Archivio articoli contenenti il tag: ‘Scrivi un racconto e incontra Licia’
scritto il Novembre 22nd, 2010 da alphabetcity
Pensavate che ci fossimo dimenticati di voi?!? E invece no! Al contrario, stavamo lavorando per voi! Cari ragazzi drago ecco news fresche, fresche sui cntest organizzati:
- I 5 racconti scelti per il contest Scrivi il tuo fantasy e incontra Licia Troisi sono in viaggio verso Licia! Finalmente la nostra amata scrittrice ha un po’ di tempo per leggerli e scegliere il suo preferito! EVVIVA!
- Stiamo organizzando gli incontri con Licia… non disperate e incrociate le dita!
La pazienza è la virtù dei forti… non demordete! Noi ci siamo sempre!
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scritto il Luglio 24th, 2009 da alphabetcity
Buongiorno a tutte/i,
iniziamo questo momento tanto atteso col ringraziarvi.
Siamo stati felicissimi di creare e seguire questo blog, leggere i vostri commenti appassionati, rispondere alle vostre numerosissime email (a volte senza neppure un mittente ;P), e vivere nei mille mondi immaginati da voi. Ci siamo divertiti a leggere i racconti fantasiosi e ad ammirare delle vere e proprie opere fantasy.
Grazie.
Sappiamo che tra di voi scrittori in erba ce n’è qualcuno al quale un giorno potrebbero dedicare un intero blog, com’è avvenuto per Licia. Non mollate e coltivate sempre la creatività, ricordate che l’impegno e la costanza sono molto più importanti della bravura o della fortuna, anzi queste sono le conseguenze della perseveranza.
Ma basta con le chiacchiere e veniamo all’annuncio dei vincitori per il primo contest de La ragazza drago:
Migliore racconto del contest “Scrivi il tuo fantasy e incontra Licia Troisi!” è Ossimoro!
Complimenti quindi a Carmela Lopez. Sei stata bravissima, il tuo racconto è ben scritto, riesce a incuriosire sin dalle prime righe sviluppando una trama di largo respiro, ma per la quale hai saputo rispettare al meglio il limite delle battute consentite; il finale è altrettanto soddisfacente.
Ti ricordiamo che, secondo regolamento, avrai diritto a incontrare Licia Troisi di persona e di farti fotografare accanto a lei durante una tappa del tour di presentazione del romanzo! Per questo sarai contattata dal nostro staff!
Adesso goditi la gloria
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Per quanto riguarda il secondo contest (il cui premio vi ricordiamo è davvero speciale perché finirà in un libro di Licia!), aspettiamo ancora qualche giorno. Licia è da poco tornata dalle vacanze e aspettiamo di conoscere il suo parere.
Pubblicato in Contest, I vostri oggetti magici, I vostri racconti | | 459 Commenti »
scritto il Giugno 25th, 2009 da alphabetcity
Buongiorno!
Dopo una lunga e faticosa attesa (grazie per la vostra pazienza) abbiamo selezionato otto racconti finalisti per il contest “Scrivi un racconto e incontra Licia”. Sarà Licia stessa e drecretare il vincitore tra questi otto.
Ma basta chiacchiere, ecco i nomi dei finalisti e relativi racconti:
Valentina - La voce di Minì
Ilaria Varese - Dannata per sempre
Valeria Tanzi - L’origine della luna
Danilo Campitelli - La guardiana
Irene Guerrini - Il Desiderio
Gennaro Chiatto - Fuga dalle Tenebre
Carmela Lopez - Ossimoro
Isabel Maria Spigarelli de Ràbago - Un soffio d’eternità
Complimenti ai finalisti! Una o uno di voi potrà incontrare Licia in persona.
E poi un grazie e complimenti a tutti gli altri partecipanti, scegliere non è stato per niente facile e noi in redazione siamo stati tutto il tempo a confrontarci, un po’ come voi fate nei commenti del nostro blog…
Infine una cosa importantissima! Abbiamo avuto delle difficoltà e non siamo sicuri dei dati che abbiamo registrato sul primo racconto: La voce di Minì. Chiediamo a te, Valentina, autrice di questo racconto, di inviarci una nuova email con tutti i tuoi dati (nome, cognome, titolo del racconto, indirizzo postale, email, età e luogo di nascita).
Pubblicato in Contest, I vostri racconti | | 102 Commenti »
scritto il Giugno 24th, 2009 da alphabetcity
Ciao! Siamo arrivati alla fine dei racconti: quelli che seguono sono gli ultimi due giunti in redazione e che partecipano al contest “Scrivi un racconto fantasy e incontra Licia Troisi”; domani ci sarà l’annuncio tanto atteso dei racconti finalisti. Sarà Licia in persona a scegliere quello definitivo.
Infine, per tutti coloro che non hanno visto pubblicato il loro racconto nella categoria “Contest”, sappiate che noi pubblicheremo comunque tutte le storie giunte in redazione, anche se queste ultime non partecipano al contest.
Ed ora gli ultimi due racconti!
Francesca e il suo Come nastri d’argento:
Confondersi tra la folla, ecco il miglior modo per nascondersi. Certo, restare tra la gente significava danneggiare il mio delicatissimo udito però, per questa volta , ne valeva la pena. Quel giorno, essere uno di loro, mi serviva per comprendere meglio i pensieri, che scaturivano dal mio gesto. Tutti esprimevano le loro strampalate teorie su chi avesse rubato la spada Mu ma,certamente non si aspettavano colpevole si trovasse davanti a loro davanti a loro. All’ improvviso udii una vocina che affermava in tono conclusivo : ‹‹…Tanti nastri argentei si sono messi a girare. ›› Erano proprio quello che non avrei mai voluto sentire. Mi irrigidii e mi voltai molto lentamente. A parlare era stata una bambina . Ottimo! Nessuno crede mai alle fantasie dei “mocciosi”. Tentai di assumere una voce sarcastica: ‹‹ E’ proprio un bel sogno quello che hai fatto, ma sai, porta sfortuna raccontare i proprio sogni in pubblico … ›› m’ interruppe, la voce spezzata dal pianto ‹‹ Non era un sogno! Duncan, diglielo tu che è la verità!›› e scappò via. Alzai lo sguardo sulla persona a cui si riferiva: un ragazzo moro, con gli occhi del mare mi fissava perplesso. Per la prima volta mi sentii a disagio nel mio travestimento .‹‹ Non credi ai bambini?›› Mi chiese, la voce calma smentita da un sopracciglio inarcato. Mi strinsi nelle spalle. ‹‹ Fai male. A volte riescono a vedere, quando gli adulti sono ciechi.›› Dovevo andarmene; non gli avevo ancora rivolto la parola e aveva già capito mezza verità. Biascicai una scusa banale e mi avviai a falcate veloci verso la scogliera. Lì, innanzitutto mi accertai che nessuno mi avesse seguita. Poi mi tuffai con una grazia tale che, se qualcuno mi avesse visto si sarebbe stupito di vedere un ragazzo tuffarsi in quel modo. Infatti appena sfiorai l’acqua iniziai a tornare me stessa. Lo stretto corpetto a forma di torace maschile si sciolse come zucchero e così anche la corta parrucca castana rivelando lunghi capelli color dell’oro. Il viso tornò femminile, le gambe si unirono in un’unica coda di pesce. Inspirai profondamente l’abituale odore di salsedine. Finalmente ero a casa. Mentre sguazzavo soddisfatta mi accorsi di un movimento sospetto a riva. Ero preparata ad eventi simili,tornai sulla scogliera e, toccata terra, mi riapparvero le gambe e mi rivestii velocemente. Il ragazzo che la bimba aveva chiamato Duncan mi aspettava appoggiato ad un albero. Sbalordita pregai con tutta me stessa che non mi avesse visto e, mentre lo sorpassavo, tenni la testa bassa. ‹‹ Adesso basta il gioco è finito! ›› gridò ‹‹Sono un reporter mandato ad indagare sulla sparizione della spada Mu e ti ho filmato prima mentre nuotavi. Ai giornali farà molto piacere sapere che le sirene esistono e che sono anche delle ladre perché è così no? Sei stata tu! Spiegami perché l hai fatto e forse non lo renderò pubblico ›› Il mio orgoglio inizialmente m’impedì di parlare tempo ma alla fine cedetti e confessai . Raccontai di come, dopo la strana morte di mia sorella, avessi scoperto che quella spada era una fonte inesauribile di morte. Vededomi straziata d al dolorele mie amiche stelle avevano accettato di distruggerla, dopo il mio furto con le loro luci argentee come nastri; per impedire altre morti. Arrivata a quel punto Duncan spezzò in due la telecamera. Lo guardai sbigottita e lui scoppiò a ridere. Mi chiese quale fosse il mio nome ‹‹ Ula ›› risposi e lui aggiunse:‹‹ Che nome stupendo ma mai quanto la padrona… ›› mi si avvicinò piano e mi diede un dolce bacio sulle labbra. Possibile che le stelle avessero esaudito un altro mio desiderio?
