Classici Giallo Mondadori 192: Ellery Queen, “Ventimila hanno visto”

maggio 22nd, 2019 by Redazione
Ellery Queen, "Ventimila hanno visto"

Ellery Queen, “Ventimila hanno visto”, I Classici del Giallo Mondadori 192, giugno 2019

Ellery Queen

“Ventimila hanno visto”

I Classici del Giallo Mondadori 192

Giugno 2019

Chi l’avrebbe mai detto che nei gialli si potesse far filosofia?

L’incipit di “Ventimila hanno visto”, Classico del Giallo Mondadori n. 192, in edicola a giugno 2019, assomiglia molto a una confutazione di Aristotele e della sua metafisica del “primo motore immobile” e a una difesa a spada tratta della “teoria dell’intenzionalità” di Husserl, con la maestria argomentativa di una maieutica degna di Socrate per tirar fuori il suo Platone, “J.J.”, dalla “notte in cui tutte le vacche sono nere” di Hegel

Leggiamolo insieme.

 

— Per me — disse Ellery Queen — una ruota non è tale se non può girare.
— Questo puzza in modo sospetto di pragmatismo — dissi io.
— Definitelo come vi pare. — Si tolse il pince-nez e cominciò a strofinare vigorosamente le lenti, com’era sua abitudine fare quando era pensieroso. — Non intendo dire che non sono in grado di riconoscere una ruota come un oggetto fisico di per sé, ma semplicemente che per me essa non possiede alcun significato finché non funziona come una ruota. Ecco perché tento sempre di visualizzare un delitto in movimento. Non sono come padre Brown (sia benedetto il suo nome!), che operava basandosi sull’intuito e si accontentava di sbirciare con aria apparentemente stolida un solo raggio della ruota… Capite dove intendo arrivare, mio buon J.J.?
— No — replicai sincero.
— Allora sarò più chiaro con un esempio. Prendiamo il caso di quell’affascinante e irrazionale creatura, Buck Horne. Be’, certe cose erano avvenute prima del delitto, e io le ho scoperte solo in seguito, ma sono convinto che anche se per qualche miracolosa circostanza avessi potuto assistere come spettatore invisibile a questi fatti preliminari, ai miei occhi essi non avrebbero avuto il benché minimo significato. Mancava la forza motrice, il delitto. La ruota era immobile.
È sempre oscuro — borbottai — anche se mi pare di intravedere vagamente il senso delle vostre parole.
Ellery aggrottò le sopracciglia, poi le rilassò con una risatina e allungò le gambe più vicino al fuoco del camino. Accese una sigaretta e lanciò una nube di fumo verso il soffitto. […] Sogghignò fissando il soffitto. — Che galassia di colori! Ora osserviamo questi piccoli grumi di colore, ognuno un elemento a sé stante, ognuno una minuscola quantità da soppesare e misurare, ognuno ben distinto dagli altri. A riposo, immobili, separati, che cosa significavano per me? Assolutamente nulla.
— E poi, immagino — suggerii — la ruota cominciò a girare?
— Qualcosa del genere. Una minuscola esplosione, uno sbuffo di effluvio cosmico… qualcosa ha impartito il primitivo impulso del movimento, la forza motrice, e la ruota si è messa a girare. In fretta, molto in fretta. Ma questo cosa ha significato? — Aspirò una pigra boccata di fumo con aria soddisfatta. […]
— Voglio dire — ribatté Ellery, mentre i suoi lineamenti si indurivano — che i colori non fondamentali scomparvero. Spesso mi domando — mormorò — come se la sarebbero cavata padre Brown o il vecchio Sherlock dinanzi a questo caso… Voi che ne pensate, J.J.?

 

Come vedete, la disquisizione filosofica di Ellery Queen all’inizio del romanzo non trascura nemmeno la teoria degli atomi di Democrito, quella dell’involontario padre del “Big Bang”, George E. Lemaître, e infine quella della percezione dei colori di Goethe.

(E se ci siamo lasciati sfuggire qualche altro riferimento, divertitevi voi a scovarli e segnalateceli nel commenti!)

Questo testo è un esempio di quanto possa essere piacevole e istruttiva anche la cosiddetta “letteratura di evasione”, in cui il genere poliziesco spesso viene ancora relegato, dimenticando che le qualità migliori dell’ingegno umano possono brillare in ogni forma di arte, comprese quelle di intrattenimento.

Una nota sulla trama prima di lasciarvi alla (ri)lettura di questo classico del giallo. Buck Horne, il personaggio citato nel prologo, è una sorta di Buffalo Bill sul “Viale del Tramonto”. Ex star del cinema western, si guadagna ora da vivere in spettacoli di rodeo. E i “Ventimila [che] hanno visto” altri non sono che gli spettatori del suo show itinerante, attoniti davanti a un proiettile fin troppo vero che mette fine per sempre alla sua ultima, spettacolare, cavalcata…

 

Ellery Queen è lo pseudonimo dei cugini Frederic Dannay (1905-1982) e Manfred B. Lee (1905-1971), che insieme hanno dato vita a una delle firme più prestigiose nella storia del giallo. Il personaggio da loro creato ha raggiunto una vastissima fama come autore di romanzi e racconti, e ha promosso il recupero di opere del passato e la scoperta di nuovi talenti curando antologie e riviste come l’“Ellery Queen’s Mystery Magazine”, per decenni il più importante periodico di narrativa poliziesca al mondo.

