Posted by
emma on
Ott 10, 2009 in
Emma
✹ di Paola Calvetti
Cinquecento metri milanesi, un mondo a parte,
una via con l’anima pop. Siamo nel 2009 eppure in
Corso di Porta Ticinese tutto pare essere rinato, o
ritornato, agli anni Settanta, in una via di mezzo tra
il Flower Power da Figli dei Fiori e la svagatezza
plumbea dei Dark: accessori in pelle e gomma,
raso e garza, lattice e borchie, abitini in stile Settecento
a balze sovrapposte, pantaloni a zampa
di elefante, micro giubbotti in pelle e tela, scarponcini
militari, zeppe, capelli lunghi sulle spalle,
occhi cerchiati di trucco fuliginoso.
Il tintinnio di piercing e i mille tatuaggi che sembrano
giardini coltivati con tenacia maniacale,
raccontano vite su braccia, polpacci, spalle tornite
e colli vampiri. La notte, qui, è fracassona
Movida milanese. Di giorno, l’atmosfera è da
passeggio e i negozi vintage sono presi d’assalto,
in una nostalgica richiesta di «come eravamo
» fatta di accessori e vestiti nero su argento
con punte di pura psichedelia, altro che H&M e
Zara e i grandi magazzini a basso costo. Nelle
microscopiche botteghe, commessi simil dj dai
lobi ricoperti di graziosa ferraglia, offrono te e
biscottini, dribblando pigri giovani e giovanissimi
a caccia di un passato che anagraficamente
nemmeno conoscono.
Umori, tendenze, gusti
Sono una cronista di strada, nel cuore della Vecchia
Milano, in un pomeriggio settembrino e
mi sento come Bill Cunningham, reporter in bicicletta
del New York Times, mentore dello Street
Style, che gli stilisti dicono (dicono…) di prendere
a modello per le loro creazioni. Hanno ragione:
è dalla strada che si intuiscono gli umori,
si colgono tendenze, si annusano i gusti e l’aria
che tira. Poi, si copia, aggiustando qua e là. Ho
sempre pensato fosse una boutade. Invece è facile
vederli, i creativi della moda in veste di flaneur
su e giù per questi marciapiedi stretti e
sgarruppati. Più che Cunningham mi sento, immodestamente,
Balzac e penso al bulimico fiume
di pagine nate nelle strade di Parigi, una
commedia umana di personaggi presi a prestito
e, almeno nel suo caso, trasfigurati dal talento.
Se avesse scelto il Ticinese, lui, lo scrittore
avrebbe amato l’umanità un po’ sudata di questa
strada libera e individualista, dove puoi pensare
di essere a Londra, quando i Fab Four suggerivano
leggeri la loro libertà.
Generazioni a confronto
Siamo a Milano, sui marciapiedi dove i ciuffi
d’erba insistono a mostrare il loro volto grigio-
verde metropolitano, i ragazzi e le ragazze
(ma anche tanti ex che portano calotte sale e pepe
sulla testa), si baciano, chiacchierano e si agitano
«tranquilli»; incrociano gli sguardi delle
coppie di anziani in cerca di una bellezza più
posata. C’è anche quella, in Piazza Sant’Eustorgio,
dove tutto diventa ragionevole: panchine
ordinate, la fontanella restaurata, tre boutique
di splendidi tessuti, l’ultima granita di stagione
che si scioglie in bocca: sono belli, svagati e frivoli
anche i vecchi. Senza immusonirsi in volto,
convivono in un mix generazionale con i loro
golfini pastello tra camicie stropicciate e pantaloni
a vita bassa sui quali domina il colore nero:
nero ottimista, però, gioioso simbolo di un corale
chissenefrega sussurrato in faccia alla crisi.
I segni di recessione si intuiscono solo sui cartelli
che offrono case nei palazzi di ringhiera, dai
cortili in beola e scalini stretti e scivolosi, pittoreschi
quanto basta per costare una fortuna, ma
la strada no. Se è vero che tutto ciò che si desidera,
in certi momenti o soprattutto il sabato, è di
piacere agli altri, qui, il Ticinese, un fiume multietnico
di pura seduzione a cielo aperto, è il posto
giusto per amare.
