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Archivio articoli contenenti il tag: ‘libro’

Una profezia che ci raggelerà

scritto il luglio 7th, 2010 da alphabetcity

E con questo caldo forse non sarebbe una cattiva idea direte voi! Dunque, dopo aver avuto qualche problemino ieri eccoci di nuovo qui e questa volta speriamo di non mancare all’appuntamento pomerdiano con il secondo racconto!

Vi lasciamo al racconto di Gabriele… davvero suggestivo!

Profezie

C’è odore si sangue nell’aria…

Il vecchio eremita si rigirò malvolentieri nel suo letto di paglia della sua antica grotta ai confini del mondo dove aveva deciso si andare a vivere poco prima della Grande Guerra.  Mormorando qualcosa nella lingua dei Colti, si strofinò energeticamente gli occhi e si alzò dal suo giaciglio. Afferrato il suo vecchio bastone di quercia, si incamminò ancora titubante per il sonno verso l’apertura della grotta.

C’è odore di sangue nell’aria…

L’ora era giunta. Scrutando nervosamente le nebbie spandersi sulle pianure del Throndaw capì che tutti i suoi incubi stavano per avverarsi.  Ora che i draghi si erano estinti, ora che il Popolo degli Uomini e la Dinastia degli Elfi si erano annullati a vicenda nella lunga guerra che aveva segnato l’ultimo millennio e ora che i Nani avevano deciso di rinnegare il Mondo, rifugiandosi nelle loro miniere colme d’oro, come se questo potesse aiutarli, nessuno avrebbe potuto interferire contro di Lui, contro la Sua avanzata, contro la Sua sete di sangue sopita nel lungo oblio del tempo. Neanche i pochi maghi superstiti avevano l’energia necessaria per fronteggiarlo.

C’è odore di sangue nell’aria…

Lontano, sulle vette innevate ai margini del Regno, già si intravedevano i primi segni di morte. Allontanando pigramente con il suo bastone una piccola lucertola che, chissà per quale motivo, aveva deciso di infastidire il suo piede sinistro, il vecchio ripensava agli anni addietro e a quando, ancora Grande Saggio presso la biblioteca della capitale, studiava e vegliava sugli oscuri segreti del Libro delle Profezie. Quasi sogghignava quando pensava al giorno in cui aveva scoperto la realtà e a quello che di lì a poco sarebbe successo.

C’è odore di sangue nell’aria…

Nessuno aveva voluto ascoltare un povero vecchio, sporco della polvere dei suoi stessi libri; nessuno aveva prestato attenzione a quello che lui diceva o a quello che l’antico Libro riportava. D’altronde lui stesso faceva fatica a credersi, talmente era forte e crudele la verità che aveva scoperto. Quante volte aveva voluto morire, privandosi per sempre di quel sapere, ma ancora oggi, dopo 800 anni, era lì, solo, a cospetto del destino da lui stesso rivelato. Il tempo era stato sarcasticamente generoso con lui, permettendogli di vedere la fine di tutto.

C’è odore di sangue nell’aria…

Ormai sicuro di quel che stava per accadere, il vecchio scosse malinconicamente la testa e, voltandosi, si avviò lentamente nelle profondità della sua grotta, alla ricerca di un po’ di fresco dalla calura del giorno estivo pensando che probabilmente questo sarebbe stato l’ultimo giorno prima che Lui arrivasse, inesorabile con la Sua spada. Forse se l’Erede si fosse risvegliato una speranza ci sarebbe stata, ma ormai anche l’eremita, per quanto saggio, non ci credeva più. Era troppo tardi. Come diceva un vecchio proverbio nano: se aspetti troppo che la frutta diventi matura prima che tu te ne renda conto essa sarà già marcia.

C’è odore di sangue nell’aria…

Il marcio si era già esteso in quel mondo, e nessuno poteva più fermarlo…

C’è odore di sangue nell’aria…

Il MALE stava arrivando, questa è la fine…

C’è odore di sangue nell’aria…

C’è odore di sangue nell’aria…

Arriva….

C’è odore di sangue nell’aria…

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Acqua e aria… libertà e poesia

scritto il luglio 6th, 2010 da alphabetcity

Il racconto di Claudia, il primo della giornata di oggi è un viaggio unico tra dragoni molto particolari…

Blu..

