Il sepolcro di carta (1239)

febbraio 2nd, 2010 by Moderatore

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Ah, la dolce vita dei gaudenti anni Sessanta. Nightclub, macchine spider e belle donne. Dolce vita, certo, ma anche brutta morte. Gianni, pianista al Lucky Club, scopre il cadavere del proprietario con il cranio fracassato. Accanto al corpo, Marina Burger, una bionda che stringe in mano una statuetta insanguinata. Marina si dichiara subito innocente. Gianni, affascinato dalla sua bellezza, non esita a crederle. Tanto da farsi convincere ad andare a casa del morto per recuperare una busta compromettente. Quando si dice dalla padella nella brace…

Sergio Donati nato a Roma nel 1933, ha scritto tre romanzi negli anni Cinquanta, ma è soprattutto noto come sceneggiatore per il cinema, avendo collaborato con registi del calibro di Sergio Leone, Luigi Zampa e Marco Bellocchio. All’interno, l’articolo “L’ironia nel giallo” di Corrado Farina. 

(vai alla visualizzazione completa del volume)

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Posted in I Classici del Giallo, Le collane del Giallo

20 Responses

  1. il professionista

    ohibò, piatto ricco questo meso, m isa che me li prendo tutti….

  2. Daniele Rubatti

    Piatto ultra-ricco! Arona, Baraldi, Silverberg, Miller, Donati.

    Che prendo?

  3. Matteo

    Un’ ottima scelta italiana: ricorda un po’ “Milano calibro 9″, anche se quello non è farina del sacco del grande sceneggiatore Donati. A proposito di giallisti e cinema poliziesco, speriamo in una ristanpa di “Tempo di Massacro” di Franco Enna, da cui fu tratto un cult movie, di quelli che passano alle tre di mattina (quando li passano…)

  4. Giuseppina La Ciura

    Cari Amici,
    durante il week-end ho letto questo libro di Donati. Devo dire che questa volta Altieri e la redazione hanno fatto un’ottima scelta. Il giallo-hardboiled-noir risente moltissimo del’influenza americana, ma come documento storico di quegli anni pre-boom è straordinario.
    Mi ha divertito la frase “In Italia gli intossicati da stupefacenti schedati dalla polizia non sono neppure diciottomila.”
    Grazie Mr Altieri
    Giuseppina

  5. Piero

    o tempora o mores ! :-)

  6. Henry Merrivale

    Ditemi tutto quello che volete, ma Sergio Donati nella serie “Classici”…
    Contenti Voi, io non ne compro nessuno questo mese!
    Ad maiora…

  7. Matteo

    Beh, mi pare sempre meglio di quello che è diventato “Il giallo Mondadodori”, sfornante romanzacci di serie D, come uno dei due di questo mese (è facile capire quale) e soprattutto il mese prossimo: ma come si fa a festeggiare il numero 3000 con Hannibal the Cannibal?

  8. giuseppina la ciura

    Egregio Sir Merrivale,
    guardi che si sbaglia. Sergio Donati, che è stato un grande sceneggiatore, è un Classico del nostro hard-boiled(o noir).
    A me è piaciuto moltissimo. Molto più della Wentworth.
    Grazie
    Giuseppina

  9. Henry Merrivale

    Carissima Giuseppina,
    mi fido a tal punto di lei che quando ha esaltato “L’ultimo vero bacio” di Crumley ho provveduto ad acquistarlo immediatamente, poi le farò sapere quando l’avrò letto.
    Non ho espresso comunque alcun giudizio sull’opera in questione, ma un autore nato nel ’33, ovvero nel pieno della Golden Age del poliziesco classico, NON DOVREBBE FIGURARE TRA I CLASSICI DEL GIALLO! Magari dell’hard-boiled, ma a quel punto l’avrei messo tra i Gialli: questo rimane un mio parere, peraltro condiviso da alcuni altri amici, molto più esperti di me, che non partecipano al blog ma con i quali mi sento e consulto spesso.
    Con Stima
    Luca

  10. Paolo Botti

    Quoto e condivido quando precisato da Matteo sulla discutibile scelta del Dr. Lecter per il nr.3000.
    Nr.1000 Nella mia fine è il mio principio.
    Nr.2000 Dentro la Notte di Woolrich completato da Block.
    Credo che sarebbe stato opportuno per un traguardo come il nr.3000 un bel romanzo inedito magari con una traduzione fresca e non un ripescaggio come il volume di Thomas Harris che non ho a suo tempo acquistato e che sicuramente non acquisterò.

