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Archivio articoli contenenti il tag: ‘drago’

La prima puntata!!! Scriviamo il nostro fantasy PER Licia Troisi

scritto il Agosto 2nd, 2010 da alphabetcity

Ci siamo! Le vostre proproste erano tutte così allettanti e piene di fantasia che scegliere è stato davvero complicato… e così ho deciso che l’ultima parola spetterà proprio a voi! Quella che segue è un’introduzione abbastanza lunga per conoscere meglio la nostra protagonista e l’evento che le cambierà la vita. Devo ammettere che ho lavorato di mio pugno per questa prima parte, ma poi A e B contengono i vostri suggerimenti divisi in due gruppi: starà a voi scegliere il gruppo di personaggi che vi alletta di più! Per il momento potete votare A o B tramite i commenti, ma speriamo di riuscire ad inserire la funzione sondaggio al più presto.

Prima puntata

Nei suoi tredici anni di vita aveva sempre pensato di potersi ritenere fortunata: solo le tipiche malattie esantematiche, niente apparecchio, niente occhiali da vista, niente acne, corporatura nella media, intelligenza vivace, una bella casa, una famiglia affettuosa e degli amici. Per altro, il dolore le aveva riservato un trattamento speciale esentandola dal dover presenziare a quelle tristi occasioni che prima o poi entrano a far parte della sfera dei ricordi che vorremmo dimenticare. Tilde pensò a questo mentre infilava le spesse calze di lana nere, abbottonava la camicetta anch’essa nera e si faceva scivolare dalla testa la scamiciata grigia. Dallo specchio la guardò un’immagine che non le assomigliava, eppure non era il momento di fare storie: per il funerale della nonna i vestiti li aveva scelti la mamma e non c’era la possibilità di ricorrere in appello.

Dopo una funzione boriosa e nient’affatto somigliante all’indole di quella arzilla vecchietta,  la nonna proveniva da una famiglia di nobili decaduti e certe cose erano da considerarsi prassi, tra qualche lacrima furtiva che proprio non aveva voluto rimanere al suo posto e il pizzicore della lana sulle gambe, la ragazzina tornò nella grande casa di famiglia che ora le sembrava vuota e triste. Mentre la mamma e il papà cominciarono a ricevere gli ospiti nella sala grande, sgattaiolò per diversi corridoi e molte rampe di scale. Si sentiva triste, inquieta: per la prima volta nella sua vita niente sembrava poterla tenere al riparo dal dolore. Fu a quel punto, quando la disperazione stava per fare di lei un sol boccone, che la sentì: “Tilly! Tilly! Da questa parte!” la voce, che ad un primo momento le sembrò quella della nonna, ma che poi  riconobbe come appartenente alla zia Guglielmina, sorella della nonna, proveniva da una porta malmessa e socchiusa ad un paio di metri da lei. In un lampo Tilde entrò, gli occhi ancora gonfi di pianto e le gote rosse per la vergogna e lo stupore di sentirsi vulnerabile: un’ondata di luce la travolse, colori sgargianti e vivaci rendevano ogni centimetro delle pareti un tassello di un mosaico di gioia e fantasia. “Sono i lavori di mia sorella! Tua nonna era una grande pittrice, nei suoi quadri prendevano vita universi paralleli. Peccato che non abbia mai voluto farne parola con nessuno, me esclusa.” Le disse la zia e le sue gambette di adolescente cominciarono a tremare come foglie dall’emozione sotto la noiosissima scamiciata grigia. Così, nonostante la sua età che la spingeva sempre più lontano dall’infanzia, la ragazza cedette all’impulso: “Zia, ti prego, raccontami la storia di uno di questi quadri, anzi, raccontami la storia di quello là!”

 A

E Tilde indicò con fermezza il quadro più grande, che dominava la parete più spaziosa della stanza: una cornice dorata a forma di drago seguiva il perimetro dell’immensa tela piena zeppa di disegni fantastici. Gli occhi di zia Guglielmina si spalancarono e lasciarono intravedere un bagliore che la nipote non riuscì a definire con precisione ma che venne comunque mentalmente annotato tra i fatti interessanti della giornata: “Proprio quello? Ne sei certa?” Di fronte alle due si parava una scena piuttosto complessa. In lontananza si intravedevano, oltre un fitto bosco in cui lampeggiavano piccole fate, le figure avvolte in una fosca nebbia di una strega incatenata al dorso di un drago che, a guardar meglio, poteva sembrare in procinto di spiccare il volo. La parte centrale della raffigurazione, che invece ritraeva una radura luminosa nel mezzo della boscaglia, sembrava una sorta di limbo in cui un elfo senza pupille teneva fieramente incoccata una freccia nel suo arco, come mirando verso qualcosa al di fuori del dipinto, e un giovane di una rara bellezza sedeva su di un masso pizzicando una cedra quasi a cercare di strappare un sorrsio ad una piccola ninfa dall’aria assente che guardava assorta qualcosa nel fitto del bosco. In primissimo piano una cascata riempiva la scena di schizzi dai colori cangianti, e sotto la parete d’acqua scrosciante si intravedeva la sagoma di una ragazza: una sirena?.

