Posizione di tiro – La porta sulle tenebre – Massimo Pietroselli

settembre 19th, 2009 by Moderatore

Intervista a cura di Dario pm Geraci

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Amici del giallo, stavolta ci troviamo in compagnia di Massimo Pietroselli, autore dell’ottimo  “La porta sulle tenebre” che proprio in questi giorni, vede la luce, nelle librerie spagnole.

Come di consueto, ecco le nostre cinque domande che ci aiuteranno a conoscere meglio l’autore del mese.

DG: Allora Massimo, come ci si sente sulle pagine del Giallo Mondadori? Tu non sei nuovo a questo tipo di “excursus” tra i periodici Mondadori.

MP: Tutt’altro. Da Urania al Giallo, prima con “Il palazzo del diavolo” e ora con la ristampa della “Porta sulle tenebre”, è un po’ che frequento questi paraggi. Dal 1995, per l’esattezza. Ci si sente in ottima compagnia: la collana del Giallo è una miniera in cui si trova di tutto, una gioia per i collezionisti. Adesso Cornell Woolrich esce in edizioni rilegatissime e raffinate (e magari, con lo strillo “inedito” leggermente esagerato)? Be’, lo pubblicava il GM. E Chase? Idem. E Jim Thompson, David Goodis, John Wainwright, Ruth Rendell. Per non parlare del Catalogo Aureo: Christie, Gardner, Stout, Wallace… E in mezzo a loro, piccolo piccolo, ci sto pure io. Come dovrei sentirmi?

DG: Parlaci di questo romanzo. Cosa ti ha spinto a scriverlo?

MP: Il piacere di raccontare, che dopo il gradimento del mio premio Tedeschi mi ha consentito di tornare presto alle sudate carte. Il piacere di costruire una storia, i rimandi, lo sfondo storico, i personaggi: un puzzle in cui sei autore e solutore ad un tempo. E il fatto che ogni tanto qualcuno mi scrivesse “E allora, il nuovo Quadraccia? Perché il personaggio più amato della serie pare essere l’odioso Quadraccia, piuttosto che il riservato Archibugi. E’ proprio vero: come diceva Kirk Douglas “La virtù non è fotogenica.” Quanto al plot, è piuttosto complesso per poterlo riassumere in breve. Diciamo soltanto che il primo romanzo si incentrava sulla speculazione edilizia, questo sull’intreccio tra politica e affari. Tutto documentato. E per sopramercato, c’è un inglese oppiomane convinto che un serial killer londinese si aggiri per Roma, un bambino forse ucciso e segnato con una doppia W che rimanda a Poe, un giornalista che scompare, un cadavere irriconoscibile che viene ripescato dal Tevere… E poi c’è Roma. Quella prima degli scempi. Quella prima della Grande Svendita.

DG: Ultimamente, il thriller italiano ha spostato la propria attenzione verso gli intrighi economico/politici che riempiono le pagine dei quotidiani negli ultimi anni. Possiamo dire che “La porta sulle tenebre” rientra in questa “new wave” pur facendo riferimento ad un contesto storico diverso?

MP: Questo non so dirlo. Per quanto mi riguarda ho scoperto, studiando il periodo dell’Italia fine XIX secolo, gli stessi discorsi, le stesse facce, gli stessi comportamenti di oggi: per cui capita che, parlando di cose di ieri, si parli dicose di oggi.  Questo è forse l’aspetto più desolante, “noir” delle mie storie: non nasce dalla trama in sé, ma piuttosto dallo sconforto di chi constata che niente è cambiato. Questo forse è qualunquismo, ma posso motivarlo.

DG: I nostri lettori hanno ravvisato uno spiccato senso cinematografico nel tuo modo di narrare. Quali sono i tuoi gusti in ambito cinematografico? Per quanto riguarda invece quello letterario, a chi ti senti più “vicino” come autore?

