Il Giallo Mondadori 3120: La carne e il sangue

novembre 26th, 2014 by Moderatore

JENNINGS

È una tetra giornata di novembre, nella Toronto di fine Ottocento, e un agente di pattuglia è scomparso. Del giovane Wicken, impegnato nel suo giro di ronda notturna, non si hanno più notizie da alcune ore. È il detective Murdoch a trovarlo, morto, in una casa vuota. Il colpo sparato alla tempia con l’arma d’ordinanza, la postura del cadavere, il biglietto d’addio: ogni dettaglio racconta di un gesto estremo, dovuto a una delusione amorosa. Al coroner l’evidenza appare indiscutibile. Il defunto lascia la madre e la sorella invalida, e questo è tutto. Eppure vale la pena di scavare più a fondo, un po’ perché alla polizia non va giù il disonore di annoverare un suicida tra le proprie file, un po’ perché qualcosa non convince. In fin dei conti la vittima non sembrava tipo da abbandonare così i familiari al loro destino. E a William Murdoch, nonostante il mal di denti che lo affligge, il fiuto funziona ancora bene. Ne avrà bisogno per seguire la pista di un’indagine difficile che lo condurrà ai segreti di un manicomio femminile.

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Posted in Giallo (serie regolare), Le collane del Giallo

13 Responses

  1. Gneo

    Quando vedo che sta per uscire un romanzo della Jennings mi viene da dire ‘Oddio, ma di nuovo…’.
    Il mio amico Omar dice che la Jennings a Toronto è come la Perry a Londra.
    Ma una Perry che scrive con la mano sinistra: trame inconsistenti, zero suspence e uno sfondo di cartapesta.
    Se penso che ci sono ancora cinque inediti…

  2. Omar

    Caro Gneo,

    Purtroppo l’accostamento della Jennings con la Perry è solo per le ambientazioni vittoriane, e in questo contesto il paragone viene facile; ma tra le due scrittrici vi è una grande differenza qualitativa, e anche se attualmente la Perry non mi esalta quella dei primi romanzi resta un’autrice meravigliosa e anche a suo modo rivoluzionaria, visto che riportò in auge il poliziesco storico e d’atmosfera in un’epoca, gli anni settanta, in cui dominava incontrastato il poliziesco metropolitano o glamour; è chiaro quindi che alla Perry la Jennings non lega nemmeno le scarpe, è solo una onesta mestierante che non lascerà traccia, e viene pubblicata solo perché il giallo storico attualmente vende piuttosto bene.

  3. VergaG

    Non concordo né con Gneo né con Omar, soprattutto con l’arroganza di chi esprime giudizi come se fossero la verità assoluta. Se a voi la Jennings non piace bene, ce ne faremo una ragione, ma potete stare certi che ci sono molti altri lettori che la pensano diversamente, e io sono fra questi. Non credo, poi, che al Giallo Mondadori faccia piacere legere simili stroncature date senza nemmeno aver letto il libro, perché è evidente che voi non lo avete letto e giudicate per partito preso. Ritengo che sarebbe più giusto bannare commenti come i vostri, ma lodo la Mondadori che accetta comunque di tenere sul proprio blog pubblico i vostri esempi di scorretta e pretenziosa critica monodirezionale, che pretende di ergersi a verità assoluta quando non lo è assolutamente. A tutti gli altri che leggono e apprezzano Maureen Jennings dico di stare tranquilli, perché questo romanzo (che io ho letto, al contrario dei due sapientoni più sopra) è assolutamente in linea con i precedenti, e dunque del tutto godibile e ben congegnato.

  4. Moderatore

    Tutti commenti sono ben accetti a patto che essi non violino le regole di comportamento presenti nell’apposita sezione di questo blog .
    Grazie

  5. gabriele

    Scusate io vorrei sapere quando escono i gialli di dicembre!!!!!!!

  6. Gneo

    Credo che la funzione del blog sia quella di raccogliere le opinioni più disparate anche se sono di critica all’operato della Direzione sempre nell’ottica di un miglioramento della qualità del prodotto. Se dovessero essere accolti solo gli incensamenti il blog potrebbe chiudere domani.
    @VergaG
    E’ ovvio che la nostra critica alla Jenning si riferiva ai due romanzi precedenti visto che la data dell’intervento è del 2 dicembre quindi antecedente all’uscita del romanzo.
    Comunque se tu sei di bocca buona, buon per te!
    Sei liberissimo di considerare la Jennings come l’Agatha Christie degli anni duemila e altrettanto liberamente io, Omar e altri lettori siamo liberi di considerarla una scrittrice scadente.
    Questo sempre nei limiti della buona educazione, cosa di cui tu sei assolutamente carente.

  7. Omar

    VergaG; ti potrei rispondere he ho letto il primo e non mi ha soddisfatto, e un lettore ha come minimo il diritto di dire che un’autrice non la soddisfa senza dover essere bannato… fortunatamente non siamo in Corea del nord o in un altro stato dove il dissenso viene punito, io compro spesso i GM , quindi investo e coi miei soldi tengo viva la collana e credo di avere il diritto di dire quello che mi piace e quello che non mi piace, visto che il mio giudizio non era sul libro in questione ma sulle precedenti opere dell’autrice. Ma ci ha già pensato la redazione a farti notare quanto il tuo commento sia stato infelice, fastidioso e fuori luogo, oltretutto condito da offese come “arrogante” che rispedisco al mittente con molto piacere. Ti lascio alla tua tristezza, e sarei grato se in futuro evitassi di commentare qualsiasi mio post, perchè la prossima potrei non essere così carino nel rispondere; questo è un blog serio dove persone serie commentano seriamente (sia lodando che non) non siamo a forum o in un altro programma dove scambiarsi insulti o litigare.

