_gat._anonymizeIp(); pageTracker._initData(); pageTracker._trackPageview();
Archivio articoli contenenti il tag: ‘draghi’

La Guardiana dei sogni…

scritto il ottobre 19th, 2010 da alphabetcity

Cari ragazzi drago, PRIMA DI LEGGERE QUESTA PUNTATA correte subito sul sito Licia Fantasy

Ovviamente, non solo perché è un altro bel blog che ha a che fare con il mondo di Licia Troisi ma perché, in occasione di queste ultime due puntate del contest abbiamo istituito un gemellaggio!

Quindi la prima parte di questa nona puntata non la troverete qui sotto ma proprio su Licia Fantasy, mentre la seconda parte è quella che potete leggere qui di seguito!

Tutto questo anche perché i nostri amici di Licia Fantasy si sono offerti di lanciare un contest che troverà il disegno per la cover del nostro minifantasy! Non pensate che sia fantastico? (La prossima volta vi farò avere maggiori dettagli, ma già non sto nella pelle!)

Dunque ora vi lascio alla penultima parte delle avventure di Tilde… (ma ricordatevi prima di leggere l’inizio del racconto su Licia Fantasy! -scusate se mi ripeto! 😉 – )

… Quando arrivarono nel fitto della foresta i due ragazzini erano bagnati fino all’osso. Come al solito Camlost si fece trovare di spalle. “Tornate pure sulla vostra strada viandanti. Qui non c’è e non ci sarà nulla per voi. Il mio sapere non è a disposizione di chi vuole sovvertire i princìpi secolari di questa terra magica: nessun mezzelfo è mai stato sciolto dal suo voto da quando la mia secolare memoria è in grado di ricordare! Questa è la regola.”
“E chi l’ha scritta questa regola?” chiese Tilly animosamente “Chi ha stabilito che questa regola sia immutabile? Come può rispedirci al mittente senza neanche degnarci di uno sguardo? Avanti, si volti e si renda conto che io sono qui per voi, per il vostro mondo, per i vostri sogni. I sogni sono ciò che dà colore alla vita…” Stava perdendo di nuovo le forze, ma non voleva mollare: “Quindi ora la pianti di fare resistenza e ci aiuti”. Camlost sgranò gli occhi e aprì la bocca per ribattere a tanta insolenza ma Tilly era un fiume in piena, ne aveva le tasche piene di queste creature antiche come le montagne e altrettanto immobili nelle loro prese di posizione: “Lei non capisce, è solo un vecchio in mezzo ad una foresta antica. Io ho perso mia nonna e tutto ciò che credevo fosse reale nella mia vita si è dimostrato una menzogna, un inganno, persino mia zia non è altro che una traditrice”.

Quest’ultima affermazione destò l’interesse del saggio che finalmente si voltò mostrando il suo volto rugoso: “Quella donna ha tradito di nuovo? Questo cambia tutto, avvicinati, ragazza dal carattere focoso…lascia che io legga nel tuo animo la storia che porti con te…”

Furono minuti di grande pace, ogni creatura vivente restò in silenzio, si udiva solo lo scrosciare della pioggia in lontananza. Camlost conobbe Tilly attraverso le immagini che il suo cuore conservava con un misto tra dolore e tenerezza: la culla colpita dall’incantesimo, i quadri della nonna, il racconto dell’elfa e la tavolozza. La ragazzina si sentiva riavere, lo sguardo del vecchio la rinvigoriva di secondo in secondo, rendendole sopportabile l’eccesso di energia che affatica eccessivamente un umano quando si trova in un mondo magico a cui ancora non sente di appartenere.

“Tilde, vuoi veramente diventare la Guardiana dei sogni di Onyrism?”

“È il mio destino”

“Ma tu lo desideri davvero?”

“Voglio diventare colei che mia nonna sperava sarei diventata. Lo voglio con tutta me stessa.”

“E sia! Domani mattina riceverai il cristallo che ti consacrerà Guardiana per tutta la vita”

Camlost si portò una mano sul cuore, estrasse da una tasca segreta della polvere magica e la soffiò su Tilde. Lei sprofondò in un sonno profondo e cadde a terra.

“Cosa le hia fatto? Sei forse impazzito? È la punizione per aver tentato di sovvertire delle sciocche regole?” Kevrah si lanciò al capezzale della sua compagna e continuò: “ Come ti sei permesaso di farle questo? Dovevi aiutarla a sopportare l’energia magica di questo posto, dovevi addestrarla… Guglielmina regnerà su tutti noi e realizzerà solo i sogni che più la aggraderanno dando sfogo alla sua immensa sete di potere; e tutto questo solo perché tu, stupido vecchio presuntuoso e retrogrado, non potevi permettere che un mezzelfo come me assaporasse la libertà che dovrebbe spettare di diritto ad ogni creatura!”

“Ogni Guardiana deve superare una prova, un addestramento. La giovane Tilde sta avendo il suo. Puoi starle accanto se vuoi e se supererà la notte tu avrai il tuo premio. Lascio un pizzico si polvere magica su questa pietra, conservala, potrebbe esserti d’aiuto. Ma tu fai pure come preferisci, dopo tutto, questo è solo il parere di un vecchio retrogrado.”

Kevrah non potè scusarsi. Camlost era scomparso.

Questa volta niente A e B per voi! Cari ragazzi drago, ci si avvia alla conclusione definitiva: sbizzarritevi! Come sappiamo, Guglielmina invierà un incubo a Tilly (era l’opzione A della scorsa volta e vi era molto piaciuta) ma cosa accadrà di preciso? Come può Kevrah aiutare Tilly? Ruscirà il mezzelfo ad avere la sua libertà? come mai la mamma di tilly è stata confinata in una cascata? Questo ha a che fare con il ruolo della ragazza? Cosa metterà in funzione la pietra? Che fine farà la zia Guglielmina? Queste e altre domande (tutte quelle che volete!) aspettano solo voi e la vostra imbattibile fantasia!