MP: Davvero hanno parlato di senso cinematografico? Questo mi fa molto piacere, perché in realtà le mie regole narrative, se pure ne ho, nascono dal cinema piuttosto che dalla letteratura. Per esempio, una regola base viene da un produttore americano che, a uno sceneggiatore “impegnato” che voleva lanciare un messaggio, rispose: “Se vuoi mandare un messaggio, lascia stare la sceneggiatura e scrivi un telegramma”. Sacrosanto. Io penso sempre che uno scrittore sia un regista che fa vedere quel che vuole al lettore attraverso l’occhio della fantasia. Può indirizzare la costruzione dell’immagine nel suo teatro mentale, può fare zoom, panoramiche, primi piani: può nascondere dettagli, distogliere l’attenzione, dilatare o accorciare il tempo, montare e smontare scene. E in più può far sentire odori, sapori, umori… Per quanto riguarda il cinema, amo tutti i registi che raccontano per immagini. Diceva John Ford: “Un bel film è quello che ha tanta azione e poco dialogo.” E dunque John Ford, Alfred Hitchcock, Ernst Lubitsch, Orson Welles, Stanley Kubrick, Pietro Germi e tanti altri. Per quanto riguarda la letteratura e mischiando alla rinfusa, direi: Simenon, Graham Greene, Sciascia, Chandler, Ross McDonald, McBain, Stevenson, Dickens… uff. Troppi. Lasciamo stare.

DG: Chiudiamo con qualche anticipazione. A cosa stai lavorando attualmente? Possiamo sperare di ritrovarti ospite tra qualche tempo sulle nostre pagine?

MP: Dunque: ho già accennato su questo blog (animato tra l’altro da conoscitori del “giallo” degni di Rischiatutto) che nella prossima primavera dovrebbe uscire il terzo romanzo della serie “romana”, dal titolo “L’affare Testa di Morto”. Per inciso, la Testa di Morto è un orologio da tasca in foggia di teschio, e viene da “Il piacere” di D’Annunzio. In questa puntata, si parlerà della politica che alimenta guerre per destabilizzare altri governi. Roba mai vista prima. E scopriremo qualcosa di inedito sul riservato Archibugi. Che forse è un po’ troppo riservato… Adesso sto invece scrivendo un romanzo storico ambientato nell’impero di Marco Aurelio, che dovrebbe uscire nelle librerie fra un anno e forse più, dal titolo “L’aquila di sabbia e ghiaccio”. Non è un giallo, ma un romanzo di avventura e intrigo che mi pare stia venendo bene. Ma prima di tutto, il mese prossimo ci sarà, dopo De Pascalis, Luceri e Leoni (tutti amici che saluto con affetto), il mio articolo sul concetto di omissione nel giallo! A proposito, ho preparato pure un casereccio trailer. Casomai vi mando il link.

Grazie per il tempo che ci hai concesso caro Massimo.

A presto e buon lavoro!

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29 Responses

  1. Andrea Franco

    E allora, trailer a parte, non vediamo l’ora di scoprire qualcosa di più sul buon Archibugi! a presto

  2. Piero

    Massimo, stai meglio senza giacca e cravatta !
    E poi, la pipa si addice ad un abbigliamento più casual, tipo quello da vecchio signorotto inglese.. Oppure, almeno, mettiti il cappello di Sherlock Holmes ! :-)

  3. Massimo

    Ma come fai a sapere come sto meglio? E poi, questa foto è vecchia come il cucco, adesso ho un occhio di vetro, un parrucchino, la barba mefistofelica e indosso una camicia dal collo cinese, come il Dottor No.
    Nella pipa c’è l’oppio.

  4. Fabio Lotti

    Su http://www.thrillermagazine.it/libri/8626 mia breve presentazione. Anche per il fatto che già aveva detto tutto Sabina Marchesi (un saluto affettuoso) all’uscita del libro.

  5. Piero

    Dio mio, sei diventato forse come l’Ispettore Clouseau, che adotta quei travestimenti improbabili? La prossima volta ti farai forografare vestito da pirata, con l’uncino, la benda, la gamba di legno, e il falso pappagallo sulla spalla? :-)

  6. Massimo

    x Fabio: ho letto. Bravo: per questa volta, niente teste di cavalli morti nel letto.
    xPiero: incidentalmente, “Pietroselli” è quasi l’italianizzazione di “Peter Sellers”.

