Vita mediocre di un giallista-scacchista con un piede e tre quarti nella tomba

gennaio 23rd, 2010 by Moderatore

Facile scrivere la vita di un uomo illustre. Ce ne sono tante in giro e il giochetto ha preso piede fin dall’antichità. Un uomo illustre ha certamente fatto delle cose importanti: ha operato, studiato, scritto, gareggiato, combattuto e insomma non è stato a bighellonare tutto il santo giorno dalla mattina alla sera. Facile trovare notizie lasciate da lui medesimo (gli uomini illustri le lasciano sempre) o da amici, parenti e affini, o addirittura dagli stessi nemici. Più difficile raccontare in breve la vita sciapita di un uomo mediocre. Una storia anonima come il grigiore della nebbia padana. Soprattutto se si tratta della mia… Arrivano i ricordi. A ondate. Spesso all’improvviso, senza accorgermene. Non so se capita anche a qualcuno di voi. Ora belli, ora brutti. Mi ci sono abituato e mi fanno compagnia. Il primo ricordo che mi assale è il pianto. Da piccolo piangevo sempre. Una belata continua che sentivano pure i vicini di casa “O Lionna (la mia mamma) o che gli fai a codesto bambino?” le chiedeva Corinna (sentite che nomi) dalla finestra di fronte. “Che gli fo, che gli fo. Niente gli fo. E piange senza motivo”. E forse un motivo ce l’avevo, una specie di presentimento, che quando ebbi undici anni il “mal di cuore” se la portò via. Così è la vita.  Di mio padre (i’ mi’ babbo) ricordo gli occhi che diventavano verde scuro quando si arrabbiava, un  numero imprecisato di pedate nel culo e un vocabolario di latino Campanini-Carboni con copertina verde pisello che mi sbatacchiò in testa (ahi!). Mai un bacio, mai un abbraccio. Allora era così. Ciao babbone!Altri ricordi dei miei amici e dei vecchi del mio paese Staggia Senese a circa diciotto chilometri da Siena. Mi arrivano a gruppi, a frotte come uno stormo di uccelli. Visi, voci, gesti, espressioni tipiche particolari con i loro nomi e soprannomi: Luigi Profeti detto i’ Pocciere perché si pocciava sempre il dito, Maurizio Logi detto Polvere perché era sempre per terra, e poi Rombolino, Mezzasega, i’ Caciaio, Pasta e Pane, Capone  e giù giù fino all’eloquente (per noi) Palloni che non è riferito al gioco del calcio. E non posso dimenticare Abelardo Tanzini detto i’ Bela, praticamente il mio fornitore personale di sigarette, non avendo mai una lira in tasca. Un saluto anche a lui che mi ha lasciato.Ricordo ancora con un pizzico di nostalgia gli scherzi che si combinavano come quando d’inverno, caduta la neve, aspettavamo sopra un ponte il passaggio delle persone che tornavano a casa dal lavoro. E che venivano bombardate da un lancio bene accurato di palle tra urla, schiamazzi, improperi e minacciosi inseguimenti. Qualche volta gli scherzi erano “pesantini” come quando si fece rotolare una piccola valanga di neve dentro la casa di una “donnina” che ci stava sulle scatole. Fu un capolavoro di calcolo matematico.