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Terminiamo con il racconto di Simone, il titolo è Umania:
Gli occhi opalescenti di Dea Morfina (alcaloidica creatura lucente discesa dall’universo esterno) scrutano le vaste pianure di Colon.
Lei è qui per proteggermi…
– E’ tempo di combattere! – grido ai diecimila guerrieri di Umania, schierati in fila serrate. – Lasciate che sia la luce di vita ad illuminare le vostre gesta! – La mia voce, però, si perde nell’assordante frastuono di scudi e spade.
Il cielo è oscurato da dense nubi organiche; Dragoni di Luce sfrecciano veloci tracciando scie di fuoco opalescente.
Io sono il Re di Umania, custode del Sacro Involucro senziente il cui apogeo vitale è stato infine raggiunto…
Le tenebre avvolgono ogni cosa mentre bestie senza forma attendono che Metas-Tasi, l’oscuro Stregone del Dolore, impartisca l’ordine. E allora che la Luce di Vita illumini le nostre alate creature nell’aerobico duello con i Leviatani, orrendi demoni al servizio della Madre Nera.
La pianura, intrisa di sangue, pulsa ad intervalli irregolari.
La quiete prima della tempesta?
Tamburi di guerra rilasciano nel vento sonorità ritmate; sono battiti di un cuore ormai stanco.
E’ il segnale!
Le armate della Madre Nera avanzano veloci, precedute da bestie informi divoratrici del poco tempo che mi resta. Senza esitare alzo la spada al cielo e mi lancio all’attacco, seguito dai valorosi guerrieri che io stesso ho creato! Arti, tronchi e teste mozzate animano i deliranti fotogrammi di una luciferina follia. Brandendo la sua spada infetta, Metas-Tasi infligge morte e distruzione cancellando ogni traccia di vita. D’improvviso l’aria gelida dell’aliseo del nord trasporta il suono del corno di basalto, antico canto dei Dragoni di Luce. Ora il cielo è oscurato da Leviatani furenti! Il potere della Madre Nera non è mai stato così potente!
Non posso arrendermi! Ho promesso di combattere fino alla fine!
Il campo di battaglia è squassato da violenti tremori; ultimi spasmi di un Regno che cade…
Lei è qui! La Madre Nera si mostra all’orizzonte. Credimi, figlio mio, non sono capace di descrivere l’orrore di una tale visione. Metas-Tasi si avvicina. Io sono il solo sopravissuto al massacro. La Dea Morfina evapora davanti ai miei occhi, incapace di affrontare l’oscuro potere del Male. Solo adesso percepisco il dolore di una condanna…
– Conosci la legge! – Tuona Metas-Tasi dalla cui putrida armatura sgorga il sangue di diecimila cadaveri.
La mia voce si fa sussurro. Penso al giorno in cui un Sovrano di Umania vincerà la sua maledetta battaglia.
– Non ci sperare – sibila lo Stregone, leggendomi la mente. – Siete condannati all’eterna sconfitta!
Incrociando i suoi occhi privi di vita, chino il capo e attendo la morte. A quel punto gli artigli della Madre Nera mi afferrano trascinandomi nell’oscuro abisso. Sopra di me la pianura si richiude mentre io precipito nella muta tenebra…
Mio Padre morì un pomeriggio d’estate, ma fino alla fine ebbe la forza di raccontarmi del suo regno immaginario. Allora non capivo dove volesse arrivare, ma oggi ho capito che ognuno di noi è Re del suo Regno. Umania siamo noi, Regni senzienti sotto assedio …
Pubblicato in Contest, I vostri racconti | | 35 Commenti »
scritto il Giugno 24th, 2009 da alphabetcity
Benissimo, mancano pochissimi racconti da pubblicare, dopodiché termineremo la rilettura dei racconti per annunciarvi i finalisti. Quanti finalisti? Non molti, ma il numero preciso non lo abbiamo voluto decidere a priori, infatti preferiamo scegliere i migliori a prescindere da quanti saranno.
Oggi, intanto, godetevi gli ultimi partecipanti del contest di scrittura. Dario ci ha inviato questa storia senzatitolo:
“Oh miei dei, che cosa ho fatto?” Fu la prima domanda che le venne in mente.
Gli occhi pieni di lacrime si guardavano intorno, ma un pensiero la colpì come un pugno nello stomaco: morte. Dovunque guardasse non si vedeva altro che morte e distruzione.
Le lacrime sgorgavano abbondanti dai suoi tristi occhi verdi.
Sono un mostro, pensò. “Perché a me?” gridò, con lo sguardo rivolto al cielo. “Cosa ho fatto di male per meritarmi tutto questo? Che cosa ho fatto per avere questo potere, capace di portare solo morte e dolore?”
Una scossa di dolore le percorse tutto il corpo.
Nell’accampamento anche Galyliel percepì. Un grido di dolore lacerò l’attesa dei dragoni. Il Re e le guardie accorsero nella tenda della Regina e la trovarono piegata in due dal dolore, che piangeva.
“Cosa ti è successo?” le chiese il Re preoccupato.
“Soffre, soffre tremendamente, riesco a sentirla. Qualcosa di terrificante deve essere accaduto sul campo di battaglia. Percepisco morte, tanta morte e l’immensa sofferenza di Naurel!”
Poi, guardando i soldati , gridò “Sellatemi il mio drago, presto!”
“Non puoi andare nelle tue condizioni!” protestò il marito.
“Devo andare, lei ha bisogno di me, la sento. Se non vado adesso, la perderò per sempre.”
Aggrappandosi al marito, raggiunse il drago rosso sellato e pronto al volo.
Con fatica gli montò in sella, si strinse al collo del possente animale e gridò “Vai!”. Gli mandò il pensiero del luogo della battaglia, dove c’era Naurel.
Nel frattempo nel campo di guerra regnava un’ aria di distruzione e soltanto i lunghi singhiozzi di Naurel rompevano il tetro silenzio.
