Ci ha cambiato la vita…

Mi aggiro per le vie della città. I cani pisciano sui muri fino a farli piangere. Le mie adidas nere e rosse, fiammanti, sfiorano l’asfalto mandando segnali di identità a coloro che sono sensibili ai marchi. Tre ragazzi: due ragazze e un ragazzo si staccano da un muro e esclamano “Prof!”. Alunni incontrati durante una supplenza. Hanno sguardi caotici e marche tatuate sul corpo. Li riconosco e sorrido.
“Prof. lei ci ha cambiato la vita!”.
Arrossisco.
“Io non cambio la vita a nessuno. Siete voi che la cambiate”.
“No. E’ così prof!”.
Cambio discorso prima che la mia sindrome da Keating (il prof. dell’ Attimo Fuggente mio-film-preferito) prenda il sopravvento. Ci scambiamo qualche frammento di vita prima di congedarci.
Riprendo a camminare e rimastico la parole: “ci ha cambiato la vita”.
Una supplenza di poche ore di italiano.
Ci ha cambiato la vita.
Ho per le mani l’elemento naturale più prezioso e delicato che esista su questa terra: la fibra del cuore dei giovani.
Cambiare la vita. Eppure loro sono sempre gli stessi. Cosa è cambiato realmente?
Il modo di vederla questa vita. Questo ho trasmesso loro: la vita è meravigliosa come diceva un film (altro-mio-film-preferito) e ha un senso checchè ne dica Vasco.
Perchè lo dimentichiamo? e perchè lo dimenticano coloro che, per età, lo sanno meglio?
Non faccio in tempo a soffermarmi sulla voce di folla delirante che ripete dentro di me: “o capitano mio capitano” che la mia rutilante adidas è sprofondata dentro una soffice merda di cane…
Per fortuna la realtà, anche quella più maleodorante, sa cambiarti la vita… E allora sorrido. Sono solo uno con la scarpa firmata di merda di cane, ma ho la fortuna “tremenda” di poter cambiare la vita alle persone…
Chi devo ringraziare?

10 commenti

  1. Pubblicato il 19 marzo 2008 at 22:58 | Permalink

    Beh, non c’è che dire: un professore così non può che essere un grande… Trovo naturale che i tuoi ragazzi affermino che gli hai cambiato la vita. Stupendo questo: cambiare la vita. Anch’io prima o poi assisterò ad una tua lezione… me lo sono ripromesso!

  2. Pubblicato il 20 marzo 2008 at 10:36 | Permalink

    ciao ale,
    avere un prof come te credo sia una grande fortuna, e lo dico avendoti conosciuto quindi…..
    baci
    Dalila

  3. Pubblicato il 20 marzo 2008 at 23:22 | Permalink

    …uao…quale magnifico dono ti hanno fatto quei ragazzi mettendoti di fronte uno specchio dopo che tu avevi spogliato la tua anima di quell’abito pesante che si chiama “formalità”…e ciò che hanno visto immagino si chiami “entusiasmo” o “passione” o “sincerità” o… nn so, perdonami se mi permetto di nominare i tuoi sentimenti, ma quella frase, “ci hai cambiato la vita”, ho immaginato nn so quante volte di sentirmela addosso e per molto tempo ho creduto di inseguire questa meta mostrandomi ligia ai miei doveri…ma poi la realtà ha impastato anche me e in quella massa vitale ho visto uomini annaspanti imbrigliati nella maglia metallica del “dover essere”…e mentre provavo pietà per loro, in un attimo mi sono sorpresa infossata per 3\4…non stavo inseguendo più l’intento originale, piuttosto cercavo l’apprezzamento degli altri…è il “dover essere”…è pesante…è necessaro…ma non sempre, non ovunque, nn con chiunque!c’è chi riesce semplicemente ad “essere”: sono rare le persone che ho incontrato e in cui ho “visto” entusiasmo, passione, sincerità…anche se quelle persone hanno attraversato la mia vita temporaneamente,beh,MI HANNO CAMBIATO LA VITA e la fortuna è stata mia…
    Cavolo…che prolissa… ;p
    mi associo allo spirito ode to joy, di questo blog, prof!
    Paola

  4. Pubblicato il 21 marzo 2008 at 11:03 | Permalink

    Grazie Paola. Farò mia l’immagine della maglia metallica del dover essere. Ti protegge. Ti dà sicurezza. Ma ti impedisce di muoverti con libertà…

  5. Pubblicato il 21 marzo 2008 at 19:37 | Permalink

    Dear Pro-f-uture,

    l’esperienza che descrivi sono certo ti abbia umanamente arricchito e può far crescere anche coloro che leggono quanto ci dai modo di condividere.

    Non mi dliungo nel confermare che sei una persona speciale, di rare qualità. Accenno a queste tue doti per dire che, in fondo, la confessione dei tuoi due studenti mi fa piacere ma, conoscendoti, non mi sorprende più di tanto.

    Ho riflettuto soprattutto per il motivo del ringraziamento: “Averci cambiato la vita”.
    Questi sono ragazzi giovanissimi che hanno ancora una vita davanti loro. Esiste poi un intero universo di individui che vorrebbero cambiare vita.
    Perchè? Sono/siamo tutti insoddisfatti della vita che conduciamo?
    Le risposte temo siano molteplici e complesse, tanto da non poter essere esaurientemente dibattute in un blog, seppur di elevato e nobile contenuto come questo.
    Aggiungo solo un ulteriore elemento di riflessione, riproponendo un interrogativo di Xavier Wheel (vero nome Renato Volti):
    “Possiamo davvero cambiare la nostra vita, o è la vita che cambiandoci ci illude di averla cambiata?”

