Veleni letali (68)

dicembre 5th, 2012 by Moderatore

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JOHN DICKSON CARR, Piazza pulita

Jeff Marle, in visita presso la residenza dei Quayle, scopre che i membri della famiglia si odiano profondamente, ma sono tutti uniti nell’odiare ancora di più il patriarca, il giudice Quayle. Che finisce avvelenato, tra ombre che si aggirano nella notte e le apparizioni di una misteriosa mano marmorea…

HILLARY WAUGH, Veleno in famiglia

Il vicesovrintendente della scuola di Stockford e sua moglie, un’insegnante, stanno cenando a casa, un lunedì sera. Pasticcio di cipolle. Poco dopo lei sta malissimo e lui muore fra atroci dolori. Nella pietanza, una dose massiccia di stricnina. Per Fred Fellows, capo della polizia, uno dei casi più oscuri della sua carriera.

ANTHONY BERKELEY, Il barattolo sbagliato

Una donna è morta per avvelenamento da arsenico. Somministrazione accidentale, per gli inquirenti, forse un errore nella preparazione di un medicinale. Poi il marito viene arrestato con l’accusa di omicidio. Ma Roger Sheringham non è convinto: la mente che ha architettato il delitto secondo lui è un’altra. Diabolica.

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Posted in Gli speciali, Le collane del Giallo

32 Responses

  1. stefano

    Mi sembra un ottimo volume soprattutto per la riproposizione di due testi non pubblicati da anni, Piazza Pulita e il racconto di Berkeley che mi sembra fosse un Garzanti (uscì all’inizio degli anni 50). Però purtroppo temo che per Carr sia stata mantenuta la vecchia traduzione non integrale di GM 247, e sarebbe un gran peccato.

  2. Matteo

    Che gran bella uscita! Mi mancano tutti e tre.

  3. Marius

    Antologia interessante soprattutto per il Carr.
    Quando l’ho letto (nel lontano 1973) mi era piaciuto così così per i 3/4: poi il finale mi ha lasciato completamente basito.
    Una lettura da non perdere.

  4. Alessandro B.

    Gran bel regalo di natale, davvero.

  5. Omar Lastrucci

    Mi dispiace dire che quello che poteva essere un vero evento si è trasformato nella più cocente delle delusioni;perchè confermo che Piazza pulita non è in versione integrale,ma è la vecchia traduzione degli anni cinquanta.
    Dunque,innanzitutto mi scuso col curatore Boncompagni;la scelta dei titoli è al solito perfetta,e chiaramente se la casa editrice opera con tale sciatteria le colpe non sono di ci cura le testate.
    Però la critica rimane;perchè non si poteva fare no sforzo?quanta robaccia traduce ogni mese la Mondadori,per non permettersi quei 3-4 romanzi di Carr che ancora mancano integrali?
    La cosa che svilisce di più è che ormai è definitivamente sfumata la speranza di una traduzione integrale del mostro del plenilunio,perchè ormai non c’è da aspettarsi niente dopo questa occasione mancata.Peccato davvero.

    PS ovviamente chi non ha mai avuto tra le mani una copia di Piazza pulita lo prenda comuqnue,anche mutilato il romanzo è un gioiello.

  6. Albert

    Non è di sicuro la versione integrale.
    Anzi, è decisamente tagliata. Nemmeno il governo Monti sarebbe riuscito a tagliarla così tanto. Da quanto ho potuto notare ha solo 145 pagine: più che un racconto + due romanzi, a me pare uno speciale di un romanzo + due racconti.
    Peccato, il libro è sicuramente un gioiello. E bisogna ammettere che sono, tutte e tre, delle ottime scelte, ma, nonostante sia uno dei pochi romanzi di Carr che ancora non ho, non so se lo prenderò. Odio i tagli, (e per una volta non sono d’accordo con Piero) perché in un romanzo, in un qualsiasi romanzo, non esistono parti inutili. Se una “descrizione” è inutile o superflua lo decide solo il lettore, e nessun’altro. Io (e non sono il solo) voglio leggere un romanzo di John Dickson Carr e non un romanzo di Jhn Dkon Crr.

