I vostri racconti - Francesca e Francesco
scritto il Luglio 9th, 2009 da alphabetcityProseguiamo con la pubblicazione dei racconti fuoricontest durante il caldo di questi giorni fa sempre piacere leggere i vostri racconti…
Il primo è di Francesca che ci ha inviato: Il Perdono
Salirono velocemente la scale di pietra. Nessuno ad ostacolarli o fermarli. Un silenzio irreale avvolgeva quel luogo, come se il Nemico li stesse aspettando.
Arrivati in cima alle scale, si aprì davanti a loro una grande sala circolare. Era buia, se non per una fioca luce che ne faceva intravedere le pareti ruvide ed illuminava appena il centro. In tale punto una roccia scura si ergeva dal suolo prendendo le sembianze di un trono.
Nonostante il caldo del vulcano, lunghi brividi di freddo percorsero il corpo di Elisea. Persino Aresis, che conosceva quel posto meglio di chiunque altro, sembrava inquieto.
«Ti aspettavo Elisea» disse una voce profonda.
Una figura scura emerse in fondo alle pareti. Era troppo buio perché si riuscisse anche soltanto a intravederne i profili. Poi questa cominciò a muovere passi verso il centro della sala, laddove la poca luce avrebbe permesso di scoprirne il volto. Il cuore di Elisea bruciava il petto.
Finalmente la figura si mostrò alla luce. Elisea stentava a crederci. Di fronte a lei si stagliava un uomo alto e magro, con capelli neri e lisci, occhi di un azzurro splendente. Indossava una lunga tunica nera. Un uomo qualunque.
«Ho atteso molto il tuo arrivo. Io e te siamo speciali. Godiamo di uno straordinario potere…»
«Che lei non unirà mai al tuo Anamhor! Perché è questo che vuoi, vero?» lo interruppe Aresis.
«Sta zitto traditore! Cosa puoi saperne tu dei miei progetti!»
«Ti conosco. Non dimenticare che ero al tuo servizio»
Anamhor sorrise. «E cosa sa invece Elisea di te? Sa che sei stato tu ad aver ucciso sua madre?»
Per Elisea fu come ricever un colpo al cuore. Gli occhi le si riempirono di lacrime.
«Non credergli Elisea! Per anni ha manipolato la mia mente facendomi credere che fossi stato io e non lui!»
«Ha ucciso tua madre e ti ha abbandonata. Unisciti a me Elisea e…»
«No! Elisea ascoltami!».
Aresis la prese per le spalle costringendola a guardarlo negli occhi.
«Ho creduto di aver ucciso la donna che amavo. Poi ti ho conosciuta e i ricordi sono riaffiorati. Ho riacquistato quella fiducia che da tempo avevo perduto, e ho trovato te. Mia figlia. Non ascoltarlo Elisea. Vuole solo il tuo potere per i suoi scopi malvagi. Credimi. Tu sei tutto ciò che mi rimane»
Era sincero. Elisea lo sentiva. Ma non riusciva a perdonargli di averla abbandonata. Forse era proprio questo che aveva impedito loro di legarsi fino a quel momento.
Nel frattempo Anamhor capì che non sarebbe più riuscito a convincerla. Aresis ed Elisea non si accorsero dell’incantesimo che il Nemico stava per scagliare loro se non quando urlò:
«Non so che farmene di un traditore e del potere di una ragazzina!» mentre dalle sue mani una sfera luminosa si lanciava su di loro.
Aresis, fulmineo, si parò davanti Elisea per proteggerla.
Un gesto che solo un vero padre avrebbe fatto pensò lei.
L’incantesimo colpì Aresis in pieno petto. Il corpo si accasciò al suolo ed Elisea si gettò su di esso piangendo. Respirava a fatica.
«Non lasciatemi Padre» disse chiamandolo così per la prima volta.
Aresis abbozzò un sorriso e con le ultime forze che gli restavano disse:
«Devi lottare Elisea. Il Mondo Antico ha bisogno di te»
Poi emise l’ultimo respiro. Per Elisea quella era la fine. Sei doni non sarebbero bastati, ma avrebbe lottato. Sarebbe morta anche soltanto nel tentativo di farlo.
Ad un tratto, però, dal corpo di Aresis emerse una luce bianca. Fluttuò nell’aria fino ad arrivare dinanzi a Elisea, che capì. Già altre sei volte era successo. Ora era la volta dell’ultimo e settimo dono. Il perdono.
La luce sembrò entrare nel cuore di Elisea che ora era pronta. Si alzò e guardò Anamhor.
