Il sonno è vita e non riposo

Prof 2.0 oggi è al funerale di un caro amico. Il volto dell’amico non è più luminoso. I suoi occhi sono davvero spenti. La sua pelle pallida e fredda all’ultimo bacio.
La chiesa è piena di gente: una vita del tutto ordinaria spesa per gli altri, convenuti per un grazie finale. Il dolore dell’assenza è compensato dalla dolcezza di ricordi nitidi, che riaffiorano e che nessuno potrà strappare via. Sono tutti ricordi di attenzioni ricevute, di sorrisi, di affetto. Una persona che sapeva davvero amare gli altri e lo faceva, innanzitutto, con un costante sorriso, anche quando era stanco, anche quando la malattia gli toglieva il respiro, anche quando non ne aveva voglia. Neanche in quei momenti riusciva a pensare a se stesso. Aveva sempre una caramella da regalarti, o uno scherzo per tirarti su.
Se n’è andato ripetendo frasi affettuose rivolte a Dio, a cui aveva dedicato tutta la sua vita. Le ultime parole di un uomo hanno sempre qualcosa di affascinante. Sarebbe bello scriverci un libro. Orson Welles ci ha costruito sopra il suo capolavoro cinematografico.Sono affiorate alla mente quelle parole della canzone di Gaber dal titolo “Quando sarò capace di amare”, che dicono “il sonno è vita e non riposo”.

38 commenti

  1. Pubblicato il 29 maggio 2008 at 17:47 | Permalink

    Anch’io sono stato ultimamente a un funerale, e non l’ho apprezzato. Non ho apprezzato nulla del funerale. Da piccolo mi sembrava più ‘normale’, ma ora ho capito di quanto sia inadeguato e fuori posto. Di quanto non sia giusto. Potrei sottolineare una marea di particolari che non mi vanno giù, ma ne faccio notare uno e uno solo: le lacrime. Ahà. Le lacrime. Voglio dire, si potrà piangere il giorno del funerale di Fiorello? No, non si può.
    E allora, riguardo alle ultime frasi di una vita, mi piace pensare a Oscar Wilde, e vi lascio cone le sue parole:

    ‘O se ne va quella carta da parati, o me ne vado io’.

  2. Pubblicato il 29 maggio 2008 at 18:12 | Permalink

    La morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare. -borges

  3. Pubblicato il 29 maggio 2008 at 19:02 | Permalink

    Le lacrime sincere sono semplicemente frutto del dolore per la perdita di una persona cara, cui si era legati. Ma non si rimane a piangere per sempre.
    Non capisco perchè condanni le lacrime… se ti riferissi alle lacrime forzate e false capirei, ma tu ne parli in generale…

  4. Pubblicato il 29 maggio 2008 at 19:22 | Permalink

    Palmipedone… per me il funerale ha tutt’altro senso. Addio, o meglio, a Dio, persona che tanto ho amato. Perdonami per quando non ci sono stata. Spero di rivederti presto. Nel frattempo nulla, nulla di te sparirà dal mio cuore, anzi, coltiverò ciò che hai lasciato per darlo ad altri, perchè tu cresca in me e da me nelle persone intorno a me. Infine, GRAZIE per tutto ciò che mi hai donato.
    Non sono parole fatte.
    Sono stata a vari funerali.
    Ho perso persone care, ed ancora le rimpiango, e a volte ‘le’ PIANGO. Non c’è nulla di falso in questo. Sono solo Ale, questo è strano per te? Lo condividi, lo rispetti, lo disprezzi, …? Come ti poni di fronte a questo?
    Ma è solo un punto di vista.
    Auguri a te!

  5. Pubblicato il 29 maggio 2008 at 22:57 | Permalink

    il funerale è il rito più egoistico della religgione cattolica.

    anonimo da casa sua

  6. Pubblicato il 29 maggio 2008 at 23:34 | Permalink

    Carenza di dizionari a casa tua?

  7. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 12:39 | Permalink

    Per Palmipedone:
    Ogni tanto è bello poter esprimere un concetto diverso dalla critica, dare un contributo per la costruzione di una idea e non solo per la sua distruzione.