Sistemata la valanga sopra una piccola altura si lasciò andare giù proprio nel momento in cui Lorenzo (o Francesco?) bussava alla porta di casa. Il cosiddetto tinello fu buttato all’aria in mezzo alle urla disperate della padrona.Ricordo le battaglie di mattaione, quella specie di poltiglia azzurrognola che si trovava e si trova tutt’ora nel torrente Staggia e che diventava l’arma principale con la quale si affrontavano le varie bande di noi ragazzi. Tutti nudi, anche a marzo quando l’acqua tagliava le gambe e la pelle diventava bluastra. E poi le partite di calcio dalla mattina alla sera sudati fradici, pieni di lividi e con le scarpe rotte, quelle di tutti i giorni perché non ci si poteva permettere di avere scarpe da giocatore. E a casa erano sgridate e ceffoni perché le scarpe costavano ed un paio dovevano durare tanti anni solate e risuolate dal calzolaio. E le spedizioni a caccia di susine, pesche, ciliegie e cocomeri con i contadini che ci saltavano dietro inviperiti e se tanto tanto riuscivano a prenderci ci “risuolavano” ben bene come le scarpe. E le scazzottate che nascevano per un nonnulla, per il semplice pretesto di far vedere chi era il più forte. E le risate di quando si raccontavano le barzellette fino a tarda notte, specialmente d’estate lungo la “spianata” che portava fuori dal paese. E che risate! Ridevamo di niente, di una battuta, di un gesto, di uno spernacchio. Altro che droga…E la pesca. Già la pesca. Quella coi bachini, anzi dei ba’ini bianchi che si contorcevano di brutto quando li infilavi nell’amo e un po’ di impressione me la facevano. O la pesca con il granturco e l’uva. Prima andavo ad “impastare” i pesci al torrente con il motorino “Beta” nei posti più nascosti per qualche giorno e poi ci ritornavo con la mia bella canna. Tiravo fuori certi pesci che allora mi sembravano enormi. E poi c’era la pesca a galla con le mosche o i grilli che venivano fatti strisciare lungo il pelo dell’acqua e i pesci vi saltavano sopra che era una goduria tirarli fuori tutti scodinzolanti. Mi piaceva quel contatto solitario, a tu per tu con la natura, e ritornavo a casa felice anche se tutto impantanato e con le gambe ferite dai pruni e dai rovi. A volte aspettavo addirittura la fine del tramonto, quando il sole rosseggiava dietro le colline e calavano le prime ombre. Allora, camminando lungo i viottoli della campagna, mi prendeva una specie di voluttuosa inquietudine e aumentavo i passi fino a correre a gambe levate. Mamma mia che paura!