Posted by
emma on
Set 28, 2009 in
Emma
Chi sostiene che gli italiani non leggono non ci conosce.Noi, i «lettori da tram», a Milano siamo legioni e fino a non molti anni fa eravamo persone felici. Luglio era il mese più bello dell’ anno. Spediti in Riviera i bambini trainati dalle mamme, sconfitti dai debiti scolastici gli adolescenti con lo zaino che pare un baule, in vacanza intelligente quelli che «ad agosto Milano è così chic», il tram era la nostra isola felice.Era il luogo eletto per la lettura, mentre oggi, nella città dell’ efficienza di questi sudatissimi giorni di fine estate, è stipato come uno stadio tedesco. Nelle nostre ore canoniche (otto e trenta/nove all’ andata, diciotto e trenta/diciannove al ritorno) ci tocca leggere in piedi come d’ inverno e con educata lentezza, per voltare le pagine senza infilare il gomito nell’ occhio del vicino. Siamo in tanti a leggere sul tram, ci riconosci con un’ occhiata: teniamo il cellulare spento, sbirciamo il libro del passeggero accanto con a ria complice, evitiamo i tomi in edizione originale, al massimo un tascabile o un romanzo dalla copertina morbida. Il tram è il posto dove le parole non svaniscono nel trambusto cittadino, stanno lì, impigliate fra i capelli arruffati dello studente universitario tuffato nella «Gazzetta dello Sport» con gli appunti per l’ esame che sbucano dallo zainetto. Al suo fianco un giovanotto incravattato, neppure fossimo in novembre, che scartoccia il quotidiano rosa pesca, rapito da stravaganti tabelline; ecco la signora minuta, fresca di parrucchiere, con l’ occhio sognante da romanzo, arrivata a pagina 167 dell’ ultima Mazzucco in edizione Pocket, mentre pochi sedili più in là la badante dagli occhi a mandorla legge le notizie sullo smilzo e gratuito quotidiano che ha trovato sulla pila dell’ apposito contenitore. Tenta un complice sorriso al pensionato, camicia azzurra e calzoni in tela grigia, che se la prende comoda e, beato lui, se gli va continua a leggere il suo giallo fino al capolinea. Il fanatico lo riconosci dalla pensilina, ha lo sguardo rapace ed è pronto allo scatto già dal marciapiede, con il nuovo Laarson stropicciato tra le mani e il carnet dei biglietti infilato a mo’ di segnalibro: ambisce al sedile e sa che i migliori sono i singoli. Noi lettori da tram siamo socievoli, ma conosciamo il fastidio di chiedere «permesso, mi scusi» al passeggero immerso nel sonnellino prolungato. Durata tipo della corsa casa-ufficio: una ventina di minuti, una manciata di pagine da portare a mente pregustando il piacere del ritorno. La variabile è il traffico, il nemico ha il muso di automobili e motorini, che a noi, veterani della pagina stampata, non danno tregua. Saremmo ancora felici, forse, se non fosse per i finestrini: i vetri sporchi, ricoperti di una patina grigia, ostruiscono la vista. Al lettore da tram il paesaggio della città di pietre non interessa, ma la fermata sì, saltiamo quella giusta perché la trama, si sa, è ciò che conta e se ti prende l’ anima, sbagliamo la discesa. Lo sferragliare, poi, quello che una volta dava il ritmo: oggi, sul percorso-tipo del lettore-tipo, il numero 12 ad esempio, nel tragitto Monumentale-corso di Porta Vittoria, fa un rumore che è un fracasso, sobbalziamo a ogni scambio, il suo clic-clac è un salto pagina, un sussulto insopportabile. Osiamo il jumbo su rotaia, il 14 via Cenisio-via Torino: vermone verde e sinuoso come un serpente cittadino, è inadatto, se non pericoloso per la salute, lì si rischia la congestione e persino le pagine più dolci ci vanno di traverso. Tradire il tram è un malinteso, ma tentiamo, passando al soffocato pulsare del mezzo gommato. Saliamo sulla 94 che percorre la Circonvallazione, un tempo girotondo serpeggiante intorno alla città, ma oggi è diventata un sobbalzo intermittente, a ogni frenata la faccia si stampa sulla pagina e gli ammortizzatori ti scassano la schiena. Ah! Beati i fratelli londinesi che leggono romanzi su autobus a due piani che avanzano placidi come l’ acqua del Tamigi, mentre la Signora Dalloway passeggia fra le strade, a sbirciare le vetrine. Incalliti da lettura, non resta che la terza via: la metropolitana. La linea Rossa è ancora la migliore, ma la folla è una suburbia e da Loreto a Duomo è tutto un accalcarsi. Il tragitto sulla Gialla va già meglio, se non fosse per il fiotto di quel vento artificiale che gonfia le parole fino a renderle indigeste. A Parigi, quella sì che funziona! Il percorso è silenzioso, viaggia su gomma e va via liscia che è un piacere per le orecchie, ogni stazione è un soffio che trascina dentro un sogno. La 14, poi, è una chimera: da Place de la Madeleine ti porta alla Bibliothéque Nationale senza nemmeno il manovratore che disturba. Noi lettori da tram siamo libere creature, viviamo tra la carta e non amiamo la voce afona e metallica dell’ altoparlante che ci imbottisce di notizie, gridandoci nelle orecchie il suo «per informazioni digitate www.atm-mi.it».Non vogliamo informazioni, ci restano i festivi, e fa niente se l’ ufficio è chiuso: i tram di noi lettori sono deserti, e libri e foto e ritagli paiono messi lì ad accumulare la polvere dei ricordi che si solleva dolcemente nel pomeriggio domenicale della nostra Milano.