Le piaceva andare sulla scogliera, soprattutto al tramonto e alla mattina presto. Tutto era avvolto dalla brina gelida, sospeso. Rabbrividiva e si stringeva le braccia al petto, continuando a camminare con la sua falcata felina fino ad arrivare al ciglio della scogliera. Si sedeva e guardava giù, nel vuoto. Aspettava che la nebbia mattutina si diradasse, che all’odore salmastro dell’Oceano, allo sciabordio delle onde si aggiungessero anche i colori. Quei colori indefiniti, sfumati e sfilacciati come le nuvole al tramonto.

Gwin ci andava da sola, spesso, ma a volte la sua De’von, Nahili, insisteva per accompagnarla. Gwin saliva sulla sua groppa,  le accarezzava  le squame e, preso un bel respiro, scivolava giù in picchiata, diventava tutt’una con Nahili. La De’von aveva le squame di un bel colore turchese cupo, ma le venature delle sue ali erano sfumate di viola. Erano gli stessi colori degli occhi di Gwin: lo stesso verde cupo, il blu e le sfumature viola. Gwin lasciava che il vento le scompigliasse la zazzera nera, che le stampasse il sorriso. Amava quella voglia di sentirsi ancora più libera.

Era orfana e da sempre viveva con i De’von. Quei dragoni l’avevano accolta ad Hacelya, la grande Città Bianca. La bambina aveva imparato ben presto ad essere indipendente, a maneggiare le armi per difendersi, e ancora da ragazzina aveva difeso Nahili dall’attacco di un De’von giovane che si era ribellato a quella pace. Diceva di seguire un Drago, Carsius, che  aveva spronato la guerra contro i De’von. Carsius aveva scagliato una maledizione contro la Città di Hacelya. Le onde dell’Oceano, in una notte di luna piena, sarebbero insorte e la avrebbero sommersa. Il potere dei De’von, e la loro capacità di volare, era legata a quella città. Se fosse stata sommersa, i De’von si sarebbero estinti. Una collana che possedeva Gwin, regalata da una Principessa del Mare alle due razze era stata il motivo del loro litigio. L’unico modo per fermare quella guerra era distruggere la collana, gettandola in fondo all’Oceano. Gwin conosceva da tempo la storia e ci aveva riflettuto molto. L’orgoglio delle due razze avrebbe impedito che la collana venisse distrutta, perfino se questo avrebbe significato sommergere un’intera città. Quella notte, Gwin non riusciva a dormire. Si alzò dal letto e indossò il mantello, dirigendosi alla scogliera. Nahili decise di andare con lei. La ragazzina avrebbe preferito la solitudine, ma all’improvviso un boato interruppe i suoi pensieri. Saltò agilmente sul dorso di Nahili e la incitò a volare verso la scogliera. Molti De’von e Draghi li seguivano, curiosi. La scogliera era quasi sommersa, il cielo una tempesta di fulmini che si scaricavano sulle onde furibonde. Gwin seppe all’istante cosa fare. Vide la luna piena in cielo e, senza esitazione, gettò la collana. Quella però tornò indietro, perfino quando Gwin, esasperata, la ruppe in mille pezzi. Allora volse un sguardo sospeso a Nahili dietro di lei. E si gettò.

L’impatto fu tremendo. L’acqua era ovunque, sotto sopra di lei. Blu. Ovunque. Sentì il bisogno di respirare. Aprì la bocca e il sale entrò nei polmoni. Blu. Si lasciò andare, senza forze. Blu. Un cavallo. Bianco, fatto di spuma di mare e soffio di vento. Con le ultime forze, Gwin si aggrappò alla sua criniera, e il cavallo , in un lampo di luce, si trovò sulla scogliera. Gwin lo accarezzò. Si volse verso i De’von, in tempo per vedere Nahili che la abbracciava con le ali nervose e in tempo per guardare il capo dei De’von avvolgere Carsius con le sue ali. In tempo per un lieto fine.

Piaciuto? Non perdetevi l’appuntamento pomeridiano con un altro nuovo racconto tutto da scoprire!

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Oggi doppietta! Il racconto di Elena

scritto il luglio 5th, 2010 da alphabetcity

Dopo il racconto di Maria ecco quello di Elena ad allietravi il pomeriggio! Tornano di scena draghi e viverne…

 Erano finalmente l’uno davanti agli altri.

