Urania collezione 150: Le sabbie di Marte

giugno 29th, 2015

collezLe osservazioni condotte da Mars Express, Mars Exploration Rover e dalla sonda Phoenix hanno confermato la presenza di acqua sul pianeta, concentrata maggiormente attorno ai poli. E il protagonista di questo celebre romanzo di Clarke, che ha avuto l’onore di inaugurare i “Romanzi di Urania” e che oggi festeggia con un’edizione speciale il 150° volume della “Collezione”, non può certo dirsi stupito. Quando Martin Gibson sbarca sul pianeta rosso, infatti, lo trova già parzialmente
colonizzato dagli uomini: ma i coloni non hanno mai visto l’ombra di un marziano. Se dunque, malgrado tutto, i marziani ci sono, vuol dire che sono ben nascosti. E c’è poco da meravigliarsi che le immagini delle sonde, pur scattate dal suolo, non ne abbiano ancora rivelato l’esistenza.
ARTHUR C. CLARKE Nato in Inghilterra nel 1917, è lungamente vissuto in Sri Lanka dove è morto nel 2008. Da uno dei suoi racconti più celebri, La sentinella (1953), Stanley Kubrick ha tratto il film 2001: Odissea nello spazio, trasformato in romanzo dallo stesso Clarke nel ’68. Altri importanti romanzi: Le sabbie di Marte (The Sands of Mars, 1951), La città e le stelle (1952-’56); Le guide del tramonto (Childhood’s End, 1953). In “Urania Collezione” sono già apparsi Polvere di luna (A Fall of Moondust, 1961), Incontro con Rama (Rendez-vous with Rama, 1973), Terra imperiale (Imperial Earth, 1975) e Le fontane del Paradiso (The Fountains of Paradise, 1979).

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Urania Collezione 144 : Demon prima parte

gennaio 8th, 2015

varley“È risaputo che la V Guerra mondiale cominciò
nella matrice di un circuito molecolare difettoso da venti centesimi.” Così comincia il terzo libro della Trilogia di Gea, di cui i nostri lettori hanno già potuto apprezzare Titano e Nel segno di Titano: ed è il più grandioso ma soprattutto il più imprevedibile. Una gigantesca, cruenta partita contro l’entità aliena che si nasconde dentro quel mondo vivente, in una storia che per ampiezza di respiro si può paragonare solo all’Incontro con Rama di Arthur C. Clarke. La protagonista è Cirocco Jones, donna dello spazio forgiata a tutti i pericoli, mentre l’incognita è rappresentata dalla bizzarra entità semidivina e demente che regge le sorti di quell’angolo di universo. Preparatevi alla prima parte del maxi-romanzo che “Urania Collezione” è lieta di riproporre ai suoi lettori, promettendo che la seconda parte sarà in vendita a febbraio.

JOHN VARLEY Nato ad Austin, Texas, nel 1947, ha studiato fisica e letteratura inglese. Interrotti gli studi, ha cominciato a lavorare e negli anni Settanta ha raccolto i suoi primi racconti di fantascienza nell’antologia The Persistence of Vision. I suoi romanzi maggiori, contraddistinti da un solido retroterra scientifico, sono Linea calda Ophiucus (1977), Titano (1979), Nel segno di Titano (1980), Millennium (1983) e Demon (1984).

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Urania Collezione 143: Polvere di luna

novembre 26th, 2014

clarke“Seguendo il drammatico ‘montaggio’ del bestseller di Clarke il lettore vedrà subito perché una grande Casa di produzione abbia già acquistato, a poche settimane dalla pubblicazione, i diritti cinematografici di questo Titanic del futuro.” Così scriveva nel 1962 Carlo Fruttero, nel presentare al pubblico la sua prima scelta come curatore di “Urania”. E poco importa che il mastodontico film non sia mai stato realizzato (pur se in questi tempi di kolossal effettistici, non è detta l’ultima parola…): il grande schermo è già qui, in queste pagine argentate dalla polvere che ricopre la luna, “né liquida né solida, un mare uniforme e infido dove si
svolge la spaventosa avventura del battello Selene, mirabilmente narrata ora per ora da uno dei maestri della fantascienza moderna”.

