Destino in prestito (1233)

ottobre 30th, 2009 by Moderatore

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Bob Stanton, celebre scrittore di Hollywood, è a un passo dal realizzare il sogno di molti: le nozze con la splendida Joy Parnell, l’attrice più desiderata del momento. Sogno presto infranto: Grace Turner,strana donna inglese, sostiene di avere scoperto qualcosa su di lui. Qualcosa di molto grosso e, inevitabilmente, di molto costoso. Stanton pensa a uno scherzo, solo che Grace viene freddata con due colpi a distanza ravvicinata. L’ispettore Treech non ci mette molto ad arrivare a Stanton, il quale però non ricorda assolutamente niente di quella notte…

Day keene (1904-1969), pseudonimo di Gunnar Hjerstedt, è stato un prolifico autore americano di racconti per i pulp magazines, romanzi per le edizioni tascabili e, negli anni ’30 e ’40, un soggettista radiofonico. I suoi polizieschi si distinguono per l’avvincente ritmo narrativo. 

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62 Responses

  1. Quiller

    Qualcuno lo conosce già? In percentuale quanto è pulp/hardboiled? Quanto è mystery/detection?
    Grazie!

  2. Luca Conti

    E’ il primo romanzo in assoluto di Keene, se non sbaglio. Fine anni ’40. Una sorta di hard-boiled moderato, con un mistero da risolvere e una certa percentuale di indagine. Uno di quegli ibridi che andavano di moda all’epoca, un po’ alla Donald Lam/Bertha Cool (ma, ovviamente, molto più nero).

    Bel libro, consigliato.

  3. Quiller

    Luca, non tradisci mai. Mi fido e comprerò, anche l’ultimo hard-boiled comprato, Richard Powell con “Via col piombo” mi aveva deluso un pò.

  4. Luca Conti

    Il fatto è che molti hard-boiled “d’epoca,” soprattutto quelli di certi autori minori, vanno letti con un pizzico di sale, per evitare delusioni. Tante situazioni che a quei tempi sembravano, come dire, scandalose, oggi farebbero sorridere anche il vecchio sacrestano della parrocchia.

    Ma se si riesce a entrare nello spirito del gioco ci sono moltissimi romanzi degli anni Cinquanta che sono un vero spasso, anche e proprio per il profumo d’epoca che si portano dietro.

    Certo, Keene non è al livello di David Goodis, Charles Williams o di quel geniaccio dimenticato che è stato Gil Brewer (al cui confronto, per dire, anche Jim Thompson sembra un allegrone da pacche sulle spalle, un socio onorario dell’Accademia degli Ottimisti), ma è stato un pofessionista serio che, come dicono gli americani, “could deliver,” sapeva fare benissimo il suo mestiere di narratore. Verso i sedici anni mi piaceva alla follia, e cercavo i suoi libri per ogni dove; trent’anni dopo, invece, mi fa un po’ sorridere per la torbida ingenuità delle sue situazioni, però è un autore per cui nutro ancora un particolare affetto.

  5. anne67

    aggiudicato, Luca :)!

  6. Giovanni Zucca

    Mi associo a Luca, forse Keene non è tra i più grandi dell’hard boiled, però le sue storie non tradiscono, di recente ho letto La casa vuota (edito in altra collana) da cui fu tratto Crisantemi per un delitto di René Clement con Alain Delon (visto il Dvd poco tempo dopo la lettura) e il romanzo è invecchiato molto meglio del film (comunque non disprezzabile). D.K. is OK!

  7. Luca Conti

    Tra le altre cose, Keene è stato anche un prolifico e non malvagio autore di romanzi western mischiati col noir (tanto per sottolineare ancora una volta le profonde affinità tra i due generi). DI recente ne ho letto uno, “Guns along the Brazos” (uscito anche in Italia per Longanesi nel primi anni Settanta), con tanto di dark lady incorporata…. Stranamente simile, tra l’altro, a un episodio di Tex di qualche tempo fa:-)

  8. Fabio Lotti

    Ragazzi continuate che vi sto ad ascoltare a bocca aperta. Quanti ricordi mi fate venire alla mente…

  9. Henry Merrivale

    Ormai i Classici del Giallo Mondadori sono definitivamente estinti!
    Ma con quale coraggio non solo si pubblicano certi titoli, ma si ha pure il coraggio di presentarli come capolavori della detection story?
    Ma perchè piuttosto non si è fatta una collana a parte dedicata all’hard-boiled o al noir contemporaneo? Oppure non si è dedicato il solo Giallo Mondadori per quelle pubblicazioni, invece che “occupare” tutte le 4 uscite mensili?
    Ma dove sono finiti i Classici con la C maiuscola? Mi riferisco a Christie, Carr, Queen, già tante volte ristampati per carità, ma tutti gli altri ancora inediti?
    Certo mi direte che è stato appena pubblicato ‘Disertore di Coscienza’, ma lo si è fatto passare per un Queen vero quando tutti ben sanno che trattasi di apocrifo!
    E Boucher, Berkeley, Rhode e tutti quelli che per esempio vengono pubblicati da un piccolo ma combattivo editore indipendente?
    E l’unico contemporaneo che rifà ai classici, ovvero Paul Halter, che fine ha fatto?
    Mah! Che desolazione tutte quelle copie invendute che continuo a vedere nella mia edicola a fine mese, dove fino a un paio di anni fa intorno al 10 regnava il vuoto.
    Con estrema tristezza,
    Luca

  10. Luca Conti

    “Disertore di coscienza” di Elllery Queen NON è affatto un apocrifo ma un romanzo scritto integralmente da Dannay e Lee, come i due cugini hanno più volte precisato.

    Mi farebbe piacere sapere chi siano tutti coloro che “ben sanno che trattasi di apocrifo” e, soprattutto, dove l’hanno letto o sentito dire.

    Ci vorrebbe più lucidità nell’argomentare.

  11. Luca Conti

    E poi, anche a voler fare il conto della serva, il mese scorso tre romanzi su quattro erano gialli classici (Devine, Latimer e Lovesey), così come il mese ancora precedente (Allingham, Eberhart, Pietroselli).

  12. Quiller

    Da profano del giallo non riesco a capire una cosa: posto che il genere hardboiled esiste da una settantina di anni, e che ad esempio questo libro di Keene trovò posto sul GM già 42 anni fa, concludo che questo tipo di romanzi sul GM sia sempre stato pubblicato. Perchè è sempre visto come un intruso? Altra provocazione, che però nasce da una curiosità vera (nel senso che la lista la trovo ma non conosco lo stile degli autori): quanti Edgar Awards negli ultimi 20 anni sono andati ad autori di “whodunit”?

