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Uno sguardo malinconico come quello di Sofia…

scritto il luglio 15th, 2010 da alphabetcity

Questa volta sembra che la vostra fantasia sia stata colpita da un sentimento simile a quello che a volte attanaglia Sofia… una malinconia che non sempre è dolce…

Così Cristina ci racconta una favola dietro la quale si cela un insegnamento importante per la vita…

Il folletto veritiero

Il viso di Derek le riapparve per come l’aveva visto la prima volta, quando scappata dal palazzo voleva andare a giocare in riva al fiume, poco le importava se a sera si sarebbe presa una bella strigliata dalla governante, voleva divertirsi e l’avrebbe fatto! Con sé portava come sempre Mensy il suo folletto veritiero. Lo zio di Alina lo aveva portato da uno dei suoi viaggi, era un bottino di guerra, appartenuto ad un grande regnante ed era ovviamente parso un degno regalo per la principessa Alina, futura regina di Cares.

Una volta raggiunto il fiume Alina decise di fare il bagnetto al suo piccolo Mensy il quale non parve affatto gradire, sembrava molto infreddolito ma a lei la cosa divertiva e ignorò il disagio del suo piccolo amico.

<<Hey, perché non gli chiedi se gli piace? I folletti veritieri non possono mentire giusto?>>  Si voltò di scatto e dietro di sé vide un ragazzino che la stava osservando da un’altura.

<<Come osi rivolgerti in questo modo alla tua principessa? Straccione!>> Alina era furiosa, non amava essere contestata, forse era per questo che la lista dei suoi amici si riduceva ad un folletto che parlava solo se interrogato…

<<Se davvero sei una principessa dovresti preoccuparti del bene di chi dipende dalle tue decisioni e non mi pare che quel folletto sia contento del trattamento che gli stai riservando. Non vedi come trema poverino?>>

Dovette ammettere che il ragazzo aveva ragione, Mensy stava tremando tutto, lo tirò fuori dall’acqua sentendo una strana sensazione alla bocca dello stomaco, voleva credere fosse rabbia ma assomigliava preoccupantemente alla vergogna.

<<Vieni, andiamo al sole o si prenderà un raffreddore poverino.>> Il ragazzo le stava porgendo la mano, l’aiutò ad alzarsi e l’accompagnò in una radura oltre gli alberi dove il sole scaldava dolcemente la pelle e dove Mensy asciugò in breve tempo. Senza nemmeno rendersene conto la ragazza si trovò a ridere alle battute del suo nuovo amico, Derek era il suo nome, si era presentato poco dopo averla fatta sedere sull’erba.

Da quel giorno ogni volta che poteva Alina scappava dal palazzo per andare sulla riva del fiume dove sapeva di trovare Derek, insieme a lui si divertiva davvero, un giorno lui la portò anche a vedere dove abitava, una piccola casa ai bordi di un campo poveramente coltivato, volle tenersi a distanza, forse si vergognava della sua povertà.

Ma davvero i sudditi di suo padre erano così poveri? Alla corte cibo e leccornie non mancavano mai e poco oltre le mura la gente viveva a stento.

 

Un giorno…

<<Sai dovresti trovare il coraggio di chiederglielo>>  Derek era seduto su un tronco d’albero abbattuto da un fulmine e la stava guardando con occhi stranamente tristi.

<<Cosa? E a chi?>>

<<A Mensy, dovresti chiedergli se è felice di stare con te… e dovresti chiedergli chi sono io>>

<<Io lo so chi sei, Derek il mio migliore amico! Ed è ovvio che Mensy sia felice di stare con me, abita in un grande palazzo ed è il folletto di una futura regina!>>

Quel giorno Derek la lasciò presto dicendo di dover aiutare suo padre nei campi. Alina rimuginò a lungo sulle parole dell’amico, alla fine non resistette e rivolse a Mensy le due domande, <<Derek è morto anni fa, ucciso dai soldati di tuo padre perché pescava al fiume del re per vendere pesce al mercato. E sì, io sono infelice qui con te.>>

Alina sentiva le lacrime scendere calde sulle guance osservando Mensy che si allontanava felice, avrebbe sempre portato nel cuore il ricordo di un folletto ed uno spirito che le avevano insegnato che il bene più grande per una regina è essere amata dai suoi sudditi.