ARTHUR C. CLARKE Nato in Inghilterra nel 1917, è lungamente vissuto in Sri Lanka dove è morto nel 2008. Da uno dei suoi racconti più celebri, La sentinella (1953), Stanley Kubrick ha tratto il film 2001: Odissea nello spazio, trasformato in romanzo dallo stesso Clarke nel ’68. Altri importanti romanzi: Le sabbie di Marte (The Sands of Mars, 1951), La città e le stelle (una cui prima versione risale al 1952 ed è intitolata Against the Fall of Night, mentre la versione definitiva The City and the Stars è del ’56); Le guide del tramonto (Childhood’s End, 1953). In “Urania Collezione” sono già apparsi Incontro con Rama (Rendez-vous with Rama, 1973), Terra imperiale (Imperial Earth, 1975) e Le fontane del Paradiso (The Fountains of Paradise,1979).

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Urania Collezione 123: Le fontane del paradiso

marzo 30th, 2013

ucprev“‘Un gigante della fantascienza’ è definito Arthur C. Clarke, il profeta dell’Odissea 2001, nell’autorevole e severo Who’s Who in Science Fiction di Brian Ash.” Così scrivevano, nel 1979, gli allora vati della sf in Italia, Carlo Fruttero e Franco Lucentini, presentando la prima edizione di questo celebre romanzo. E poco importa se il critico citato non era, in realtà, né severo né tantomeno autorevole: prendiamolo come un gesto munifico dei Nostri verso tutto quanto è british, per un impeto d’entusiasmo nato dalla lettura delle Fontane del Paradiso. Che non è solo un libro ricercatissimo, e qui proposto per la prima volta dopo trentaquattro anni, ma è la realistica, insuperata storia del prometeico elevatore spaziale.

 ARTHUR C. CLARKE Nato in Inghilterra nel 1917, è lungamente vissuto nello Sri Lanka dove è morto nel 2008. Da uno dei suoi racconti più celebri, La sentinella (1953), Stanley Kubrick ha tratto il film 2001 Odissea nello spazio, trasformato in romanzo dallo stesso Clarke nel ’68. Altri importanti romanzi: Le sabbie di Marte (The Sands of Mars, 1951), La città e le stelle (The City and the Stars, 1956), Le guide del tramonto (Childhood’s End, 1953). In “Urania Collezione” sono già apparsi Incontro con Rama (Rendezvous with Rama, 1973) e Terra imperiale (Imperial Earth, 1975).

 

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L’ultimo teorema (1587)

settembre 26th, 2012

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Un uomo non potrà mai volare nello spazio, dicevano i saccenti. Negli stessi anni, e per lo stesso motivo, decretarono che un’astronave non potesse atterrare in Italia. Invece l’astronave Ares atterrò, “prima nave di linea regolare tra i pianeti”, e cambiò tutto. Era quella del n. 1 dei “Romanzi di Urania”, scesa su di noi il 10 ottobre 1952. Oggi, a sessant’anni di distanza e quasi 1600 numeri dopo, l’ultimo romanzo di Arthur Clarke – scritto in collaborazione con Frederik Pohl – viene a festeggiare degnamente il nostro anniversario. E se qualcuno si chiedesse: “Ma che teorema mi hai fatto?”, gli risponderemmo che si tratta del celebre teorema di Fermat, e che un giovane matematico dello Sri Lanka è il primo ad averne scoperto la dimostrazione originale. Mentre ai danni della Terra, strisciante e insidiosa, si prepara l’invasione aliena…

ARTHUR C. CLARKE (1917-2008) e FREDERIK POHL (1919) sono tra i maestri della fantascienza angloamericana. Al primo si devono romanzi come Le guide del tramonto, 2001: Odissea nello spazio, Incontro con Rama, Terra imperiale e Le fontane del paradiso. Al secondo I mercanti dello spazio, il ciclo degli Heechee (Gateway) e quello di Marte. The Last Theorem (2008) è stata la loro prima collaborazione.

