Shit City Streets

Lo spazzino Beppo tutte le mattine comincia il suo lavoro all’alba. Ogni giorno la consegna è diversa e gli vengono affidate strade nuove. Beppo preferisce pulire strade corte e strette, anche se sono tante, perchè ne vede la fine e sa quanto durerà la sua fatica. Ma a volte la consegna prevede delle strade molto lunghe, di cui quasi non si vede la fine. Beppo un tempo sollevava spesso lo sguardo per scorgere il termine della lunga strada da spazzare, ma così finiva per scoraggiarsi e lavorava di malavoglia, il suo cuore era annebbiato dall’ansia di una fine ancora così lontana. Poi un giorno scorse una formica che portava una mollica da un capo all’altro di una strada. La formica non sapeva quanto quella via fosse lunga. Così Beppo capì il segreto per non stancarsi. Perchè è guardare alla fine della strada, che spesso non si vede, che stanca. E decise di concentrarsi passo passo su ogni metro, come se la via fosse lunga un metro soltanto, senza preoccuparsi della lunghezza della strada polverosa, come se le strade fossero tutte uguali. Così passo dopo passo all’improvviso si scopriva ad aver finito ed era sorpreso dalla gioia. Anche se la schiena gli doleva per la fatica era contento. Tutte le strade di Shit City, anche le più lunghe e faticose, anche quelle senza fine, attraverso la cura del singolo passo, per Beppo erano diventate brevi.

22 commenti

  1. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 13:40 | Permalink

    che bel racconto! L’hai scritto tu? 😉
    asterope

  2. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 14:57 | Permalink

    1. Non si dice “spazzino”, ma operatore ecologico.
    2. Se Beppo avesse studiato, ora non farebbe questo mestiere.
    3. Vedere o no l’obbiettivo non cambia molto, dipende dalla fame e dalla voglia di arrivare.

    anonimo da casa sua

  3. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 15:18 | Permalink

    Ma sono sicura che Beppo avrebbe almeno scritto “obiettivo” con una b sola, pur non avendo studiato 😉

  4. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 15:21 | Permalink

    Bel racconto, tratto da un bel libro, Momo, che consiglio a tutti di leggere.

    Per Anonimo (il terzo, quello che non si è firmato): guarda che obiettivo si può scrivere in entrambi i modi, sia con una che con due b…. 😉
    Ciao.

    Saverio

  5. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 15:49 | Permalink

    Io lo sapevo che si può scrivere in entrambi i modi, ma il secondo è entrato nell’uso come tutti quegli errori che a causa della frequenza diventano la norma, infatti se vedi sul vocabolario alla voce “obbiettivo”, ti rimanda a “obiettivo” con una b sola.
    La precisazione era fatta perchè chi dice “Se Beppo avesse studiato, ora non farebbe questo mestiere.” può essere o un grande studioso che volutamente scrive obbiettivo con due b per forzare la grammatica italiana, o un grande ignorante che si permette di giudicare le persone dal loro titolo di studio senza rendersi conto dei propri limiti 😉

  6. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 16:13 | Permalink

    Può essere, non è che non può essere.
    Potrei essere io stesso un operatore ecologico. e quindi un grande ignorante che infatti si permette di giudicare un suo pari, no?

    anonimo da casa sua.

  7. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 16:41 | Permalink

    Ti auguro allora di avere la stessa grandezza d’animo di questo personaggio strepitoso che riesce a trovare un senso in un lavoro apparentemente noioso e ripetitivo…
    Questa è la sua grandezza, trovare un senso a quello che fa, fare il suo lavoro con leggerezza e con allegria. Non servono titoli di studio per essere felici e autentici.

  8. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 16:42 | Permalink

    Non so, questa storia di concentrarsi su ogni piccolo istante… beh, mi sembra buona se si va un obiettivo per volta (e se questo è funzionale al raggiungimento di qualcosa).
    Non bisogna però tener sempre presente il fine (il “qualcosa”)? Cioè: magari il netturbino si scoccia della pesantezza e della monotonia del suo lavoro… ma se lo facesse per comperarsi una spider? Non sarebbe meno pesante lavorare con quel pensiero?

