Archivio articoli contenenti il tag: ‘magia’
scritto il Giugno 17th, 2010 da alphabetcity
Che bello! A distanza di un solo giorno dalla nostra richiesta è già arrivato il vostro primo (capo)lavoro!
Ecco qui l’opera di Arianna, che ne dite, vi piace? A noi tantissimo!
Naturalmente aspettiamo tantissimi altri artwork. Non deludeteci!

Pubblicato in Fan Art | | 13 Commenti »
scritto il Giugno 11th, 2010 da alphabetcity
Sofia e Lidja possono sfruttare il potere dei draghi, dei cristalli e degli oggetti magici; perché non provare a fare, almeno in parte, come loro? Fai questo test, scopri se sei più simile a Lidja o a Sofia e qual è il gruppo di pietre più adatto a te. (Se sei un maschio puoi fare lo stesso il test: si basa solo su affinità caratteriali!)
Domande
1) Giornata di sole estiva:
a) Tutti al mare! Così sfodero il mio fisico da spiaggia.
b) Non mi importa dove andiamo, l’importante è divertirci!
c) Scegliamo un posto con l’aria condizionata … così non devo scoprirmi troppo!
2) Sei sicuro/a di dover fare qualcosa ma proprio non ti ricordi cosa:
a) Ecco, lo sapevo, è successo di nuovo!
b) Io non ho mai questo tipo di sensazione: ho un’ottima memoria!
c) Poco male, segno sempre tutto sul diario o sull’agenda!
3) Nelle situazioni di difficoltà:
a) Inspirare. Espirare. Inspirare. Espirare. Ora ci siamo!
b) Forza! Scattare! Non perdiamo tempo!
c) Mi viene da piangere (ma tanto prima o poi la forza di reagitre la trovo…)
4) Tu e lo studio:
a) Gli altri sono tutti più bravi di me
b) Con pazienza e un po’ d’impegno niente è insormontabile!
c) Che problema c’è? Mi basta leggere per imparare!
5)Vuoi far capire ad un tuo amico o ad una tua amica che in realtà ti piace molto:
a) Per cortesia evitiamo queste cose melense
b) Scrivo un bigliettino o organizzo un pomeriggio speciale da passare solo noi due
c) Starai sicuramente scherzando!
Punteggi
Domanda 1)
a) 3
b) 2
c) 1
Domanda 2)
a) 1
b) 3
c) 2
Domanda 3)
a) 2
b) 3
c) 1
Domanda 4)
a) 1
b) 2
c) 3
Domanda 5)
a) 3
b) 2
c)1
Profili
DA 5 A 8: Sei più simile a Sofia
Onice
L’onice è anche definita come la pietra dell’autostima in quanto infonde coraggio ed autostima a chi la indossa.
Ambra
Ha la proprietà di assorbire la negatività e di favorire la concentrazione, è quindi consigliato soprattutto a chi studia
Ematite
Ha la proprietà di concentrare in sé la luce dell’universo e manifestarla a livello terreno: chi la indosserà vedrà rinvigorire la propria energia, mentale e fisica.
DA 9 A 11: Tra Lidja e Sofia: il giusto equilibrio
Opale
Schiarisce le idee e rafforza la memoria.
Turchese
Ha la capacità di allontanare le energie negative, e sviluppare la capacità comunicativa di chi la indossa
Quarzo rosa
Addolcisce i sentimenti, lo sguardo e sprigiona le energie positive.
DA 12 A 15: Sei più simile a Lidia
Ossidiana
Allontana la sfortuna ed è adatta a chi è eccessivamente razionale perché affievolisce l’eccessivo autocontrollo.
Acquamarina
Funziona come una sorta di “bilancia” in grado di armonizzare il fisico e la mente.
Zaffiro
Ha un particolare effetto calmante, agisce sugli impulsi e sugli scatti d’ira.
Allora? Quali sono le pietre che fanno per voi? A chi somigliate di più? Scrivetecelo nei commenti e confrontate i vostri risultati!
E se i test vi piaccioni fatecelo sapere: ne metteremo altri.
Pubblicato in Test e sondaggi | | 17 Commenti »
scritto il Luglio 6th, 2009 da alphabetcity
I nuovi oggetti magici sono rappresentati da un’immagine fotografica di una scatola realmente costruita e da uno schema (che noi abbiamo suddiviso in due parti per ragioni di chiarezza e di grandezza).
