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Gen 13, 2010 in
librerie del mondo
MILANO - I nuovi esploratori della cultura partono da Milano. Hanno un enorme scaffale di libri colorati dipinti su un container che riempie lo sguardo, da «Il corvo» di Edgar Allan Poe a «L’uomo invisibile» di H.G. Wells. Sembra una biblioteca per giganti, invece si schiaccia un pulsante e tutto si apre, in un gioco di pompe idrauliche e sirene, in una splendida libreria. È Baloo, in omaggio all’orso de «Il libro della giungla» di Rudyard Kipling, il primo «Mursia Passpartù », lo spazio-libreria mobile con cui la casa editrice milanese Mursia esplorerà l’Italia. Duemila chilometri di percorso in programma, partendo da Crema, dove Baloo si fermerà in piazza Duomo dal 16 al 31 gennaio, con un carico di migliaia di libri e tanta cultura non solo di carta: ci saranno presentazioni—come con Carlo Lucarelli domenica 24 —, incontri per le scuole e giochi.Com’è nata l’idea? «In una casa editrice non conta solo il movimento intellettuale, ma anche quello fisico — risponde Fiorenza Mursia, presidente —. Così, in un momento di staticità culturale abbiamo creato una vera e propria libreria viaggiante». Se l’antenato diretto per la città era il «Librimobile », il chiosco su ruote che l’editore Valentino Bompiani fece disegnare a Enzo Mari nel 1955, oggi come allora la libreria errante guarda al futuro: disegnata dallo studio SixPlus, realizzata dalla Franzinella Spa che costruisce petroliere, raccoglie tanti titoli divisi per genere, regala racconti classici con la collana «freebook», ha tre postazioni giochi curate da Nintendo e uno schermo interattivo dove si potranno scrivere racconti, ricette e partecipare a un romanzo collettivo.Tra i motori dell’iniziativa, un dato: in Italia ci sono circa 8000 Comuni e 2000 librerie, ma il 53 per cento di queste è in Lombardia, Lazio, concentrate a Milano e a Roma, e Veneto. Tanto che Mursia Passpartù ha avuto un successo immediato ed è già stato prenotato fino a ottobre in tutta Italia, con alcune tappe lombarde — a Bergamo e Lovere — e il desiderio della casa editrice di tornare in città a dicembre nelle periferie milanesi. Intanto, i custodi di Baloo si preparano: Luca 77 che guida il Tir e i due librai, Luca Bondielli, che si è occupato degli eventi, e Cristina Mariotti, già «libraia in esterno» su tante piazze italiane: «Andare on the road nella provincia italiana—dice—sarà un’avventura».Alessandro Beretta13 gennaio 2010
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Dic 7, 2009 in
librerie del mondo
Dopo l’acceso - e utile - dibattito su Kindle, torniamo ai fondamentali: libreria di volumi usati. In Spagna, a Madrid, dove fra pochi mesi arriverà anche Emma.
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Dic 5, 2009 in
librerie del mondo
Lo so, lo so. ora direte che sono mono-maniaca, ma la mia caccia alle librerie nel mondo è come un vizio. Questa Cocotte è dedicata solo a libri e oggetti legati al cibo, alla gola, al piacere di mangiare, cucinare. Sto studiando molto in questi giorni, e più leggo, più navigo in rete, più penso alla troppo spesso evocata agonia della carta, più cerco di capire - a fondo - l’universo del web. Non sono come Emma, la trama del romanzo si svolge nel 2001… sembra un secolo, è solo un decennio. Tutto sta cambiando così radicalmente… Per Natale ho chiesto, non a babbo natale, ma alla famiglia, in regalo il Kindle: sì, voglio provare a leggere un romanzo su kindle. Voi ci avete per caso già provato?
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Dic 1, 2009 in
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Nov 24, 2009 in
librerie del mondo
Ciao, ecco un articolo pubblicato su repubblica di oggi. Mi ha fatto tornare in mente LA SOVRANA LETTRICE di Bennett.