Pubblicato in Contest | | 186 Commenti »

L’arrivo nel mondo magico (o settima puntata che dir si voglia)

scritto il ottobre 1st, 2010 da alphabetcity

Oggi niente preamboli, accendete la fantasia e partiamo subito per il mondo di Tilly, dove molte cose fondamentali stanno per accadre! 😉

 

Tilde lo capì fin dai quei primi istanti che niente sarebbe più stato lo stesso, ma in fondo quegli occhi le ispiravano fiducia e poi, a dirla proprio tutta, guerriero o giardiniere che fosse, quello che aveva di fronte era davvero un bel ragazzo. “Come ti chiami? Come facciamo a tornare nella radura? Chi è la mia vera mamma? La zia Guglielmina è davvero un’infida traditrice? Qual è il mio vero compito? Da cosa devi proteggermi?” non poteva smettere di fargli domande. Per tutta riposta lui le mise con fermezza una mano sulla bocca e la trascinò in una angolo lontano da sguardi indiscreti: “ Dì un po’, sei per caso impazzita? Così, in pieno giardino, ti metti a fare queste domande? Tua zia ci metterà un attimo a scoprirmi!”. La ragazzina arrossì violentemente, un po’ per l’imbarazzo un po’ perché era la prima volta che si trovava così vicino a un ragazzo. “Senti Tilde” continuò lui: “levati dalla faccia quella espressione da adolescente in preda agli ormoni e apri bene le orecchie” improvvisamente non le erà più tanto simpatico, ma Tilly non smise di ascoltarlo: “ Abbiamo poco tempo, perché tra meno di un mese compirai quattordici anni e sarà troppo tardi per addestrarti. La prima cosa da fare è scoprire se, nonostante la tua fantasia sia stata frenata dall’incantesimo che ti impediva di sognare, è in grado di farti dipingere. Quindi non perdere tempo, corri a prendere la tavolozza della nonna,  e tutto il necessario, mettili in uno zaino e, dopo aver detto a tutti che vai a fare un pic nic per stare un po’ da sola, raggiungimi vicino al torrente prima del paese.”

L’unica risposta che ottenne fu un cenno col capo e il rapido allontanamento della sua interlocutrice che, per altro, sembrava avere un’aria decisamente urtata. Rimasto solo Kevrah, questo era il nome del guerriero, ritornò di fronte alla porta, la aprì e scese le scale e attraversò l’intera sala. Si fermò di fronte ad un grande quadro con una cornice dorata a forma di drago che seguiva il perimetro dell’immensa tela piena zeppa di disegni fantastici (è l’opzione A del primo racconto che vi era tanto piaciuta e che finalmente è tornata! Contenti?). In lontananza si intravedevano, oltre un fitto bosco in cui lampeggiavano piccole fate, le figure avvolte in una fosca nebbia di una strega incatenata al dorso di un drago che, a guardar meglio, poteva sembrare in procinto di spiccare il volo. La parte centrale della raffigurazione, che invece ritraeva una radura luminosa nel mezzo della boscaglia, sembrava una sorta di limbo in cui un elfo senza pupille teneva fieramente incoccata una freccia nel suo arco, come mirando verso qualcosa al di fuori del dipinto, e un giovane di una rara bellezza sedeva su di un masso pizzicando una cedra quasi a cercare di strappare un sorrsio ad una piccola ninfa dall’aria assente che guardava assorta qualcosa nel fitto del bosco. In primissimo piano una cascata riempiva la scena di schizzi dai colori cangianti, e sotto la parete d’acqua scrosciante si intravedeva la sagoma di una donna. Proprio a questa donna si rivolse Kevrah: “Non fallirò mia signora, ti riporterò tua figlia, ma tu non deludermi, sai bene cosa ti ho chiesto in cambio”

 

Poco dopo i due si ritrovarono vicino al torrente. Quando il ragazzo arrivò, Tilly tentava con caparbietà di bagnare i colori secchi sulla tavolozza nel tentativo di scioglierli: “ Se era così semplice perché mai avrebbero mandato me?” :”Già, perché mai avrebbero mandato te?” rispose lei con aria seccata. Cominciava a non sopportarlo più. Era carino, questo era vero, ma aveva una atteggiamento che la mettava a disagio. “Perché hai bisogno di me. Lo capisco; non ti piace, ma questo non è il momento di fare le bizze. Quindi ecco l’unico indizio che posso darti: per ridare vita ai colori devi far vivere lo spirito che è dentro di loro”.

Tilde si coprì il viso con le mani e scosse la testa: “Ora lo strozzo!” pensò: “Non solo fa il gradasso ma ora è anche saccente”. Poi si sedette sull’erba e cominciò a pensare a sua nonna, alle passeggiate che mille volte avevano fatto mano nella mano per i parti e le colline nei pressi della casa. Ricordò il suo profumo, e le favole, la fatica e la gioia di raccogliere un piccolo tesoro ogni volta: un petalo di rosa, un filo d’erba, una goccia di rugiada intrappolata in un fazzoletto di seta… : “Ma certo!” la scattò in piedi uralmdo trionfante e cominciò a raccogliere nei dintorni i più diversi doni della natura per ricomporre, con molta grazia, tutti i colori della tavolozza. Quando ebbe finito si avvicinò al suo nuovo compagno di avventure e gli staccò un capello: “Scusa! Mi mancava il nero!”.

Quando ogni cosa fu finalmente al suo posto la tavolozza, come per magia, tornò al suo antico splendore.

A

Emozionata come non era da tempo, Tilde cominciò a dipingere con foga la radura che aveva visto nella visione e nel sogno, le immagini le riaffiorvano con facilità, come se fossero familiari, e in un attimo arrivavano al pennello. “Voglio tornare lì. Voglio capire. Voglio impadronirmi di ciò che mi spetta di diritto” Il quadro era quasi finito quando, sotto gli occhi fino a quel momento soddisfatti della sua guardia personale, un enorme drago viola spuntò dal nulla e la trascinò via con sé, in alto, verso le nuvole e verso uno strano cielo rosa che profumava di un odore di fiori forte e dolciastro che risvegliava in lei una profonda nostalgia dqualcosa, anche se non riusciva a capire bene cosa.

Kevrah la guardò scomparire nel cielo e, afferrando la tela esclamò: “Ci siamo Tilly, non avere paura!”.

 

 

B

Emozionata come non era da tempo, Tilde cominciò a dipingere con foga la radura che aveva visto nella visione e nel sogno, le immagini le riaffiorvano con facilità, come se fossero familiari, e in un attimo arrivavano al pennello. “Voglio tornare lì. Voglio capire. Voglio impadronirmi di ciò che mi spetta di diritto” Il quadro era quasi finito quando, come colpita da un’improvviso momento di collera si girò verso il ragazzo e disse: “Basta! Non lo vedi che non funziona? Non succede niente! Tanta fatcia per non arrivare da nessun aprte! E intanto tu te ne sti lì a fissarmi con un’espressione da beota senza enanche avermi detto come ti chiami…”Per un attimo le sembrò che la sua rabbia stesse facendo tremare la terra, poi si accorse stava succedendo davvero. Tremava il cielo, tremava l’erba e tremava anche l’acuq del fiume. Tutto intorno a lei stava cambiando. Era entrata nel quadro.

