Ritorno dal buio (2998)

febbraio 2nd, 2010 by Moderatore

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Francia, 1940. Anne Jocelyn muore colpita dal fuoco dei tedeschi. Philip, suo marito, benché sconvolto, non può che cercare di farsene una ragione. Ma tre anni e mezzo più tardi Anne si ripresenta a casa. Tutti contenti? Non proprio tutti: Philip fatica a credere ai ritorni dal regno dei morti. Specialmente ora che ha incontrato la giovane Lyn, la donna giusta con cui ricominciare. E un’anziana sconosciuta in possesso di informazioni che scottano muore in circostanze poco chiare. L’ispettore capo Lamb indaga.Per fortuna ha al suo fianco Miss Silver, l’infallibile Signorina Omicidi.

All’interno, il racconto “In prospettiva” di Diana Lama. 

(vai alla visualizzazione completa del volume)

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Posted in Giallo (serie regolare), Le collane del Giallo

41 Responses

  1. Fabio Lotti

    Poichè il Professionista si è accaparrato gli altri tre questo me lo becco io!

  2. Mariano del Preite

    Meno male che su quattro titoli in edicola questo mese c’è almeno un vero mystery: la Wentworth è abile costruttrice di trame e soprattutto possiede uno stile di scrittura decisamente superiore alla media di tanti altri autori. Mi auguro che nella programmazione delle uscite si conservi almeno una enclave riservata alla Golden age: se la linea è quella di far uscire Sergio Donati nei Classici, dateci almeno un Berkeley o Marsh o Wentworth o Philip MacDonald al mese, grazie…

  3. Luca Conti

    Be’, comunque il romanzo di Wade Miller è sostanzialmente un giallo classico nascosto sotto una veste hard-boiled, con tanto di depistaggio del lettore e di ottima sorpresa finale.

  4. Bernardo Cicchetti

    Questo della Wentworth pare sia un libro apprezzato. L’hai letto, Luca?

  5. giuseppina la ciura

    Cari Amici,
    Vorrei che mi si svelasse un mistero. Tutti i Gialli classici inediti riguardono il periodo tra il 1939 e il 1945. Ricordo la Hughes, Mme Marsh(nella lana)il John Rhode(1944) e questo mese miss Silver. E’ forse un tributo ad Altieri che è nato durante il secondo conflitto mondiale?
    Comunque, da quanto leggo, si tratta di un tema classico della Wentworth fin dal mitico “Lo smemorato di Colonia”: colui( o colei)che ritorna dalla guerra. Il più bel “ritorno” è , a mio parere, in “Le ceneri della defunta” di Hubert Monteilhet, che Oreste Del Buono apprezzava molto. Penso che non si pubblichi dai primi anni 70. Peccato!
    Ottima l’accoppiata con Diana Lama, una delle migliori gialliste d’Italia.
    Grazie
    Giuseppina

  6. Luca Conti

    No, Bernardo, non l’ho letto. Ma i libri della Wentworth sono tutti di buona qualità media, anche se è un’autrice che non mi ha mai fatto impazzire.

  7. Piero

    Francamente non ha fatto mai impazzire neanche il sottoscritto. Davanti alla Regina, le altre sono contesse, duchesse, granduchesse, principesse; nessuna però arriva alla REGINA.
    E chi è la REGINA? :-)

  8. Piero

    Gli auguri glieli ho fatti privatamente, ma siccome non tutti lo sanno, colgo l’occasione per rendere noto che oggi è il compleanno del “MIMETICO”, che non è un Gormita però.
    Tanti auguri a .. LUCA . :-)

  9. fabio n

    Con sorriso implicito, Giuseppina si chiede e chiede:

    “E’ forse un tributo ad Altieri che è nato durante il secondo conflitto mondiale?”

    Altieri è nato nel 1952.
    La risposta va cercata da qualche altra parte :) .

  10. Alessandro B.

    @ Piero: Agatha?

  11. Piero

    Bravo : hai vinto la medaglia.
    Ma come mai ti è venuto peregrino proprio questo nome? Era una domanda DIFFICILISSIMA. :-)
    A proposito qualcuno sa cosa ci riserva il Giallo il mese prossimo? Ci sarà quella cosa di Harris, e poi..cos’altro?

  12. Alessandro B.

    Non ero sicuro, la Christie mi sembrava troppo banale, e so che tu sei di gusti difficili; mi aspettavo qualcosa di più “esoterico”.