    Per anonimo da casa sua:
    Vorresti esplicitare il tuo pensiero? Mi interessa molto sapere come la pensi.

  8. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 13:17 | Permalink

    Mi sono espresso male. O meglio, mi si è cancellato un pezzo di quanto avevo scritto. Non è con le lacrime che me la prendo. Ma per il senso univoco del funerale. Avete presente Elizabeth Town? Al protagonista muore il padre, e c’è un banchetto, una sorta di ricevimento, dove ognuno ricorda espisodi legati al defunto. Ieri sera ho visto la morte passarmi davanti, e, in una frazione di secondo, mi sono augurato di non ricevere funerali. Mi piacerebbe essere ricordato per quello che ho fatto, e vorrei che a parlare fosse il mio migliore amico e la mia migliore amica, non un prete.

    Ah, James: non sai quanto adori in realtà le lacrime. Quelle che non riesci a trattenere quando ridi troppo. Quando guardi la cravatta di un tuo professore, per esempio.

  9. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 14:14 | Permalink

    Ma si, bisognerebbe essere felici per qualcuno che va in un posto migliore. invece si pensa solo al proprio dolore.
    se io avessi una promozione al lavoro, vorrei hce i miei colleghi fossero felico per me, non tristi solo perchè non mi vedranno più; in fondo è solo questione di tempo,no?

    anonimo da casa sua.

    P.S. carenza di profilattici a casa tua?

  10. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 15:36 | Permalink

    Caro Anonimo da casa tua, oltre a confermare dall’ultimo post che forse dovresti acquistare un dizionario, mi chiedo che c’entrano i profilattici con questo post?
    Comunque a colpire in modo gratuito sei davvero bravo….
    Ciao.

    Altro anonimo da casa sua (diverso dal primo, io il dizionario a casa ce l’ho…)

  11. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 15:48 | Permalink

    cosa c’entra il fatto che io debba acquistare un dizionario con questo post, eh?
    io vi ho dato la mia opinione e mi viene solo risposto che devo comprare un dizionario, non una menzione al discorso che ho fatto.
    non credo di essere io quello che è andato fuori tema, no?

    anonimo (quello originale da casa sua (casa senza dizionari)

  12. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 16:07 | Permalink

    Riguardati il tuo post in cui dici cosa pensi della religione e ti accorgerai che hai scritto religgione, con due g…
    Prof 2.0 ha fatto una battuta simpatica sull’errore; tu invece (che evidentemente conosci prof 2.0) lo hai colpito in modo del tutto gratuito, oltre che poco elegante…
    Ecco, tutto qui.
    Credo che si possa continuare a frequentare questo blog esprimendo liberamente le proprie opinioni senza però offendere o fare allusioni alla loro vita personale.
    Non pensi?
    Ciao.

    Anonimo, quello “non” originale…

  13. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 16:40 | Permalink

    Ti sembrerà strano, ma ho scritto religgione con due “g” di proposito e ti dico anche perchè.
    Vivo a roma e qui i romanisti per sfottere la Lazio la chiamano Lanzie, io faccio lo stesso con la religgione.

    anonimo da casa sua.

  14. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 18:49 | Permalink

    Credo che non a caso Prof 2.0 abbia intitolato il post “il sonno è VITA e non riposo”…Per quanto sia stato straziante il funerale di mia madre, vedere la chiesa colma, traboccante di persone, e poter toccare con mano il segno che lei aveva lasciato su ognuno di loro, è servito a colmare il baratro che avevo in fondo al cuore…Quella sì che è eternità…

  15. Pubblicato il 30 maggio 2008 at 23:42 | Permalink

    Caro anonimo da casa tua,
    mi sfugge ancora il senso del richiamo ai profilattici. Cosa c’entrano con questo post?