  11. giuseppina la ciura

    Caro Paolo,
    concordo toto corde con te. L’Harris come n 3000 è un oltraggio alla collana e al gusto. Un libro violento, stupido e soprattutto INUTILE.
    Questa redazione è schizofrenica, mentre la collana dei Bassotti si fa mensile(e con che titoli!).
    Quanto ad sir Henry, grazie della fiducia. Il Classico è qualcosa che non passa mai di moda. “Il grande sonno “è un noir( oltre che un capolavoro tout court): non è forse un Classico immortale?
    Grazie
    Giuseppina

  12. Marius

    Come ho già detto secondo me il miglior romanzo di Donati è ‘Mr.Sharkey torna a casa’.
    Concordo con Giuseppina che la scelta di pubblicare Harris come numero 3000 è una scelta peregrina ma il problema è puramente economico: il libro è già nel catalogo Mondadori e non costa niente.
    Il problema economico è quello che affligge l’intera collana.
    I grandi autori moderni del giallo, e mi riferisco ai McBain, Kaminsky, Block, Halter, Harding ecc., chiedono cachet più alti e allora si ripiega su autori di seconda fascia spacciandoli per grandi autori come i vari Lindsay, Nasaw e Baraldi solo per citare gli ultimi pubblicati.
    Chiaramente è una politica miope perchè così facendo si risparmia sull’immediato ma si perdono consensi (e quindi ricavi) nel lungo periodo.

  13. Dario Geraci

    RICHIAMO UFFICIALE:

    Siete gentilmente pregati di ritornare a discutere esclusivamente del romanzo in oggetto.
    Ogni futuro commento non inerente verrà cancellato seduta stante.

    Buon proseguimento.

  14. esnaider

    se non sbaglio donati è tra gli sceneggiatori di c’era una volta il west insieme a b. bertolucci e dario argento.

  15. Leoniano

    Veramente Donati è l’unico autore della sceneggiatura di C’era una volta il West, assieme a Leone. Come risulta dai titoli di testa, essa è tratta DA un soggetto di Leone, Bertolucci e Argento. Come scrive Donati nel suo libro “C’era una volta il West (ma c’ero anch’io)”, Argento spesso si attribuisce una sceneggiatura “della quale non saprebbe dire neppure il colore della copertina.”

  16. Danilo Campanella

    Nel 1956 Sergio Donati, un nome che passerà alla storia del cinema se non altro per le sceneggiature di alcuni fra i capolavori di Sergio Leone, è un ragazzo di ventitré anni. Anche se ancora studia legge, ha già pubblicato un romanzo nella collana dei Gialli Mondadori, L’altra faccia della luna. Questa sua seconda, e penultima, prova narrativa è ambientata in una Roma surrettizia, un fondale di scena che ricorda più l’america dei b movies piuttosto che l’Italia neorealista. La storia inizia in un night club: il protagonista è un giovane pianista che viene avvicinato da un giornalista in cerca di informazioni per un’inchiesta sul traffico di droga. Di qui inizia una teoria di personaggi di maniera, il commissario stressato piuttosto che una poco riuscita femme fatale, per una vicenda che oggi francamente può apparire fragile. Ma è una bella istantanea di un’Italia che ancora si sentiva ai margini e per costruire il proprio immaginario doveva necessariamente rifarsi a quello, più vicino, dei vicini francesi o, addirittura, a quello di un’America tanto lontana da apparire esotica. E allora questo sepolcro di carta sarà pure, alla fin fine, un gialletto, ma vale come un piccolo viaggio antropologico nel tempo che ci restituisce una lettura fresca e simpatica.

  17. Fabio Lotti

    Sono d’accordo. Ogni testo va collocato nel proprio ambito storico. E bisogna conoscere anche un pò di storia…

  18. Giulio

    Io ho letto Il sepolcro qualche anno fa, dopo aver trovato la prima edizione su una bancarella (preziosissimi siti e ahimè in via di estinzione). Ricordo che mi piacque, pur con tutte le ingenuità sopra ricordate (il night che sembra quello di Fred Buscaglione di Noi duri, ecc.)

  19. Leoniano

    Beh, comunque il “gialletto” fu pubblicato in Inghilterra col titolo “The paper tomb” nella stessa collana, The Crime Club di Collins, che pubblicava autori come Agatha Christie e Rex Stout. Poi in Francia col titolo “Coco a Gogo” dalle Editions de Remparts, e addirittura in lingua afrikaan in Sudafrica, titolo “Praalgraf van Papier”. E un Tinto Brass allora più godardiano che porcellone ne trasse un film “Col cuore in gola” interpretato da Jean Paul Trintignant ed Ewa Aulin.

  20. Leoniano

    Pardon, Trintignant è Jean-Louis :-)

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