Dopo circa venti minuti di volo, Galyliel era vicina al campo: c’erano alberi bruciati dappertutto, una lugubre aria di morte giaceva ovunque intorno a Naurel.
I corpi dei soldati erano disseminati nel campo, semi carbonizzati.
La Regina era senza parole. Finalmente il potere si era rivelato. Un potere antico, che per secoli era rimasto celato. Non c’erano più dubbi. Naurel era la detentrice del potere del Drago di Fuoco.
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Andiamo avanti con la storia di Chiara, dal titolo L’ultima battaglia:
Il sangue bagnava l’erba verde della valle e l’acre odore si confondeva con il leggero profumo dei fiori della primavera. Anche il vento non aveva un profumo di stagione. Maskan ansimava, il sudore che scivolava sul suo collo e la mano sulla ferita al fianco. Sapeva di essere stato ucciso, ma non era ancora il momento. Doveva mantenere la sua promessa: sconfiggere ed esiliare la Squadra Nera, i cavalieri nemici che da anni terrorizzavano il suo mondo, il mondo magico di Alone. Il nemico si avvicinò a lui e gli conficcò di nuovo la spada nella carne, trapassando la spalla destra.
Maskan avvertì la clavicola rompersi e urlò dal dolore
Che idiota era stato ad unirsi a loro! E solo per ricevere l’addestramento e la gloria che un cavaliere poteva guadagnarsi vincendo in battaglia. Ma la squadra Nera non puntava alla gloria: contava soltanto il potere, la potenza e la crudeltà. Per questo quando aveva incontrato June, un giovane mago che per la sua purezza di cuore aveva ottenuto l’immortalità, gli aveva fatto capire la vera strada. E così, assieme a lui, aveva fondato un’altra compagnia di cavalieri, l’Ordine della Croce. Aveva addestrato giovani, radunato truppe che aveva guidato in sanguinose battaglie per la libertà.
Avevano lottato e perso molti alleati. Per quella battaglia lui e June avevano riunito quasi tutto il popolo, anche donne avevano addestrato alla guerra. Tra quelle Sana. Lei era la donna della sua vita, una ragazza audace e combattiva, in lei viveva lo spirito guerriero di un uomo. Si amavano entrambi e presto avrebbero anche avuto un figlio. Pensò intensamente a lei lo pregava di non arrendersi, fino all’ultimo respiro.
“Ho una missione da compiere. Dipende tutto da me.” Si rialzò, la spada impugnata nella mano destra, mentre con la sinistra si reggeva la spalla ferita, e con la furia di una tigre si scagliò contro il suo nemico. Quando l’individuo lo colpì con l’elsa, Maskan si gettò su di lui facendolo cadere. Lo tenne immobile con un ginocchio sul ventre, la spada puntata alla gola. Il suo nemico rise:
- Così ti dimostrerai un cavaliere puro? Uccidendo un uomo disarmato? Fallo e basta.- Maskan esitò poi si rialzò calciando l’uomo al fianco:
-Basta uccidere: tu e la Squadra Nera dovete sparire da questo mondo che non vi ha mai voluto.- disse. L’uomo si alzò con un sorriso sinistro:
–Peccato che tu mi precederai nella tomba!- e trafisse con un pugnale il torace del giovane.
Maskan aprì la bocca pronto ad echeggiare un altro urlo di dolore ma non ne uscì un suono. Cadde a terra riuscendo a fatica a togliersi il pugnale. La testa sembrò essere sul punto di scoppiargli. Il suo nemico gli strappò dalle mani la spada e l’alzò per dargli il colpo di grazia e finirlo. Maskan attese paziente il colpo, ma non venne. L’uomo indietreggiò, una freccia conficcata nel petto e quando si fermò sull’orlo di un burrone la terra mancò sotto i piedi e precipitò. Era finita.
-Maskan!- June gli tirò su la testa. –Abbiamo sconfitto i nostri nemici per sempre!-
-Non li abbiamo distrutti definitivamente, mio caro amico June. E io non potrò esserci quando questo accadrà: mi sto spegnendo. Ma prima, June, tu devi farmi un grosso favore: Sana aspetta un figlio da me e questo sarà il primo di una discendenza di cavalieri. Ti prego! Quando sarà il momento dovrai prenderti cura del mio erede: sarà lui o lei a sconfiggere i nostri nemici. Promettimelo.- June aveva le lacrime agli occhi ma gli disse:
-Te lo prometto.- e i due amici si strinsero in un caloroso abbraccio finché Maskan non cadde inanime tra le braccia del mago.
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scritto il Giugno 23rd, 2009 da alphabetcity
Concetta Eleonora ci ha inviato La Missione:
Osservava la sua mano, chiusa ad artiglio, sulla pelle squamosa dell’essere sotto di lei. Ansimava. Il battito cardiaco accelerato. Un velo di sudore sulla fronte. La lotta era stata impari. Il nemico era troppo forte, astuto e preparato per poter anche solo pensare di poterla avere vinta. Eppure ci aveva provato. Nonostante tutto. Nonostante il mago avesse ampiamente spiegato che gli esseri di tal genere sono impossibili da vincere. La sua mano, ora, era macchiata da un liquido strano. Denso, lucido. L’essere, con uno scatto, si girò, atterrandola. Si era distratta. Come aveva potuto? In un attimo le parti si erano invertite, adesso era lei nelle condizioni di doversi difendere. Per non soccombere. Eppure sembrava che la bestia non avesse più un briciolo di energia. Ma, mai sottovalutare il nemico. Mai. Era la prima regola, e lei, ingenuamente, l’aveva dimenticata. Schivò i suoi colpi con agilità. La stanchezza si faceva sentire, ma il suo fisico era ben allenato. Cominciava ad esser tardi. Tra pochi minuti il secondo sole sarebbe sorto, vanificando i suoi sforzi. Doveva fare presto se voleva che la sua missione andasse a buon fine. Cercò di divincolarsi, ma la presa dell’essere era ferma, d’acciaio. La flebile luce del primo sole faceva capolino tra il fogliame. Una luce brillò a pochi metri da lei: la sua spada! L’aveva persa nel momento in cui era riuscita a piegare l’essere. Ora doveva solo cercare di riprenderla. Tese il braccio in sua direzione. Le dita sfioravano appena l’elsa. Cercò di allungarsi ancora di più. Tese ogni tendine, ma non era alla sua portata. L’essere capì cosa lei aveva in mente. Strinse allora la presa sul suo collo. Elenor si sentì soffocare; l’aria passava con sempre maggiore difficoltà attraverso la sua trachea. Con un ultimo, disperato tentativo, Elenor graffiò gli occhi dell’essere e approfittando dell’effetto sorpresa del suo gesto, con l’altra mano riuscì ad afferrare la spada, mentre la bestia gettava la testa all’indietro in un riflesso condizionato. Elenor approfittò di quel momento per trafiggerlo. Gli inflisse la ferita mortale nel suo unico punto vulnerabile, in mezzo al petto. Dalla ferita cominciò a sgorgare il liquido denso e lucido di cui aveva bisogno. L’essere non emise alcun suono. Semplicemente, la guardava sbalordito. Lentamente si accasciò su di un fianco. Non c’era nessun segno di sofferenza nel suo volto. Anzi sembrava sollevato. Eleanor si rimise in piedi. L’essere continuava a guardarla. Elenor non riusciva ancora a credere di aver compiuto la missione. Prese la boccetta dalla sua bisaccia e la riempì con la linfa vitale del suo nemico. Prima del sorgere del secondo sole. L’avrebbe portata al mago che avrebbe guarito il regnante e la povera gente delle sue terre. La pestilenza finalmente sarebbe stata debellata. La bestia l’aveva portata, la bestia l’avrebbe portata via. La guardò ancora una volta. Gli occhi chiusi. Le squame che ne ricoprivano il corpo, ancora lucide. Il respiro debole ma ancora vitale. Le ali chiuse, ferite, inservibili. Le zampe artigliate vicino al petto, vicine alla ferita. La bestia aprì gli occhi e la supplicò con lo sguardo. Nei suoi occhi il desiderio di terminare lì la sua esistenza. Lei, elfo di nobile rango, a questo punto aveva il potere di dargli la morte o di salvarlo. Ne ebbe pietà. Lottò con la sua coscienza. Lottò con le immagini di atroce sofferenza che la bestia aveva inflitto alla sua gente. Si disse mille volte sì e mille volte no. Alla fine decise. Gli tese la mano tremante, mentre il secondo sole illuminava fieramente la sua terra.