 

Questa volta cari i miei ragazzi drago, la questione è semplicissima:

–         Ao B?

–         Cosa ha promesso la vera madre di Tilde  a Kevrah?

–     Cosa accade una volta che Tilde è arrivata nell’altro mondo? Come verrà addestrata? La zia Gulgielmina riuscirà a raggiungerla per metterle i bastoni tra le ruote? Siamo alla settima puntata; tra tre sarà tutto finito: la nostra storia deve viagggiare verso una conclusione!

Pubblicato in Contest | | 53 Commenti »

La seconda puntata del nostro fantasy!!!

scritto il agosto 23rd, 2010 da alphabetcity

Dopo un’inevitabile pausa estiva eccoci di nuovo pronti a partire con la nostra avventura: un fantasy corale per Licia Troisi!

Ho visto con grande gioia che il dibattito sulla scelta tra A e B è stato acceso e pieno di proposte che hanno dato alla mia fantasia delle ali per volare davvero forti!

Vi anticipo fin da ora che data l’effettiva situazione di parità ho scelto di tenere l’atmosfera un po’ oscura e misteriosa di B unendovi però diversi elementi di A (quelli che mi è sembrato colpissero di più la vostra fantasia) che, anche se non saranno tutti in questa puntata, faranno di certo la loro comparsa in seguito a prescindere dell’opzione che voterete per questa seconda puntata. Questo significa, quindi, che nel mini libro che verrà consegnato a Licia all’introduzione seguirà la parte B.

Ora, però, basta chiacchere, è il momento della tanto attesa seconda puntata!

 

La zia Guglielmina non si fece di certo pregare e, ignorando del tutto lo sguardo stupefatto della nipote di fronte al quadro cangiante, si sedette su una vecchia poltrona e con una lieve nota d’imbarazzo cominciò: “Mia sorella era davvero una donna piena di fantasia, riusciva sempre a stupirmi, fin da quando era ancora una bambina. Pensa, mia cara, che aveva solo tredici anni quando inventò questo congegno per cambiare le immagini nei quadri, sembra una magia ma è una sorta di illusione ottica basata sulla posizione di alcune macchie di colore. Nostro padre all’epoca rimase così sconvolto che le proibì di disegnare, è per questo che solo io ero a conoscenza di questa stanza”. Seguì una risatina nervosa che le orecchie di Tilde non poterono sentire per via dell’assordante rumore che i suoi pensieri stavano facendo in quel momento: “Ho visto perfettamente cos’è successo. È magia, magia pura, fantastica, unica, rara; è magia, me lo sento, quella che ho sempre desiderato esistesse davvero e non solo nei libri. Perché la zia lo nega con tanta dovizia di particolari?”. Ma quello non era affatto il momento di fare domande:  la vecchina ava già cominciato il suo racconto: “Questa è la nostra vecchia casa dove trascorrevamo le vacanze, una meravigliosa villa in Toscana che disgraziatamente è stata venduta. A tua nonna piaceva immaginare che di notte le stanze, ma soprattutto il meraviglioso e immenso giardino, si popolassero di fate, vampiri, draghi e creature magiche di ogni sorta. Mi dispiace non riuscirti a dire altro tesoro mio, non ero io quella piena di fantasia”. Pronunciò queste ultime parole di fretta, mentre con un solo scatto, alquanto insolito alla sua veneranda età, lasciava cadere il quadro sulla poltrona e spingeva la ragazzina fuori dalla stanza. Un dubbio cominciò a turbare l’animo puro di Tilly: quello che aveva visto nei suoi occhi era davvero rancore misto a invidia?

 

A

Poche ore dopo Tilly prese a girarsi e a rigirarsi nel letto. Non aveva mai sofferto d’insonnia, mai un incubo o un brusco salto avevano turbato le sue notti, mai un pianto, neanche da piccola. E ora proprio non riusciva a dormire. L’immagine della culla la tormentava e aveva ancora addosso la sensazione spiacevole provocatale dalle parole della zia.

Si alzò di scatto, a piedi nudi e senza neanche indossare vestaglia e pantofole uscì dalla stanza e si ritrovò a camminare con passi lunghi e rapidi verso il corridoio. Una volta entrata nella camera dei dipinti, un istinto inspiegabile la guidò fino all’esatto centro della stanza dove scorse una piccola macchiolina di colore bluastro. Si chinò per toccarla e al  primo contatto della sue dita con il gelo del pavimento sprofondò in un sonno profondo. Il freddo del marmo si trasformò ben presto in una strana sensazione di umido: era acqua. Si trovava sotto la superficie di un fiume ma riusciva perfettamente a respirare. Quasi distrutta da un’incomprensibile quanto improvvisa stanchezza non riuscì a muovere un solo dito e, così, si limitò a guardare. Scorse sulla superficie una creatura orribile e inquietante che, accingendosi ad entrare nell’acqua si illuminva di una luce pallida e accecante trasformandosi in una ragazza dai lineamenti ancora non perfettamente percettibili ma bellissimi. Intanto una musica dolce suonava, sembrava provenire da una radura lontana. Tilde aprì gli occhi di scatto.

 

B

Poche ore dopo Tilly prese a girarsi e a rigirarsi nel letto. Non aveva mai sofferto d’insonnia, mai un incubo o un brusco salto avevano turbato le sue notti, mai un pianto, neanche da piccola. E ora proprio non riusciva a dormire. L’immagine della culla la tormentava e aveva ancora addosso la sensazione spiacevole provocatale dalle parole della zia.

Si alzò di scatto, preda di un’irrefrenabile necessità di agire. Via la camicia da notte da scolaretta, via le due trecce che la mamma si ostinava a farle portare per ordinare le onde dei suoi lunghi capelli. Scarpe da ginnastica, leggings e un maglietta lunga a pois, la sua preferita, uscì nel corridoio e corse a perdifiato fino allo studio del nonno, forzò la serratura e, come posseduta da un istinto irrefrenabile, si lanciò ai piedi della gigantesca cassettiera in mogano senza neanche accendere la luce. Un pallido raggio di luna la aiutò a raggiungere l’interruttore della lampada della scrivania. La ragazzina cominciò a rovistare con forza all’interno dell’ultimo cassetto: “Trovato!” quasi urlò per l’emozione mentre rovesciava per terra decine e decine di fotografie e pezzi di carta contenuti in una cartellina viola con su scritto “proprietà”. Dopo una ventina di minuti di ricerche un brivido le percorse la schiena: la villa in Toscana esisteva davvero. Foto, indirizzo, vari documenti dell’acquisto, bollette, curriculum vitae della servitù, non mancava niente. Tilde si alzò e aprì la finestra per fare entrare un po’ d’aria, un’ombra si mosse nel giardino sotto di lei. Incredibile: sembrava la zia Guglielmina, e non era sola.