    Personalmente, non so dire se dopo aver avuto la fortuna di conoscerti, grazie ai tuoi preziosi insegnamenti, anche la mia vita sia cambiata.
    Senz’altro ha ritrovato un senso più forte e confortante.
    Bye,
    Charles.

    P.S. La prossima volta mi riserverò di aggiungere commenti circa il fenomeno di “segnali d’identità a chi bisogno di marchi”…

  6. Pubblicato il 21 marzo 2008 at 21:20 | Permalink

    Caro Charles, scrivi dannatamente bene. Non so chi tu sia ma mi piace sapere che ci siamo conosciuti e in qualche modo il nostro incontro abbia dato dei frutti. Non ho la pretesa in questo blog di mettermi in mostra. Ma cerco di condividere con chi avrà la pazienza di leggere le piccole grandi gioie della mia vita. Come nel film Into the wild il protagonista scopre: “la felicità è reale solo se condivisa” e questo cerco di fare.
    Io sono 2.0 quindi preferisco pensare che siamo noi a cambiare la vita piuttosto che subirla, ma chiaramente il buon senso mi dice che valgono entrambe le prospettive.
    Mi piacerebbe capire meglio il concetto di “senso più forte e confortante”. Mi piace.
    Aspetto con gioia altri tuoi commenti. Grazie mille.

  7. Pubblicato il 22 marzo 2008 at 00:38 | Permalink

    Caro 2.0 ,
    Charles è il mio nick-name, ma pensavo che comunque mi avresti riconosciuto…
    Prova a tradurre in italiano il mio nome …

    Quanto al senso della vita più forte e confortante: credo che ogni essere umano dotato di una minima capacità di pensiero si domandi quale fine dare alla propria esistenza.
    Il mio, pur riconoscendomi infinti difetti e con una certa dose di immodestia, è compiacere Dio.
    Dopo lunghe riflessioni sono giunto alla conclusione che è l’Eterno la fonte, il fine ed il rinnovamento della felicità piena.

    Il problema, o forse l’opportunità per essere messi alla prova, è come e cosa fare per compiacere (dare e ricevere piacere insieme) il nostro Creatore.

    Una di queste cose da fare, secondo me, è realizzare qualcosa che sia frutto originale della nostra creatività più estroversa e della nostra razionalità più lucida.
    Qualcosa che in latino si definisce “altum”, che significa al contempo elevato e profondo.
    Tanto più se questa opera nasce dalla collaborazione di più uomini.

    Conosco e sono conosciuto da un migliaio di persona circa.
    Sono in buoni e costanti rapporti con un centinaio di queste.
    Con una cinquandina scarsa sono amico.
    Dieci (spero) sono amici intimi e sinceri.
    Ma solo con pochi riesco a trovare comunanza di idee, di sensibilità, di valori, al punto di esprimermi liberamente.

    Sono talmente pochi che nei momenti più difficili pensavo di aver sbagliato nel senso che volevo attribuire alla vita.

    Per fortuna che a questi pochi, recentemente, Ti sei aggiunto anche Tu, che per un caso fortuito ci siamo incontrati sullo stesso “cammino”.

    In tal senso hai rafforzato la mia visione della vita e mi hai dato conforto.

    E’ per me un’ulteriore conferma. Siamo pochi ma non unici e, soprattutto, esistiamo. Ed esistere, pensare, fare e sentire è qualcosa di più che semplicemente e superficialmente vivere.

    A questo punto ti saluterei rivolgendoti una frase di Renato Zaro (considerando le sue espressioni più luminose):
    “Grazie di esistere!”
    … ma ci aggiungo un pizzico d’ironia perchè, come Tu stesso m’insegni, non dobbiamo prenderci troppo sul serio per non perdere lo sguardo d’orizzonte.

    Bye,
    Charles

  8. Pubblicato il 22 marzo 2008 at 10:07 | Permalink

    Caro Charles,

    il tuo commento mi ha ispirato almeno due post. Li aggiungerò a breve. Tu continua a scrivermi e grazie per la tua amicizia.

    PS. Per una volta sono d’accordo con Renato Zero… e se mi prendo troppo sul serio tu riportami sulla terra.

  9. Pubblicato il 14 novembre 2008 at 11:06 | Permalink

    Quanto è vero! Il potere di cambiare la vita è un dono immenso, ma purtroppo pochi se ne rendono conto.
    Devo farti i complimenti anche per il blog, me lo ha consigliato mia mamma ieri e lo sto leggendo tutto post per post. Mi piace trovare tanta profondità in piccole vicende quotidiane e avere così tanti spunti per pensare, riflettere, analizzare e scrivere.
    Tornando al professore, avevo scritto questo:
    http://savonadaily.blogspot.com/2008/05/recensione-diario-di-scuola.html
    l’ho trovato inerente. Un saluto e tanti complimenti

  10. Pubblicato il 14 novembre 2008 at 12:13 | Permalink

    Alice: ciao e grazie per il tuo entusiasmo. Ho visto il vostro blog, le onde si uniscono per fare uno tsunami di creatività, entusiasmo, gioia… Grazie e continua così!
    ps. puoi anche saltare dei post, tanto non interrogo!

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Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori “una specie non protetta che speri si estingua presto”.

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