Mi sono innamorata. Di un romanzo.
Mi sono innamorata di un libro
di Paola CalvettiMi sono innamorata di un libro. Di un romanzo. Detto da me, come si dice in gergo giornalistico, “non è una notizia”. Eppure non accadeva da mesi. Non sono riuscita a dormire fino a che non l’ho finito, poche ore fa. Non riesco a scrivere qualcosa di rigoroso, magari nemmeno di sensato. Tutto è cominciato 4 giorni fa. Sono sempre a caccia di romanzi per Linea Notte, la rubrica della Libraia dell’amore, come la chiama Mannoni che a sua volta ha preso spunto dalla mia Emma, la protagonista di Noi due come un romanzo. Bene, scorrendo il sito Mondadori (di solito vado a comprarmeli in libreria i romanzi oppure li chiedo pietosamente alle case editrici) rimando folgorata dal volto di una donna e da un titolo BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE e d’istinto, poiché il romanzo ancora non è in libreria, chiedo all’ufficio stampa di mandarmi le bozze. Contemporaneamente (ecco il primo segno) l’ufficio stampa della Mondadori nella persona della mitica Camilla (che segue Linea Notte…) stava preparando un pacchetto per me con la copia “staffetta” (quella che si manda ai librai in lettura… eh, sì, caro Genchi, mi trattanto come una libraia, altro che scrittrice) per i librai. Coincidenze? Non credo.Il pacchetto arriva.Ieri sera, pur dovendo preparare la trasmissione della Giornata della memoria (con la quale il romanzo inviatomi non c’entra nulla), non resisto e quel libro mi attira… mi attira… Depongo il romanzo che stavo preparando e inizio a leggere.Ragazzi! Ho smesso stanotte… ed è finita con un pianto.Lo so, non è una recensione. Non so scrivere le recensioni. Allora provo a elencare emozioni.1 – Il pianto. Non era tristezza personale, ma è ovvio (direbbe il mio analista) che quel romanzo ha mosso qualcosa di fortissimo dentro di me. Non chiedetemi dove, dopo 11 anni di analisi non ho ancora capito bene cosa è l’inconscio (soldi buttati?)2 Ho avuto la sensazione, la certezza, anzi, che si trattasse di un romanzo autentico e per AUTENTICO intendo non furbo, non cerebrale eppure scritto benissimo.3 – con il fazzoletto in mano mi attacco a internet (io che alle dieci casco dal sonno) e trovo l’autore su FB (non ditelo a Emma, ma internet è prezioso. Lenitivo, nel caso): beh gli ho scritto una dichiarazione d’amore e non vedo l’ora di parlarne a Linea Notte (3 febbraio).4 – romanzo da consigliare ai sedicenni, ai ventenni e ai genitori.5 – un romanzo che ha il coraggio di parlare d’amore. E di morte. E di anime che si inseguono vagando, testarde.6 – un romanzo che racconta un anno di scuola nella vita di Leo. Leonardo. Di Beatrice. Di Silvia. L’attimo fuggente è una vaccata in confronto!Ragazzi, so che non è una recensione. Ma non riesco a scrivere altro che una parola: leggetelo.
(di solito vado a comprarmeli in libreria i romanzi oppure li chiedo pietosamente alle case editrici)
Pure! non solo gli pubblicizzi i prodotti, devi anche chiederli pietosamente?
Emma, questo è troppo!
(Santorino è inutile che faccia lo spiritoso, senza di te quella trasmissione sarebbe la più noiosa dell’etere mondiale!)
BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE
mia nonna più semplicemente diceva “bianca e rossa come una mela” e si spicciava prima
Non chiedetemi dove, dopo 11 anni di analisi non ho ancora capito bene cosa è l’inconscio (soldi buttati?)
