Fallito Latruff

gennaio 27th, 2009 by Moderatore

Il primo Giallo? Non esattamente…

Più avanti farò una confessione, ma intanto desidero dirvi di Fallito Latruff.Il nome gli era stato affibbiato da noi, ragazzini d’undici/dodici anni, ispirandoci ad un personaggio perseguitato da Topolino il quale continuava a perpetrare truffe fallimentari. E c’era un motivo per quel nomignolo. Erano i tempi, all’incirca, di Furia Cavallo nel West e di Canzonissima. Il negozietto di Fallito, età ed accento indefinibile, era nei pressi della stazione delle Corriere di Modena. Sull’unica vetrina erano appiccicate lettere adesive grandi un palmo “ COMPRA-VENDITA FUMETTI USA”. La parola finale completa era “USATI”, ma la T e la I erano saltate via e mai sostituite. Cavolo, pensavi, qui hanno i mitici fumetti americani! Non era così, e non era l’unico piccolo imbroglio di Fallito. Sapete, lui aveva questo modo di scrutare con aria disgustata i “Tex”, gli “Alan Ford”, i “ Satanik” ed i “Diabolik” che tu deponevi sul ripiano della “scrivania” dopo aver scontato una lunga attesa psicologicamente devastante.“ No… non m’interessano”, dichiarava.“ Ma, signore, sono numeri recenti e…”“ Riportali a casa… dai che non ho tempo!”Mentre raggruppavi i tuoi tesori con la morte nel cuore, invariabilmente sparava “ Però… vabbè, sei venuto sino qua… ti posso dare cinquecento lire per tutti quanti”“ Ma, signore…”“ Se non ti va bene, sgombra!”Tu cercavi di mostrare sdegno ma era arduo mantenere a lungo una dignità offesa quando avevi undici anni, il Brill Cream che ti si squagliava in testa ed un paio di pantaloni corti color tortora che ti ballavano attorno alle gambe secche e scartavetrate dall’asfalto. Allora cedevi, consegnavi il malloppo e ti ficcavi a studiare gli scaffali cercando di fare il miglior affare possibile nei limiti della ridicola cifra decretata, adocchiando spesso la porta chiusa a lato della scrivania che, si narrava, celava i leggendari fumetti “ per adulti”.Ma ad un certo punto io mi stancai di subire: invocai il genio criminale di “Diabolik”, ma partorii una trovata più da “Alan Ford” Andava in questo modo. Mi presentavo con la mia sportina di fumetti. Fallito mi fissava da sopra gli occhialini. “Ora non ho tempo”. “ Aspetto, signore”Sorridevo con aria innocente e, non tanto innocentemente, facevo scivolare nella sportina qualche romanzo tascabile dallo scaffale più lontano dalla scrivania. Quando Fallito si decideva a taglieggiarmi ed arrivava ad estrarre dalla sportina anche quei volumi mischiati ai miei fumetti, io continuavo a sorridere con l’adrenalina nuclerizzata.A volte borbottava “ Questo ce l’ho già…” sollevava lo sguardo verso lo scaffale, poi si stringeva nelle spalle “ No… l’ho già dato via”; allora mi ricordavo anche di respirare.Con aria distratta mi proponeva il conto; io facevo un po’ di sceneggiata; poi mi davo da fare e portavo a casa una contropartita finalmente giusta.Andò avanti per tutta un lunga, serena estate sino ad un sabato pomeriggio.Stessa scena e stesso sorriso “ Aspetto, signore” avevo detto movendo un passo verso lo scaffale dei tascabili. Fallito era come il solito distratto alla sua scrivania; io, da bravo delinquente giovanile ormai scafato, afferrai un volumetto pronto a farlo scivolare nella mia sportina quando, sollevando la testa, incrociai lo sguardo scuro di un tipo alto e secco che si era materializzato sulla soglia “ per adulti”.Conservai il sorriso. Tenni il volumetto stretto in mano ben lontano dalla sportina; mi avvicinai con gambe fluttuanti alla scrivania.“ Compro questo, signore”Fallito mi fissò da sopra gli occhialini “ Cos’è questa novità?”“ Compro questo, signore”“ Non vuoi farmi vedere cos’ hai nella sportina?”“ Compro questo, sign…”“ Ho capito! Sono centocinquanta lire. Ce le hai, Onassis?”Mi dissanguai ed uscii con il sorriso ancora stampato in volto. Sorrisi a tutto il quartiere. Sorrisi a mia madre. Entrai in camera mia e crollai. Solo il giorno seguente controllai il mio acquisto forzato, questo strano volumetto giallo con un tondo nel quale due uomini lottano ed in primo piano, forse appena fuori dal tondo, il volto di una donna, una castana tipo Senta Berger con un sorriso che uccide.Il mio primo Giallo Mondadori. Ed ora, la mia confessione. Pensate fosse la mossa con Fallito? Ma per favore! Non so nemmeno come potrebbe definirsi: non c’era sottrazione di merce, quindi non era un furto. Non c’era scambio di denaro ed anche la ricettazione è esclusa. Mettiamola come giustizia proletaria, se vi va.No, la cosa è molto più seria e la confessione brucia: non ricordo il titolo di quel Giallo!E non è tutto… lo sfogliai solamente, poi andò rivenduto… eh sì. Ma qualcosa mi rimase dentro, come un sapore, come il senso di qualcosa di gustoso che potevo riscoprire, forse, più avanti. Ed è infatti un gusto che ritrovai, a vent’anni compiuti, quando presi a saccheggiare, disordinatamente ed indifferentemente, Urania e Giallo Mondadori. Mi fulminarono due romanzi in particolare: “ Prega Detective” e, più tardi, “Clandestino” di un tale di nome James Ellroy, avete presente?   Ma, diavolo, mi avete costretto a ripensare a quel primo Giallo. Se mi sforzo, forse posso visualizzare l’immagine sulla copertina.Credo che mi metterò a saccheggiare Ebay e le bancarelle per rintracciarlo. Forse questo glielo devo a Fallito, dopotutto.                                                                                                                                                                         

