I classici de Il Giallo Mondadori 1337: Il ritorno di Sherlock Holmes

dicembre 4th, 2013 by Moderatore

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Chi sta distruggendo tutti i busti di Napoleone provenienti da uno stesso stampo? E perché bizzarre figurine danzanti disegnate da una mano misteriosa scatenano il terrore in una giovane donna? Un avvocato accusato di aver ucciso un suo cliente, e una debuttante in società desiderosa di recuperare da un ricattatore certe lettere compromettenti: storie di oscuri delitti e rompicapo in cerca di soluzione aleggiano in un appartamento di Baker Street. Al suo autorevole occupante si chiede di esercitare le proprie straordinarie facoltà investigative, ora su uno strano ciclista dalla barba nera che segue una ragazza per poi scomparire nel nulla, ora su un paio di occhiali a pince-nez che potrebbero rivelare molto di un omicidio inspiegabile. Dal rapimento del figlio di un duca in una scuola privata nel Nord dell’Inghilterra al furto di un documento riservato che mette a rischio la pace in Europa, l’infallibile Sherlock Holmes, sopravvissuto allo scontro finale con il professor Moriarty, affronta una nuova serie di casi in compagnia del fedele Watson. Dove la verità, spesso, è sotto gli occhi di tutti. E visibile a uno solo.

Arthur Conan Doyle (1859-1930), nato a Edimburgo, è probabilmente il più celebre autore di gialli di tutti i tempi e, con Edgar Allan Poe, uno dei padri fondatori di questo genere letterario. Dopo aver esercitato la professione medica e aver prestato servizio come ufficiale medico durante la guerra anglo-boera, si dedica a tempo pieno alla scrittura grazie all’immenso successo riscosso dal personaggio di Sherlock Holmes, il detective per eccellenza, immortale protagonista di numerosi romanzi e racconti.

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2 Responses

  1. Simone M.

    Al contrario di altri commentatori, non credo che la pubblicazione di queste antologie sia inutile.
    Sono impaziente di averle tutte…
    Anzi, mi piacerebbe che fossero pubblicate anche le “imprese” scritte da Adrian Conan Doyle e Carr.

  2. Gaetano

    Concordo pienamente con Simone, tra l’altro le “imprese” non sono mica così facilmente reperibili come i libri di Arthur Conan Doyle.

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