    Saluti,
    Albert Huliselan Canepa

    ps. Per “Il mostro del plenilunio” io ci spero ancora… Mi dia una speranza, sig Boncompagni… :)

    pps Anche piccola…

  7. piero

    Io non ho mai detto quello che tu mi hai messo in bocca. Ho sempre detto che tra una traduzione integrale ed una tagliata è meglio quella integrale, perchè è il lettore che sceglie se saltare a piè pari la descrizione oppure godersela.
    Quello che ho detto è altro: cioè che tra una traduzione integrale scritta coi piedi ed una tagliata scritta bene, io preferisco la seconda. Ho detto anche che sempre più nel tempo, per una questione personale (ci vedo meno da vicino, son vicino ai 50 anni e non sopporto molto gli occhiali) preferisco leggere il plot senza dilungarmi sulle descrizioni (a meno che non siano veramente interessanti, come certe descrizioni di Ngaio Marsh o di Carr).
    E ho anche detto che nel passato è accaduto sovente che, siccome i traduttori che hanno lavorato per Mondadori son sempre stati i migliori sulla piazza, anche a distanza di cinquanta-sessant’anni, le traduzioni “tagliate” che si approntavano allora, sono molto godibili e hanno un fascino molto particolare. E, particolare da non sottovalutare, sono scritte in un italiano che pare essere di questi tempi. E’ probabile, Albert, che tu non abbia letto certe traduzioni che ho letto io, di case concorrenti, di anni anche posteriori a romanzi Mondadori pubblicati precedentemente, che sarebbero dovute essere state approntate con un italiano migliore e più attuale ed invece facevano pena. Mi ricordo un racconto che mi fece leggere Luca, con De Puyster, il primo personaggio di Rufus King, molto vicino a Philo Vance: ebbene..era una traduzione che invogliava assai poco a leggere, al contrario di quelle di Alfredo Pitta, Cesare Giardini, etc..
    Non sto dicendo ovviamente che i posteriori non abbiano tradotto bene: Montanari era estremamente godibile, Boncompagni ha una forma italiana eccellente, sontuosa direi, e traduceva molto bene anche Maria Antonietta Francavilla (non dimenticando altri per esempio Hilia Brinis, Tina Honsel, Gian Franco Orsi). E non dimenticando gli altri, recenti: da Caselli a Casati, da Catozzella a Igor Longo. Ma i traduttori Mondadori sono molti altri e tutti eccellenti. A me per esempio piace MOLTO come traduce dal francese Igor, e dall’inglese oltre che Mauro anche Caselli, Marilena intendo. Le sue traduzioni di romanzi di Christianna Brand e di Ngaio Marsh, e in genere delle scrittrici, sono sempre molto fluide. Come pure le traduzioni di Altieri di romanzi di Hammett.
    Per quanto riguarda il romanzo in questione, non l’ho esaminato a fondo. Io posseggo la versione dei Classici del Giallo anni settanta. Dalle prime pagine mi è parso che non sia stato per nulla tagliato come pare qualcuno abbia insinuato. E’ stato invece rinfrescato: qua e là si notano delle pennellate, che più che altro allungano la frase, riducendo i segni di interpunzione. Quindi a meno che qualcosa sia stato aggiunto (non lo so, devo ancora vedere) ma non credo, questa dovrebbe essere pari pari la versione che avevo.
    Si potrebbe a questo punto fare un discorso sull’opportunità di acquistare o meno lo Speciale, cosa che fai tu Albert. Tu decidi di non acquistarlo. Fai pure. Il discorso è che siccome in media passano almeno quindici anni tra una uscita ed un’altra, rischi di leggere il romanzo tra quindici anni, sempre che nel frattempo un meteorite non ci abbia investito e spazzati via come polvere nello spazio. :-)
    Il fatto è che, come mi diceva Mauro tempo fa, tagliati o non tagliati, i Carr pare che escano solo in Italia, e in Giappone. Altrove, dico in Inghilterra e USA, escono sempre meno. E questo romanzo non esce da parecchio tempo.
    A meno che quindi, Albert, tu non conosca il giapponese, devi solo sperare che Polillo abbia interesse a farlo. Perchè al momento non vedo chi possa in alternativa, pagare i diritti di un romanzo di Carr in Italia.
    E considerando anche che nello Speciale non c’è solo il Carr, ma anche uno splendido Waugh (me l’ha detto in confidenza Mauro tempo fa). Io credo sempre a quello che Mauro mi dice a tu per tu.
    Mi si consenta di fare solo un ultimo accenno: un qualsiasi altro romanzo da edicola, Giallo, costa sempre almeno 5,50 euro. Quale libro mai conterrà 2 romanzi ed un racconto? A meno che il romanzo di Waugh non lo si abbia in altra versione (Garden Editoriale), sarà difficilissimo procurarselo.
    Quindi…
    E non parlo del racconto di Berkeley