Il cuore di Sora ormai era pieno solo di rabbia e di rancore verso quella Viverna e il suo cavaliere, che pochi giorni prima avevano ucciso il suo drago.

Sora tremava, e pensava alle ultime parole del suo drago: <<Il mio spirito sarà sempre con te, io ci sarò, e nell’ultima battaglia potrai affidarti ai miei poteri. Il mio spirito ti guiderà fino alla fine, fino alla tua morte, fino a quando non ci rincontreremo. Te lo prometto!>>

Ora lo sentiva meglio che mai; il sangue del suo drago scorreva insieme al suo nelle sue vene.

Quella era l’ultima battaglia: un solo cavaliere, un solo uomo contro un altro uomo e una viverna.

Martix, il cavaliere della viverna, era lì, davanti a lui insieme alla sua bestia. Solo loro due separavano Sora dal ritrovare la sua pace, e il suo villaggio.

<<Se volevi morire potevi dirmelo, ti avrei ucciso insieme alla tua bestia; ti saresti risparmiato la fatica della battaglia>> Matrix usò queste parole per far capire a Sora la sua sicurezza.

<<I miei antenati hanno parlato per secoli di questa battaglia, e quelli che mi hanno preceduto nei secoli ti hanno sempre battuto Matrix, o dovrei dire Halmond?!>>

Matrix era la reincarnazione di Halmond, signore del male, mentre Sora era la reincarnazione di Holdest, signore del bene.

<<Come vuoi tu allora, Holdest, ma non ci sconfiggerai, e io tornerò a regnare>>

Sora non se lo fece ripetere due volte.

Con una mano impugnò la sua spada, e con l’altra invocò il potere del suo drago. Subito la sua mano si ricoprì di fuoco, ma Sora non percepì il benché minimo calore. Si lanciò all’attacco verso Halmond, incurante della Viverna che si stava già preparando a lanciare una fiammata. Ma Sora non aveva paura del fuoco: evocò di nuoco i poteri del suo drago, e questa volta tutto il suo corpo fu avvolto da fiamme che respinsero l’attacco della Viverna.

Halmond lanciò un’occhiata alla sua Viverna, un’occhiata che parlava, che le diceva di stare ferma e che avrebbe combattuto in caso della morte di Halmond.

 Le spade dei due combattenti si toccarono, e il rumore violò il fragile equilibrio della notte.

<<Sora, usa i miei poteri, so che puoi farcela, avvolgilo e evoca le fiamme.>> Era il drago di Sora che gli aveva parlato.

Sora non ebbe possibilità di avvolgere Halmond, fino al momento in cui lo colpì violentemente. Allora lo abbracciò e evocò le fiamme. I due corpi erano coperti dalle fiamme, l?unica differenza era che uno bruciava, l’altro no.

Tutto finì in un minuto.

Sora ce l’aveva quasi fatta, ora doveva battere quella Viverna.

<<Sora, un solo attacco ti basterà per ucciderla, la tua spada dritta nel suo cuore>>

Sembrava la cosa più facile del mondo, ma appena Sora fece cenno di attacco, la Viverna si alzò in volo.

<<Lasciati andare e fidati di me>>

Si lasciò andare, e dalle sue mani uscirono delle saette. Ora sapeva come doveva fare.

Le puntò dritte sulla Viverna, la quale schivò le prime due, ma la terza andò in buca!

La colpì dritto all’ala, e la Viverna planò poco distante da Sora.

Sora le corse in contro, e quando arrivò la si blocco. Era così simile a un drago.

<<Sora, non esitare o si riprenderà!..lei non è un drago, la sua stirpe combatte contro i draghi da secoli!>>

A quelle parole Sora le si scaglio contro, e senza indugiare oltre la colpì dritto al cuore. La Viverna lancio un urlo di dolore, poi si accasciò al suolo, e non si rialzò.

Era finalmente tutto finito, Sora poteva tornare al suo villaggio, era stremato, ma una cosa lo rassicurava: lo spirito del suo drago sarebbe stato sempre con lui, e lo avrebbe aiutato, Sempre!

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Dato il caldo…brividi da suspance!

scritto il luglio 2nd, 2010 da alphabetcity

Per salutarvi nella pausa del fine settimana vi lasciamo con il racconto di Andrea Francesca che se fosse un film lo definiremmo un misto tra horror (molto soft) e azione ! Ovviamente vi auguriamo buona lettura: godetevi la suspance!