È bello vedere come ciascun partecipante esprima a suo modo la creatività: basta un po’ di fantasia per vedere la propria opera pubblicata sul blog de La ragazza drago…
Andrea ci ha inviato la fotografia dello Scrigno Rivelatore costruito da lei stessa:

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E poi l’Amuleto di Arianna: è uno schema con tanto di descrizione dettagliata:
 
Pubblicato in Contest, I vostri oggetti magici | | 34 Commenti »
scritto il Luglio 1st, 2009 da alphabetcity
Ed ora due racconti belli lunghi.
Il primo è di Francesca:
Notte scura. La luna piena in cielo illuminava il sentiero nel bosco quel poco che bastava per vedere la strada davanti a sé. Due ragazzi stavano correndo a perdifiato, inseguiti da qualcosa di terrificante. Orribile.
Arrivarono in una radura nascosta e si fermarono per prendere fiato. Ma ecco alle loro spalle sopraggiungere una nube nera. -Dannazione!- gridò il ragazzo.
Il vortice nero cominciò ad ingrandirsi, pronto a risucchiarli. I due ragazzi si strinsero e iniziarono a gridare, dalla paura e per disperazione.
Lentamente, una luce cominciò a fuoriuscire dal loro petto. Dapprima i due giovani sentirono un grandissimo senso di fatica, poi tutto si fece più tenue fino a diventare incolore. Buio.
Era giorno all’accademia. Atkins stava andando a fare colazione, trotterellando giù per le scale. Era un ragazzo di quindici anni e viveva all’accademia da quando ne aveva cinque. I suoi genitori lo lasciarono li una scura notte di luna piena. Mentre scendeva le scale, il ragazzo si accorse di avere uno stivale slacciato e si accovacciò per risistemarlo. Si era fermato davanti alle stanze di Alec, il suo maestro, il suo mito, ma prima di tutto colui che considerava come un padre. Era stato lui a prendersi cura del piccolo Atkins e a insegnargli l’arte della spada, considerandolo a sua volta come un allievo, come un amico ma soprattutto come un figlio.
Finchè si allacciava lo stivale, il ragazzo vide l’inconfondibile bagliore dell’armatura blu di Alec. Era un’opera d’arte: il colore, talmente intenso, sembrava un pezzo di cielo notturno e il riflesso della luce faceva come apparire piccole stelle bianche attorno alla corazza, facendo apparire il cavaliere forte e imponente. Tuttavia la parte migliore era la spada, anch’essa con l’elsa blu e la lama, precisa e sottile, di un bell’azzurrino. Oltre a vedere l’armatura, Atkins udì anche la voce del maestro –Non dovevate tornare qui… ci state mettendo tutti in pericolo…- -Ci dispiace- intervenne un uomo –Non avevamo altra scelta a quanto pare… gli antichi ci hanno mandato qui con quel preciso incarico e noi non possiamo che compierlo, altrimenti il destino del mondo potrebbe non avere più futuro…-. Il discorso si faceva interessante e Atkins si avvicinò piano alla porta –Lui si fida di te…e anche noi- disse una donna. Entrambi gli interlocutori dovevano avere pochi anni più di Atkins. –Cosa dovete fare- disse Alec – Dobbiamo andare…-. -Che fai? Origli per caso?-. Una voce alle sue spalle lo prese di sorpresa e il ragazzo sobbalzò, facendo gli ultimi gradini col fondoschiena. –Shirley- disse con falso tono di rimprovero, prima di scoppiare a ridere assieme alla ragazza. Era la sua migliore amica, erano sempre andati d’accordo. Lei era l’unica ragazza che frequentava l’accademia per diventare un grande arciere come fu il padre, morto in battaglia. Lui era l’unico ragazzo della sua età ad avere degli strani simboli sulla spalla destra, come una specie di tatuaggio. Due diversi, in qualche modo simili.
Atkins si risistemò i vestiti, si scostò i capelli biondi dagli occhi verdi e guardò la ragazza. Aveva anche lei i capelli biondi, ma più chiari di quelli del ragazzo, gli occhi azzurri e un bel viso regolare. Vestiva con un corpetto e una gonna corta, bianchi con dei ricami rossi. Atkins aveva dei pantaloni in pelle bianchi e un gilè nero che evidenziava la forzuta corporatura del giovane.