Emma, te l’ho già detto sul blog di Perché tu: L’inconscio sta sotto il conscio ed è controllato dal superIo che è una specie di arbitro
In pratica io incontro i Nani Moretti e subito l’Inconscio mi dice “dagli un cazzotto”
interviene l’arbitro (il superIo) che dice al Conscio, cioè a me in persona: “non dargli retta, non si fa e non conviene”
così i Nani Moretti non beccano il cazzotto e io non ci passo i guai
facile no?
beh gli ho scritto una dichiarazione d’amore e non vedo l’ora di parlarne a Linea Notte
sono geloso! se ti ci fidanzi in casa, per il momento può venire solo a pranzo e in presenza di testimoni. Più in là, se son rose fioriranno
Ma non riesco a scrivere altro che una parola: leggetelo
va bene, ma almeno scrivici l’autore: Alessando D’Avena. Parente di Cristina?
( ok, D’Avenia, l’ho cambiato per gelosia
ma chi è Alessando, sto pupo che spiega?
non sono più geloso, amalo pure
http://www.youtube.com/watch?v=7U_9G29YdnU
va bene. è simpatico ma Ulisse è meglio che lo lascia perdere: gliene fregava così tanto della gloria e dell’apparire a Ulisse, che si finse scemo pur di partire in guerra
ma dove li laureano questi, all’Orologio?? (un centro commerciale delle mie parti)
va bene, non polemizzo, lasciamo perdere
Paola, la cosa strana è che io mi sono innamorata del libro senza averlo letto, seguendo te e le coincidenze. L’ho comprato poco fa, era ancora nei cartoni da feltrinelli!
Se Alessandro D’Avenia riuscisse a venire alla Maratona sarebbe una bella notizia!
A proposito di Ulisse
l’eroe, dopo 10 anni di guerra e numerose peregrinazioni per mare, vuole solo ritornare da Penelope, tanto da rifiutare l’immortalità concessagli dalla bellissima ninfa calipso, che lo ama e con cui vive per ben 7 anni.
Se Alessandro D’Avenia riuscisse a venire alla Maratona sarebbe una bella notizia!
sono d’accordo: Emmaaaa, ci viene Alessandro alla maratonaaa??? così ci facciamo spiegare meglio il fatto di Ulisse!
se poi andiamo anche cena, per me deve stare rigorosamente a capotavola!!!
grande Chiara! ossia Ulisse è l’eroe degli antieroi
oppure il primo degli eroi “borghesi”, in pratica l’opposto di Achille
sì, assolutamente l’opposto. Prima di partire per la guerra, nel dialogo fra Achille e la madre Teti, è già tutto il suo destino, afferma di desiderare una vita breve ma gloriosa. E a Troia è il protagonista indiscusso. Quando poi nell’Ade si incontrano Odisseo e Achille, i ruoli si invertono e Achille pronuncia le famose parole, preferirei essere servo piuttosto che morto.
Visto che l’abbiamo nominata, il mio pensiero corre spontaneo
Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne’ nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; piu’ profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantita` di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avra` deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.
rifiutare l’immortalità concessagli dalla bellissima ninfa calipso
cioè la condizione degli dei non gli sembra per nulla invidiabile…
numerose peregrinazioni per mare
ma non è che se le va a cercare per eroismo o per -come dice Alessandro- esistere: gliele mandano gli dei di parte troiana per punirlo del suo apporto determinante alla vittoria: della quale non gliene fregava per la gloria, ma per tornare al più presto possibile dalla “roba” sua e dalla mogliettina sua, come un pacifico borghese qualunque…
d’accordo on te Chiara: il prof Alessandro a quella povera classe spiega il personaggio più complesso e “anticipatore” del poema quasi come uno da “isola dei famosi”
pare che Ulisse sia una specie di Pappalardo a sentir lui, perciò deve tornare urgentemente sui banchi di scuola o in laternativa lo perdoniamo a patto che faccia da capotavola alla maratona
Ulisse è ostacolato da Poseidone per aver accecato il figlio e questo è causa di peregrinazioni per mare. Nonostante l’intervento divino, Ulisse si mostra più autonomo nella capacità di riflettere e di agire. é coraggioso, astuto, intelligente. Ti ricordi quando dice a polifemo di chiamarsi nessuno?