  16. Pubblicato il 31 maggio 2008 at 10:48 | Permalink

    per anonimo da casa sua:
    Si, “bisognerebbe” essere felici per qualcuno che va in un posto migliore, ma ciò non toglie la sofferenza personale quando quel qualcuno lo si ama. Se tu riesci a realizzare unicamente la prima parte forse sei uno Spirito Superiore…io sono solo un essere umano. Scusa.
    Per quanto riguarda il funerale come rito più egoistico della religione cattolica, ti informo che il funerale è una forma di commiato al defunto da parte della comunità di appartenenza che esiste in molte altre culture, e come tanti altri riti ha un importantissimo valore simbolico, consente il passaggio da una fase ad un’altra, la trasformazione del dolore…ma da quello che tu scrivi mi viene da pensare che è sempre meglio tenersi ai margini del dolore…la teoria è tanto bella…
    o’ scià

  17. Pubblicato il 31 maggio 2008 at 11:07 | Permalink

    per palmipedone:
    Anche la risata può essere un modo per affrontare la perdita ma perché un’altra forma di espressione del dolore, diversa dalla tua, deve essere meno vera o meno giusta? Ti trovo spesso troppo estremista pur comprendendo i tuoi punti di vista…Anche a me piacerebbe che a parlare al mio funerale fosse qualcuno che mi ha conosciuto e che mi ha voluto bene…Ti lascio con un frammento degli Afterhours, a proposito della difficoltà (o mancanza di interesse?)di incontrare l’altro…
    “Non sarebbe bello venire ad incontrarti senza aver paura di non ritrovarci mai…Non sarebbe bello non farsi più del male, non sarebbe eroico non essere degli eroi”

  18. Pubblicato il 31 maggio 2008 at 18:23 | Permalink

    Mi sto esprimendo malissimo, a quanto pare. Piangere, ridere, bere, mangiare, evacuare… tutto fantastico. Io me la prendo con l’ipocrisia che si avverte nelle parole dei preti e delle persone che sono lì per circostanza. Non mi piace che il dolore di una famiglia venga messa al centro dell’attenzione, in mezzo a un porcaio di occhi curiosi e disinteressati.ù

    Per quanto riguarda l’estremismo, ti faccio notare che l’estremo è il dogma. Chi li rinnega, come me, non può essere considerato tale, perché, in linea del tutto teorica, sono disposto a non vederla più così. E comunque l’unico dogma è l’assoluto. E di assoluto c’è solo il tutto.

  19. Pubblicato il 31 maggio 2008 at 20:15 | Permalink

    Per palm:
    Riguardo alla prima parte in linea di massima sono d’accordo con te, nel senso che anch’io più di una volta, in occasione del funerale di una persona cara, avrei avuto voglia di gridare ad alcuni spettatori “fuori posto” di andare via…del resto tante volte avrei gridato anche a chi stava chiuso lì dentro la bara di scappare (anche se di lui/lei non restava che il corpo!), per evitare tutte quelle cerimonie o le parole “standard” di un prete (quando non ha conosciuto il defunto..ma ricorda che questo oggi non sempre è possibile e che comunque il prete ha un mestiere da svolgere)…Credo che di fronte alla morte tutto ci stia stretto.. però, e qui vengo alla seconda parte, attento alle generalizzazioni, agli assolutismi..esistono le sfumature, esistono modi di essere e pensare diversi dal tuo che richiedono rispetto e a volte anche il silenzio quando non si conosce abbastanza(non per forza bisogna dirne una su tutto!). Non so se attacchi perché ti senti minacciato da chi è diverso da te..Gli altri non sono sempre lì pronti a fregarti!
    o’ scià

  20. Pubblicato il 1 giugno 2008 at 12:20 | Permalink

    Io non attacco. Io parto in contropiede: sono pur sempre un italiano.

  21. Pubblicato il 1 giugno 2008 at 14:12 | Permalink

    Il che conferma quello che ti è stato appena suggerito: sei sicuro che l’altro fosse nella tua area per segnare, quando sei partito in contropiede? O vedi attaccanti dappertutto?

  22. Pubblicato il 1 giugno 2008 at 14:28 | Permalink

    Io dico la mia. E so anche perché non viene condivisa. Perché fa male. Tendenzialmente bisogna avere le palle per dire che le cose non sono come pensiamo.

