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scritto il Luglio 1st, 2010 da alphabetcity
Eccoci qui per un nuovo racconto. Questa volta concedeteci di drirvi che è po’ speciale perché è stato scritto da una mamma per i suoi bimbi! Infatti Vilma, l’autrice, ci tiene a specificare che è tratto dal fantasy Storie e leggende della terra di mysor che ha inventato apposta per i suoi bambini!
Non trovate anche voi che sia un’idea davvero dolce?
Il risveglio del mago
Un fremito nella trama dell’incanto che avvolgeva il mago tra le sue spire ristoratrici, scosse Lionis con una potente scarica elettrica lungo tutta la spina dorsale provocandogli un dolore talmente lancinante da risvegliarlo bruscamente dal sonno magico indotto dal loto nero.
Cercando di ignorare il fastidioso formicolio che si stava diffondendo in tutti i suoi muscoli, l’elfo, scese lentamente dal trono su cui si era adagiato, raggiunse una sontuosa veste da camera in velluto rosso trapuntato, l’adagiò elegantemente sulle sue spalle e si avviò verso la stanza che ospitava il suo laboratorio magico.
Man mano che percorreva i corridoi che portavano alla torre sud della sua fortezza, il dolore provocato da quella scossa elettrica, iniziò a diminuire, il formicolio scomparve e l’espressione torva del suo viso cominciò a mutare in un lieve sorriso, solo un potente incantesimo avrebbe potuto scuotere con tanta forza la trama della magia che aveva intessuto con tanta meticolosità dopo la morte di re Nivalis e questo significava che qualcuno della famiglia reale era sopravvissuto all’assalto portato dalle sue forze alla roccaforte nemica. Deciso a verificare i suoi sospetti, affrettò il passo per raggiungere il laboratorio.
La torre sud era stata modificata da Lionis per diventare la sua alcova di magia arcana. Le scale che conducevano alle stanze del laboratorio erano state disseminate di trabocchetti magici di cui lui solo conosceva le parole di attivazione e disattivazione in modo che, se anche qualcuno dei suoi seguaci avesse avuto in mente di tradirlo, non avrebbe trovato altro che morte, sulla via della sua scalata verso il potere. La lunga esperienza accumulata in duecento anni di vita gli aveva insegnato a dubitare di tutti, per questo era sopravvissuto così a lungo, per poter perpetuare i suoi piani di conquista di Mysor e la sua personale vendetta contro suo fratello Nivalis. Per quanto concerneva la conquista del mondo intero, a parte qualche piccolo focolaio di ribelli, ormai era a buon punto e la morte di suo fratello, era stato uno dei più grandi piaceri che avesse mai provato in tutta la sua vita ed ora, tutti questi successi rischiavano di essere rovinati da qualcuno che era sfuggito al massacro.
Giunto in cima alla scalinata, varcò agilmente il portale magico e si diresse verso il pozzo delle divinazioni. Pronunciando parole incomprensibili in un antico dialetto elfico, descrisse dei piccoli cerchi sulla superficie dell’acqua e dopo qualche istante le immagini di una lontana isola apparvero nella polla.
Il disastro che vide ebbe l’effetto di irritarlo ancor più del dolore provocatogli dall’incantesimo che lo aveva risvegliato. Era ovvio che, se la dimora di Syria era distrutta, la magia che l’aveva eretta in qualche modo era stata dissipata, questo poteva significare due cose, la cattura della portatrice dell’anello del tempo o nella peggiore delle ipotesi la sua morte.
Guardò attraverso gli strati di roccia per individuare qualche indizio che potesse illuminarlo su ciò che era accaduto in quel luogo finché non gli giunse l’immagine del corpo mostruoso di Syria straziato ed orrendamente schiacciato dal peso della montagna che le era crollata addosso,
disgustato da quelle visioni si ritrasse dalla polla per dirigersi verso la finestra, si affacciò e scagliò in aria un cristallo rosso, pronunciò una formula arcana e la pietra si trasformò in un fantasma.
Lionis guardò la sua serva e le disse:- va da Phisoplexis e dille di venire subito da me-
Lo spettro annuì e si dileguò nell’oscurità della notte.
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scritto il Giugno 30th, 2010 da alphabetcity
Pensavate che vi avessimo abbandonato? E invece eccoci qui, più energici e dragosi che mai!