No Capofan, il prof. Alessandro non sbaglia..ma sarebbe troppo lungo da scrivere, poi quando ci vediamo ti spiegherò a voce.
vado a pilates ora.
Ulisse è ostacolato da Poseidone per aver accecato il figlio e questo è causa di peregrinazioni per mare
L’odissea è il nostoi più celebre, e in gnerale si trattava di storie d iostilità di dei di parte troiana contro gli eroi greci, in questo caso di Poseidone
dopo mi spiego meglio sul resto
http://it.wikipedia.org/wiki/Nostoi
quanto al resto, ritengo molto più interessante la lettura di Horkeimer-adorno, di quella del prof Alessandro
ne parleremo alla maratona
http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaH/HORKHEIMER_ADORNO_%20IL%20CANTO%20DELL.htm
M. Horkheimer e Th. W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo
questo è uno dei “dieci” libri che hanno condizionato maggiormente l’Europa recente
da come parla il prof evidentemente non ha il minimo sospetto delle implicazioni di un rgionamento sulle “sirene di ulisse”, perciò va a ruota libera e mette il risultato di tanta sapienza su youtube
per me va bene, a patto che poi non si lamenti se non viene recensito dai Ferroni-Citati
condizionato maggiormente la cultura europea più recente, intendevo (MA STO PARLANDO CON DUE PERSONE QUI IN CASA, perciò m’imbroglio, non fateci caso anzi casa
s
il nostos (singolare)
comunque scherzi a parte alla Maratona spero che parleremo di cose più semplici (seriamente: discutere delle sirene di Ulisse è roba che nemmeno l’intellettuale più temerario oserebbe, che dico, nemmeno Scurati in persona si caccerebbe in simile guaio!
ok, vado a ripassare il solito balletto che faccio alla Maratona! a presto
http://www.youtube.com/watch?v=7rRQkAQ6dAo
Franz Kafka, Il silenzio delle Sirene
Dimostrazione del fatto che anche mezzi inadeguati, persino puerili, possono servire alla salvezza.
Per difendersi dalle Sirene, Odisseo si tappò le orecchie con la cera e si lasciò incatenare all’albero maestro. Naturalmente tutti i viaggiatori avrebbero potuto fare da sempre qualcosa di simile, eccetto quelli che le Sirene avevano già sedotto da lontano, ma era risaputo in tutto il mondo che era impossibile che questo potesse servire. Il canto delle Sirene penetrava dappertutto e la passione dei sedotti avrebbe spezzato ben più che catene e albero. Odisseo non ci pensò, benché forse lo sapesse. Confidava pienamente in quel poco di cera e in quel fascio di catene, e, con innocente gioia per i suoi mezzucci, andò direttamente incontro alle Sirene.
Ora, le Sirene hanno un’arma ancora più terribile del canto, cioè il silenzio. Non è certamente accaduto, ma potrebbe essere che qualcuno si sia salvato dal loro canto, ma non certo dal loro silenzio. Al sentimento di averle sconfitte con la propria forza, al conseguente orgoglio che travolge ogni cosa, nessun mortale può resistere.
E, in effetti, quando Odisseo arrivò, le potenti cantatrici non cantarono, sia che credessero che solo il silenzio potesse vincere quell’avversario, sia che, alla vista della beatitudine nel volto di Odisseo, che non pensava ad altro che a cere e a catene, si dimenticassero proprio di cantare.
Ma Odisseo tuttavia, per così dire, non udì il loro silenzio, e credette che cantassero e di essere lui solo protetto dall’udirle. Di sfuggita vide sulle prime il movimento dei loro colli, il respiro profondo, gli occhi pieni di lacrime, le bocche socchiuse, ma credette che questo facesse parte delle arie che non udite risuonavano intorno a lui. Ma tutto ciò sfiorò appena il suo sguardo fisso nella lontananza, le Sirene sparirono davanti alla sua risolutezza e, proprio quando era più vicino a loro, non seppe più niente di loro.