 B

E Tilde indicò con fermezza il quadro più piccolo dell’intera stanza, un minuscolo rettangolino che sembrava uscito da una mostra dei macchiaioli in cui, eccezzionalmente, erano state le sfumature del blu e del viola ad avere la meglio. Gli occhi di zia Guglielmina si spalancarono e lasciarono intravedere un bagliore che la nipote non riuscì a definire con precisione ma che venne comunque mentalmente annotato tra i fatti interessanti della giornata: “Proprio quello? Ne sei certa?”. La vecchina prese tra le sue mani rugose e ossute l’oggetto e lo mostrò alla nipote: le macchie composero un paesaggio lunare e inquietante in cui in un angolo si intravedeva chiaramente la sagoma di un vampiro con tra le braccia una figurina esile e alata. Tilly non resistette all’idea di sfiorarla con un dito e l’immagine cambiò: un drago enorme se ne stava accovacciato ai piedi di un’elfa dai capelli verdi in una stanza illuminata solo dalla luce dal caminetto; un altro tocco e lo stesso drago vigilava su una culla mentre fuori dalla finestra il profilo di un ghoul dava forma all’inquietudine. Poi le macchie cominciarono di nuovo a mescolarsi e tra profili di elfi, fate e creature magiche di ogni sorta la tela tornò allo stato iniziale.

Che ve ne pare!?! Non dimemticate di suggerire eventuali evoluzioni della storia nei commenti!!! Per la prossima puntata l’appuntamento è per il 23 agosto!!!

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Nuova settimana nuovo contest: un fantasy PER (e non di…) Licia Troisi

scritto il Luglio 26th, 2010 da alphabetcity

Il titolo vi suona un po’ misterioso?!?! Credete che la vostra amata Licia stia per scrivere un nuovo romanzo?!? Vi sbagliate! Questa volta saremo noi a scrivere per lei!!! Parlando con voi su FB e leggendo le vostre mail di partecipazione al nostro precedente contest, ci siamo accorti che molti di voi sognano di diventare scrittori o, addirittura, hanno già un loro fantasy nascosto in un cassetto! E allora perché non scrivere un piccolo fantasy tutti insieme da consegnare a Licia in persona!?!

Ecco come faremo a creare questo Mini fantasy corale: ogni settimana sul blog apparirà una parte di racconto (fissa) a cui seguirà una parte A e una parte B tra le quali  sceglierete tramite il sondaggio che verrà attivato qui accanto nella barra laterale.

Ovviamente sarà importantissimo anche che suggeriate nei commenti ciò che preferireste accadesse!!!

Il racconto prenderà forma nel corso di 10 puntate alla fine delle quali il risultato sarà, appunto, un breve fantasy.

A questo punto si aprirà la seconda fase di questo gioco, il vero e proprio contest: così come è stato fatto per assegnare le copie del libro,  vi saranno poste tre domande su La ragazza drago 3; i primi 5 che risponderanno correttamente riceveranno una copia stampata del racconto mentre il primo raggiungerà Licia in una delle tappe del tour e le consegnerà una copia rilegata della vostra opera!!!

Che ne dite, vi piace l’idea???

Cominciamo subito! Consideriamo questo post un numero zero in cui, eccezionalmente, non utilizzeremo il sondaggio ma solo i vostri commenti.

Avete tempo fino a venerdì per rispondere a questa domanda: quali personaggi fantsy vorreste che fossero presenti nel racconto??? Chi vorreste tra i protagonisti? Maghi, streghe, draghi, viverne, elfi, nani, folletti e chi più ne ha più ne metta… sbizzarrite la vostra fantasia!!! Aspettiamo i vostri suggerimenti per cominciare questa nuova avventura!

Vi aspetto lunedì con la prima delle dieci puntate!