Dunque cominciamo con il racconto di Maurizio che ci guida attraverso le maglie di un fitto mistero tutto da scoprire! Buona lettura!
Il segreto di un drago
Un cupo ruggito mosse la terra fin dentro le viscere. Dharlot, l’ultimo della stirpe dei draghi protettori era accasciato al suolo esanime. Il suo sangue scuro scorreva a fiumi sotto il suo corpo, creando una pozza di sangue da far accapponare la pelle. Il suo carnefice era il suo miglior amico, Reyu . Un combattimento mortale portò entrambi alla fine della loro vita . Un ultimo ruggito e Dharlot si accasciò definitivamente al suolo senza più dare segni di vita .
Il campo intorno a loro era spento, come se quei colpi avessero prosciugato quel posto di tutte le sue forze . Dietro i loro enormi corpi si poteva ben vedere la Gemma Splendente, ultima reliquia che impedisce al male di sovrastare. Ma la Gemma era diversa, non brillava più di una luce benevola e rassicurante, sembrava spenta ……..e infatti lo era. Quella reliquia, un oggetto che persisteva nella sua lotta per molti anni si stava affievolendo sino a diventare solo una roccia di colore nero opaco. Dopo che la Gemma divenne una roccia tutto il mondo cadde in un regno oscuro per chissà quante migliaia di anni.
Freddo . Questo fu il primo pensiero che attraversò la mente di Taylor appena uscì di casa . Taylor era un ragazzo molto tranquillo, amava passare il suo tempo tra i libri di avventura e fantasy che trovava in vecchi cassettoni in soffitta.
Attaccato al suo cappotto lungo e di colore nero Taylor si accingeva a fare una passeggiata per il parco con la speranza di trovare un po’ di pace e tranquillità. Con la mente sgombra da ogni pensiero si ritrovò ben presto ai margini di un bosco.
Non mi sembrava che ci fossero boschi da queste parti. Si disse mentre prendendo il coraggio a due mani si addentrava nella foresta. Il bosco era tranquillo e sereno, i raggi del sole accarezzavano ogni foglia fino a far risplendere tutto grazie alle piccole gocce di rugiada su di esse. Gli alberi più grandi invece sembrava che volessero coprire coi loro rami quel posto tanto magico quanto misterioso. Taylor camminò per un breve tratto poi si fermò su un piccolo spiazzo davanti a lui, era come un giardino, pieno di fiori e di erba. Una cosa soltanto era diversa: una pietra nera stava eretta sopra un piccolo altare di marmo bianchissimo. Il ragazzo se ne sentì attratto in un modo incomprensibile, tanto che, senza quasi accorgersene aveva camminato il pezzo che li divideva e si ritrovava davanti a quella pietra . Senza pensarci due volte prese con entrambe le mani la pietra. Nello stesso attimo in cui le sue mani toccarono la pietra, un lampo di comprensione si dilatò nella mente di Taylor con una sequenza velocissima di immagini.
Durò un istante o un’eternità, Taylor non seppe dirlo però quando riaprì gli occhi era seduto supino con la pietra in mano. Il suo primo istinto era di buttarla via, ma non lo fece, in qualche modo quella pietra l’attraeva. Ma oltre a essere svenuto, era successo dell’altro, qualcosa che non sapeva spiegarsi ma che in qualche modo gli riempiva il petto di una paura terribile. Si alzò in modo molto brusco e si tolse con un paio di colpi le foglie secche dal cappotto e iniziò a correre verso casa.
Arrivò meno di dieci minuti dopo col fiato corto e la pietra in tasca, senza salutare nessuno si avviò in camera sua e si buttò ancora vestito sul letto. Aveva la fronte imperlata di sudore e le mani che ancora tremavano se provava a toccare la pietra Senza neanche accorgersene si addormentò.
Quella notte Taylor sognò un posto segreto, vicino a quel bosco. Dentro quel posto era racchiuso qualcosa di semplicemente unico…l’uovo di un drago!
Piaciuto!?! Ricordatevo che aspettiamo TANTISSIMI ALTRI RACCONTI!!!
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scritto il Giugno 25th, 2010 da alphabetcity
Crystal ci incanta con un racconto sugli angeli. Vi lasciamo con la sua creazione e vi auguriamo un buon fine settimana pieno di avventure, sole e tanto divertimento!