  8. Albert

    Nulla da eccepire.
    Ho sempre condiviso, spesso, ahimè, silenziosamente, tutti i tuoi commenti e i tuoi splendidi post (fantastico quello su “Il caso dei gemelli siamesi” di Queen).
    Ma.
    In questo caso il mio punto di vista è differente.
    Tu (spero possa accettare il mio “tu”) offri una possibilità al romanzo tagliato.
    Io proprio non ci riesco. Infatti, il taglio, non è solo un’opera di banalizzazione del romanzo e/o dell’autore nel tentativo di ridurre il romanzo a mero intreccio (uno degli ultimi Gardner che ho letto aveva subito talmente tanti di quei tagli nelle descrizioni che sembrava di leggere un testo teatrale…).
    Ma è una forma bonaria di censura.
    Peraltro, celata. Chi sfoglia un libro con un minimo d’interesse dovrebbe sapere chi, cosa e quanto sta leggendo.
    Invece, purtroppo, si pubblica non informando. O peggio, ingannando: ricordo un Van Dine della Newton Compton (tagliato di almeno un centinaio di pagine) che, in maniera vagamente ingannevole, faceva e fa iniziare il romanzo esattamente così:

    “La mia è la prima relazione sulla strage dei Greene; d’altronde butto giù questa storia senza troppi fronzoli, proprio perché ha un valore non comune…”

    Già. “Senza troppi fronzoli”…
    Incipit inventato di sana pianta tanto per giustificare il taglio, o meglio lo squarcio, fatto al romanzo. (nella copertina del libro appariva persino la dicitura “edizione integrale”!)

    Inutile dire che io sono stato vittima di quella falsa testimonianza.
    Quando ritrovai le pagine perdute de “La fine dei Greene” (grazie, Mondadori) e capii come stavano le cose, decisi che mai più avrei preso volontariamente un romanzo incompleto.

    Per questo non ho ancora letto il “Mostro del plenilunio” pur potendo.
    Non voglio e non posso accettare questo tipo di politica.

    (Ok: se fra dieci anni uscirà il primo romanzo di Carr ancora in versione tagliata, farò come dici tu, Piero, e lo prenderò. Sarebbe sicuramente inutile aspettare altri 20 anni. Per cosa, poi? Per leggersi la stessa versione tagliata? Magari con una copertina 3D. Wow…)

    Però, bisogna ammettere che tutto ciò è assai triste (artisticamente parlando).

    Detto questo, e ritornando a ciò che ha scritto Piero, rinnovo la mia ammirazione verso tutto il tuo sapere. Perlomeno le mie offensive ma, giuro, non volontarie, affermazioni hanno scatenato una tua forte risposta (un poco ci son rimasto male) e un effluvio di nozioni che ho trovato altamente istruttivo (senza alcuna ironia). Quindi, grazie.