 

Ora e per sempre 

Lui con la spada in mano.

Lei con l’arco pronto.

La loro morte certa davanti agli occhi pieni di terrore: quella Viverna copriva la loro unica salvezza.

Quella dannata e tanto cercata uscita.

Per mesi avevano percorso ininterrottamente quella maledetta e infinita grotta, quel labirinto infinito di cunicoli e corridoi; e ora che erano finalmente alla fine di quel gioco assurdo la loro strada era interrotta da lei.

Quella creatura li stava guardando, li stava scrutando, per lei non erano altro che prede facili e non se le sarebbe certo lasciata scappare.

La creatura più spaventosa che uno potesse mai immaginare, con i suoi unici due arti posteriori ti afferrava e ti stritolava, con la ali e la cosa uncinata ti feriva e con quelle bianche e rosse zanne di dilaniava la carne e ne traeva il sangue.

Il solo pensare e vedere i suoi occhi rossi come il fuoco dell’inferno tagliati in due da quelle pupille allungate col notte oscura, ti faceva accapponare la pelle.

Quella era la loro morte sulla Terra ed essa stava bloccando la loro il cammino, l’unica possibilità per evitare di esalare l’ultimo respiro.

Non ne sarebbero usciti vivi, lo sapevano.

Lei gli strinse la mano guardandolo.

<<Ci siamo Patrik.

Siamo alla fine!>>.

Lui si riprese.

Quando Patrik aveva scoperto la sua vera origine Elfica aveva lasciato tutto, compresa la sua famiglia adottiva, per cercare le sue vere radici.

Da quel momento non aveva trovato altro che difficoltà e delusioni.

Si era anche pentito di quella scelta e così era tornato a casa e al suo rientro aveva trovato la madre in un letto, morente.

L’unica cura per salvarla era nella sua mano: quel dannato fiore nero e rosso gli stava costando la sua vita e quella della persona migliore che avesse mai conosciuto.

Aveva incontrato detta persona nel suo viaggio di ricerca e se non fosse stato per ella non sarebbe riuscito nemmeno ad arrivare fino a lì, un legame profondo li univa e solo ora lui se ne rendeva effettivamente conto.

Quando stava per perderla.

Quella persona era al suo fianco e avrebbe dato qualunque cosa per non lasciarla.

Ora però non sapeva che fare, non sapeva che sarebbe successo e non sapeva nemmeno se sarebbe riuscito a tornare in tempo per salvare la madre.

Strinse la mano a sua volta, Martain era lì con lui in quel momento difficile e non l’avrebbe lasciato mai.

Lei ignorò la Viverna, che in quel momento si stava alzando in volo per attaccarli, si avvicinò a Patrik che si era volto verso di lei con sguardo doloroso e lo baciò con labbra tremanti e umide di pianto.

Un bacio lieve e fugace, ma che valeva più di mille gesti

Patrik rispose con un semplice sorriso significativo che nascondeva tutta la sua reale paura.

Un bacio lieve e fugace, ma che valeva più di mille gesti.

Non si parlarono oltre, non serviva; si erano già detti tutto tramite gli sguardi veloci che si erano lanciati.

Erano giovani e innamorati, ma di un amore molto profondo e intenso che non sarebbe svanito tanto facilmente.

Quella Viverna li avrebbe uccisi, li avrebbe massacrati, avrebbe bevuto il loro sangue e goduto della loro morte, ma non avrebbe mai potuto spezzare il loro legame.

Lui alzò la spada.

Lei incoccò la freccia.

La Viverna non era molto distante da loro.

Assieme si lanciarono contro la creatura, un urlo li accompagnò in quell’impresa disperata.

Erano pronti a morire.

Qualunque cosa fosse accaduto di lì a poco a loro non importava perché sapevano che sarebbero rimasti insieme.

Ora e per sempre.

Fateci sapere cosa ne pensate e, soprattutto, scrivete, scrivete, scrivete…

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Nei vostri racconti arrivano anche elfi e maghi!

scritto il luglio 1st, 2010 da alphabetcity

Eccoci qui per un nuovo racconto. Questa volta concedeteci di drirvi che è po’ speciale perché è stato scritto da una mamma per i suoi bimbi! Infatti Vilma, l’autrice, ci tiene a specificare che è tratto dal fantasy  Storie e leggende della terra di mysor che ha inventato apposta per i suoi bambini!