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Il racconto di Francesca è senza titolo:
Per lunghi sette anni la Guerra dei Draghi imperversò sul Mondo Antico generando più vittime che vittorie.
Da una parte i Draghi e i loro alleati Elfi, dall’altra gli umani con cui si allearono Nani e Maghi.
Ghalin osservava la scena dall’alto. Non poteva più combattere. Aveva esaurito tutte le energie con la magia. Non aveva più forza fisica, ma soprattutto mentale.
Davanti ai suoi occhi scorrevano le immagini dell’ultimo scontro, quello finale. Quello che avrebbe finalmente nominato un vincitore.
Ma non vi furono né vincitori né vinti. Solo sangue…
Ghalin camminava su quello che fino a poco prima era un campo di battaglia. Ora solo un tappeto di cadaveri. Avanzava lentamente, gli occhi che si posavano da un corpo a un altro alla ricerca di qualche superstite. Nessuno era stato risparmiato.
Ad un tratto si fermò. Davanti a lui si stagliava un enorme sagoma scura. La salma di un drago.
La bocca aperta. Un lungo e profondo taglio sul ventre dal quale scorreva ancora sangue caldo. Le ali spezzate. Le squame ora di un verde spento. L’occhio sinistro aperto, di un verde brillante, vivo, su quel corpo senza vita. Da esso spuntava una lacrima.
Ghalin si avvicinò tremante. Allungò una mano e toccò la lacrima.
Un bagliore accecante nella mente e si sentì risucchiato in un altro luogo e in un altro tempo.
Fu un attimo che sembrò eterno, mentre un istante dopo era ancora lì. La mano appoggiata al drago laddove un secondo prima c’era la lacrima. L’occhio ora chiuso.
Senza accorgersene Ghalin cominciò a piangere. Un pianto silenzioso, senza sussulti o singhiozzi. Solo le lacrime a scorrere copiose sulle guance.
Adesso sapeva quanto fosse stato alto il prezzo di quella guerra, quale fosse il suo vero volto.
Fu così che Ghalin prese la decisione che per sempre avrebbe cambiato la sua esistenza. Giurò a se stesso che gli avrebbe dedicato la vita. Avrebbe dato tutto, perché nulla, neanche questo, poteva lavar via il peso per ciò che aveva contribuito a creare.
***
Non fu facile convincere il suo maestro. Tuttavia riuscì ad ottenere il suo aiuto.
Ricevettero il permesso di indire un’assemblea nella città di Lor. Vi avrebbero partecipato, non solo l’Ordine dei Maghi, ma anche i sovrani di ogni popolo, protagonisti della Guerra dei Draghi.
La loro proposta di un accordo di pace sconvolse i presenti, i quali presero a dargli contro. Poi cominciarono ad azzuffarsi tra di loro. Invano il maestro di Ghalin tentò di riportare la calma. Era iniziata una guerra fatta di insulti.
Non funzionerà mai pensò Ghalin.
Il peso che gravava sulle sue spalle si fece ancor più pesante all’idea di non poter far nulla per cambiare le cose.
Intanto nella sala la situazione degenerò. Molti sguainarono le spade. Gli Elfi tesero gli archi. I Draghi presero a ruggire.
…Poi tornarono alla mente le immagini, le parole, che premettero con più forza sulla coscienza di Ghalin.
Non devo arrendermi.
Iniziò piano, con incertezza. Le grida ricoprivano completamente le sue parole.
Poi, inconsapevolmente, il tono della sua voce si fece sempre più alto, finché non sovrastò le altre. Tutti nella sala si voltarono verso di lui.
Finalmente ottenne l’attenzione che meritava. Le parole ora fluivano con decisione.
I presenti abbassarono le spade, gli Elfi riposero gli archi, il ruggito dei Draghi si spense.
Ghalin non seppe spiegarsi come ci riuscì. Sapeva solo che la Pace di Lor fu firmata.
Ebbe inizio la Ricostruzione. Il Mondo Antico sembrò rigenerarsi come da nuova vita. Aveva finalmente trovato il suo equilibrio.
Eppure nessuno si sarebbe mai aspettato che questo equilibrio venisse nuovamente distrutto…
Pubblicato in Contest, I vostri racconti | | 4 Commenti »
scritto il Giugno 22nd, 2009 da alphabetcity
Prima di presentarvi altri due autori e altri due racconti che hanno partecipato al contest per incontrare Licia Troisi, permetteteci di farvi i nostri complimenti, a voi tutti che state seguendo e alimentando questo blog, per i vostri racconti e per i vostri commenti, sempre attenti, precisi e molto educati, e quest’ultimo punto ci fa particolarmente piacere.
Ma adesso torniamo alle belle lettere e partiamo con Carmela Lopez e il suo racconto che si intitola…
Ossimoro
Piume e fiamme s’intrecciano furiosamente, si sfiorano, si cercano… un ruggito e un melodioso invito alla lotta rimbombano nel palazzo, facendo tremare le colonne di marmo.
Una sosta per riprendere fiato. All’ingresso un ragazzo vestito di tenebre: camicia nera, cravatta rosso sangue, pantaloni di taglio elegante; gocce di sangue stillano dal suo capo abbassato, mescolandosi ai capelli scarlatti.
Alza la testa lentamente, scoprendo il volto: la pelle è di un colore innaturale, quasi grigio, sulla fronte spuntano due corna, i lineamenti sono perfetti, le labbra modellate in un sorriso. “Sei forte, tesoro.” Sibila fissando la ragazza dall’altra parte della sala. Gli occhi di lui sono tremendamente attraenti. I sussurri della notte, la lucentezza del petrolio… tutto è sciolto in quelle pupille, buchi neri che ti succhiano.
La ragazza vicino al trono, a una decina di metri di distanza, ha la fronte imperlata di sudore. Anche lei sembra divertita. “Grazie, amore. Anche tu ti sei distinto.” Ha un volto di porcellana su cui splendono due zaffiri, e i capelli scivolano sulle spalle come lacrime d’oro. Le sue ali, bianche di piume, sono spalancate. “Ma non avrai il trono, demonietto.” Sussurra scagliandosi contro di lui. La lotta continua con scatti melliflui, attacchi, ritiri, balzi e scivoli improvvisi… un arabesco di fiamme e raggi di luce ricama l’oscurità in cui è immerso il palazzo.