    Albert

  9. Gianluca Carinci

    Non me lo lascio certo scappare , mi mancano tutti e tre !
    Comunque , vorrei aprire una piccola parentesi sui “tagli” : certe volte è consigliabile , per non dire necessario , tagliare un romanzo per renderlo più interessante (anche se con tutta probabilità non è il caso di questo Carr) ; prendiamo per esempio la versione integrale del primo Fantomas : strapiena di punti morti (per esempio , l’intero capitolo dedicato a Bouzille che ripescava un cadavere nel fiume , poteva essere riassunto in tre righe di articolo di giornale) , ed ogni volta che arrivavo ad un punto morto ero tentato di smettere di leggere o saltare direttamente alle pagine finali , quindi ben vengano i tagli , purchè fatti con moderazione e buonsenso , se servono a non rendere un “martirio” un libro come Fantomas .

  10. piero

    Vabbè, ma tu compri i Van Dine della Newton Compton: che vuoi?
    So benissimo che c’erano delle versioni tagliate, ma così tagliate, che a malapena si poteva godere del plot e si capiva benissimo che fossero tagliate.
    Mi riferisco per esempio ai GEM Mondadori, Gialli Economici Mondadori, dove Economici voleva dire anche questo, oltre che in edizione meno lussuosa delle Palmine, che erano rilegate, mentre questi era dei Paperbacks, di 80 pagine. Scusa, ma anche riducendo i caratteri e allargando le pagine, come mai si sarebbe potuto infilare in 80 pagine un romanzo intero? Era ovvio che fosse uno tagliato. Mentre, in gran parte, le Palmine erano quasi degli integrali.
    Al di là dei GEM, c’è stata in Italia, tutta una Giungla di pubblicazioni che oggi sono note ai collezionisti e di cui pochissimi conoscono il peso, a meno di non conoscere gli scritti dei critici e i dizionari appositi.
    Ti dirò per esempio, che i più tagliati erano i Casini(i mitici Gialli del Secolo), gli Alpe, e I Romanzi Mensili (diventati poi I Romanzi per Tutti )che condensavano il tutto in 96 pagine i primi [ ma in realtà erano molte meno quelle del romanzo, nonostante i caratteri fossero piccolissimi e le traduzioni abbastanza buone (si possono leggere tranquillamente ancor oggi)], in 68 pagine i secondi (I Gialli Alpe, prima della Guerra e dopo), e 110-112 i terzi (ma in cui il romanzo propriamente detto contava su 80 pagine di solito più o meno). E taccio su tante altre edizioni.
    Poi ci sono stati ovviamente anche altri romanzi di altre Case, per esempio quelli delle 3 scimmiette che erano assai fatti bene, e che sono stati utilizzati da Mondadori talora (per es. Ho ucciso mia nonna di Brown, o Il Villaggio di Vetro di Ellery Queen).
    Il discorso che io ho fatto altrove, anche su questo Blog in altro tempo, è che al di là di quanto ho detto prima, che confermo in toto, la particolarità di molte edizioni che tu non compreresti mai perchè non un po’ tagliate come quelle dei Carr di quarant’anni fa, ma stra-tagliate, era di presentare dei romanzi e degli scrittori che non si son mai più visti. Pertanto ho sempre detto, e lo rivendico, che a meno di non trovare gli equivalenti in edizione integrale (ma dovresti allora spendere cifre folli per accaparrarti gli originali in lingua madre), quelle sono state le uniche edizioni in Italia.
    Per il collezionista e soprattutto per l’amatore del genere, quelle edizioni valgono moltissimo perchè ti permettono di capire chi siano stati e cosa abbiano scritto determinati autori, che per esempio in Mondadori non son mai transitati.
    E nel caso di specie di Mondadori, i bellissimi gialli che sono stati pubblicati in epoca lontana, probabilmente tagliati, stai pure sicuro che, a meno che non si sappia di chi siano i diritti, e che siano in un italiano buono ancora, e quindi abbiano probabilità (poche) che Mauro le estragga dal carniere e le proponga in edicola, giaceranno dimenticate, con il loro tesoro di romanzi e di racconti (molte volte mai più pubblicati).
    Pertanto io vado a caccia dei Mondadori di molti anni fa tagliati.
    Non nego che però, per parecchio tempo, li ho giudicati nel modo in cui li giudichi tu, cioè svalutando il loto valore (e allora se ne trovavano tanti sulle bancarelle: Dannazione!), salvo poi pentirmi e cominciano a colezionarli, quando ho capito invece come andava il mercato.

