Diario mediocre del solito giallista scacchista con il solito piede e tre quarti nella tomba (ora anche più di tre quarti)

novembre 11th, 2011

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Un diario con spunti di lettura e di vita personale. Io ci provo. Tante stronzate sono diventati best seller e dunque al limite mi avrà letto solo Dario, scuotendo i suoi capelli fluenti. Tra l’altro il titolo, volutamente tirato a bischero, serve per pararmi da qualsiasi critica seria (come si fa a criticare un pezzo con un titolo così?). Un po’ come il trucchetto della chiacchierata tra vecchi amici. Ogni tanto mi metto qui e butto giù qualcosa. Vediamo un po’…

13 giugno

Parto dal personale che mi viene meglio (figuriamoci il resto, dirà qualcuno). Sparito l’omino zoppo delle seconda guerra mondiale che mi angustiava durante le mie passeggiate in quel di Ampugnano. Un po’ mi dispiace e un po’ mi sento sollevato. L’egoismo umano è duro a morire. Ora posso scendere tranquillo dalla macchina e cominciare il viaggio, in tutti i sensi, della lettura, camminando e leggendo che ho acquisito una perizia particolare nel fare contemporaneamente le due azioni, senza sbattere contro i tronchi di qualche albero (dopo un paio di capocciate ho incorporato il percorso giusto). L’unico momento in cui riesco a distrarmi è l’arrivo di un giovanotto tutto scamiciato anche d’inverno che borbotta a voce alta continuamente fra sé. Allora non posso fare a meno di guardarlo per un attimo, alzare gli occhi al cielo e ringraziare il Signore della mia attuale condizione psicofisica (pure da brivido).

14 giugno

Imperversano le portatrici di pocce (non è una novità), sia come autrici che come personaggi di libri scritti anche dai portatori di palle. Non c’è niente da fare. Mi limito agli ultimi casi (chi vuole saperne di più http://www.thrillermagazine.it/rubriche/detective_lady/ ).

Rosa Mogliasco ha scaricato la commissaria Barbara Gillo (“L’amore si nutre d’amore”, Salani 2011); Alessia Gazzola ha tirato fuori Alice Allevi, anamopatologa ventisettenne di Messina, specializzando in medicina legale (“L’allieva”, Longanesi 2011); M.C. Beaton ha scodellato, da alcuni annetti devo dire, Agatha Raisin in pensione prima del tempo da una società di pubbliche relazioni (“Agatha Raisin e la quiche letale”, astoria 2011); infine il nostro Luigi Bernardi si è divertito a creare la detective pm Antonia Monanni (“Niente da capire”, Perdisa 2011).

Ne ho letti un paio e mi sono bastati. Dispiace per gli altri che saranno ottimi e ho sentito parlare molto bene del libro di Bernardi (Perdisa arriva a Siena?). Mi è bastata la Raisin, anzi la Beaton. Una lungagnata, una storia arzigogolata e nel contempo banalotta, che fugge via attraverso il solito linguaggio leggerino leggerino. Alla fine il primo capitolo del prossimo libro. Che lascerò sugli scaffali.

Mi è bastata (e pure avanzata) l’Allevi, anzi la Gazzola. Tutta la vicenda scivola melensa e sciapita con Alice al centro della scena fra sussulti, batticuore, rossori, pianto, caduta per terra, bacio trascinante e incredibile, invidia e gelosia, momenti di abbattimento e frustrazione (pure di distrazione se riesce a perdere perfino un cadavere), attraverso l’ormai classico linguaggio legger-spiritoso che va tanto di moda. Praticamente un gialletto in un romanzetto rosa. Di una fragilità sconcertante nel suo aspetto “giallo” e di una risaputa banalità in quello “rosa”. Poi vendono (se vendono) e hanno ragione loro.

Dimenticavo Ethel Thomas di Cortland Fitzsimmons, (“Delitto ai grandi magazzini”, Polillo 2011). La più vecchia di tutte, sia come età, settantacinque anni suonati, sia come anno di nascita letterario (1936). Una signorina “discretamente lucida”, porta una parrucca bionda, mai sposata anche se gli uomini le sono piaciuti (specialmente quelli più giovani). Una vecchietta arzilla, per non farla troppo lunga. E pure ricca che non guasta. Che dire? Ethel non è Miss Marple, Cortland non è la Christie e dunque la storia si presenta  piuttosto artefatta e raffazzonata, con troppi morti ammazzati in poco tempo e poco spazio. Un minore passabile della letteratura poliziesca.