Furia, rabbia, eppure eleganza in ogni movimento. Come un ballo mortale, velato di un cupo romanticismo. A volte il demone ringhia, o l’angelo si abbandona ad una risata, e sempre più sangue macchia il pavimento. “Perché continui a combattere? Sai che vincerò!” Esclama lui, stringendo il braccio dell’avversaria. “Perché il trono del mondo deve appartenere ad un angelo.” Si divincola, allontanandosi dal demone con passo morbido e veloce. “Sai che le fiamme dell’inferno incendieranno gli umani, sai che bruceranno per sempre nel mio regno, perché continui a proteggerli?”
“Loro hanno ancora una speranza, finché io vivrò, finché io lotterò.” Lei scatta contro il demone, addentandogli la spalla e paralizzandolo. I suoi muscoli sono tesi, cercano di resistere al dolore di una ferita sulla coscia… lui la spinge via, ma l’angelo ha ancora fiato e combatte, e il demone anche se sanguinante non smette di lottare. Continuano a contrastarsi, a ferirsi… ma non muoiono. Infine, spossati e abbandonati al suolo, si stringono la mano, si guardano negli occhi. Si ammirano, incuriositi dalla natura diversa dell’altro, affascinati da quella tenebra così densa o dalla luce tanto bianca, attratti irrazionalmente dalle ali o dalle corna.
Lottano e amano. Si medicano le ferite a vicenda, aspettando che l’altro si rimetta in sesto per affrontarlo ancora, per studiarsi, per capirsi. Nessuno vince il trono, e il mondo resta diviso, logorato dalle fiamme infernali e illuminato dalla luce celeste. Ed è terribilmente bello.
Bello come una danza, ballata sul confine tra inferno e paradiso. Pericoloso come una lotta, affrontata da un angelo e un demone. L’ossimoro della natura umana.
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Il secondo racconto di oggi è opera di Isabel Maria Spigarelli che ci inebria con
Un soffio d’eternità
Le lacrime sgorgavano instancabili dai loro occhi. Perché tutto questo? Perché non poteva esistere la pace?
Ero seduta sulla rupe, aspettavo il segnale. Vedevo gli elfi che impugnavano i loro archi, abbattendo i miei compagni. Inutile dire che era impossibile che vincessero. Appena avessi ricevuto il segnale, sarei intervenuta io. Il vento mi scompigliava i corti capelli, ma non ci badavo. Tutto il mio corpo era teso, pronto a scattare; un solo fischio, e mi sarei abbattuta su di loro. Non sapevo il perché di questa guerra, sapevo solo che, arrivato il momento, io e Zyra avremmo posto fine alla loro vita, di tutti loro. Sarebbe stata la prima volta. Non avevo mai ucciso nessuno, e avrei preferito non farlo mai. Il bianco muso di Zyra si avvicinò al mio e cominciò a strofinarsi contro il mio petto; sebbene fosse la mia compagna giornaliera, ogni volta che la vedevo la sua bellezza mi incantava. Le sue squame color perla rilucevano alla luce del sole; oggi riluceranno di sangue, mi ritrovai angosciosamente a pensare. Con movimento quasi meccanico accarezzai il suo muso squamoso; non sembrava nervosa, eppure potevo sentire i suoi muscoli tesi sotto la mia mano. Sì, anche lei sapeva che quel giorno avremmo ucciso.
Mi pesavano le braccia, sentivo come se le forze mi abbandonassero, come se l’oscurità volesse inghiottirmi. Il mio arco mi pareva incredibilmente pesante, seppure fosse costruito con legno elfico, il più pregiato ed il più leggero. Oggi è il mio compleanno, pensai, angosciata. Ero ancora molto giovane, non volevo morire, non volevo uccidere. Eppure le mie mani continuavano tremanti a cercare le frecce e a scagliarle contro coloro che mi avevano insegnato a chiamare nemici. Perché continuavamo a batterci l’uno con l’altro? Sentivo che le forze mi abbandonavano, ma continuai ad eliminare i miei nemici, stremata. I miei lunghi capelli ramati era sporchi di fango e di sangue, e anche il mio cuore era sporco; e stanco, tanto stanco. Chiusi gli occhi sperando di svenire, di morire, qualunque cosa pur di fuggire da quell’inferno.
In mezzo alle urla, il dolore, la disperazione, un fischio squarciò il cielo, e tutto si immerse nel silenzio. Tutti seguirono con lo sguardo l’enorme drago perlato che si abbatteva sugli elfi, ma pochi notarono la ragazza minuta che lo cavalcava. I corti capelli neri della guerriera sembravano danzare al vento, lo sguardo inferocito ma alla volta pieno di sgomento. Tutto ciò che la gente riusciva a distinguere erano le fiamme che uscivano dalle fauci dell’affusolato animale. Nessuno notò neanche come i suoi occhi si incatenavano a quello di una giovane elfa dai lunghi capelli ramati. Di come entrambe si ritrovassero nello sguardo dell’altra, di come intorno a loro ci fosse una bolla di silenzio. Ognuna lesse nell’animo dell’altra, ognuna vide se stessa nella ragazza davanti a se. L’enorme drago bianco si fermò a mezz’aria, come se gli avessero sussurrato dolcemente di placare la sua ira. L’arco di legno elfico rimase immobile, non si alzò contro colei che cavalcava nell’aria. Per uno sprazzo di tempo cortissimo e alla volta interminabile, tutto tacque. E l’eternità si racchiuse in uno sguardo. Poi i loro occhi si separarono, e in ognuno di loro, le lacrime riempirono il vuoto lasciato da quel soffio d’eternità.
Le lacrime sgorgavano instancabili dai loro occhi. Perché tutto questo? Perché non poteva esistere la pace?
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scritto il Giugno 18th, 2009 da alphabetcity
Donne guerriere potrebbe essere il tratto che accomuna i prossimi due racconti.