L’angelo sul fiume
Il sole asciugava le tonde goccioline che all’alba si erano formate sui petali morbidi dei fiori, e docili evaporavano nell’aria. La nebbia si stava dissipando, e un dolce venticello accarezzava gli steli d’erba, che si prostravano al suo potere.
I pesci saltellavano allegri fra gli zampilli del fiume, e l’acqua gorgogliava in spruzzi e bolle, lanciandosi in cascatelle e schizzando fra i ciottoli, trascinando i pesci fra i suoi flutti potenti e vivaci.
Due giovani ragazzi, adagiati su un ponticello di legno sopra il fiumiciattolo, giocavano con una barchetta rudimentale di legno.
Il ragazzo più giovane si era arrotolato i calzoni fino alle ginocchia, e lasciava pendolare sull’acqua i piedi scalzi, disegnando su di essa figurazioni con la punta delle dita.
Suo fratello maggiore accanto a lui scorgeva, stirando il collo, la barchetta che sguazzava fra i flutti allegri, stando attento che non sfuggisse alla presa del fratellino, ma all’improvviso lo spago legato all’imbarcazione giocattolo si sciolse, e questa se ne andò via, trascinata dalla corrente.
Il ragazzo dai capelli scuri come la terra umida e gli occhi come la notte senza stelle, il maggiore, George, diete uno scappellotto sul collo del fratellino, e gli intimò di recuperare la barchetta. I due iniziarono ad affannarsi, e fra risate e rimproveri, balzarono in piedi e si misero a rincorrere, sulla sponda del fiume, il giocattolo di legno.
Il ragazzo più giovane, dai capelli di filigrana d’oro e gli occhi di sprazzi di cielo sereno, vide che la barchetta rallentava per impantanarsi in un angolo, bloccata da qualcosa, che poi si scoprì essere un ammasso di piume bianche, che aveva intrappolato il giocattolo fra le sue grinfia.
Suo fratello si avvicinò per ispezionare le piume, e alzando lo sguardo il fiato gli si mozzò in gola. Attirò l’attenzione del fratellino e Jim, il minore, un po’ seccato seguì la direzione del dito puntato avanti di George, e scorse una figura sul fiume.
Lacera stoffa candida e macchiata di sangue e fango la sporcava a sprazzi, copriva malamente quelle che sembravano le forme sinuose del corpo di donna, distesa su una delle rocce bianche protese sul fiume. La veste era lunga, come l’abito di una dama regale, e pendeva fin in acqua, dove i flutti smuovevano il tessuto in onde, dove anche qualche pesciolino nuotava fra gli sfilacciamenti.
Le grandi ali piumate che si dipartivano dalla schiena l’avvolgevano e le davano quell’aria angelica di una fanciulla addormentata.
I due ragazzi lasciarono incustodita la barchetta di legno fra l’erba, e corsero fino a raggiungere la ragazza dormiente. Una volta vicini ad essa s’inginocchiarono sulla riva, e la osservarono, avidi di ogni suo particolare.
La pelle era candida come le piume delle sue ali, e le labbra erano due petali di fior di pesco. Gli occhi chiusi, adagiati, lasciavano intravvedere che stesse piangendo, perché lacrime inumidivano le ciglia nere come l’inchiostro. Lacrime vermiglie, di sangue, che spiccavano su quella pelle pura, rigandola e disegnando arabeschi porporini sulle sue gote.
I capelli sulla sua cute erano color del grano, e corti arrivavano appena ad accarezzarle il collo, forse un po’ scarmigliati e decorati con lacrime di fiume.
Le ali stavano ripiegate sulla sua schiena, e le piume erano un po’ arruffate e bagnate, sporcate anch’esse di sangue e fango.
George con un dito portò via da una sua guancia una lacrima di sangue e osservò scintillare ai raggi del sole quella goccia sul suo polpastrello, e notò che all’interno sembrava vi vorticassero frammenti di rubini.
Aspettiamo altri racconti!!!
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scritto il Giugno 24th, 2010 da alphabetcity
Dato che cominciate a mandarci un po’ più di racconti oggi ne pubblichiamo ben due in un colpo solo!
Pronti? Cominciamo con il racconto di Francesca che, dato che ha un suo, blog personale, ci chiede di pubblicare il link. Eccola accontentata: http://blu-aquamarine.blogspot.com/. Edo ora ecco il suo racconto davvero suggestivo.