  7. Fabio Lotti

    E’ stato facile per me farmi un ottimo giudizio. Qui siamo di fronte ad uno scrittore vero. La trama ed i personaggi vengono fuori in modo naturale, quasi spontaneo (e mi immagino, invece, la fatica). Anche le storie personali si incastrano perfettamente nel contesto dell’indagine poliziesca in un sano equilibrio.
    Spesso mi trovo davanti a prodotti buoni, dignitosi, ma senza quello scatto in più che potrebbe elevarli al rango di eccellenza. Qui mi pare che almeno un pò di scatto ci sia.

  8. Piero

    ..che non è stato solo Clouseau ma anche l’interprete del Dottor Stranamore, e di Oltre il giardino, oltre ovviamente La pantera rosa e seguenti, e Hollywood Party, vera miniera di esilaranti gags.
    Un grande attore prestato alla comicità: ma è solo dei grandi attori riuscire a ricoprire tutti i ruoli. Quindi direi che dovrebbe essere un onore per te essere italianizzazione di Peter Sellers, o forse di Peter Sellers dall’alto delle nuvole esser stato accostato a te: chissà..

  9. Ottavio

    Forse troppo cinematografico lo stile del buon Petroselli. In entrambi i romanzi l’ellissi frequente e insistita durante la narrazione appare a volte irritante e sfiora pericolosamente un barare nei confronti del lettore che pochi accetterebbero da nomi ben più collaudati. L’ispettore di turno parla con un testimone e gli viene rivelato qualcosa di rilevante? Perché a noi che leggiamo non è accordato lo stesso privilegio e apprendiamo il contenuto della chiacchierata dopo 20 pagine, e per di più incidentalmente, come lasciato cadere dall’alto durante la spiegazione finale? chissà…

  10. Massimo

    L’obiezione di Ottavio è interessante. La medito tra me, perché può esservi del giusto, ma intanto lo avviso simpaticamente: nel terzo romanzo le ellissi saranno ancor più insistite. C’è una scena costruita al solo scopo di NON rivelare qualcosa. Perché? Per far sfogliare le pagine.
    Ma ne parlerò anche nell’articolo sull’omissione, nel prossimo CGM.

  11. Piero

    @Massimo: Ah, furbone! Sempre la risposta giusta !
    Almeno sei schietto : c’è tanta gente che se la tira, tu invece dici le cose pane al pane e vino al vino.

  12. Massimo

    Ah, bè, io faccio mio il motto del grande Hitch: “I miei film non sono pezzi di vita: sono pezzi di torta.”
    Un’altra delle mie regole narrative… che poi ce la faccia a rispettarla, è un altro paio di maniche.

  13. Piero

    Insomma, a dire che quando non si sa come mettere pagine in più, si allunga il brodo. :-)

  14. Fabio Lotti

    Per Luca e scusate l’intromissione. Ti ho seguito e appoggiato anche su “Angolo nero”. Il problema delle traduzioni è troppo importante. Naturalmente questa tua cocciuta insistenza è stata attaccata duramente da Giallo (in forma ironica) nella stronzata che vedrà la luce la prossima settimana sempre su Corpi freddi (doveva già essere pubblicata). Naturalmente aspetto un tuo intervento…

  15. Fabio Lotti

    Già che ci sono aggiungo che, oltre al libro di Pietroselli naturalmente, vi consiglio “Vish Puri e il caso della domestica scomparsa” di Tarquin Hall, pubblicato sempre dalla Mondadori. Si svolge in India ed è godibilissimo.

  16. Piero

    Io non credo che si possa definire cocciutaggine il legittimo aspirare ad un prodotto decoroso, che quando è ben tradotto può ambire in determinati casi a qualificarsi come esempio d’arte.
    Tutti ricordiamo il buon Montanari, quando era in Mondadori, prima che assumesse l’incarico di Direttore di Urania, quali belle traduzioni avesse realizzato per i primi Queen, quelli con la sfida al lettore. E quanto lo abbiamo rimpianto tutti per non aver potuto allestire nuove traduzioni di uno dei monumenti della letteratura americana del novecento.
    Dico Arte nella traduzione, perchè Luca da traduttore sa quale differenza ci possa essere per es. tra una qualsiasi traduzione de La Recherche di Proust e per esempio quella di Rebora. Ma senza scomodare i poeti, la traduzione integrale è un elemento imprescindibile quando si voglia mantenere un pubblico attento e consapevole e quando si voglia catturarne dell’altro.