Iniziamo con Il destino di Shary, scritto da Gloria:
Era il calar del sole ma Shary non voleva entrare al castello preferiva restare lì,sulla terrazza,a guardare il tramonto. Non desiderava essere la regina di Salfani in futuro,eppure non aveva altra scelta. Era in arrivo l’estate;un vento tiepido le sfiorava il viso,mentre dal parapetto ammirava quello spettacolo,il sole era quasi scomparso dietro la linea dell’orizzonte e sembrava che il vasto mare sottostante lo stesse facendo sprofondare nei suoi fondali marini. Le nuvole erano tinte di rosso e le acque blu intense brillavano agli ultimi raggi di sole. Shary stava lì,con gli occhi marroni scuri puntati sul tramonto e i capelli castani chiari mossi dal vento,che assumevano un riflesso rame ai raggi rossastri del sole. A un tratto,dall’orizzonte vide avanzare un piccolo puntino nero, poi però seguirono a quello molti altri e il mare ne fu quasi del tutto sovrastato. Shary non riusciva a capire cosa fossero,ma quell’immagine le metteva inquietudine. Un suono acuto la fece sobbalzare,erano le guardie che davano l’allarme dalla torre. Si trattava di un attacco nemico. Una grande flotta di navi avanzava. Di colpo,dal cielo sereno, spuntarono imponenti nuvole nere,grandi fulmini squarciarono il cielo e calò una fitta nebbia;poi,come dal nulla,apparve un immenso uragano sopra i confini del regno. In pochi secondi aveva sollevato in aria molte case e distrutto tutti i campi. Si levarono le grida di guerra dell’intera ciurma della flotta nemica.“Ma cosa…?”disse Shary indietreggiando;una mano le afferrò il braccio e lei si girò di scatto spaventata. Sua madre era molto tesa;gli occhi azzurri spalancati e fissi su di lei “dobbiamo andarcene da qui!” poi le porse una spada “Usala se necessario…” mormorò. Shary l’afferrò senza dire nulla. Aveva sempre desiderato impugnarne una. Seguì sua madre,che correva affannata davanti a lei,tirandola per un braccio,fin giù della grande scalinata del castello. Attraversarono il giardino reale, poi un piccolo bosco e in fine si ritrovarono di fronte a una palude “Che ci facciamo qui?” Shary aveva la voce che le tremava “Non è il momento di spiegazioni, vieni!” poi entrò nella palude e lei la seguì. Si sentì sprofondare nel fango putrido,era quasi impossibile avanzare;la nebbia le impediva di vedere con nitidezza le cose;sentiva solo la voce di sua madre che le diceva di seguirla. C’era un vento gelido. Sentì uno strano rumore provenire dall’alto,poi un intenso dolore alla spalla le mozzò il fiato;si fermò. Quando si voltò vide una lunga freccia nera conficcata. Con uno strattone se la levò;non era entrata in profondità ma le uscì comunque una chiazza di sangue denso. Sentì il dolore pervaderle tutto il braccio. Continuò a camminare a fatica nel fango. I nemici erano già sbarcati e ora stavano attaccando. Dopo un piccolo tratto vide davanti a se un grande masso con incisioni di scritte indecifrabili. La donna ci posò sopra le mani tremanti e pronunciò delle parole in rima e quasi cantate di cui Shary non riuscì a capire il significato ma quella cantilena le provocò un effetto calmante. Una luce la abbagliò . Si ritrovò in un luogo sconosciuto,davanti un enorme esercito capeggiato da un possente drago. Sentì subito un grande legame con lui. Il drago si rivolse alla principessa dicendole “tu, Shary, se nata da un uovo di drago e con le tue grandi doti,che ancora non conosci sei destinata a salvare queste terre dal maligno,colui che ha sferrato quell’attacco per ucciderti”. Ne rimase sconvolta. L’aspettava una grande guerra al fine della libertà del suo mondo.
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Ora il testimone dei racconti passa a Michela con il suo Il regno salvato:
Serafine è nella sua camera intenta a ascoltare musica .A un certo punto spegne l’i pod perché sente uno strano rumore?.Subito pensa a un uccello,allora guarda fuori dalla finestra ma non vide nulla,invece,girandosi,vide sul pavimento della sua stanza c’è un’enorme buco senza fine da cui ne esce uno strano tipo.
’Serafine?’
‘Sì sono io..e tu chi sei?’
’sono un messaggero e vengo per dirti che sei attesa da sua Maestà..vieni con me.’
Srafina ebbe paura, ma andò lo stesso.
Attraversato il vortice nel pavimento Serafine fu catapultata in una dimensione parallela alla sua,molto più luminosa e bella rispeto quella del mondo normale.
‘Vieni?presto!’disse il messaggero ansioso.
Andarono in un castello enorme e bellissimo e da lì le venne incontro una ragazza poco più grande di lei.
‘ Tu sei la prescelta e tra poco ,insieme a un tuo simile ti manderemo a Misser,là ci dovrai salvare’
‘ma??ma io??’ Serafine non capiva:perché prescelta? Perché diceva che c’erano altri suoi simili?
In un baleno fu di nuovo mandata in posto desolato, e solo dopo un po’ vide un ragazzo, e gli si avvicinò.
‘Dove ci troviamo?’ chiese in un modo che neanche lei sapeva descrivere.
‘ Ne so quanto te, mas penso che ci abbiano mandato qui per combattere’.
‘Combattere..contro che cosa?’chiese terrorizzata Serafine.
‘Shh’ zitta. Hai sentito? Vieni, seguimi.
Fu allora Serafine lo vide poco ma bene, era enorme assomigliava a un gigante ma non aveva contorni umani.
‘Guarda!!!!’
Troppo tardi il mostro aveva già attaccato, colpì SErafine con un globo luminoso che avrebbe duvuto disintegrarla,,invece..
‘Ma che cos’è questo globo che ti circonda??’ chiese il ragazzo stupefatto
‘Non lo so, aspetta?forse noi possiamo abbiamo..’
‘..dei poteri.!!! Come hai evocato la barriera’
‘ Ci ho pensato,cioè ho pensato a una barriera’
‘ok ,concentriamoci’
‘ma aspetta tu chi sei,come ti chiami?’
‘Riccardo, ..tu?’
‘Serafine’
Improvvisamente Serafine parrve saper controllare alla perfezione i suoi poteri, perché si mise a volare e lanciare globi luminosi,che però non centravano in pieno il bersaglio.
‘Muoviti!!!Dammi una mano!!!’
A quel punto anche Riccardo si concentrò, spiccò il volo e andò ad aiutare Serafine.
Continuarono così per un po? ma alla fine decisero che non si poteva continuare così
‘Dobbiamo trovare una tattica,perché quel ?coso ci ammazza se continuiamo a sprecare energie così’
‘Hai ragione’’ma hai anche un piano??’
’Sì’
‘Wow sei più intelligente di quanto credessi’
‘ Piantala di dire scemenze!! Allora i nostri poteri avranno un’origine un cuore ‘
‘ E allora?’
’io dico di avvicinarci e poi concentrare i nostri poteri in un unico colpo decisivo.ok?’
‘Va bene’
Serafine e Riccardo si avvicinarono più in fretta che poterono,si concentrarono e eccolo!Tutto fu avvolto da una luce intensissima e il mostro ,che aveva continuato ad attaccarli,si accasciò a terra e si disintegrò.
‘ Alla fine ce l’abbiamo fatta!’disse Riccardo trionfante,ma vedendo com’era ridotta Serafine si preoccupò tantissimo,perchè aveva graffi dappertutto.
‘Serafine!!!’
In quel momento la terra tremò e si trovarono nello strano palazzo di prima.Serafine e Riccardo videro la folla che li acclamava,poi furono portati in ospedale e curati entrambi.
2 settimane dopo
‘Sai’ alla fine del combattimento mi sono accorto di una cosa..tu..ecco’.?disse Riccardo arrossendo.
’Lascia stare’
Serafine si avvicinò a lui e lo baciò appassionatamente,perché in quelle poche ore di combattimento,per loro erano state come lunghe come un anno e sembrava si conoscessero da tanto tempo.
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scritto il Giugno 17th, 2009 da alphabetcity
Ogni tanto, tra i vari racconti vi proponiamo una chicca d’approfondimento, come il post su Thuban. Il mondo di Licia Troisi ha la particolarità di unire fantasia a leggende e a luoghi ed elementi reali. Ecco perché ci piace indagare l’origine dei nomi e dei luoghi de La ragazza drago.