  8. Moderatore

    Sono attualmente in edicola caro Gabriele .
    Saluti

  9. gabriele

    Grazie..

  10. albertspy

    dopo tutte queste discussioni sulla qualita’ dell’autrice e della serie, dico soltanto che, per fortuna, a gennaio uscira’ un nuovo titolo di Bill Pronzini.

  11. Francesco

    Mah, definire Maureen Jennings una scrittrice addirittura “scadente” (cito Gneo) mi sembra un’esagerazione dettata più dalla stizza di essere stato aggredito che da un’obiettiva valutazione della qualità dell’autrice. Leggo gialli da 30 anni esatti e, come tutti, ho le mie simpatie o antipatie verso autori e sottogeneri. A mio parere, e basandomi su Let Loose the Dogs (quarto della serie Murdoch e ancora inedito in Italia) e La scelta di Murdoch, si tratta di una scrittrice abilissima a ricreare l’atmosfera tardo ottocentesca gettando al contempo luce sulle tecniche di investigazione “primitive” del periodo. Apprezzo molto il fatto che non introduca troppi personaggi (difetto di alcuni autori classici e di molti moderni) e che li caratterizzi bene anche dal punto di vista psicologico. Certo, se quando si va in edicola a cercare Il Giallo Mondadori, ci si aspetta di trovare solo John Dickson Carr e i suoi epigoni, allora non si può che restar delusi di fronte alla Jennings (e a molti altri autori pubblicati di recente). A questi lettori amanti dei rompicapi tipici della Golden Age del poliziesco, consiglio vivamente la collana I bassotti della Polillo. Gli altri lettori sono invece da me vivamente esortati a dare una chance a questa brava scrittrice ottimamente tradotta da Marilena Caselli.

  12. Gneo

    @Francesco. Probabilmente hai ragione riguardo al termine ‘scadente’ usato nei confronti della Jennings ma quando mi tocca dialogare con squallidi cafoni mi lascio prendere la mano.
    Comunque continuo a ritenerla un’autrice se non scadente certamente di non alto livello e mi spiego.
    Il suo ultimo romanzo tradotto è di circa 260 pagine ma l’indagine poliziesca (è un Giallo Mondadori) non occupa più di un centinaio di pagine.
    L’assassino si inruisce più o meno a pagina 20 e il lettore non si aspetti alcuna sorpresa finale che evidentemente non è nelle corde dell’autrice.
    Le altre 160 pafine sono occupate da;
    1) rapporti di Murdoch con i suoi affittacamere.
    2) attrazione di Murdoch per la coinquilina.
    3) Mal di denti di Murdoch.
    4) Vita in manicomio di una delle protagoniste.
    Il giallo è ambientato nella Toronto del 1895: ovviamente il lettore medio italiano della Toronto di quell’epoca ne sa poco. Ma quello che fa più specie è che sembra saperne poco anche l’autrice: alcuni nomi di strade, qualche edificio e niente di più. Con opportune variazioni di nomi invede di Toronto potrebbe essere Vancouver, Chicago, Oslo, Helsinki, Arcangelo ecc.
    Questi sono i motivi me la fanno ritenere un’autrice non valida.
    Ovviamente è un’opinione strettamente personale.
    Ciao

  13. Francesco

    Caro Gneo, hai chiarito molto bene il tuo punto di vista, che ora comprendo appieno e in parte condivido. Jennings e numerosissimi altri autori contemporanei (ma la tendenza credo sia nata decenni fa) spesso usano il genere “giallo” per imbastire romanzi che alla fine dei conti non sono propriamente di indagine poliziesca al 100%. Diciamo che l’omicidio o il crimine commesso, nonché le relative indagini, anziché essere il piatto forte sono un contorno che permette lo sviluppo di altri elementi forse trascurati da quegli autori che invece puntano tutto sull’enigma. Mi riferisco in particolare all’atmosfera e alla caratterizzazione, ma anche ai dialoghi e all’ambientazione. Quindi capisco che gli appassionati degli enigmi e dei rompicapi con soluzioni ingegnose alla Ellery Queen, alla Van Dine, alla Dickson Carr o alla Berkeley rimangano non solo delusi ma anche non poco indispettiti da M. Jennings e colleghi che si fregiano del titolo di “giallisti” quando invece propongono romanzi mainstream con qualche elemento giallo. Io tendo invece (da una quindicina d’anni a questa parte) a preferire questi ultimi perché li trovo meno vincolati alle regole ferree di un genere letterario e perché spesso curano maggiormente gli aspetti narrativi di cui ho parlato. Negli anni ho cambiato gusti: agli inizi anch’io prediligevo gli autori della Golden Age (e i rappresentanti moderni a loro ispirati); oggi, invece, a una trama complicata con mille piste false e una miriade di personaggi difficilmente memorizzabili preferisco romanzi con misteri se vuoi un po’ più annacquati ma anche più terra terra e/o realistici. Ad esempio, alla tanto elogiata Elizabeth George (che introduce in 600 e più pagine decine di personaggi intrappolati in trame e sottotrame complicatissime), preferisco un autore in grado di offrire un plot più lineare presentato con garbo e stile. Ad esempio, gli elementi che tu consideri negativi nell’ultimo romanzo della Jennings io li trovo invece affascinanti per la loro prosaicità (mi riferisco ai punti 1, 2, 3 e 4). Potrei condividere in pieno la tua critica all’ambientazione, ma dovrai convenire con me che perlomeno leggendo le sue opere si ha davvero la sensazione di “vivere” l’atmosfera tardo vittoriana, sia pur in salsa canadese. Scusa lo sproloquio, caro Gneo, ma volevo anch’io chiarire meglio quanto ho affermato. Ti ringrazio di aver replicato al mio post e ti saluto con simpatia.

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