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Passiamo all’imperdibile e divertente storia firmata da Francesco: Un amaro boccone
Il drago verde smeraldo planò verso la piccola radura in cerca di cibo, infatti era assai affamato, la selvaggina in quel periodo scarseggiava a causa dell’inverno rigido. Aveva adocchiato qualcosa che stava correndo verso gli alberi dell’antica e oscura foresta che era la sua dimora da millenni. Scese in picchiata sull’essere che aveva un invitante colore scarlatto e lo imprigionò nel suo becco coriaceo. La sua preda cercò di dimenarsi e stava per riuscire a sfuggire alla sua presa, ma alla fine, la inghiottì in un sol boccone. Dall’aspetto gli era sembrato uno di quei diavoli che alle volte si avventurano in superficie, alto, tozzo, corna ricurve sulla testa allungata, ali e coda appena abbozzate. Rimase disgustato dal sapore di zolfo dell’animale che aveva appena mangiato. Aveva bisogno di acqua, per cercare di far sparire quel sapore dalla sua bocca. Volò verso il lago dove si abbeverava sempre e che sapeva non essere del tutto ghiacciato come gli altri specchi d’acqua della zona. Atterrò affondando le zampe nella ghiaia della riva, allungò il collo e bevve molti sorsi di acqua gelida. Contemplò con ammirazione lo scheletro della viverna che emergeva dalla superficie del lago. Quella mezza specie di tacchino volante aveva cercato di mangiarlo. A lui. Un drago. Non aveva avuto alcuna difficoltà a rompergli il collo. Poi aveva banchettato con la sua carne per giorni. Avrebbe voluto condividere quel lauto pasto con altri suoi simili, ma ormai era l’unico della sua specie rimasto in vita. Le lotte fratricide, le battaglie con le idre e le viverne, la mancanza di cibo, li avevano sterminato. Tornò alla realtà quando sentì un lancinante dolore provenire dal suo stomaco. Quella dannata preda. Gli stava dando più problemi che soddisfazioni. Vide che qualcosa stava emergendo dal suo stomaco. La carne si lacerò, le scaglie ossee che formavano la sua coriacea pelle volarono via insieme a un fiotto di sangue e di intestini. Qualcosa emerse dallo squarcio che si era creato nel suo corpo.
Ossa che si sbriciolavano, carne che veniva masticata e lacerata. E tutto fu luce e frastuono. In pochi attimi, passò dall’oscurità cavernosa del corpo del drago all’aria aperta del lago. Una brezza leggera lo investì, portandogli l’odore ferroso del sangue che lo ricopriva. Guardò l’animale che aveva osato mangiarlo.
“Tu non sai chi sono io!” urlò “Sei solo chiacchiere e distintivo!” disse l’essere schiaffeggiando il muso del drago. Si accorse che era già morto, ma continuò lo stesso con il monologo, l’egocentrismo non gli permetteva di fermarsi.
“Io sono Mad Dog, il Demone Ribelle! Sono io a mangiare gli altri! E’ la seconda volta che mi capita ’sta cosa alla Man in Black. Mi hai fatto venire sete…” esclamò il demone staccando di netto la testa al drago. Bevve avidamente il fiotto di sangue che sgorgò dal colonna vertebrale dell’animale.
“Sono venuto qui per un’importantissima missione! Devo salvare dall’estinzione l’ultimo drago verde di questa realtà… Chissà dove si nasconde…” il diavolo non riuscì a finire la frase. Guardò la testa dell’animale che aveva appena ucciso, la prese in mano. Le scaglie erano verdi, smeraldo. Un profluvio di bestemmie e parolacce, quali e quante mai quel mondo aveva sentito, turbarono la quiete invernale del lago. Reggendo ancora la testa in mano, imitando Amleto, il demone esclamò:”Mangiarti o non mangiarti, questo è il problema! Dovrò anche trovare una buona scusa per quanto è successo. Potrei dare la colpa ad un gambero gigante… si farò così!” concluse Mad Dog accingendosi a consumare il suo lauto pasto.
Tags: bene e male, demoni, drago, racconto, viverna
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Luglio 10th, 2009 at 10:55
Grazie per averlo pubblicato, poi vi linkero nel mio blog, come mai non è stato incluso nel contest?
X-Bye
Luglio 10th, 2009 at 13:27
Ci piaciuto molto il tuo racconto, ma purtroppo è arrivato in ritardo. Temiamo che la stessa cosa sia avvenuta per pochi altri racconti, probabilmente il server, nei momenti in cui ricevevamo più email con allegati, ha posticipato l’invio di alcune email.
Luglio 10th, 2009 at 18:34
Anch’io vi ringrazio per averlo pubblicato!
Cmq deve esser successa la stessa cosa anche a me con l’e-mail…
Però sono contenta lo stesso di vederlo pubblicato!
Grazie ancora!
@imp.bianco: nessuno ha lasciato commenti ai nostri racconti…
(I draghi sono le mie creature preferite)
Quindi ho deciso di lasciarne uno per te… Per solidarietà…
Il tuo è un racconto al di fuori del comune… All’inizio è stato così triste che si trattasse dell’ultimo drago, poi addirittura sapere che anche lui muore…mi è dispiaciuto da morire!!!
Però il tutto è stato spezzato da simpatiche battute!Ecco perchè è un racconto diverso! non tutti osano utilizzarle nei racconti… Perciò bravo!
Luglio 12th, 2009 at 11:09
@francesca: il tuo racconto è scritto bene, però necessita di essere approfondito e di avere un seguito. Il fatto però di iniziare in medias res, è davvero un bell’espediente.
X-Bye
Luglio 12th, 2009 at 11:27
[…] blog della Ragazza Drago hanno finalmente pubblicato il mio racconto “Un Amaro Boccone” con protagonista Mad Dog. Andate a rileggerlo se volete. Ci troverete anche il racconto di […]
Luglio 21st, 2009 at 15:02
Ho letto il secondo racconto, mi è piaciuto un sacco… divertente, ben scritto, suggestivo. Complimenti
Il primo invece ha uno stile un pò scontato, solo in qualche punto mi è piaciuto, però la trama è particolare e la fine commovente e significativa
Gennaio 23rd, 2012 at 14:09
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