I vostri racconti: un Ossimoro e un soffio d’eternità
scritto il Giugno 22nd, 2009 da alphabetcityPrima di presentarvi altri due autori e altri due racconti che hanno partecipato al contest per incontrare Licia Troisi, permetteteci di farvi i nostri complimenti, a voi tutti che state seguendo e alimentando questo blog, per i vostri racconti e per i vostri commenti, sempre attenti, precisi e molto educati, e quest’ultimo punto ci fa particolarmente piacere.
Ma adesso torniamo alle belle lettere e partiamo con Carmela Lopez e il suo racconto che si intitola…
Ossimoro
Piume e fiamme s’intrecciano furiosamente, si sfiorano, si cercano… un ruggito e un melodioso invito alla lotta rimbombano nel palazzo, facendo tremare le colonne di marmo.
Una sosta per riprendere fiato. All’ingresso un ragazzo vestito di tenebre: camicia nera, cravatta rosso sangue, pantaloni di taglio elegante; gocce di sangue stillano dal suo capo abbassato, mescolandosi ai capelli scarlatti.
Alza la testa lentamente, scoprendo il volto: la pelle è di un colore innaturale, quasi grigio, sulla fronte spuntano due corna, i lineamenti sono perfetti, le labbra modellate in un sorriso. “Sei forte, tesoro.” Sibila fissando la ragazza dall’altra parte della sala. Gli occhi di lui sono tremendamente attraenti. I sussurri della notte, la lucentezza del petrolio… tutto è sciolto in quelle pupille, buchi neri che ti succhiano.
La ragazza vicino al trono, a una decina di metri di distanza, ha la fronte imperlata di sudore. Anche lei sembra divertita. “Grazie, amore. Anche tu ti sei distinto.” Ha un volto di porcellana su cui splendono due zaffiri, e i capelli scivolano sulle spalle come lacrime d’oro. Le sue ali, bianche di piume, sono spalancate. “Ma non avrai il trono, demonietto.” Sussurra scagliandosi contro di lui. La lotta continua con scatti melliflui, attacchi, ritiri, balzi e scivoli improvvisi… un arabesco di fiamme e raggi di luce ricama l’oscurità in cui è immerso il palazzo.
Furia, rabbia, eppure eleganza in ogni movimento. Come un ballo mortale, velato di un cupo romanticismo. A volte il demone ringhia, o l’angelo si abbandona ad una risata, e sempre più sangue macchia il pavimento. “Perché continui a combattere? Sai che vincerò!” Esclama lui, stringendo il braccio dell’avversaria. “Perché il trono del mondo deve appartenere ad un angelo.” Si divincola, allontanandosi dal demone con passo morbido e veloce. “Sai che le fiamme dell’inferno incendieranno gli umani, sai che bruceranno per sempre nel mio regno, perché continui a proteggerli?”
“Loro hanno ancora una speranza, finché io vivrò, finché io lotterò.” Lei scatta contro il demone, addentandogli la spalla e paralizzandolo. I suoi muscoli sono tesi, cercano di resistere al dolore di una ferita sulla coscia… lui la spinge via, ma l’angelo ha ancora fiato e combatte, e il demone anche se sanguinante non smette di lottare. Continuano a contrastarsi, a ferirsi… ma non muoiono. Infine, spossati e abbandonati al suolo, si stringono la mano, si guardano negli occhi. Si ammirano, incuriositi dalla natura diversa dell’altro, affascinati da quella tenebra così densa o dalla luce tanto bianca, attratti irrazionalmente dalle ali o dalle corna.
Lottano e amano. Si medicano le ferite a vicenda, aspettando che l’altro si rimetta in sesto per affrontarlo ancora, per studiarsi, per capirsi. Nessuno vince il trono, e il mondo resta diviso, logorato dalle fiamme infernali e illuminato dalla luce celeste. Ed è terribilmente bello.
Bello come una danza, ballata sul confine tra inferno e paradiso. Pericoloso come una lotta, affrontata da un angelo e un demone. L’ossimoro della natura umana.
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Il secondo racconto di oggi è opera di Isabel Maria Spigarelli che ci inebria con
Un soffio d’eternità
Le lacrime sgorgavano instancabili dai loro occhi. Perché tutto questo? Perché non poteva esistere la pace?
Ero seduta sulla rupe, aspettavo il segnale. Vedevo gli elfi che impugnavano i loro archi, abbattendo i miei compagni. Inutile dire che era impossibile che vincessero. Appena avessi ricevuto il segnale, sarei intervenuta io. Il vento mi scompigliava i corti capelli, ma non ci badavo. Tutto il mio corpo era teso, pronto a scattare; un solo fischio, e mi sarei abbattuta su di loro. Non sapevo il perché di questa guerra, sapevo solo che, arrivato il momento, io e Zyra avremmo posto fine alla loro vita, di tutti loro. Sarebbe stata la prima volta. Non avevo mai ucciso nessuno, e avrei preferito non farlo mai. Il bianco muso di Zyra si avvicinò al mio e cominciò a strofinarsi contro il mio petto; sebbene fosse la mia compagna giornaliera, ogni volta che la vedevo la sua bellezza mi incantava. Le sue squame color perla rilucevano alla luce del sole; oggi riluceranno di sangue, mi ritrovai angosciosamente a pensare. Con movimento quasi meccanico accarezzai il suo muso squamoso; non sembrava nervosa, eppure potevo sentire i suoi muscoli tesi sotto la mia mano. Sì, anche lei sapeva che quel giorno avremmo ucciso.