Mursia, per battere la crisi, da gennaio diventa anche “una casa editrice da strada”Per la prima tournée camion con quasi 40 mila volumi in 24 piazze
I Tir dei libri lungo l’Italiaper conquistare lettori
di MICHELE SMARGIASSI
MILANO - Libri con le ruote. Per inseguire il lettore che fugge, le autostrade reali sono più utili di quelle informatiche. “Da gennaio saremo la prima casa editrice on the road”, annuncia Fiorenza Mursia tra gli scaffali della sua (ancora sedentaria) libreria milanese.Tutto il catalogo della cinquantenne e prestigiosa sigla dell’editoria italiana sarà caricato su quattro Tir: 3.800 titoli, 9 mila volumi per camion. Freccia a sinistra e via per lo Stivale, ventiquattro le “piazze” già prenotate per la prima tournée, nomadi come un circo, a vender libri nei piccoli centri dove le librerie muoiono come le farfalle d’inverno.Papà Ugo, che fondò il marchio, sarebbe contento: era un appassionato di Salgari e di Verne, cioè di viaggi e di avventure. E questa è un’avventura viaggiante che sa di moderno e di antico assieme. “Cercavamo idee per uscire dalla morsa di un mercato editoriale sempre più rigido - spiega Fiorenza - ci aspettavamo proposte di negozi online e cose così”. Invece i guru del marketing hanno soppesato tutte le possibilità offerte dalla tecnologia e hanno concluso che il futuro sta nell’antico. In strada. Come i colporteur, venditori ambulanti di Bibbie e fogli volanti nella Francia dell’Ottocento: andare nelle piazze, con i libri veri, da far vedere e toccare.Certo, Internet funziona, eccome. Le vendite di libri in rete sono aumentate quest’anno del 22%, più del prevedibile. Ma cosa compra il lettore in rete? Solo i titoli che già cerca. Non è lì che si farà sedurre da un libro sconosciuto. Ma ormai neanche nelle librerie di catena, dove spadroneggiano le novità (il tempo di permanenza in scaffale è sceso a tre mesi). E le librerie tradizionali, quelle col libraio che dà consigli? Perdono clienti (meno 7%). L’insieme è letale per editori che, come Mursia, vivono di un enorme catalogo di long-seller. Come proporlo al lettore-massa? Sbarcare negli ipermercati? Anche lì, a sorpresa, le vendite calano nonostante i supersconti (meno 2,5%).In queste condizioni, l’incontro tra i libri non-da-classifica e il lettore si fa difficile. Bisogna sparigliare. Inventare. Copiare da altri settori, per esempio la moda, che con i temporary shop approfitta dei negozi provvisoriamente sfitti. Anche Mursia aveva carezzato l’idea: ma l’ha scartata. “Siamo una casa editrice con una tradizione, non ci piace dare l’idea del mordi-e-fuggi”. Più suggestivo il modello alimentare: sbarchi, apri, cucini e servi ben caldo. Non c’è solo la porchetta: raffinati ristoranti sushi su ruote spopolano negli Usa. Ed è questo che farà Passapartù, il progetto Mursia.Per ora i camion sono due, ma la flotta dovrebbe raddoppiare entro il 2010. Ciascuno porta un container lungo nove metri, che una volta posato a terra si apre da solo come un carillon e in pochi minuti diventa uno stand di cento metri quadri, design firmato da due giovani architette milanesi, Valeria Manzini e Yuri Mastromattei, scaffali colmi di novemila volumi, saletta conferenze da 30 posti, computer, video e angolo cocktail. Tre settimane stanziali e una di viaggio ogni mese. Piazze scelte con cura per setacciare la provincia italiana. Sindaci entusiasti di ospitare un’animazione culturale a costo zero: “Nessuna difficoltà a ottenere i permessi”.Come ogni buona idea, ha precursori. Un altro grande editore italiano, Valentino Bompiani, ci pensò nel 1955. Il suo “Librimobile”, furgoncino-libreria-salotto con grandi finestre-vetrine, lo fece carrozzare da un designer prestigioso, Enzo Mari (che apparteneva, non a caso, al movimento dell’”arte cinetica”). Anche gli editori di opere a fascicoli, come Fratelli Fabbri, disponevano di un proprio parco-mezzi motorizzato. E sempre negli anni Cinquanta i servizi di pubblica lettura di alcune province raggiungevano con camioncini i paesi più sperduti per prestare e ritirare libri, tradizione rifiorita qua e là con i “bibliobus”. Albe Steiner propose perfino scompartimenti-libreria sui treni. Ma allora non c’era Internet. La sfida era far arrivare il libro dove altrimenti non sarebbe arrivato. Oggi la gara è fra libreria reale e libreria virtuale? “Non sono mercati in competizione” per Giovanni Peresson dell’ufficio studi dell’Associazione italiana editori. “Il lettore di oggi - spiega - è multi-canale, compra in rete ma ama anche frugare sulle bancarelle”. Ma è proprio la stessa cosa? “Internet è velocità - ammette Fiorenza Mursia - ma il libro è “pensiero lento”, cioè ascolto, maturazione, scambio: il lettore ha bisogno di tempo e spazio per innamorarsi, noi proviamo a regalarglieli”.