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Il Giallo Mondadori Sherlock 62: AA.VV., “Sherlock Holmes – Donne, intrighi e indagini”

settembre 26th, 2019

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AA.VV.,Sherlock Holmes - Donne, intrighi e indagini”, Il Giallo Mondadori Sherlock, n. 62, ottobre 2019

AA.VV., Sherlock Holmes – Donne, intrighi e indagini”, Il Giallo Mondadori Sherlock, n. 62, ottobre 2019

Luca Martinelli – Giacomo Mezzabarba – Samuele Nava – Enrico Solito – Elena Vesnaver – Alain Voudì

“Sherlock Holmes – Donne, intrighi e indagini”

Il Giallo Mondadori Sherlock n. 62

Ottobre 2019

 

Si dice che le donne siano un mistero, e in questo caso possiamo dire che la frase è davvero appropriata!

Sei affermati autori italiani ci danno appuntamento a Baker Street per una fantastica raccolta di racconti apocrifi in cui il più famoso investigatore del mondo si trova alle prese con un mistero in grado di mettere in crisi persino le sue impareggiabili doti deduttive… l’universo femminile.

 

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Il Giallo Mondadori Sherlock 53: Orrore nel West End

dicembre 23rd, 2018

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Nicholas Meyer, "Sherlock Holmes: Orrore nel West End"

Nicholas Meyer, “Sherlock Holmes: Orrore nel West End”, Il Giallo Sherlock n. 53, gennaio 2019.

Nicholas Meyer

Sherlock Holmes – Orrore nel West End

Il Giallo Mondadori Sherlock n. 53

Gennaio 2019

 

Dalle memorie inedite del dottor Watson emerge un’altra sconvolgente avventura del detective di Baker Street, “Sherlock Holmes – Orrore nel West End”, di Nicholas Meyer, primo volume della serie sherlockiana pubblicato nell’anno del novantesimo anniversario del Giallo Mondadori.

Per chi non lo sapesse Nicholas Meyer, classe 1945, è regista e produttore cinematografico, oltre che scrittore, e si è confrontato più volte con il mito holmesiano, attirando molta attenzione con il suo romanzo del 1974 – adattato per il cinema – “La soluzione sette per cento” (Il Giallo Sherlock n. 33), in cui Holmes cerca di venire a capo del suo problema di dipendenza dalla cocaina grazie all’aiuto di un giovane medico di Vienna, un certo dottor… Sigmund Freud!

“Orrore nel West End”, del 1976 (stessa data di uscita del film succitato al cinema) è il suo secondo romanzo sherlockiano, a cui è seguito anche, dopo molti anni, “The Canary Trainer” (1993, L’addestratore del canarino).

E se nella precedente avventura faceva capolino il personaggio di Freud, in questa Merer inserisce nel cast niente poco di meno che il grande commediografo George Bernard Shaw, che coinvolgerà il detective di Baker Street nelle indagini sulla morte di Jonathan McCarthy, critico teatrale.

Una curiosità storica: pochi sanno che al’epoca del naufragio del Titanic del 1912 Arthur Conan Doyle e George Bernard Shaw si scontrarono in pubblico perché in violento disaccordo riguardo al modo in cui il disastro era stato presentato dalla stampa britannica.

Una curiosità letteraria: Enrico Solito, di certo non ignoto a chi bazzica queste pagine, ha scritto un interessante articolo in cui ipotizza uno stretto legame fra il professor Higgins, il protagonista del “Pigmalione” di Shaw (da cui è tratto il musical “My Fair Lady”) e Sherlock Holmes! Potete leggere l’articolo cliccando su questo link.

 

Buona lettura!

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Il Giallo Mondadori Sherlock 51: Sherlock Holmes e l’anello del Vaticano

ottobre 26th, 2018

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Il Giallo Sherlock n. 51

Enrico Solito, “Sherlock Holmes e l’anello del Vaticano”, Il Giallo Mondadori Sherlock n. 51,
Novembre 2018