Pubblicato in Contest | | 24 Commenti »

Storia di un angelo…

scritto il Giugno 25th, 2010 da alphabetcity

Crystal ci incanta con un racconto sugli angeli. Vi lasciamo con la sua creazione e vi auguriamo un buon fine settimana pieno di avventure, sole e tanto divertimento!

L’angelo sul fiume

Il sole asciugava le tonde goccioline che all’alba si erano formate sui petali morbidi dei fiori, e docili evaporavano nell’aria. La nebbia si stava dissipando, e un dolce venticello accarezzava gli steli d’erba, che si prostravano al suo potere.

I pesci saltellavano allegri fra gli zampilli del fiume, e l’acqua gorgogliava in spruzzi e bolle, lanciandosi in cascatelle e schizzando fra i ciottoli, trascinando i pesci fra i suoi flutti potenti e vivaci.

Due giovani ragazzi, adagiati su un ponticello di legno sopra il fiumiciattolo, giocavano con una barchetta rudimentale di legno.

Il ragazzo più giovane si era arrotolato i calzoni fino alle ginocchia, e lasciava pendolare sull’acqua i piedi scalzi, disegnando su di essa figurazioni con la punta delle dita.

Suo fratello maggiore accanto a lui scorgeva, stirando il collo, la barchetta che sguazzava fra i flutti allegri, stando attento che non sfuggisse alla presa del fratellino, ma all’improvviso lo spago legato all’imbarcazione giocattolo si sciolse, e questa se ne andò via, trascinata dalla corrente.

Il ragazzo dai capelli scuri come la terra umida e gli occhi come la notte senza stelle, il maggiore, George, diete uno scappellotto sul collo del fratellino, e gli intimò di recuperare la barchetta. I due iniziarono ad affannarsi, e fra risate e rimproveri, balzarono in piedi e si misero a rincorrere, sulla sponda del fiume, il giocattolo di legno.

Il ragazzo più giovane, dai capelli di filigrana d’oro e gli occhi di sprazzi di cielo sereno, vide che la barchetta rallentava per impantanarsi in un angolo, bloccata da qualcosa, che poi si scoprì essere un ammasso di piume bianche, che aveva intrappolato il giocattolo fra le sue grinfia.

Suo fratello si avvicinò per ispezionare le piume, e alzando lo sguardo il fiato gli si mozzò in gola. Attirò l’attenzione del fratellino e Jim, il minore, un po’ seccato seguì la direzione del dito puntato avanti di George, e scorse una figura sul fiume.

Lacera stoffa candida e macchiata di sangue e fango la sporcava a sprazzi, copriva malamente quelle che sembravano le forme sinuose del corpo di donna, distesa su una delle rocce bianche protese sul fiume. La veste era lunga, come l’abito di una dama regale, e pendeva fin in acqua, dove i flutti smuovevano il tessuto in onde, dove anche qualche pesciolino nuotava fra gli sfilacciamenti.

Le grandi ali piumate che si dipartivano dalla schiena l’avvolgevano e le davano quell’aria angelica di una fanciulla addormentata.

I due ragazzi lasciarono incustodita la barchetta di legno fra l’erba, e corsero fino a raggiungere la ragazza dormiente. Una volta vicini ad essa s’inginocchiarono sulla riva, e la osservarono, avidi di ogni suo particolare.

La pelle era candida come le piume delle sue ali, e le labbra erano due petali di fior di pesco. Gli occhi chiusi, adagiati, lasciavano intravvedere che stesse piangendo, perché lacrime inumidivano le ciglia nere come l’inchiostro. Lacrime vermiglie, di sangue, che spiccavano su quella pelle pura, rigandola e disegnando arabeschi porporini sulle sue gote.

I capelli sulla sua cute erano color del grano, e corti arrivavano appena ad accarezzarle il collo, forse un po’ scarmigliati e decorati con lacrime di fiume.

Le ali stavano ripiegate sulla sua schiena, e le piume erano un po’ arruffate e bagnate, sporcate anch’esse di sangue e fango.

George con un dito portò via da una sua guancia una lacrima di sangue e osservò scintillare ai raggi del sole quella goccia sul suo polpastrello, e notò che all’interno sembrava vi vorticassero frammenti di rubini.

Aspettiamo altri racconti!!!