Amaranth Lily-L’inganno
Il porto di Londra, gelido nella sua tormentata solitudine di mezzanotte, sibila nel vento. Ogni folata s’infiltra fra il legno scricchiolante, fra i barili accasciati nell’ombra. Io, bambina, canto una sorda nenia nei pressi della nebbiosa luce di un lampione. Io, finché qualcuno ne porterà memoria, ancora me stessa, fantasma degli anni.
La porta della baracca sul porto s’apre, e una donna m’invita ad entrare. Le mie ballerine non fanno suono sull’impiantito: è strano sapere che nessuno saprà mai del mio passaggio. Spazzerà via domattina, il mozzo, queste mie lacrime amare?
«Ann, sai cosa sono i ricordi?»
M’accoglie nell’astruso rifugio. Fuoco. Fiamme nel camino. Fuoco caldo che non riscalda, fuoco ardente che non brucia. È ghiaccio oltre i mattoni cotti delle pareti. Sono lunghe stalattiti che pendono dal soffitto, sfiorano le teste lasciando scivolare gocce d’acqua pura, il risveglio di un’armonia d’argento.
«Sono ciò che mi tengono in vita.»
«È vero, sì. Niente ricordi, niente Ann.»
La dama bianca indossa abiti leggeri, veli che coprono il suo pallido corpo, ricamati con fiori di giglio. Sul polso, ha legata una benda rossa e umida. Mi ha richiamato dalla mia dimora di assenze e rinunce, siamo ospiti entrambe del tempo fugace. Ha promesso che mi racconterà una storia.
«Però non sono solo questo. Dimmi, Ann, cos’altro sono i ricordi?»
I suoi occhi sono immobili, di un azzurro polare e cieco.
«Sono… non sono…»
Il rollare della barca, la tempesta. La pioggia che s’abbatte continua sul mio volto, quasi mi ferisce. La odio. Odio mio padre, che mi ha gettato in mare per poi riprendere la via del Tamigi. L’aria che diventa solo un sogno, il sale che mi brucia i polmoni e che è incubo insano. Le ventole del motore incredibilmente vicine, ruotano, ruotano, come un girasole macchiato di rosso, è la cromoterapia dell’inferno. I miei capelli corvini s’impigliano fra i petali cremisi, la mia mano li carezza. Ma la mia mano va oltre, troppo lontana per essere ancora la mia, e io che la inseguo, che mi frammento come uno specchio pugnalato da una regina gelosa.
«Giusto.»
Sorride, riportandomi al presente. È inquietante.
«I ricordi… sono e non sono. Sono fogli rinchiusi nelle pareti dell’oblio, magici, deturpati dal tempo e da chi sfrutta i loro poteri. Non hanno ali, strisciano nel fango della nostra memoria. «C’è una vergine senz’occhi e bendata da nastri di seta imbevuti nel sangue, che spesso li afferra e ghermisce; non sazia, li strappa dal loro languire nei bizzarri recessi delle loro stanze oblunghe, lascia affiorare i più antichi da quella che è una vasca piena di un liquido che contrasta la pur lenta decomposizione, affoga quelli più brillanti di un passato recente e lieto. Strattona i reduci dal buio, rompe i legami di una carcere forzata. Il suo è il sorteggio nelle mani stordite del male e del caso infausto.»
«Voglio ucciderla. Se è lei che mi fa così male… la voglio morta.» Se è lei che riprende lo spasimo della fustigazione e me lo imprime nell’iride spenta, allora la riporterei in quel mare per trucidarla io stessa. Tacqui quest’ultimo pensiero.
Ed ora passiamo al racconto di Vincenzo, una cronacadai toni ricercati di un viaggio davvero speciale.
Departures
Attorno a me solo il lento sciabordio del fiume, che va a incresparsi scintillando nel suo impasto di olio denso e scuro. E, se sto attenta, riesco a percepire le misere gocce d’acqua che stillano da un cielo plumbeo, dove pian piano nubi già incupite si divertono a giocare, diradandosi per far spazio a un sole che sparuto fa le sue ultime comparse in cielo. Impercettibile e distante, pioviggina e sfiora le mie guance pallide.