Aggiungo carte e biliardo. In un paese che si rispetti se non sai giocare a carte e a biliardo sei finito. E io ci sapevo fare. Meno a carte e più a biliardo. Soprattutto con la stecca. Riuscivo a battere quelli più grandi di me e salivo in considerazione. Un giorno al bar “Italia”, dove giocavamo, venne pure il campione del mondo di stecca a fare una esibizione. Sì, avete capito bene, il campione del mondo. Quello che effettuò i tiri più belli nel film “Lo spaccone” con l’indimenticabile Paul Newman. Fece delle cose strabilianti, dei colpi che ancora oggi mi rimbalzano nella testa. E comunque “ i’ barre” mi è rimasto in mente con il suo fumo pestilenziale, i battibecchi, le urla e i moccoli che volavano da tutte le parti. Con le sue figure indimenticabili come il postino del paese alto come un soldo di cacio e con la bocca storta che quando giocava a biliardo doveva stare in punta di piedi, si arrabbiava sempre per un tiro sbagliato e diventava rosso come un peperone con certe venuzze azzurrognole che gli pulsavano sul naso, e se qualcuno lo prendeva in giro era capace di tirargli addosso la palla che aveva in mano. Giocava spesso con Gino, uno alto dall’aspetto signorile, un po’ cagionevole di salute e capitava talvolta che la moglie venisse a portarlo via tra lo sbeffeggiamento generale. E il Toselli, un vecchietto tutto nervi, arzillo e simpatico che giocava a dama in maniera superba e noi ragazzi tutti intorno a vederlo muovere le pedine con movenze misteriose come quelle di un mago. Ad ogni presa prendeva in mano la pedina o la dama catturata, se la portava alla bocca fissando irridente l’avversario e “Gnam, gnam” faceva finta di mangiarsela. E noi giù a ridere. Gli scacchi erano ancora lontani…Rammento la maestra, la moglie del farmacista del paese, una brava, dolce persona con un sorriso per tutti (un po’ meno dolce quando mi dette da leggere “I promessi sposi”. Li mortacci!) e le lotte spasmodiche per essere il primo della classe, in perenne confronto con Lina Bracali per beccarmi la medaglia di cartone (non è una battuta) che portavo orgogliosamente a casa come un illustre trofeo. Alle elementari ero davvero bravino e anche un po’ poeta. Una volta scrissi una poesia che ricordo a mente. Verteva sul sole:O sole, tu che sei il re del mondoe lo rendi sì giocondo,dacci un po’ del tuo calore,perché faccia risvegliarefiori, frutti, sorrisie…qui l’ispirazione ebbe un momento di impasse. Sudore freddo, mani appiccicose, lieve patina di rossore sul volto. Labbra serrate nello sforzo creativo. Alla fine, preso dalla disperazione, detti il colpo finale con…“e anche un po’ di narcisi”. Mi pare ancora di sentire la risata della maestra. In quel momento decisi che non sarei diventato cantore di versi.Ricordo i giornalini, voglio dire i fumetti “Tex Willer”, “Blek Macigno”, “Zagor”, “Capitan Miki” e questo mi è rimasto impresso molto bene perché anche io portavo i capelli con la divisione centrale come lui e il nomignolo mi fu subito appioppato (da Ciccina, altro soprannome di uno che un po’ di ciccia ce l’aveva addosso), e poi “Nembo Kid” e gli immancabili “Topolino” e “Paperino” insieme a “Cucciolo” e “Tiramolla” che mi piaceva perché poteva prendere qualsiasi forma. E allora all’improvviso in soffitta mi si aprivano cieli immensi, pianure sterminate, prendevano corpo indiani indiavolati, cowboy dalla pistola facile, rapine alle banche, inseguimenti, sparatorie, Mefisto che appariva e spariva a suo piacimento e un brivido me lo faceva correre lungo la schiena. Ricordo il profumo d’incenso della chiesa e le lunghe litanie in latino delle donnine del paese (quell’”ora pro nobis” che non finiva più), la faccia simpatica (e non potevano essere altrimenti) del barista che per venire incontro alle mie esauste finanze mi faceva pagare le pastine a rate. Sarà senz’altro volato in cielo con le mie preghiere.Ricordo le prime sigarette fumate di nascosto e, sempre di nascosto, le copertine di “Playboy” sfogliate con la lingua impastata alla Fantozzi e gli occhi di fuori, le prime cotte con la faccia tutta rossa e la lingua balbettante di fronte a ragazzine vispe che non vi dico. Oggi saranno pure più sveglie ma anche allora non dormivano. I primi abboccamenti al cinema, le prime strusciate, i primi baci. Spesso solo sognati. Una fatica bestiale. Vita amorosa dura. Da manovale del sesso, mica da latin lover. Ricordo il sessantotto. E come posso dimenticarlo. L’università a Firenze, le lotte degli studenti, le contestazioni, le cariche della polizia dopo i tre squilli di tromba. Le occupazioni, i casini, i discorsi di Capanna, l’eskimo e tutto l’armamentario politico del tempo. La parola d’ordine “Tutto e subito” che a naso mi sembrava una esagerazione (forse era meglio un po’ subito e magari tutto dopo). Gli esami, che non