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Il racconto di Valerio

scritto il Giugno 23rd, 2010 da alphabetcity

Non finirete mai di stupirci: noi vi chiediamo di scrivere un semplice raccontino e scopriamo che vi siete già cimentati a scrivere addirittura interi fantasy! Il racconto che segue, infatti, è opera di Valerio che lo ha tratto da Il figlio segreto del Serafino, il suo romanzo.

ll figlio segreto del Serafino

Mancava solo un’ora all’alba e come tuttele mattine Shanie non aveva sonno; e come poteva averlo? Decine di domande assillavano la sua mente, ma la più importante e frequente era: “chi è realmente mio padre?”.

Aveva un ricordo sfocato di lui, in fondo aveva appena due anni quando il padre lasciò lui e sua madre ad affrontare il mondo, soli.

Stavano cenando come tutte le sere lui e sua madre Emma, dopo una dura giornata passata a lavorare nel campo dietro casa quando dal camino Shanie sembrò sentire una voce o per meglio dire un lamento e in un attimo tutto fu luce e calore; fece appena in tempo a vedere la madre che si gettava invano contro la porta anche se lambita dalle fiamme e accartocciarsi a terra come in pezzo di pergamena ricoperta dalle lingue di fuoco. Solo quando la madre smise di muoversi lui riuscì ad uscire da quella ipnosi terrificante e a vedere con suo immenso stupore che il fuoco non lo bruciava, anzi sembrava che le fiamme lo avvolgessero con fare materno e lo cullassero con dolci parole.

Fu allora che dalle fiamme emerse una figura maschile avvolta in fasci di luce dai mille colori e ricoperto di una armatura che emanava calore, proprio come un corpo vivo; in quell’esatto momento Shanie seppe che l’uomo di fronte a lui era suo
padre.

Sul volto dell’uomo si dipinse un sorriso amaro,il sorriso di uno che suo malgrado sta per condannare il futuro dell’unica cosa importante della sua vita; fu allora che parlò: “Shanie oggi è il tuo sedicesimo compleanno e purtroppo la legge del Cielo vuole che tu raccolga la tua eredità divina, l’Eredità dei Serafini.” Fece una piccola pausa cercando di nascondere al figlio le lacrime che iniziavano a rigare il suo volto; “Questo per te è un giorno di dolore, di morte ma anche di resurrezione;
da oggi ha inizio la tua nuova vita legata alla parte di sangue divino che scorre in te, devo chiederti di scegliere se continuare la tua vita di stenti qui sulla terra o venire con me per cercare di essere accolto fra i Serafini, la nostra gente”.

Shanie rimase impietrito, le lacrime scendevano ancora sul suo volto come fiumi in piena, il suo cuore era martellato dalle troppe e contrastanti emozioni, tuttavia si aggrappò con totale fiducia alla mano tesagli dal padre e lo abbracciò quasi
con disperazione; in risposta dalla schiena del padre comparvero due ali di fuoco che avvolsero entrambi e poi fu solo Luce.

Vi aspettiamo domani con un altro dei vostri racconti!

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Il primo contest de La ragazza drago - La clessidra di Aldibah

scritto il Giugno 4th, 2010 da alphabetcity

Ve lo avevamo promesso  e dunque eccolo qua: il primo contest legato a La ragazza drago - La clessidra di Aldibah (e se diciamo il primo vuol dire che dovete tenervi pronti perché ce ne saranno degli altri!)

Dato che il buongiorno si vede dal mattino, vogliamo cominciare subito con un gioco semplice ma molto interessante: i primi dieci di voi  che risponderanno esattamente alle seguenti domande inviando una mail all’indirizzo contest@laragazzadrago.it riceveranno… non indovinate? È rettangolare, ha le pagine ed è l’oggetto dei desideri dei fan di Licia. Esatto! È una copia de La ragazza drago - La clessidra di Aldibah. Pronti a partecipare?

Ecco le domande:

1)      Come si chiamano i draghi che albergano dentro Lidja e Sofia?

2)       Dove si reca il Professor Schlafen a cercare un terzo draconiano nel secondo libro de La ragazza drago?

3)      Chi custodisce lo spirito di Eltanin?

Cosa state aspettando? Precipitatevi sulla vostra casella di posta e rispondete.

Mercoledì saprete chi saranno i velocissimi fortunati!