 

Come potete vedere non sono presenti tutte le creature magiche dei quadri, ma vi assicuro che compariranno! Intanto vi anticipo che il sugerimento riguradante la culla è stato accolto (mi è piaciuto tantissimo!)

Prima di salutarvi e di darvi appuntamento a lunedì prossimo vi lascio con due domande: oltre a scegliere tra A e B e a suggerire eventuali evoluzioni, chi ha voglia di provare a dirmi qualcosa su questa zia Guglielmina? E chi di voi se la sente di provare a realizzare qualche disegno?

Scatenate le vostre testoline!

Pubblicato in Contest | | 27 Commenti »

Gli ultimi due racconti!

scritto il luglio 19th, 2010 da alphabetcity

Dadaaan! Questi sono gli ultimi due racconti!!

Ada ha scelto di regalarci una descrizione breve, vaga, ma non per questo meno fantasy…

Il drago e la bambina

L’erba danzava. Il vento,più forte che mai, scuoteva le chiome degli alberi  che si piegavano come sottomessi; e le case , di tutti i regni, sembravano restare in piedi per magia e forse era così. Perché in quel momento le persone che abitavano le povere piccole case che resistevano al vento erano capaci di credere a tutto.

Un tuono, un boato tremendo, e un albero secolare, a nord del Alba Centrale, cadde provocando una scossa di terremoto che fece volare via non pochi tetti. E in quel buio, nella tempesta, una figuretta nera si muoveva adagio, titubante, ma sembrava totalmente immune alla furia scatenata dalla tempesta.

Un altro tuono, un lampo, e un albero bruciò cadendo addosso alla figura nera ma all’ultimo momento un’enorme drago argento scese in picchiata e piombò davanti alla figura nera, le sue fauci roventi si spalancarono e ne uscì una fiammata rossa, perfino più rossa del fuoco, che circondò l’albero incenerendolo.

La figura nera mosse un passo e guardò le ceneri dell’albero cadere proprio ad un palmo dal suo naso. Sollevò il viso e rivolse uno sguardo di gratitudine verso il drago.  Poi … la pioggia. Pioggia è dir poco,un diluvio forse sarebbe più adatto ma…no nemmeno un diluvio, di più. La pioggia colse impreparata la figura nera che si mise a correre in direzione del Tramonto Orientale in compagnia del drago; cosa che fece sussultare anche le volpi nelle loro tane. Perché  nessuno poteva considerare un drago, nessuno. I draghi erano il diavolo e chi osava provare anche solo a  guardarne uno veniva punito con la morte.

Sì, la figura osava e non sembrava rendersi conto di cosa stava facendo. Infatti non si accorse della piccola faccia  appuntita che osservava la scena con gli occhi sbarrati,una faccia di ragazza sui sedici anni,che urlò mettendosi le mani sulla bocca e sparì, nel buio della casa.

Con Laura, invece, torniamo nel presente, ma sarà il passato a fare capolino: sorprendente!!!

Yin e Yang

-Nadia!! Vieni, guarda cosa ho trovato!

Nadia corse nell’altra stanza dall’amica che l’aveva chiamata e chinatasi sullo scatolone che Elisa stava aprendo vide quello che aveva trovato all’interno: un grosso libro viola con disegnata una stella a cinque punte dorata.

Nadia prese il libro in mano e lo aprì per vedere cosa c’era scritto

–A tua mamma piaceva la magia? Questo libro è pieno di formule magiche.

Elisa si mise vicino all’amica guardando il libro con lei

-In effetti ha sempre avuto una passione strana per i libri fantasy-

poi si accorse di due collane che giacevano in fondo allo scatolone, lo Yin e lo Yang, li prese in mano studiandoli attentamente

–Credo che queste a mia mamma non servano, le possiamo prendere noi, quale vuoi? Yin o Yang?

Nadia prese lo Yin e lo indossò seguita da Elisa che fece la stessa cosa con lo Yang, appena le due collane si poggiarono sul petto delle ragazze il libro si illuminò sollevandosi a mezz’aria; le pagine iniziarono a girare e quando si fermarono una voce profonda riempì la stanza.

-Quando il ciondoli si troveranno per la seconda volta indosso alle due streghe la profezia si compirà e i tre mondi una volta separati si riuniranno secondo le leggi delle prescelte.-

il libro si richiuse e cadde con un tonfo sul pavimento. Nadia ed Elisa, che si erano rifugiate dall’altra parte della stanza tenendosi abbracciate per la paura, si diressero cautamente verso il libro e dopo averlo preso lo aprirono nella prima pagina dove erano raffigurati lo Yin e lo Yang.

Accanto al simbolo c’era una frase che le due ragazze lessero all’unisono, non volevano farlo, sapevano che avrebbe portato guai, ma qualcosa le spingeva a farlo

–Per il potere donatoci dalle nostre antenate, noi streghe del buio e della luce invochiamo i nostri servitori dai due mondi che ci appartengono!

Sotto di loro si creò un cerchio con il simbolo dello Yin e dello Yang e subito davanti a loro comparvero due esseri incappucciati.

L’essere davanti a Elisa si tolse il cappuccio rivelando il volto di un ragazzo con gli occhi azzurri e i capelli biondi, poi si inginocchiò

–Strega della luce dai capelli corvini mi chiamo Ley, sono qui per servirla.

Dopo di lui anche l’altro si tolse il cappuccio scoprendo un volto uguale all’altro ragazzo, ma con i capelli castano scuro e gli occhi neri, anche lui si inginocchiò

–Padrona delle tenebre con gli occhi smeraldo io, Yu, sono pronto per sottostare ai suoi ordini.

Elisa e Nadia si scambiarono uno sguardo stupito

–Cosa significa tutto questo?!

In quel momento sentirono la serratura della porta scattare e videro la madre di Elisa entrare con le borse della spesa in mano; appena lei vide i due ragazzi i sacchetti le caddero di mano riversando il loro contenuto sul pavimento

–Ley! Yu! Cosa ci fate voi due qui?!