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Lo spazio è la mia patria: Arthur C. Clarke

maggio 21st, 2012

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Incontro con Rama (Rendez-vous with Rama, 1973) è uno dei romanzi più affascinanti di Clarke e, probabilmente, di tutta la fantascienza.

E’ un libro che va al di là delle mode e dei calcoli di convenienza; è un capolavoro dell’avventura moderna e uno dei pochi romanzi ad aver generato tre seguiti che, per ricchezza inventiva, stanno ben alla pari con il testo originario. Questi seguiti, scritti in collaborazione con Gentry Lee, sono: Rama II, The Garden of Rama e Rama Revealed.

Il successo del libro si deve a molti fattori: le accurate ipotesi scientifiche di Clarke, oggi tornate alla ribalta con la paura degli asteroidi minacciosi vaganti nello spazio; la grandiosa immagine di un manufatto exraterrestre – di fatto, un’astronave – che tuttavia è così grande da potersi definire un mondo autonomo e misterioso; il fascino delle civiltà perdute, di cui quella ramana costituisce un perfetto aggiornamento. E naturalmente, l’emozione del primo contatto con un’altra forma di vita intelligente. Ma ci sono altre ragioni, che fanno di Incontro con Rama un nuovo tipo di avventura nello spazio paragonabile a ben pochi altri testi degli anni Settanta o anche successivi (uno di essi è il ciclo di Ringworld di Larry Niven).

I vari elementi del romanzo sono fusi con maestria nel racconto dell’esplorazione che una squadra scientifica umana intraprende a bordo dell’oggetto Rama, arrivato dai confini dello spazio e diretto verso il nostro sistema solare. Questa parte del libro è anche la più vicina allo spirito avventuroso – nel senso di avventura intellettuale – che contraddistingue il Clarke degli anni Settanta, cioè l’uomo che è da poco emerso dalla grande odissea di 2001. Il film di Stanley Kubrick, da Clarke in parte ideato, si poneva nel 1968 come un ponte gettato fra una concezione provinciale del racconto di fantascienza e la sua nuova, più complessa dimensione “multimediale”. Rendezvous with Rama continua, nel 1973, quel discorso e illustra l’idea di pluralità dei mondi, così cara alla sf come alla filosofia, da un punto di vista “alieno”, cioè dall’interno di un’architettura definitivamente estranea all’uomo. La misteriosa, impenetrabile natura di Rama è l’equivalente dell’appartamento rococò in cui è arrivato Dave Bowman in 2001: una volta, naturalmente, che siano state tolte le tende e smontati i baldacchini.

Per la fantascienza d’ambiente spaziale è una sorta di rinascita, ma su basi completamente nuove; basi che devono la loro robustezza, e certo tutta la loro originalità, al penchant metafisico di Arthur C. Clarke, già visibile nelle premesse di 2001 – e cioè nel racconto “La sentinella” – ma anche in altre opere, da “I nove miliardi di nomi di Dio” in avanti.

È accaduto così che un autore ingiustamente tacciato di arido tecnicismo si aprisse a un’esplorazione di orizzonti cosmici impensati, a visioni dell’universo che non sono per nulla aride o tecnicistiche, ma anzi ci riportano alle radici stesse della ragion d’essere della fantascienza.

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Arthur C. Clarke, sogno imperiale

gennaio 14th, 2011

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Arthur Charles Clarke è nato a Minehead, una piccola città del Somerset (nell’Inghilterra sudoccidentale) il 16 dicembre 1917. La scienza e le sue applicazioni lo avevano sempre affascinato: suo padre, contadino, l’aveva mandato alla vicina scuola elementare di Taunton e Arthur si era appassionato all’enigma dei dinosauri ma anche al misterioso alfabeto Morse. Difficile immaginare che da quelle semplici premesse sarebbe nata la brillante carriera scientifico-letteraria del futuro autore di 2001 Odissea nello spazio.