  9. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 16:55 | Permalink

    Ciao Marina, sono d’accordo con te, però io interpreto il racconto in maniera diversa, nel senso che, a volte, quando siamo davanti ad un’impresa lunga o faticosa, se guardiamo alla vetta da scalare ci scoraggiamo perchè ci sembra lontanissima, se invece ci concentriamo sul singolo scalino, ci ritroviamo a metà strada senza accorgercene.
    Ovviamente la meta deve essere chiara e soprattutto dobbiamo essere sicuri che vale la pena arrivarci.
    Mi è capitato di pensare che la mia vita sarebbe stata intollerabile nel momento in cui una persona cara è andata via, poi ho fatto come Beppo, ho lasciato ad ogni giorno la sua pena, ho affrontato un problema per volta, passo dopo passo, preoccupandomi solo di mettere un piede davanti ad un altro e mi sono ritrovata alla fine di un lungo percorso a guardarmi indietro e a domandarmi “ce l’ho fatta davvero?”…
    e mi sono scoperta felice

    non so se sono riuscita a spiegarmi
    asterope

  10. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 17:00 | Permalink

    Ciao Asterope, era proprio ciò che intendevo!
    Non trovi però che, a volte, rischiamo di non capire proprio più dove stiamo andando? A me succede. Secondo te perchè?

  11. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 22:27 | Permalink

    Direi proprio di si Marina, mi capita eccome, e proprio in questo periodo, di non sapere dove sto andando… e non so perchè, forse a me accade così quando non ho ben chiaro quello che desidero davvero. Tu che ne pensi?
    Asterope

  12. Pubblicato il 31 maggio 2008 at 08:41 | Permalink

    Non voglio interrompere la dicussione, che dovete continuare. Volevo solo precisare che ho parlato con Beppo. Egli ha un orizzonte che dà senso al suo lavoro. Il suo curare metro per metro non è un’anestesia per fuggire dal suo lavoro, che ama. Qualsiasi lavoro, purchè onesto, può diventare il più importante se fatto con amore e cura. Beppo ha una famiglia che lo aspetta a casa. Loro sono il suo orizzonte. Per loro lavora e per tutti i cittadini che meravigliati della pulizia di Shit City avranno un sorriso in più da spendere calcando quelle strade.
    Un giorno Beppo verrà ricordato per questo e credo gli dedicheranno anche una strada, magari la più lunga della città…

  13. Pubblicato il 31 maggio 2008 at 11:21 | Permalink

    Scusate, oso intromettermi.
    Sono Ale, o aolivarik da quando conosco questo blog e lascio qualche commento. A parte tanti ‘battibecchi’ (per favore interpretatelo in senso buono) su una o due ‘b’ e così via, volevo lasciare a voi una considerazione molto mia…
    Ognuno di noi ha una meta, o.. la cerca, quantomeno.
    O ne ha più di una, delle mete piccole, ma pur sempre mete. Per arrivare ad esse, o ad una di esse, bisogna percorrere un cammino, una strada, come Beppo..
    Ma se ci poniamo mete ‘alte’, in senso buono, AMBIZIOSE, perchè non vogliamo accontentarci, allora accade che quella strada oltre che lunga può essere anche in salita, faticosa, di pietre… possiamo avere qualcosa da portare pure, una sacca pesante… E a volte alzando lo sguardo, spesso, ci buttiamo giù: non ce la farò mai, sono solo, è arrivata la notte, è buio, fa freddo, chi me lo fa fare, …? Tante possibilità di rinuncia, di tornare indietro, di fermarsi e lasciarsi carezzare dal sonno.
    Ma una persona a me molto cara e che grandemente stimo, da cui prendo esempio per il mio futuro (chissà?) lavoro perchè è pieno di qualità umane e professionali, mi ha fatto notare qualcosa di importantissimo.
    A volte ci ‘blocchiamo’ (in inglese userei il verbo ‘to stare’) a guardare la meta. E andiamo avanti, un passo dopo l’altro (lo sapevi che quando alzi un piede stai perdendo l’equilibrio? Ti stai giocando tutto, perchè il peso del tuo corpo è tutto sull’altro piede! E’ una sfida!), inciampando, rialzandoci, fermandoci a bere, e così via… ma abbiamo sempre e solo in mente la meta, la meta, la meta, quasi fanatici. E quando vediamo che arriva la notte e ancora è lontana, quando vediamo che la strada è più ripida, quando Beppo vede la strada così sporca e ancora lunga davanti si siederebbe sul primo scalino d’ingresso di una qualsiasi casa, a riposare, e mollerebbe tutto.
    Sciocco! NON SI E’ FERMATO A GUARDARE I TESORI CHE PER STRADA GLI SONO STATI DONATI! Siamo così presi da QUELLA COSA, QUELL’UNICA COSA che vogliamo ottenere, che TUTTO IL RESTO non c’interessa, e CI PERDIAMO IL MEGLIO, UN MONDO DI COSE BELLE!!!
    Non voglio essere ulteriormente logorroica. Che ognuno ne tragga ciò che vuole. Io lascio qui un pezzo del mio cuore.
    Ale

  14. Pubblicato il 1 giugno 2008 at 10:19 | Permalink

    Intermezzo banale: a proposito ho ascoltato, su suggerimento di Cuore Pensante, “Qualcosa che non c’è” di Elisa:

    Ho aspettato a lungo
    Qualcosa che non c’è
    Invece di guardare
    Il sole sorgere

    E miracolosamente non
    Ho smesso di sognare
    E miracolosamente
    Non riesco a non sperare
    E se c’è un segreto
    E’ fare tutto come
    Se vedessi solo il sole

  15. Pubblicato il 2 giugno 2008 at 01:23 | Permalink

    1)Non sono d’accordo sull’equazione:
    spazzino = persona che non ha studiato.