Mi pesavano le braccia, sentivo come se le forze mi abbandonassero, come se l’oscurità volesse inghiottirmi. Il mio arco mi pareva incredibilmente pesante, seppure fosse costruito con legno elfico, il più pregiato ed il più leggero. Oggi è il mio compleanno, pensai, angosciata. Ero ancora molto giovane, non volevo morire, non volevo uccidere. Eppure le mie mani continuavano tremanti a cercare le frecce e a scagliarle contro coloro che mi avevano insegnato a chiamare nemici. Perché continuavamo a batterci l’uno con l’altro? Sentivo che le forze mi abbandonavano, ma continuai ad eliminare i miei nemici, stremata. I miei lunghi capelli ramati era sporchi di fango e di sangue, e anche il mio cuore era sporco; e stanco, tanto stanco. Chiusi gli occhi sperando di svenire, di morire, qualunque cosa pur di fuggire da quell’inferno.
In mezzo alle urla, il dolore, la disperazione, un fischio squarciò il cielo, e tutto si immerse nel silenzio. Tutti seguirono con lo sguardo l’enorme drago perlato che si abbatteva sugli elfi, ma pochi notarono la ragazza minuta che lo cavalcava. I corti capelli neri della guerriera sembravano danzare al vento, lo sguardo inferocito ma alla volta pieno di sgomento. Tutto ciò che la gente riusciva a distinguere erano le fiamme che uscivano dalle fauci dell’affusolato animale. Nessuno notò neanche come i suoi occhi si incatenavano a quello di una giovane elfa dai lunghi capelli ramati. Di come entrambe si ritrovassero nello sguardo dell’altra, di come intorno a loro ci fosse una bolla di silenzio. Ognuna lesse nell’animo dell’altra, ognuna vide se stessa nella ragazza davanti a se. L’enorme drago bianco si fermò a mezz’aria, come se gli avessero sussurrato dolcemente di placare la sua ira. L’arco di legno elfico rimase immobile, non si alzò contro colei che cavalcava nell’aria. Per uno sprazzo di tempo cortissimo e alla volta interminabile, tutto tacque. E l’eternità si racchiuse in uno sguardo. Poi i loro occhi si separarono, e in ognuno di loro, le lacrime riempirono il vuoto lasciato da quel soffio d’eternità.
Le lacrime sgorgavano instancabili dai loro occhi. Perché tutto questo? Perché non poteva esistere la pace?
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Giugno 22nd, 2009 at 19:18
Ho letto il primo racconto, il secondo non ho avuto ancora tempo, ma provvederò a dargli uno sguardo non appena libera…
Devo dire che il primo racconto presenta qualche imperfezione sintattica non indifferente per un testo che conta appena 6000 caratteri… Troppe direi, visto che la lettura si impunta continuamente…
Giugno 22nd, 2009 at 20:07
I due racconti sono davvero molto belli e originali,soprattutto il secondo.Continuate così!
Giugno 22nd, 2009 at 20:39
Penso che il primo racconto sarà nella lista dei vincitori. Il contrasto della natura delle due creature è affascinante e l’attrazione per un essere diverso molto misteriosa. I periodi che compongono le descrizioni sono ricchi di svariati aggettivi che rendono la lettura molto piacevole. Complimenti è bellissimo!
Giugno 22nd, 2009 at 20:49
Stupendi!!
Giugno 23rd, 2009 at 10:32
Mi sono piaciuti entrambi, ma il primo mi ha colpito per la sua originalità, per l’attrazione degli opposti e per la morale di fondo: non può esistere il bene senza il male, il paradiso senza l’inferno. Complimenti all’autrice!
Giugno 23rd, 2009 at 12:11
Ho letto il secondo e devo dire che mi è piaciuto… Riesce a cogliere in un secondo mille attimi… Mi piace lo stile, la scorrevolezza, la caratterizzazione dei personaggi… Un’ottimo lavoro, non c’è dire… Complimenti all’autrice…
Giugno 23rd, 2009 at 17:06
Ma l’autrice del primo racconto ha mai pensato di scrivere un libro??? Se lo fai ti giuro ke sarò la prima a comprarlo!!!
Giugno 24th, 2009 at 13:57
Che bei commenti… grazie mille a tutti, davvero ^^
Giugno 25th, 2009 at 12:45
Ho letto il secondo racconto… molto bello
Giugno 25th, 2009 at 20:52
@Carmela: anche se ho trovato degli errori nel racconto (comunque niente di terribile) mi è piaciuto… Mi pareva di averlo scritto… boh…
Giugno 25th, 2009 at 22:22
Grazie del commento allora!
Giugno 25th, 2009 at 22:54
Prego…
Luglio 16th, 2009 at 10:15
Posso dire a Carmela che il suo racconto è meraviglioso?? mi piace un sacco, l’eterna lotta fra il bene e il male. è fantastico, spero che tu vinca ^^ (Io ci sono rimasta di sasso quando, per caso, ho scoperto di essere fra i finalisti ehehe) Buona fortuna ^^
Luglio 16th, 2009 at 14:24
Grazie Isabel, buona fortuna anche a te!
Luglio 24th, 2009 at 15:49
[…] Migliore racconto del contest “Scrivi il tuo fantasy e incontra Licia Troisi!” è Ossimoro! […]