  13. Piero

    Oggi comincio a leggerlo, e domani gli darò una bella smazzata; ma sto leggendo ancora il primo Steeman Mondadori: favoloso!
    Intanto, noto solo che, mentre qui, da noi (parlo come se io fossi Mondadori mentre non lo sono, ma è un po’ per esser cresciuto quasi esclusivamente coi Gialli M, che parlo così, comprendetemi) si traduce Wentworth, Rhode e Marsh (intendiamoci, plaudo alle iniziative), altri.. vanno a cercarne altri.
    Non mi rifarò a Rupert Penny nè a Upfield, ma a.. all’oggetto di una simpatica discussione in uns spazio chat, l’anno scorso: oggetto del contendere era dire di chi fosse un certo viso. E ipotesi di ogni genere a riguardo: Milne, Punshon, Bruce o Patrick Hamilton, e altri ancora.
    Poi interviene Douglas G. Greene che dice di aver visto quella faccia ma di non ricordarsi dove; e a questo punto interviene Mauro Boncompagni, il Grande Mauro, che dice due parole: George Bellairs. E tutti quanti: è vero, si tratta proprio di lui!
    Grande e impagabile Mauro: non sei però riuscito a far tradurre qualcosa di Bellairs in Mondadori! Ed ecco, arrivano quelli di Polillo, e..zacchete lo pubblicano loro: Death in High Provence (1957), “Morte in Provenza.
    Arthur Upfield almeno è un giallista non nuovo in Italia (non in Mondadori però): 3 in Scimmiette Garzanti e un altro (I passi del diavolo) in altra serie sempre Garzanti, ma precedente.
    Tuttavia almeno il giallo che viene pubblicato da Polillo, The bachelors of Broken Hill non è inedito: ho constatato che è quello pubblicato da Garzanti nel 1957, con il titolo “L’assassino senza volto”.
    Rupert Penny è invece un inedito: una Camera Chiusa.

  14. Piero

    Gran bel romanzo, questo della Wentworth; e anche abbastanza fluido. Ovviamente rispetto “alla lana” e “ai tre corpi”. Almeno fino al punto dove sono arrivato.

  15. Piero

    C’è anche PANICO della McCloy tra i prossimi Polillo; intanto ieri ho scoperto che anche nei Longanesi uscì negli anni settanta un McCloy: A question of time, “Una questione di tempo”, romanzo del 1971.
    Aprendo una parentesi qui che subito chiudo, chiedo a Luca il giudizio relativo, casomai l’abbia letto.
    Il Polillo di prossima pubblicazione ho letto invece in siti americani, che sfrutta parecchio la crittoanalisi, la decifrazione di un testo partendo da una chiave segreta, un po’ come per lo Scarabeo d’Oro di Poe.

  16. Piero

    Si capisce subito ovviamente che io ami particolarmente la McCloy: in Italia si direbbe.. Halliday McCloy.

  17. Henry Merrivale

    Caro Mariano,
    sono perfettamente d’accordo con te: sostengo la tua linea da un paio di mesi sul blog, ricevendo molte critiche e reprimende dal moderatore e alcuni altri.
    La situazione purtroppo non cambia: confusione tra le due collane, alcuni titoli molto discutibili, scomparsa di alcuni autori, edizioni poco curate e con traduzioni spesso datate.
    Una vera e propria deriva della quale non si vede la fine, che fa male ad un appassionato come me.
    Non servirebbe poi molto: basta guardare l’esempio di Urania Collezione, una serie di titoli e chicche sempre sorprendenti, volumi curati fin dalle splendide copertine,
    articoli in fondo e materiale bibliografico.

  18. Piero

    Bellissimo il Wentworth ; una vera scoperta. Ed io che non son mai stato del tutto un suo fan convinto..
    Mi son ricreduto. O almeno questo romanzo è davvero ben costruito; sto a pag.90 e posso dire che tra i tre romanzi usciti negli ultimi mesi, questo secondo me è una rivelazione: scritto e tradotto, è giusto dirlo, molto bene; molto fluido, discorsivo, con uno stile essenziale, ma che sa insinuare il sospetto e mantenerlo alto..almeno fino alla pagina cui sono arrivato.

  19. anne67

    @ dario
    non potendolo fare altrove per ovvi motivi lo faccio qui.
    grazie :)!
    manuela