Si sorrisero e s’incamminarono verso la sala da pranzo dell’accademia.
Stavano discutendo al loro tavolo, dopo aver mangiato, quando arrivò tutto trafelato un ragazzino che aveva appena incominciato gli studi per diventare cavaliere –Il sommo Alec vi cerca, signor Atkins… ha detto che si tratta di una questione di estrema importanza e urgenza-. Il ragazzo quasi impallidì. Che avesse scoperto che stava ascoltando quella conversazione con i due sconosciuti? Assieme alla ragazza si alzò da tavola, e insieme al ragazzino, andarono nelle stanza di Alec. –Lasciaci soli- disse rivolto allo studente che si dileguò immediatamente, assieme alla ragazza.
. –Atkins- disse guardandolo negli occhi –Devo affidarti una missione importante- esitò -Pericolosa- la sua voce tremò per un istante e poi, dagli occhi del maestro cominciarono a uscire grossi lacrimoni. Abbracciò il ragazzo e si lasciò andare alla commozione. Atkins non aveva mai visto il suo maestro piangere, e tanto meno per via una missione pericolosa che era agli ordini del giorno. Dopo quel momento di grande sensibilità e affetto nei confronti dell’allievo, Alec si ricompose e sorrise al ragazzo –Comunque sia, ho fiducia in te…- poi fece entrare Shirley.
- Come ho già anticipato al tuo amico, devo affidarvi una missione di massima segretezza e pericolosità… alle macerie del tempio di Drion, il dio degli antichi- a sentire quel nome i due ragazzi si guardarono interrogativi –Drion è la divinità principale e suprema adorata dalla nostra popolazione fino a prima della vostra nascita. Un giorno però, Crion, suo fratello, si impossessò del suo spirito, usando i poteri acquisiti per diventare un mostro di crudeltà e potenza. Cominciò a perseguitare la popolazione allo scopo di farli diventare suoi schiavi e sterminò tutti coloro che avrebbero potuto distruggerlo. Riuscì in questo intento, ma solo in parte: inseguì i suoi ultimi possibili avversari in una radura ma lo sorprese una luce e di lui non si seppe più niente. Né di lui né dei suoi oppositori-. A questo punto i tre sentirono una porta aprirsi ed ecco entrare due ragazzi. Un uomo e una donna. Avevano entrambi sui venti anni, il ragazzo aveva i capelli biondi e gli occhi scuri, mentre la ragazza aveva i capelli color nocciola e gli occhi verdi smeraldo. Avevano un che di famigliare, pensò Atkins. – Questi sono Dwight e Lynn - li presentò Alec – Questi invece sono Atkins e Shirley -. Il ragazzo si avvicinò lentamente ad Atkins, e, dopo averlo studiato un po’ fece un tenero sorrisino. Lynn invece stava già sorridendo. – Tornando alla missione – intervenne Alec – Il nostro compito è quello di proteggerli e aiutarli nello svolgere il rito di imprigionamento su Crion, prima che riesca a raggiungere la nostra dimensione e riportare il caos nel nostro mondo… partiremo questa notte, quindi vi consiglio di riposarvi per oggi -. E con queste parole li lasciò andare.- Shirley – disse il ragazzo – Alec ha pianto per me prima di affidarci la missione, dicendo che era estremamente pericolosa…-. La ragazza si fermò, lo squadrò e gli disse – A te non sembra abbastanza pericoloso affrontare antichi demoni con l’uso della magia? Non si scherza con queste cose Atkins…- e così dicendo si separarono per andare a riposarsi. Era volato così il pomeriggio.