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Crea un oggetto magico ed entra nel mondo de La ragazza drago - Licia annuncia la vincitrice!!!

scritto il Agosto 26th, 2009 da alphabetcity

Benritrovati!!! Siamo appena tornati dalle nostre vacanze e anche se il sole continua a picchiare duro e la voglia di mare non è passata, ci siamo rimessi subito a lavoro.
Durante il mese di agosto ci è giunta la risposta di Licia e noi siamo felicissimi di pubblicare la sua email in cui ci dice chi ha scelto tra tutti gli artwork pubblicati e i motivi della sua decisione:

“Ciao a tutti. Innanzitutto, scusate se ci ho messo così tanto tempo per prendere la mia decisione, ma, come immaginerete, la scelta non è stata per niente facile e l’argomento piuttosto delicato, senza contare che come al solito sono oberata di lavoro. In ogni caso, meglio tardi che mai :P.
Innanzitutto, grazie a tutti per la partecipazione e l’impegno; avete fatto uno splendido lavoro, siete stati molto creativi e ho visto cose davvero molto molto belle uscire fuori da questo contest.
Secondo, cerco di spiegarvi un po’ i criteri con cui ho scelto il vincitore: poiché si tratta di qualcosa che inserirò nel mio prossimo libro, per forza di cose non ho potuto concentrarmi solo sulla bellezza dei vostri disegni e dei vostri lavori, ma anche e soprattutto su qualcosa che “sentissi mio”, che mi ispirasse per la storia che sto pian piano costruendo e che possibilmente andasse ad inserirsi il più possibile nel solco della trama che ho già tracciato. Per questo ho deciso di scegliere la clessidra di Francesca. Innanzitutto mi è piaciuto il disegno, il drago e la viverna sono davvero molto belli. La descrizione mi ha intrigata fin da subito perché mi ha acceso una lampadina in testa: l’oggetto trovava infatti un inserimento perfetto all’interno della trama che ho in mente al momento. Ho anche apprezzato la descrizione molto particolareggiata, ma anche il fatto che Francesca mi abbia lasciato molto margine libero per reinterpretare l’oggetto a mio piacimento, e questa è una cosa assai importante per me.
In conclusione, complimenti a tutti, siete stati fantastici, e grazie per questa ennesima dimostrazione d’affetto. Un grazie particolare ovviamente a Francesca per avermi fornito questo utilissimo spunto.
A presto!”
Licia Troisi

E questo è il disegno della Clessidra di Francesca Rosaria Sommino:

Clessidra

Congratulazioni a Francesca! Non aggiungiamo altro perché è stato già detto tutto da Licia.
…e adesso scatenatevi con i commenti!

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I vostri artwork - l’unione fa la forza!

scritto il Luglio 23rd, 2009 da alphabetcity

Eccoci alla pubblicazione dell’ultimo artwork finalizzato alla partecipazione del contest sulla creazione di un oggetto magico destinato alle prossime avventure di Sofia e dei suoi compagni. L’oggetto di chiama Lama di Cerastes ed è stato inventato da due menti creative. Infatti il disegno è opera di Matteo, mentre il testo di accompagnamento è stato scritto da Silvia:

La lama di Cerastes

“La Lama di Cerastes
La leggenda della Lama di Cerastes si perde nei tempi antichi in cui la lotta tra draghi e viverne non era ancora al culmine e la razza umana era nata da poco. In quei tempi, infatti, gli umani incominciavano a colonizzare il nostro mondo, ad espandersi, ad avanzare tecnologicamente con la creazione delle prime, rudimentali armi. Nonostante questa nuova razza non avesse il minimo potere magico, essa diventò in breve tempo talmente numerosa da poter intralciare le antiche specie dei draghi e delle viverne. Tra di essi non si riusciva a trovare un accordo per affrontare la situazione: fra i draghi si diffuse l’ideale di offrire protezione agli esseri umani e creare così un’alleanza; tra le viverne la soluzione che aveva più sostenitori era quella di promettere un’alleanza agli uomini, sfruttarli per vincere la guerra contro i draghi e poi sterminarli. Vi era però un altro pensiero, che raccoglieva consensi tra pochi elementi di ambo le parti: un’alleanza tra draghi e viverne mirata ad eliminare la minaccia umana. Tuttavia questi esseri si ritrovarono isolati, considerati dei reietti, dei folli, da eliminare a qualunque costo. In breve tempo rimasero solamente due creature: una viverna ed un drago , consapevoli che presto sarebbero stati scovati e giustiziati ; per mantenere in vita l’ideale per cui avevano lottato e presto sarebbero morti, aveva un’unica speranza: l’unione delle loro due razze, l’anello di congiunzione tra i due nemici. Venne così alla luce un essere di cui mai nessuno avrebbe potuto immaginare la nascita, nelle cui vene si mischiava il sangue rosso e brillante e quello nero e vischioso.
Una creatura che non era un drago né una viverna.
Il suo nome era Cerastes . Egli assistette alla morte di coloro che lo avevano dato alla luce nella speranza che riuscisse a portare avanti il loro obiettivo, ma così non fu. Cerastes crebbe nella rabbia verso coloro che avevano giustiziato i suoi genitori, e nel disprezzo di entrambe le razze a cui apparteneva solo in parte. I draghi non vollero accoglierlo, vedendo in lui il male e temendo di avere tra di loro una spia; le viverne lo ripudiarono, ritenendolo un debole a causa del sangue di drago che scorreva nelle sue vene.
Vi era però la terza razza, quella degli umani, che si ritrovavano a fronteggiare esseri con poteri immensi armati solo di archi e frecce. Essi videro in lui un alleato potente, e cercarono la sua protezione senza esitare. In molte battaglie Cerastes li salvò, fin quando egli non cadde, colpito al cuore dagli artigli di una viverna . Mentre il sangue scorreva dal suo petto, l’essere volle fare un ultimo dono alla razza umana che lo aveva accettato. Chiamò a sé il suo servo più fidato, Samarsk, e gli sussurrò poche parole. Dopodiché il suo occhio della mente, incorniciato da venature metalliche, si separò dalla sua fronte ed iniziò a fondersi. Molti uomini che combatterono in quella battaglia raccontarono di aver visto nella fuga, accanto al corpo di Cerastes,due spade gemelle che brillavano di una luce intensa; quello che non videro fu che subito dopo al loro posto era comparsa un’unica spada con un fregio sull’elsa.
Un fregio che rappresentava una creatura che non era un drago né una viverna.

Per liberare il completo potenziale della Lama di Cerastes è necessario che due persone con gli stessi ideali la afferrino contemporaneamente : dal terreno in mezzo a loro spunterà una rosa e la spada si sdoppierà nelle Lame Gemelle; in molti le hanno cercate senza sospettare che fossero sigillate in un’unica spada. Oltre ad essere armi più potenti del normale (resistono al fuoco e sono in grado di perforare la pelle di draghi e viverne), il vero motivo per cui si cercava di impossessarsene è il loro potere più grande: se le due persone che le hanno liberate del sigillo si colpiscono a vicenda, dalla rosa sboccia uno spirito; esso è l’emanazione delle vere essenze dei due portatori fuse tra di loro, tuttavia questo può accadere solamente se entrambi hanno piena fiducia nell’altro ed in quello che stanno facendo; in caso contrario l’evocazione fallirebbe e le due persone rimarrebbero uccise dal colpo.
Lo spirito ha a disposizione la potenza magica e fisica di entrambi notevolmente aumentata, ma viene alimentato dalla forza spiritica e vitale di chi lo evoca; dei normali esseri umani senza alcun potere magico potrebbero sostenerlo per appena pochi minuti per poi consumare tutta la loro energia e morire. Se ciò dovesse accadere le Lame Gemelle si ricomporrebbero nuovamente in un’unica spada.”

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I vostri artwork e una piccola precisazione

scritto il Luglio 21st, 2009 da alphabetcity

Forse nel post di ieri non si capiva benissimo, ma il blog della Ragazza drago non verrà affatto oscurato, nè terminerà di esistere. Potrete ancora continuare a leggere i racconti e vedere i vostri artwork, ma noi ci fermeremo prima della pausa estiva anche per concludere i contest.

Oggi vi mostriamo il lavoro di Camilla, il Dente di drago:

Dente di drago

“Il disegno raffigura un ciondolo magico contenente il dente di un drago a cui
é stato incastonato uno smeraldo di incommensurabile valore. Esso dona a chi lo
indossa il potere di dominare gli elementi ( scatenare tuoni, tempeste,
lanciare palle di fuoco, ghiacciare dei laghi ecc…) L’oggetto è destinato ad
una persona dall’animo puro e innocente che vuole combattere il male o far del
bene alla terra e agli uomini, attenzione! se finisce in mani malvage o se
usato per scopi maligni l’oggetto potrebbe non funzionare o addirittura
ribellarsi al proprio possessore incenerendolo!”