Quelle - più belle che mai - si stirarono e si girarono, fecero agitare al vento i loro tremendi capelli sciolti e tesero le unghie sulle rocce. Non volevano più sedurre, volevano solo carpire il più a lungo possibile lo sguardo dei grandi occhi di Odisseo.
Se le Sirene avessero coscienza, quella volta sarebbero state annientate. Ma sopravvissero, e solo Odisseo sfuggì a loro.
A questo punto, si tramanda ancora un’appendice. Odisseo, si dice, era così astuto, era una tale volpe, che neppure la Parca del destino poteva penetrare nel suo intimo. Egli, benché questo non si possa capire con l’intelletto umano, forse si è realmente accorto che le Sirene tacevano e ha, per così dire, solo opposto come scudo a loro e agli dèi la suddetta finzione.
Chiara carissima, questa volta ho capito e mi arrendo!
beh, hai riportato un brano di letteratura molto lirico, davvero bello
quindi come dicevi tu giustamente il prof non sbaglia: e alla Maratona parleremo dell’amore di Penelope e Ulisse, anzi a questo proposito colgo l’occasione per ricordare a tutte le signore provenienti da Ancona in giù che non possono portare il marito (io non c’entro è il regolamento)
bellissima Penelope-Papas (solo che quando attaccava colla lagna greca, auff…
http://www.youtube.com/watch?v=QN2yGLbgQHI
ehi ma c’è perfino il primo capitolo GRATIS! che meraviglia
http://www.youtube.com/watch?v=kllQsrkYOBc
va bene, comunque se ti ha fatto così effetto qualcosa in più deve avere… ascolterò la presentazione a lineanotte con molto interesse. ciao Emma
http://www.bol.it/libri/Bianca-come-latte-rossa-come/Alessandro-D-Avenia/ea978880459518/
capofan, su FB scopri prima le novità letterarie
grazie per il suggerimento, Chiara, ma FB non gliela faccio proprio!
… adesso che ci penso, dopo un acceso dibattito a pranzo non l’ho più vista, boh
sarà solo da dieci anni circa 
quando avrò pronto il mio roman… ehi, ma non mi dire che ci sei anche tu su FB???
da una prof di latino e greco non me lo sarei mai creso!!! (forse perché quando penso alla categoria mi viene in mente la mia cugina-comare di matrimonio che lo insegna in un classico di roma ed è del tipo severo con doppia ruga al centro della fronte
una volta litigammo per i sofisti pensa tu
poi dopo il matrimonio… che era? c’entrava il camera-fabietti in dotazione alle scuole, ai miei tempi… poi ci scaldammo e poi non l’ho più vista
nascono alla tiburtina e fin qui tutto bene
poi si trasferiscono sulla cassia e non ci si ragiona più
oh, non proprio al centro della strada, di fianco
vabè, basta, torno alla grande opera!
il camera-fabietti è per storia.
A proposito di prof., ma che pensi…che sono tutti con la riga al centro, schiena curva e occhiali? capofan, mi meraviglio di te, ancora con gli stereotipi!
P.S. FB è una bella invenzione!
storia sì
Chiara ma c’avevo una prof io, due gambe… le ho studiate per mezzo anno, mi costrinse a stare attaccato col banco di fianco alla cattedra per potermi controllare (stavo all’ultimo banco in qualità di ripetente della quinta ginnasio e studiavo quelle della compagna di banco con un certo profitto, ma la prof se ne accorse e perciò non mi sono mai diplom. la colpa è sempre del corpo docente
giuro che la situazione era questa: prof.sa in cattedra con me attaccato di lato come una calamita
invece il prof di francese, come entrava lui dovevo uscire io
P.S. FB è una bella invenzione!