finivano mai come il percorso in treno Staggia-Firenze peggio di una lumaca. E il ritorno, la sera tardi, al mio paese.Ricordo le letture. Salto le fiabe e i libri di avventura che praticamente piacciono a tutti i ragazzi. Ed io non ho fatto eccezione. Senza farla troppo lunga direi che quelli che mi hanno colpito di più sono i libri di storia, l’epica, l’umorismo, la satira e il giallo inteso in senso generale. Soprattutto quello classico che le scazzottate, gli inseguimenti, le sparatorie mi fanno venire il fiatone (sono anche asmatico). E gli sbudellamenti con schizzi di sangue dappertutto un po’ di ribrezzo.I primi gialli li ho “conosciuti” durante gli anni cinquanta (sono nato troppo presto!) nella bottega del giornalaio del mio paese Staggia Senese in cui c’era spazio anche per libri di vario genere. L’ho già scritto ma lo ripeto. “Conosciuti” nel senso che li prendevo e li infilavo all’interno dei pantaloni coperti da una lunga maglietta. Poi, con il cuore che mi batteva a mille (e mi immagino anche con la faccia sbiancata), uscivo veloce respirando a pieni polmoni. A mia parziale discolpa posso dire che a quei tempi non avevo mai una lira in tasca e che spesso (non sempre) riportavo il maltolto nella sua giusta collocazione. Senza che il giornalaio si accorgesse di niente. O forse chiudeva un occhio…(quando è morto ho pregato intensamente per lui). Sempre suppergiù in quegli anni veniva ogni tanto a farci visita il cosiddetto pulmino della cultura popolare provvisto di libri di vario genere da dare in prestito, per cercare di interessare in qualche modo alla lettura noi ragazzacci di strada. Io diverse puntatine ce le facevo (di nascosto per non essere considerato un secchione) anche perché trovavo sempre qualcosa che stuzzicava la mia curiosità. Ed è proprio su questo pulmino polveroso che ho fatto il mio primo incontro con Edgar Allan Poe e “Gli assassinii della Rue Morgue”, pubblicati dalla BUR con una copertina grigiognola che metteva tristezza solo a guardarla. E il primo impatto con Dupin è stato ambivalente. Troppo sofistico, troppo arzigogolato, troppo matematico! E nello stesso tempo così intrigante, così complesso, così inquietante! Mamma mia bella, me lo divorai in quattro e quattr’otto  senza capirci un granché. In seguito lo avrei adorato e nello steso tempo strozzato.Aggiungo un discreto interesse per l’arte che se uno vive per parecchi anni a Siena non può farne a meno. Dunque non può fare a meno di visitare i suoi splendidi monumenti (in primis il Duomo) e di conoscere i suoi artisti e i loro capolavori: Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, Pietro Lorenzetti, Ambrogio Lorenzetti, il Beccafumi ecc…che sono pilastri riconosciuti della storia dell’arte.Ma ritorniamo a bomba. Parto dagli scacchi. Conosciuti tardi verso gli anni settanta attraverso un mio scolaro del liceo scientifico “Galileo Galilei” di Siena, Alessandro Patelli che sarebbe poi diventato un bravo Maestro e Presidente del circolo di scacchi della nostra città. Primo libro il famoso “Manuale teorico pratico delle aperture” del mai dimenticato Giorgio Porreca, pluricampione italiano del gioco per corrispondenza sul quale mi buttai a corpo morto (sul gioco per corrispondenza, non sul Porreca!), soprattutto per imparare la teoria delle aperture che mi sarebbe servita in seguito anche per gli articoli sulle riviste a partire dalla mitica “Due Alfieri” e per qualche mio libro fortunato. In particolare i gambetti (si offre un pedone per l’iniziativa) che stuzzicavano la mia natura spavalda e sbarazzina. In primis il gambetto di Re con il terribile Muzio a farmi girare la testa, poi il Morra-Matulovic a tenere sotto pressione la fastidiosa Siciliana ed infine il Benkö a contrastare di due passi il pedone di Donna. Sempre che il Bianco lo avesse accettato, naturalmente. Insieme allo Schara-Hennig meno conosciuto ma non per questo, o proprio per questo, dotato ai miei occhi di un certo fascino. In particolare mi attiravano le aperture ritenute inferiore o in crisi. Vedi la Tromposky, per esempio, con la quale il Bianco si privava sin dall’inizio di un Alfiere considerato a quei tempi un vero e proprio tabù. E vedi pure il Dragone della Siciliana che, dopo il lapidario giudizio di Fischer e la batosta presa da Korchnoy ad opera di Karpov nel 1974 (se non erro), era vista come il fumo negli occhi. Ebbene proprio con queste due aperture riuscii a diventare Maestro e a ottenere degli ottimi risultati tra cui la partecipazione alla V Coppa Latina con la Nazionale A! Una goduria che non vi dico. Continuo con la storia, non per niente mi sono laureato proprio in questa disciplina con l’indimenticabile Giorgio Spini, autore di un manuale che allora andava per la maggiore. Le sue lezioni erano affollatissime perché aveva una forte presa su noi studenti e un eloquio trascinante. Parlava per ore senza mai perdere il filo del discorso, tanto da meritarsi una giusta fama anche tra i colleghi. Il prof. Francovich, per esempio, che teneva la cattedra di Storia dell’Europa Orientale e svolgeva le sue lezioni confortato da un bel pacco di appunti, si schermiva di questo suo modo di operare con tale supporto esclamando scherzosamente “Non sono mica lo Spini!”