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Il primo racconto della giornata…

scritto il luglio 19th, 2010 da alphabetcity

Siamo agli ultimisimi racconti popolo dei draghi! Mercoledì si saprà quali racconti faranno parte della fortunata cinquina all’interno della quale verrà scelto/a colui o colei che incontrerà Licia Troisi!

Emozionati eh?!?

Ma non facciamoci troppo distrarre dall’ansia da risultato e godiamoci il primo racconto della giornata. Francesca ci racconta cosa può passare nella mente di una maga: gli infinti attimi prima di una battaglia…

L’attesa dell’alba

Il respiro era affannato. Le ossa davano i primi segni di cedimento e Jamie si voltò verso l’ amica al suo fianco. Quei tratti spigolosi che ormai conosceva bene erano tesi, ma non c’era ansia nella presa della sua ascia.  Anche lei aveva lo sguardo fisso davanti a sé. Le sue ali bianche ora erano chiazzate di rosso, il sangue delle ombre che ora sporcava anche il suo viso. Le ombre erano immobili davanti a loro, in silenziosa attesa. Aspettavano la loro prossima mossa. E loro erano ad un soffio dalla morte. Un attimo di sospensione prima del colpo che li avrebbe uccisi, tutti e tre. Voltò il viso dall’ altro lato. Accanto a lei c’era Gyn, il suo compagno d’armi, il suo drago. Fissò lo sguardo nel suo e Jamie poté vederne la profondità. Non c’era paura in quegli occhi color smeraldo, il battito del suo cuore era regolare sotto le squame grigie, le sue zampe potenti pronte all’ attacco. Erano rimasti solo loro. Tre di un esercito immenso. Tre contro tutte le ombre. E lei, semplice maga, che aveva sempre pensato che esse non avessero consistenza, si era invece ritrovata solo pochi mesi prima, a fare i conti con la dura verità. Avevano corpo, forte e imponente, avevano menti, scaltre, meschine, avevano potenza, in magia e combattimento. Non potevano essere sconfitte poiché ogni ferita che avrebbe ucciso un uomo, per loro era un semplice graffio, come un’ impronta sulla sabbia che viene portata via dalle onde. Chiuse per un attimo gli occhi. Ed avevano sangue, lo stesso che ora macchiava le loro lame, lo stesso che lei, anche se maga alle prime armi, avrebbe usato a loro svantaggio. Potevano uscirne vincitori, anche se di sicuro non vivi. Dovevano trovare il modo per eliminarle tutte e rispedirle nell’oblio da cui erano uscite. Mentre cercava di tenere ferma la presa sull’ elsa della sua arma, molti ricordi le invasero la mente, vincendo la barriera della memoria. Ricordò la sua infanzia piena di pressioni sul suo futuro. Diventare una manipolatrice della magia era stato da sempre il suo destino. Ricordò la prima volta che aveva visto il suo maestro e aveva pensato che fosse un uomo troppo giovane e bello per sapere tante cose. Ricordò la prima volta che aveva fatto un incantesimo; quando si era battuta con quell’ angelo venuto da lontano in cerca di una profezia sulla sua specie e quando per la prima volta i suoi occhi avevano incontrato quelli di Gyn, in una scuderia al confine, pochi giorni dopo aver ricevuto la lettera del rapimento di suo fratello da parte delle ombre. Ricordò la rabbia verso quelle creature e le notti insonni mentre pensava alla battaglia imminente.  Jamie guardò la sua spada. Pesava e non risplendeva più della sua solita luce, la luce della speranza. Ma quando questa svanisce, ecco che compare la volontà. E loro ne avevano molta.

-Pronti alla fine?- sussurrò ai due amici

-Pronti ad un nuovo inizio- la voce di Erica era ferma e sicura.

Jamie alzò per un secondo lo sguardo al cielo che il tramonto aveva ornato di molteplici colori. La luce fioca le danzò per un attimo sul viso, prima di passare ai migliaia di corpi che li circondavano. Ancora pochi minuti e sarebbe scesa la notte. E poi sarebbe giunta l’ alba, desiderata e forse inattesa.  Era giunto il tempo di ricambiare l’amore delle tante persone che ancora attendevano, in una terra in principio splendida ed ormai devastata da armi e paura. Ma lei non avrebbe più avuto paura. 

Gyn sbuffò. Era ora di riprendere la loro lotta e di riprendersi la loro libertà.

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