Urania Collezione 215: Clifford D. Simak, “Oltre l’invisibile”

novembre 26th, 2020

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Clifford D. Simak, "Oltre l'invisibile", Urania Collezione n. 215, dicembre 2020

Clifford D. Simak, “Oltre l’invisibile”, Urania Collezione n. 215, dicembre 2020

Clifford D. Simak, “Oltre l’invisibile”, Urania Collezione n. 215, dicembre 2020

 

Cosa pensereste se trovaste un libro addosso alla vittima di un incidente misterioso… e scopriste di esserne voi gli autori?

È quello che accade all’agente speciale Asher Sutton, che dopo vent’anni dalla partenza per una missione in cui è stato dato per morto, fa ritorno sulla Terra con nuove, strane facoltà, pilotando una nave spaziale così danneggiata da chiedersi come abbia fatto a volare.

La nave era diretta verso 61 Cygni, l’unico sistema stellare ancora inviolato dall’impero galattico per via della schermatura impenetrabile che lo avvolge.

Starà ad Asher investigare sull’enigma del misterioso volume, un oggetto venuto dal futuro, destinato a rivoluzionare i rapporti tra umani e androidi e le sorti dell’intera Galassia. Ma la sua missione non sarà facile, dato che c’è chi vuole ucciderlo… per impedire la pubblicazione del libro che non ha ancora scritto!

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In ricordo di Vittorio Catani

novembre 24th, 2020

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Vittorio Catani

Vittorio Catani

Ci ha lasciati ieri, 23 novembre 2020, l’amato scrittore di fantascienza Vittorio Catani (Lecce, 17 luglio 1940 – Bari, 23 novembre 2020).

Nato a Lecce nel 1940 e vissuto a Bari, è stato una vera e propria colonna della fantascienza italiana, vincitore di numerosi premi, tra cui il primo Premio Urania e diciassette Premi Italia per la fantascienza.

Prolifico autore di racconti, raccolti nel 2007 nel volume “L’essenza del futuro”, dei suoi romanzi ricordiamo: “Il Quinto principio” (Supplemento n. 39 a Urania n. 1533), e “Gli universi di Moras”, quello che gli valse il Premio Urania nell’ormai lontano 1990.

 

Il ricordo di Franco Forte

 

«Vittorio Catani è stato una colonna della science fiction italiana, sia come autore sia come curatore di antologie, ma anche come fan appassionato, che ho avuto modo di conoscere fin da quando, poco più che maggiorenne, frequentavo le Italcon in giro per l’Italia, insieme ad altre centinaia di “fuori di testa che passavano il tempo a trastullarsi con le idiozie della fantascienza”, come qualcuno ci accusava in quegli anni.
Vittorio è stato per me un collega, un amico, un punto di riferimento, grazie alle cose bellissime che ha scritto. Ma c’è soprattutto un particolare che ricordo con forza, e che è stato un vero e proprio punto di svolta per la mia carriera di autore. Devo infatti a Vittorio Catani (e in parte anche a un altro grande della sf come Lino Aldani) se all’improvviso sono riuscito a fare lo scarto che mi ha portato dalla scrittura raffazzonata e dilettantesca che si alimentava di passione ed entusiasmo e poco più, a quella professionale e ponderata che mi ha consentito di arrivare ai massimi livelli dell’editoria.
Il tutto è cominciato quando Vittorio mi rifiutò un racconto per una antologia che stava preparando. Proprio così: il suo rifiuto, anzi, la motivazione del suo rifiuto, mi ha cambiato e mi ha fatto capire molte cose, spalancandomi gli occhi su un errore che commettevo nella mia scrittura, e che non mi consentiva di aprirmi a nuovi orizzonti, per migliorare e rendere i miei scritti più attrattivi per il lettore.
Non starò qui a spiegare di che cosa si trattava, perché dovrei farvi leggere la prima versione di quel racconto, quella rifiutata da Vittorio, e poi la successiva, riscritta dopo la sua motivazione, che mi ha letteralmente folgorato sulla via per Damasco. Dirò solo che si riferiva a quella che è la tecnica più complessa della scrittura (e di cui gli scrittori esordienti sono generalmente all’oscuro), ovvero la gestione del Punto di Vista.
Il rifiuto di Vittorio servì a scaldarmi l’anima: prima con il classico e tronfio atteggiamento dello scrittore esordiente che non accetta i rifiuti e, soprattutto, non vuole sentirsi dire che non sa scrivere come immagina; e poi con l’improvvisa consapevolezza che aveva ragione, eccome, e che da quel momento la mia scrittura poteva evolvere come non avevo mai creduto fosse possibile.
E infatti da quel giorno, da quando ho preso consapevolezza di quanto le bastonate sul coppino di Vittorio fossero corrette, per me le cose sono cambiate, e una dopo l’altra sono arrivate le vere soddisfazioni per chi ambisce a pubblicare a certi livelli.