Ma proseguiamo con i racconti e passiamo a Benedetta che ci ha inviato I Fenrir:
I tronchi erano screziati dai raggi del sole che penetravano le fresche degli alberi. Da una grossa foglia di quercia stillavano goccioline di rugiada fresca, mentre finalmente il sole si levava in cielo. La foresta era immersa in una quiete sospetta e inquietante. Qualcosa era successo quella notte…
-è morto?-
-controlla-
Kate rivolse un’occhiata supplichevole a Will, prima di costringersi a girare il corpo. -ah!- esclamò con un urlo, coprendosi il volto e cadendo sulle ginocchia. –tranquilla, è morto- . Sentì una mano posarsi sulla sua spalla, si voltò e vide che Will gli sorrideva contento. Come avrebbe voluto spiegargli che era quella la cosa che l’aveva spaventata! La nausea e i conati di vomito l’assalirono, mentre lei osservava il volto pallido del cadavere contorto in una smorfia di dolore e i capelli coperti da sangue rappreso. Un’enorme taglio gli lacerava la faccia, lì dove il Fenrir l’aveva colpito. E dire che nulla sarebbe successo se tre giorni prima fosse rincasata al solito orario. Ricordava ogni cosa: stava correndo sotto la pioggia battente, i vestiti fradici e il respiro affannoso. Era in una ritardo pazzesco! Si fermò un secondo, ansimante,e rivolse uno sguardo alla luna piena che rischiarava la notte, con quel suo tenue pallore. Le arrivò alle narici un insopportabile odore che la mise a disagio. Kate arricciò il naso, mentre s’avventurava nel vicolo dal quale proveniva quel tanfo. Non una mossa particolarmente geniale, visto già l’orario folle, e nemmeno tanto da persona sana, con quei tipi che s’aggiravano di notte. Ma che ci poteva fare? Era una ragazza tremendamente curiosa e sprezzante del pericolo, lei!Che si trattasse del più grande errore della sua vita lo scoprì solo in seguito, quando un uomo le stramazzò ai piedi con gli occhi cerulei e un fiotto di sangue che gli sgorgava dal petto. L’urlo le se smorzò in gola. Sentì le viscere contrarsi e la paura attanagliarla nella sua morsa, stringendola e immobilizzandola. Scappa!Si disse, ma le sue gambe rifiutavano di staccarsi dal suolo. –ma, guarda! Non mi avevi detto, Will, che avevi ordinato anche il dessert!-
-infatti non è opera mia-
-eh?? E allora da dove salta fuori questa marmocchia?!-
Kate staccò lo sguardo dal morto, per posarlo su due enormi lupi neri. Sconcertata, batté più volte le palpebre. Ecco, a forza di sognare avventure favolose, era impazzita. I due lupi la squadravano dall’alto in basso, con sguardo truce. La cosa peggiore era che le due illusioni sembravano così tremendamente nitide, così vere da poterle toccare! Ma Kate sapeva bene che stava sognando. Eppure, quando uno delle due belve le saltò sopra, smorzandole il respiro, il dolore che provò all’urto fu più che reale. –sai cosa siamo?- domandò la creatura con una voce cristallina, da ragazzo. Sentì il pesante alito sul collo. –un sogno troppo bello per essere vero- rispose Kate, in un filo di voce. Solo un bellissimo sogno… o incubo?Il lupo esplose in una clamorosa risata: -siamo veri- disse rassegnato –e siamo due Fenrir-…
Fenrir,un colossale lupo semidivino della mitologia nordica. Kate aveva appreso che ve ne erano pochi esemplari. Will era uno di essi ed era stato costretto a subire quell’orribile maledizione. Come adesso toccava a lei perché, se li scoprivi, o entravi nel branco o venivi ammazzato. Ardua decisione. -Andiamo, Kate- la chiamò Will, aiutandola ad alzarsi. Kate si mise in piedi. –tranquilla, ragazzina,ora sei ufficialmente nel gruppo. Nessuno ti farà del male- Will sorrideva ancora. Kate ricambiò incerta il sorriso: certo,sarebbe stata lei,ora,quella a fare del male.
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Il secondo è di Letizia:Cenere.
Successe tutto come in un sogno.
Aveva estratto la spada automaticamente, come se la sua mente si fosse a un tratto spenta, senza che la sua volontà influenzasse i movimenti del suo corpo.
I tre uomini che la fronteggiavano non ebbero via di scampo, non si aspettavano un attacco diretto e per di più da parte di una ragazzina.
Lei e Haikel erano in viaggio da ormai un mese e più si avvicinavano alle terre dell’ovest più i pericoli lungo la strada aumentavano.
Quella notte, durante il suo turno di guardia, i tre uomini, probabilmente tre banditi e per di più ubriachi, si erano avvicinati con i pugnali sguainati al loro giaciglio con l’intenzione di derubarli e magari anche di ucciderli ad opera terminata.
<< Cosa ci fanno due ragazzini tutti soli di notte in questo luogo?>>
L’odore di alcool del loro fiato era percepibile anche a distanza.
Nel frattempo Haikel si era svegliato e si era messo accanto a lei con il pugnale sguainato. Stava per dire qualcosa quando lei perse il controllo.
I banditi non ebbero neanche il tempo di provare a difendersi o a fuggire. Con fluidi movimenti tagliò la testa al primo, trapassò da parte a parte il secondo e ridusse a brandelli il terzo.
Il sangue che zampillava dalle loro ferite andò a imbrattare il suo volto e i suoi vestiti.
Quando tornò in sé, vide con orrore ciò che aveva fatto.
I tre uomini giacevano dinanzi a lei in posizioni scomposte, la chiazza di sangue sotto di loro piano piano si andava espandendo.
Haikel la stava guardando con un’espressione sbigottita, era sbiancato e sul volto aveva dipinta una muta domanda: perché?
Anche lei lo guardava, ma la consapevolezza di ciò che aveva fatto l’aveva completamente svuotata, non aveva neanche la forza per muoversi, allora Haikel si mise a gridare:
<<Perché? Dannazione perché l’hai fatto, che bisogno c’era di ammazzarli?>> Ma lei non sapeva cosa rispondere, una cieca disperazione si stava impadronendo di lei e le opprimeva il petto.
All’improvviso lasciò cadere la spada insanguinata e corse verso il bosco.
Corse come non aveva mai corso in vita sua. La disperazione si tramutò in rabbia e in un folle odio verso se stessa.
Dopo quelle che parvero ore si fermò, esausta, appoggiata al tronco di un albero, ma la rabbia che le ribolliva dentro non accennava a diminuire. Non riuscì a controllare il flusso di magia e l’albero cui si era appoggiata prese immediatamente fuoco.
Si inginocchiò e lo guardò bruciare. Era un albero davvero grande e il fuoco magico, più potente di quello naturale, impiegò parecchi minuti per consumarlo. Quando anche l’ultima scintilla si spense lei si avvicinò e fece scorrere la cenere tra le dita.
<<Hei.>> Haikel l’aveva raggiunta, sembrava essersi calmato e le parlava con tono tranquillo e accorato.
<<Quando ancora vivevo con la mia famiglia mio nonno utilizzava la cenere del camino per fertilizzare la terra dell’orto.>> si avvicinò con calma e le si inginocchiò accanto, poi prese un po’ di cenere tra le mani e gliela mostrò.
<<Sei ancora in tempo per far nascere qualcosa da questo, devi solo lavorare per riuscirci.>>
Lei rimase profondamente colpita da quelle parole e per la prima volta sentì i suoi occhi farsi umidi e un liquido caldo scenderle sulle guancie.
Per la prima volta stava piangendo.
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scritto il Giugno 17th, 2009 da alphabetcity
Buongiorno! Iniziamo la giornata con un’altra scorpacciata di bellissimi racconti!
Il primo è stato scritto da Eleonora, il suo titolo è Memorie:
Non ho mai provato veramente la sensazione di essere a casa come qui. Non mi sono mai sentita tanto amata come qui. Non ho mai avuto una vera famiglia se non qui.
Qui. Ad Alalia. Un mondo di cui non conoscevo neanche l’esistenza. Esattamente sovrapposto a quello degli uomini, ma invisibile ai loro occhi.