Non trovate anche voi che sia un’idea davvero dolce?

 

Il risveglio del mago

Un fremito nella trama dell’incanto che avvolgeva il mago tra le sue spire ristoratrici, scosse Lionis con una potente scarica elettrica lungo tutta la spina dorsale provocandogli un dolore talmente lancinante da risvegliarlo bruscamente dal sonno magico indotto dal loto nero.

Cercando di ignorare il fastidioso formicolio che si stava diffondendo in tutti i suoi muscoli, l’elfo, scese lentamente dal trono su cui si era adagiato, raggiunse una sontuosa veste da camera in velluto rosso trapuntato, l’adagiò elegantemente sulle sue spalle e si avviò verso la stanza che ospitava il suo laboratorio magico.

Man mano che percorreva i corridoi che portavano alla torre sud della sua fortezza, il dolore provocato da quella scossa elettrica, iniziò a diminuire, il formicolio scomparve e l’espressione torva del suo viso cominciò a mutare in un lieve sorriso, solo un potente incantesimo avrebbe potuto scuotere con tanta forza la trama della magia che aveva intessuto con tanta meticolosità dopo la morte di re Nivalis e questo significava che qualcuno della famiglia reale era sopravvissuto all’assalto portato dalle sue forze alla roccaforte nemica. Deciso a verificare i suoi sospetti, affrettò il passo per raggiungere il laboratorio.

La torre sud era stata modificata da Lionis per diventare la sua alcova di magia arcana. Le scale che conducevano alle stanze del laboratorio erano state disseminate di trabocchetti magici di cui lui solo conosceva le parole di attivazione e disattivazione in modo che, se anche qualcuno dei suoi seguaci avesse avuto in mente di tradirlo, non avrebbe trovato altro che morte, sulla via della sua scalata verso il potere. La lunga esperienza accumulata in duecento anni di vita gli aveva insegnato a dubitare di tutti, per questo era sopravvissuto così a lungo, per poter perpetuare i suoi piani di conquista di Mysor e la sua personale vendetta contro suo fratello Nivalis. Per quanto concerneva la conquista del mondo intero, a parte qualche piccolo focolaio di ribelli, ormai era a buon punto e la morte di suo fratello, era stato uno dei più grandi piaceri che avesse mai provato in tutta la sua vita ed ora, tutti questi successi rischiavano di essere rovinati da qualcuno che era sfuggito al massacro.

Giunto in cima alla scalinata, varcò agilmente il portale magico e si diresse verso il pozzo delle divinazioni. Pronunciando parole incomprensibili in un antico dialetto elfico, descrisse dei piccoli cerchi sulla superficie dell’acqua e dopo qualche istante le immagini di una lontana isola apparvero nella polla.

Il disastro che vide ebbe l’effetto di irritarlo ancor più del dolore provocatogli dall’incantesimo che lo aveva risvegliato. Era ovvio che, se la dimora di Syria era distrutta, la magia che l’aveva eretta in qualche modo era stata dissipata, questo poteva significare due cose, la cattura della portatrice dell’anello del tempo o nella peggiore delle ipotesi la sua morte.

Guardò attraverso gli strati di roccia per individuare qualche indizio che potesse illuminarlo su ciò che era accaduto in quel luogo finché non gli giunse l’immagine del corpo mostruoso di Syria straziato ed orrendamente schiacciato dal peso della montagna che le era crollata addosso,

disgustato da quelle visioni si ritrasse dalla polla per dirigersi verso la finestra, si affacciò e scagliò in aria un cristallo rosso, pronunciò una formula arcana e la pietra si trasformò in un fantasma.

Lionis guardò la sua serva e le disse:- va da Phisoplexis e dille di venire subito da me-

Lo spettro annuì e si dileguò nell’oscurità della notte.

 

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Maurizio ci svela il segreto di un drago!

scritto il giugno 30th, 2010 da alphabetcity

Pensavate che vi avessimo abbandonato? E invece eccoci qui, più energici e dragosi che mai!

Dunque cominciamo con il racconto di Maurizio che ci guida attraverso le maglie di un fitto mistero tutto da scoprire! Buona lettura!