  20. Piero

    Dico una cosa, che riguarda i gialli in edicola di mese in mese, ma non il Wentworth: molto spesso stiamo assistendo all’integrazione del romanzo con un racconto di autore italiano. Non voglio commentare e dare una mia spiegazione a ciò: non mi interessa farlo.
    Dico solo che se davvero si vuole farlo (e non è idea malvagia), lo si faccia per comparti stagni. La Mondadori avrà da qualche parte copie immagino di tutti i racconti pubblicati nelle varie raccolte stagionali Ellery Queen presenta, dagli anni ’60 fino all’inizio degli anni ’90: perchè non si pubblica un racconto, due racconti di un autore (magari quello stesso del romanzo, o anche di altri autori), del settore Giallo Classico o Hard Boiled, nei Gialli Classici o Hard Boiled, e non si riserva quelli di autori italiani ai romanzi di stessa origine?
    Senza nulla togliere che alcuni racconti pubblicati di recente, siano davvero belli: per es. a me è piaciuto molto il racconto “nero” di Fabio Novel (anche se brrrr..), che però a mio modo di vedere stonava con un romanzo che era quanto di più classico vi fosse.
    Sarebbe anche un modo per recuperare i bellissimi racconti che giacciono sepolti dalla polvere, che una volta venivano regolarmente pubblicati non solo nelle raccolte, ma in appendice al Giallo Mondadori.
    Oppure se si vuole continuare nella via intrapresa, almeno si pubblichino anche racconti di autori classici: non lasciamo solo a Polillo la palma di allestire delle raccolte di racconti gialli classici!

  21. Piero

    Ho fatto un errore : anche il Wentworth in edicola contiene un racconto, che tra l’altro è il racconto che più mi è piaciuto in assoluto: breve, intenso e fulminante:
    “In prospettiva” di Diana Lama.

  22. Fabio Lotti

    Sono arrivato al momento in cui arriva Miss Silver, in treno con i suoi ferri da calza ed i suoi colpi di tosse. Fino ad ora una storia di famiglie che non mi appassiona molto. Spero nel seguito.

  23. Piero

    A me invece questa prima parte è piaciuta molto: è molto ben tratteggiata e se ad un certo punto si può essere certi che Anne sia davvero chi vuole intendere di essere, poco dopo non si è più sicuri, cosicchè quando si arriva a Miss Silver la situazione è di nuovo dinamica. Anch’io sono arrivato al tuo punto.

  24. Fabio Lotti

    Sono contento di leggere qualcosa insieme. Sul fatto che i giudizi possano divergere non c’è problema. Comunque non ho detto che la prima parte sia brutta. Mi pare un pò noiosetta.

  25. Fabio Lotti

    Andando avanti il libro si fa più interessante. C’è una signorina, quella incontrata in treno da Miss Silver, che è sicura di poter riconoscere la vera identità di Anne; c’è il dubbio che aumenta o diminuisce in Philip e ci sta pure di mezzo un eventuale spionaggio…
    E, finalmente, direi, arriva un cadavere che altrimenti non ci si diverte…:)

  26. Fabio Lotti

    Terminato di leggere. Sono un po’ d’accordo con Luca. Buona qualità ma non mi ha fatto entusiasmare.

  27. anne67

    devo dire che sto rivalutando la Wentworth.
    l’avevo letta anni fa, non mi aveva convinta,l’avevo scartata ed ero passata ad altro.
    questo romanzo invece non è male.

  28. Fabio Lotti

    @Anne67
    “Non è male” è come dire che non ti ha proprio entusiasmato. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Breve e bello il racconto “In prospettiva” di Diana Lama.

  29. anne67

    diciamo che rispetto al libro che mi aveva fatto pensare che non l’avrei mai più letta è un deciso progresso.
    peccato non mi ricordi il titolo.
    il problema forse è la sindrome da postlettura de “Il potere del cane” ;)…

  30. Danilo Campanella

    Una domanda (pagina 103): ma che cos’é l’harschite? Una parola inventata dalla Wenworth? Google suggerirebbe così…

  31. Piero

    Di questa parola si trova altro riferimento se non ricordo male anche in un altro romanzo sempre della Wentworth.
    Quando lo lessi neanch’io capii cosa fosse, ma pensai ad un neologismo: Harschite non trova alcuna spiegazione ma Arschite sì : se capii bene allora, forse potrebbe trattarsi di un composto arsenioso che era usato per certe pratiche mediche.
    Forse..

  32. Danilo Campanella

    Io ho trovato questo: “Not six months ago when harschite was still in the unstable stage, not a month ago when he was in good hope that he had overcome the instability and still had to put his hopes to the proof, but a few hours after the proof had been achieved, and within a few hours of his demonstrating it to me.” da The Key, ottavo episodio della saga di Miss Silver… Un bel mistero, non c’è che dire.

  33. Piero

    Vedi? Non mi sbagliavo.
    The Key (1944) è il titolo di un giallo pubblicato da Mondadori tempo fa (credo nei Classici, quando uscivano in quella collana anche gli inediti), col titolo “La Chiave in tasca”.

  34. Piero

    E come vedi, il romanzo in edicola, viene dopo quello citato da me e di cui tu hai trovato la citazione del termine in inglese:
    #
    “Lyn is a very near relation. Miss Silver shook hands, and began to make polite enquiries about Colonel Albany, about the six-months-old baby who had been christened Michael after the inventor of harschite, and about Colonel Albany’s aunt, Miss Sophy Fell. — She Came Back – Patricia Wentworth – anche “The Traveller Returns” (1945) – Nono episodio della saga di Miss Silver.

