Trust the voice within

Confusione. Lo stato in cui si trova spesso un o una liceale. Numb: confuso, intorpidito, dicono i Linkin Park in una delle loro canzoni migliori. Lost: smarrito, abbandonato, dice Christina Aguilera, che poi continua: “if you’re lost outside, just look inside your soul”. Questi versi mi sono stati segnalati in un tema da un’alunna di cui riporto alcuni stralci:

“Se fuori sei perso, guarda solamente la tua anima” così canta Christina Aguilera nella canzone The voice within… Il testo è rivolto ad una ragazza, insicura e fragile perchè non si ritrova nei modelli dei suoi coetanei. Quante volte ci è capitato: nessuno riesce a comprenderci, ci sembra di essere intrappolati in un sistema, in un meccanismo a cui non si può sfuggire… Fare progetti? Inutile, tanto non si avverano mai. Avere dei sogni? Sono cose da bambini. Meglio lamentarsi, è così semplice. Il problema alla base di tutto il malessere che c’è tra i ragazzi è il non sapere più chi si è. Si cerca un’identità-stereotipo perchè non si riesce più a crearne una vera… Abbiamo paura di quello che siamo davvero, della verità… Per una volta abbassiamo il volume del mondo esterno e ascoltiamo il nostro cuore; solo così riusciremo a capire chi siamo davvero… Trust the voice within.***

il maestro è nell’anima e dentro all’anima per sempre resterà
Paolo Conte, Il maestro

11 commenti

  1. Pubblicato il 5 febbraio 2009 at 18:02 | Permalink

    In vena di citazioni musicali, ricordiamo anche Comfortably Numb dei Pink Floyd. Perché ascoltare la voce di dentro è un’ottima idea per cercare risposte e soluzioni, ma diventa pessima se viene presa come estraniamento o sospensione.

  2. Pubblicato il 5 febbraio 2009 at 21:28 | Permalink

    “Per una volta abbassiamo il volume del mondo esterno e ascoltiamo il nostro cuore.”

    Un bel consiglio.
    Il ritorno-a-sé non è un atto di semplice (e al fondo egoistico) intimismo.
    Ritornare-a-sé permette di scoprire la fondamentale struttura relazionale dell’uomo. La sua essenza dialogica.
    Solo dall’interno si arriva all’altro, al simile. E solo dall’interno si può ascoltare l’Altro.
    Il mondo extrasoggettivo è un’invenzione dell’uomo moderno. Ma l’uomo moderno è spesso distratto…
    Il suo campo visivo, come dice anche un pensatore contemporaneo, è delimitato da specchi (per vedere e inglobare tutto in sé stesso) e muri (per non vedere l’altro/Altro).

  3. Pubblicato il 6 febbraio 2009 at 17:22 | Permalink

    sbit: sono d’accordo con te, ma credo che oggi ci si chiuda non per ascoltarsi, ma paradossalmente per ascoltarsi ancora meno.

    francesco: bello bello! chi è il pensatore in questione?

  4. Pubblicato il 7 febbraio 2009 at 14:12 | Permalink

    Scusa! Ho letto soltanto oggi la tua domanda!

    Mi riferivo ad Adriano Fabris (ordinario a Pisa e importante punto di riferimento teologico-filosofico della CEI).
    Il quale, a sua volta, si è dedicato a questi temi partendo dalle riflessioni sul pensiero dialogico di autori ebrei, quali Martin Buber e Franz Rosenzweig, e cristiani, come Ferdinand Ebner.

    Un caro saluto! :)

  5. Pubblicato il 8 febbraio 2009 at 10:36 | Permalink

    grazie!

  6. Pubblicato il 14 febbraio 2009 at 19:36 | Permalink

    Il percorso che deve(?) compiere un adolescente (e non solo…) deciderà in modo permanente del futuro di quello stesso individuo. Essendo il traguardo di ognuno quantomai incerto, ogni stadio di crescita può essere motivo di pronfondo entusiasmo o di grave crisi interiore, ammesso e non concesso che ci si accorga “in tempo” dell’arrivo del nuovo punto di vista sul quale ci si è spostati a guardare la vita.
    Doversi scontrare col mondo esterno è un processo che quasi mai lascia illesi ma proprio per questo le ferite che ognuno riporta, costituiranno il motivo della realizzazione di una situazine tale da consentirci di vivere, qualche che sia il senso che si voglia dare a questa azione.
    Peccato che tutto ciò sia solo qualcosa che mi è stata raccontata come una bella favola ma che si dimentica delle più crude e veritiere realtà che si presentato per lo meno ai giorni nostri. Crescendo si impara che certe cose proprio non possono essere modificate, a cominciare da quegli idioti schemi e meccanismi che padroneggiano la nostra esistenza. Quanto non sopporto coloro che credono di avere la soluzione per tutto, che vedono in strano modo altri meno fortunati, ancora alla estenuante ricerca di sé stessi. Prima di dire la propria e/o tentare di aiutare nel suo cammino una persona che rimane “sola” ad ascoltare sé stessa e che proprio non ce la fa a capire come si può sopravvivere ad una tale situazione, sarebbe bene chiedersi sino a che punto si è certi delle proprie convinzioni; se non possa capitare di imbattersi in qualcosa che proprio non ci si aspettatava. Piuttosto che passare per un insensibile bigotto preferisco stare attento a come mi muovo evitando di dover essere motivo di ulteriore sofferenza o peggio… Meglio ricordasi che forse qualcosa non è per tutti comprensibile allo stesso modo.