    Credimi Albert, almeno per come mi segui : compra Lo Speciale, vale davvero! Se proprio il rinfrescamento di Carr non ti attira, sappi che il Waugh è molto raro (ed è splendido) e ancor di più raro è il racconto di Berkeley, pubblicato da Garzanti nel lontano 1953 (I Gialli di Ellery Queen) e mai più ripubblicato (l’edizione Mondadori riprende quella Garzanti).
    Son d’accordo con te che se non è stato integrato il Carr, si può parlare di occasione mancata (ma Mauro non c’entra nulla in tutto questo). Devi però considerare che il bacino dei lettori Mondadori non è solo formato da Collezionisti e amanti (e allora le testate da edicola potrebbero tranquillamente chiudere e andare a casa) ma anche fortunatamente da chi, delle nostre beghe, non sa proprio nulla; che non ha mai letto un Carr; o che sognava di poter leggere questo Carr perchè non lo trovava da parecchio tempo, ed ora ha la possibilità di farlo, godendo di una traduzione affascinante (anche se probabilmente non integrata come si sarebbe dovuto fare). Io spero invece che parecchi leggano questo Speciale, perchè Piazza Pulita è uno dei capolavori di Carr e non era stato pubblicato da moltissimo tempo.
    In America, per avere un’edizione come questa (anche non integrata), credimi sulla parola (ho alcuni amici, critici americani e inglesi), farebbero follie.
    C’è gente che mi ha chiesto di reperigli dei Casini, perchè le edizioni originali in America non esistono più, e se esistono costano cifre folli.

  11. stefano

    Come sempre son d’accordo con Piero. Purtroppo vista la situazione contemporanea queste uscite sono davvero graditissime; certo tutti vorremmo una nuova traduzione (ad esempio un inedito tradotto nel 2012 “tagliato” non lo accetterei mai) ma a volte occorre accontentarsi. Innanzitutto devo rinnovare i complimenti a Mauro per la solita meravigliosa introduzione e anche per la scelta dei testi; per quel che riguarda la traduzione di Carr quando sarò a casa sotto le feste confronterò questa versione con quella dei cdg e sarò più preciso.

  12. piero

    Ma allora i Newton Compton erano I Gialli da Mille lire (si chiamavano così). Proponevano traduzioni vecchissime e tagliate. Però, secondo la mia ottica, proponevano anche titoli ricercatissimi (Carolyn Wells, Oppenheimer, Sax Rohmer) proprio perchè retaggio di un lontano passato.
    E’ evidente che questi erano i titoli da acquistare e non i Van Dine e i Christie che erano stati tradotti anche da Mondadori. Comunque sia oggi i Newton Compton propongono romanzi di ben altra levatura, caratterizzati sempre da un costo contenuto, ma anche da ottimi contenuti. Faccio solo un esempio: il romanzo di Fioretti su Dante, che è bellissimo.

  13. piero

    Tu mi dirai: si trova a 5,90 euro ed è rilegato anche se pocket: verissimo.
    Ma è romanzo unico, mentre LO SPECIALE ha due romanzi e un racconto e costa 5,50. Scusami, ma anche questo è da dire. E non è poco!
    Buona Immacolata a tutti!

  14. Kronos H

    Per me la situazione è semplice, appena sento odore di tagli, non compro e festa finita.