 

Il volume contiene la sesta parte della “Storia del Giallo Mondadori”.

 

Buona lettura!

 

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6 Responses

  1. Francesco

    Un altro Ellery Queen a distanza di pochi mesi dal precedente? Ma non c’erano proprio altri autori meno inflazionati per festeggiare i 90 anni del giallo? Per carità, i due cuginetti americani sono strepitosi, lo sappiamo tutti, ma sono stati ampiamente ripubblicati negli anni e si sarebbe potuto pensare a qualche nome un po’ più messo in disparte.

  2. walter.zancanaro@yahoo.it

    presi stamattina tutti e tre bevendo il caffè al bar ho dato un’occhiata alla storia del giallo di Boncompagni e ho trovato un colossale svarione per quanto riguarda la tiratura del nostro amico Giallo, il massimo delle vendite ha superato le 100.000 copie a numero, si proprio centomila!quindi 400.000 mila copie al mese!il dato è riportato nel numero 603 pagina 161 dell’agosto 19660 e ribadito nel numero 646 del giugno 1961 a pagina 150, cifre sbalorditive paragonate a quelle odierne,e si che dicevano, ieri e anche oggi che gli italiani non sono grandi lettori, si aggiunga i vari Urania e Segretissimo Capolavori del giallo e altri editori di Gialli che allora abbondavano, chissà a che cifre si arriva.Dimenticavo un’altra tiratura mostre fu quella del giallo 1611, le porte di Damasco della Chiste tiratura 98.272 copie che dire? detto questo aggiungo.se si è dedicato una puntata del Giallo ai copertinisti, meritatissima,meriterebbe un adeguato ricordo un certo Mandarino, alias Romano Rinaldi, che per anni ha curato la Posta rispondendo a migliaia di lettere con grande passione, scegliendo i migliori testi per la serie estiva e distribuendo consigli sui più svariati argomenti letterari con vera competenza.Penso che i lettori più anziani(quei pochi rimasti) siano tutti d’accordo!

  3. Mauro Boncompagni

    Rispondo a Walter Zancanaro, che mi chiama in causa per un “colossale svarione”, dice lui, che avrei commesso nella sesta puntata della mia breve, troppo breve ahimè, storia del giallo. Ho controllato il pezzo, e a pagina 246 del Classico scrivo che la collana “nel suo momento magico, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, riusciva a vendere non meno di cinquantamila copie alla settimana”. “Non meno”, chiaro? Ciò non toglie che qualche numero e qualche autore potessero vendere di più, talora anche molto di più, ma il numero che ho citato rappresentava le vendite medie di tutta la collana, come mi hanno confermato un paio di direttori succedutisi a Tedeschi.
    Quanto a Romano Rinaldi, alias il Mandarino, condivido il giudizio del lettore sull’importanza rivestita da “r.r.”, come spesso Rinaldi si firmava, nell’impostazione e nelle scelte della collana, ma ho preferito non parlarne per via di un episodio raccontatomi in privato che non posso riferire qui e che ha determinato la rottura del suo rapporto con la Mondadori.

  4. Gneo

    Quando l’ho letto anni fa gli spettatori del rodeo erano solo cinquemila. Ora sono (giustamente) quadruplicati.
    Comunque è un ottimo giallo, da non perdere.

  5. Piero

    Intervengo poco qui oramai da quando scrivo su Facebook. L’intervento del sig. Zancanaro e la risposta di Mauro, mi da modo però di sorreggere il mio amico genovese, se mai ce ne sia bisogno. Infatti non c’è solo l’asserzione di Mauro. Non so quando l’abbia detto in un articolo sui miei blog nel passato, ma ricordo di aver scritto una cosa che lessi in calce alla quarta di copertina di una Raccolta Stagionale Ellery Queen presenta se non sbaglio della fine anni ’70 – inizio anni ’80, in cui si diceva che la tiratura degli antenati del Supergiallo (poi fatto fuori da Altieri prima che andasse via) era di oltre 50.000 copie.

  6. ophiucus75

    Gran bei tempi quando almeno 50 000 persone acquistavano un giallo a settimana, più altre decine di migliaia di copie per Urania o Segretissimo. Sarà un caso ma pure le trasmissioni televisive erano di un certo livello e le firme nelle terze pagine dei quotidiani. “Adesso l’offerta è molto più varia e diversificata” si tende a dire, quando la realtà è che scorrazzano bipedi con encefalogrammi più piatti dei protagonisti delle saghe di Romero.

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