A mezzanotte si ritrovarono nell’atrio dell’accademia per poi partire tutti insieme. Dopo un breve tragitto nel bosco, arrivarono in un’antica radura che aveva una specie di altare al centro, tutto ciò che rimaneva del tempio. – Noi ci metteremo qui sopra per recitare la litania e richiamare Crion, voi dovete fare attenzione a non farvi uccidere dagli altri demoni, suoi aiutanti, che usciranno dal vortice dimensionale. Quando uscirà Crion, a te Atkins l’onore di ucciderlo-. Il ragazzo rimase senza parole, ma qualcosa gli diceva di accettare questa strana decisione da cui sarebbe dipeso l’esito della missione. A questo punto, i due ragazzi si sistemarono sull’altare e cominciarono a recitare una lenta e inesorabile filastrocca. All’improvviso si aprì un vortice nero, dal quale cominciarono ad uscire mostri di ogni genere:volverine, bestie alate, creature mostruose e deformate che uscivano a frotte dal misterioso turbine scuro. Atkins combatteva da bravo spadaccino, Shirley uccideva a uno a uno tutte le belve alate con il suo arco e Alec si batteva da gran cavaliere che era. Ad un tratto, tutto divenne silenzioso. Un mostro enorme, nero come la pece e mostruoso uscì dal vortice. Tutte le creature si dileguarono, lasciando senza fiato i tre guerrieri. Crion.Era alto più di cinque metri ed era completamente nero, gli occhi erano iniettati di sangue, carichi di odio. Si guardò intorno e ruggì possentemente alla vista dei due ragazzi, ma si sorprese nel vedere Atkins. La sua risata malefica entrò nelle orecchie del ragazzo, che si immobilizzò e perse la spada. – Atkins!-. Alec urlò disperatamente, e corse verso il suo allievo, incontro al mostro. Una zanna lo passò da parte a parte, invece che trafiggere il suo allievo. Il suo ragazzo.
A quella vista, Atkins tornò in sé. Una furia cieca lo assalì. Il tatuaggio nel braccio si illuminò di una luce bianca intensissima. Gli occhi corrucciati, uno sguardo sicuro e determinato, tanto che il mostro indietreggiò. Dal palmo del ragazzo uscì una lucente spada argentea, magnifica e perfetta. Con uno scatto agile e deciso, tagliò il mostro in due, senza lasciargli il tempo di un lamento. Poi Atkins fu pervaso da un forte senso di stanchezza. – Se va via Alec, io andrò con lui-. E la notte ridiffuse la sua oscurità anche nella vecchia radura.
La prima cosa che vide furono le facce dei due giovani. – Ben svegliato – disse con tenerezza Lynn. Gli sarebbero anche stati simpatici se non avessero lasciato morire Alec. A questo pensiero gli venne da piangere – Devo dirti una cosa – disse Dwight – Noi non apparteniamo a quest’epoca, veniamo dal passato… siamo i tuoi genitori - - Il mio maestro è morto a causa vostra, e mi dite anche che siete i miei genitori…che sfacciati!- - Sappiamo di averti fatto soffrire, sia da bambino quando ti abbiamo lasciato qui, sia quando abbiamo messo in pericolo la tua vita contro Crion, ma forse possiamo riscattare le nostre colpe, almeno in parte- disse Lynn.
A quelle parole, Atkins scoppio a piangere e abbracciò forte la madre e il padre. Per la prima volta poteva dire di avere una famiglia, anche se in quel momento, mancava il componente più importante. – Dopo la sconfitta di Crion, Drion si è risvegliato e, su nostra richiesta, ha concesso uno scambio: le nostre anime si libreranno nel suo regno di pace, invece quella di Alec può tornare sulla Terra per portare a termine il suo compito: farti da genitore meglio di quanto siamo stati in grado di farlo noi. Siamo venuti a salutarti per l’ultima volta -. Si abbracciarono forte e Atkins, tra le lacrime disse – Siete i migliori genitori che potevano capitarmi -. I loro corpi persero sempre più consistenza, fino a dileguarsi completamente. Ed ecco poi apparire Alec, con la sua fiera armatura blu – Non ti libererai di me facilmente eh? -. In quel momento entrò anche Shirely e i tre si strinsero forte. Dopo aver evitato la fine, per tutti era tempo di un nuovo inizio.
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Passiamo poi a L’Elfo Oscuro, il nome dell’autrice è… Francesca!!! (no, non sono la stessa persona, ma soltanto un caso)
Sono passati quasi 14 anni dalla grande battaglia fra Elfi e Maghi, tutto è andato distrutto con la sconfitta degli Elfi.