  13. Paolo Botti

    Personalmente leggo romanzi gialli dalla veneranda eta’ di anni 11 e ora che ne ho 47 credo di averne macinati parecchi . Il primo che lessi fu Destare i morti di Carr. Giravo in quegli anni principalmente tra le compravendite di libri usati e facevo incetta dei miei autori preferiti. Christie e wallace la facevano da padroni. E i relativi romanzi erano di solito tenuti da parte rispetto agli altri. Oggi come oggi Wallace e’ praticamente scomparso e sinceramente non e’ ora tra i miei autori favoriti. Credo che i tempi cambino ed in parte mutino anche i gusti delle persone proprio per adeguarsi ai tempi. Ecco che allora autori ben quotati e che facevano notevoli successi di vendita ora sono pressoché scomparsi. Il discorso potrebbe essere lungo e complesso, credo pero’ che ad un lettore di più o meno giovane generazione abituato a leggere un King o un Koontz la lettura di un “romanzetto” giallo di 150/200 pagine e magari anche di genere classico, possa sembrare un poco fiacca. Idem magari per chi legge Deaver o Connely o altri autori simili e di genere più moderno. Forse questo e’ uno dei motivi per cui le pile (sempre che pile siano) dei gialli in edicola ora rimangono belle alte rispetto alle vendite di anni fa. Tanto per precisare volevo acquistare i due classici questo mese e delle tre edicole che ho negli immediati dintorni….
    – una non ha ricevuto nulla
    – un’altra riceveva i gialli ma non gli arrivano più
    – la terza ha ricevuto i gialli Mondadori ma non i classici e l’edicolante pensava pure che i classici del giallo non fossero più pubblicati dall’editore.
    Andrò a Modena e in città li troverò .
    Ma questa e’ la situazione. Un cambiamento dei gusti del pubblico con una schiera di appassionati più o meno fedeli che faticano a trovare i romanzi in edicola . Fortuna mia che esistono ancora alcune compravendite di libri usati presso le quali riesco ancora a trovare qualcosa . Ad esempio un Halter e uno della Brand proprio sabato scorso.

  14. Paolo Botti

    Per amor di cronaca segnalo ancora che non si tratta di pile di volumi invenduti ma proprio di pile mancanti!
    Stamattina, più per curiosità a questo punto che altro, ho girato altre due edicole (e siamo a 5).
    – Una non aveva proprio il giallo mondandori;
    – l’altra aveva i due gialli mondadori del mese ma dei classici non ne sapeva nulla di nulla.
    E dire che non risiedo in uno sperduto paesino del congo belga o di una delle nostre beneamate isole, ma bensì in quel di Sassuolo/Maranello. Credo che altri commenti siano superflui.

  15. Fabio Lotti

    E’ evidente Paolo (benvenuto tra noi!) che i gialli non arrivano o arrivano con più difficoltà nei paesi sperduti e in quelli di più avanzata civiltà. Per averli presto occorre abitare in una situazione di mezzo…:-)

  16. GianniT

    Correggetemi se sbaglio: il GM ha sempre avuto una linea editoriale di tipo popolare (e non metto giudizi di valore in questo aggettivo) per cui se oggi i grandi classici del giallo sono poco presenti non ci vedo grande scandalo. Come sottolinea Paolo Botti, oggi se vai in metropolitana (abito a Roma) vedi le persone leggere Koonitz, Deaver ed altri contemporanei. Raramente mi capita di vedere leggere Carr, Chistie o Hammett. Quello che però continuo a non capire è perchè non ci sia spazio nell’arco di un anno per la pubblicazione di un solo grande classico ritradotto integralmente. Penso che possa accontentare quei pochi (?) fan del giallo classico senza influire drammaticamente sui costi.

    Gianni Tedeschi

  17. GianniT

    abbiate pazienza per i refusi: Koontz e Christie

  18. Henry Merrivale

    Caro Luca Conti (mio omonimo), sapevo che avrei suscitato un vespaio.
    Purtroppo non ho molto tempo per risponderti adesso (mi permetto di darti del tu), ma spero ce ne sarà l’occasione.
    Su “Disertore” ho fonti molto attendibili, ma non sono un espertissimo di Queen, comunque chi mi ha riferito ciò ti assicuro che ne capisce, e molto: Nevins Jr era un amico di famiglia, e c’era un accordo preciso a non far trapelare nulla. Lo stile e la trama però parlano chiaro.
    Hai ragione poi sulle uscite del mese scorso (anche se ci sarebbero parecchie riserve su due dei tre autori), ma se vuoi possiamo fare un elenco degli ultimi due anni e di due anni del passato, con un’altra direzione, e poi vediamo chi ha ragione.
    Non mi ha detto nulla su che fine han fatto gli autori che ho citato? E tutti gli altri inediti classici (ce ne sono parecchi, perchè non vengono più tradotti???)? E Halter? Ne riparleremo, con serenità e lucidità, spero!
    Altre considerazioni: l’hard-boiled e i sottogeneri sono sempre stati una peculiarità del Giallo Mondadori, ma non avevano mai invaso il campo dei “Classici”, come purtroppo fanno sempre più!
    Sui libri invenduti Vi ripeto che un Berkeley, un Abbot, un Halter, un Carr o un altro dei superclassici, se non me lo accaparravo subito, spariva, mentre oggi posso decidere con più calma; e la mia analisi si basa su 3-4 edicole in regioni e paesi differenti (vivo lontato dai familiari e ogni tanto ritorno). Fino a 2 giorni fa ho trovatoancora tutti i titoli di ottobre.
    Sono perfettamente d’accordo con Gianni, e torno sul punto: perchè non viene più tradotto nulla? E ritradotto nulla? Quante opere classiche sono state tagliate negli anni 60-70 e poi non più riproposte?
    Un esempio: l’unica traduzione disponibile de “Il mistero delle cinque scatole” di Carter Dickson vede ancora l’esimio Henry Merrivale apostrofare un guidatore spericolato neanche fosse “Niki Lauda”!!!
    Un saluto a tutti
    Luca

  19. Henry Merrivale

    Ribadisco: la mia analisi e critica, spero costruttiva, si basa esclusivamente sulla collana dei “Classici”.
    Se poi non ho mai amato gli hard-boiled e le trame moderne, è un mio limite.
    La collana dei “Classici del Giallo Mondadori” era una riserva ‘indiana’, e ahimè non c’è più, almeno come ho imparato a conoscerla dai primi anni ’80, sia in edicola, che sulle bancarelle dell’usato.
    Luca

  20. Marco Piva

    So che Luca si arrabbia quando si parla dei romanzi del mese prox :-) ma lasciatemi sfogare:
    I DUE CLASSICI DEL GIALLO MONDADORI DI DICEMBRE SONO UNO SCANDALO, mi viene da piangere.
    L’ennesima copia trita e ritrita di “Sfida a Poirot” di Agatha Christie e “Orchidee nere” di Rex Stout
    BASTA VI PREGO!!!!

  21. Luca Conti

    Quindi, caro Luca/Merrivale, tu vorresti dire che, su un libro che porta la sua stessa firma, Nevins ha deliberatamente mentito? Cito da Royal Bloodline: «Se Frederic Dannay non mi avesse detto in modo inequivocabile che Cop Out era stato pensato e realizzato interamente da lui e da Manfred Lee, io non lo avrei mai creduto possibile».