  15. Mauro Boncompagni

    Premetto che non ho sottomano lo Speciale di questo mese e quindi non sono in grado di fare nessun tipo di controllo, ma so che il testo di Carr è stato rivisto in redazione e, suppongo, rinfrescato. Tenete conto che il libro era breve anche in originale (uno dei Carr più brevi degli anni Trenta, in effetti), per cui non credo si possa parlare di particolari mutilazioni. Inviterei piuttosto a considerare il fatto che, almeno in Italia, i romanzi di Carr continuano ad uscire regolarmente, ben più che in America e in Inghilterra, paesi, per esempio, nei quali “Piazza pulita” manca da parecchi anni, come mi ha confermato il biografo di Carr, Doug Greene. Ovviamente si può sempre migliorare, ma credo che non pochi lettori saranno contenti di ritrovare in edicola uno dei romanzi meno ristampati di Carr. E questo è quanto.
    Non sottovalutate poi l’altro romanzo della terna di autori dello Speciale, “Veleno in famiglia”, una delle vette della produzione di Waugh, giustamente lodata (e questo romanzo in particolare) da un critico come Julian Symons. E il racconto di Berkeley credo che sia per molti una vera rarità.
    Grazie a Piero delle sue buone parole. Il suo è stato un intervento equilibrato ma anche molto chiaro nelle sue implicazioni. Lo condivido in pieno.
    Per Albert: anche a me piacerebbe occuparmi di una nuova edizione di “It Walks by Night”, romanzo, questo sì, che ha decisamente bisogno di una nuova traduzione, ma bisognerà affrontare l’argomento con l’editor. Non sono pessimista, tuttavia.

  16. guido

    Una battuta per stemperare i toni della polemica interessante sulle traduzioni: mi fa sorridere la frase, tipicamente legale, riportata sotto il nome del traduttore “L’Editore ha ricercato con ogni mezzo i titolari dei diritti di traduzione….” certo riuscire a ritrovare il Signor Iti Dussich Knowles (?) che nel 1953 (!) tradusse questo libro, non sarà cosa facile per il povero Editore…che sarà “costretto” a non pagare un bel nulla :-)
    Una battuta, niente più!
    Tagliato o no Piazza Pulita è un grandissimo Carr che sommato al Racconto di Berkeley fa di “Veleni Letali” un’antologia da non perdere.
    Dopo La Fiamma e La Morte un finale 2012 col botto per il grande Carr
    Saluti
    Guido

  17. Antonino Fazio

    Sono d’accordo con Gianluca. Il problema non è la versione integrale, il punto è come è stato tradotto, e poi se, come e perché è stato tagliato. Sostenere che, di per sé, il taglio abbia mutilato il romanzo è una presupposizione ingiustificata.
    Certo, sarebbe bello se, come accade per la letteratura non di genere, ci fosse una nota del traduttore che spiegasse come ha proceduto. Ma questo è un discorso diverso.

  18. Fabio Lotti

    Poche chiacchiere. Comprate, leggete e diffondete il Verbo… :-)

  19. piero

    In altri tempi..Se non ti fossi chiamato Fabio ma Giovanni, e ti fossi cibato di bacche e locuste, saresti potuto diventare santo. Certo avresti perso la tua testa, esibita su un piatto, dopo la danza di Salomè. Ma che ci vuoi fare? Sarebbe stato il prezzo per passare alla storia! :-)

  20. piero

    Io, che ho sempre adorato i primi Carr (vi ricordate i primi 4 racconti di Bencolin) e It Walks By Night, anche per le sue implicazioni con Connington, aspetterei con ansia una sua nuova traduzione. Sarebbe anche un modo molto elegante per far capire a tutti che la dirigenza delle collane da edicola avrebbe davvero voltato pagina.
    Intanto aspetto i 2 Berkeley di cui Forte aveva parlato, in una intervista concessa al mio amico Luigi Pachì di Sherlock Magazine, come in uscita nel 2013: voglio tuttavia sperare, che non son state solo parole. E che non intervenga un ritardo nella pubblicazione di essi. Se ne ha parlato a tempo debito Mauro, vuol dire che si tratta di 2 gran bei Berkeley.
    E nello stesso tempo attendo con impazienza che venga presentato nelle edicole, Le Diable de Dartmoor di Paul Halter, che lo stesso autore aveva dichiarato che posteriormente all’intervista pubblicata il 31 gennaio 2012, ma verosomilmente rivoltagli prima, sarebbe stato in uscita, prima o poi, compreso in un non meglio precisato numero di traduzioni. Il che significa che prima o poi qualche nuovo Halter dovrebbe esserci. Siccome l’ultimo è uscito ad agosto 2010, il prossimo non dovrebbe essere troppo lontano.
    Nell’occasione dell’intervista, Halter aveva pure espresso apprezzamento per il suo traduttore mondadoriano, Igor Longo.