Enrico Solito

Sherlock Holmes e l’anello del Vaticano

Il Giallo Mondadori Sherlock n. 51

Novembre 2018

Quante volte è stato in Italia Sherlock Holmes? Elementare, nemmeno una.
Non secondo il canone, almeno.
Tuttavia, nei racconti e nei romanzi apocrifi, come quello di Enrico Solito, in edicola a novembre, l’investigatore di Baker Street è stato parecchie volte nel nostro Bel Paese, dove ha aiutato le autorità locali, e persino il Papa, a risolvere crimini, enigmi e misteri apparentemente inspiegabili.
Un altro apocrifo sherlockiano ambientato nella Roma dei papi e pubblicato a gennaio di quest’anno è Richard T. Ryan, “Il Segreto dei cammei vaticani” (Sherlock n. 41). In quell’avventura, Sherlock e Watson tirano fuori dai guai papa Leone XIII, risolvendo un intricato caso di ricatto legato ai cammei di papa Alessandro VI Borgia. Guarda caso, anche “Sherlock Holmes e l’anello del Vaticano” ha per oggetto un misterioso cammeo, appartenuto però a un altro papa, Pio IX.
È davvero un caso? In realtà no, perché entrambi gli apocrifi, proprio come due ricostruzioni diverse dello stesso delitto, si poggiano sullo stesso indizio, in questo caso contenuto in una sibillina affermazione di Sherlock Holmes stesso ne “Il Mastino dei Baskerville”: “mi trovavo infognatissimo nella questione dei cammei vaticani e nella mia ansia di far cosa grata al Sommo Pontefice ho perso il contatto con molti casi accaduti qui in Inghilterra.”

Enrico Solito, membro dell’Associazione Sherlockiana Italiana “Uno Studio in Holmes” per la quale cura la rivista “The Strand Magazine”, è uno dei maggiori esperti italiani dell’investigatore creato da Sir Arthur Conan Doyle. Per i Gialli Mondadori ha già partecipato alla raccolta di racconti “Sherlock Holmes in Italia” (Sherlock n.28, 2016). Medico pediatra, la sua passione per Holmes risale a quando studiava all’università. Aveva 25 anni e stava preparando, guarda caso, l’esame di medicina legale.

 

EBOOK DISPONIBILE

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Avvinti come l’edera

aprile 18th, 2009

Mi permetto di riprendere e rimpolpare cose già scritte per illuminare lo stretto rapporto che esiste fra il giallo e gli scacchi, sperando di attirare l’attenzione dei lettori su questi due meravigliosi parti dell’intelletto umano (ho esagerato?).La passione per il giallo l’ho avuta sin da piccolo quando, frugando per caso in una cantina di un mio cugino, mi ritrovai fra le mani una avventura di Perry Mason pubblicata dalla Mondatori sulla cui copertina campeggiava il volto del noto attore Raymond Burr (molti lo ricorderanno come uno dei protagonisti de La finestra sul cortile di Hitchcock, quello che ha fatto la felicità di tanti depressi mariti tagliando a pezzi la moglie) che è stato uno degli interpreti principali, se non l’unico, di questo popolare avvocato.

La passione per gli scacchi è avvenuta, invece, molto più tardi e precisamente nel 1972 al tempo dell’ormai mitico incontro mondiale Spassky-Fischer nella gelida Islanda. Fu un mio scolaro del liceo scientifico Galileo Galilei di Siena, l’attuale Maestro Alessandro Patelli presidente del circolo scacchi del CRAL del Monte dei Paschi, a condurmi lungo le strade tormentate della scacchiera. Leggi tutto »

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Scorribande giallistiche IV

ottobre 17th, 2013

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Mamma li turchi, anzi i cinesi!..

Continuo queste scorribande veloci  di palo in frasca che mi fanno sentire ancora giovincello scherzoso. Chi vuole qualcosa di più profondo e corposo passi oltre.

Mamma li turchi, anzi i cinesi! Dopo l’invasione del malloppone scandinavo ecco la banda degli occhi a mandorla che si abbatte sull’italico suolo con Xialong Qui, Hiao Bai e He Jagong. Dagli immacolati silenzi nordici ai casini di Shanghai e dintorni. Ma il risultato è sempre lo stesso: il morto ammazzato. Anzi, i morti ammazzati.

Il Berkeley de L’ultima tappa è forte, via. Congetture, ipotesi, supposizioni, certezze che svaniscono fino allo stupendo finale che scombina tutto. Da artista.