    E” un’affermazione molto netta, mi pare; e non credo che Nevins volesse rischiare di mandare all’aria la propria credibilità di studioso dichiarando nero su bianco una cosa che sapeva benissimo essere falsa. Non c’era bisogno di sbilanciarsi così tanto, se la verità era un’altra.

    Se Dannay e Lee avessero voluto celebrare il loro 40° anniversario con un giallo classico – magari con Ellery come protagonista – e non avessero avuto il tempo e la voglia di scriverne uno, non credo avrebbero avuto difficoltà a ingaggiare come ghostwriter qualche grosso nome dell’ambiente: li conoscevano tutti, dal primo all’ultimo e, a causa della Rivista di EQ, avevano costanti rapporti di lavoro con un buon 90% dei giallisti americani e inglesi. Bastava chiedere, che so, a Edward Hoch (come per l’appunto fecero qualche tempo dopo per un racconto con Ellery), tanto per citarne uno.

    Per quanto mi riguarda, avendo letto più volte Cop Out in originale, ritengo che la mano e lo stile dei due cugini si vedano eccome, così come le tematiche e molti altri piccoli particolari che un po” sfuggono nell’attuale traduzione italiana. .

    Per il resto, che dire? Devine è un ottimo autore, e non appariva sul Giallo da tempo immemorabile (e se segui il GM solo dagli anni Ottanta non potevi conoscerlo); Lovesey è uno dei migliori giallisti inglesi contemporanei e Latimer è un maestro assoluto. La Testa dello Zio Tobias non sarà il suo libro più riuscito (anzi, non lo è proprio), ma è sempre meglio averlo rivisto in circolazione.

    Io ho iniziato a comprare regolarmente il Giallo e i Classici nel 1971 – avevo nove anni – e basta consultare l’elenco delle uscite dei Classici di quel periodo per notare subito una costante presenza di nomi quali Day Keene, Thomas B. Dewey, Bruno Fischer, Frank Kane, Brett Halliday, Ben Benson, Richard Stark, William Campbell Gault, Wade Miller, addirittura Harold Q. Masur e i Lockridge. Di romanzi della Christie ne veniva pubblicato uno ogni 10-15 numeri, non di più. Per dire, il numero 50 dei Classici è un Carr (Il terrore che mormora) e la successiva uscita carriana (L’arte di uccidere) ha addirittura il numero 146, ovvero è apparsa quasi QUATTRO anni dopo.

    Questo per mostrare come la collana dei Classici non sia certo stata concepita come «riserva indiana» del giallo classico. E dico mai. Chi lo afferma, non ha ricordo del passato (o è ancora un ragazzo, beato lui).

    Per quanto riguarda Halter – e qui chiudo, la sto facendo lunga – l’ho sempre trovato uno scrittore abilissimo nelle messe in scena, ma spesso assai deludente nelle soluzioni e, dal punto di vista stilistico, un autentico disastro. Come si possa solamente pensare di paragonarlo a Carr, o addirittura di considerarlo l’erede, continua a sfuggirmi, anche dopo aver letto tutti i suoi libri usciti in Italia.

  22. Luca Conti

    @Marco: in effetti, la selezione di dicembre è abbastanza misteriosa soprattutto per quanto riguarda Sfida a Poirot, che è tranquillamente disponibile, da anni, negli Oscar (da cui non esce certo di catalogo) e, ogni anno, addirittura acquistabile col 30% di sconto. La traduzione, purtroppo, è quella del 1964, mai più toccata e non credo certo lo sarà adesso.

    Su Orchidee Nere, invece, sono meno critico, visto che sì, è già apparso nei Classici, ma nel 1990. Dopo vent’anni, ci può anche stare.

  23. Fabio Lotti

    Anche io sono piuttosto deluso.

  24. Kronos H

    @Marco Piva
    Che bello! Orchidee nere mi manca, e poi… io leggo principalmente Christie, Stout, Queen, Carr, Gardner, Simenon, Chandler…
    abbiate pazienza sto ancora ‘studiando’…
    :)

  25. Marco Piva

    @Kronos: non si è mai finito di studiare, ma purtroppo non si può sempre ripassare :-)

  26. antony

    Se non altro per il prossimo mese è previsto un inedito della marsh :-)

  27. Alessandro B.

    Sicuramente Luca avrà ragione sul fatto che i Classici non siano stati concepiti come riserva indiana del giallo più tradizionale, ma capisco anche le perplessità di sir Henry; forse, per non ingenerare confusione nei lettori (specialmente in quelli che non hanno una conoscenza della materia così approfondita da consentirgli di classificare immediatamente un autore), sarebbe auspicabile pubblicare gli hard boiled nei Gialli Mondadori e i gialli classici appunto nei Classici (se si chiamano così ci sarà un motivo), magari rimodulando il numero delle uscite (ad es. si potrebbe fare tre e tre). Non nego che in alcuni casi ci potrebbero essere delle difficoltà nell’inquadrare un’opera nell’uno o nell’altro settore (come, appunto, per il “Disertore” di Queen), ma si potrebbe provare. Credo che ci sia ancora una schiera abbastanza numerosa di amanti della detection, anche nelle giovani generazioni. Ovviamente, i Classici dovrebbero comprendere anche quegli autori che, pur moderni, si rifanno ai canoni tradizionali del mystery.
    Quanto ad Halter, non mi permetto di dare giudizi sullo stile non avendolo mei letto in lingua originale, ma secondo me tra gli autori contemporanei è uno di quelli che più si avvicina a Carr (pur senza arrivare alle vette del grande Maestro), in particolare per la sua capacità di inserire nella trama elementi soprannaturali (che poi, alla fine, si rivelano non essere tali). E’ vero che i finali sono talvolta un po deboli, ma questo, purtroppo, non capita solo a lui (anche i gialli di Carr, specie quelli dell’ultimo periodo, lasciano talvolta l’amaro in bocca).

  28. Luca Conti

    Alessandro, i Classici sono stati concepiti in origine come una collana di ristampe, senza suddivisioni di genere. Chi crede che si chiamino “classici” perché dedicati al giallo classico, sbaglia; oppure ha, più semplicemente, conosciuto la collana in un’epoca che vedeva la preponderanza del mystery tradizionale.

    Io sono contrario, di natura, alle classificazioni perché servono soltanto a intensificare la pigrizia del lettore che, trovandosi il lavoro già fatto, è propenso a non rischiare mai. Se fossero state in vigore queste classificazioni, quando iniziavo io a leggere gialli e mi piaceva soltanto il giallo tradizionale, non avrei mai scoperto altro e non avrei mai cambiato le mie convinzioni.

    Non è così difficile, oggigiorno, documentarsi prima dell’acquisto: internet è piena di notizie e informazioni, esistono dizionari ed enciclopedie, e le quarte di copertina forniscono di solito un’indicazione di massima sul genere dei singoli volumi. D’altronde, il costo irrisorio di Gialli e Classici – non credo esistano libri dal prezzo più abbordabile, in Italia – dovrebbe anche permettere al lettore un certo margine di rischio: la “materia” si conosce anche e soprattutto così, sperimentando di prima mano e costruendosi le proprie opinioni (a libro letto, non sulla carta) su ciò che ci piace e che non ci piace.