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Urania Collezione 96: Terra imperiale

dicembre 29th, 2010

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XXII secolo: la Terra è diventata la capitale e il giardino dei mondi, un pianeta addirittura favoloso. Qui deve sbarcare Duncan Makenzie, titaniano, il rampollo della più grande dinastia di mercanti d’idrogeno. La missione è diplomatica ma il romanzo si rivelerà ricco di misteri. Come hanno scritto Carlo Fruttero e Franco Lucentini, “ci sono mille modi di fare la fantascienza, ma a uno solo si deve la sua fortuna, la sua fama, la sua stessa esistenza. È il modo che combina l’avventura con l’accurata informazione scientifica, lo stupore di fronte alla grandiosa verità della natura con la verosimiglianza dell’invenzione romanzesca. Da questi elementi base la fantascienza è nata, e continua a vivere in scrittori come Arthur C. Clarke, giustamente considerati classici”.

Arthur C. Clarke Nato in Inghilterra nel 1917, è morto nello Sri-Lanka nel marzo 2008. Il suo racconto più celebre è “La sentinella” (1953), da cui Stanley Kubrick ha tratto il film 2001: Odissea nello spazio, poi trasformato in romanzo dallo stesso Clarke (1968). Altri importanti romanzi: Le sabbie di Marte (The Sands of Mars, 1951), Le guide del tramonto (Childhood’s End, 1953), La città e le stelle (The City and the Stars, 1956, “Urania Collezione” n. 14), Incontro con Rama (Rendez-vous with Rama, 1973), Terra imperiale (Imperial Earth, 1975), Le fontane del paradiso (Fountains of Paradise, 1979), Luce del passato (Light of Other Days, 2000). È imminente la pubblicazione su “Urania” del suo ultimo romanzo, The Last Theorem, scritto in collaborazione con Frederik Pohl.

(vai alla visualizzazione completa del volume)

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Bob Shaw, l’arte della fantascienza europea

novembre 8th, 2010

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Quando “Urania” lo introdusse sul mercato italiano con Cronomoto (The Two-Timers, 1968, in realtà il suo secondo romanzo), i lettori capirono subito che quel libro denso e ingegnoso rappresentava l’avanguardia di una produzione ricca di idee. In seguito, apprezzarono come il suo autore rinverdisse i classici luoghi della science fiction con una sensibilità tutta europea; Bob Shaw era noto da tempo come attivista del fandom, il mondo degli appassionati , ed era già da alcuni anni un fan-writer, cioè una persona che pubblicava racconti lunghi o brevi senza (per il momento) fine di lucro. Ma nel 1967 aveva compiuto il balzo uscendo professionalmente con il romanzo che ripresentiamo in questo volume, Night-Walk, al quale Carlo Fruttero e Franco Lucentini attribuirono il titolo non-euclideo del Cieco del non-spazio. Per essere una prima prova è già brillantissima, e il successivo Cronomoto, e poi quel rarefatto capolavoro che è Altri giorni, altri occhi (Other Days, Other Eyes, 1972), confermarono appieno la diagnosi, giustificando le future aspettative.

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Clarke, visioni dall’oceano dello spazio

dicembre 23rd, 2008

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Ospite d’eccezione su Urania Blog, la giornalista del “Manifesto” Silvana Natoli con un ritratto di sir Arthur C. Clarke (già apparso sulle pagine del supplemento culturale del quotidiano, “Alias”), di cui potete attualmente trovare in edicola nella collana “Urania Collezione” l’antologia Spedizione di soccorso.

