne uscirono solo 21 ma meritano tutti di essere letti.
    Per quanta riguarda il tuo Professionista quello che mi esalta di più è la componente strettamente marziale: Chance Renard impegnato a combattere a mani nude oppure mentre imbraccia un fucile d’assalto. I coltelli mi interessano poco, tranne se il protagonista combatte disarmato contro avversari armati di coltelli, tipo Steven Seagal in “Trappola sulle montagne rocciose”.
    Però certo, anche la componente propriamente spy del Professionista ha il suo indubbio valore.

  15. Shinobi

    Tex ha smesso d’invecchiare, come dice Sergio, per il semplice fatto che le sue innumerevoli avventure sono sempre ambientate tra gli anni 70 e gli anni 80 del XIX secolo (quindi il periodo medio è 1878-1882) e ogni volta ne viene raccontata una nuova andando a pescare sempre in quel circoscritto periodo di 15-20 anni, cioè quelli in cui Tex ha tra i 30 e i 50 anni circa.
    Ad esempio “La strage di Red Hill” ha come sfondo un evento storico del 1874, mentre un’avventura pubblicata pochissimo dopo è ambientata nel 1885 visto che Anne Oakley dichiara di avere 25 anni (chi è informato/si informa sulla storia del West può trovare frequenti indizi cronologici nelle storie di Tex).

    Di contro, in serie come SAS si pone il problema perché le decadi continuano a scorrere: ad esempio in “Risoluzione 687″ Malko ricorda di avere già visitato Amman nel 1970, ossia ben 26 anni prima di quella presente missione… dunque mentre ricorda dovrebbe avere oltre i 60 anni…
    E noi SAPPIAMO che Malko non è un sempre-giovane come personaggi del tipo gli X-Men!

  16. il professionista

    grazie amici! i vostri interventi mi dimostrano che ho lettori che pensano, riflettono anche su un genere di narrativa che di solito viene etichettata come pura evasione. gli accostamenti mi lusingano, soprattutto a tex che è l’eroe di quando ero ragazzo e che seguo ancora. ancheil Prof siè fermato a cinquant’anni per evidenti ragioni fisiche, ma dei suoi anni non si vergogna. un saluto a tutti e pronti per nuove avventure

  17. gb crippa

    Prof!
    Fuori dallo spionaggio ricordo uno sviluppo simile co le storie di Richard Sharpe di Bernard Cornwell
    Ne scrisse 10 poi dato il successo ne scrisse ale 12/15 andando avanti e indietro con la serie canonica

  18. Shinobi

    E’ un tipo di struttura che io trovo molto interessante.
    Mi pare di riscontrarla anche in una serie di film che uscì molti anni fa, LE AVVENTURE DEL GIOVANE INDIANA JONES:
    ipotizzando il personaggio essere nato nel 1899, narrano le sue vicende nel periodo in cui aveva circa tra i diciassette e i venti anni, quindi tra il 1916 e il 1919.
    Ed erano raccontate in stile random, riportando ogni volta all’inizio dell’avventura la location principale e l’anno in corso.
    Forte!

  19. il professionista

    credo sia divertente e anche utile per dare spessore al personaggio ogni tanto frugare nel passato. e poi le spy stories della wwii sono sempre molto interessanti

  20. gb crippa

    Marion , Marion….. un omaggio a Marion Cotillard (allied) ?

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