Obbedisco!
sul serio: chissà quanto può aver influito sul comportamento scolastico successivo l’aver avuto un maestro come il mio delle elementari: le botte che abbiamo preso noi, credo pochi in italia, ma non bacchettate… eravamo una classe solo maschile e ricevere pugni calci e sberloni sul viso era all’ordine del minuto, tanto che alla fine questo maestro fu denunciato dalla famiglia di un alunno cui aveva illividito tutta la schiena a furia di cazzotti. Ma intanto noi cinque anni -io 4 per la verità perché la prima l’ho saltata- ce li avevamo passati. Certo, qunado arrivammo alle medie eravamo scienziati in confronto alle femmine con cui ci mescolammo (perché il maestro-pazzo a insegnare bene ci teneva), che poi comunque ci superarono. Perché sulla disciplina ci scatenammo, non ci pareva vero di poter fare tutto quello che volevamo, le “note” sul registro ci facevano ridere in confronto a quello che avevamo passato, facevamo la gara quasi fossero medaglie -io ricordo una volta in seconda media in cui ne avevo 12 ed ero solo terzo, il primo ne aveva 18
mah…
Rompo l’idillio intellettuale tra i due blogghisti più colti per fare un appello:
PABLO MA DOVE CAVOLO SEI FINITOOOOOOOOOO, TI HANNO RINCHIUSO NEL COLOSSEO?
SEI ANCORA AL PIPER A BALLARE? SEI FUGGITO CON UN BORGATARO?
PER FAVORE: MATERIALIZZATI!
Chiara spero che tu trovi il tempo di leggere anche me prima di tutti, sai che ci tengo al tuo parere. RINGRAZIO PABLO E BARBARA PER AVERLO FATTO, COSI’ COME TUTTI I GIORNI LEGGO IN PILLOLE LE LORO STORIE.
Occhio ai Canti delle Sirene anzi di sirenetti metà uomini e metà … vabbè te lo dico in privato eh eh… DONNA AVVISATA!
Catia, è stato un piacere per me leggerti… ci mancherebbe!
I canti sono ingannevoli cara, perchè mancano di sostanza, quello che conta è la realtà… altrimenti si rischia di finire come Don Chischotte!
E poi, come i due blogghisti più colti? Io, te e Pablo siamo due cozze ignoranti? Scherzo, lo sai, ma qua il livello di cultura è alto per tutti, ognuno con le proprie preferenze e peculiarità, ovvio.
ESSENDO PUGLIESE DI COZZE ME NE INTENDO…
Scusa, tre cozze ignoranti… io (1), te (2), e Pablo (3)… sennò poi sembro davvero ignorante
; )
Comunque io e te siamo due ostriche, altro che cozze!
per Catia e Barbara
voi dove siete finite??
Catia, non preoccuparti, ti sto leggendo, così come i versi di Pablo. é solo che ho bisogno sempre di libri di carta da leggere e poi posare sul comodino. Ricordi? Riceverai presto un mio parere.
Bacio a voi due e a Pablo se ci legge.
a presto
C.
finalmente ho incominciato cara Chiara il libro di Perrone, il primo… gradevole davvero.
La mia era una provocazione ovvio darling. Eppoi ti ho chiamata lunedì tesoro.
A proposito ancora niente?
Fammi sapere.
Sono contenta tu abbia iniziato Perrone, ti piacerà la storia di Anna e Marco, poi commentiamo insieme.
Ti farò sapere, comunque entro 10 giorni.
oggi è il giorno della Memoria e voglio ricordare una delle migliori testimonianze, di sempre:
se questo è un uomo
Voi che siete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Se Alessandro D’Avenia riuscisse a venire alla Maratona sarebbe una bella notizia!
CONFERMO ALESSANDRO D’AVENIA PARTECIPA ALLA MARATONA. LEGGERA’ BRANI DAL SUO ROMANZO
BUONA GIORNATA A TUTTI!
Chiara, ti consiglio di dare la precedenza a Catia, stampatelo come ho fatto io e vedrai che ti verrà la curiosità di leggerlo senza altre distrazioni…
Alessandro D’Avenia alla Maratona… bene!
E Paolino il Capo? se ne sa qualcosa?
Chiara… a volte capita che la vita sia particolamente impegnativa, soprattutto se hai una famiglia e un lavoro, quindi non sempre si ha la possibilità di passare di qua e lasciare un messaggio interessante.