Lasciatemi dunque ricordare Vittorio Catani non solo come un amico e un compagno d’avventura nel folle mondo della fantascienza, ma anche come uno dei maestri che mi hanno saputo indirizzare sulla strada giusta da percorrere per soddisfare i lettori come da sempre sognavo di fare.

Un retaggio che adesso io cerco di trasmettere agli altri, quando posso, senza mai dimenticare chi è stato il primo ad avermi aperto gli occhi. Ancora grazie, Vittorio…»  

 

Il ricordo di Enzo Verrengia

«Chissà se ora che si è spento nel corpo Vittorio Catani, in un altro stato dell’essere, visiterà Gli universi di Moras, le infinite realtà parallele da lui ipotizzate nel romanzo così intitolato con cui vinse il Premio Urania nel 1989 e l’anno successivo fu il primo italiano a venire pubblicato sulla storica rivista della Mondadori.

Sta di fatto che lui non si fermò mai a scenari riduttivi, inutilmente cervellotici e molto arzigogolati a vuoto di troppa fantascienza italiana del passato. Fin dagli inizi precocissimi, Catani evocò ed esplorò l’inconoscibile. Gli si addicevano fondali stellari o mutamenti epocali degli di Asimov, Clarke, Heinlein e i grandi maestri. Anche quando in una miniatura indimenticabile come “Replay di un amore”, narrava di un’anima trasferita nel computer per consentire a un sentimento di proseguire sotto forma di bit, Catani affrontava il tema con un rigore epistemologico lontanissimo dagli sperimentalismi fini a se stessi e l’azzeramento del linguaggio in gerghi generazionali. Tanto che il suo ultimo romanzo importante, “Il Quinto Principio”, è una summa del suo pensiero avvenirista, profondamente radicato nella speculazione scientifica, che delinea la presenza di una forza termodinamica occulta destinata alla distruzione delle basi stesse del reale.

“Catani è tra i pochi autori che io conosca capace di portare fino alle estreme conseguenze le proprie idee. Come si dice, lo scrittore pugliese è tra i pochi che non hanno mai paura di avere coraggio.” Un riconoscimento etico risolto in straordinario paradosso. Lo scriveva Ugo Malaguti, altro nume tutelare della fantascienza italofona, nell’introduzione a “L’essenza del futuro”, la monumentale antologia dedicata anni fa a Vittorio Catani nella quale interveniva anche un altro padre fondatore della fantascienza italiana, Lino Aldani: “L’aspetto che più colpisce della narrativa di Catani è la costante ricerca di un punto armonico di fusione tra il pessimismo delle sue configurazioni del futuro e la sua commovente speranza, esilissima, sicut parva lucernula, eppure imperitura, in qualcosa che tuttavia può intervenire a modificare tanta paventata negatività.”

A sua volta, lui dichiarò in un’intervista: “In Italia la fantascienza era ferma a modelli ottocenteschi (Verne anzitutto), facilmente slittava verso il fantastico o il soprannaturale. Negli anni ’50 apparvero i vari Asimov, Williamson o Van Vogt, e sembrò che sorgessero dal nulla. Mancava da noi la tradizione americana della narrativa popolare”.