    Per citarne uno: “L’arma del delitto” di Wade Miller, anno 1946, è un vero e proprio hard-boiled, con tutte le convenzioni del genere, strutturato però come un autentico giallo classico, con tanto di sorpresa finale degna della migliore Agatha Christie. Dove lo mettiamo, un libro simile, in grado di piacere agli appassionati di entrambe le categorie?

    Insomma, per come la vedo io, è inutile e controproducente alzare ulteriori steccati tra i generi. Non capisco perché un “amante della detection” non possa apprezzare un noir ben fatto e viceversa. La storia del giallo non procede in modo lineare, ma per accumulazione: i generi si sovrappongono assai più spesso di quanto si possa pensare in via teorica.

  29. Paolo Botti

    Concordo sostanzialmente con quanto precisato da Luca col quale anno più anno meno siamo coetanei, ma leggo che mi ha anticipato di un paio di anni nell’esordio della lettura di romanzi gialli. complimenti!
    Una mia riflessione non suffragata da nulla se non dal buon senso è la seguente. I classici del giallo è una collana così denominata non quale eclettica distinzione e delimitazione del giallo classico ma quella appunto più generalizzata di classici del romanzo giallo. Che include ogni genere di categorie e sottocategorie. Questa premessa per arrivare a dire, e se sbaglio delle date correggete pure , che “forse” i Classici del giallo non sono altro che una sostituzione/continuazione della collana denominata i capolavori del giallo mondadori. Questa ultima se la memoria non mi inganna decollata a livello editoriale nel 1954 e defunta nel 1967. Anno a cui risale invece la prima uscita per i classici. Volumi con una veste editoriale volutamente differente e forse un poco più moderna per i tempi. Quindi se queste premesse sono esatte i classici del giallo non sono altro che una sorta di prosecuzione della vecchia collana dei capolavori del giallo ed è quindi più che normale che i diversi generi dal classico al noir all’ hard boiled vengano proposti in questa collana.
    Un breve commento finale su Halter… non mi dispiace e trovo le vicende abbastanza ben congegnate al di là dei finali che possono essere più o meno ingegnosi. Credo però che Carr sia tutta una altra cosa. Lo stile di scrittura di halter è molto scarno (non so se per effetto delle traduzioni)e semplice. E mentre un Simenon aveva la rara capacità con una scrittura semplice di creare atmosfere intense come pennellate abilmente apposte su un quadro di autore, in Halter non riscontro queste caratteristiche. Trovo che Carr fosse molto più “scrittore”. e non vedo tanto Halter come erede di Carr. Come prosecutore del giallo classico sì, ma non come erede di Carr.

  30. Luca Conti

    Paolo, è proprio come dici tu. I Classici sono stati concepiti come la continuazione dei Capolavori. Tra l’ultimo Capolavoro e il primo Classico, infatti, non vi è stata soluzione di continuità nelle uscite, bensì i consueti 14 giorni che già aveva la prima collana (e che tali sono rimasti per decenni).

  31. Paolo Botti

    Grazie Luca per la precisazione. Ero andato a memoria e a buon senso e senza documentarmi per controllare le date esatte. Ma, mi pareva fosse così.

  32. Alessandro B.

    Le vostre osservazioni sono esatte ma, a prescindere da quello che erano i Classici quando sono nati e dal fatto se siano una continuazione dei Capolavori del giallo o meno, visto che oggi esistono due collane della Mondadori (i Classici del giallo e i Gialli mondadori) si potrebbe dare un senso a questa differenziazione differenziando, appunto, i generi che propongono, altrimenti tanto varrebbe fonderle.
    Per il resto, a me non crea alcun problema se nei Classici vengono inseriti anche degli hard boiled, si tratta più che altro di un problema di chiarezza filologica.

  33. Alessandro B.

    Paolo, anche io sono d’accordo sul fatto che Carr era altra cosa rispetto ad Halter (e ci mancherebbe altro), così come è ovvio che i due autori sono diversi per il semplice fatto che due scrittori perfettamente uguali non credo siano mai esistiti, una qualche differenza nello stile o nelle trame o nel modo di delineare i personaggi la si trova sempre. Le definizioni come “l’erede di…” vengono create solo a scopi pubblicitari. Ad ogni modo, tanto per giocare, secondo te chi più di Halter si può definire oggi “l’erede” di Carr?

  34. giuseppina la ciura

    Cari amici,
    oggi il mio edicolante mi ha fatto trovare i due classici(Keene e Brand).Della collana “I Gialli ” nada de nada.Leggo che diventa sempre più difficile trovare i Gialli Mondadori un pò dovunque, non solo nel profondo Sud(Catania). Io credo che la redazione, Altieri in testa, si dovrebbe porre questo problema-della distribuzione- come priorità assoluta. Se il lettore non trova in edicola i Gialli, come può fare una scelta? Poi, viene il problema dei titoli ed autori.
    E va bene Halter, non va. Ma guardate che in Francia non c’è il solo Halter( per non parlare degli ispanofoni che vanno fortissimo).
    E si ritorna al punto di partenza. Lo dico in tutte le lingue: è questione di argent, gentar, dinero,
    danè, picciuli.
    Se non si vogliono uscire, basta con questa agonia terribile.Uccidete il Giallo Mondadori al 70 esimo anno di vita!
    Grazie
    Giuseppina La Ciura
    Dott Geraci, lo sa che il primo libro che ho toccato era un Giallo Mondadori? Avevo 5 anni ed ero con mio nonno.