  35. Danilo Campanella

    Credo tu abbia ragione riguardo all’arsenico: la parola viene citata nel Traité des poisons tirés des règnes minéral, végétal et animal, ou toxicologie générale Di Mathieu-Joseph-Bonaventure Orfila (roba del primo ottocento). Chissà perchè la Wentworth lo cita.

  36. Luca Conti

    Credo si tratti comunque di un errore della signora Dora Dillon e del marito George Turnbull (perché, come forse non a tutti è noto, sotto la firma “Patricia Wentworth” si cela una coppia di coniugi: lei concepiva le trame, lui scriveva materialmente i libri, data la quasi totale cecità della moglie).

    Dovrebbe trattarsi di arsenito, così come esattamente riportato nel trattato che cita Danilo (basta guardare su Google Books per vedere chiaramente l’errore).

  37. Piero

    Sì, ma non solo. Quello che dice Luca è senza dubbio vero, ma poi quella parola è stata assunta tale e ripetuta in ben due romanzi. L’arsenito era una sorta di liquore, ma nel senso di estratto: poche gocce di quel composto che anche danilo ha notato nel famoso trattato, servivano più che altro per guarire pare malattie cutanee. Grattando dalle lontanissime conoscenze in biochimica, di quando seguivo Biologia, moltissimi anni fa, EONI avrebbe detto Jack Kirby, il composto di cui parla “Patricia Wentworth”, sarebbe potuto essere l’ Orto-Arsenito di Potassio, uno dei Sali di Schussler, usato per malattie cutanee di difficile guarigione, stati nervosi, crampi, parelisi, etc..
    Però a pag.103 di “The Traveller Return”, il romanzo in questione, la Wentworth parla ad un certo punto di “un bambino di sei mesi che era stato battezzato con il nome di Michael, lo stesso dell’inventore della harschite”.
    Dobbiamo allora escludere per forza il composto citato perchè Schussler si chiamava Heinrich. Il Michael in oggetto dovrebbe quindi riferirsi al Fowler, inglese di Stafford che nel 1786 fu l’inventore della cosiddetta Soluzione di Fowler che sfrutta l’Arsenito di Potassio in soluzione all’1%, Soluzione che si usava frequentemente fino alla fine degli anni ’50 (e ci troviamo come tempi) in USA per malattie come il colera, la malaria o la sifilide. In forti dosi è un veleno estremamente potente per l’uomo e bastano pochi grani per uccidere.

  38. Luca Conti

    Guarda che il Fowler della famosa soluzione si chiamava Thomas :-)

    Se a qualcuno interessa l’argomento, consiglio la lettura di “The Elements of Murder: The History of Poison”, di John Emsley, un notevole divulgatore nel campo della chimica.

  39. Piero

    Beh, insomma un Michael dev’essere comunque lo scopritore di un arsenito. A meno che harschite non sia arsenite come supposto da noi, ma altra cosa.
    Il fatto che mi lascia dubbioso è il termine “inventore”: una formula chimica viene scoperta non inventata. Si inventa una cosa che prima non esisteva, un oggetto meccanico per esempio. A me pare, senza arrampicarmi sugli specchi, che un composto chimico lo si scopra e non invece lo si inventi. 😉

  40. Bernardo Cicchetti

    Beh, Piero… non tutti i composti chimici esistono in natura. Molti vengono realizzati in laboratorio, e in questo caso scatta anche il “brevetto”. No? 😉

  41. Danilo Campanella

    Inizia bene, questo Ritorno dal buio di Patricia Wentworth. Inizia come un bel film di Hitchcock, con un’ambigua figura femminile che spunta dalle nebbie del passato per sconvolgere il presente di chi sperava che fosse scomparsa per sempre. In una Londra che ancora sta subendo l’aggressione nazista va in scena una tragica commedia in cui non si riesce mai ad agguantare la verità, un raffinato gioco di specchi degno della migliore tradizione di genere inglese. Solo sino ad un certo punto, però. Perché superato il primo terzo del romanzo, la vicenda diventa legnosa, i personaggi perdono consistenza e nemmeno la comparsa in scena di Miss Silver, una Miss Marple senza carattere, riesce a risollevare le sorti. Semplicemente si perde interesse: come accade nei peggiori gialli si accompagna la vicenda verso un fine poco gloriosa, sperando almeno in un finale che sappia restituire un minimo di dignità alla lettura. Finale che invece, prevedibilmente, si rivela coerente con le pagine che lo precedono: moscio, scontato, noioso

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