Mi sento come trafitta da proiettili che mi si fiondano addosso scaraventati da un vento tagliente, e così anche la pioggia corre.
Tutto fa parte di un flusso. La vita scorre fragile come il fiume che va a irrorare un alveo costellato di ciottoli.
La vita è un percorso troppo arduo. E come ogni percorso ha un inizio e una fine, ma io non appartengo a quel percorso, o semplicemente cerco di eludermi da esso.
Le assi di legno del ponte scricchiolano sotto le mie suole. Sono quasi sicura che fra poco cadrà in sfasciumi anche lui, come tutti. È insopportabile lo sfrigolio che mi accompagna, percorro il corrimano con dita affusolate che vogliono farsi penetrare da minuscole schegge, incuranti del breve e ineluttabile dolore.
Nel mio campo visivo si contraddistingue un prato rorido, i cui filamenti verdeggianti sono orlati da brina. Qua e là fiori emaciati vengono rigurgitati dal terreno. I loro petali sembrano dilatarsi a ogni mia occhiata su di loro, ondeggiano flebilmente, assumono colori cangianti, quasi mi spavento. Sembrano crescere, sempre più alti e slanciati con vigorose foglie verdi e vivide, anch’esse madide di rugiada che scivola lenta fra le sottili arterie. Ora sono alti quanto me, fra poco mi guarderanno dall’alto fieri e decideranno sulla mia sorte.
Avanzo.
Giacciono due altalene, le loro catene sono intrighi di anelli che, come funi, s’avvinghiano fra loro sferragliando. Una donna vi è accovacciata e, mentre le sue cianche si divincolano furiosamente sollevando strati di terra scavata attorno al prato, sembra osservarmi. Indossa una tonaca rosa adorna con farfalle agonizzanti, lentamente si muovono sulla veste. Ha lunghi capelli neri, come viscide serpi di petrolio che paiono volermi agguantare. Alza il volto e mi punta addosso occhi d’inchiostro. Si alza dal suo giaciglio e mi tende una mano esile che io afferro e stringo forte. Non so chi è.
«Chiudi gli occhi» dice.
Sottraggo allora le palpebre alla tenue luce del tramonto.
Mi sento trasportare, percorrere viali impervi e inerpicarmi per alture. I miei passi riecheggiano in un ambiente dove tutto risuona stranamente ovattato, e sento la mia fiducia avviticchiarsi sempre più energica al fato. Apro gli occhi. Avanti a me il ponte di una nave si srotola, il parquet è abbagliato dal riverbero di lamine giallastre che s’infiltra come uno spillo nella mia iride. Mi accorgo che siamo immersi in un oceano cosparso da meduse di aria condensata. Voliamo.
La fanciulla ora è accanto a me. Indica l’orizzonte, ha un’unghia uncinata smaltata di nero. Inarco timidamente le labbra in un lieve sorriso.
«Allora via verso l’orizzonte, fra fragili bolle di legno e fatui esseri di zefiro, via! Via traversando nembi dai contorni sfavillanti, abbagliati dai fulgori del tramonto. Via oltre fragili ciondoli incandescenti, che ho sempre sognato sfiorare. Via verso l’infinito» lei annuisce contenta, mi comprende.
E adesso sarà la fine dei sogni, l’inizio di un’avventura che non avrà termine, l’inizio dell’ignoto da cui non tornerò mai, perché solo questo non avrà morte. Intanto il sole si è già gettato, e il suo capo dondola, mozzo e macchiato di rosso vermiglio, da un’incontaminata luna.
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scritto il Giugno 23rd, 2010 da alphabetcity
Non finirete mai di stupirci: noi vi chiediamo di scrivere un semplice raccontino e scopriamo che vi siete già cimentati a scrivere addirittura interi fantasy! Il racconto che segue, infatti, è opera di Valerio che lo ha tratto da Il figlio segreto del Serafino, il suo romanzo.
ll figlio segreto del Serafino
Mancava solo un’ora all’alba e come tuttele mattine Shanie non aveva sonno; e come poteva averlo? Decine di domande assillavano la sua mente, ma la più importante e frequente era: “chi è realmente mio padre?”.
Aveva un ricordo sfocato di lui, in fondo aveva appena due anni quando il padre lasciò lui e sua madre ad affrontare il mondo, soli.