  35. Piero

    Evviva, si ricomincia ! Mi ero un po’ scocciato con ‘sta aria da mortorio: meno male che un uccellino mi ha scritto e mi ha detto: vai sul Blog. E siccome sui Classici ci sto sempre, mi son detto che se le stavano dando sui Gialli.
    Ah, che bello ritornare indietro.
    A me Halter piace molto, e non mi frega nulla di quelli a cui non piaccia. Del resto vendeva molto e l’hanno fatto fuori. Non è una questione di stile, mio caro Luca (Conti), è una questione di gusti: i gusti sono gusti diceva il gatto, etc etc.
    Halter non si può metterlo sullo stesso piano di Carr: mi meraviglio di chi abbia detto ‘sta cosa. Carr, Queen e Christie, e io direi anche Van Dine, appartengono ad un mondo a parte, non rapportabile a nessun altro: loro hanno fatto scuola , anzi LA SCUOLA. Gli altri, eccettuati alcuni innovatori (Philip MacDonald, Claude Aveline, S.A.Steeman) sono tutti o quasi manieristi, e come tali ripropongono variando delle situazioni già affrontate, e talora mettono citazioni. E Halter non ha mai detto di essere il continuatore di Carr, ha sempre e solo affermato che Carr era il suo idolo (e anche Christie). E’ chiaro che a qualsiasi scrittore che sia di romanzi o di racconti fa sempre piacere quando lo si paragoni a qualcuno dei grandi: Halter è grande per le atmosfere e per le messinscene delle camere chiuse, talora (in quealche caso) le soluzioni non sono all’altezza delle trame. Ma ditemi se la soluzione de La tela di Penelope non sia straordinaria; o se Nebbia Rossa non sia straordinario (poi è un festival del Grand Guignol, e il suo limite col noir non è poi così evidente) o anche La quarta porta che ha atmosfere da Horror.
    A me dispiace che non esca più, e che lo stesso Barberousse che qualcuno aveva annunciato come tradotto, non esca ancora.
    Non sono invece per nulla d’accordo con chi dice: facciamo un grande classico all’anno. A me non frega nulla che facciano gli Hard-Boiled o i Noir, anzi mi sembrerebbe anche giusto che li facessero, basta solo però che fossero di qualità: talvolta vedi delle cose che non hanno nè testa nè coda!
    Solo che mi sembrerebbe anche giusto che facessero dei Gialli Classici ex novo. Per cui non so quale Marsh esca, giacchè sono parecchi quelli ancora inediti di Ngaio, ma ne sono felicissimo, anche perchè sono un amante della Marsh, della Brand, etc..
    Vorrei dire qualcosa a chi è uscito ora : io sono di quelli che si è scannato per il Giallo Classico qui, perchè anche se leggo qualche Noir (quelli che traduce Luca su Fanucci o Einaudi, perchè come dice qualcuno che conosco, traduce “da Dio” dall’americano), per il Giallo Classico impazzisco. Ma osservo nella penuria delle uscite su cui non dico più nulla, tanto quello che si è detto basta ed avanza, che importante è continuare a parlarne, perchè sarà una mia fissazione, ma il sottoscritto ha parlato tante volte di un gran bel romanzo qual è “Death of Jezebel” della Brand, e questo mese l’hanno ristampato; abbiamo parlato tante volte in passato della Marsh, ed ora esce uno nuovo suo. Ho come l’impressione cioè (non sempre però, ma quando mi sento su) che qualcuno ci stia ad osservare e a sentire, parlo di quelli della redazione, che non si fanno mai vedere, e che al tempo giusto poi esca qualcosa di cui noi avevamo parlato.
    E’ necessario quindi continuare a parlare e a far sentire la voce anche di chi ama il Giallo Classico. E poi, consentitemi.. io un po’ lo conosco Luca nel privato : ama il Classico quanto il Noir. E credo che anche lui sarebbe ben felice che uscissero ben più Gialli inediti ben tradotti di grandi giallisti. Il guaio è che lui è fissato sugli apocrifi queeniani e quando uno lo va a sfottere su quell’argomento…
    mi avete capito. :-)

  36. Henry Merrivale

    Caro Luca Conti,
    sono tornato a casa dopo tre giorni e vedo che la discussione ha preso una piega molto interessante. Ti rispondo prima sugli autori che hai citato e poi, su Queen e ‘Cop Out’.
    Innanzi tutto vorrei precisare che seguo il giallo ‘solo’ dagli anni ’80, per la semplice ragione che sono nato nel ’72, e mi riusciva quindi difficile farlo prima! Devi però sapere che a Torino c’erano fornitissime bancarelle del libro usato, dalle quali io, mio zio e un paio di amici appassionati compravamo tutto quello che si trovava: Omnibus, gialli Garzanti, ‘Libri Gialli’ Mondadori (la prima serie storica), Capolavori e infine Classici del Giallo.
    Riguardo agli autori: che Devine fosse un ottimo autore francamente non me n’ero mai accorto, e sarei felice di rivalutarlo, e come me anche qualche amico; Lovesey è un buon autore ‘contemporaneo’, che scrive ‘gialli classici’ tutt’altro che indimenticabili a parer mio (mi è bastata un’ignobile camera chiusa, che poi chiusa non era!); se poi Latimer è un ‘maestro assoluto’, sarei curioso di sapere come definisci Carr, Christie, Queen e tanti altri a lui superiori; lo ‘Zio Tobias’ poi mi è stato descritto come il suo più classico (è forse questa la ragione per cui non ti piace?); ma poi l’asino casca quando mi inserisci Pietroselli fra i “Classici”, solo perché ha scritto un romanzo ambientato nella Roma del 1875: proprio non ci siamo!
    Su Halter dico solo che non mi sono mai permesso di metterlo al livello di Carr, di cui sono un appassionato collezionista, con un fervore quasi religioso; ritengo però che sia l’unico contemporaneo che si ispira, pur da lontano, al Maestro, con qualche ottima idea (La Quarta Porta, Nebbia Rossa, Cento Anni Prima), qualcuna solo buona (Testa di Tigre, Le Mani Bruciate, La Tenda Rossa), e qualche opera decisamente meno riuscita (La Tela di Penelope, Il Segreto del Minotauro, Il Cerchio Invisibile).
    Halter è comunque considerato l’erede di Carr in Giappone, Francia, Usa (Douglas Greene e Pugmire), e Inghilterra (Adey, il principale esperto mondiale di camere chiuse).
    A proposito di Halter: che hanno dimenticato di tradurre “La Maledizione di Barbarossa”, uno dei suoi migliori?
    (segue)

  37. Henry Merrivale

    Capitolo ‘Cop Out’, Nevins Jr e l’opera di Queen.
    Vedo da Gialloweb che sei documentato sugli apocrifi, tuttavia: Nevins dichiara che i radiodrammi erano di Dannay e Lee, invece si sa ora che erano di Boucher; dichiara che tutti i Queen scritti da Dannay e altri autori erano di entrambi i cugini, e invece è stato provato il contrario, come tu stesso affermi; dichiara che ‘Uno Studio in Nero’ era di Dannay e Lee, invece tutto il soggetto è di Donald e Derek Ford (e del film da cui fu tratto non parla mai). In definitiva Nevins è decisamente inattendibile dal punto di vista bio-bibliografico.
    Hoch non fece solo un racconto su Ellery, scrisse anche ‘Vietato Essere Uomini’ (uno dei falsissimi Queen) e doveva anche fare ‘A Tragedy of Errors’: Dannay gli aveva già spedito il canovaccio ma poi lo fermò, perchè era intanto morto il cugino e non voleva far capire che non lavoravano più insieme da anni e anni.
    Infine se ‘Cop Out’ ha lo stile di Queen, allora Queen non ha scritto tutti i suoi romanzi precedenti! Lo stesso Nevins è perplesso sulla trama e sugli argomenti di cui il romanzo è infarcito. Se leggi il Nevins in inglese è alquanto esplicito anche nei termini, che non vengono tradotti nella versione italiana apparsa a prefazione di ‘I Racconti di Ellery Queen’. La trama è scopiazzata da un romanzo di J. F. Straker, lo stile è quello dell’hard-boiled minore delle riviste tipo Alfred Hitchcock Mystery Magazine, che uscivano dallo stesso editore della Ellery Queen Mystery Magazine, e dal cui vivaio i due cugini pescavano i vari Richard Deming, Avram Davidson, Fletcher Flora, lo stesso Hoch, Talmage Powell, Richard Abernathy, tutti autori di noir (salvo Flora e Hoch), perchè Lancer era un editore di Noir e faceva una collana a basso costo. Negli anni Trenta-Quaranta, quando avvenne la prima rottura tra Dannay e Lee, è probabile che Dannay pescasse tra le piccole scrittrici dei magazines femminili per scrivere romanzi tipo Quattro di Cuori’, ‘Hollywood in Subbuglio’, ‘I Denti del Drago’ e ‘L’Assassino è tra Noi’. Comunque Dannay era del tutto contrario all’operazione noirista di Lancer, una svendita del nome operata dal solo Lee, che fu la causa della rottura definitiva tra i due cugini. ‘Cop Out’ viene dopo la rottura, e quindi è di certo un residuo della famosa “svendita”.
    E’ assodato che Dannay scrisse le trame di tutto Ellery (salvo il Calendario, che fu opera di Boucher, perchè frutto di una novelization di radiodrammi scritti dallo stesso Boucher, e lo ‘Studio in Nero di cui sopra), di tutto il ciclo Drury Lane e de ‘Il Villaggio di Vetro’. Il resto è sicuramente del tutto apocrifo.
    Certo, tutto è avvolto nel mistero, perchè gli eredi non hanno voluto spiegare chiaramente una situazione che ha duramente danneggiato la fama di Queen, ma ciò non toglie che Dannay fosse uno dei tre grandi del giallo ,insieme a Carr e alla Christie; semplicemente ebbe la sventura di avere un cugino molto interessato al denaro e poco interessato al giallo,che lo coinvolse in parecchie operazioni discutibili. Mi risulta che pure un episodio della serie di Colombo si ispirasse alla vicenda dei due cugini, e mi pare che fosse stato diretto proprio da Spielberg!
    Tutto ciò può far male ai puristi di Queen, ma tant’è. (segue)

