Visti con il Professionista/33 – Telefon

febbraio 20th, 2014 by Alessio Lazzati

VISTI CON IL PROFESSIONISTA: I CLASSICI DEL CINEMA DI SPIONAGGIO

telefon

TELEFON

Don Siegel è una leggenda nel cinema d’azione. Specializzato in storie hard boiled di ambiente metropolitano(Dirty Harry e L’Uomo con la cravatta di cuoio sicuramente i più famosi) si cimenta con lo spionaggio nel 1977 realizzando una vicenda di altissima tensione con tutti gli elementi richiesti ma inserita in un panorama americano che distacca il film da prodotti simili dell’epoca. La fonte è un ottimo romanzo di Walter Wager che Segretissimo pubblico nel 1976 (n.699 Pronto? Qui KGB ) e la solida struttura della vicenda si vede. Siamo ancora in piena Guerra fredda anche se cominciano a vedersi i primi segnali se non di disgelo della volontà di disfarsi della rigida dottrina stalinista. Proprio da una purga in puro stile KGB ordinata dal generale Strelsky nelle strade gelide di Mosca comincia la vicenda. Nel giro di un giorno un gran numero di “falchi” della Guerra fredda trovano la morte più o meno accidentalmente. L’unico che sfugge di misura è Nicholai Dalmchinsky, luciferino personaggio che vive con la mamma ma progetta lo scoppio di una guerra mondiale. Il sistema è semplice e riporta d’attualità un vecchissimo tema dello spionaggio post bellico. Il lavaggio del cervello. Alla fine degli anni Cinquanta vuole la leggenda (che ha qualche fondo di verità) più di cinquanta agenti furono infiltrati in America. Preso il posto di cittadini americani morti in giovane età si sono integrati nel tessuto sociale americano tanto che dopo quasi trent’anni non ricordano neppure più chi sono e qual era la loro missione. Dalmchinsky rammenta tutto invece in quel suo taccuino in cui ogni nome, ogni numero e obiettivo sono segnati a mano. Basta una telefonata e i versi di una celebre poesia per risvegliare l’inferno. “Hai promesse da mantenere e strade da percorrere prima di dormire…” quando al telefono risuonano queste parole l’agente ‘dormiente’ entra in uno stato catatonico. Predispone la trappola e si schianta come un kamikaze contro il suo obiettivo. Se, come nel caso di una casalinga, si tratta semplicemente di far esplodere a distanza un impianto c’è una capsula di K-3, terribile veleno che evidentemente non ha perso la propria efficacia, pronta a essere inghiottita. Questi guerrieri dell’Apocalisse risvegliati d semplici telefonate sono persone normali, quasi tutti di mezza età. Gente comune che s’impala contro obiettivi spesso declassificati e non più vitali. Ma il piano di Dalmchinsky non è quello di colpire gli USA distruggendo vecchi bersagli. Il suo scopo portare alla luce della CIA il piano ‘Telefon’ e creare una crisi. Di questo se ne rende perfettamente conto il generale Strelsky che è uno dei pochi ancora a conoscenza del piano. Non può parlarne al segretario del Partito perché questi non ne sa nulla ed essersi lasciato scappare Dalmchinsky potrebbe rivelarsi mortalmente pericoloso. Viene a questo punto richiamato in servizio un gelidissimo Grigori Borzov, maggiore del KGB, ritiratosi a insegnare l’hockey a Leningrado (ancora si chiamava così). L’ordine è recarsi in America, eliminare Dalmchinsky e recuperare la lista e far sparire ogni traccia dell’operazione. Ovviamente c’è un risvolto che Borzov ignora. Barbara, l’agente di collegamento in America che deve assisterlo, ha l’ordine di chiudere la catena uccidendolo una volta portata a termine la missione. E anche per i russi c’è una sorpresa. Barbara da anni è un agente doppio della CIA.

A Langley una arguta analista, Evelyn Puttermann ,ha collegato la recente purga con gli attentati apparentemente senza logica che avvengono da un lato all’atro degli USA.