Se fosse esistita una collana editoriale dal titolo “gli incontri che ti cambiano la vita”, Clarke avrebbe certo scritto di Kubrick (2001: Odissea nello spazio, anno di grazia 1968). Lui è già autore di romanzi importanti e quando Kubrick gli chiede un’idea, appena un’idea, per un “proverbiale buon film di fantascienza”, Clarke rispolvera un suo vecchio racconto, “La sentinella” (1948), che narra la scoperta sulla Luna di una piccola piramide, messa lì da qualche civiltà aliena, a guardia e in attesa. Di cosa? La figura enigmatica della sentinella-piramide e la domanda senza risposta, mostrano che Clarke ha compreso il desiderio di Kubrick. Poi, la genialità di Kubrick muta uno spazio, la Luna, in un contro-spazio, Giove, e la piramide in monolito, facendone la figura di una nuova mitologia, dove il massimo di futuro si genera dal passato più remoto, l’astronave dalla clava primitiva.

Simak, in Anni senza fine, vede già prefigurato nell’arco e nella freccia, segno di morte e di guerra, il destino di estinzione dell’Uomo. La clava sembra invece spingere l’Uomo in alto, verso le galassie e la gloria, ma lo prepara ad un altro genere, più sottile ed inquietante, di estinzione. I veri protagonisti del film, con Giove, il più misterioso ed alieno dei nostri pianeti, sono Hal e il Bambino delle Stelle, due mutanti…

E’ questo, soprattutto, che Clarke e Kubrick hanno in comune, d’essere refrattari al “troppo umano”. Sono i mondi che li affascinano, e gli esperimenti al limite del possibile. Come nel bellissimo Incontro con Rama (1973) di Clarke, mondo-astronave che viaggia tra le stelle, alieno ed enigmatico come il monolito, imprendibile dagli uomini. Anche Rama è una domanda senza risposta. O come nell’esperimento di città del futuro (La città e le stelle, 1956), luogo iper-tecnologico e claustrofobico, alienità costruita dall’uomo, dove il tempo è circolare e la vita sterilizzata. Poi Clarke ha moltiplicato le Odissee, ma i cicli sono sempre pericolosi: se la prima è notevole perché clona il film, il resto della quadrilogia è mediocre. Si può anche ipotizzare che Kubrick sia il genio e Clarke il talento, secondo la mirabile definizione di Carmelo Bene, per cui il talento fa quello che vuole e il genio quello che può. Tra le idee più interessanti delle varie Odissee vi è il racconto di una missione congiunta di russi e americani, alla ricerca del monolito, la dedica ai sovietici Alexej Leonov, cosmonauta e Andrej Sakharov, scienziato e premio Nobel: il tutto nel 1983, in piena guerra fredda… E tra le idee più divertenti, l’invenzione della prima Cattedra Virtuale e delle prime Guide Turistiche ai Sistemi Solari.

Clarke è un esperto scienziato, laureato in matematica e fisica al King’s College di Londra, membro della British Interplanetary Society, autore di studi pionieristici sulla comunicazione intersatellitare, premiato con numerosi riconoscimenti scientifici. Quando lo scrittore e lo scienziato in lui, non si giustappongono e non prevarica la tentazione didascalica, quando la sua intelligenza scientifica si traduce in narrazione e visione, la scienza funziona come una condizione di possibilità. Gli permette di spostare costantemente i confini e di moltiplicare la domanda-tipo della fantascienza: “e se…?”.

La credibilità di cui Clarke ha goduto nella comunità scientifica ha riguardato, in maniera inseparabile, il suo lavoro di fisico e quello letterario. Anzi, è tra scienziati ed astronauti che ha avuto i lettori più entusiasti. All’epoca del film con Kubrick non erano neanche iniziate le missioni verso Giove e nessuno aveva ancora immaginato quel gigantesco pianeta e i suoi terribili e inquietanti satelliti, Europa Ganimede e Callisto. Nel ’70 gli astronauti di Apollo 13 raccontano di avere battezzato “Odissea” il modulo di comando e d’aver ascoltato, durante il viaggio, “Zarathustra” di Richard Strauss. Quando il modulo Falcon di Apollo 15 scende sulla Luna, gli astronauti regalano a Clarke la mappa in rilievo della zona di atterraggio, con l’iscrizione: “Ad Arthur Clarke dall’equipaggio di Apollo 15, con molti ringraziamenti per le sue visioni dello spazio”. L’università dell’Illinois si è spinta fino ad organizzare feste di compleanno di Hal… Ma l’omaggio più importante è avere dato il suo nome all’Asteroide 4923, scoperto nel 1981. Lui dichiarò che avrebbe preferito l’Asteroide 2001, ma che ahimé, “era stato assegnato a un tizio di nome Einstein…”.