    Fosse così vorebbe dire che nella Napoli dei giorni d’oggi si sono tutti laureati.
    Preferirei qualche laureato in meno e qualche spazzino in più.
    Pardon! Operatore ecologico. Anzi, in quaesto caso, salvatore della Patria.

    2) Dire che il raggiungimento di un obiettivo dipenda dalla fame e dalla voglia di arrivare mi ricorda un po’ la logica degli “yuppies” dei primi anni ’80, che si estinsero a seguito del crollo di Wall Street nel “lunedì nero” del novembre 1987.

    Posso garantire che oggi uno spazzino può guadagnare di più di tanti impiegati dal colletto bianco e cravatta regimental.

    3)La saggezza dei semplici è qualcosa di disarmante.
    Con ragionamenti come questi, lo spazzino, il contadino, il magazziniere, ci mettono a nudo davanti alla realtà.

    In organizzazione aziendale si direbbe che Beppe ha eseguito il “project engineering” sul suo lavoro.
    Ha scomposto cioè, l’intero processo nelle sue fasi elementari e le ha ricomposte.
    Eppure non ha fatto un master per impararlo.
    La sua insegnante è stata… una formica!

    Bye,
    Charles

  16. Pubblicato il 2 giugno 2008 at 09:36 | Permalink

    Charles ma tu alle 2.23 come fai a scrivere cose del genere? Grande!

  17. Pubblicato il 2 giugno 2008 at 12:46 | Permalink

    Oggi non dovevo svegliarmi presto. Mi sono alzato alle 8,30, per cui ho potuto godermi un po’ più del solito sorella notte.
    Per me sono le ore migliori.

    Potessi non andrei mai a dormire. Se non fosse per quella maledetta sveglia che ogni mattina mi grida di scattare fuori dal mio giaciglio e affrontare i problemi quotidiani.

    Se volete chiedermi un favore, vi consiglio di non domandarmelo mai di mattina e specialmente di lunedì mattina.
    Temo risulterei scortese.

    Alla sera… chiedete e vi sarà dato.

    Good night.
    Charles.

  18. Pubblicato il 2 giugno 2008 at 15:54 | Permalink

    Grande la notte, uno dei doni migliori che abbiamo: con il suo silenzio, con la sua pace, con il suo riposo e con la democrazia delle sue stelle che scaccia la tirannia celeste del sole.

  19. Pubblicato il 4 giugno 2008 at 21:12 | Permalink

    Charlie, sai bene che il problema a Napoli non è la mancanza di operatori ecologici, non nascondiamoci dietro ad un dito.

    Non sei d’accrodo? dammi una prova del fatto che mi sbaglio, non chiedo altro. E’ troppo facile non motivare.

    Per quanto concerne “la fame”:
    credo che chi sia mosso da ideali e scopi ben precisi abbia una marcia in più rispetto a chi fa tanto per fare: se mi propongo di battere il record della spazzata di strada più veloce del mondo, farò il mio lavoro in minor tempo rispetto a chi compie il medesimo gesto in un contesto di quotidianità (l’esempio è esagerato, ma rende meglio l’idea).
    Così come chi è particolarmete scrupoloso, non smetterà il suo compito fino a quando non lo avrà esaurito al 100%, non importa quanto ci metterà.

    La sagezza dei semplici non è certo la più alta, di sicuro è la più pratica, quasi pragmatica.
    Di certo non è la più nobile, ma dubito che a un contadino o un muratore possa risultare più utile la metafisica Aristotelica dei proverbi della nonna.

    buona notte, Charlie, ti auguro un sereno Lunedì mattina anche di Giovedì

    anonimo da casa sua

  20. Pubblicato il 4 giugno 2008 at 21:46 | Permalink

    Perchè questa acrimonia anonimo? Nessuno ti attacca. Esprimi i tuoi pareri, senza bisogno di lanciare frecciate personali. Rende la discussione più proficua. Grazie mille.

  21. Pubblicato il 14 giugno 2008 at 07:01 | Permalink

    Citazione! : giovanniaffinita.blogspot.com

  22. Pubblicato il 14 giugno 2008 at 17:42 | Permalink

    Pubblicità senza pagare? ahi ahi ahi…

    Presto ti vengo a trovare sul tuo blog. See you.

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