Un fiammifero di troppo (2975)

marzo 31st, 2009 by Moderatore

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Un aitante malfattore in azione lungo la riviera francese. Una sensuale ereditiera che si crogiola sulla spiaggia di Cannes. La ricetta perfetta perché volino scintille. E piombo. Ben presto il nostro è costretto a una precipitosa fuga, con alle calcagna la polizia e anche l’ereditiera. Dai casinò di Monaco alla giungla del Brasile, dal transito di Tangeri alla casbah di Marrakech, la caccia è aperta. Neanche un veterano dei tavoli verdi di Montecarlo oserebbe scommettere su come finirà…

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Posted in Giallo (serie regolare), Le collane del Giallo

5 Responses

  1. Fabio Lotti

    Partenza sparata questa di Un fiammifero di troppo di David Dodge. Un “manigoldo” al lavoro nella Riviera francese aiutato senza secondi fini da una ricca signora; l’incontro con la sua Nemesi, l’Onorevole Regina Forbes Jones per essere più precisi; il suo nuovo lavoro di contrabbandiere; sua nuova dimora la prigione francese e insomma si comincia bene. Partenza sparata come contenuto e come scrittura: veloce, ironica, pulsante con girandole di battute quasi mai a vuoto (il pericolo delle girandole di battute è che talvolta fanno cilecca e non scoppiano per niente). Il tutto raccontato in prima persona dal “simpatico” malfattore. Essendo un tipo amante di movimenti più lenti un po’ di fiatone me lo ha fatto venire.

  2. Fabio Lotti

    Il libro potrà piacere o non piacere (a me è piaciuto) ma alla fine il lettore avrà comunque imparato a truffare gli altri e a non farsi truffare.

  3. Danilo Campanella

    Questo giallo non è un giallo, è la storia di un tipo improbabile a cui succedono cose improbabili. L’io narrante è quello di un americano che ha il vizio di infilarsi nei guai: peccato che gli capiti sempre di ritrovarsi in luoghi esotici accanto a donne di moralità (ed intelligenza) dubbia. Purtroppo lo fa con una discontinuità fastidiosa che rende il romanzo un collage di storie poco raccordate fra loro. Contrabbandieri, truffatori, vecchi marpioni, vergini improbabili, attempate signore disinteressate e chi più ne ha più ne metta: troppa gente per una storia che non riesce mai a partire veramente e che ha un finale davvero stucchevole. Non c’è da stupirsi se The Last Match, scritto nel 1973, non trovò all’epoca un editore. A recuperarlo, nel 2006, ci ha pensato Hard Case Crime pubblicandolo negli Stati Uniti: oggi può costituire un curioso documento di uno stile di letteratura popolare che, un po’ come succede per il cinema di serie B, può suscitare un pizzico di nostalgia. Però i libri importanti, e soprattutto belli, sono un’altra cosa.

  4. Fabio Lotti

    Che i libri importanti e belli in senso assoluto siano altri sono d’accordo.

  5. Danilo Campanella

    Aggiungo che in questo caso il “recupero” di questo romanzo è un’operazione, da un punto di vista filologico, che apprezzo. Che poi il romanzo sia la classica ciambella uscita senza buco non è così importante.

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