Pubblicato in I vostri racconti | | 12 Commenti »

Il primo racconto della giornata…

scritto il luglio 19th, 2010 da alphabetcity

Siamo agli ultimisimi racconti popolo dei draghi! Mercoledì si saprà quali racconti faranno parte della fortunata cinquina all’interno della quale verrà scelto/a colui o colei che incontrerà Licia Troisi!

Emozionati eh?!?

Ma non facciamoci troppo distrarre dall’ansia da risultato e godiamoci il primo racconto della giornata. Francesca ci racconta cosa può passare nella mente di una maga: gli infinti attimi prima di una battaglia…

L’attesa dell’alba

Il respiro era affannato. Le ossa davano i primi segni di cedimento e Jamie si voltò verso l’ amica al suo fianco. Quei tratti spigolosi che ormai conosceva bene erano tesi, ma non c’era ansia nella presa della sua ascia.  Anche lei aveva lo sguardo fisso davanti a sé. Le sue ali bianche ora erano chiazzate di rosso, il sangue delle ombre che ora sporcava anche il suo viso. Le ombre erano immobili davanti a loro, in silenziosa attesa. Aspettavano la loro prossima mossa. E loro erano ad un soffio dalla morte. Un attimo di sospensione prima del colpo che li avrebbe uccisi, tutti e tre. Voltò il viso dall’ altro lato. Accanto a lei c’era Gyn, il suo compagno d’armi, il suo drago. Fissò lo sguardo nel suo e Jamie poté vederne la profondità. Non c’era paura in quegli occhi color smeraldo, il battito del suo cuore era regolare sotto le squame grigie, le sue zampe potenti pronte all’ attacco. Erano rimasti solo loro. Tre di un esercito immenso. Tre contro tutte le ombre. E lei, semplice maga, che aveva sempre pensato che esse non avessero consistenza, si era invece ritrovata solo pochi mesi prima, a fare i conti con la dura verità. Avevano corpo, forte e imponente, avevano menti, scaltre, meschine, avevano potenza, in magia e combattimento. Non potevano essere sconfitte poiché ogni ferita che avrebbe ucciso un uomo, per loro era un semplice graffio, come un’ impronta sulla sabbia che viene portata via dalle onde. Chiuse per un attimo gli occhi. Ed avevano sangue, lo stesso che ora macchiava le loro lame, lo stesso che lei, anche se maga alle prime armi, avrebbe usato a loro svantaggio. Potevano uscirne vincitori, anche se di sicuro non vivi. Dovevano trovare il modo per eliminarle tutte e rispedirle nell’oblio da cui erano uscite. Mentre cercava di tenere ferma la presa sull’ elsa della sua arma, molti ricordi le invasero la mente, vincendo la barriera della memoria. Ricordò la sua infanzia piena di pressioni sul suo futuro. Diventare una manipolatrice della magia era stato da sempre il suo destino. Ricordò la prima volta che aveva visto il suo maestro e aveva pensato che fosse un uomo troppo giovane e bello per sapere tante cose. Ricordò la prima volta che aveva fatto un incantesimo; quando si era battuta con quell’ angelo venuto da lontano in cerca di una profezia sulla sua specie e quando per la prima volta i suoi occhi avevano incontrato quelli di Gyn, in una scuderia al confine, pochi giorni dopo aver ricevuto la lettera del rapimento di suo fratello da parte delle ombre. Ricordò la rabbia verso quelle creature e le notti insonni mentre pensava alla battaglia imminente.  Jamie guardò la sua spada. Pesava e non risplendeva più della sua solita luce, la luce della speranza. Ma quando questa svanisce, ecco che compare la volontà. E loro ne avevano molta.

-Pronti alla fine?- sussurrò ai due amici

-Pronti ad un nuovo inizio- la voce di Erica era ferma e sicura.

Jamie alzò per un secondo lo sguardo al cielo che il tramonto aveva ornato di molteplici colori. La luce fioca le danzò per un attimo sul viso, prima di passare ai migliaia di corpi che li circondavano. Ancora pochi minuti e sarebbe scesa la notte. E poi sarebbe giunta l’ alba, desiderata e forse inattesa.  Era giunto il tempo di ricambiare l’amore delle tante persone che ancora attendevano, in una terra in principio splendida ed ormai devastata da armi e paura. Ma lei non avrebbe più avuto paura. 

Gyn sbuffò. Era ora di riprendere la loro lotta e di riprendersi la loro libertà.

Pubblicato in I vostri racconti | | 18 Commenti »

Gli opposti non sempre si attraggono!

scritto il luglio 7th, 2010 da alphabetcity

Dato che il tempo stringe e ci sono ancora diversi racconti da pubblicare, eccone un altro tutto per voi. il giovane scrittore in erba Lorenzo ci narra una lotta senza esclusione di colpi…

Acqua e Fuoco

Il calar del sole disegnava una scia arancio sul mare. E proprio da questa scia una figura nera emerse dalle acque.

Lentamente si avviò verso la riva. Una piccola folla di curiosi si avvicinò ad ammirare quello spettacolo insolito.

Le bastò una semplice parola e quella gente incominciò a bruciare.

Nonostante la soddisfazione di vedere quelle persone che si contorcevano dal dolore, nella sua mente c’era un unico chiodo fisso: vendetta.

Vendicarsi della persona che la aveva esiliata, facendola marcire nelle profondità marine per secoli.

Così si incamminò verso la città.

Luca si incamminava, come ogni pomeriggio, verso il lago vicino casa sua.

Era un ragazzo alto, biondo, fisico perfetto da atleta e occhi azzurri come le acque dei fiumi.

Per qualche strana ragione si addormentò. Fu un grave errore, perché non si era accorto che qualcuno nell’ombra lo aveva seguito e ora lo stava fissando.

La figura nera si avvicinò silenziosamente verso di lui, sussurrò due parole e Luca iniziò a bruciare.

Dolore. Ecco cosa provò Luca quando si risvegliò. Vide il suo corpo andare in fiamme e pensò che sarebbe morto.

Ma incredibilmente riuscì a far emergere dal lago una figura d’acqua simile a un drago che lo investì spegnendo le fiamme che lo lambivano.

Guardò il suo aggressore e ne rimase sconvolto. Davanti a lui c’era la ragazza più bella che avesse mai visto. Tutto il suo corpo era fatto di fuoco ed era impossibile definirne l’età.

Una fiamma partì dalla mano della ragazza. Luca la evitò. Si concentrò e dal lago un getto d’acqua colpì in pieno la ragazza.

