39

Come la signora Dalloway

Posted by emma on Gen 31, 2010 in Emma

Oggi Milano chiude per smog: definizione impropria. Dipende dal punto di vista. Per una “patente-priva” che in automobile ci va a scrocco, meritando la tessera fedeltà dell’ATM, oggi Milano “apre”, anzi si spalanca, causa smog: ai passeggini dei piccini che così non tossiscono, ai ciclopedisti, ai vecchietti che senza assedio di motori e tacitata l’insolente vocetta del navigatore saputello, riscoprono la fiducia in Milano e vanno in centro con l’amica o il nipotino. La domenica senza auto, per noi talebani del passeggio e del silenzio, è una pacchia. I fighetta ci chiamano “flaneuse”, ma io preferisco essere una vagabonda, un po’ come la signora Dalloway di Virginia Woolf che con la scusa di comprare un paio di guanti, se ne va in giro per le strade di Londra. E scrive un capolavoro. Più modestamente mi limito a queste righe e stendo il mio programma di piccola felicità cittadina: niente cellulare, niente cuffiette dell’iPod nelle orecchie, no anche all’inutile mappa turistica, vagabondaggio in libertà con benefica sosta-panchina. Non scendo mai dai tacchi, dunque la camminata è prudente. La metodologia? Vaga. Solo qualche punto fermo: un poco di esercizio fisico, un poco di cultura, qualche sbirciatina alle vetrine dove gli ultimi saldi implorano l’acquisto, una concessione al vizio: se ci arrivo, un panzerotto da Luini. Esco puntuale alle 10, quando inizia l’ora d’aria per noi bipedi felici. Paolo Sarpi va via a passo rapido, si comincia a flaneggiare in via Legnano dove il Parco si costeggia che è un piacere. Qui, tra ciclisti prepotenti sulla “loro” pista ciclabile, butto l’occhio sull’Acquario Civico restaurato: fuori un Liberty delicato, memento dell’Expo d’inizio secolo; dentro bambini eccitati alla vista di pesci, rettili e barriere coralline. Confesso: è la prima volta che ci metto il naso ed è una meraviglia. Abbandono al loro destino trote, cavedani e persici reali e devio verso Largo La Foppa, per la prima sosta in Piazzetta Vergani: qui le panchine sono vere, verdi, a onda, di legno. In assoluto, le migliori. Tutte occupate, tranne la mia. Un vecchietto solitario sfoglia il suo giornale, giovani africani con borse piene di merce e le calze a righe, una coppia da invidiare: appiccicati l’uno all’altra si baciano e si sorridono nella beata convinzione di essere soli al mondo. Li saluto mentalmente. Come fossero parenti. Transito davanti alle vetrine dei negozi in Garibaldi, esito… il saldo è lì.. ma no: resisto. Non c’è niente di meglio che vagabondare per pensare e spunta il pensiero-desiderio accantonato da mesi: le chiese intorno a via Torino. Sono mesi che ci penso e nemmeno un’occhiatina. E’ il giorno giusto. Allungo il passo (le vagabonde camminano senza logica, ma questo è il bello) e naso all’insù arrivo in Cordusio dove i milanesi liberi da smog sfrecciano verso i bar di via Dante con spettrali dehors e funghi riscaldanti. Da lì, scansando gli adolescenti a caccia di magliette in via Torino, riscopro Santa Maria presso San Satiro, in una viuzza stretta che raggiungo dopo aver girato due viuzze strette: io la conosco ma chi non la conosce fatica persino a capire che è una chiesa tanto è assediata dai palazzi e poco segnalata (la segnaletica Sindaco!): è la chiesa del miracolo del Bramante che vedendola così piccola e garbata, ma senza l’abside, pensò bene di scavare nell’immagine del muro fino a ricavarci, a colpi di pennello, il pezzo che mancava. Mi siedo sulla panca, che asseconda la sosta ancor più della panchina. L’immancabile vecchietto è anche qui, stavolta senza il giornale. Le flaneuses, si sa, sono attacca-bottoni. “Bello senza auto”, gli faccio. Annuisce. Compiacente. Sono almeno tre ore che cammino, ma lo confermo: si sta bene a Milano chiusa per smog. Ve lo posso assicurare e mi perdonino gli automobilisti, ma Milano, senza auto, riprende colore, come un bambino dopo l’influenza. Mi devo un regalo, prima di riprendere la via verso casa: il panzerotto, quanto di meno salubre esista per il colesterolo, ma nutriente per l’umore. Un ricordo del liceo: ci passavamo ore davanti a quel negozio profumato. Fuori, la coda è lunga, adesso come ai tempi della scuola. Aspetto. Non c’è fretta. Se volessi approfittarne, ho ancora qualche ora d’aria e me le prendo tutte. Domani, infatti, torna tutto come prima. La carrozza torna zucca, i bambini in passeggino con la tosse, i vecchietti chiusi in casa davanti alla tv. Amen.

Copyright © 2012 Sogni&Bisogni All rights reserved. Theme by Laptop Geek.