Il segreto di un drago

Un cupo ruggito mosse la terra fin dentro le viscere. Dharlot, l’ultimo della stirpe dei draghi protettori era accasciato al suolo esanime. Il suo sangue scuro scorreva a fiumi sotto il suo corpo, creando una pozza di sangue da far accapponare la pelle. Il suo carnefice era il suo miglior amico, Reyu . Un combattimento mortale portò entrambi alla fine della loro vita . Un ultimo ruggito e Dharlot si accasciò definitivamente al suolo senza più dare segni di vita .

Il campo intorno a loro era spento, come se quei colpi avessero prosciugato quel posto di tutte le sue forze . Dietro i loro enormi corpi si poteva ben vedere la Gemma Splendente, ultima reliquia che impedisce al male di sovrastare. Ma la Gemma era diversa, non brillava più di una luce benevola e rassicurante, sembrava spenta ……..e infatti lo era. Quella reliquia, un oggetto che persisteva nella sua lotta per molti anni si stava affievolendo sino a diventare solo una roccia  di colore nero opaco. Dopo che la Gemma divenne una roccia tutto il mondo cadde in un regno oscuro per chissà quante migliaia di anni.

 

Freddo . Questo fu il primo pensiero che attraversò la mente di Taylor appena uscì di casa . Taylor era un ragazzo molto tranquillo, amava passare il suo tempo tra i libri di avventura e fantasy che trovava in vecchi cassettoni in soffitta. 

Attaccato al suo cappotto lungo e di colore nero Taylor si accingeva a fare una passeggiata per il parco con la speranza di trovare un po’ di pace e tranquillità. Con la mente sgombra da ogni pensiero si ritrovò ben presto ai margini di un bosco.

Non mi sembrava che ci fossero boschi da queste parti. Si disse mentre prendendo il coraggio a due mani si addentrava nella foresta. Il bosco era tranquillo e sereno, i raggi del sole accarezzavano ogni foglia fino a far risplendere tutto grazie alle piccole gocce di rugiada su di esse.  Gli alberi più grandi invece sembrava che volessero coprire coi loro rami quel posto tanto magico quanto misterioso. Taylor camminò per un breve tratto poi si fermò su un piccolo spiazzo davanti a lui, era come un giardino, pieno di fiori e di erba. Una cosa soltanto era diversa: una pietra nera stava eretta sopra un piccolo altare di marmo bianchissimo. Il ragazzo se ne sentì attratto in un modo incomprensibile, tanto che, senza quasi accorgersene aveva camminato il pezzo che li divideva e si ritrovava davanti a quella pietra . Senza pensarci due volte prese con entrambe le mani la pietra. Nello stesso attimo in cui le sue mani toccarono la pietra, un lampo di comprensione si dilatò nella mente di Taylor con una sequenza velocissima di immagini.

Durò un istante o un’eternità, Taylor non seppe dirlo però quando riaprì gli occhi era seduto supino con la pietra in mano. Il suo primo istinto era di buttarla via, ma non lo fece, in qualche modo quella pietra l’attraeva. Ma oltre a essere svenuto, era successo dell’altro, qualcosa che non sapeva spiegarsi ma che in qualche modo gli riempiva il petto di una paura terribile. Si alzò in modo molto brusco e si tolse con un paio di colpi le foglie secche dal cappotto e iniziò a correre verso casa.

Arrivò meno di dieci minuti dopo col fiato corto e la pietra in tasca, senza salutare nessuno si avviò in camera sua e si buttò ancora vestito sul letto. Aveva la fronte imperlata di sudore e le mani che ancora tremavano se provava a toccare la pietra  Senza neanche accorgersene si addormentò.

Quella notte Taylor sognò un posto segreto, vicino a quel bosco. Dentro quel posto era racchiuso qualcosa di semplicemente unico…l’uovo di un drago!

 

Piaciuto!?! Ricordatevo che aspettiamo TANTISSIMI ALTRI RACCONTI!!!

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Storia di un angelo…

scritto il giugno 25th, 2010 da alphabetcity

Crystal ci incanta con un racconto sugli angeli. Vi lasciamo con la sua creazione e vi auguriamo un buon fine settimana pieno di avventure, sole e tanto divertimento!

L’angelo sul fiume

Il sole asciugava le tonde goccioline che all’alba si erano formate sui petali morbidi dei fiori, e docili evaporavano nell’aria. La nebbia si stava dissipando, e un dolce venticello accarezzava gli steli d’erba, che si prostravano al suo potere.

