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La mia vita con il Kindle: un articolo di Alessandra Farabegoli

Posted by emma on Mar 21, 2010 in Emma

Questo articolo è tratto dal blog Girl Geek Life, con link a www.girlgeekdinnersitalia.comRingrazio l’autrice di averne concesso la pubblicazione sul blog.Ho prenotato il Kindle non appena Amazon, l’autunno scorso, ne ha annunciato l’edizione International; così il mio Kindle è arrivato con il primissimo cargo diretto per l’Europa, e l’ho avuto in mano 21 ottobre. Da allora non me ne sono mai pentita -)Dalla più tenera età sono sempre stata una divoratrice di libri, ma, col tempo, ho iniziato a considerare con distacco il possesso del libro come oggetto in sè. Traslochi, raptus di space clearing, l’arrivo di un figlio (divoratore di spazio e tempo) mi hanno fatto constatare che molti dei libri che ho in casa non li ho mai riletti e mai li rileggerò, e restano ad occupare spazio e prendere polvere togliendo respiro alle novità; così qualcuno l’ho regalato, qualcun altro l’ho lasciato in un bookcrossing corner, e ho cominciato a considerare con più attenzione se valesse la pena comprare piuttosto che prendere in prestito (il servizio bibliotecario di Ravennaè piuttosto fornito).Negli ultimi anni ho anche comprato (spesso per lavoro) molti libri su Amazon, sopportando il disagio di doverli aspettare per settimane prima di leggerli. E, a ogni partenza per le vacanze, ho affrontato il dilemma se fosse meglio appesantire la valigia piuttosto che rischiare di trovarmi a metà della vacanza senza nulla di interessante da leggere.Il Kindle ha radicalmente cambiato (in meglio) la mia vita di lettrice.Chi, senza averlo provato, dice che l’iPad sarà meglio, o che gli eBook si possono leggere anche sul computer, con tutto il rispetto non sa di cosa parla. Sullo schermo E-Ink gli occhi si stancano molto meno che su un video retroilluminato: un conto è fare zapping fra un sito e l’altro, usare la posta elettronica, leggere due cartelle, cose che facciamo comodamente ogni giorno sul nostro computer e che presumibilmente faremo altrettanto bene sull’iPad, e un altro è affrontare un testo più lungo di qualche pagina: alzi la mano chi di voi non si è stampata un documento un po’ lungo “per leggerlo con comodo”.Oltre che riposante per gli occhi, il Kindle è una salvezza per schiena e polsi: in tre etti scarsi (meno del peso e dell’ingombro di un numero di Wired) mi porto nella borsa più libri di quanti ne riuscirò a leggere in mesi di viaggio, e leggo la sera a letto senza stancarmi. Grazie ai consumi ridottissimi (l’E-Ink usa energia solo quando si cambia la pagina), se lo carico bene prima di partire posso tranquillamente lasciare a casa il caricabatteria, perché durerà almeno una settimana.Parlando di risparmio, ho pagato il Kindle circa 250 euro, compresa iva, dogana e spedizione. Da quando l’ho comprato, ho acquistato 11 libri, con un risparmio medio di 5 euro sul prezzo d’acquisto rispetto all’edizione normale, più (considerando i costi medi di spedizione da Amazon UK e il fatto che di solito compro un paio di libri alla volta), altri 5 euro abbondanti per l’invio; posso quindi considerare di aver già ammortizzato oltre il 40% del costo d’acquisto, in soli quattro mesi e mezzo. Inoltre, ho la soddisfazione di aver risparmiato anche un bel po’ di CO2, materie prime, costi ambientali di stampa, trasporto e smaltimento rifiuti: per me anche questo risparmio è una bella motivazione.Non solo ho avuto a disposizione i miei libri un minuto dopo averli acquistati, ma, nel frattempo, mi sono capitati sotto gli occhi decine di libri che mi facevano voglia: per molti di questi, mi sono scaricata un free sample, normalmente l’indice e uno o due capitoli che mi danno un’idea più chiara del fatto che valga o no la pena di comprare tutto il libro: molto più di quanto potrei fare sfogliando qualche pagina fra gli scaffali di una libreria.. Se alla fine del sample mi convinco a comprare il libro, mi basta cliccare su buy e, nel giro di un minuto, sono accontentata.Sul Kindle non ho solo libri acquistati da Amazon: ho convertito (gratuitamente) decine di documenti PDF nel formato AZW, con risultati accettabili quando si trattava di testi formattati in modo semplice, meno brillanti in caso di layout complessi o pagine illustrate. Devo ammettere che, quando ho visto dal vivo un Kindle DX (la versione più grande, in vendita al momento solo negli USA), ho invidiato il proprietario, che ci legge tranquillamente sopra documenti che io ancora devo sfogliare sul MacBook o stampare.Ho anche scaricato l’iPhone App, con la quale posso avere sull’iPhone tutti i libri acquistati nel Kindle Store. Molto comoda per impiegare utilmente quelle inevitabili pause – code, sale d’aspetto, brevi spostamenti sui mezzi – nelle quali non ho in borsa il Kindle, ma sicuramente ho in tasca il telefono. Ogni volta che leggo uno dei miei eBook sull’iPhone, mi viene in mente un’intervista a Umberto Eco, in cui il professore consigliava di avere sempre in tasca un libro per sfruttare tutti i tempi morti della vita quotidiana; e sorrido fra me al pensiero che ora non rischio più di dimenticarmene.Mi sono interrogata sulla natura ambigua dell’acquisto dei libri dal Kindle Bookstore: in effetti, la natura di questa transazione è più quella di un prestito a vita, in cui non solo Amazon sa quali libri ho acquistato, ma tiene anche traccia dell’ultima pagina che ho letto (e infatti me la ripropone cortesemente se apro sull’iPhone un libro che avevo chiuso sul Kindle). Per il momento accetto di lasciare queste informazioni, allo stesso modo in cui accetto che Google sappia quali siti frequento e cosa faccio in rete, in cambio dell’infinita comodità di uso che ne ho in cambio. Anche sulla questione formato proprietario vs. formato aperto, ho rinunciato volentieri a impegnarmi nei numerosi flame in rete, preferendo laicamente spegnere il computer e mettermi a leggere.Ovviamente, ci sono libri che non ha senso acquistare in versione elettronica: fra gli ultimi che ho comprato, slide:ology, che è un piacere per gli occhi a sfogliarlo, ma anche l’ultimo romanzo di Carofiglio in edizione Sellerio (qui la scelta è obbligata, vista la scarsità dell’offerta di eBook da parte di editori italiani..), e ogni libro illustrato o – per qualche motivo – prezioso.Non penso (né mi auguro) che il libro di carta scomparirà, ma spero che in futuro si sprechi molta meno carta e inchiostro, girino molti meno TIR e rotative, e gran parte dei testi – ad esempio quelli su cui studierà mio figlio a scuola – si dematerializzino. Useremo la carta quando serve, ma leggeremo il resto (qualunque forma abbia preso il libro) su lettori di eBook che nel frattempo saranno diventati molto migliori del Kindle -)Nota a margine: Kindle mi ha fatto anche sperimentare nuovamente il fatto che i prodotti veramente buoni trasformano spontaneamente i clienti in evangelisti: di Kindle ho parlato a tutti i miei conoscenti e amici, e ne ho scritto più volte sul mio blog, qui e qui. La “viralità” non si crea a tavolino in agenzia, ma scaturisce da sola dalle idee migliori!