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Ott 11, 2009 in
librerie del mondo
Inutile dire che condivido.Emma Perchè fare acquisti in una piccola libreria indipendente, in una attività economica indipendente?Quando acquistate in una piccola libreria indipendente,o in qualsiasi altra piccola realtà del vostro paese, l’intera comunità ne trae beneficio sotto molteplici aspetti:Ø EconomicamenteØ Parte del denaro speso localmente rientra in circolo nella comunità, grazie alle imposte locali e alle addizionaliØ Le piccole realtà agiscono in un’ottica più lungimirante di quella dei grandi gruppi,costretti a fornire elevati utili ai propri azionisti, a qualunque costo (con risultati sotto gli occhi di tutti, di questi tempi….)Ø L’ambienteØ Comprare locale significa meno packaging, meno trasporti, meno traffico e inquinamentoØ Fare acquisti in un centro storico anziché in un centro commerciale vuol dire meno infrastrutture da costruire in aperta campagna, meno costi per il loro mantenimento, più denaro a disposizione per la vostra comunitàØ La comunitàØ Il negoziante di una piccola realtà è vostro amico e vicino, sa consigliarvi e darvi attenzione come persona, prima che come cliente. Molte volte conosce voi e i vostri figli da decenni, e viceversa!Ø Le piccole realtà del vostro paese contribuiscono a sostenere le attività di scuole e organismi di carità, versando in beneficenza molto più delle catene, in proporzione.Ø I centri storici esistono da secoli, le piazze sono sempre state il fulcro della comunità, il luogo per incontrare persone e dare vita a nuove idee. Se i centri storici si svuotano, il degrado, sociale e culturale, avanza.Ø Più piccole librerie, più editori indipendenti . Equazione semplice per contribuire a creare una offerta culturale variegata, valore sostenuto anche dalla Comunità EuropeaØ Più piccole realtà significa più scelta, più diversità culturale, la possibilità di dare vita in ogni paese ad una comunità come nessun’altra, non standardizzata e omologata
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Set 30, 2009 in
librerie del mondo
Una legge per non imbrigliare l’immateriale nelle regole del profitto
Aiutiamo i librai: la cultura non è (solo) marketing
di Cecilia MorettiGià noi, popolo italiano, non siamo recentemente famosi per essere grandi divoratori di libri, anzi, nelle classifiche europee dei lettori ci piazziamo sempre più giù. Poi, anche la legge ci mette del suo. O, meglio, non ci mette del suo. Così, almeno, stando ai duecento librai indipendenti di “Portici di Carta” che a Torino hanno appena finito di raccogliere firme per avere una legge sul libro. Una regola, cioè, che in qualche modo ne tuteli il commercio, fissando i prezzi, per esempio.Quello dell’editoria è a tutti gli effetti un mercato e, come tale, deve necessariamente stare al passo con i tempi. Fare fronte all’utilizzo ormai capillare delle tecnologie digitali, confrontarsi con una rete distributiva che non prevede più solo le librerie di una volta, ma anche edicole sempre più attrezzate, cartolerie iperspecializzate e persino supermercati, armonizzare la delicata convivenza di grandi gruppi editoriali che pubblicano, distribuiscono e vendono direttamente i loro titoli e realtà di vendita drasticamente più piccole. In questo panorama difficile, dunque, per non venire fagocitati dai colossi dell’editoria, i librai indipendenti chiedono al Parlamento di dare anche all’Italia regole precise e di fissare limiti agli sconti. Del resto, non serve essere economisti titolati per capire che lo sconto praticato da un supermercato o da un mediastore non può essere praticato dal singolo negozio perché lo stesso prodotto è acquistato a prezzi diversi. Per non parlare dei costi delle librerie virtuali, daibs.it, a Remainders, per le quali parlare di prezzi competitivi è addirittura riduttivo. Già c’erano stati tentativi di salvare dall’incombente estinzione le librerie non legate alle grandi catene, ma sempre senza risultato. Non è andato a buon fine il disegno di legge n. 957 che si proponeva di fissare il prezzo dei libri e regolamentarne gli sconti, cercando di frenare la concorrenza sleale; si è risolta in un nulla di fatto quella bozza della norma che, quando occupava il dicastero della Cultura, Veltroni mostrò ai librai che fischiavano in piazza Montecitorio a Roma, nell’unica giornata di sciopero della categoria. Ma questa dei librai non si riduce a una semplice rimostranza di una categoria di lavoratori e la questione diventa particolarmente interessante perché, accanto al problema squisitamente economico, se ne apre uno di natura culturale. Del modo di concepire la cultura e i suoi annessi e connessi, più