Tutta l’opera di Clarke è disseminata di invenzioni, a volte estrapolate dalle ricerche scientifiche, a volte anticipatrici e profetiche: i wormhole, visualizzatori del tempo; il sistema di propulsione a mini-buchi neri; il vuoto che non è vuoto, ma ribollente di energie; gli ascensori spaziali, ispirati a vari progetti di anelli intorno al mondo e torri orbitali. Quando, con la navetta Atlantis (1992) si progetta un piccolo reale passo verso l’ascensore spaziale, l’equipaggio lo annuncia in conferenza stampa esibendo il romanzo di Clarke Le fontane del paradiso (1979). Che è il vero romanzo dello Sri Lanka, dove Clarke ambienta una storia doppia e sdoppiata tra il presente tecnologico e il passato mitologico dell’isola: un ascensore spaziale, costruito nel cuore dell’antica Ceylon, si eleva costeggiandone la montagna più alta, lo Sri Pada, la cui cima raggiunge i 2240 metri, e la sua storia si intreccia alle antiche leggende e mitologie della Montagna Sacra.

Nello Sri Lanka Clarke si è trasferito fin dal 1956, affascinato dall’oceano e dalla biologia marina, cui dedica due libri, “I guardiani del mare” (1957) e “Le porte dell’oceano” (1963). L’acqua ha un posto speciale tra i temi fondanti della fantascienza, con i mondi d’acqua di Lem (Solaris) e Ballard (Il mondo sommerso) per esempio e persino con il mondo di sabbia di Herbert (Dune) nonostante, e proprio perché, essa manca del tutto: “nella lingua di Dune la parola ‘annegato’ non esiste”. In Clarke l’attrazione per l’acqua è antica, anche Rama a suo modo è un oceano che viaggia tra le stelle, un oceano cilindrico con l’acqua che sale verso l’alto anziché cadere, e rotea circolarmente. Ne La città e le stelle, in un remoto futuro, nel lago (acqua) che è il cuore della vecchia Terra appare, come sospeso, un grande pesce argenteo: sembrava, scrive Clarke “l’essenza della forza e della velocità. Qui, incorporate nella carne viva, c’erano le linee slanciate delle grandi astronavi che avevano solcato i cieli della Terra”.

In quest’isola Clarke si costruisce una casa e vi resta fino alla morte. E’ un’isola selvatica, giungla e savana, acque indomabili e tsunami: “E’ singolare – scrive – udire l’Oceano Indiano sferzato dai monsoni ruggire a pochi metri dalla mia finestra…”. E’ il suo “oriente” personale, ma non ha niente a che vedere con le piccole mitologie occidentali, con i turismi esotici. Come per altri artisti, e scienziati e filosofi, l’oriente è un necessario spaesamento del pensiero. Il confronto con una cultura e sensibilità altra (eterotopia), con un sistema simbolico differente, decentra la propria visione delle cose, incrina il senso, rimette in gioco l’intelligenza, la rende impermeabile agli assoluti, soprattutto religiosi: “la religione – scrive Clarke – è un sottoprodotto della paura, una reazione a un universo misterioso e spesso ostile (…) e la paura conduce alla crudeltà. Il solo sapere che è esistita l’Inquisizione dovrebbe indurre chiunque a vergognarsi di appartenere alla razza umana”. L’assoluto è una risposta, che si crede veritiera e definitiva, e le risposte, scrive Herbert, “sono una presa pericolosa sull’universo. Sradica le tue domande dal loro terreno, e ne vedrai penzolare le radici. Altre domande!”.Silvana Natoli

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