Posted by
emma on
Set 17, 2009 in
Emma
Leggo i vostri post, non solo sorrido e mi diverto e imparo moltissimo, ma mi piace che parliate con la fantasia, la dolcezza, la provocatorietà, l’allegria, la tristezza, il cinismo, la crudezza, la tenerezza, la diplomazia di libri, letteratura, ma anche dell vostre /nostre giornate. Pensieri liberi, persino suggestioni che arrivano alla mente d’improvviso e… poi finiscono qui. Dunque Grazie. Leggevo Catullo, da voi citato in un intervento e mi è venuto in mente (anche come stimolo per eventuali commenti) di raccontarvi, finalmente, cosa succede quando accedo al blog. Come forse sapete, ogni nuovo indirizzo, richiede la mia approvazione: una volta che io ho dato OK alla pubblicazione una volta, per il resto è automatico. Bon. e allora? Allora voglio raccontarvi che ogni qualvolta accedo alla pagina… devo fare lunghissimi slalom tra mail misteriose (in gergo spam), scritte nelle lingue più varie (molte in cirillico! Evidentemente lo spam tiene conto della preparazione del blogger…), devo cancellarle e impiego molto tempo.
Bon.
A capo.
All’inizio non capoivo e le leggevo pure: beh, statisticamente il 99% delle mail parlano di pornografia. Suggeriscono l’acquisto di potenti pilloline per fare sesso egregiamente (secondo loro) oppure elencano (sono lunghissime, vi posso assicurare) ogni possibile genere di desiderio da soddisfare: ragazze su, giù, bianche, nere,giovani,anziane, magre, grasse… in un caleidoscopico andirivieni (non sono ubrica, come è noto sono astemia) di proposte, posizioni, esigenze, problemi e ovvie soluzioni. Un fronte del porno ricchissimo e me me sconosciuto. Non scrivo queste righe pensando di stupirvi, ma credetemi, se accedo al blog - poniamo - ogni 12 ore, prima di leggere i vostri commenti, devo cancellare dalle 70 alle 80 porno-mail, una a una. Impiego molto tempo. Non ne faccio una questione “tecnica” (voi valete altro che i miei quindici minuti al giorno…), ma mi chiedo e vi chiedo: è il sesso che fa girare il mondo? Capofan astenersi da risposte che mettano troppo in evidenza la stupidità della domanda. Non ci sono mail spam chessò di gioco d’azzardo, armi, animali in vendita o casalinghi in offerta, ma solo ed esclusivamente mail che parlano (parlano!) di sesso.
Dovrò chiedere a Di Stefano se succede anche a lui.
O forse accade qui perchè male interpretano l’amore predicato da Emma?