Nessuno sa dove sia finito il frutto della causa della guerra: quel bambino mezzosangue elfo e mago è sfuggito alle truppe maghe e ora vaga da solo riscuotendo un infinito terrore nei cuori dei Maghi, ma anche un’immensa speranza nel cuore degli Elfi.
Figlio della principessa Eldora Elfa e dell’erede al trono dei Maghi, egli è il legittimo erede al trono di entrambi i regni.
L’unico che potrà porre fine alla guerra che il padre di suo padre ha scatenato e unire tutti sotto un’unica bandiera.
Ma egli è scomparso da quasi 14 anni e tutti lo credono morto, ma in alcuni l speranza vive ancora.
<<Papà!andiamo o faremo tardi!>>in un’immensa campagna un fanciullo dall’aspetto strano e inquietante si prepara ad andare col padre verso una faticosa giornata di lavoro.
Orecchie a punta, pelle di un rosa pallido, capelli di un biondo platino da invidiare,non magro ma neppure troppo grasso, muscoloso e alto, compierà 14 anni il prossimo agosto; si chiamava Hermann.
<<Sì…Sì…va bene andiamo>>e i due si avviarono verso la collina.
Quella notte Hermann aveva fatto uno strano sogno: aveva sognato di volare a dorso di Drago, di avere una strana cosa pungente in testa che assomigliava ad una corona, e una spada in mano con cui uccideva un uomo brutale mentre gli lanciava strane fiamme azzurre dalla mano.
Decise di raccontarlo a Laio, suo padre, ma egli si dimostrò molto sfuggente sull’argomento.
Quella sera, mentre Hermann dormiva, ne parlò con Victoria sua moglie e decisero che la cosa migliore era raccontargli tutta la verità.
Il mattino seguente Hermann scese tutto sudato dalla sua camera con il mano una maniglia e una medaglione:
<<Dove hai preso queste cose?>>domandarono in coro Victoria e Laio.
<<Non le ho prese, le ho sognate in un sogno simile a quello di ieri sera, mi sono svegliato e me le sono trovate in mano>>nei suoi occhi non c’era menzogna anche se la storia era più inverosimile che mai.
Laio e Victoria capirono che quello che doveva essere fatto andava fatto:
<<Ascolta Hermann,>>iniziò a dire Laio
<<è ora che tu venga a conoscenza di tutta la verità. Tanto per cominciare, so che ti sembrerà assurdo, ma noi non siamo i tuoi veri genitori. Ti abbiamo trovato quasi 14 anni fa in un cesto sulle rive del torrente avvolto in uno stano tessuto molto resistente che non avevamo mai visto.>>e porse il tessuto a Hermann che se lo rigirò fra le mani con incredulità
<<ti abbiamo accolto a braccia aperte perché non sai quanto volevamo avere un figlio. Io sinceramente non te lo avrei mai detto perché non sapevo se era la cosa migliore da fare, ma ora ti stanno venendo tutti questo sogni e ci sembrava ora di dovertelo dire>>.
<<Ti prego perdonaci, non essere arrabbiato con noi>>disse in tono supplichevole Victoria.
Hermann non sapeva più che fare, fino a ieri aveva sempre pensato che il suo aspetto forse un semplice scherzo della natura che non centrasse niente il fatto che non somigliava minimamente né a Laio né a Victoria.
Invece adesso gli vengono a dire che è stato adottato e questo cambia tutto… “Chi sono io??Da dove vengo??Perchè mi hanno lasciato qui??Chi sono i miei genitori??Cosa faccio adesso??”una serie di domande senza risposte lo assillò per giorni finché decise cosa fare.
Scappò.
Nel cuore della notte se ne andò.
Prese con se delle provviste, lo strano tessuto con qui era avvolto quando lo hanno ritrovato nel cesto, un pugnale che Laio gli aveva regalato in anticipo per il suo 14esimo compleanno e, infine, una cartina delle regioni accanto.
Lui non conosceva per niente il mondo, sapeva il nome delle città esistenti ma non sapeva dove esse si trovavano.
Lasciò una semplice lettera a Laio e Victoria, li ringraziò per tutto e promise che sarebbe tornato;ma adesso voleva solo ritrovare se stesso.