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I vostri artwork - la corona del drago

scritto il Luglio 16th, 2009 da alphabetcity

Elena ci ha inviato il suo disegno rappresentante La corona del drago e ce lo descrive così:

Questo oggetto serve per potenziare i poteri di Sofia e degli altri draconiani. Il neo viene adagiato in una parte che è contenuta nella bocca del drago e così aumenta il potenziale di Sofia. Questa corona è fatta di squame di drago.

La corona del drago

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I vostri racconti - Francesca e Francesco

scritto il Luglio 9th, 2009 da alphabetcity

Proseguiamo con la pubblicazione dei racconti fuoricontest durante il caldo di questi giorni fa sempre piacere leggere i vostri racconti…

Il primo è di Francesca che ci ha inviato: Il Perdono

Salirono velocemente la scale di pietra. Nessuno ad ostacolarli o fermarli. Un silenzio irreale avvolgeva quel luogo, come se il Nemico li stesse aspettando.
Arrivati in cima alle scale, si aprì davanti a loro una grande sala circolare. Era buia, se non per una fioca luce che ne faceva intravedere le pareti ruvide ed illuminava appena il centro. In tale punto una roccia scura si ergeva dal suolo prendendo le sembianze di un trono.
Nonostante il caldo del vulcano, lunghi brividi di freddo percorsero il corpo di Elisea. Persino Aresis, che conosceva quel posto meglio di chiunque altro, sembrava inquieto.
«Ti aspettavo Elisea» disse una voce profonda.
Una figura scura emerse in fondo alle pareti. Era troppo buio perché si riuscisse anche soltanto a intravederne i profili. Poi questa cominciò a muovere passi verso il centro della sala, laddove la poca luce avrebbe permesso di scoprirne il volto. Il cuore di Elisea bruciava il petto.
Finalmente la figura si mostrò alla luce. Elisea stentava a crederci. Di fronte a lei si stagliava un uomo alto e magro, con capelli neri e lisci, occhi di un azzurro splendente. Indossava una lunga tunica nera. Un uomo qualunque.
«Ho atteso molto il tuo arrivo. Io e te siamo speciali. Godiamo di uno straordinario potere…»
«Che lei non unirà mai al tuo Anamhor! Perché è questo che vuoi, vero?» lo interruppe Aresis.
«Sta zitto traditore! Cosa puoi saperne tu dei miei progetti!»
«Ti conosco. Non dimenticare che ero al tuo servizio»
Anamhor sorrise. «E cosa sa invece Elisea di te? Sa che sei stato tu ad aver ucciso sua madre?»
Per Elisea fu come ricever un colpo al cuore. Gli occhi le si riempirono di lacrime.
«Non credergli Elisea! Per anni ha manipolato la mia mente facendomi credere che fossi stato io e non lui!»
«Ha ucciso tua madre e ti ha abbandonata. Unisciti a me Elisea e…»
«No! Elisea ascoltami!».
Aresis la prese per le spalle costringendola a guardarlo negli occhi.
«Ho creduto di aver ucciso la donna che amavo. Poi ti ho conosciuta e i ricordi sono riaffiorati. Ho riacquistato quella fiducia che da tempo avevo perduto, e ho trovato te. Mia figlia. Non ascoltarlo Elisea. Vuole solo il tuo potere per i suoi scopi malvagi. Credimi. Tu sei tutto ciò che mi rimane»
Era sincero. Elisea lo sentiva. Ma non riusciva a perdonargli di averla abbandonata. Forse era proprio questo che aveva impedito loro di legarsi fino a quel momento.
Nel frattempo Anamhor capì che non sarebbe più riuscito a convincerla. Aresis ed Elisea non si accorsero dell’incantesimo che il Nemico stava per scagliare loro se non quando urlò:
«Non so che farmene di un traditore e del potere di una ragazzina!» mentre dalle sue mani una sfera luminosa si lanciava su di loro.
Aresis, fulmineo, si parò davanti Elisea per proteggerla.
Un gesto che solo un vero padre avrebbe fatto pensò lei.
L’incantesimo colpì Aresis in pieno petto. Il corpo si accasciò al suolo ed Elisea si gettò su di esso piangendo. Respirava a fatica.
«Non lasciatemi Padre» disse chiamandolo così per la prima volta.
Aresis abbozzò un sorriso e con le ultime forze che gli restavano disse:
«Devi lottare Elisea. Il Mondo Antico ha bisogno di te»
Poi emise l’ultimo respiro. Per Elisea quella era la fine. Sei doni non sarebbero bastati, ma avrebbe lottato. Sarebbe morta anche soltanto nel tentativo di farlo.
Ad un tratto, però, dal corpo di Aresis emerse una luce bianca. Fluttuò nell’aria fino ad arrivare dinanzi a Elisea, che capì. Già altre sei volte era successo. Ora era la volta dell’ultimo e settimo dono. Il perdono.
La luce sembrò entrare nel cuore di Elisea che ora era pronta. Si alzò e guardò Anamhor.