  23. Pubblicato il 1 giugno 2008 at 15:13 | Permalink

    Ti assicuro che se c’è una cosa che non fa male sono le tue opinioni. Non perchè siano irrilevanti, tutt’altro, ma perchè sono espresse in un contesto di amicizia e rimangono pur sempre opinioni.
    L’impressione a volte Palmi è che tu ti creda più eroico di quello che gli altri vedono. Non c’è bisogno di essere eroi pieni di testoterone (per rimanere sulla tua metafora) per dimostrarsi coraggiosi ed esprimere le proprie idee. Sembra più una maschera che ti imponi quella del coraggioso demolitore dei veli di maya, non perchè non sei libero di farlo, ma perchè si avverte un certo “recitare la parte”. Ma la mia è solo un’impressione.

  24. Pubblicato il 1 giugno 2008 at 16:12 | Permalink

    Ma infatti non è la mia opinione a dover far male. XDDD

    E poi ognuno ‘ruola’ nella vita.

  25. Pubblicato il 1 giugno 2008 at 19:16 | Permalink

    ramata

  26. Pubblicato il 1 giugno 2008 at 20:39 | Permalink

    “Io dico la mia. E so anche perché non viene condivisa. Perché fa male.”
    Così avevi detto. Forse ho capito male?

    Ciascuno “ruola” è vero. Ma c’è chi ruolando dà l’impressione di non essere sè stesso, come se non stessi toccando veramente lui, tanto da non capire se hai a che fare con il ruolo o con la persona vera.

  27. Pubblicato il 1 giugno 2008 at 21:22 | Permalink

    Il fatto di decidere il proprio ruolo implica un chiaro messaggio della propria essenza, sebbene parziale, senz’altro. Vale per te, e vale per me. La persona vera non è altro che il ruolo che ha scelto di recitare. Quanto si può capire sul conto di un attore che decide di prendere una determinata parte?

    Non è la mia opinione che fa male, ma l’ideale di opinione che qualcuno può avere come me. E questo riguarda i funerali, no? Li trovo una farsa. Non il dolore sincero e commosso delle persone, ma la pagliacciata che disonora una simile emozione. Tutto qui. Poi andare a dire che non è così, è, a mio modo di vedere, semplicistico, ingenuo e profondamente ingiusto. Se io attacco? No, non lo faccio. Se lo facessi davvero, proverei con una rivoluzione, non con dei commenti disinteressati, tipici di un dopo cena. Essere schiavi di un sistema è necessario?

  28. Pubblicato il 1 giugno 2008 at 21:38 | Permalink

    1) Da come recita si può capire molto. Ne va della credibilità della parte.

    2)Cosa trovi una pagliacciata e lesivo del dolore sincero? Il funerale come si diceva in un commento precedente non è un esclusiva cristiana. Sei sicuro sia una pagliacciata, se tanti uomini cercano questa ritualità nell’accomiatarsi dal defunto?
    Chi ti rende schiavo? Questa del sistema a me a volte sembra una scusa ideologica.

  29. Pubblicato il 1 giugno 2008 at 21:54 | Permalink

    È la scelta che conta. Sono le nostre scelte a dire chi siamo.

    Non è con il funerale che me la prendo, ma con il rituale cristiano di dire addio ai defunti.
    La schiavitù non è una scusa. È una disgrazia, a meno che tu non l’accetti.

  30. Pubblicato il 1 giugno 2008 at 22:00 | Permalink

    1) sono d’accordo.

    2) i cristiani non dicono addio, casoma a Dio, che è: arrivederci.
    Io so di vivere nel sistema, ma sono e mi sento libero. Faccio le mie scelte, come hai appena detto tu, sono quelle che contano.

  31. Pubblicato il 2 giugno 2008 at 10:47 | Permalink

    L’unico modo per essere liberi è accettare il sistema. Se non lo accetti, ne sei schiavo. Perché, in qualsiasi caso, non ne puoi non far parte.

    Tornando al rituale cristiano, a te piace?