Il suo viaggio cominciò quella stessa notte, una notte di luna piena che avrebbe segnato la fine della sua vita precedente di “Hermann:il figlio di Laio e Victoria, i due contadini” e stava per iniziare la sua nuova vita da “Hermann: il ragazzo strano senza origine ed identità”.
Il viaggio di Hermann si mostrerà lungo e faticoso ma forse, alla fine, nel suo nome ci sarà un’identità e un triste o felice passato.
Pubblicato in I vostri racconti | | 4 Commenti »
scritto il Giugno 17th, 2009 da alphabetcity
Ogni tanto, tra i vari racconti vi proponiamo una chicca d’approfondimento, come il post su Thuban. Il mondo di Licia Troisi ha la particolarità di unire fantasia a leggende e a luoghi ed elementi reali. Ecco perché ci piace indagare l’origine dei nomi e dei luoghi de La ragazza drago.
Ma proseguiamo con i racconti e passiamo a Benedetta che ci ha inviato I Fenrir:
I tronchi erano screziati dai raggi del sole che penetravano le fresche degli alberi. Da una grossa foglia di quercia stillavano goccioline di rugiada fresca, mentre finalmente il sole si levava in cielo. La foresta era immersa in una quiete sospetta e inquietante. Qualcosa era successo quella notte…
-è morto?-
-controlla-
Kate rivolse un’occhiata supplichevole a Will, prima di costringersi a girare il corpo. -ah!- esclamò con un urlo, coprendosi il volto e cadendo sulle ginocchia. –tranquilla, è morto- . Sentì una mano posarsi sulla sua spalla, si voltò e vide che Will gli sorrideva contento. Come avrebbe voluto spiegargli che era quella la cosa che l’aveva spaventata! La nausea e i conati di vomito l’assalirono, mentre lei osservava il volto pallido del cadavere contorto in una smorfia di dolore e i capelli coperti da sangue rappreso. Un’enorme taglio gli lacerava la faccia, lì dove il Fenrir l’aveva colpito. E dire che nulla sarebbe successo se tre giorni prima fosse rincasata al solito orario. Ricordava ogni cosa: stava correndo sotto la pioggia battente, i vestiti fradici e il respiro affannoso. Era in una ritardo pazzesco! Si fermò un secondo, ansimante,e rivolse uno sguardo alla luna piena che rischiarava la notte, con quel suo tenue pallore. Le arrivò alle narici un insopportabile odore che la mise a disagio. Kate arricciò il naso, mentre s’avventurava nel vicolo dal quale proveniva quel tanfo. Non una mossa particolarmente geniale, visto già l’orario folle, e nemmeno tanto da persona sana, con quei tipi che s’aggiravano di notte. Ma che ci poteva fare? Era una ragazza tremendamente curiosa e sprezzante del pericolo, lei!Che si trattasse del più grande errore della sua vita lo scoprì solo in seguito, quando un uomo le stramazzò ai piedi con gli occhi cerulei e un fiotto di sangue che gli sgorgava dal petto. L’urlo le se smorzò in gola. Sentì le viscere contrarsi e la paura attanagliarla nella sua morsa, stringendola e immobilizzandola. Scappa!Si disse, ma le sue gambe rifiutavano di staccarsi dal suolo. –ma, guarda! Non mi avevi detto, Will, che avevi ordinato anche il dessert!-
-infatti non è opera mia-
-eh?? E allora da dove salta fuori questa marmocchia?!-
Kate staccò lo sguardo dal morto, per posarlo su due enormi lupi neri. Sconcertata, batté più volte le palpebre. Ecco, a forza di sognare avventure favolose, era impazzita. I due lupi la squadravano dall’alto in basso, con sguardo truce. La cosa peggiore era che le due illusioni sembravano così tremendamente nitide, così vere da poterle toccare! Ma Kate sapeva bene che stava sognando. Eppure, quando uno delle due belve le saltò sopra, smorzandole il respiro, il dolore che provò all’urto fu più che reale. –sai cosa siamo?- domandò la creatura con una voce cristallina, da ragazzo. Sentì il pesante alito sul collo. –un sogno troppo bello per essere vero- rispose Kate, in un filo di voce. Solo un bellissimo sogno… o incubo?Il lupo esplose in una clamorosa risata: -siamo veri- disse rassegnato –e siamo due Fenrir-…
Fenrir,un colossale lupo semidivino della mitologia nordica. Kate aveva appreso che ve ne erano pochi esemplari. Will era uno di essi ed era stato costretto a subire quell’orribile maledizione. Come adesso toccava a lei perché, se li scoprivi, o entravi nel branco o venivi ammazzato. Ardua decisione. -Andiamo, Kate- la chiamò Will, aiutandola ad alzarsi. Kate si mise in piedi. –tranquilla, ragazzina,ora sei ufficialmente nel gruppo. Nessuno ti farà del male- Will sorrideva ancora. Kate ricambiò incerta il sorriso: certo,sarebbe stata lei,ora,quella a fare del male.