  21. stefano

    Quel “non sono pessimista” di Mauro mi ha cambiato la giornata. Rimane il fatto che il primo Carr è sempre stato meno considerato (in libreria quanto in edicola) rispetto alla seconda parte della sua produzione (Fell su tutti) perciò pubblicazioni come questa sono sempre le benvenute. Il già citato Mostro del plenilunio, se escludiamo l’edizione omnibus del 93, temo non esca dal 1974 o sbaglio? In una edizione tra le altre cose macchiata da un errore madornale nella piantina che praticamene inficia tutta l’opera ;)

  22. Antonino Fazio

    “Halter aveva pure espresso apprezzamento per il suo traduttore mondadoriano, Igor Longo.”
    E ci mancherebbe! :-)

  23. Alessandro B.

    Oltre ai succitati continuo a invocare a gran voce qualche nuovo Doherty.

  24. piero

    Perchè, Antonino?
    Non è una affermazione scontata. Se compri come me ogni cosa venga tradotta in Italia, di genere poliziesco, dovresti sapere che non tutti traducono come Mauro o Igor; o come traduceva Luca. Pochissimi. Ho già parlato di questo in altro intervento per cui non mi ripeto.
    Certo è che talora si trovano refusi (il che è possibile) quanto sviste grammaticali. Una volta c’era il correttore di bozze, ora..c’è ancora? Non lo so.
    Certo è che Igor sa tradurre. E Halter (che è un suo amico) lo sa.
    Poi ci sono le preferenze. A me per esempio, e l’ho detto altrove, piace di più nella traduzione di libri francesi che di inglesi. Questione di gusto.

  25. Antonino Fazio

    No, Piero, nulla di scontato. Era un modo per dire che la bravura di Igor la conosciamo… :-)

  26. Joe Kurtz

    E’ uscito in ebook. Che bel regalo di Natale posticipato! Grazie.

  27. Pappo

    Buongiorno a tutti, è la prima volta che scrivo in questo blog, anche se per diverso tempo ne ho letto con grande interesse gli interventi.
    Dopo diverse ricerche sulle bancarelle e nei negozi specializzati, già da qualche anno ho completato la collezione di Carr, per il quale ho una grande predilezione. Proprio questo istinto da “collezionista” mi ha fatto sentire insopportabile nello scaffale dedicato a Carr il “buco” là dove si doveva trovare “The Murder of Sir Edmund Godfrey” che, a quanto so, dovrebbe essere tutt’ora inedito in Italia, nonostante che il “nostro” lo abbia scritto nel lontano 1936. Ora il “buco” è stato riempito dall’edizione americana (acquistata insieme alla biografia di Doug Greene), ma purtroppo la mia scarsa conoscenza dell’inglese non mi permette di capirlo in tutta la sua complessità. Scusate, forse ne avevate già parlato in altri post, ma – se è possibile – mi piacerebbe sapere se la traduzione di questo libro è una cosa così impossibile … se qualcuno potesse spiegarmi, anche brevemente, la natura dei problemi gli sarei molto grato. Grazie.

  28. Marcello

    Una bellissima strenna di Natale! L’ ho divorato, e anch’ io sto diventando un “corrofilo”. Complimenti a Pappo che è riuscito a completare (quasi) la collezione sul mercato dell’ usato; io sono appena agli inizi..

  29. guido

    Un benvenuto a Pappo su questo blog!
    Hai perfettamente ragione a ritenere che “The Murder of Sir Edmund Godfrey”sia l’unico libro di Carr inedito in Italia.
    Quanto ad una sua pubblicazione in Italia forse non sarà impossibile, ma sicuramente improbabile e certamente non nei Gialli Mondadori. Questo per vari motivi: inannzitutto non si tratta di un romanzo ma di una rievocazione storica di un fatto veramente avvenuto (questa la scarna descrizione su Amazon “A true story of a brutal death that reads like a novel”); in realtà si tratta di un saggio storico, ritengo anche di non facile comprensione per chi non sia più che esperto di storia inglese. Inoltre il libro è assai lungo (348 pagine) per cui editorialmente assai costoso da pubblicare. Lo stesso Marco Polillo ha affermato questi concetti in una sua intervista rintracciabile in rete.
    Saluti
    Guido

  30. Pappo

    Grazie Guido per i saluti di benvenuto.
    Sono andato a leggere l’intervista a Polillo. Non esisteva anche un problema legato ai diritti ?
    Grazie anche a Marcello.