.Il primo amore sono state le biografie. Le vite dei grandi uomini (questo vale anche per gli scacchi). Insomma “Le vite parallele” di Plutarco. E tra le vite parallele quelle drammatiche. Quelle eroiche. Quelle sul filo della morte. Vita e morte il binomio che mi ha sempre colpito, fin da quando spalancavo gli occhi di ammirazione al gesto di Pietro Micca o a quello di Enrico Toti (se la memoria non fa cilecca), che scaglia la stampella contro il nemico, non avendo altro da tirargli addosso. O alla risposta  fulminea di quel generale francese napoleonico che, alla richiesta di resa da parte degli inglesi, gli urlò in faccia la parola ignobile (oggi farebbe ridere) diventata nobile almeno in quel caso. E soprattutto la storia antica. Quella dei greci e dei romani, tanto per intenderci. E dei loro storici mischiati, così, a caso: Erodoto, Senofonte, Polibio, Livio, Tacito, Sallustio ecc…E in particolar modo gli intrighi, i tradimenti, le astuzie, i tranelli, le passioni, l’attimo prima della battaglia, gli schieramenti degli eserciti, i 300 delle Termopili, la marcia dei diecimila, quando incombe la paura e il terrore. Annibale, Scipione, Cesare, Alessandro Magno ma anche i capitani di ventura che scorrazzarono e devastarono il nostro paese nei secoli del Medioevo e Rinascimento come Braccio da Montone, lo Sforza, Giovanni delle Bande Nere, Cesare Borgia e altri ancora con le loro scie di sangue e di morte.Momenti eroici ricercati anche nell’epica e in generale nella poesia, gli ultimi istanti di Patroclo e di Ettore  (ricordato anche ne “I Sepolcri” del Foscolo “E tu onore di pianto Ettore avrai finché il sole risplenderà sulle sciagure umane”). E poi Ulisse. L’uomo solo contro tutti. Che ama, patisce, lotta e vince con il suo molteplice ingegno. Ore e ore da solo in soffitta a leggere, almanaccare, volare con la fantasia. Scosso da brividi e da sogni.  Accanto alla vita e alla morte l’umorismo nelle sue varie sfaccettature: ironia, satira, sarcasmo. Che mica sono votato al suicidio. Con l’aggiunta di quella irriverente presa in giro tipica di noi toscani. Posso tranquillamente riportare quello che scrissi a conclusione del mio primo libro di scacchi “Varianti per vincere” pubblicato dalla Mursia nel lontano 1991 “ Un altro mio spiccato, naturale interesse è quello verso la produzione umoristica in tutte le sue sfaccettature. Ho sempre sottomano qualche autore che possa darmi conforto ed alleviare le “magagne” della vita con il soffio vellutato del sorriso. I greci e i latini non mancano mai: Luciano, Orazio (quello delle satire), Persio, Giovenale, Marziale, impareggiabili insieme, magari, agli autori di commedie come Plauto e Terenzio, nel rallegrare anche gli animi più cupi. Ma non sono certo “fissato” con gli antichi. Faccio spesso un bel salto di qualche secolo per godermi il “Candido” di Voltaire e poi ritorno indietro mescolando storia e divertita curiosità con le “Lettere di parassiti e cortigiani” di Alcifrione, quindi rimbalzo al contemporaneo “Il bar sotto il mare” di Stefano Benni, al quale suggerisco di non “strafare”, e mi sdilinquisco alle trovate fantasiose e surreali ( o troppo reali?) di Calvino, sorrido compiaciuto con Pasquale festa Campanile, sorrido, invece, di compatimento alle “trovatine” di un Amurri e Verde o di un Luca Goldoni- questo passa oggi il convento- ma subito mi “rifò”, si dice così in Toscana, in terra straniera con il dissacrante Tom Sharpe e il sorprendente Lodge, che con “Il professore va al congresso” è riuscito ad entusiasmare un tipo tutto d’un pezzo come Umberto Eco. Vengo spesso rasserenato dai dialoghi esilaranti di Bertie e Jevees dell’impareggiabile Wodehouse di cui la Mursia sta pubblicando tutte le sue opere e mi scompiscio alle trovate diaboliche di un Mark Twain…”. E qui mi fermo. Vita, morte, pianto e sorriso. Sono fatto così.Il mio paese Staggia Senese era piccolo, piccolissimo. Niente di che ma mi piaceva, mi ci sentivo al sicuro con il suo bel castello medioevale a farmi da scudo. Ne conoscevo tutti i buchi e tutti gli anfratti. Al momento di venire via per andare a Siena fu uno strappo al cuore. Avevo diciannove anni. Oggi il mio paese è cambiato, è diventato grande. Quando ogni anno ci ritorno cerco di riconoscerlo ma non ci riesco. Cerco di ritrovare i vecchi volti che non ci sono più. Restano i ricordi a farmi compagnia. 