I pesci saltellavano allegri fra gli zampilli del fiume, e l’acqua gorgogliava in spruzzi e bolle, lanciandosi in cascatelle e schizzando fra i ciottoli, trascinando i pesci fra i suoi flutti potenti e vivaci.

Due giovani ragazzi, adagiati su un ponticello di legno sopra il fiumiciattolo, giocavano con una barchetta rudimentale di legno.

Il ragazzo più giovane si era arrotolato i calzoni fino alle ginocchia, e lasciava pendolare sull’acqua i piedi scalzi, disegnando su di essa figurazioni con la punta delle dita.

Suo fratello maggiore accanto a lui scorgeva, stirando il collo, la barchetta che sguazzava fra i flutti allegri, stando attento che non sfuggisse alla presa del fratellino, ma all’improvviso lo spago legato all’imbarcazione giocattolo si sciolse, e questa se ne andò via, trascinata dalla corrente.

Il ragazzo dai capelli scuri come la terra umida e gli occhi come la notte senza stelle, il maggiore, George, diete uno scappellotto sul collo del fratellino, e gli intimò di recuperare la barchetta. I due iniziarono ad affannarsi, e fra risate e rimproveri, balzarono in piedi e si misero a rincorrere, sulla sponda del fiume, il giocattolo di legno.

Il ragazzo più giovane, dai capelli di filigrana d’oro e gli occhi di sprazzi di cielo sereno, vide che la barchetta rallentava per impantanarsi in un angolo, bloccata da qualcosa, che poi si scoprì essere un ammasso di piume bianche, che aveva intrappolato il giocattolo fra le sue grinfia.

Suo fratello si avvicinò per ispezionare le piume, e alzando lo sguardo il fiato gli si mozzò in gola. Attirò l’attenzione del fratellino e Jim, il minore, un po’ seccato seguì la direzione del dito puntato avanti di George, e scorse una figura sul fiume.

Lacera stoffa candida e macchiata di sangue e fango la sporcava a sprazzi, copriva malamente quelle che sembravano le forme sinuose del corpo di donna, distesa su una delle rocce bianche protese sul fiume. La veste era lunga, come l’abito di una dama regale, e pendeva fin in acqua, dove i flutti smuovevano il tessuto in onde, dove anche qualche pesciolino nuotava fra gli sfilacciamenti.

Le grandi ali piumate che si dipartivano dalla schiena l’avvolgevano e le davano quell’aria angelica di una fanciulla addormentata.

I due ragazzi lasciarono incustodita la barchetta di legno fra l’erba, e corsero fino a raggiungere la ragazza dormiente. Una volta vicini ad essa s’inginocchiarono sulla riva, e la osservarono, avidi di ogni suo particolare.

La pelle era candida come le piume delle sue ali, e le labbra erano due petali di fior di pesco. Gli occhi chiusi, adagiati, lasciavano intravvedere che stesse piangendo, perché lacrime inumidivano le ciglia nere come l’inchiostro. Lacrime vermiglie, di sangue, che spiccavano su quella pelle pura, rigandola e disegnando arabeschi porporini sulle sue gote.

I capelli sulla sua cute erano color del grano, e corti arrivavano appena ad accarezzarle il collo, forse un po’ scarmigliati e decorati con lacrime di fiume.

Le ali stavano ripiegate sulla sua schiena, e le piume erano un po’ arruffate e bagnate, sporcate anch’esse di sangue e fango.

George con un dito portò via da una sua guancia una lacrima di sangue e osservò scintillare ai raggi del sole quella goccia sul suo polpastrello, e notò che all’interno sembrava vi vorticassero frammenti di rubini.

Aspettiamo altri racconti!!!

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Che meraviglia! Il vostro primo artwork!

scritto il giugno 17th, 2010 da alphabetcity

Che bello! A distanza di un solo giorno dalla nostra richiesta è già arrivato il vostro primo (capo)lavoro!

Ecco qui l’opera di Arianna, che ne dite, vi piace? A noi tantissimo!

Naturalmente aspettiamo tantissimi altri artwork. Non deludeteci!

laragazzadrago.gif

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Test: Scopri il gruppo di pietre che più fa per te

scritto il giugno 11th, 2010 da alphabetcity

Sofia e Lidja possono sfruttare il potere dei draghi, dei cristalli e degli oggetti magici; perché non provare a fare, almeno in parte, come loro? Fai questo test, scopri se sei più simile a Lidja o a Sofia e qual è il gruppo di pietre più adatto a te. (Se sei un maschio puoi fare lo stesso il test: si basa solo su affinità caratteriali!)