Le fiamme che la lambivano non si spensero. La ragazza formò una sfera di fuoco, Luca creò una sfera d’acqua. Contemporaneamente, i due ragazzi lanciarono le sfere e nel medesimo istante acqua e fuoco si scontrarono.

L’impatto tra le due sfere provocò una forza inimmaginabile che distrusse tutto ciò che circondava i ragazzi, i due si ritrovarono in un deserto di macerie.

Proprio mentre il duello era al culmine, la ragazza di fuoco gli ricordò il motivo per cui si stava scontrando con lui.

Qualche secolo prima, lei aveva cercato di creare un mondo che fosse circondato completamente dalle fiamme, affinché vi abitasse la sua specie.

Anche Luca aveva cercato di creare un mondo fatto solo d’acqua, in modo che la sua specie avrebbe potuto continuare a sopravvivere.

Nacque uno scontro che durò mesi, concludendosi con la vittoria di Luca.

Egli esiliò la sua rivale nelle profondità degli abissi. Il mondo che voleva distruggere in un istante  gli parve meraviglioso, ed ebbe pietà per esso.

Luca abbandonò la sua specie e iniziò a vivere come un uomo. Era passato tanto tempo che Luca ne aveva perso memoria. Solo adesso, ascoltando il racconto della ragazza, tutto gli stava tornando in mente.

La ragazza, con la forza dell’odio che provava nei suoi confronti, aumentò l’energia della propria sfera, distruggendo quella dell’avversario che cadde a terra rovinosamente.

Luca si ricordò della tecnica con cui l’aveva sconfitta. Si concentrò. Lentamente le acque del lago iniziarono a vorticare sempre di più fino a formare una serie di draghi.

Li lanciò verso lei, colpendola in pieno.

Ma lei era ancora lì, come se l’attacco di Luca non fosse mai avvenuto.

Lui aveva perso e lei aveva vinto, perché le energie di Luca erano esaurite.

La ragazza si avvicinò a lui, alzò una mano e urlò: “Brucia!”. Lei vide il corpo del suo nemico bruciare e vide lui che si contorceva dal dolore. Le sue urla le gelarono il fuoco. Fu un istante, cessarono subito.

Finalmente il suo unico nemico era stato sconfitto e il nuovo mondo era possibile.

Pubblicato in I vostri racconti | | 13 Commenti »

Acqua e aria… libertà e poesia

scritto il luglio 6th, 2010 da alphabetcity

Il racconto di Claudia, il primo della giornata di oggi è un viaggio unico tra dragoni molto particolari…

Blu..

Le piaceva andare sulla scogliera, soprattutto al tramonto e alla mattina presto. Tutto era avvolto dalla brina gelida, sospeso. Rabbrividiva e si stringeva le braccia al petto, continuando a camminare con la sua falcata felina fino ad arrivare al ciglio della scogliera. Si sedeva e guardava giù, nel vuoto. Aspettava che la nebbia mattutina si diradasse, che all’odore salmastro dell’Oceano, allo sciabordio delle onde si aggiungessero anche i colori. Quei colori indefiniti, sfumati e sfilacciati come le nuvole al tramonto.

Gwin ci andava da sola, spesso, ma a volte la sua De’von, Nahili, insisteva per accompagnarla. Gwin saliva sulla sua groppa,  le accarezzava  le squame e, preso un bel respiro, scivolava giù in picchiata, diventava tutt’una con Nahili. La De’von aveva le squame di un bel colore turchese cupo, ma le venature delle sue ali erano sfumate di viola. Erano gli stessi colori degli occhi di Gwin: lo stesso verde cupo, il blu e le sfumature viola. Gwin lasciava che il vento le scompigliasse la zazzera nera, che le stampasse il sorriso. Amava quella voglia di sentirsi ancora più libera.

Era orfana e da sempre viveva con i De’von. Quei dragoni l’avevano accolta ad Hacelya, la grande Città Bianca. La bambina aveva imparato ben presto ad essere indipendente, a maneggiare le armi per difendersi, e ancora da ragazzina aveva difeso Nahili dall’attacco di un De’von giovane che si era ribellato a quella pace. Diceva di seguire un Drago, Carsius, che  aveva spronato la guerra contro i De’von. Carsius aveva scagliato una maledizione contro la Città di Hacelya. Le onde dell’Oceano, in una notte di luna piena, sarebbero insorte e la avrebbero sommersa. Il potere dei De’von, e la loro capacità di volare, era legata a quella città. Se fosse stata sommersa, i De’von si sarebbero estinti. Una collana che possedeva Gwin, regalata da una Principessa del Mare alle due razze era stata il motivo del loro litigio. L’unico modo per fermare quella guerra era distruggere la collana, gettandola in fondo all’Oceano. Gwin conosceva da tempo la storia e ci aveva riflettuto molto. L’orgoglio delle due razze avrebbe impedito che la collana venisse distrutta, perfino se questo avrebbe significato sommergere un’intera città. Quella notte, Gwin non riusciva a dormire. Si alzò dal letto e indossò il mantello, dirigendosi alla scogliera. Nahili decise di andare con lei. La ragazzina avrebbe preferito la solitudine, ma all’improvviso un boato interruppe i suoi pensieri. Saltò agilmente sul dorso di Nahili e la incitò a volare verso la scogliera. Molti De’von e Draghi li seguivano, curiosi. La scogliera era quasi sommersa, il cielo una tempesta di fulmini che si scaricavano sulle onde furibonde. Gwin seppe all’istante cosa fare. Vide la luna piena in cielo e, senza esitazione, gettò la collana. Quella però tornò indietro, perfino quando Gwin, esasperata, la ruppe in mille pezzi. Allora volse un sguardo sospeso a Nahili dietro di lei. E si gettò.

L’impatto fu tremendo. L’acqua era ovunque, sotto sopra di lei. Blu. Ovunque. Sentì il bisogno di respirare. Aprì la bocca e il sale entrò nei polmoni. Blu. Si lasciò andare, senza forze. Blu. Un cavallo. Bianco, fatto di spuma di mare e soffio di vento. Con le ultime forze, Gwin si aggrappò alla sua criniera, e il cavallo , in un lampo di luce, si trovò sulla scogliera. Gwin lo accarezzò. Si volse verso i De’von, in tempo per vedere Nahili che la abbracciava con le ali nervose e in tempo per guardare il capo dei De’von avvolgere Carsius con le sue ali. In tempo per un lieto fine.

Piaciuto? Non perdetevi l’appuntamento pomeridiano con un altro nuovo racconto tutto da scoprire!