Stavano cenando come tutte le sere lui e sua madre Emma, dopo una dura giornata passata a lavorare nel campo dietro casa quando dal camino Shanie sembrò sentire una voce o per meglio dire un lamento e in un attimo tutto fu luce e calore; fece appena in tempo a vedere la madre che si gettava invano contro la porta anche se lambita dalle fiamme e accartocciarsi a terra come in pezzo di pergamena ricoperta dalle lingue di fuoco. Solo quando la madre smise di muoversi lui riuscì ad uscire da quella ipnosi terrificante e a vedere con suo immenso stupore che il fuoco non lo bruciava, anzi sembrava che le fiamme lo avvolgessero con fare materno e lo cullassero con dolci parole.
Fu allora che dalle fiamme emerse una figura maschile avvolta in fasci di luce dai mille colori e ricoperto di una armatura che emanava calore, proprio come un corpo vivo; in quell’esatto momento Shanie seppe che l’uomo di fronte a lui era suo
padre.
Sul volto dell’uomo si dipinse un sorriso amaro,il sorriso di uno che suo malgrado sta per condannare il futuro dell’unica cosa importante della sua vita; fu allora che parlò: “Shanie oggi è il tuo sedicesimo compleanno e purtroppo la legge del Cielo vuole che tu raccolga la tua eredità divina, l’Eredità dei Serafini.” Fece una piccola pausa cercando di nascondere al figlio le lacrime che iniziavano a rigare il suo volto; “Questo per te è un giorno di dolore, di morte ma anche di resurrezione;
da oggi ha inizio la tua nuova vita legata alla parte di sangue divino che scorre in te, devo chiederti di scegliere se continuare la tua vita di stenti qui sulla terra o venire con me per cercare di essere accolto fra i Serafini, la nostra gente”.
Shanie rimase impietrito, le lacrime scendevano ancora sul suo volto come fiumi in piena, il suo cuore era martellato dalle troppe e contrastanti emozioni, tuttavia si aggrappò con totale fiducia alla mano tesagli dal padre e lo abbracciò quasi
con disperazione; in risposta dalla schiena del padre comparvero due ali di fuoco che avvolsero entrambi e poi fu solo Luce.
Vi aspettiamo domani con un altro dei vostri racconti!
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scritto il Giugno 22nd, 2010 da alphabetcity
Elena è stata davvero veloce! Il suo fantasy è arrivato immediatamente, neanche fosse stato trasportato dalle ali di un drago! ;).
Il primo racconto del nostro nuovo contest parla di streghe, poteri magici ma, soprattutto di amicizia, per ricordarci che a volte i sentimenti valgono più di mille incantesimi…
La strega oscura
Poco a poco riprese conoscenza.
Aprì lentamente gli occhi di un grigio intenso, ma la luce la costrinse a richiuderli immediatamente, sebbene non fosse particolarmente forte.
Ritentò con maggior successo e , guardandosi intorno, scoprì di trovarsi in una piccola stanza dalle pareti candide e spoglie, sdraiata sul morbido letto che occupava tutto lo spazio.
Cercò di muoversi e mettersi seduta, ma fu inutile: non sentiva più il suo corpo, braccia e gambe non rispondevano ai suoi comandi. Erano come massi
La testa le doleva terribilmente e si faceva sempre più pesante, poi d’un tratto udì delle voci. Riconobbe la prima, non c’erano dubbi: era la voce di Abiah, la sua amica.
- Infermiera! Le ferite di Deth sono gravi? Crede che si riprenderà? -
Infermiera? Ferite? Riprendersi?
Deth non capiva: di cosa stavano parlando?
- Abiah….. - Rantolò. Poi chiuse gli occhi
- Ascoltami Abiah - era la voce dell’infermiera - Sono tre giorni che è in quello stato, ha riportato una serie di ferite, danni e ustioni, impensabile, mi sorprende che sia ancora in vita….-
- No… - Singhiozzò la ragazza.
- Abiah, la medicina non può più fare niente, né tanto meno la magia. Ora sta a Deth cavarsela e continuare a lottare per rimanere in vita -
- NO! - La giovane si voltò,aprì di botto la porta della camera in cui riposava Deth in fin di vita e corse al suo letto - Deth! Non puoi lasciarmi! Non adesso! Ci eravamo promesse di rimanere insieme! Deth, svegliati! -
Ma la ragazza era già sprofondata nell’incoscienza. Una parte di lei, però, remota e nascosta, riusciva ancora a udire le parole dell’amica. Con uno sforzo enorme riportò alla memoria tutto ciò che aveva passato.