 
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Anche questo è parlar d’amore (?)

Posted by emma on Mar 12, 2010 in Emma

Quello che fa male, nella voce e sugli “appunti” presi dalla studentessa con la maglietta incriminata durante la discussione con compagni e insegnante, è la frase “cagna in calore”.Fa male e offende perché pronunciata da una donna – adulta -  a una donna, adolescente.Fa male a cinque giorni dal bistrattato e abusato 8 marzo che proprio lunedì festeggiava i suoi primi cento anni. Invano, viene da pensare. Inutili le lotte delle bisnonne d’inizio secolo, delle nonne di ieri e delle mamme di oggi se un’insegnante, per eccesso di zelo e magari in buona fede, impartisce una lezione di bon-ton scolastico ad una studentessa definendola “cagna”.Avrebbe reagito allo stesso modo la docente del Virgilio se ad indossare quella pudica t-shirt a maniche lunghe fosse stato un maschio? Non è dato saperlo poiché la classe in cui si è svolto il fatto è tutta al femminile, ma anche “Kiss me before my girlfriend comes back?” sporca il senso dell’amore puro, fedele e assoluto, istiga al tradimento e alla promiscuità sessuale. Forse - il dubbio viene - indossata da un maschio, quella t-shirt non avrebbe disturbato. Sul sito del Corriere sono decine i commenti, le fazioni, i giudizi. Maschili e femminili. Si sono levati più scudi per una t-shirt (e per le conseguenze scatenate) che per i tagli alla scuola, per i licei allagati in passato o per gravi episodi di violenza e bullismo. Moltissimi genitori e figli, insegnanti e allievi si sono “confrontati” in rete sul senso di un gesto (indossare una maglietta sconveniente per andare a scuola) e sulle reazioni che quel gesto ha suscitato.Non ci sono vincitori, almeno in rete. C’è, però, chi invoca il ritorno al “grembiulino” o alla divisa anche per i ragazzi delle scuole superiori.Come se nascondere un corpo, insegnasse a rispettarlo.Ci andavo (nel secolo scorso) a scuola in divisa. Un liceo pubblico milanese dove, nel 1974, sotto il grembiule nero con il colletto bianco, era vietato indossare i pantaloni. I nostri non erano corpi di ragazze “facili” (per dirla come l’insegnante del Virgilio) o semplicemente venivano nascosti in nome di una maggiore praticità e di “un’unitarietà di messaggio che non facesse distinzione di classe tra ricchi e meno abbienti”? I professori ci sbattevano fuori dalla classe per molto meno di una maglietta con le scritte, bastava che si alzasse la voce, si copiasse dal vicino di banco, ci si ribellasse anche solo un po’.Ci rispettavano, però, questo è certo, senza guardare sotto il grembiule, lo scafandro in cotone nero del quale ci liberammo per sempre nel 1976 .La scuola, oggi, ha tali e tanti problemi, ben più gravi di una t-shirt appena irriverente, in fondo giocosa, magari comprata per il colore o la foggia e senza eccessi di  malizia, che di fronte all’episodio viene da scuotere la testa. Essere insegnanti oggi è diventato molto più complesso di un tempo. Essere ragazzi, oggi, lo è, se possibile, ancora di più. Con il grembiule o senza.Ma se per spiegare a una giovane donna che il corpo è sacro e va rispettato, che l’amore - magari il primo, che non si scorda mai - fra un ragazzo e una ragazza può essere pulito e non ridotto a slogan, si prende a prestito, per eccesso di zelo spero, un linguaggio da magnaccia, festeggiare l’8 marzo insieme alle nostre figlie è quanto di più utile - e urgente - si debba fare.

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