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Archivio articoli contenenti il tag: ‘viverna’

Crea un oggetto magico ed entra nel mondo de La ragazza drago - Licia annuncia la vincitrice!!!

scritto il Agosto 26th, 2009 da alphabetcity

Benritrovati!!! Siamo appena tornati dalle nostre vacanze e anche se il sole continua a picchiare duro e la voglia di mare non è passata, ci siamo rimessi subito a lavoro.
Durante il mese di agosto ci è giunta la risposta di Licia e noi siamo felicissimi di pubblicare la sua email in cui ci dice chi ha scelto tra tutti gli artwork pubblicati e i motivi della sua decisione:

“Ciao a tutti. Innanzitutto, scusate se ci ho messo così tanto tempo per prendere la mia decisione, ma, come immaginerete, la scelta non è stata per niente facile e l’argomento piuttosto delicato, senza contare che come al solito sono oberata di lavoro. In ogni caso, meglio tardi che mai :P.
Innanzitutto, grazie a tutti per la partecipazione e l’impegno; avete fatto uno splendido lavoro, siete stati molto creativi e ho visto cose davvero molto molto belle uscire fuori da questo contest.
Secondo, cerco di spiegarvi un po’ i criteri con cui ho scelto il vincitore: poiché si tratta di qualcosa che inserirò nel mio prossimo libro, per forza di cose non ho potuto concentrarmi solo sulla bellezza dei vostri disegni e dei vostri lavori, ma anche e soprattutto su qualcosa che “sentissi mio”, che mi ispirasse per la storia che sto pian piano costruendo e che possibilmente andasse ad inserirsi il più possibile nel solco della trama che ho già tracciato. Per questo ho deciso di scegliere la clessidra di Francesca. Innanzitutto mi è piaciuto il disegno, il drago e la viverna sono davvero molto belli. La descrizione mi ha intrigata fin da subito perché mi ha acceso una lampadina in testa: l’oggetto trovava infatti un inserimento perfetto all’interno della trama che ho in mente al momento. Ho anche apprezzato la descrizione molto particolareggiata, ma anche il fatto che Francesca mi abbia lasciato molto margine libero per reinterpretare l’oggetto a mio piacimento, e questa è una cosa assai importante per me.
In conclusione, complimenti a tutti, siete stati fantastici, e grazie per questa ennesima dimostrazione d’affetto. Un grazie particolare ovviamente a Francesca per avermi fornito questo utilissimo spunto.
A presto!”
Licia Troisi

E questo è il disegno della Clessidra di Francesca Rosaria Sommino:

Clessidra

Congratulazioni a Francesca! Non aggiungiamo altro perché è stato già detto tutto da Licia.
…e adesso scatenatevi con i commenti!

Pubblicato in Contest, Fan Art, I vostri oggetti magici | | 1188 Commenti »

I vostri artwork - l’unione fa la forza!

scritto il Luglio 23rd, 2009 da alphabetcity

Eccoci alla pubblicazione dell’ultimo artwork finalizzato alla partecipazione del contest sulla creazione di un oggetto magico destinato alle prossime avventure di Sofia e dei suoi compagni. L’oggetto di chiama Lama di Cerastes ed è stato inventato da due menti creative. Infatti il disegno è opera di Matteo, mentre il testo di accompagnamento è stato scritto da Silvia:

La lama di Cerastes

“La Lama di Cerastes
La leggenda della Lama di Cerastes si perde nei tempi antichi in cui la lotta tra draghi e viverne non era ancora al culmine e la razza umana era nata da poco. In quei tempi, infatti, gli umani incominciavano a colonizzare il nostro mondo, ad espandersi, ad avanzare tecnologicamente con la creazione delle prime, rudimentali armi. Nonostante questa nuova razza non avesse il minimo potere magico, essa diventò in breve tempo talmente numerosa da poter intralciare le antiche specie dei draghi e delle viverne. Tra di essi non si riusciva a trovare un accordo per affrontare la situazione: fra i draghi si diffuse l’ideale di offrire protezione agli esseri umani e creare così un’alleanza; tra le viverne la soluzione che aveva più sostenitori era quella di promettere un’alleanza agli uomini, sfruttarli per vincere la guerra contro i draghi e poi sterminarli. Vi era però un altro pensiero, che raccoglieva consensi tra pochi elementi di ambo le parti: un’alleanza tra draghi e viverne mirata ad eliminare la minaccia umana. Tuttavia questi esseri si ritrovarono isolati, considerati dei reietti, dei folli, da eliminare a qualunque costo. In breve tempo rimasero solamente due creature: una viverna ed un drago , consapevoli che presto sarebbero stati scovati e giustiziati ; per mantenere in vita l’ideale per cui avevano lottato e presto sarebbero morti, aveva un’unica speranza: l’unione delle loro due razze, l’anello di congiunzione tra i due nemici. Venne così alla luce un essere di cui mai nessuno avrebbe potuto immaginare la nascita, nelle cui vene si mischiava il sangue rosso e brillante e quello nero e vischioso.
Una creatura che non era un drago né una viverna.
Il suo nome era Cerastes . Egli assistette alla morte di coloro che lo avevano dato alla luce nella speranza che riuscisse a portare avanti il loro obiettivo, ma così non fu. Cerastes crebbe nella rabbia verso coloro che avevano giustiziato i suoi genitori, e nel disprezzo di entrambe le razze a cui apparteneva solo in parte. I draghi non vollero accoglierlo, vedendo in lui il male e temendo di avere tra di loro una spia; le viverne lo ripudiarono, ritenendolo un debole a causa del sangue di drago che scorreva nelle sue vene.
Vi era però la terza razza, quella degli umani, che si ritrovavano a fronteggiare esseri con poteri immensi armati solo di archi e frecce. Essi videro in lui un alleato potente, e cercarono la sua protezione senza esitare. In molte battaglie Cerastes li salvò, fin quando egli non cadde, colpito al cuore dagli artigli di una viverna . Mentre il sangue scorreva dal suo petto, l’essere volle fare un ultimo dono alla razza umana che lo aveva accettato. Chiamò a sé il suo servo più fidato, Samarsk, e gli sussurrò poche parole. Dopodiché il suo occhio della mente, incorniciato da venature metalliche, si separò dalla sua fronte ed iniziò a fondersi. Molti uomini che combatterono in quella battaglia raccontarono di aver visto nella fuga, accanto al corpo di Cerastes,due spade gemelle che brillavano di una luce intensa; quello che non videro fu che subito dopo al loro posto era comparsa un’unica spada con un fregio sull’elsa.
Un fregio che rappresentava una creatura che non era un drago né una viverna.

Per liberare il completo potenziale della Lama di Cerastes è necessario che due persone con gli stessi ideali la afferrino contemporaneamente : dal terreno in mezzo a loro spunterà una rosa e la spada si sdoppierà nelle Lame Gemelle; in molti le hanno cercate senza sospettare che fossero sigillate in un’unica spada. Oltre ad essere armi più potenti del normale (resistono al fuoco e sono in grado di perforare la pelle di draghi e viverne), il vero motivo per cui si cercava di impossessarsene è il loro potere più grande: se le due persone che le hanno liberate del sigillo si colpiscono a vicenda, dalla rosa sboccia uno spirito; esso è l’emanazione delle vere essenze dei due portatori fuse tra di loro, tuttavia questo può accadere solamente se entrambi hanno piena fiducia nell’altro ed in quello che stanno facendo; in caso contrario l’evocazione fallirebbe e le due persone rimarrebbero uccise dal colpo.
Lo spirito ha a disposizione la potenza magica e fisica di entrambi notevolmente aumentata, ma viene alimentato dalla forza spiritica e vitale di chi lo evoca; dei normali esseri umani senza alcun potere magico potrebbero sostenerlo per appena pochi minuti per poi consumare tutta la loro energia e morire. Se ciò dovesse accadere le Lame Gemelle si ricomporrebbero nuovamente in un’unica spada.”

Pubblicato in Contest, Fan Art, I vostri oggetti magici | | 1510 Commenti »

I vostri racconti - Francesca e Francesco

scritto il Luglio 9th, 2009 da alphabetcity

Proseguiamo con la pubblicazione dei racconti fuoricontest durante il caldo di questi giorni fa sempre piacere leggere i vostri racconti…