  31. piero

    Non c’è bisogno di scomodare Polillo: non è mica l’unico ad averne parlato!
    Carr, che era un protestante di origine ma poi neanche tanto praticante, volle creare una crime situation partendo da una storia reale,dando il personale contributo alla risoluzione. Si tratta di un famoso fatto di sangue avvenuto in un periodo dominato dalle Guerre di Religione. Sir Edmund Godfrey era un protestante che fu assassinato, e la cui colpa fu attribuita ad un complotto papista. Tutto qui. Non è niente di che!
    Carr dimostrò nel suo scritto che Godfrey non si sarebbe potuto uccidere (fu trovato coi segni di uno strangolamento sul collo e per di più impalato sulla sua stessa spada), ma che il suo assassinio non solo non fu perpetrato da Cattolici, nell’ambito delle accuse di Oates su un presunto tentativo di uccidere Re Carlo II da parte di cattolici, giacchè Godfrey era il magistrato che aveva accettato le deposizioni di Oates; ma neanche da Protestanti, giacchè Godfrey era amico di Coleman, segretario cattolico del Duca di York (anche lui cattolico) poi divenuto Re Giacomo II: infatti i Protestanti avrebbero potuto uccidere Godfrey ritenendolo una spia, e avendo paura che egli potesse rivelare a Coleman le accuse di Oates circa un complotto per uccidere Carlo II. Carr in sostanza ipotizzò che ad uccidere Godfrey fosse stato un nobiluomo, Philip Herbert, 7 ° Conte di Pembroke che voleva vendicarsi per essere stato processato per omicidio da Godfrey, qualche tempo prima. Il conte era stato trovato colpevole, ma era sfuggito l’esecuzione grazie ad un perdono da parte della Camera dei Lord. La stessa teoria è stata esposta da altri.

    Per quanto riguarda Carr inediti, in realtà ce ne sono altri.
    Per esempio c’è “The Third Bullet” nella versione romanzo breve: quella pubblicata da Polillo e da Mondadori, attiene al racconto, mentre ve n’è una più lunga di circa venti-trenta pagine che attiene al romanzo e che è ancora inedita.
    Poi c’è anche “Speak of the Devil”, un radiodramma in 8 parti, scritto nel 1941 e pubblicato una ventina di anni fa in America, ancora inedito.

  32. guido

    Gentile Piero,
    mi sembra di leggere un leggero “risentimento” nella Sua ultima risposta; non ne vedo motivo: io mi sono limitato a dare il benvenuto a Pappo, visto che nessuno lo aveva fatto, e ad esporre brevemente alcune considerazioni su “The Murder of Sir Edmund Godfrey”. Non volevo “scomodare” il Signor Polillo, ma solo dare alcune informazioni. Tutto qui. Fra l’altro Lei lascia intendere che la storia narrata in “The Murder of Sir Edmund Godfrey”sia molto semplice: “Non è niente di che!”dice Lei, ma poi Le occorrono ben 10 righe per un breve riassunto della storia infarcita di papisti, protestanti, segretari del Duca di York eccetera. Ora io non dubito della Sua immensa cultura, ma pensa che tutti abbiano la Sua dimestichezza con Carlo II, Giacomo II e quel tormentato e complicato periodo della storia inglese? Io volevo dire appunto a Pappo che uno dei motivi per cui non viene pubblicato in Italia questo libro di Carr è, anche, la sua complessità. Se non concorda niente di male, basta dirlo.
    Sugli inediti mi riferivo solo ai romanzi; diversa è la questione dei Radiodrammi e dei Racconti. che potremmo analizzare in altro momento.
    Saluti.
    Guido

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