                                                                                                              Fabio Lotti

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19 Responses

  1. Fabio Lotti

    E basta con le vite famose di uomini illustri come quelle di Michelangelo, Cesare, Leopardi, Alessandro, Previti e Berlusconi! Non ne possiamo più. E non ce ne importa un fico secco nemmeno di quelle degli uomini più disgraziati della terra. Oggi c’è bisogno di rispolverare e mettere in luce tutte le vite scialbe e mediocri di chi ha raggiunto con un briciolo di cultura ed un briciolo di intelligenza, un piccolo, modesto, insignificante obiettivo. Spero che questa mia vita mediocre sia la prima di una lunga serie di altre vite altrettanto grigie e funeree che hanno tutto il diritto di venire alla luce. E che cavolo!

  2. Piero

    La cartolina te l’ho inviata, finalmente : non se ne trovano più in giro!
    Non ti ho menzionato in quanto Grande Maestro di Scacchi : sai, non so se nel tuo piccolo paese conoscano o meno le tue “insane occupazioni”. E quindi non ti ho voluto mettere in difficoltà. :-)

  3. Fabio Lotti

    Ricevuta la cartolina ti ringrazio e contraccambio.

  4. Piero

    Bellissimo.
    Intendiamoci, in un Blog che parla di Gialli, c’entra allo stesso modo del formaggio grattuggoato sulle linguine al pesce, ma, se fosse stato pubblicato in una rubrica di sentimenti…
    Ognuno di noi ha le sue storie da raccontare e forse le mie sarebbero ancora più tristi: ma siccome il Lotti ha sessanta e passa anni, e quindi è meno giovane di me,di Luca etc.. sicuramente i suoi ricordi per noi hanno anche il valore di storia.
    Chissà dal vivo come sei.
    Ieri ho fatto due passi al centro con Valentino Colapinto, e mi è parso tale e quale come me l’ero immaginato, un tipo molto alla mano.
    A me piacciono i tipi alla mano.
    Ed è per questo che in fondo tu Fabio come persona mi piaci molto.
    Per finire, CHIEDO AL BUON fABIO PER QUALE MOTIVO IN GIRO QUANDO SI PARLA DI APERTURA DEL DRAGONE DELLA SICILIANA SI PARLA DI ANAND E NON..DI TE ! :-)

  5. Silvia

    Caro Fabio,
    ho appena finito di leggere il tuo nuovo contributo al blog e non posso fare altro che complimentarmi :)

    Tutto l’articolo è permeato dalla gioia di vivere che spazia dalle partite di calcio, alla pesca, alle letture, che spinge i molto giovani a scoprire il mondo.
    Forse dovrei dire spingeva, perché oggi si ha l’impressione cha tale gioia di vivere sia molto ‘attenuata’.
    E più avanti dagli studi universitari (se solo gli Italiani capissero quanto è importante la Storia!) e dalla scoperta degli Scacchi.

    Insomma un bel racconto e una bella atmosfera per cominciare bene la Domenica :)
    Grazie :)

  6. Fabio Lotti

    Si parla di Anand perché gioca un tantinello (piccolo piccolo) meglio di me…:-)

  7. GianniT

    Leggendo il tuo bel pezzo, Fabio, mi è venuto in mente il mio poeta preferito: “io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi…”.
    Il recupero di una dimensione a misura d’uomo credo sia il problema fondamentale di questi tempi. Grazie.

  8. enzo bodycold

    come sempre, un vecchiettoche ne sà di brutto.. bravo davvero Fabione :)

  9. Fabio Lotti

    Ecco pure il grande Body Cold, capo indiscusso della setta assassina dei “Corpi Freddi”! Consiglio una visita a http://corpifreddi.blogspot.com/
    Portate il cappotto…:)

  10. Fabio Lotti

    Allora un momento di attenzione! Ho in progetto di far pubblicare dall’editore Scialbetti che conosco personalmente una antologia dal titolo “Vite mediocri che più mediocri non si può, praticamente da fa’ casca’ le palle”. E allora invito Luca, Piero, Massimo, Bernardo, Marco, Giuseppina, Silvia, Anne67, Stefano e via via tutti gli altri frequentatori del blog a lasciare le quotidiane occupazioni per buttare giù la storia della vostra vita penosamente mediocre (se poi è brillante non la voglio) e spedirla al vecchio Lottone. Successo assicurato che le cose mediocri vanno tanto di moda.