  38. Henry Merrivale

    Veniamo infine al nodo della vicenda: la collana dei “Classici”.
    Da quanto ne so i primi Classici presentarono molti hard-boiled, poi la collana andò talmente male che si cambiò radicalmente rotta, e quando si fecero gli Oro, col primo romanzo di ogni autore, non fu prescelto neanche un hard-boiled.
    Non possiamo comunque, a parer mio, fare un parallelo fra gli anni ’60-’70 e oggi, in quanto in quegli anni molti autori classici erano in vita e pubblicavano ancora, pur essendo alcuni di loro quasi sconosciuti in Italia. Per esempio la diffusione negli anni ’80 di Carr segue alla meritoria opera di Lacourbe in Francia e Boncompagni in Italia.
    Negli ultimi vent’anni, quando il “Giallo Classico” si può storicizzare in maniera più definitiva, diventa quella che mi son permesso di definire una ‘riserva indiana’, con il Giallo Mondadori che dovrebbe presentare autori contemporanei che si rifanno alle opere classiche (Lovesey, Halter, Harding, ecc) o più sperimentali (e qui mi taccio!). Ma poi la confusione è aumentata e di qui la mia sortita.
    Una insinuazione: non è che i Gialli Mondadori stanno diventando da alcune parti introvabili, vedi le lamentele di Paolo e Giuseppina, perché alcuni edicolanti scelgono di non tenerli più per evitare i fastidiosi resi? Come dargli torto viste le scelte editoriali degli ultimi anni?
    Un capitolo a parte meriterebbero le ultime incredibili raccolte degli Speciali, ma non voglio infierire ulteriormente.
    Infine un appello: le vedremo mai in Italia le commedie inedite di Carr (‘13 to the Gallows’, Crippen&Landru)? E dove è finito Paul Harding? E Berkeley, con l’interessantissimo ‘Trial and Error’, tuttora inedito? E Philip MacDonald, John Rhode, J.J. Connington? E tutti gli autori classici mai tradotti in Italia, dei quali finalmente si comincia a vedere qualche cosa in altre realtà editoriali? Mi riferisco a Christopher Bush, Milton Propper, Norman Berrow, Harry Stephen Keeler, Joel T. Rogers (autore del meraviglioso ‘La Rossa Mano Destra’), Anthony Wynne, Cameron McCabe, George Antheil?
    Ma non era questo un ‘patrimonio’ da valorizzare da parte della collana dei Classici?
    Ai posteri l’ardua sentenza.

  39. Henry Merrivale

    Ciao Piero,
    piacere della conoscenza; leggo il blog da qualche mese, pur non partecipandovi prima, e mi mancava quindi un tuo intervento!
    Concordo in pieno con la tua opinione sui Classici e su Halter, tranne che per la Tela di Penelope, ma quelli potrebbero essere solo gusti personali un po’ divergenti.
    Certo che potevi dirmelo prima che Luca (Conti) è sensibile sugli apocrifi di Queen, pensa adesso dopo quello che ho scritto…
    A presto!
    Luca

  40. Piero

    Piacere mio. Ma vedi, se non ci si conosce, mi dici come ci si può avvisare ?
    Io sono classe 63 e i gialli Mondadori li leggo da quando avevo undici anni (Nancy Drew, prestatimi da mia cugina e I 3 Investigatori che prendevo io); poi è venuto il primo Classico (Ellery Queen), il secondo( Il terrore che mormora), poi tutti gli A.Christie, su consiglio della nostra Proff.ssa di italiano, latino e greco del ginnasio), etc..
    Luca lo conosco dal di fuori da molto tempo (basta leggere GialloWeb e lo si trova dappertutto), alquanto bene dall’anno scorso, e ti posso dire che un vero punto debole ha: i Noirs americani (che non sono quelli italiani e francesi) e gli Ellery Queen. Tu purtroppo sei andato a molestarlo proprio sugli Ellery Queen per di più apocrifi, su cui scrisse anni fa un magnifico articolo. E che ti devo dire? Cave canem. Più di questo..
    Del resto non parlo, tanto chi mi conosce sa come la penso. Il fatto è che la Mondadori non è quella di tanti anni fa, è una holding, in cui l’editoria è solo una delle branche del gruppo.
    Lo dissi tempo fa: il vento di novità viene dalle piccole case, che son quelle che fanno cultura, sia per i libri che per la musica. E questo anche per una ragione ovvia: tendono a conquistarsi uno spazio, una nicchia rimasta vuota e quindi si danno da fare per tenersela e colmarla. Io sono appassionato e collezionista (e una volta anche giornalista pubblicista) di musica classica): se uno vuol sentire qualcosa di Dussek, giammai la troverà nei cataloghi delle grandi case, ma solo in quelli di case più piccole e curiose.
    Per di più come dico io, come dice Luca, come dice Giuseppina, è questione di soldi: se soldi non vengono investiti come prima, di Gialli Classici ne vedremo sempre meno, anche perchè la direzione editoriale tende per gusti a privilegiare libri che siano testimonianze dei gusti del presente, essendo espressione di uno scrittore che fa da sempre avventura e action. Se di soldi ne venissero di più, si farebbero sempre molti action e roba che a noi non piace, ma ci sarebbero conseguentemente anche più Gialli Classici. Il fatto è che (anche se la faccenda è diversa perchè si tratta di ambiti editoriali diversi: editoria da edicola e altra da libreria) a parere mio, più passa il tempo, più quei “pochi autori di valore” di cui parlò una volta qui sul Blog Boncompagni, tendono ad essere sfruttati da altri.
    Io tuttavia sto facendo una cosa: sto cercando di leggere tutto ciò che è stato fatto in settanta anni, di valore intendo. E mi stanno aiutando due miei amici: una mia amica, mi ha regalato ultimamente una Palmina con lo Steeman anteguerra , e due Capolavori che mi son arrivati oggi, notevolissimi; e un mio amico che mi ha subissato in settimana di Brown,Latimer, Upfield, Strange.. Garzanti; Capolavori Mondadori; la Kutak, la Ellis Peters, 2 apocrifi queeniani, tre raccolte Ellery Queen presenta, e un raro Asimov giallistico (G.M. 1060).
    Questa è la strada: prendere tutto ciò che resta e che ci si può procurare, delle cose fatte sinora; e poi acquistare e ahimè spendere soldini per quelle case che fanno “nuovi” Gialli Classici(McCabe, Propper, etc..), sempre sperando, perchè la speranza è sempre l’ultima a morire, che ci sia una nuova renaissance dei Gialli Classici (nuovi soprattutto, e integrali e fatti bene) alla Mondadori.
    Quindi..vedi un po’ tu.