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Chiamate un carro funebre (1261)

dicembre 2nd, 2010

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Norma Hale appare sconvolta nel presentarsi nello studio medico del dottor Westlake, insolito investigatore dilettante. La ragazza ha bisogno di calmarsi perché è ossessionata da un sinistro taxi giallo, guidato da un ancor più sinistro individuo dalla bocca storta. Ossessionata e terrorizzata: una sua amica è morta dopo aver visto il medesimo taxi giallo. Norma teme che ora possa toccare a lei. Al pragmatico Westlake l’intera storia sembra il frutto di una mente paranoica. Fino a quando non vede il taxi giallo muoversi per seguire Norma. Seguirla con la lentezza di un carro funebre…

Jonathan Stagge pseudonimo di Richard Wilson Webb e Hugh Wheeler, inglesi, poi naturalizzati americani. Il sodalizio letterario dei due giallisti operò dal 1936 al 1952, anche con gli pseudonimi di Q. Patrick e Patrick Quentin. Wheeler continuò poi da solo come Patrick Quentin fino al 1965. Il periodo d’oro della celebre coppia è caratterizzato da trame e finali ingegnosi e detective accattivanti.

All’interno, l’articolo “La signora scompare” di EnricoLuceri.

(vai alla visualizzazione completa del volume)

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Riso e sorriso (soprattutto il mio) tra furti, rapine e morti ammazzati.

ottobre 26th, 2010

Una nuova “chiacchierata tra vecchi amici” del Nostro Fabio Lotti. 

Buon divertimento.

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A scuola ero un patito del tema libero. Anzi, all’inizio, del “pensierino” libero che alle elementari si partiva da questo. Mi è rimasto impresso un pensierino di un ragazzo che fece scompisciare tutto il paese (Staggia). Verteva sulla figura del muratore. Papale papale “ Zenzerino. I maratore fa i gabinetto e poi ci caca” che, a parte gli errori ortografici, formulava una sintesi perfetta di lavoro e utilità. Il poveretto si beccò l’appellativo di “Zenzerino” per tutta la sua vita…Dicevo del tema libero. Potevo scorrazzare a mio piacimento con la fantasia e farlo lungo come mi pare. Ci infilavo di tutto e di più, mentre parecchi compagni andavano nel pallone per tirar fuori tre parole. In compenso ero io a sudare freddo, quando si trattava di mettere insieme un paio di numeri.Ah, la Natura…Eccomi dunque a sfruttare la mia presunta dote anche in campo giallistico. Parto dal riso e dal sorriso intrufolato per lo più nel romanzo poliziesco.Domanda alla Di Pietro “Che c’azzecca il sorriso e il riso con la nera signora dalla lunga falce?”.Di primo acchito sembra proprio che non c’azzecchi niente. A meno che la vista del morto non ci riporti alla mente le battute che faceva da vivo e allora una risatina (se erano passabili) sotto voce ci può anche scappare. Eppure la morte non è proprio disgiunta dal sorriso, anzi dal riso, che in certe società il dipartito si festeggia con canti e balli senza piangerci troppo sopra.

Il riso come spauracchio contro la morte,  diciamo pure uno spernacchio tanto per cercare di renderla  meno terribile.Sorriso e morte, dunque, ci può stare. Nella realtà, volevo dire, figuriamoci nei parti allucinanti e allucinati della fantasia umana. Ergo nel romanzo poliziesco (già detto). Sorriso che si può carpire in vari modi e vari espedienti sui quali un breve accenno come in una chiacchierata fra vecchi amici. Il trucco della chiacchierata è furbetto e pure vigliacchetto. Ci si può permettere un linguaggio semplice e nello stesso tempo nascondere qualche pecca culturale (se è una chiacchierata non si sta a guardare tanto per il sottile). Mentre l’aggettivo “vecchi” tende a scoraggiare qualsiasi tipo di intervento. Soprattutto degli amici che non vogliono riconoscere lo scorrere inesorabile del tempo. Meglio una pagina bianca che gli insulti (consiglio per i giovani scrittori).

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Un manierista del Ventennio : Ezio d’Errico

dicembre 10th, 2009

Questo mese vogliamo proporVi un articolo di Pietro De Palma, su uno dei grandi autori del Giallo Italiano troppo a lungo dimenticati: Ezio D’Errico.