                                                                                                                                                                         Stefano Pigozzi

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2 Responses

  1. Fabio Lotti

    Pensavo di essere stato solo io a fregare i gialli (insieme ai fumetti) nella prima età adolescenziale…Peccato. Un pò mi scoccia…

  2. franco

    Un tuffo nel passato. Anch’io avevo un rivenditore di libri usati chiamato “cappello” portava sempre lo stesso tutto l’anno. Era un reduce della Campagna di Russia ed aveva un carrettino, dove con capacità alla Eta Beta riusciva a tenere tutto dai fumetti, ai libri, alle riviste.(ogni tanto di nascosto sbirciavamo qualcuna “spinta”) e lui per un po faceva finta di niente e poi ci cacciava via. lo scambio era due per uno, oppure un quarto se provavi a vendere. Se no si andava a forfait. (a suo favore).Un’estate avevo un po di giornaletti pensavo ad uno scambio. Allora le città si svuotavano completamente e lui non aveva molta scelta. Ricordo che era seduto su una sedia, ucciso dal caldo, prese svogliatamente i giornaletti mi guardò e disse “non ho niente di nuovo, se vuoi cambiare cercati qualcosa”. Guardai deluso quel poco che c’era di fumetti, e rimasi incuriosito da una copertina gialla con su una scena di un poliziotto, un morto ed il viso di una donna terrorizzata. Non mi ricordo il titolo. Ne presi anche un altro un Perry Mason (questo me lo ricordo). Poco convinto tornai a casa. Cambiai parere la sera stessa.Iniziai la lettura dei Gialli e da allora…… Ogni tanto ripenso a “cappello”, con affetto e gratitudine un pezzo della mia cultura lo devo a lui.

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