Domande

1) Giornata di sole estiva:

a) Tutti al mare! Così sfodero il mio fisico da spiaggia.

b) Non mi importa dove andiamo, l’importante è divertirci!

c) Scegliamo un posto con l’aria condizionata … così non devo scoprirmi troppo!

2) Sei sicuro/a di dover fare qualcosa ma proprio non ti ricordi cosa:

a) Ecco, lo sapevo, è successo di nuovo!

b) Io non ho mai questo tipo di sensazione: ho un’ottima memoria!

c) Poco male, segno sempre tutto sul diario o sull’agenda!

3) Nelle situazioni di difficoltà:

a) Inspirare. Espirare. Inspirare. Espirare. Ora ci siamo!

b) Forza! Scattare! Non perdiamo tempo!

c) Mi viene da piangere (ma tanto prima o poi la forza di reagitre la trovo…)

4) Tu e lo studio:

a) Gli altri sono tutti più bravi di me

b) Con pazienza e un po’ d’impegno niente è insormontabile!

c) Che problema c’è? Mi basta leggere per imparare!

5)Vuoi far capire ad un tuo amico o ad una tua amica che in realtà ti piace molto:

a) Per cortesia evitiamo queste cose melense

b) Scrivo un bigliettino o organizzo un pomeriggio speciale da passare solo noi due

c) Starai sicuramente scherzando!

 Punteggi

Domanda 1)

a) 3

b) 2

c) 1

Domanda 2)

a) 1

b) 3

c) 2

Domanda 3)

a) 2

b) 3

c) 1

Domanda 4)

a) 1

b) 2

c) 3

Domanda 5)

a) 3

b) 2

c)1

 Profili

DA 5 A 8: Sei più simile a Sofia

Onice

L’onice è anche definita come la pietra dell’autostima in quanto infonde coraggio ed autostima a chi la indossa.

Ambra

Ha la proprietà di assorbire la negatività e di favorire la concentrazione, è quindi consigliato soprattutto a chi studia

Ematite

Ha la proprietà di concentrare in sé la luce dell’universo e manifestarla a livello terreno: chi la indosserà vedrà rinvigorire la propria energia, mentale e fisica.

DA 9 A 11: Tra Lidja e Sofia: il giusto equilibrio

Opale

Schiarisce le idee e rafforza la memoria.

Turchese

Ha la capacità di allontanare le energie negative, e sviluppare la capacità comunicativa di chi la indossa

Quarzo rosa

Addolcisce i sentimenti, lo sguardo e sprigiona le energie positive.

DA 12 A 15: Sei più simile a Lidia

Ossidiana

Allontana la sfortuna ed è adatta a chi è eccessivamente razionale perché affievolisce l’eccessivo autocontrollo.

Acquamarina

Funziona come una sorta di “bilancia” in grado di armonizzare il fisico e la mente.

Zaffiro
Ha un particolare effetto calmante, agisce sugli impulsi e sugli scatti d’ira.

Allora? Quali sono le pietre che fanno per voi? A chi somigliate di più? Scrivetecelo nei commenti e confrontate i vostri risultati!

E se i test vi piaccioni fatecelo sapere: ne metteremo altri.

Pubblicato in Test e sondaggi | | 38 Commenti »

Udite! Udite!

scritto il giugno 9th, 2010 da alphabetcity

Un attimo di attenzione prego! Si spengano le luci in sala, rullino i tammburi, un occhio di bue illumini la scena e si proceda con l’annuncio dei fortunati che riceveranno La ragazza drago – La clessidra di Aldibah.

Le dita più veloci appartengono a : Elisa, Francesca Rosaria, Francesco, Maria Lucia, Vincenzo,  dimartino.pa, Marco, Crystal, Serena e Giulia!

Come avrete notato abbiamo pubblicato i nomi delle mail firmate e i nick delle mail che, invece non avevano la firma. Se non siete sicuri di rientrare tra i vincitori, non preoccupatevi: ricevere una nostra mail entro oggi!

In ogni caso questo contrest è solo l’inizio: non perdetevi i nostri prossimi post con novità e contest!

Pubblicato in Contest | | 42 Commenti »
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