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Anche questo è parlar d’amore (?)

Posted by emma on Mar 12, 2010 in Emma

Quello che fa male, nella voce e sugli “appunti” presi dalla studentessa con la maglietta incriminata durante la discussione con compagni e insegnante, è la frase “cagna in calore”.Fa male e offende perché pronunciata da una donna – adulta -  a una donna, adolescente.Fa male a cinque giorni dal bistrattato e abusato 8 marzo che proprio lunedì festeggiava i suoi primi cento anni. Invano, viene da pensare. Inutili le lotte delle bisnonne d’inizio secolo, delle nonne di ieri e delle mamme di oggi se un’insegnante, per eccesso di zelo e magari in buona fede, impartisce una lezione di bon-ton scolastico ad una studentessa definendola “cagna”.Avrebbe reagito allo stesso modo la docente del Virgilio se ad indossare quella pudica t-shirt a maniche lunghe fosse stato un maschio? Non è dato saperlo poiché la classe in cui si è svolto il fatto è tutta al femminile, ma anche “Kiss me before my girlfriend comes back?” sporca il senso dell’amore puro, fedele e assoluto, istiga al tradimento e alla promiscuità sessuale. Forse - il dubbio viene - indossata da un maschio, quella t-shirt non avrebbe disturbato. Sul sito del Corriere sono decine i commenti, le fazioni, i giudizi. Maschili e femminili. Si sono levati più scudi per una t-shirt (e per le conseguenze scatenate) che per i tagli alla scuola, per i licei allagati in passato o per gravi episodi di violenza e bullismo. Moltissimi genitori e figli, insegnanti e allievi si sono “confrontati” in rete sul senso di un gesto (indossare una maglietta sconveniente per andare a scuola) e sulle reazioni che quel gesto ha suscitato.Non ci sono vincitori, almeno in rete. C’è, però, chi invoca il ritorno al “grembiulino” o alla divisa anche per i ragazzi delle scuole superiori.Come se nascondere un corpo, insegnasse a rispettarlo.Ci andavo (nel secolo scorso) a scuola in divisa. Un liceo pubblico milanese dove, nel 1974, sotto il grembiule nero con il colletto bianco, era vietato indossare i pantaloni. I nostri non erano corpi di ragazze “facili” (per dirla come l’insegnante del Virgilio) o semplicemente venivano nascosti in nome di una maggiore praticità e di “un’unitarietà di messaggio che non facesse distinzione di classe tra ricchi e meno abbienti”? I professori ci sbattevano fuori dalla classe per molto meno di una maglietta con le scritte, bastava che si alzasse la voce, si copiasse dal vicino di banco, ci si ribellasse anche solo un po’.Ci rispettavano, però, questo è certo, senza guardare sotto il grembiule, lo scafandro in cotone nero del quale ci liberammo per sempre nel 1976 .La scuola, oggi, ha tali e tanti problemi, ben più gravi di una t-shirt appena irriverente, in fondo giocosa, magari comprata per il colore o la foggia e senza eccessi di  malizia, che di fronte all’episodio viene da scuotere la testa. Essere insegnanti oggi è diventato molto più complesso di un tempo. Essere ragazzi, oggi, lo è, se possibile, ancora di più. Con il grembiule o senza.Ma se per spiegare a una giovane donna che il corpo è sacro e va rispettato, che l’amore - magari il primo, che non si scorda mai - fra un ragazzo e una ragazza può essere pulito e non ridotto a slogan, si prende a prestito, per eccesso di zelo spero, un linguaggio da magnaccia, festeggiare l’8 marzo insieme alle nostre figlie è quanto di più utile - e urgente - si debba fare.

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