Pubblicato in I vostri racconti | | 8 Commenti »

Oggi doppietta! Il racconto di Elena

scritto il luglio 5th, 2010 da alphabetcity

Dopo il racconto di Maria ecco quello di Elena ad allietravi il pomeriggio! Tornano di scena draghi e viverne…

 Erano finalmente l’uno davanti agli altri.

Il cuore di Sora ormai era pieno solo di rabbia e di rancore verso quella Viverna e il suo cavaliere, che pochi giorni prima avevano ucciso il suo drago.

Sora tremava, e pensava alle ultime parole del suo drago: <<Il mio spirito sarà sempre con te, io ci sarò, e nell’ultima battaglia potrai affidarti ai miei poteri. Il mio spirito ti guiderà fino alla fine, fino alla tua morte, fino a quando non ci rincontreremo. Te lo prometto!>>

Ora lo sentiva meglio che mai; il sangue del suo drago scorreva insieme al suo nelle sue vene.

Quella era l’ultima battaglia: un solo cavaliere, un solo uomo contro un altro uomo e una viverna.

Martix, il cavaliere della viverna, era lì, davanti a lui insieme alla sua bestia. Solo loro due separavano Sora dal ritrovare la sua pace, e il suo villaggio.

<<Se volevi morire potevi dirmelo, ti avrei ucciso insieme alla tua bestia; ti saresti risparmiato la fatica della battaglia>> Matrix usò queste parole per far capire a Sora la sua sicurezza.

<<I miei antenati hanno parlato per secoli di questa battaglia, e quelli che mi hanno preceduto nei secoli ti hanno sempre battuto Matrix, o dovrei dire Halmond?!>>

Matrix era la reincarnazione di Halmond, signore del male, mentre Sora era la reincarnazione di Holdest, signore del bene.

<<Come vuoi tu allora, Holdest, ma non ci sconfiggerai, e io tornerò a regnare>>

Sora non se lo fece ripetere due volte.

Con una mano impugnò la sua spada, e con l’altra invocò il potere del suo drago. Subito la sua mano si ricoprì di fuoco, ma Sora non percepì il benché minimo calore. Si lanciò all’attacco verso Halmond, incurante della Viverna che si stava già preparando a lanciare una fiammata. Ma Sora non aveva paura del fuoco: evocò di nuoco i poteri del suo drago, e questa volta tutto il suo corpo fu avvolto da fiamme che respinsero l’attacco della Viverna.

Halmond lanciò un’occhiata alla sua Viverna, un’occhiata che parlava, che le diceva di stare ferma e che avrebbe combattuto in caso della morte di Halmond.

 Le spade dei due combattenti si toccarono, e il rumore violò il fragile equilibrio della notte.

<<Sora, usa i miei poteri, so che puoi farcela, avvolgilo e evoca le fiamme.>> Era il drago di Sora che gli aveva parlato.

Sora non ebbe possibilità di avvolgere Halmond, fino al momento in cui lo colpì violentemente. Allora lo abbracciò e evocò le fiamme. I due corpi erano coperti dalle fiamme, l?unica differenza era che uno bruciava, l’altro no.

Tutto finì in un minuto.

Sora ce l’aveva quasi fatta, ora doveva battere quella Viverna.

<<Sora, un solo attacco ti basterà per ucciderla, la tua spada dritta nel suo cuore>>

Sembrava la cosa più facile del mondo, ma appena Sora fece cenno di attacco, la Viverna si alzò in volo.

<<Lasciati andare e fidati di me>>

Si lasciò andare, e dalle sue mani uscirono delle saette. Ora sapeva come doveva fare.

Le puntò dritte sulla Viverna, la quale schivò le prime due, ma la terza andò in buca!

La colpì dritto all’ala, e la Viverna planò poco distante da Sora.

Sora le corse in contro, e quando arrivò la si blocco. Era così simile a un drago.

<<Sora, non esitare o si riprenderà!..lei non è un drago, la sua stirpe combatte contro i draghi da secoli!>>

A quelle parole Sora le si scaglio contro, e senza indugiare oltre la colpì dritto al cuore. La Viverna lancio un urlo di dolore, poi si accasciò al suolo, e non si rialzò.

Era finalmente tutto finito, Sora poteva tornare al suo villaggio, era stremato, ma una cosa lo rassicurava: lo spirito del suo drago sarebbe stato sempre con lui, e lo avrebbe aiutato, Sempre!

Pubblicato in I vostri racconti | | 16 Commenti »

Tra elfi e nani…

scritto il luglio 5th, 2010 da alphabetcity

Maria ci racconta di un mondo magico, misterioso e inesplorato, accende la nostra curiosità per un luogo che non conosciamo: la terra di  Remsly

L’incontro

Julian arrivò sbadigliando nella piccola cittadina, tirava qualche ciottolo coi piedi e osservava di tanto in tanto le poche figure che si muovevano nella silenziosa Remsly.

Lui era nato lì, ma ci aveva vissuto troppo poco per ricordarsi di quella desolazione. –Che noia qui– sbottò e intanto cercava di farsi strada tra la nebbia che si infiltrava per le vie. –Beh cosa ti aspettavi da Remsly? Questa è la terra delle creature dimenticate, non è luogo per quelli come te– Disse una voce femminile alle sue spalle. Julian si voltò di scatto –Eppure io son nato…– le parole non vennero fuori, una strana ragazza era li, di fronte a lui, lunghi capelli scuri, occhi neri che brillavano di uno strano chiarore, la pelle di un colorito grigiastro e due orecchie insolitamente lunghe e appuntite. Non era umana, ma era di una bellezza sconosciuta.

La ragazza rise nel vedere lo stupore del giovane –Era appunto questo di cui ti parlavo straniero. Qui non troverai quelli come te, per voi sarebbe impossibile viverci, a stento puoi vedermi– Lo guardò a lungo, spaesato, incredulo, lo afferrò per un polso –Per questa sera starai da me umano– Julian si lasciò portare, non disse nulla, “altre creature” pensava, chi e cos’era quella ragazza, cos’era successo alla vecchia Remsly, tante domande e nessuna risposta.