La vicenda non si perde in lungaggini e segue un suo canovaccio sempre efficace. Barbara sembra, in tutto e per tutto, una donna americana moderna. Bionda, affascinante, persino un po’ maliziosa. La tipica donna che Siegel oppone in un accenno di commedia ai suoi eroi duri e puri. Borzov, che ha il fisico di Bronson, sembra tutto dovere anche se, sotto i baffi, rivela una nota di ironia. Mentre l’indagine procede sulle tracce degli attentatori nella speranza di poter bloccare il loro controllo, i due battibeccano e, malgrado tutto, cominciano a provare stima e attrazione reciproca. Ma lo sguardo del regista è costantemente sull’evolversi della situazione. Uno degli agenti kamikaze è un prete che fallisce il suo attentato e viene ricoverato in coma. Perché i servizi segreti USA non scoprano cosa c’è sotto (dopotutto è questa la missione di Borzov) Barbara è costretta a fingersi infermiera e uccidere con un’iniezione letale il poveraccio. Un atto che compie con qualche ritrosia ma che crea un legame con Borzov che comincia a fidarsi realmente di lei. Tanto da rivelarle il nome di Dalmchinsky che Barbara comunica alla CIA. Qui, Puttermann elabora dal computer i dati necessari a far luce sulla catena di bizzarri attentati. Resta ancora un mistero l’ordine con cui gli agenti vengono risvegliati. Da una discussione tra Borzov e Barbara scaturisce la soluzione. Dalmchinsky sta semplicemente seguendo un ordine che lega le lettere del suo nome con le città di residenza dei kamikaze. Siamo arrivati alla H . A Houston, Bozov – che ha una lista dei 51 agenti kamikaze- elimina nei sotterranei di un grande albergo il suo bersaglio. Fuori Barbara scorge Dalmchinsky che si da alla fuga pronto ad attivare il successivo contatto nella sperduta cittadina di Halberville. Qui avviene lo show down finale. Borzov strangola senza tanti complimenti il gestore di un ritrovo sul lago e si trova faccia a faccia con Dalmchinsky. L’intempestivo intervento di due agenti di polizia permette però al russo di chiudersi nella cabina telefonica di un locale e cominciare a chiamare tutti i contatti per provocare l’apocalisse. Con l’aiuto di Barbara , Borzov scatena un putiferio liberando un crotalo da una teca e, finalmente, elimina Dalmchinsky con la famosa pillola di veleno. Adesso viene il difficile. Barbara che è innamorata del ruvido Borzov dovrebbe ucciderlo per mantenere la sua copertura nel KGB. Ma Borzov, che è sicuramente più scaltro di quanto la maschera di Bronson suggerisca, intuisce la trappola e, non solo, mostra di ricambiare i sentimenti di Barbara. Entrambi avvertono le rispettive centrali che il pericolo è stato eliminato ma che è prudente dimenticarsi sia di Barbara che di Borzov. Questi ha ancora la lista dei bersagli. Qualsiasi gesto ostile scatenerà l’apocalisse. Barbara e Borzov possono finalmente allottarsi liberi dei rispettivi impegni spionistici. Lui distrugge il taccuino ma Barbara gli chiede. “Non avresti intenzione di scatenare i killer,vero?” E Bronson che tiene tutto a memoria, si limita a sorriderle. Per il momento le indica le dieci miglia da percorrere per arrivare al Love Motel che li aspetta… Una vicenda serratissima, dei tempi in cui non esistevano i cellulari e neanche i PC. I computer di Puttermann sono macchine magiche dalla grafica antidiluviana che occupano interesse stanze, a detta dell’analista sono anche molto sensibili e non disdegnano, in linea con l’immagine che se ne aveva ai tempi, di fornire consigli e commenti sulla vita privata dei personaggi. Una piccola ingenuità riscattata da un ottimo cast perfettamente aderente alla sceneggiatura. Donald Plaseance piccolo e dimesso ma animato da uno sguardo folle fa veramente paura e se Bonson è la perfetta incarnazione dell’ufficiale del KGB, Lee Remick si conferma come una delle attrici più versatili e affascinanti del poliziesco anni ’70. Morì prematuramente pochi anni dopo ma il Professionista la ricorda con particolare affetto.

SCHEDA TECNICA: Genere: Guerra fredda

Telefon(Id)-USA1977- durata102’ regia di Don Siegel. Sceneggiatura di Peter Hyams e Stirling Silliphant dal romanzo omonimo di Walter Wager- interpreti: Charles Bronson: Borzov- Lee Remick: Barbara- Donald Pelasenace: Dalmchinsky- Tyne Daly. Puttermann-Patric Magee:il generale Strelsky- realizzato dalla Universal il film è di difficile reperibilità in italiano soprattutto. Ne esiste una versione con traccia inglese e sottotitoli olandesi pubblicata dalla A film in una collana che raccoglie tutti i film di Bronson. Il formato è in 4/3 e si tratta di un riversamento da cassetta con una relativa nitidezza dell’immagine. Vale però la pena di procurarselo.

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One Response

  1. GB CRIPPA

    Gran Film. Mi impressionò quando lo vidi da ragazzione e ancora adesso a distanza di più di 30 anni quando riesco a vederlo (raramente) in TV mi prende sempre..!

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