Il primo è di Francesca che ci ha inviato: Il Perdono

Salirono velocemente la scale di pietra. Nessuno ad ostacolarli o fermarli. Un silenzio irreale avvolgeva quel luogo, come se il Nemico li stesse aspettando.
Arrivati in cima alle scale, si aprì davanti a loro una grande sala circolare. Era buia, se non per una fioca luce che ne faceva intravedere le pareti ruvide ed illuminava appena il centro. In tale punto una roccia scura si ergeva dal suolo prendendo le sembianze di un trono.
Nonostante il caldo del vulcano, lunghi brividi di freddo percorsero il corpo di Elisea. Persino Aresis, che conosceva quel posto meglio di chiunque altro, sembrava inquieto.
«Ti aspettavo Elisea» disse una voce profonda.
Una figura scura emerse in fondo alle pareti. Era troppo buio perché si riuscisse anche soltanto a intravederne i profili. Poi questa cominciò a muovere passi verso il centro della sala, laddove la poca luce avrebbe permesso di scoprirne il volto. Il cuore di Elisea bruciava il petto.
Finalmente la figura si mostrò alla luce. Elisea stentava a crederci. Di fronte a lei si stagliava un uomo alto e magro, con capelli neri e lisci, occhi di un azzurro splendente. Indossava una lunga tunica nera. Un uomo qualunque.
«Ho atteso molto il tuo arrivo. Io e te siamo speciali. Godiamo di uno straordinario potere…»
«Che lei non unirà mai al tuo Anamhor! Perché è questo che vuoi, vero?» lo interruppe Aresis.
«Sta zitto traditore! Cosa puoi saperne tu dei miei progetti!»
«Ti conosco. Non dimenticare che ero al tuo servizio»
Anamhor sorrise. «E cosa sa invece Elisea di te? Sa che sei stato tu ad aver ucciso sua madre?»
Per Elisea fu come ricever un colpo al cuore. Gli occhi le si riempirono di lacrime.
«Non credergli Elisea! Per anni ha manipolato la mia mente facendomi credere che fossi stato io e non lui!»
«Ha ucciso tua madre e ti ha abbandonata. Unisciti a me Elisea e…»
«No! Elisea ascoltami!».
Aresis la prese per le spalle costringendola a guardarlo negli occhi.
«Ho creduto di aver ucciso la donna che amavo. Poi ti ho conosciuta e i ricordi sono riaffiorati. Ho riacquistato quella fiducia che da tempo avevo perduto, e ho trovato te. Mia figlia. Non ascoltarlo Elisea. Vuole solo il tuo potere per i suoi scopi malvagi. Credimi. Tu sei tutto ciò che mi rimane»
Era sincero. Elisea lo sentiva. Ma non riusciva a perdonargli di averla abbandonata. Forse era proprio questo che aveva impedito loro di legarsi fino a quel momento.
Nel frattempo Anamhor capì che non sarebbe più riuscito a convincerla. Aresis ed Elisea non si accorsero dell’incantesimo che il Nemico stava per scagliare loro se non quando urlò:
«Non so che farmene di un traditore e del potere di una ragazzina!» mentre dalle sue mani una sfera luminosa si lanciava su di loro.
Aresis, fulmineo, si parò davanti Elisea per proteggerla.
Un gesto che solo un vero padre avrebbe fatto pensò lei.
L’incantesimo colpì Aresis in pieno petto. Il corpo si accasciò al suolo ed Elisea si gettò su di esso piangendo. Respirava a fatica.
«Non lasciatemi Padre» disse chiamandolo così per la prima volta.
Aresis abbozzò un sorriso e con le ultime forze che gli restavano disse:
«Devi lottare Elisea. Il Mondo Antico ha bisogno di te»
Poi emise l’ultimo respiro. Per Elisea quella era la fine. Sei doni non sarebbero bastati, ma avrebbe lottato. Sarebbe morta anche soltanto nel tentativo di farlo.
Ad un tratto, però, dal corpo di Aresis emerse una luce bianca. Fluttuò nell’aria fino ad arrivare dinanzi a Elisea, che capì. Già altre sei volte era successo. Ora era la volta dell’ultimo e settimo dono. Il perdono.
La luce sembrò entrare nel cuore di Elisea che ora era pronta. Si alzò e guardò Anamhor.

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Passiamo all’imperdibile e divertente storia firmata da Francesco: Un amaro boccone