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Il secondo è di Letizia:Cenere.
Successe tutto come in un sogno.
Aveva estratto la spada automaticamente, come se la sua mente si fosse a un tratto spenta, senza che la sua volontà influenzasse i movimenti del suo corpo.
I tre uomini che la fronteggiavano non ebbero via di scampo, non si aspettavano un attacco diretto e per di più da parte di una ragazzina.
Lei e Haikel erano in viaggio da ormai un mese e più si avvicinavano alle terre dell’ovest più i pericoli lungo la strada aumentavano.
Quella notte, durante il suo turno di guardia, i tre uomini, probabilmente tre banditi e per di più ubriachi, si erano avvicinati con i pugnali sguainati al loro giaciglio con l’intenzione di derubarli e magari anche di ucciderli ad opera terminata.
<< Cosa ci fanno due ragazzini tutti soli di notte in questo luogo?>>
L’odore di alcool del loro fiato era percepibile anche a distanza.
Nel frattempo Haikel si era svegliato e si era messo accanto a lei con il pugnale sguainato. Stava per dire qualcosa quando lei perse il controllo.
I banditi non ebbero neanche il tempo di provare a difendersi o a fuggire. Con fluidi movimenti tagliò la testa al primo, trapassò da parte a parte il secondo e ridusse a brandelli il terzo.
Il sangue che zampillava dalle loro ferite andò a imbrattare il suo volto e i suoi vestiti.
Quando tornò in sé, vide con orrore ciò che aveva fatto.
I tre uomini giacevano dinanzi a lei in posizioni scomposte, la chiazza di sangue sotto di loro piano piano si andava espandendo.
Haikel la stava guardando con un’espressione sbigottita, era sbiancato e sul volto aveva dipinta una muta domanda: perché?
Anche lei lo guardava, ma la consapevolezza di ciò che aveva fatto l’aveva completamente svuotata, non aveva neanche la forza per muoversi, allora Haikel si mise a gridare:
<<Perché? Dannazione perché l’hai fatto, che bisogno c’era di ammazzarli?>> Ma lei non sapeva cosa rispondere, una cieca disperazione si stava impadronendo di lei e le opprimeva il petto.
All’improvviso lasciò cadere la spada insanguinata e corse verso il bosco.
Corse come non aveva mai corso in vita sua. La disperazione si tramutò in rabbia e in un folle odio verso se stessa.
Dopo quelle che parvero ore si fermò, esausta, appoggiata al tronco di un albero, ma la rabbia che le ribolliva dentro non accennava a diminuire. Non riuscì a controllare il flusso di magia e l’albero cui si era appoggiata prese immediatamente fuoco.
Si inginocchiò e lo guardò bruciare. Era un albero davvero grande e il fuoco magico, più potente di quello naturale, impiegò parecchi minuti per consumarlo. Quando anche l’ultima scintilla si spense lei si avvicinò e fece scorrere la cenere tra le dita.
<<Hei.>> Haikel l’aveva raggiunta, sembrava essersi calmato e le parlava con tono tranquillo e accorato.
<<Quando ancora vivevo con la mia famiglia mio nonno utilizzava la cenere del camino per fertilizzare la terra dell’orto.>> si avvicinò con calma e le si inginocchiò accanto, poi prese un po’ di cenere tra le mani e gliela mostrò.
<<Sei ancora in tempo per far nascere qualcosa da questo, devi solo lavorare per riuscirci.>>
Lei rimase profondamente colpita da quelle parole e per la prima volta sentì i suoi occhi farsi umidi e un liquido caldo scenderle sulle guancie.
Per la prima volta stava piangendo.
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