“Uno scozzese a Londra” di Grace Burrowes – Classic 1228

CLASSIC_1228“Arguto, sensuale e decisamente romantico.”
Mary Balogh

Come capitano dell’esercito, lo scozzese Colin MacHugh era abituato a difendersi in battaglia. Ora che è diventato un membro dell’alta società londinese deve farlo soprattutto dinanzi alle tante debuttanti che pensano al matrimonio. Sarà l’incontro con la signorina Anwen Windham a cambiare le cose, perché Colin intuisce che dietro quell’apparente compostezza si cela un’anima appassionata. Quando lei gli chiede aiuto per il suo orfanotrofio, lui accetta senza esitazioni. Anwen resta ammirata dall’impegno di quell’uomo, per il quale prova un’attrazione irresistibile. Ma Colin ha nemici che non si fermeranno davanti a nulla pur di rovinarlo…

 

Note:

UNO SCOZZESE A LONDRA ( Too Scot to Handle ) è il secondo romanzo della serie ‘Windham Brides’, le cui eroine sono le quattro nipoti del duca di Westmoreland.

La serie, che si è aperta con UN DUCA INDISCIPLINATO ( The Trouble with Dukes ) – nr. 1212 della collana I Romanzi Classic, proseguirà con “No Other Duke Will Do”, di prossima pubblicazione.

 

Ambientazione:

Inghilterra, 1815 circa ( periodo regency )

Commenti
  • Maika Medici

    Colin MacHugh è il primo, in linea di successione, a ereditare il titolo di Duca. Titolo che è stato da poco acquisito da suo fratello Hamish, convolato a nozze con Megan Windham (Un duca indisciplinato – Amazon). Quest’ultima è la sorella di Anwen, e in qualche modo i due protagonisti fanno parte della stessa famiglia; se non altro si conoscono ma non sono mai stati troppo vicini, sicuramente a causa delle origini dei MacHugh, scozzesi di nascita.

    Colin, proprietario terriero e produttore di whisky, non necessita di un matrimonio favorevole; la priorità, in un certo qualmodo, ce l’ha il suo ruolo in società. Non ha bisogno di un debutto come sarebbe adeguato per una fanciulla da età da marito, ma dietro consiglio dell’amico Winthrop Montague, Colin dovrebbe “ammanicarsi” delle amicizie influenti, frequentando i posti giusti. Notti brave tra alcol e donne… e giornate che iniziano a cambiare la prospettiva dello scozzese.

    “— Provo qualcosa. Non sono abituato a provare sentimenti forti quando bacio qualcuna. Vogliamo accantonare l’argomento? No, per niente. — In genere baciate donne per le quali non provate nulla? — Di solito lo faccio quando provo desiderio, quando voglio dimostrare il mio affetto, e spero che loro ricambino.”

    Complici di questa amicizia speciale alcuni trovatelli, ospiti dell’orfanatrofio gestito da Anwen, con a capo – nel ruolo di presidente – Montague. Vicissitudini poco piacevoli e la necessità di salvare la struttura – pericolante e priva di sostentamenti, anche per la sopravvivenza – avvicinano i protagonisti. Tra i due non c’è solo il piacere per la bellezza evidente di entrambi, si piacciono soprattutto perché l’uno per l’altro è lo stimolo, la miccia che muove ogni decisione, che li allontana e inevitabilmente li riavvicina. Colin, soprattutto, è colpito dall’intraprendenza, dal fuoco, dalla passione che Anwen mette in ogni cosa che fa, volta al benessere degli giovani ospiti.

    “— Quando ho conosciuto i ragazzi, mi sono resa conto di una cosa, Colin. Che in me è scoppiato un incendio. Hai detto che ero brace sotto la cenere, ma quando si tratta di quei bambini, io sono il sole, una cometa, una meteora, un corpo celeste composto esclusivamente di fuoco. Ardo come un demone. — Credo tu voglia dire un angelo. — Ti amo, Colin MacHugh.”

    Questo è il nocciolo della storia, da qui si diramano dolori, intrighi e amore. Siamo esattamente a metà romanzo e Colin e Anwen non hanno dubbi sui rispettivi sentimenti: si amano e aspettano il momento propizio per dare la bella notizia. La priorità è attuare il piano per trovare i fondi e l’unica cosa che posso spoilerare è che non ci sarà nessuna serata danzante ma una dedicata al gioco delle carte: tutta l’alta società è invitata presso Moreland House. Basterà il cospicuo bottino a evitare ai ragazzi di tornare in strada?

    “Uno scozzese a Londra” si apre come tanti romanzi del genere, in un momento goliardico del protagonista con gli amici: è così che Colin McHugh si presenta al lettore. La differenza è nella penna di Grace Burrowes che cattura l’attenzione al pari della trama. Molto attenta ai particolari, con un linguaggio elegante e per nulla noioso, ci conduce – passando tra false amicizie e altre decisamente vere ma chiassose! – all’interno di un intreccio davvero particolare.

    Ogni parola spesa potrebbe rovinare la sorpresa, in compenso i protagonisti meritano più di una parola. A Colin, visto il titolo di Duca conferito al fratello, spetta una posizione più adeguata in società ma non ama ciò che questa comporta: il matrimonio di interesse (ha denaro in abbondanza), balli ed etichette non si confanno a un ex capitano dell’esercito, abituato a mettersi in discussione sempre, con praticità; anche i natali scozzesi non si sposano e confondono con la vita londinese. Anwen, d’altro canto, appartiene alla buona società; ospite, con le sorelle, degli zii – suo zio è Percival Windham, duca di Moreland – gode di una buona dote ma è stanca della vita “cerimoniosa” che prevede il suo rango. Ha partecipato a più stagioni e non freme per un matrimonio e il cappio al collo. Ama dedicarsi ai ragazzi dell’orfanatrofio come fossero suoi, e questa forma d’amore l’appaga completamente. Ecco, due profili molto diversi eppure così vicini: sono anticonformisti, ma perfetti l’un per l’altra; e si trovano in tutto e per tutto, anche nei momenti più accalorati. Li ho adorati; all’opposto Whindham, per il quale ho provato un odio profondo, sentimento reso possibile dalla perfetta costruzione del personaggio.

    L’autrice ama mettere nel calderone tanti personaggi e nel passaggio da una scena all’altra capita che si trovi difficoltà ad adattarvisi immediatamente. Forse è stata una mia difficoltà ma ciò non comporta una cattiva riuscita della storia, che al contrario sento fortemente di consigliare!

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