Immaturità

La quasi totalità delle incomprensioni con gli adolescenti deriva dalla dimenticanza. Dimentichiamo che le risposte raggiunte da adulti sono un risultato: il risultato di un processo che ha avuto inizio proprio nell’età di chi ci sta di fronte. E chissà quanta vita, dolore e lotta per raggiungere quel risultato. Poi però quando abbiamo le risposte, paradossalmente dimentichiamo tutta questa vita, dolore e lotta. Come uno che dimenticasse il sudore, l’acqua e il lavoro richiesti, perché l’albero che ha piantato anni prima producesse la mela che sta addentando adesso.

Chi ci sta di fronte allora diventa stupido.

Ma non è più stupido dire al seme contenuto nella mela che stiamo mangiando:

“Sei un immaturo!” ?

La verità è una storia, non un’istantanea.

Educare è ricordare.

4 commenti

  1. Pubblicato il 15 novembre 2009 at 13:09 | Permalink

    Non è detto che essere adulto voglia automaticamente dire aver trovato la verità: anche nelle incomprensioni tra adulti trovo che ci sia spesso e volentieri una "gara di immaturità".

    Sarà che ormai vengo(da relativamente poco) considerata adulta, ma mi rendo conto che spesso si hanno delle aspettative… di maturità nei confronti degli altri o anche nostri… che spesso è inutile, forse dannoso avere. Credo sia questo il problema: le aspettative, non la maturità in se'.

    Roberta

  2. Pubblicato il 15 novembre 2009 at 14:17 | Permalink

    E forse dipende proprio da questo l'insoddisfazione di molti…dimenticare i propri momenti di crisi…e le risposte che dolorosamente o sono state già trovate o continuiamo a cercare…ogni crisi è positiva…ci aiuta a trovare quel seme anche dentro di noi…e forse proprio l'oblio ci riporta a quel senso di vuoto che ci spinge a cercare nuove risposte…crescere è un cammino di gioia e sofferenza che alternandosi ci aiutano a capire il reale senso delle cose…
    Grazie…bella riflessione Profduepuntozero!
    Saluti.

    P.S: mi firmo sempre anonimo ma ho già scritto fra le sue pagine:)

  3. Pubblicato il 15 novembre 2009 at 15:01 | Permalink

    Penso non basti solo ricordare per educare, ma capire noi stessi nei ricordi o nei non-ricordi alla luce di quello che siamo oggi e di quello che possiamo offrire a chi ci sta davanti.
    Non tutti hanno avuto "dolore e lotta",ma solo vita spesa in altri modi.
    Non tutti, pur avendo avuto "dolore e lotta" hanno trovato il riflesso della verità (penso che la vera verità ce l'abbiano in pochi).
    Ed è proprio alla luce di questo che, nell'educare oggi, non basta solo ricordare, ma trasformare i propri ricordi.
    Poi non tutti, purtroppo, hanno la possibilità di ricordare.
    Perciò penso che per educare ci sia bisogno o di una cornice del ricordo o di una vita riscattata dal non-ricordo.
    Senza mai dimenticarsi l'amore.
    Ma mai solo ricordare.

  4. Pubblicato il 16 novembre 2009 at 10:53 | Permalink

    Giusto!
    Senza tanti manuali,conferenze ,dibattiti sull'educazione solo un ricordo!Bello!!!
    Forse per questo andiamo così d'accordo in famiglia perché abbiamo i ricordi,le emozioni ,l'immaturità,i dubbi dei bambini e degli adolescenti!
    Vanda

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