Sì, perché l’intento della migliore fantascienza resta sempre quello di allargare gli orizzonti del pensiero nel più vasto pubblico di lettori possibile. Senza per questo assecondare le cosiddette “tendenze”.

Dietro tutto questo si profilava la figura concreta di Vittorio Catani. Nato a Lecce ma da sempre radicato a Bari, una capitale del meridione differente dalle altre. Avvantaggiata dal trovarsi sulle rotte verso e dal Levante, felice commistione di terziario, commercio e sviluppo. Non a caso, nei suoi dintorni sorge Tecnopolis, la città dell’informatica. Dal suo ufficio di direttore di banca in Viale Unità d’Italia, Catani conciliava l’impegno professionale con la vocazione creativa. Per il suo appartamento nel quartiere di Poggiofranco transitò, fra gli altri, John Brunner. Era l’epoca del fandom. Catani fondò proprio a Bari la rivista amatoriale THX1138, che pubblicò autori poi affermatisi.

E c’erano le convention, dove era possibile fare incontri mirabolanti, come quello che lo scomparso raccontava essere avvenuto una volta a Rimini con Robert Silverberg, che cercava disperatamente un bagno. Senza dimenticare una performance a Montepulciano nel 1986, allorché alla premiazione di un concorso per racconti fantastici, Alberto Moravia redarguì Luce D’Eramo per avere affrontato con il romanzo “Partiranno” un argomento fantascientifico: alieni sulla Terra. Catani guidò la pattuglia indignata che abbandonò la sala.

Una ricaduta importante della vittoria al Premio Urania fu la sua lunga collaborazione al quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno, per il quale, oltre ad articoli di futurologia, curò una rubrica di costume, “Accadde… domani”, in cui si sbizzarriva a sviluppare le derive più originali della scienza, della società e del comportamento collettivo.

Sorprendeva che tanta energia intellettuale albergasse nella sua figura di gentiluomo, esile, contenuto e sobrio, che purtroppo da qualche anno era in dissolvenza terminale.»

 

Il nostro saluto e la nostra solidarietà vanno alla sua famiglia e a tutti gli affezionati di Urania.

Buon viaggio verso il prossimo, misterioso, universo parallelo.

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Comunicato sui Premi letterari

novembre 20th, 2020

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ATTENZIONE

 

A causa dell’emergenza Covid-19, per la partecipazione a tutti i nostri premi letterari (Premio Tedeschi 2021, Premio Altieri Segretissimo 2021, Premio Urania 2020 e Premio Urania Short 2021) è possibile inviare i manoscritti anche solo via email agli indirizzi di redazione, senza inviare le copie cartacee.

Se possibile, si prega di allegare una foto del CdP preso da un volume utile alla partecipazione, come da bando di concorso, tuttavia non si tratta di una condizione vincolante.

Ecco gli indirizzi email di riferimento:

Premio Tedeschi 2021giallomondadori@mondadori.it

Premio Altieri Segretissimo 2021segretissimo@mondadori.it

Premio Urania 2020 e Premio Urania Short 2021urania@mondadori.it

 

Votazione dei finalisti del Premio Urania Short 2020

Per la votazione dei racconti finalisti del Premio Urania Short 2020 è possibile inviare i voti anche solo via email all’indirizzo della redazione, senza l’invio della copia cartacea.

Si prega di allegare una foto o una scansione della scheda voto preso dal volume Urania n. 1684 di novembre 2020, “Il pugno dell’uomo” di Davide del Popolo Riolo.

L’indirizzo email di riferimento è: urania@mondadori.it

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Urania novembre 2020

novembre 15th, 2020

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Novembre ricco di novità per Urania.