  11. Giacomo Brunoro

    Splendido: le carte, il biliardo, i vecchi fumetti “all’italiana” (ti sei dimenticato i mitici Geppo e Soldino!)… E hai proprio ragione: basta con ‘sti tromboni e le loro pretese “vite importanti”, hanno rotto le palle!

  12. Fabio Lotti

    Bene, allora anche se sei giovane spediscimi la tua vita banale che la inserisco nell’antologia! Per chi non conoscesse Giacomo voglio solo dire che è il responsabile dell’estroso blog di “Sugarpulp” dove si trovano barbabietole segaiole di tutti i tipi. Fateci una visitina http://www.sugarpulp.it/ .

  13. Fabio Lotti

    Fermo un momento Giacomo! Prima di andare via non ti dimenticare di inserire nel tuo blog qualche recensione del giallo Mondadori!!!

  14. Giacomo Brunoro

    Non mancherò Fabio, è un blog che merita assolutamente!

  15. Marco Piva

    Ho trovato ora il tempo di godermi tutte le esperienze di vita di Lotti :-)
    Dico la verità caro Fabio…ho rischiato di versare pure qualche lacrimuccia!!!!
    Cosa posso dire? Sei una bella persona: genuina, sincera e passionale!!!
    Altrochè vita mediocre…hai un bagaglio di conoscenze incredibili!!
    Davvero tanto di cappello….

  16. Fabio Lotti

    Ecco un altro di “Corpi Freddi”! L’ideale sarebbe di premiare anche il blog più mediocre dell’anno, ma pur con tutta la buona volontà “Corpi Freddi” non arriverebbe primo. Salutami il Ciccione!

  17. Fabio Lotti

    Che bella famiglia!