Stupendo. La natura regna incontaminata con i suoi abitanti . Niente rifiuti, fabbriche e fumo grigio di città. Qui puoi passeggiare a piedi nudi, nuotare nell’acqua cristallina e danzare tutta la notte con le driadi.
Se penso che non sapevo neanche di essere nata qui mi si stringe il cuore. Per tanto tempo ho pensato di essere uguale ai miei compagni di scuola, solo un po’ diversa nell’aspetto fisico.
Da sempre i miei capelli rossi, i miei occhi neri e la voglia sotto al piede che ricorda una A, tutto di me ricordava questo posto e mi richiamava a lui.
Come se quella voglia fosse un messaggio: “tu sei mia”.
Venni a saperlo dai miei genitori, decisero di parlarmene dopo il divorzio poiché mamma voleva tornare e papà invece voleva continuare a vivere sulla Terra con me. Li ho apprezzati moltissimo per avermi lasciato libera di scegliere, senza imposizioni. Ma era inevitabile che per curiosità scegliessi di andare con mamma. Mi ripromisi che qualsiasi cosa fosse sarei tornata, ma non la lasciai più.
Arrivai confusa e anche un po’ arrabbiata, ma la vitalità di quel luogo me lo fecero amare. Fu bellissimo incontrare i nonni che credevo morti, gli zii, i cugini, amici di famiglia; insomma, affetti che mi erano mancati fino a quel momento e che credevo in Norvegia.
Ma la nostra sparizione aveva creato delle domande a cui non era possibile dare risposte. Papà provò ad avvertirci, ma a quel punto la notizia divenne un caso di cronaca e alla fine gli uomini scoprirono tutto.
La guerra esplose. Ora l’uomo voleva dilaniare Alalia come aveva dilaniato il suo per secoli. Tutto per la sua insaziabile voglia di potere.
Fu orribile, ma quel mondo di pace si preparò ad affrontare uno scontro in campo aperto. Anch’io decisi di combattere al fianco della mia famiglia: non potevo accettare che la Mia terra fosse distrutta.
Il sangue si riversò per mesi da ambo le parti. Non finiva mai. Ad ogni battaglia un luogo di Alalia veniva distrutto e con esso un pezzetto del cuore dei suoi abitanti.
Le perdite furono migliaia, ma vincemmo Noi: umani di Alalia, driadi, chimere, nani, Ent, elfi….tutti. Più le perdite salivano più il nostro odio verso gli invasori cresceva e fu la rabbia a darci la forza di sconfiggerli.
Nonostante questo però, per me la guerra ha solo un merito, è vergognoso lo so, ma senza di essa non avrei trovato l’Amore.
Se non ci fosse stata la guerra non sarei andata nel campo nord il giorno in cui incontrai Ace. O meglio, il giorno in cui gli andai addosso per sbaglio. Ci furono le presentazioni, un’amicizia sincera e un amore fiorito all’improvviso. Non so se fu per il bisogno di sentimenti belli che mi innamorai di lui, però capii che non avrei mai potuto rinunciare a lui, mai. Era il pezzo mancante di me, il mio complementare, tutto quello che a me mancava.
Ora è proprio da questo amore che traggo la forza per alzarmi dal letto la mattina, aprire la finestra e trovarmi di fronte ad una terra devastata e ferita dalla guerra. Ma con l’energia che dona ogni singolo abitante per ricostruire Alalia so che ce la faremo. La speranza di rinascita ci accomuna e ci farà risorgere dalle ceneri di ciò che è stato.
Ma rimane una sola cosa che non si può riparare. Oramai il rancore verso la razza umana che abita la Terra è uno squarcio nella nostra memoria e non si può cancellare. Non più.
Credo che non appena saremo più forti raccoglieremo le armi nuovamente, ma stavolta ad attaccare saremo noi, per vendetta. Loro la pagheranno per aver distrutto la nostra casa.
È meglio che si preparino.
Parola di Evihan.
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Piaciuto?
Il secondo ha per titolo La guardiana ed è opera di Danilo:
Il sole era calato ormai da un’ora quando bussarono alla porta.
Drinka era al piano di sopra. Stava sistemando i libri e le pozioni nei bauli. Indossava solo una vestaglia da camera argentata, che lasciava intravedere il corpo snello e tonico.
- Il negozio è chiuso, mi dispiace! – Urlò, l’accento straniero
Bussarono di nuovo, con più forza.
Decise di scendere per dare un’occhiata. Con passo agile fece gli scalini a due a due e si ritrovò nell’ingresso buio. Accese le lampade col solo gesto della mano.
Le luci soffuse illuminarono la ragazza, poco più che ventenne, dalla carnagione scura. I capelli le scendevano fin sotto la schiena, neri come l’ebano.
Si avvicinò cautamente alla porta e sbirciò dallo spioncino: non c’era nessuno.
Drinka fece per girarsi, quando sentì di nuovo bussare.
- Ho detto che il negozio è chiuso. Tornate domani! -
Fu un attimo. La porta fu buttata giù da una bestia di dimensioni gigantesche.
- Strega! - Tuonò l’essere, avanzando di qualche metro. Era rosso come il sangue rappreso, e grosso quanto un iceberg. Gli occhi erano neri, e il naso, due fessure larghe incise nel volto.
- C… Cosa vuoi? - La ragazza indietreggiò rapidamente, cercando di ricordare se aveva lasciato qualche pozione utile nelle vicinanze. - Esci immediatamente da qui, mostro! -
- Muori, strega! - L’orrenda creatura si gettò addosso a lei, le mani possenti pronte a strangolarla.
- Arderer! - Il globo di fuoco lo colpì in pieno volto, fermando il suo attacco.
- Tutto qui?! - Il gigante si riprese in un secondo. - Ora ti faccio a pezzi. E poi prenderò la pietra. D’accordo? -
Speriamo che funzioni.
- Arderer! - la fiammata si spense contro la mano del demone.
Drinka tremò per un istante. La distrazione bastò all’avversario per coglierla di sorpresa, e bloccarla contro il muro.
- Dove l’hai nascosta? - L’alito sapeva di marcio.
- Non te lo dirò mai! - Il tono di sfida sembrava non avere effetto.
- E’ così, eh? Allora non mi lasci altra scelta. Adesso io… -
Piano B!
- Ibaremas Aroch Beacan! - Una luce fortissima esplose vicino a loro accecando la creatura, che allentò la presa sulla ragazza.
Drinka non perse un secondo. Si fiondò su per le scale e si chiuse in camera, sigillando la porta con un incantesimo.
Mise a soqquadro la stanza, cercando le sue cose. Prese un borsone e vi buttò dentro vestiti, libri e qualche barattolo e se lo mise a tracolla.
Spalancò la finestra, inspirò a fondo e mormorò: - Caeli - .
Si ritrovò a fluttuare a mezz’aria, senza peso. Uscì dalla camera con un balzo e si ritrovò nell’aria fresca del piccolo paese di campagna.
Qualcuno, nelle case vicine, si era svegliato sentendo i rumori dello scontro.
Mi mancherete tutti, pensò Drinka, dando un ultimo sguardo alle piccole abitazioni.
Poi, quasi singhiozzando, urlò: - Adirand! -
La casa prese fuoco all’istante. L’incendio l’avrebbe divorata in pochi minuti, portandosi via il demone e tutti i ricordi di quel breve periodo di pace.
E’ finita, anche questa volta. Piangendo, si diresse verso un punto a caso, alla ricerca di una nuova dimora.
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