È arrivato nelle edicole e negli store online il romanzo vincitore del Premio Urania 2019, “Il pugno dell’uomo”, di Davide Del Popolo Riolo, che con le sue atmosfere steampunk ci trasporta nella Città di un mondo lontano, tra il dilagare della misteriosa febbre dei tre giorni e gli inevitabili sconvolgimenti sociali che ne conseguono; sulle pagine di Urania Collezione, torna Roger Zelazny con il romanzo catastrofista “La pista dell’orrore”, una traversata mozzafiato di un’America devastata da tempeste magnetiche, insetti giganti e… (sì, ancora una volta…) un morbo letale; e per Urania Jumbo, un inedito di Lois McMaster Bujold, “Il segno dell’alleanza”, romanzo del ciclo dei Vor con protagonista Ivan Vorpatril, che per una volta vorrebbe evitare grane ed è in cerca del suo buen ritiro sul pianeta Komarr (spoiler: il piano non funzionerà).

E voi, su quale pianeta volerete?

 

Davide Del Popolo Riolo, “Il pugno dell’uomo”, Urania n. 1684, novembre 2020

Davide Del Popolo Riolo, “Il pugno dell’uomo”, Urania n. 1684, novembre 2020

Roger Zelazny, “La pista dell’orrore”, Urania Collezione n. 214, novembre 2020

Roger Zelazny, “La pista dell’orrore”, Urania Collezione n. 214, novembre 2020

Lois McMaster Bujold, “Il segno dell’alleanza”, Urania Jumbo n. 14, novembre 2020

Lois McMaster Bujold, “Il segno dell’alleanza”, Urania Jumbo n. 14, novembre 2020

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Il ciclo della Fondazione di Asimov in un Drago

novembre 10th, 2020

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Oscar Vault logo

Oscar Vault

a cura di Beppe Roncari

Il ciclo della Fondazione di Asimov in un Drago

 

Isaac Asimov "Fondazione – Il Ciclo Completo"

Isaac Asimov “Fondazione – Il Ciclo Completo”

Se siete alla ricerca della pietra fondante per la vostra biblioteca fantascientifica, la vostra attesa è finita. In occasione del centenario di Asimov, Mondadori ha pubblicato in un unico grande Oscar Drago l’intero ciclo della “Fondazione”. Tutti e sette i volumi in un’edizione titanica di 1476 pagine con sovraccoperta e cover disegnata da Lorenzo “LRNZ” Ceccotti, illustratore e fumettista italiano, e scelta tramite un sondaggio fra i lettori.
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Intervista tripla ai finalisti del Premio Urania Short 2020

novembre 5th, 2020

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Come negli anni passati, abbiamo chiesto ai tre finalisti del Premio Urania Short 2020 di mettersi in gioco in un’“intervista tripla” per sfidarsi a distanza e convincervi a votare il loro racconto.

Gli intervistati avevano solo tre parole, tre frasi e 333 caratteri per rispondere alle tre brevi domande dell’intervista.

Per votare, andate in edicola e procuratevi il n. 1684 di Urania, “Il pugno dell’uomo”, di Davide Del Popolo Riolo, in cui troverete la scheda per votare e determinare il vincitore o la vincitrice del Premio Urania Short 2020! (la scheda è disponibile solo nella versione cartacea, non nell’ebook, per cui… affrettatevi!)

E… che vinca il migliore!

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Urania Jumbo 14: Lois McMaster Bujold, “Il segno dell’alleanza”

ottobre 29th, 2020

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Lois McMaster Bujold, “Il segno dell’alleanza”, Urania Jumbo n. 14, novembre 2020

Lois McMaster Bujold, “Il segno dell’alleanza”, Urania Jumbo n. 14, novembre 2020

Lois McMaster Bujold, “Il segno dell’alleanza”, Urania Jumbo 14, novembre 2020

 

Il capitano Ivan Vorpatril, cugino del noto Miles Vorkosigan, è quello che si definisce uno scapolo incallito.

Da poco trasferito sul pianeta Komarr, si gode la vita lontano dagli intrighi di corte, da cui è riuscito a dileguarsi sfilandosi elegantemente dalle lotte dinastiche, e più in generale a tenendosi lontano dai guai. Peccato che questi ultimi, a quanto pare, abbiano deciso di seguirlo anche sul remoto pianeta komarriano!