  41. Henry Merrivale

    Ciao Piero,
    era chiaramente in tono scherzoso che ti dicevo che avresti potuto avvisarmi 😉
    Per il resto sono quasi del tutto d’accordo con te, tranne sul punto in cui ti rassegni un po’ alle logiche della Mondadori in quanto ‘holding’. Non credo infatti che gli altri editori pubblichino certi autori in perdita, ma in quanto proposte inedite e interessanti nel panorama del giallo classico.
    Anzi, a forza di pubblicare noir e hard-boiled contemporanei, le collane del Giallo si mettono in competizione con tutto quanto si può trovare in libreria: una battaglia persa in partenza, visti i differenti prezzi di copertina che costringono a risparmiare sulla qualità.
    Io credo che ci sia un’altra strada, quella che si percorreva alcuni anni addietro.
    Vediamo se riusciamo a contribuire costruttivamente ad un cambiamento!
    Un saluto,
    Luca

  42. Piero

    E chi ha affatto detto che li pubblichino in perdita! Ma se ho detto che le piccole case cercano di procurarsi uno spazio e di tenerselo stretto: è il contrario!
    Non puoi comunque fare il raffronto coi prezzi di copertina: ognuno persegue una scelta editoriale propria.
    Certo, su una cosa siamo d’accordo (e credimi, non siamo solo noi due, ma molti altri): che più si persegue una strada che non va da nessuna parte (cercando solo di mantenersi a galla), più si perdono occasioni per invertire la marcia, ed intanto si spendono capitali.
    E piano piano si scende la china: e man mano che si scende, se non hai i freni scendi con velocità crescente. Secondo i me i freni sono i Gialli Classici e la forza frenante è data dalla regolarità che nelle vendite degli inediti mensili ce ne sia almeno uno. Questo ci auspichiamo: che nei Gialli, delle 2 uscite, mese per mese, una sia riservata ad Hard-boiled o Noirs inediti e l’altra ad un Giallo Classico inedito. Così non si scontenterebbe nessuno, e si avrebbe anche la forza necessaria (che nasce dal consenso) per continuare.

  43. giuseppina la ciura

    Cari Amici,
    la questione hard-boiled e/o Giallo Classico è, scusatemi, “una minchiata”. Se leggete l’elenco delle mitiche 266 Palmine, ci sono alcuni hard-boiled(“I 5 frammenti”per es)e nel secondo dopoguerra Tedeschi( sempre lui) pubblicò a raffica Cheney, Miller, Woolrich,Finnegan,Ross McDonald etc.
    Il problema per me non è quindi di genere, ma di qualità. E’ quella che manca. Si pubblica Devine e non Todd
    Downing, la Hughes e non Wade Miller,
    e potrei continuare. Io sono stata iniziata ai piaceri del Giallo classico a 14 anni da Poirot in persona(Il misterioso Affair di Styles Court),ma trovo “L’ultimo vero bacio”(tradotto magistralmente dal nostro Luca) un libro divino.
    Qualità, vo cercando….
    Ed ora basta, tanto non ci ascolta nessuno.
    Buona domenica
    Giuseppina

  44. franco

    abito a roma per fortuna i gialli più o meno li trovo. ma è possibile che la LIBRERIA MONDADORI, non abbia una SEZIONE; SCAFFALE, ANGOLO, BANCHETTO, che raccolga i GIALLI MONDADORI PUBBLICATI!!!!! E’possibile che bisogna sperare di trovarli nei negozi (sempre più rari purtroppo) dei libri usati? E’ la linea editoriale che vuole FAR CHIUDERE il Giallo??

  45. Henry Merrivale

    Piero, sono d’accordo, ma non posso intendevo suggerire una linea editoriale, ma solamente formulare una critica e un punto di vista. Certo che sarebbe bello che i Classici tornassero Classici (qualcosa si vede, ma si potrebbe fare molto ma molto di più), e i Gialli pubblicassero opere ‘vendibili’ e godibili, defilandosi un po’ da quanto viene già pubblicato in abbondanza in libreria.
    Cara Giuseppina, è questione comunque e sempre di gusti: a me personalmente l’hard-boiled non piace, e il noir in rarissime occasioni. Per me il mistero, l’enigma, il rompicapo sono la vera essenza del giallo, e dai qui la preferenza per il Giallo Classico.
    E’ vero che magari nei noir contemporanei si trova anche qualità, soprattutto da un punto di vista letterario, ma quella semmai preferisco cercarla in altra letteratura, della quale non è il caso di discutere in questa sede.
    Saluti
    Luca

  46. Dario Geraci

    Evitiamo ogni volta di attaccare gratuitamente la direzione..
    Da quando i romanzi DA EDICOLA Mondadori, si trovano nelle librerie? Ogni prodotto ha il suo canale di distribuzione, il Giallo da sempre, come Segretissimo e Urania non passa dalle librerie. Non è uan scelta di questa direzione, è così da sempre. Lati positvi e negativi nelle cose vanno sempre di pari passo.

  47. Piero

    E’ tutto vero Dario, però non so se tu lo sappia, perchè sei giovane e da poco stai in Mondadori, che parecchi anni fa, 12 per l’esattezza, si cominciò a pubblicare dei romanzi della Serie “Il Giallo Mondadori”, con numero ISBN, romanzi quindi che venivano venduti in libreria, immagino; io ne ho alcuni e due me li ricordo a memoria: La Chiamata, di Lovesey (n.4), Dalla parte sbagliata, di Crumley. Si potrebbe tentare una operazione del genere, anche ora, destinando una quota alla libreria: in questo modo chi perde un titolo o non riesce a comprarlo per via di una distribuzione a macchia di leopardo, potrebbe ordinarlo in libreria, pagandolo il costo dell’edicola o leggermente maggiorato, ma non certo il triplo del prezzo di copertina che viene ora richiesto.
    Non vedo perchè un’iniziativa attuata in passato, non potrebbe essere ripetuta nel presente, pur con tutti i distinguo.