Il drago verde smeraldo planò verso la piccola radura in cerca di cibo, infatti era assai affamato, la selvaggina in quel periodo scarseggiava a causa dell’inverno rigido. Aveva adocchiato qualcosa che stava correndo verso gli alberi dell’antica e oscura foresta che era la sua dimora da millenni. Scese in picchiata sull’essere che aveva un invitante colore scarlatto e lo imprigionò nel suo becco coriaceo. La sua preda cercò di dimenarsi e stava per riuscire a sfuggire alla sua presa, ma alla fine, la inghiottì in un sol boccone. Dall’aspetto gli era sembrato uno di quei diavoli che alle volte si avventurano in superficie, alto, tozzo, corna ricurve sulla testa allungata, ali e coda appena abbozzate. Rimase disgustato dal sapore di zolfo dell’animale che aveva appena mangiato. Aveva bisogno di acqua, per cercare di far sparire quel sapore dalla sua bocca. Volò verso il lago dove si abbeverava sempre e che sapeva non essere del tutto ghiacciato come gli altri specchi d’acqua della zona. Atterrò affondando le zampe nella ghiaia della riva, allungò il collo e bevve molti sorsi di acqua gelida. Contemplò con ammirazione lo scheletro della viverna che emergeva dalla superficie del lago. Quella mezza specie di tacchino volante aveva cercato di mangiarlo. A lui. Un drago. Non aveva avuto alcuna difficoltà a rompergli il collo. Poi aveva banchettato con la sua carne per giorni. Avrebbe voluto condividere quel lauto pasto con altri suoi simili, ma ormai era l’unico della sua specie rimasto in vita. Le lotte fratricide, le battaglie con le idre e le viverne, la mancanza di cibo, li avevano sterminato. Tornò alla realtà quando sentì un lancinante dolore provenire dal suo stomaco. Quella dannata preda. Gli stava dando più problemi che soddisfazioni. Vide che qualcosa stava emergendo dal suo stomaco. La carne si lacerò, le scaglie ossee che formavano la sua coriacea pelle volarono via insieme a un fiotto di sangue e di intestini. Qualcosa emerse dallo squarcio che si era creato nel suo corpo.

Ossa che si sbriciolavano, carne che veniva masticata e lacerata. E tutto fu luce e frastuono. In pochi attimi, passò dall’oscurità cavernosa del corpo del drago all’aria aperta del lago. Una brezza leggera lo investì, portandogli l’odore ferroso del sangue che lo ricopriva. Guardò l’animale che aveva osato mangiarlo.
“Tu non sai chi sono io!” urlò “Sei solo chiacchiere e distintivo!” disse l’essere schiaffeggiando il muso del drago. Si accorse che era già morto, ma continuò lo stesso con il monologo, l’egocentrismo non gli permetteva di fermarsi.
“Io sono Mad Dog, il Demone Ribelle! Sono io a mangiare gli altri! E’ la seconda volta che mi capita ’sta cosa alla Man in Black. Mi hai fatto venire sete…” esclamò il demone staccando di netto la testa al drago. Bevve avidamente il fiotto di sangue che sgorgò dal colonna vertebrale dell’animale.
“Sono venuto qui per un’importantissima missione! Devo salvare dall’estinzione l’ultimo drago verde di questa realtà… Chissà dove si nasconde…” il diavolo non riuscì a finire la frase. Guardò la testa dell’animale che aveva appena ucciso, la prese in mano. Le scaglie erano verdi, smeraldo. Un profluvio di bestemmie e parolacce, quali e quante mai quel mondo aveva sentito, turbarono la quiete invernale del lago. Reggendo ancora la testa in mano, imitando Amleto, il demone esclamò:”Mangiarti o non mangiarti, questo è il problema! Dovrò anche trovare una buona scusa per quanto è successo. Potrei dare la colpa ad un gambero gigante… si farò così!” concluse Mad Dog accingendosi a consumare il suo lauto pasto.

Pubblicato in I vostri racconti | | 8 Commenti »

Conosciamo meglio: La Viverna

scritto il Maggio 20th, 2009 da alphabetcity

Immagine stile fantasy di una viverna

Una viverna (in inglese si scrive wyvern) è un leggendario rettile alato con due gambe. È simile ai draghi sebbene non identica. La parola deriva dall’inglese che a sua volta riprende il termine francese che sta per vipera.

La viverna era un emblema araldico (cioé quei simboli grafici che rappresentavano le famiglie più potenti nel Medioevo), utilizzata come simbolo di guerra, invidia e pestilenza. Si distingue dai dragoni che invece hanno quattro zampe e la coda a punta di freccia (anche se queste distinzioni originarie, sono state poco rispettate in seguito). In alcuni casi la viverna viene rappresentata con una coda affilata e velenosa. Esistono anche rappresentazioni di viverne acquatiche con la coda a forma di pinna.

Simobolo araldico rappresentante una vivernaAlcuni studiosi di criptozoologia (una disciplina non riconosciuta dalla scienza ufficiale) credono che le viverne siano che dei Pterosauri sopravvissuti ancora oggi; in realtà gli pterosauri erano dei dinosauri alati che vissuti sulla terra 65 milioni di anni fa.

Categorie

• Classificazione: Animale ibrido

• Misure: sconosciute (in genere più piccole dei cugini draghi)
• Peso: sconosciuto
• Dieta: carnivore

• Luogo: Europa
• Movimento: può volare grazie alle ali, mentre sulla terra utilizza le due potenti gambe

Qui c’è una bellissima gallery di viverne.

E voi? Perché non vi cimentate a disegnare la vostra viverna?

Pubblicato in Miti e leggende | | 3 Commenti »