  32. Pubblicato il 2 giugno 2008 at 15:52 | Permalink

    Vedi Palmi, non è questione di mi piace o non mi piace per un cristiano. Per un cristiano il giorno della morte viene detto “dies natalis”: giorno della nascita. Una specie di compleanno al contrario. Dei santi si celebra il giorno della morte non quello della nascita. Quindi è una parabola che si compie, cominciata con il battesimo. Il battesimo ti inserisce in una vita che non è più solo umana, ma è indistruttibile, perchè Dio fatto uomo è morto e poi è risorto. Sul cristiano, ancorato a Dio dal battesimo, la morte non ha più effetto, come non l’ha avuto su Cristo. Nel funerale non si fa altro che celebrare questo evento. Infatti il funerale cristiano non è altro che una Messa. Non ha riti speciali. Il funerale cristiano non è mai pianto e basta. è gioia di una vita che non finisce, anzi comincia. C’è il dolore tutto umano della perdita, come è stato anche per Cristo, ma poi c’è la gioia della vita conservata per sempre in Dio. PEr questo è un arrivederci.
    Le commemorazioni, le parole di amici, preti o chicchessia non sono la cosa importante. Quello passa in meno di 24 ore.

  33. Pubblicato il 2 giugno 2008 at 16:50 | Permalink

    Ma non lo faresti in modo diverso? O ti sei abituato all’idea?

  34. Pubblicato il 2 giugno 2008 at 18:47 | Permalink

    Un cristiano non si abitua mai all’idea del mistero della Messa. Ripeto è un problema di sostanza non di forma. Ci sono cose che sono cambiate e cambieranno nel corso della storia, ma erano sin dall’inizio contingenti e infatti si adattano alle singole culture. La sostanza non cambia, perchè non l’ha inventata l’uomo.

  35. Pubblicato il 2 giugno 2008 at 20:16 | Permalink

    L’ha inventata Dio?

  36. Pubblicato il 2 giugno 2008 at 21:34 | Permalink

    Se credi che Cristo sia Dio, la Messa ripete esattamente quello che Cristo ha fatto nell’ultima cena. Il resto è contingente.
    Ma questo credo che lo sai, se hai letto un po’ il Vangelo e studiato qualcosa di religione.

  37. Pubblicato il 2 giugno 2008 at 22:09 | Permalink

    A riguardo:

    Fermate gli orologi, tagliate i fili del telefono e regalate un osso al cane, affinché non abbai. Faccia silenzio l’orologio, tacciano i risonanti tamburi, che avanzi la bara, che vengano gli amici dolenti. Lasciate che gli aerei volteggino nel cielo e scrivano l’odioso messaggio: lui è morto. Guarnite di crespo il collo bianco dei piccioni e fate che il vigile urbano indossi lunghi guanti neri. Lui era il mio nord, era il mio sud, era l’oriente e l’occidente, i miei giorni di lavoro, i miei giorni di festa, era il mezzodì, la mezzanotte, la mia musica, le mie parole. Credevo che l’amore potesse durare per sempre. Be’, era un’illusione. Offuscate tutte le stelle, perché non le vuole più nessuno. Buttate via la luna, tirate giù il sole, svuotate gli oceani e abbattete gli alberi. Perché da questo momento niente servirà più a niente. (Dalton legge “Funeral Blues” di W.H.Auden)

  38. Pubblicato il 3 giugno 2008 at 10:19 | Permalink

    Bellissimo film. Bellissima poesia, che esprime umanamente in modo perfetto il dolore per un caro defunto.

    Auden ha scritto una cosa che mi ha sempre colpito, che sintetizza bene il limite dell’idea che Dio sia semplicemente la proiezione delle perfezioni che vorremmo avere noi: diceva di credere che Cristo è Dio “perchè non aveva esaudito nessun suo desiderio, perchè sotto ogni aspetto Cristo era diverso da come lui lo avrebbe immaginato”.

    E poi fino alla fine della sua vita si interrogava sul tema, rimanendo aperto ad ogni possibilità. In una delle sue ultime poesie ha scritto così al riguardo:

    Friday’s Child

    Now, did He really break the seal
    And rise again? We dare not say;
    But conscious unbelievers feel
    Quite sure of Judgment Day.

    Meanwhile, a silence on the cross
    As dead as we shall ever be,
    Speaks of some total gain or loss,
    And you and I are free

    To guess from the insulted face
    Just what Appearances He saves
    By suffering in a public place
    A death reserved for slaves.

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