Era sempre stata una ragazza normale, come tutte.
Poi un giorno era stata bruscamente strappata a quella vita pacifica e serena e, insieme ad Abiah, aveva scoperto un altro mondo, dove regnava la guerra fra Bene e Male, Luce e Buio si combattevano in una lotta di potere e supremazia.
Avevano scoperto di possedere poteri fuori dal comune e di essere, lei, una strega Oscura e Abiah una strega Bianca.
Subito avevano dovuto apprendere nozioni di magia e lezioni di combattimento, imparare a usare la spada, ma anche ad usufruire dei propri poteri. Non aveva opposto resistenza, devastata dall’orrore che la guerra aveva portato, decisa a combattere il Male in tutte le sue forme ed aiutare gli abitanti del mondo a cui aveva scoperto di appartenere: fate, folletti, sirene…..
Certo,non mancavano le creature che avevano ceduto la loro anima al nemico, come troll, demoni e streghe Oscure.
Avevano lottato furiosamente, aiutando gli eserciti di streghe e maghi e compiendo missioni pericolose, alla ricerca di sé stesse e nella speranza di migliorarsi sempre più e di acquisire il potere necessario per sconfiggere il nemico. La situazione sembrava migliorata e gli sforzi in parte ripagati. Finchè non venne catturata e portata al cospetto del Despota
Era stata torturata e plagiata al suo volere, costretta a combattere i suoi amici contro la sua volontà.
Fortunatamente era riuscita a riottenere il suo libero arbitrio e gli era sfuggita. Aveva preso il cammino verso la sua scuola di magia,verso Abiah, ma il suo corpo era provato da settimane di combattimenti e prigionie e aveva perso coscienza lungo il cammino. Era rimasto tutto buio fino a quando aveva aperto gli occhi poco fa.
Aveva sofferto, tanto. Aveva provato il dolore. Perchè non lasciarsi avvolgere dal tepore di quella luce che vedeva e lasciarsi andare? Non aveva diritto a un po’ di pace anche lei?
Improvvisamente nella sua mente si stagliò l’immagine della sua più grande amica e capì quanto le voleva bene.
No, per lei non avrebbe mai smesso di lottare….
Cosa ne pensate? Vi piace?
Aspettiamo i anche i vostri fantasy, mi raccomando!
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scritto il Giugno 18th, 2010 da alphabetcity
Dato lo strabiliante successo dello scorso anno (ci avete letteralmente sommersi di racconti) abbiamo deciso che il secondo contest legato a La ragazza drago 3 sarà: Scrivi il tuo fantasy e incontra Licia Troisi!
Per coloro che sono nuovi di questo blog o che hanno poca memoria, specifichiamo che questo significa che Licia sceglierà i migliori e i primi cinque riceveranno una copia con dedica personalizzata del suo nuovo romanzo, “La ragazza drago 3 – La clessidra di Aldibah”. E non solo: l’autore del racconto più bello avrà la possibilità di conoscere Licia Troisi e di farsi fotografare accanto a lei durante una tappa del tour di presentazione del romanzo!
Ecco il regolamento: per partecipare dovrete inventare un racconto fantasy, della lunghezza massima di due cartelle (3.600 battute spazi inclusi), o un fumetto, della lunghezza massima di quattro pagine, numero di vignette a vostra scelta e con immagini che non pesino più di 3 megabyte in totale. I fumetti o i racconti dovranno essere spediti in allegato all’indirizzo contest@laragazzadrago.it entro il 9 luglio! La mail dovrà contenere i vostri dati anagarfici.
Ancora qui a leggere? Cominciate immediatamente a scrivere!!!
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scritto il Giugno 17th, 2010 da alphabetcity
Che bello! A distanza di un solo giorno dalla nostra richiesta è già arrivato il vostro primo (capo)lavoro!
Ecco qui l’opera di Arianna, che ne dite, vi piace? A noi tantissimo!
Naturalmente aspettiamo tantissimi altri artwork. Non deludeteci!