p.s. POST SENZA FOTO. Non me ne viene in mente nessuna…
Posted by
emma on
Lug 28, 2009 in
Emma
Angeli napoletani a Milano. Capita. Capita di andare al cinema con un’amica in un’afosa sera d’estate. A Milano. Pochi spettatori, la fila G tutta per noi. Una pacchia. Fino a quando le luci ci riaccendono e ci si accorge che – paf! – il portafoglio non c’è più. Una manina deve averlo sfilato dalla poltrona della fila H. Pochi denari, molte carte di credito, bancomat, tessera fedeltà del supermercato, tesserino dell’Ordine, abbonamento ATM, documento d’identità, gli appunti per un nuovo romanzo, quattro idee che non torneranno più, finanche un bigliettino d’amore, datato e dunque prezioso. Capita a molti, sul bus o per la strada, al mercato e nello scompartimento di un treno. Da ieri, capita anche al cinema. Rassegnata, immagino il pellegrinaggio delle prossime ore: banca, commissariato, numeri verdi, numeri oro, password dimenticate chissà dove. Pochi minuti e suona il cellulare: hanno chiamato a casa annunciando di avere ritrovato il portafoglio, che mi aspetta in un albergo. Che c…, penso. Sono una ragazza fortunata. Ritirato il prezioso bottino in pelle, senza denaro ma gonfio di carte e con il biglietto d’amore sempre più prezioso, chiedo chi è il benefattore che mi ha fatto grazia di quel dono. “Sono quei ragazzi là fuori”, dicono. I miei angeli sono tre, camicia e jeans, facce ridenti, da persone per bene. “Era per terra, accanto ad un portone e nessuno lo raccoglieva. Ci siamo quasi insospettiti”, dicono, con raggiante accento napoletano. Complice il sollievo e l’afa che non induce al sonno, chiacchieriamo. “A Milano per lavoro?”, chiedo. Reticenti, ma gentili, sorridono, mostrando il distintivo di metallo. Carabinieri. Ragazzi della benemerita in borghese. Angeli senza ali. Con il cuore gentile. Magistrato? Uomo politico? Insisto, poiché non perdo il vizio di fare troppe domande. “No, un suo collega”, rispondono prudenti. Capisco che si tratta di Roberto Saviano. Il giovane scrittore di talento. Famoso e braccato da che ha scritto pagine di straziante verità. E loro, gli angeli dal volto sicuro, sono 3 dei 5 fratelli maggiori che gli stanno accanto da qualche anno. Lui dorme sonni inquieti nella stanza dell’albergo. Loro, nelle ore libere, nella notte di Milano, fanno gli “straordinari” proteggendo autrici distratte e fortunate. Angeli napoletani a Milano. Da ieri, nella bacheca dei patroni, stanno ufficialmente accanto a San Cassiano, protettore di dattilografi e scrittori.
Posted by
emma on
Feb 12, 2009 in
Emma
LO SPECIALE
I baci-icona di San Valentino
Dieci opere, dal cinema alla pittura passando per il fumetto, per celebrare il 14 febbraio
“Il bacio” di Francesco Hayez (1859) |
Dall’arte alla fotografia, dal cinema al cartoon. Dieci immagini-icona per celebrare San Valentino. Saranno commentate sabato 14 sulle pagine Eventi del Corriere della Sera da Antonio Scurati, Lucio Dalla, Erri De Luca, Paola Calvetti, Maria Laura Rodotà, Isabella Bossi Fedrigotti, Isabella Santacroce, Paolo Di Stefano, Alberto Bevilacqua e Chiara Gamberale.
Per questo vi proponiamo un sondaggio: qual è secondo voi il bacio più rappresentativo tra le dieci proposte selezionate? Guardate la gallery dei baci scelti per voi e votate qui11 febbraio 2009
Care lettrici, cari lettori,
nuovo romanzo, nuovo sito. E nuovo luogo per parlare con voi.
Lo farà Emma, la libraia protagonista del romanzo e proprietaria di Sogni&Bisogni. Mi è piaciuta l’idea di fare la libraia almeno “virtualmente” , immaginando che Emma parli con chi ha voglia di chiacchierare di libri e sentimenti, di passioni e di vita, proprio come se ogni giorno aprisse il suo negozio e incontrasse clienti-lettori di passaggio.
Grazie delle vostre lettere, dei vostri messaggi, dei video e delle fotografie che vorrete inviare.
Io ci sarò.
Tags: Emma, romanzo, Sogni&Bisogni
Care lettrici, cari lettori,
da oggi il sito di Paola Calvetti si rinnova.
In occasione della pubblicazione di Noi due come un romanzo, il nuovo romanzo di Paola, nascono un sito dedicato al libro e questo blog che nei prossimi mesi accoglierà le riflessioni e gli spunti di Emma, la libraia protagonista del romanzo e proprietaria della libreria Sogni&Bisogni.
Per creare una certa continuità con il forum che ha ospitato le vostre discussioni con Paola negli ultimi anni, le riproduciamo in questo post, sotto forma di commenti. Perdonateci ma, per brevità, si tratta dei soli commenti degli ultimi mesi.
Nei prossimi mesi Emma vivrà tra le pagine di questo blog e gli scaffali della sua piccola libreria online. Speriamo che vi innamorerete di lei, dei suoi libri e della sua storia, così come abbiamo fatto noi.
Buona lettura…
Tags: blog, Emma, forum, Noi due come un romanzo, Paola Calvetti, romanzo