precisamente. Nel senso che è idealmente con i librai chiunque pensi che sarebbe bello che la cultura non fosse terreno dove impera la più selvaggia e senza scrupoli legge del marketing. E che non fosse pericolosamente suddita dell’audience, del consenso e degli incassi. E che non violentasse i suoi contenuti con fredde regole aziendali. Né cambiasse il nome del piano di studio universitario in piano di carriera, come a voler derubare la formazione dell’intelletto di quell’immaterialità che la rende così meravigliosamente alta e imbrigliarla nelle meccaniche regole del profitto. La cultura, quella vera, ha il dovere di volare più alto di certi meccanismi ed equivalenze, a costo di scontentare le logiche del profitto economico. La sua missione è un’altra. «Cultura –denuncia Armando Torno – è tutto ciò che aiuta l’uomo a crescere spiritualmente, e quindi a capire meglio la vita e se stesso, e non è quindi cultura quel dogmatismo d’accatto che gira oggi per l’Italia». E cercando di distinguere tra cultura vera e non, lo scrittore punta il dito contro quegli «autori di best-seller che saranno presto dimenticati», ricordando, invece, «la grande cultura europea che si basa su libri che sono andati al macero e in genere su persone che sono state sconfitte dalla vita». I Principia mathematica di Newton, per esempio, che hanno venduto solo 150 copie, o Il mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhauer,finito distrutto. Prove evidenti, e forse persino superflue, del fatto che cultura e mercato non rispondono alle stesse regole. Ed è rischioso pensarlo, perché «un uomo di cultura non deve essere un professionista della cultura, ma per essere tale, deve aver pagato un prezzo esistenziale, altrimenti non è credibile. Se leggiamo Baudelaire, capiamo che è un poeta per quello che ha vissuto e che esprime; se leggiamo molti autori oggi popolari, capiamo che sono degli impiegati che scrivono poesie la domenica pomeriggio, con tutto il rispetto per gli impiegati» afferma sempre Armando Torno. Lui che, a proposito delle richieste dei librai, si augura che un «prossimo legislatore» possa prendersi cura anche delle leggi della cultura. Anche in un paese che «da tempo sacrifica idee e tradizioni mentre invoca la bronzea legge dei conti».30 settembre 2009
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Ago 31, 2009 in
librerie del mondo

Dal 15 settembre all’8 ottobre mostra fotografica (aggiornata) di Andrea Battaglini sulle Booktowns e i Villaggi dei libri (Redu, St Pierre de Clages, Hay-on-Wye, Fontenoy-la.Joute): Libreria del Mondo Offeso di Milano in corso Garibaldi 50. Inaugurazione 15 settembre dalle 18,30/19.BOOKTOWN E VILLAGES DU LIVRES:TRA I MANGIALIBRI DI HAY-ON-WYE, FONTENOY-LA-JOUTE, REDU E ST.PIERRE DE CLAGES“Il riuso è meglio del riciclo, promuovere un libro usato, di seconda mano, significa rilanciare un volano economico; mentre i libri nuovi hanno soprattutto un valore commerciale che per lo più dipende dal lancio pubblicitario e salvo eccezioni durano pochi mesi, il libro usato ha un valore puramente intellettuale che non muore mai: riproponendolo e rivendendolo si ricomunicano idee e contenuti dimenticati, fuori dalle ossessive regole del mercato consumista. Ecco perché le booktownsdevono essere regni indipendenti come Hay-on-Wye” dice Richard Booth, the King of Hay, il re dei villaggi dei libri, il fondatore della prima e più importante booktown d’Europa pensata nel 1961 ma realizzata agli inizi degli anni Settanta e imitata da Redu, dieci anni dopo, da St. Pierre de Clages nel 1993 e da Fontenoy-la-Joute nel 1996 e poi da una quindicina di piccoli borghi di campagna dove il libro è, appunto, re. Queste quattro, cui si riferiscono le immagini, sono le più importanti e attive tra le booktowns sparse nel Vecchio Continente (ce ne sono altre cinque nel mondo: due in USA e una in Canada, Malaysia e Giappone).Ad Hay-on-Wye nel Galles -1800 abitanti- ci sono 40 librerie specializzate (sempre di libri usati ovviamente), tra cui l’inusuale e spettacolare “Murder & Mayhem” dedicata solo ai libri gialli e polizieschi. A Redu nel cuore delle Ardenne -550 abitanti- sono 25, molte specializzate nel libro illustrato di seconda mano. A St Pierre de Clages nel Vallese sono una dozzina per 630 abitanti. A Fontenoy-la-Joute (Francia) -380 anime- una ventina. Nel microborgo della Lorena per insegnare l’amore per i libri, il gusto di toccarli, odorarli e leggerli, il tipografo Jean-Pierre Gouy e il libraio Daniel Baguet hanno istituito nella Maison de l’Imprimerie e du Papier dei corsi sull’arte del libro per bambini in età scolare: dalla fabbricazione di carta a mano alla rilegatura.Andrea Battaglini (www.photobattaglini.it)