    – Allora lo dico chiaramente a tutti. Questo è un blog maschilista, non sapete altro che rapportarvi con le donne che hanno tette e culo! Grazie e arrivederci.
    – Oggi l’omino zoppo della seconda guerra mondiale mi stava aspettando dietro un cespuglio…
    – Ma che c’entra l’omino zoppo in questo spazio?
    – E’ un vecchietto un po’ strano, lascia perdere.
    – Le traduzioni sono tutte tagliate, sono vecchie, sorpassate, ci vorrebbe una bella rinfrescata…
    – Altieri, Altieri fuori dai sentieri!, Altieri, Altieri era meglio ieri!
    – Oggi con Altieri meglio di ieri! Oggi con Altieri meglio di ieri!
    – Ma chi sono questi che gridano così forte?
    – Sono i due gruppi che difendono o attaccano Altieri per la sua nuova linea editoriale.
    – Ma non hanno niente da fare?
    – Sembra di no.
    – Ormai negata la libertà di critica, di pensiero, peggio che durante il Ventennio. Questo è il mio ultimo intervento. Arrivederci e grazie.
    – Gentile Signora, la prego di mantenere un linguaggio adeguato e rispettoso verso tutti. Buon proseguimento.
    – Oggi mio nipote ha messo su due dentini…
    – Ma che ce ne importa, dico io di suo nipote…
    – Lascia perdere, ti ho detto.
    – E’ chiaro che ci vuole una nuova traduzione…
    – Beh, anche questo…
    – Allora è lampante che lei mi stia offendendo rivolgendosi a me con un termine generico. Io sono una professoressa e dunque mi spetta il giusto riconoscimento. Grazie e arrivederci.
    – Ma non ha detto che non sarebbe ritornata?
    – Questa traduzione è vecchia, il libro è stato tagliato.
    – Se è tagliato non lo compro.
    – E non lo comprare! Ma che ce frega a noi.
    – Il torneo di scacchi è andato magnificamente…
    – E che cavolo c’entra il torneo di scacchi?
    – E’ un fissato di questo gioco. Parla piano che se ci sente ci convince a fare una partita anche se non si conoscono le regole.
    – Altieri, Altieri era meglio ieri!
    – Oggi con Altieri meglio di ieri!
    – Non la fanno finita. Ora ci penso io. Brutti fannulloni scansafatiche…
    – Lascia perdere. Non ti arrabbiare che poi…
    – …Mangiapane a tradimento, andate a lavorare! A lavorare, capito!!!
    – Ecco, ora sarete contenti. Devo farmi una operazione allo stomaco. Mi hanno trovato un’ulcera. Tutta colpa vostra. Grazie e arrivederci.
    – Proseguendo su questa linea sono costretto a cancellare i suoi interventi, gentile Signora.
    – Prof, prego.
    – Signora.
    – Prof.
    – Signora.
    – Halter, dov’è Halter? Avete visto Halter? Era qui un momento fa…
    – Oggi l’omino zoppo…
    – Un sorriso per tutti! Chi vuole un sorriso?
    – Ma chi è questa?
    – Una signora sempre gentile e carina.
    – Mai una giornata storta eh!
    – Zitto che è la pupilla del vecchiaccio.
    – Prof.
    – Signora.
    – Mamma mia come è cresciuto! Otto mesi nove chili…
    – Non volete un sorriso?
    – Aridagliela. No, non lo vogliamo!
    – Fermi tutti, in guardia!
    – Questo mi fa paura.
    – Ma no, è buono. Fa solo un po’ di versi.
    – Prof.
    – Signora.
    – Se volete trovarmi sono anche qui. Basta cliccare su…
    – E’ dappertutto.
    – Peggio del prezzemolo.
    – Prof.
    – Signora.
    – Halter, dov’è Halter? Eppure mi sembrava di averlo visto.
    – Poveraccio, lo cerca da anni e non riesce a trovarlo.
    – Sono con un piede e tre quarti nella tomba.
    – Aspettiamo con ansia i quattro quarti.
    – Questa traduzione è incompleta. Manca un rigo a pagina trecentotrentanove. Così non si può andare avanti.
    – Io non lo compro.
    – Allora lo compro io, ti venisse…
    – Buono, lascia stare.
    – E dunque il vostro stupido comportamento maschilista basato esclusivamente su tette e culo mi ha procurato un grosso calcolo al fegato. Mi dovrò operare. Grazie mille e arrivederci.
    – La prego signora…
    – Prof.
    – Signora.
    – Testardi tutti e due. Va a finire che si sposano. Succede sempre così.
    – Altieri, Altieri fuori dai sentieri!
    – Ora gli tiro una bomba.
    – Il Dizionario, quando arriva il Dizionario?
    – Già, lo diciamo tutti, quando ce lo date questo Dizionario?
    – E che non hanno nemmeno un dizionario in casa? Ignoranti…
    – No, è che si tratta…lasciamo perdere.
    – Allora lo tirate fuori questo Dizionario, sì o no?
    – Signori vi prego di usare un linguaggio consono al luogo ove siete, altrimenti sono costretto ad oscurarvi. Buon proseguimento.
    – Porc…ora ci oscura. Però usa sempre un linguaggio garbato.
    – Questo è vero. Non gli ho mai sentito dire una parolaccia.
    – Mio nipote…
    – Halter, dove sei?
    – L’omino zoppo…
    – Tette e culo…
    – Altieri, Altieri…
    – Tagliato…
    – Piede nella tomba…
    – Un bel sorriso…
    – Signora…
    – Prof…
    – Signora…
    – Il Dizionario…
    – Gli scacchi…
    – Allora siccome mi avete rotto le palle vi oscuro e vi mando tutti affancala!

    Che bella famiglia!

    Siccome non viene più nessuno ho completato il pezzo precedente per ironizzare un po’ su di noi. Giuro che è l’ultimo.

  18. Silvia

    Ciao Fabio,
    mi sa che son tutti bloccati dal freddo.

    Grazie per l’invito a raccontare la mia mediocrissima vita, ma io sono una lettrice e l’idea di scrivere avendo addirittura me come protagonista un po’ mi sgomenta.
    Devo riconoscere che sarebbe un esercizio interessante e magari con il tempo potrei trovare il coraggio di mettere insieme qualcosa di veramente mediocre.

    Buona giornata e un sorriso :)

  19. Fabio Lotti

    Poiché non mi è stata spedita nessuna vita mediocre da me richiesta l’editore Scialbetti ha deciso di sospendere il progetto dell’antologia. Volete solo vite illustri e famose? E allora leggetevele!

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