    «Io sto con te… e non ti sento»

  7. Pubblicato il 16 febbraio 2009 at 11:57 | Permalink

    Caro anonimo, non ho capito se in qualche modo ho fatto questo con te. Poiché sei rimasto anonimo non posso saperlo. Se è così mi spiace. Va da sé che certi discorsi fatti in pubblico sono generali e che ogni persona ha una sua storia. Se certi discorsi acuiscono il dolore non è certo per fare volontariamente del male. Sono pronto ad un dialogo, magari più personale: come e quando vorrai.

  8. Pubblicato il 21 marzo 2009 at 19:20 | Permalink

    Caro Prof 2.0, è incredibile come mentre sono intento ad occuparmi d’altro, sia riuscito a ricadere sul tuo blog. Non fraintedere; non lo dico con cattiveria. Non so se il mio ultimo commento sia stato provocante nei tuoi confronti, certamente non voleva esserlo. Se ho scelto di rimanere anonimo non è stato per il vantaggio di poter scagliare sentenze e non subirne le conseguenze. Ho solo pensato che un comunissimo nome “vuoto” non avrebbe potuto dare un volto alle mie precedenti parole né, tantomeno, mi avrebbe qualificato più di un anonimo. Non sto qui a voler fare un botta e risposta privo di espressione umana. Ovviamente non puoi avermi fatto alcunché, non dispiacerti. Volevo solo fare un piccolo appello per quelle persone che, come me, si chiedono il “perché” e sanno che la risposta non è contenuta in questa vita. Ti dico una cosa con grande sincerità. Leggere i tuoi argomenti riguardo questa labile vita fa pensare molto. E molto lascia anche dire il fatto che comunque i tuoi post mancano di quei due unici devastanti aspetti della vita che non hanno alcuna soluzione, che non esiste maniera di risolvere, ma che gravano pericolosamente. Ma a dire il vero non mi aspettavo di trovarne traccia e questo in fin dei conti è un tuo bene, vuol dire che ne sei distante. No, non ti dirò di che si tratta, non è compito mio. Sappi però che proprio questo piccolo particolare mi ha spinto ad espormi prima e con tutto il rispetto, non mi serve parlarne, ne ho avuto abbastanza. Ormai so perfettamente cosa mi rimane, e se non si può prentendere di cambiare il bigotto atteggiamento di certuni, me ne farò una ragione anche se mi costerà caro. Nonostante tutto, voglio chiudere qui promettendoti che non mi intrometterò più nei tuoi interventi, non sarebbe giusto per entrambi. Ti auguro di non perdere mai questa profonda fiducia che lasci trapelare da ogni singola parola.

    “Arrivederci”, prof 2.0

  9. Pubblicato il 21 marzo 2009 at 19:39 | Permalink

    E tu mi privi della riflessione di qualcuno che una volta tanto non mi dà ragione? Resti il benvenuto. Io non ho una soluzione per tutto. Questo blog è un laboratorio, cerco di offrire la speranza che io ho nel cuore, ma ciò che di più profondo c’è nel mio cuore lo manifesto non certo qui. Grazie delle tue parole.
    Arrivederci, anonimo.

  10. Pubblicato il 22 marzo 2009 at 21:46 | Permalink

    Non volevo rompere la mia promessa anche se già avevo dimenticato di metterti al corrente di un’ultima cosa, ma leggendo la tua risposta non ho potuto lasciare tutto così nel silenzio. Ti prego di non pensare però che le mie promesse siano di così poco valore. Puoi chiamarmi Ale, quell’anonimo adesso mi fa male, scusa l’assonanza. Ti sbagli poi: non ho mai detto esplicitamente che venivo contro le tue riflessioni; è …solo che non posso farle mie. Ma credimi, se potessi, darei qualunque cosa per poter far parte dell’altro più nutrito cerchio di persone che condividono le tue idee. Non so se tu abbia la soluzione a tutto, ma so che la vita di solito la possiede e chi ha, almeno, visto la felicità lo sa bene; sono io il primo ad essersene accorto, il che la dice lunga… Ignoro invece perché, sempre lei, lasci quelle due cose insolute, voglio sperare che non sia il sadico gioco di qualcuno più grande di noi, almeno questa speranza voglio conservarla.
    Adesso ho davvero concluso. Sono contento che tu mi abbia lasciato questo piccolo spazio. Le tue brevi ma premurose risposte lasciano intendere la tua grande propensione verso gli altri. E puoi credermi, te lo dice uno che vive leggendo e comunicando fra le righe. Probabilmente me la sono presa con la persona sbagliata. Grazie, sempre.

    Arrivederci, Prof 2.0

  11. Pubblicato il 23 marzo 2009 at 12:19 | Permalink

    Di cosa non parlo mai?

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