 Buona lettura

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Ezio d’Errico fu figura avventurosa: giornalista,  autore radiofonico, pittore astrattista assai conosciuto e geniale romanziere, anche di polizieschi; un personaggio sempre alla ricerca di qualcosa, di nuovi stimoli, estremamente curioso: Carlo Carrà, in una critica su una mostra di quadri astrattisti di Ezio d’Errico, pubblicata sull’ “Ambrosiano” nel 1936, lo definì “pittore irrequieto”. Una caratteristica che notiamo in altri spiriti ribelli dell’epoca: Pound, Antheil. Ma loro si indirizzarono in un filone di pensiero che guardava con simpatia al nazismo e ad un certo elitarismo spirituale; D’Errico, era invece semplicemente, secondo me, quello che comunemente si dice di un artista, che crede in se stesso e nella sua arte e che non riconosce altri padroni a se stesso che non essa stessa: se non un “un anarchico”, almeno “un anarcoide”.

D’Errico aveva già insegnato grafica in una scuola per tipografi, e pubblicato “un Primo e un Secondo Manifesto dell’Arte tipografica”, qualificandosi come elemento di spicco dell’astrattismo italiano, rivestendo anche una posizione di critica delle correnti pittoriche europee; ma non sopportava l’irregimentazione, non sopportava un potere superiore al suo cui piegarsi e per questo non aveva proseguito nella carriera di ufficiale dei carabinieri, pur essendo arrivato al ruolo di Maggiore.

Nel 1936 cominciò la sua carriera di scrittore di romanzi polizieschi, dando alle stampe il suo primo romanzo, molto interessante proprio per capire le sue caratteristiche peculiari, Qualcuno ha bussato alla porta, cui seguirono molti altri romanzi, in tutto una ventina.

Dopo la Guerra, dopo aver pubblicato nel 1947 il ventesimo romanzo col commissario Richard, “La nota della lavandaia”, ripudiò tutti i romanzi gialli da lui prodotti precedentemente e si oppose alla loro ripubblicazione, e per un certo tempo diresse la rivista “Crimen”, per poi interessarsi al teatro: scrisse dei lavori che lo imposero nel cosiddetto “Teatro dell’Assurdo” di cui divenne un elemento di spicco. Durante l’occupazione di Roma, pare avesse svolto un’attività clandestina di stampa antifascista, e del resto Louis Kibler in Ezio d’Errico’s Theater of the Absurd: Three Plays, lo definisce “a rabid anti-fascist” (Introduction, pag.14).

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Nell’ambito del poliziesco, nato in Italia sotto l’egida della Mondadori, egli si mosse intelligentemente: diversamente da De Angelis, anche per non trovarsi in certo modo limitato dall’ottusità delle censura di regime che indicava persino gli scenari in cui doveva muoversi un autore che volesse ambientare in Italia le sue storie poliziesche, egli scelse come fondo per i propri drammi la Parigi simenoniana. E proprio a Simenon egli si rifece, scegliendo di iniziare le avventure del suo personaggio fisso, il Commissario Richard, nel momento in cui  il Commissario Maigret di Simenon scomparve dalla scena letteraria: infatti Simenon, come accade a tutti coloro che diventano famosi per qualcosa e poi vi restano appiccicati contro la loro volontà, si scocciò e nel 1933 mandò in pensione il suo Commissario Maigret, dopo aver risolto il suo ultimo ufficiale caso, L’écluse n°1, anzi, più propriamente, lo mandò a occuparsi del giardino di una villetta sulla riva della Loira – quasi che fosse un altro Nero Wolfe – abitandovi assieme alla moglie.

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La semplicissima arte del delitto II

luglio 12th, 2009

Sul blog del Giallo Mondadori, un gradito ritorno: La semplicissima arte del delitto II di Fabio Lotti.

Buona lettura.

Ci risiamo. Ma non fatemene una colpa. Il fenomeno giallistico (in senso lato) ha assunto una tale dimensione (nel bene e nel male) che è impossibile che non se ne parli. Se ne hanno parlato e ne parlano anche pezzi più o meno grossi della cultura che un tempo si scriveva con la C maiuscola ed ora è diventato un contenitore dove ci si infila quasi tutto. Compreso il nostro giallo. Anche se qualcuno si affretta a fare sempre i distinguo come il poeta Maurizio Cucchi che è stato randellato e fatto a pezzi da una torma di giallofili inferociti. Averlo saputo per tempo lo avrei difeso non fosse che per puro spirito di contraddizione. Alla fine, però, si scopre che un giallo l’ha scritto pure lui. Ma allora Cucchi Cucchi…E dunque ne posso parlare anche io che è una vita che ci sto dietro e non mi chiedete quale è il motivo di questo ripetuto intervento perché non lo so. E se anche lo sapessi non ve lo dicessi tanto per restare in sintonia con la grammatica dei giorni nostri.

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