Tutto ha inizio con la visita inaspettata del suo vecchio amico Byerly Vorrutyer, che gli si presenta a casa nel pieno della notte per chiedergli un innocuo favore.

“Era quello il problema di essere un Vor. Finivi per trovarti imparentato con ogni sorta di persone con cui avresti preferito non esserlo. E si sentivano tutti in diritto di chiederti dei favori.”

Il favore in questione è in effetti un compito all’apparenza semplice per un tipo affascinante come Ivan: rimorchiare una bellissima ragazza. Ovviamente, la faccenda si rivela ben presto un tantino più complicata, dato che la donna, Tej, è una rifugiata sotto falso nome, ricercata da loschi e pericolosissimi figuri.

Ma la fanciulla è in pericolo, e Byerly fa leva sulla natura di impavido cavaliere di Ivan per riuscire a reclutarlo. Il nostro eroe dovrà legare con l’affascinante Tej e poi… cercare di salvarle la pelle, a rischio di mettere in gioco la libertà tanto faticosamente guadagnata.

Peccato però che la ragazza sia in possesso di terribili segreti di cui non è neppure consapevole, e che l’incontro tra lei, la sua sorellastra geneticamente modificata Rish e Ivar sia solo l’inizio di una burrascosa avventura, narrata con l’inconfondibile stile divertente e scanzonato di una leggenda vivente della fantascienza contemporanea.

 

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Urania Collezione 214: Roger Zelazny, “La pista dell’orrore”

ottobre 28th, 2020

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Roger Zelazny, “La pista dell’orrore”, Urania Collezione n. 214, novembre 2020

Roger Zelazny, “La pista dell’orrore”, Urania Collezione n. 214, novembre 2020

Roger Zelazny, “La pista dell’orrore”, Urania Collezione 214, novembre 2020

 

Preparatevi al ritorno di un classico della fantascienza… al cardiopalma.

In una California post apocalittica, Dannazione Turner, rozzo centauro e criminale pluriricercato, si ritrova a essere l’ultima speranza per la povera gente di Boston. O almeno, per quei pochi che sono sopravvissuti ai terribili disastri naturali che stanno devastando il mondo.

Venti forti come uragani impediscono il volo aereo, allora Turner, antieroico guerriero della strada, precursore di Mad Max, si mette ad attraversare in auto un’America devastata da esplosioni nucleari, bestie mutanti, governi totalitari e tempeste di insetti giganti, per portare medicinali e vaccini alla popolazione decimata da un terribile morbo.

Una allucinante traversata fantascientifica che rivela un nuovo eccezionale narratore. In un’America geologicamente sconvolta, butterata da immensi crateri e da invalicabili spaccature, corrosa dalle radiazioni, percorsa da cicloni e tempeste magnetiche e invasa da una fauna mostruosa, una colonna di veicoli corazzati si avvia sulla lunga terribile pista dal Pacifico all’Atlantico.

Così presentavano questo romanzo Fruttero & Lucentini al pubblico di Urania nel lontano 1968.

Oggi Damnation Alley torna sulla nostra collana in una nuova traduzione integrale.

Nato da un racconto del 1967, “La pista dell’orrore” (1967, Damnation Alley), finalista al premio Hugo, ha dato inoltre vita a un adattamento cinematografico, diretto da Jack Smight nel 1977.

 

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Urania 1684: Davide Del Popolo Riolo, “Il pugno dell’uomo”

ottobre 27th, 2020

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Davide Del Popolo Riolo, “Il pugno dell’uomo”, Urania n. 1684, novembre 2020

Davide Del Popolo Riolo, “Il pugno dell’uomo”, Urania n. 1684, novembre 2020

Davide Del Popolo Riolo, “Il pugno dell’uomo”, Urania n. 1684, novembre 2020

 

Il romanzo vincitore del Premio Urania 2019 ci regala un viaggio picaresco ai confini del tempo e dello spazio.