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scritto il Giugno 16th, 2010 da alphabetcity
Può sembrare sdolcinato ma è la verità! I vostri artwork sono colorati, belli, allegri, pieni di fantasia e quindi non vediamo l’ora di pubblicarli! Lo scorso anno vi siete sbizzarriti; ora chi sarà il primo che potrà vedere su questo blog la sua creazione ispirata a La ragazza drago 3?
Potete lasciarvi conquistare dalle nuove avventure di Sofia o farvi suggestionare dalla copertina, magari, ci piacerebbe vedere anche qualche immagine che secondo voi racchiude l’essenza di tutta la saga. Siete pronti a risvegliare tutta la vostra creatività?
Inviateci i vostri lavori all’indirizzo contest@laragazzadrago.it
Vi aspettiamo , molto curiosi, numerosi (e abbiamo fatto anche la rima!)
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scritto il Giugno 11th, 2010 da alphabetcity
Sofia e Lidja possono sfruttare il potere dei draghi, dei cristalli e degli oggetti magici; perché non provare a fare, almeno in parte, come loro? Fai questo test, scopri se sei più simile a Lidja o a Sofia e qual è il gruppo di pietre più adatto a te. (Se sei un maschio puoi fare lo stesso il test: si basa solo su affinità caratteriali!)
Domande
1) Giornata di sole estiva:
a) Tutti al mare! Così sfodero il mio fisico da spiaggia.
b) Non mi importa dove andiamo, l’importante è divertirci!
c) Scegliamo un posto con l’aria condizionata … così non devo scoprirmi troppo!
2) Sei sicuro/a di dover fare qualcosa ma proprio non ti ricordi cosa:
a) Ecco, lo sapevo, è successo di nuovo!
b) Io non ho mai questo tipo di sensazione: ho un’ottima memoria!
c) Poco male, segno sempre tutto sul diario o sull’agenda!
3) Nelle situazioni di difficoltà:
a) Inspirare. Espirare. Inspirare. Espirare. Ora ci siamo!
b) Forza! Scattare! Non perdiamo tempo!
c) Mi viene da piangere (ma tanto prima o poi la forza di reagitre la trovo…)
4) Tu e lo studio:
a) Gli altri sono tutti più bravi di me
b) Con pazienza e un po’ d’impegno niente è insormontabile!
c) Che problema c’è? Mi basta leggere per imparare!
5)Vuoi far capire ad un tuo amico o ad una tua amica che in realtà ti piace molto:
a) Per cortesia evitiamo queste cose melense
b) Scrivo un bigliettino o organizzo un pomeriggio speciale da passare solo noi due
c) Starai sicuramente scherzando!
Punteggi
Domanda 1)
a) 3
b) 2
c) 1
Domanda 2)
a) 1
b) 3
c) 2
Domanda 3)
a) 2
b) 3
c) 1
Domanda 4)
a) 1
b) 2
c) 3
Domanda 5)
a) 3
b) 2
c)1
Profili
DA 5 A 8: Sei più simile a Sofia
Onice
L’onice è anche definita come la pietra dell’autostima in quanto infonde coraggio ed autostima a chi la indossa.
Ambra
Ha la proprietà di assorbire la negatività e di favorire la concentrazione, è quindi consigliato soprattutto a chi studia
Ematite
Ha la proprietà di concentrare in sé la luce dell’universo e manifestarla a livello terreno: chi la indosserà vedrà rinvigorire la propria energia, mentale e fisica.
DA 9 A 11: Tra Lidja e Sofia: il giusto equilibrio
Opale
Schiarisce le idee e rafforza la memoria.
Turchese
Ha la capacità di allontanare le energie negative, e sviluppare la capacità comunicativa di chi la indossa
Quarzo rosa
Addolcisce i sentimenti, lo sguardo e sprigiona le energie positive.
DA 12 A 15: Sei più simile a Lidia
Ossidiana
Allontana la sfortuna ed è adatta a chi è eccessivamente razionale perché affievolisce l’eccessivo autocontrollo.
Acquamarina
Funziona come una sorta di “bilancia” in grado di armonizzare il fisico e la mente.
Zaffiro
Ha un particolare effetto calmante, agisce sugli impulsi e sugli scatti d’ira.
Allora? Quali sono le pietre che fanno per voi? A chi somigliate di più? Scrivetecelo nei commenti e confrontate i vostri risultati!
E se i test vi piaccioni fatecelo sapere: ne metteremo altri.
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