Valeria, invece, trova il coraggio di affrontare il dolore anche nei sogni…

Nelle acque del patimento

Ognuno di noi, si aspetta di vivere esperienze straordinarie, che lascino un segno indelebile nella propria anima. Quando però, non lo sono, comprendi che la strada non è sempre spianata ma piena di buche. Ci sono poi, quelle troppo dolorose, che vuoi sigillare in uno scrigno in fondo al cuore, giurando che mai sarebbe stato aperto.

Così avevo fatto, da quando era successo. E pareva funzionare fino a qualche notte fa. In un sogno che appariva tranquillo, l’acqua iniziò a filtrare attraverso i muri, dalla fessura della porta, da sotto il letto.  Più lo rigettavo, più l’incubo voleva riemergere. Fu allora che la vidi, aprendo gli occhi. Era lì, sostava sul petto. Non si muoveva, non un vibrare d’ali. Una farfalla, d’un nero intenso. Inquietante ma bella a tal punto da non riuscire a distogliere lo sguardo. Andai per toccare le ali vellutate, ma volò via.

Senza pensare corsi fuori. Stavo cercando una farfalla? Assurdo per quanto potesse essere, cresceva il bisogno dentro di me di vederla ancora. Un profumo intenso di rose m’indusse a volgere lo sguardo alle mie spalle. Seduto sul muretto, un ragazzo stava in silenzio. Lunghi capelli neri contornavano il viso pallido. Occhi che brillavano con la luce della luna.

 

Si alzò e mi venne incontro. Sussultai quando mi sfiorò con tocco delicato la guancia.

– Lascia che mi nutra del tuo dolore, ne ho bisogno. Dammi ciò che desidero e andrò via.

Nonostante quelle parole avrebbero fatto scappare chiunque, io restai. Era un’attrazione pericolosamente intensa, ma volevo goderne ogni istante. Una folata di vento si levò all’improvviso, quando riaprii gli occhi, era scomparso.

Delusa, tornai a letto. Avvolta nelle lenzuola, non tardai a entrare nel mondo onirico dove in una piazza, il silenzio regnava sovrano. Vagai, in cerca di aiuto fino a entrare in una chiesa, non una qualsiasi ma il riparo durante le assidue liti dei nostri genitori. Fermandomi per riprendere fiato, mi accorsi dell’acqua che sgorgava dalle fughe del pavimento.

– Cosa vuoi? – urlai spaventata – Che ricordi tutto? Non posso!

– Giochiamo a nascondino – disse una voce che non sentivo da sei anni.

– Chiara?

Agitava la mano, invitando a seguirla. Lo feci, anche se non volevo al tempo stesso. Fino a giungere sul retro, dove, oltre il buco nella recinzione, scorreva un fiume.

– Non nasconderti lì, è pericoloso – avvertii.

Un urlo insopportabile si elevò, accorsi senza pensarci due volte rivivendo la tragedia. Avevo dieci anni quando accadde, Chiara solo sei. Toccava a me proteggerla, ma, anche se mi tuffai, fallii nel tentativo. Era morta, ed io, l’avevo lasciata all’Ade.

Potevo ora salvarla? Era una seconda possibilità? Mi tuffai alla sua ricerca e vidi la manina che si allontanava. Nuotando oltre le mie capacità la toccai. Una luce intensa mi avvolse, trasmettendo un piacevole tepore.

– Va tutto bene, Sara. Non è colpa tua – mi baciò sulle labbra prima di scomparire.

 

Destandomi dal sogno, in lacrime, trovai quella piccola creatura sul petto. Allungando la mano questa volta non fuggì ma salì sul mio indice.

– Grazie qualsiasi cosa tu sia, mi hai liberato. Adesso anch’io posso volare – tesi il braccio e volò via, fuori dalla finestra, immedesimandosi con l’oscurità della notte.

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Pubblicato in I vostri racconti | | 13 Commenti »

13 Commenti a “Uno sguardo malinconico come quello di Sofia…”

  1. Andrea Francesca Says:
    luglio 19th, 2010 at 09:12

    Cristina: davvero una morale degna di un simile rcconto 😉 brava

  2. Andrea Francesca Says:
    luglio 19th, 2010 at 09:16

    Valeria: fantastico Vale, è riuscito a commuovermi.

  3. Ada Says:
    agosto 17th, 2010 at 10:35

    valeria è bellissimo!mi è piaciuto un saccooo!!!

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    dicembre 9th, 2013 at 11:00

    Es ist eine Geschichte, die über sofia ist und ich bin beeindruckt, nach dem Hören der Geschichte.

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    gennaio 9th, 2014 at 13:54

    Sofia è un buon personality.She è un volto ispirazione person.Derek s ‘è davvero incredibile.