Giunsero ai margini del bosco, una piccola casa li attendeva, semplice ma comoda per una o due persone. Lei iniziò a frugare tra le provviste, le sembrava scortese non offrire un pasto al suo ospite –Domani quando il sole sarà alto e la nebbia diradata partirai, Craamus non dista molto da qui e troverai tutto ciò di cui hai bisogno per… – lui la interruppe –Sono qui per un preciso motivo e non ho intenzione di andar via così presto– si mise a sedere –insomma, io arrivo qui e non trovo nulla di quello che mi sarei aspettato,e poi spunti tu… e non so mi parli di creature e se non ti vedessi coi miei occhi non ti crederei..dannazione, non so nemmeno il tuo nome!– Prese a sedersi anche lei –Thelys, mastro alchimista di Remsly, se dovesse capitarti di incontrare i nani non ascoltarli, sono solo invidiosi perché sono più brava e più alta di loro. Domani ti accompagnerò alla locanda e potrai fermarti finchè avrai bisogno… sempre che tu resista straniero– –Julian… il mio nome è Julian, e non andrò via di certo per un pò di nebbia, ne tanto meno per qualche nano dispettoso…Thelys, tu…– –Non sono di certo un nano!– lo anticipò –Io faccio parte degli Elfi Oscuri, quelli che per secoli sono stati l’ombra dei Grandi Elfi– scrollò la testa, sorrise –Non credere che la mia razza sia malvagia– Si alzò, finì di preparare la cena per Julian –Scusa la semplicità– disse posando del brodo di verdure e un pezzo di pane scuro in tavola –Non aspettavo visite– Non parlarono più, Julian consumava il pasto lentamente pensando ad ogni boccone cosa volesse dire ‘ombra dei Grandi Elfi’, lui di elfi aveva sentito parlare vagamente, credeva fossero leggende, favole per bambini, Thelys teneva lo sguardo basso, presa dai ricordi, giocava nervosamente con le mani. Si impose di non pensarci, tirò su il viso e si mise a scrutare i gesti del giovane, “un umano a Remsly”.

Durante la notte strani pensieri li trascinarono in un sogno identico, un vortice che li risucchiava e poi il nero più assoluto. Al mattino Thelys svegliò Julian, lo portò ancora insonnolito fuori. Era giorno, un bellissimo giorno di sole, molto raro a Remsly, Thelys rideva e a Julian sembrò ancora più bella. Lui si voltò verso la città e urlò –Da oggi hai un nuovo cittadino Remsly!–

Chissà quante altre avventure potranno vivere  Thelys e Julian…

Qui nella terra dei draghi, invece, aspettiamo le avventure che creerete per i personaggi da voi inventati!

Pubblicato in I vostri racconti | | 3 Commenti »

Dato il caldo…brividi da suspance!

scritto il luglio 2nd, 2010 da alphabetcity

Per salutarvi nella pausa del fine settimana vi lasciamo con il racconto di Andrea Francesca che se fosse un film lo definiremmo un misto tra horror (molto soft) e azione ! Ovviamente vi auguriamo buona lettura: godetevi la suspance!

 

Ora e per sempre 

Lui con la spada in mano.

Lei con l’arco pronto.

La loro morte certa davanti agli occhi pieni di terrore: quella Viverna copriva la loro unica salvezza.

Quella dannata e tanto cercata uscita.

Per mesi avevano percorso ininterrottamente quella maledetta e infinita grotta, quel labirinto infinito di cunicoli e corridoi; e ora che erano finalmente alla fine di quel gioco assurdo la loro strada era interrotta da lei.

Quella creatura li stava guardando, li stava scrutando, per lei non erano altro che prede facili e non se le sarebbe certo lasciata scappare.

La creatura più spaventosa che uno potesse mai immaginare, con i suoi unici due arti posteriori ti afferrava e ti stritolava, con la ali e la cosa uncinata ti feriva e con quelle bianche e rosse zanne di dilaniava la carne e ne traeva il sangue.

Il solo pensare e vedere i suoi occhi rossi come il fuoco dell’inferno tagliati in due da quelle pupille allungate col notte oscura, ti faceva accapponare la pelle.

Quella era la loro morte sulla Terra ed essa stava bloccando la loro il cammino, l’unica possibilità per evitare di esalare l’ultimo respiro.

Non ne sarebbero usciti vivi, lo sapevano.

Lei gli strinse la mano guardandolo.

<<Ci siamo Patrik.

Siamo alla fine!>>.

Lui si riprese.

Quando Patrik aveva scoperto la sua vera origine Elfica aveva lasciato tutto, compresa la sua famiglia adottiva, per cercare le sue vere radici.

Da quel momento non aveva trovato altro che difficoltà e delusioni.

Si era anche pentito di quella scelta e così era tornato a casa e al suo rientro aveva trovato la madre in un letto, morente.

L’unica cura per salvarla era nella sua mano: quel dannato fiore nero e rosso gli stava costando la sua vita e quella della persona migliore che avesse mai conosciuto.

Aveva incontrato detta persona nel suo viaggio di ricerca e se non fosse stato per ella non sarebbe riuscito nemmeno ad arrivare fino a lì, un legame profondo li univa e solo ora lui se ne rendeva effettivamente conto.

Quando stava per perderla.

Quella persona era al suo fianco e avrebbe dato qualunque cosa per non lasciarla.

Ora però non sapeva che fare, non sapeva che sarebbe successo e non sapeva nemmeno se sarebbe riuscito a tornare in tempo per salvare la madre.

Strinse la mano a sua volta, Martain era lì con lui in quel momento difficile e non l’avrebbe lasciato mai.

Lei ignorò la Viverna, che in quel momento si stava alzando in volo per attaccarli, si avvicinò a Patrik che si era volto verso di lei con sguardo doloroso e lo baciò con labbra tremanti e umide di pianto.

Un bacio lieve e fugace, ma che valeva più di mille gesti

Patrik rispose con un semplice sorriso significativo che nascondeva tutta la sua reale paura.

Un bacio lieve e fugace, ma che valeva più di mille gesti.

Non si parlarono oltre, non serviva; si erano già detti tutto tramite gli sguardi veloci che si erano lanciati.

Erano giovani e innamorati, ma di un amore molto profondo e intenso che non sarebbe svanito tanto facilmente.

Quella Viverna li avrebbe uccisi, li avrebbe massacrati, avrebbe bevuto il loro sangue e goduto della loro morte, ma non avrebbe mai potuto spezzare il loro legame.

Lui alzò la spada.

Lei incoccò la freccia.

La Viverna non era molto distante da loro.

Assieme si lanciarono contro la creatura, un urlo li accompagnò in quell’impresa disperata.

Erano pronti a morire.

Qualunque cosa fosse accaduto di lì a poco a loro non importava perché sapevano che sarebbero rimasti insieme.

Ora e per sempre.

Fateci sapere cosa ne pensate e, soprattutto, scrivete, scrivete, scrivete…

Pubblicato in I vostri racconti | | 17 Commenti »
« Previous Entries