La storia ha inizio con la morte di Donna Ginevra, “la Spaventosa”, che è stata sindaca della “Città” per 50 lunghissimi anni. La salma dell’ottuagenaria – che durante il suo mandato ha seppellito due mariti e una moglie – viene portata in processione coperta da una maschera d’oro, tra stuoli di cittadini d’alto e basso rango.

Nessuno immagina che stia per scatenarsi l‘inferno.

Ben presto la Città, quasi un organismo vivente dal sapore steampunk-vittoriano, con le sue antiche abitudini stratificatesi nei secoli, i suoi treni sopraelevati, le sue torri patrizie e la sua umanità variegata, sarà costretta ad affrontare i suoi incubi peggiori.

Una ricca galleria di voci narranti, ognuna in modo unico, ci illustra le vicissitudini di un mondo in cui, oltre agli esseri umani, abitano anche razze di inumani come i pallidi, i grigi e gli uomini-pesce detti ittici.

Alex, la nipote prediletta di Donna Ginevra, alle prese con gli intrighi della Famiglia e la lotta per essere eletta al posto della zia. Il giovane Oleander, unico “pallido” in un liceo gestito dal Culto Antichista. L’artista incompreso AntonDeirdre, giornalista patrizia col sogno di scrivere un libro sulla vita dei bassifondi.

Nessuno di loro immagina ancora cosa li aspetti.

Il misterioso e inquietante uomo dagli occhi di colore diverso che si aggira per la città, la corruzione e la lotta per il potere, i cruenti omicidi… sono solo alcune delle loro preoccupazioni, mentre nel contempo comincia a diffondersi e dilagare un morbo sconosciuto, silenzioso e letale.

Partita in sordina nelle Fosse, la zona più degradata della Città, la piaga senza nome sta allungando i propri tentacoli anche nei quartieri bene. Gli infetti trascorrono due giorni a letto, preda di febbre alta, e il giorno dopo, quando sembrano migliorare, muoiono tutti.

Ma la Città è la Città, e rimarrà sempre la Città… o forse no?

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In ricordo di Gianni Montanari

ottobre 20th, 2020

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Giani Montanari

Gianni Montanari (Piacenza, 23 marzo 1949 – Piacenza, 20 ottobre 2020), curatore di Urania dal 1985 al 1990.

Dopo l’addio a Giuseppe Lippi due anni fa, parte ora per l’ultimo viaggio anche un altro storico curatore della nostra collana, Gianni Montanari, che ci lascia all’età di 71 anni.

Lo scrittore e traduttore piacentino è stato curatore di Urania dal 1985 al 1990, dopo aver ricevuto il testimone dal duo Fruttero & Lucentini.

Durante i cinque anni trascorsi sul ponte di comando della nostra astronave, ne ha attuato una profonda riorganizzazione, portando in edicola autori insoliti per il pubblico del tempo, come Serge Brussolo, Octavia E. Butler, William Gibson e Lucius Shepard, facendo affacciare coraggiosamente Urania nell’universo della fantascienza contemporanea.

Lo elogiava così in un vecchio articolo Giuseppe Lippi, suo successore:

[…] Montanari non esiterà a proporre opere eccentriche o dell’orrore, dal memorabile Scacco al tempo di Fritz Leiber (The Sinful Ones, 1953, nel n. 1015: un capolavoro della science fantasy) allo zombie-novel Occhi verdi di Lucius Shepard, uno degli autori importanti degli anni Ottanta (Green Eyes, 1984; n. 1025); dai cupi romanzi francesi di Serge Brussolo all’ultima produzione di Clifford Simak, in cui si respirava un’aria di sortilegio.”

È stato sotto la sua curatela che ha visto la luce il Premio Urania, un concorso di fantascienza la cui importanza, nel tempo, non ha fatto che crescere, fino ad affermarsi come il più importante nel panorama italiano.

Il nostro saluto va alla sua famiglia e a tutti i lettori che come noi lo ricordano con affetto e ammirazione.

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