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Passiamo all’imperdibile e divertente storia firmata da Francesco: Un amaro boccone

Il drago verde smeraldo planò verso la piccola radura in cerca di cibo, infatti era assai affamato, la selvaggina in quel periodo scarseggiava a causa dell’inverno rigido. Aveva adocchiato qualcosa che stava correndo verso gli alberi dell’antica e oscura foresta che era la sua dimora da millenni. Scese in picchiata sull’essere che aveva un invitante colore scarlatto e lo imprigionò nel suo becco coriaceo. La sua preda cercò di dimenarsi e stava per riuscire a sfuggire alla sua presa, ma alla fine, la inghiottì in un sol boccone. Dall’aspetto gli era sembrato uno di quei diavoli che alle volte si avventurano in superficie, alto, tozzo, corna ricurve sulla testa allungata, ali e coda appena abbozzate. Rimase disgustato dal sapore di zolfo dell’animale che aveva appena mangiato. Aveva bisogno di acqua, per cercare di far sparire quel sapore dalla sua bocca. Volò verso il lago dove si abbeverava sempre e che sapeva non essere del tutto ghiacciato come gli altri specchi d’acqua della zona. Atterrò affondando le zampe nella ghiaia della riva, allungò il collo e bevve molti sorsi di acqua gelida. Contemplò con ammirazione lo scheletro della viverna che emergeva dalla superficie del lago. Quella mezza specie di tacchino volante aveva cercato di mangiarlo. A lui. Un drago. Non aveva avuto alcuna difficoltà a rompergli il collo. Poi aveva banchettato con la sua carne per giorni. Avrebbe voluto condividere quel lauto pasto con altri suoi simili, ma ormai era l’unico della sua specie rimasto in vita. Le lotte fratricide, le battaglie con le idre e le viverne, la mancanza di cibo, li avevano sterminato. Tornò alla realtà quando sentì un lancinante dolore provenire dal suo stomaco. Quella dannata preda. Gli stava dando più problemi che soddisfazioni. Vide che qualcosa stava emergendo dal suo stomaco. La carne si lacerò, le scaglie ossee che formavano la sua coriacea pelle volarono via insieme a un fiotto di sangue e di intestini. Qualcosa emerse dallo squarcio che si era creato nel suo corpo.

Ossa che si sbriciolavano, carne che veniva masticata e lacerata. E tutto fu luce e frastuono. In pochi attimi, passò dall’oscurità cavernosa del corpo del drago all’aria aperta del lago. Una brezza leggera lo investì, portandogli l’odore ferroso del sangue che lo ricopriva. Guardò l’animale che aveva osato mangiarlo.
“Tu non sai chi sono io!” urlò “Sei solo chiacchiere e distintivo!” disse l’essere schiaffeggiando il muso del drago. Si accorse che era già morto, ma continuò lo stesso con il monologo, l’egocentrismo non gli permetteva di fermarsi.
“Io sono Mad Dog, il Demone Ribelle! Sono io a mangiare gli altri! E’ la seconda volta che mi capita ’sta cosa alla Man in Black. Mi hai fatto venire sete…” esclamò il demone staccando di netto la testa al drago. Bevve avidamente il fiotto di sangue che sgorgò dal colonna vertebrale dell’animale.
“Sono venuto qui per un’importantissima missione! Devo salvare dall’estinzione l’ultimo drago verde di questa realtà… Chissà dove si nasconde…” il diavolo non riuscì a finire la frase. Guardò la testa dell’animale che aveva appena ucciso, la prese in mano. Le scaglie erano verdi, smeraldo. Un profluvio di bestemmie e parolacce, quali e quante mai quel mondo aveva sentito, turbarono la quiete invernale del lago. Reggendo ancora la testa in mano, imitando Amleto, il demone esclamò:”Mangiarti o non mangiarti, questo è il problema! Dovrò anche trovare una buona scusa per quanto è successo. Potrei dare la colpa ad un gambero gigante… si farò così!” concluse Mad Dog accingendosi a consumare il suo lauto pasto.

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