Urania 1669: La luce di Orione – di Valerio Evangelisti

luglio 26th, 2019 by Redazione
Valerio Evangelisti, "La luce di Orione"

Valerio Evangelisti, “La luce di Orione”, Urania 1669, I capolavori, agosto 2019

“RITORNO ALL’ORIGINE”

di Valerio Evangelisti

 

Sono felicissimo di tornare su Urania, dopo anni di assenza. Non posso dimenticare quel giorno del 1994 quando, da un autobus, riconobbi esposto in un’edicola il mio primo romanzo, “Nicolas Eymerich, inquisitore”. Fu un’emozione forte. Quando scesi, lo comperai con voce che mi tremava.

Urania era stato uno dei capisaldi della mia adolescenza e, oserei dire, uno straordinario strumento formativo. I primi due testi che lessi, “Il lastrico dell’inferno” e “Il pianeta dei superstiti”, entrambi di Damon Knight, mi segnarono per sempre (il primo aspetta ancora una traduzione integrale e accurata, ma allora non lo sapevo). Erano intelligenza viva fatta narrazione. Si era nei primi anni Sessanta e la fantascienza era malvista. Trattava di frottole, faceva paura, aveva contenuti diseducativi. Un’insegnante di ginnasio telefonò addirittura a mia madre per segnalarle che mi dedicavo a letture perniciose.

Invece Urania, di cui mi procurai sulle bancarelle tutti i numeri usciti fino a quel momento, era per me tutt’altro. Non solo l’evasione da un contesto culturalmente asfittico, ma anche un confronto con narrazioni che investivano interi sistemi, trattavano di scienza ed economia, obbedivano a una logica rigorosa, proponevano al lettore paradossi ed enigmi. Non tutti quei romanzi, è chiaro. Ma un buon terzo sì, e anche il resto, di confezione artigiana e commerciale, conteneva stimoli, spunti o addirittura sottofondi filosofici.

Lo stesso non si poteva dire per altri generi letterari. La fantascienza non è un genere, tanto che è difficilissimo definirla. È molto di più: è una narrativa abituata a usare il grandangolo, sia per il futuro che per il presente. A volte per il passato. E questo fa di Urania non solo una delle pubblicazioni di fs più longeve al mondo, ma anche una collana letteraria tra le più ricche in assoluto.

Poiché la penso a questo modo, si può capire la mia gioia nell’esordire su Urania, e oggi nel ritornarvi. La mia produzione narrativa fantastica, certamente intessuta di contaminazioni (dal romanzo storico al gotico), è stata definita in vari modi. L’unico che accetto volentieri è fantascienza, perché, pur distaccandomi da modelli correnti, vi sono legato per moventi, logica e visione ultima.

Il romanzo qui presentato, “La luce di Orione”, ebbe un’origine curiosa. La prima parte, fino all’imbarco di Eymerich da Venezia, verso una presunta crociata di dubbia eticità, mi fu commissionata dall’università di Padova. Ne fecero un libretto, diffuso in ben 250 mila copie, destinato a convincere gli studenti di tutt’Italia a iscriversi a quell’ateneo.

Mentre scrivevo quella storia, identica alla presente salvo le vicende intermedie di Marcus Frullifer e gli squarci sul futuro, avevo già in mente una bozza di trama per un romanzo a venire. Ciò che poi ne uscì non lo considero tra le cose migliori del ciclo di Eymerich (un paio di critici invece sì), ma c’è qualcosa di cui vado fiero. Già è complicato scrivere dell’impero detto impropriamente “bizantino” nei secoli della sua fioritura. Molto peggio trovare documentazione sulla sua decadenza.

Ebbi il torto di non accludere una bibliografia, come comunemente faccio. Sta di fatto che una ricerca faticosa mi permise di mettere assieme il quadro di un’antica potenza in pieno declino, impoverita e prossima a soccombere, dotata di una cultura che confinava con la bizzarria.

Nulla è inventato, i testi di magia che cito esistono per davvero, i rituali religiosi o di corte vengono dai pochi testimoni che ne hanno lasciato memoria scritta. Anche il tema di fondo, che non anticipo, deriva da leggende e credenze di origine mitica o mistica.

Per questo non amo che si parli, a mio riguardo, di fantasy. È un genere nobilissimo, ma non è il mio. La fantascienza ha rapporti tenui con la favola. È piuttosto la proiezione nel futuro, attraverso ipotesi tecnologiche, economiche, sociali, di eventi accertati o di credenze collettive. Anche se riferiti a un passato che pare remoto, come il medioevo che provo a tratteggiare.

 

 

VALERIO EVANGELISTI Nato a Bologna nel 1952, ha vinto il premio Urania nel 1994 con il romanzo Nicolas Eymerich, inquisitore. Il fortunato personaggio è poi diventato il protagonista di molti romanzi, che sono stati tradotti e premiati in tutta Europa. Evangelisti è anche autore di sceneggiature radiofoniche, per le quali ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti (Prix Italia).
Tra i suoi tanti romanzi ricordiamo Rex tremendae maiestatis (2010), Eymerich risorge (2017) e Il fantasma di Eymerich (2018), gli ultimi della prolifica serie dell’inquisitore.

 

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8 Responses

  1. Viaggiatore Del Tempo

    Estremamente interessato a questa uscita ma altrettanto indeciso se acquistare questo romanzo per il semplice motivo che non ho mai letto nulla riguardo il Ciclo di Eymerich.

  2. Simmar

    Mi ricordo bene quel premio Urania 1994 perche fu uno dei primi che comprai a 17 anni….poi lessi molte opere di Valerio Evangelisti tra cui la trilogia di Nostradamus che ho apprezzato particolarmente.Mi sembra giusto un suo ritorno su Urania, complimenti.

  3. stefano galliena

    Che splendido articolo ricco di entusiasmo e di orgoglio.
    Certi pregiudizi sulla fantascienza sono vivi tutt’oggi, mi sarebbe piaciuto avere la prontezza di ribatterli così efficacemente come scrive Evangelisti.
    Ma non c’è dubbio alcuno, appuntamento in edicola.

  4. vinmar

    Compralo vale sempre la pena di comprare un Urania. Articolo di Evangelisti splendido.Grazie

  5. Fab

    Che sorpresa e che piacere il ritorno di Evangelisti su Urania, fu proprio grazie a questa collana che tanti anni fa trovai in edicola “Il castello di Eymerick” era estate, lo lessi al mare… un paio d’anni fa ho trovato usato “Cherudeck” sempre edizione Urania, a detta di tanti il migliore della saga e infatti lo ricordo con piacere per atmosfere “alla Lovecraft”, acquisterò senz’altro questo volume.

  6. Fra

    Finalmente! Viva Evangelisti. Mi piacerebbe molto se si riproponesse in edicola tutto il ciclo dì Eymerich in Urania. Non uno ogni tanto, ma tutti di fila!

  7. Gianfranco "Lucky" Lucchi

    Ricordo che il figlio (produttore cinematografico) di un mio carissimo amico, purtroppo scomparso, mi parlò della possibilità di fare un film su Eymerich; che si sappia, se n’è poi fatto niente?

  8. Stefano Rizzo

    @Gianfranco “Lucky” Lucchi
    Attualmente è in produzione una serie TV su Eymerich che, dopo molti anni, sembra proprio essere sulla buona strada per essere realizzato.

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