  17. Luca Conti

    Fabio, ma che intervento vuoi che faccia? Ormai sono cose che ripeto da anni…

  18. Fabio Lotti

    L’intervento me lo devi fare su ciò che dice Giallo in maniera scherzosa. Poi passiamo, magari, al serio…Insomma quando è pubblicato ti avverto. Poi decidi come meglio credi.

  19. Ascanio

    L’ho comperato appena uscito in edicola, ma lo leggo da una settimana. Un romanzo dal “peso specifico” molto alto. Infatti sono arrivato a pagina 106. Complimenti all’autore.

  20. il professionista

    un romanzo molto bello e intrigante nell’atmosfera e nello svolgimento. Bravo!

  21. Massimo

    Grazie per tutti i commenti positivi!
    (per quelli negativi… ESTOTE PARATI). :-)

  22. anne67

    @ massimo
    qualcuno nell’altro thread ha parlato di ispirazione cinematografica. a me leggendo di Quadraccia è venuto di pensare all’Andy Sipowicz delle prime bellissime serie di NYPD. sbaglio?

  23. Massimo

    Ahimè, Anne67, non so. Non ho mai visto quel telefilm. So che ciò getta un’ombra inquietante su di me, ma non seguo molto i telefilm, le fiction etc. Non ho nemmeno mai visto CSI! Mi danno fastidio i movimenti di macchina moderni, pare che siano tutti affetti da sindrome di iperattività. Sono rimasto ad Arsenio Lupin, Attenti a Quei Due, il Prigioniero, Kojak, Colombo… molto old fashioned, come vedi. Però, se proprio bisogna parlare di ispirazione, forse in Quadraccia c’è qualcosa di Ollie Weeks. Dopotutto Biagio Proietti ci azzeccò subito, a una presentazione del mio libro: sostenne che l’ispirazione veniva dall’87°. Ci aveva preso.

  24. anne67

    beh in un certo senso allora la mia non era un’ipotesi del tutto campata in aria ;).
    ci sono alcuni che sostengono che esista una specie di genealogia che dall’87°(cartaceo) passando per la vecchia serie tv “Hill Street giorno e notte” arriva proprio a “NYPD”.
    anche a me comunque continuano a piacere le vecchie fiction, (“Segno del comando” compreso), ma non disdegno il nuovo.
    ed è vero che lo scarto che si percepisce immediatamente è tra i ritmi lenti delle “antiche” e quelli quasi parossistici delle nuove.

    p.s. ot qualcuno qui è per caso riuscito a recuperare, anche su dvd in lingua originale, “Il prigioniero”?

  25. Massimo

    Io il Prigioniero ce l’ho in originale inglese in VHS. Tra l’altro, saprai che fra poco esce il remake, con Ian McKellen nel ruolo del n° 2. Su internet esiste già un lungo trailer.

  26. anne67

    in effetti io l’avevo cercato sul sito BBC senza trovarlo.
    non sapevo del remake. vado a dare un’occhiata.
    anche se nutro sempre un filo di sospetto nei confronti delle nuove versioni….

  27. Andrea Franco

    Oh, il buon Ollie “Fat” Weeks. Lo sai che qui per me, entri nel vivo della passione!

  28. Piero

    Massimo, ma siamo due gocce identiche !
    Anch’io son rimasto ad Arsene Lupin, Philo Vance, il Maigret di Cervi, Colombo, Ellery Queen, Attenti a quei due, Kojak, Quincy : erano veramente belli !
    Immagino che tu stia collezionando i DVD che stanno uscendo in edicola sui vecchi sceneggiati del mistero e gialli della RAI..

  29. Massimo

    @Piero: Ovviamente sì, li acquisto. Non tutti, ma diversi. Adesso aspetto con ansia “Accadde a Lisbona” con Paolo Stoppa. E De Vincenzi, che ho in VHS ma insomma, merita un supporto migliore.

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