  48. Piero

    A maggior verità su quanto ho detto ti dirò che per esempio “La Chiamata” di Lovesey fu pubblicato su Il Giallo Mondadori come n.2484, in quanto Giallo da vendersi in edicola, e, bada bene, stesso identico formato, copertina e quant’altro ma con numerazione a se stante e numero ISBN 9788804 424802, in quanto volume da vendersi in libreria.

  49. Dario Geraci

    Trattasi di esperimento non andato a buon fine.. Secondo Voi, se questo sistema avesse portato benefici alla casa editrice non s sarebbe continuato ad utilizzarlo?..

  50. Piero

    Booh ! Domanda dalle 100 pistole.
    Comunque io sono contentissmo per il giallo del mese prossimo, giacchè sono un fissato. Oddio, mi piacerebbe possedere i Ngaio marshdella Casini per puro collezionismo, giacchè Luca ha detto che sono tagliatissimi. Ma anche il prossimo di dicembre non è male: “Omicidio nella lana” non può che essere “Died in the wool” e risale al 1945.

  51. Alessandro B.

    Chissè se prima o poi non venga pubblicato anche “La medaglia del Cellini”, come chiesto a gran voce da alcuni di noi.

  52. Piero

    Se così fosse, bisognerebbe vedere anche la resa complessiva dell’italiano. Io ho letto il mese scorso un libro scritto negli anni ’40, e il testo “in italiano sin dall’origine” fila senza intoppi, il che significa che non è vero in assoluto che il fatto che un testo che sia di cinquanta e passa anni fa, debba essere per forza scritto in un italiano antiquato. Talora basta solo una rinfrescatina minima.
    Al di là di questo, il fatto che il mese prossimo pubblichino un inedito della Marsh, mi rende sospetto il fatto che possano pubblicarne un altro seppur ristampa a breve giro di pagina. A me farebbe più piacere che non un certo autore che fa venire il mal di pancia (ma di cui prima o poi uscirà il volume tradotto) almeno “Controfigura di un rapimento”, che non dispiacerebbe credo a nessuno.

  53. Luca Conti

    La traduzione di “Death in a White Tie”, ovvero La Medaglia del Cellini, pur con settant’anni sul groppone, è in effetti uno di quei rari casi in cui basterebbe una buona rinfrescata, visto che non è affatto malvagia e, cosa non frequente, completa.

    “Died in the Wool” è invece un giallo assai anomalo, quasi privo d’indagine: ogni capitolo è scritto dal punto di vista dei singoli sospettati di un omicidio, ma non in prima persona, bensì in terza: una sorta di variazione su ciò che faceva in epoche più o meno contemporanee Kenneth Fearing.

    Per certi versi – l’atmosfera particolarmente cupa e deprimente, ovvero la Nuova Zelanda rurale in tempo di guerra, e la totale mancanza della consueta ironia della Marsh, senza contare l’esiguità delle parti investigative – il libro ha quasi i tratti di un noir, dove la soluzione arriva, sì, alla fine, ma in modo quasi del tutto casuale.

    E’ un romanzo di estrema lentezza, quasi immobile, oltre a essere – a mia conoscenza – l’unico giallo ambientato tra le pecore :-)

  54. Fabio Lotti

    A onor del vero c’è in giro una pecora, Miss Maple, che addirittura conduce le indagini…:-)

  55. Piero

    A questo punto facciamo un bel super omnibus e mettiamo il delitto tra le pecore, la guardia al toro, il delitto col serpente (Patience), uno dei gatti della Braun, uno coi pappagalli (Perry Mason) e alla fine possiamo fare una collezione da far invidia a quella Sellerio. Che ne dite ?

  56. Fabio Lotti

    Perc chi desidera vedere legate le mie due grandi passioni giallo e scacchi http://corpifreddi.blogspot.com/
    Grazie per l’eventuale visita…

  57. esnaider

    secondo me è giusto pubblicare nei classici hard boiled e no. l’importante è che siano di qualità. ho riletto ieri la valigia di cinghiale di bruno fischer, un autore dic ui si dovrebbe ripubblicare l’opera omnia. il romanzo a sessant’anni dalla pubblicazione è fresco affascinante e pieno di sottili ambiguità.
    halter? c’è in lui una vena di cattiveria e perversione che in carr è assente. vero che alcuni finali sono tirati per i capelli ma la lettera che uccide e fiori di satana sono due capolavori.

  58. Henry Merrivale

    Ciao Fabio,
    ero interessato alla tua passione per gli scacchi, da me condivisa. Stavo per chiederti un po’ delle tue avventure scacchistiche, ma ho fatto una ricerca in rete e ho saputo tutto (o quasi) di te!
    Io purtroppo non frequento più da qualche anno, dopo i felici anni ’90, sotto gli insegnamenti di Spartaco Sarno: si creò in provincia di Torino un bel gruppo di amici, alcuni dei quali ancora attivi nei vari tornei.
    Adesso aspetto che il mio piccino muova i primi pezzi sulla scacchiera, e poi vedremo di riprendere! Magari ci si vede una volta o l’altra a qualche torneo!
    Gli altri mi scusino per la parentesi personale aperta…
    Salutoni
    Luca

  59. Fabio Lotti

    Scacchi e giallo un feeling irresistibile! Per il torneo facciamo alla svelta che ho i giorni contati…
    Ricambio i saluti.
    Fabio

  60. Piero

    Oh sì io son d’accordo con te, Esnaider. Talora le spiegazioni sono un po’ forzate, e talora la soluzione non è lineare come quella dei Carr prima e seconda maniera, ma..che finali !
    I finali son forse la cosa migliore degli Halter, e son d’accordo con te che i Fiori di Satana è un autentico capolavoro.
    Halter ha un che di perfido: se noti, nei romanzi pubblicati sinora (leggasi sino a due anni fa), spesso i finali con le vittime che altrove sarebbero solo celebrativi e riparativi nei loro confronti, in Halter vengono sovente capovolti, e le vittime diventano colpevoli, non del delitto sino a quel momento ascritto ma..di altro: in “La lettera che uccide”, ma anche “Cento anni prima”

  61. esnaider

    bravo piero, hai detto molto meglio di me rispetto al capovolgimento nei finali.

  62. Piero

    E inoltre in Halter, rispetto a Carr, sovente vi sono delle punturine riguardo ai temi etici, che in Carr mancano: Carr era un protestante convinto, mentre il buon Halter è francese alsaziano, e che risulti a me è rigidamente cattolico. Direi quasi che i due siano opposti come gli Ugonotti ai Tridentini.Molto spesso vedi in Halter, delle prese di posizione per es. riguardo al divorzio o all’aborto, che altrove in altri autori non si trovano.
    E anche per questo in fondo per me che Halter ad alcuni non piace.

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