Ho letto con attenzione e partecipazione La solitudine dei numeri primi, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, leggerò con altrettanta attenzione e curiosità il libro di D’Avenia, che mi pare riprendere l’argomento dei giovani segnati dalla sofferenza.
Sarà una Maratona fantastica… Barbara grazie per lo spot eh eh… ricambierò quando diventerò una celebrità ah ah ah… chiedimi e ti sarà dato.
Torno alle bistecche che è meglio.
come esiste un cinema di genere (ossia puramente commeciale), c’è anche la letteratura di genere (un sociologo la definiva “alimentare”)
niente in contrario, purché la distinzione sia Chiara
in medio stat virtus, o se si preferisce est modus in rebus
si possono e debbono coniugare le due esigenze, come nel caso di tutti i più grandi, da Cervantes a Kundera
secondo me qui siamo nel filone larmoyant per ragazze e signore, ma niente di male, ripeto. Solo che è un genere fin troppo affollato e saturo, per cui diventa difficile se non impossibile distinguerli uno dall’altro
chi si ricorda più dei vari… Marinelli?
Ognuno scrive ciò che meglio conosce, o almeno dovrebbe essere. I filoni esistono, e così tutti sanno dove vanno a parare quando comprano un libro. Ci si aspetta una certa storia da un certo autore, con un determinato stile e ritmo. La letteratura è così, esiste un pubblico e, come nella maggioranza delle professioni, esistono delle specializzazioni.
Essendocu i giovani, i vecchi, gli uomini e le donne è naturale che esistano autori dedicati. Chi sa essere trasversale, toccando l’animo e la curiosità di più fasce di lettori, allora ha fatto centro.
La solitudine dei numeri primi attraversa quasi trent’anni di vita, ha due protagonisti di sesso diverso, con nature emotive diverse, eppure simili nella loro fragilità. Ha fatto centro perchè ha saputo incuriosire lettori diversi. D’Avenia mi pare si indirizzi al pubblico giovane, ed è bene così. I lettori vanno educati alla letteratura, tanto più se di livello. Solo così si potrà sperare nel recupero del valore della lettura.
Quello che conta è che la proposta sia buona, e che il lettore sappia trarne qualcosa alla fine.
Catia… ma che spottone? Era un consiglio disinteressato… se qualcuno qui scrive è giusto che lo si legga, no?
“La solitudine dei numeri primi” è un caso di quanto il titolo possa fare da solo tre quarti delle vendite, Giordano dovrebbe spartire i guadagni con quell’editor che ha dovuto sudare sette camicie per convincerlo… Emma forse ne ricorda il nome
Credo che “Bianca come il latte, rossa come il sangue” abbia dalla sua lo stesso vantaggio, se parliamo del titolo. Io aggiungerei anche l’importanza della copertina, in entrambi i casi.
L’editor meritevole di Giordano è Antonio Franchini, lo dice lui stesso senza alcun problema.
“Bianca come il latte, rossa come il sangue” secondo me no
“Eco (…) sapeva cosa chiede un pubblico di massa… il compiacimento del sentirsi colto; il solletichio della propria competenza letteraria”, diceva petronio
insomma I numeri primi è un titolo per … Luigini, per dirla con Levi (o chi era)
bianca e rossa come una mela per contadini
comunque staremo a vedere, ai posteri l’ardua sentenza
buona giornata a tutti
certo, poi è anche vero che “i Luigini puri non esistono, e neanche Contadini. Tutti hanno un po’ dell’uno e un po’ dell’altro” (levi)
e quindi tutto è possibile, anche che “bianca e rossa” funzioni
poteva intitolarlo “rosso di sera, bel tempo si spera”

insomma il calendario di frate indovino e l’almanacco di barbanera è una miniera di titoli
(Emmaaa, scherzooo)
Spesso il buon connubio tra testo e titolo, arricchito dalla giusta copertina, decreta il successo. Quello di D’Avenia mi pare un titolo che potrebbe rivelarsi vincente, bisogna però conoscere anche il testo, e su questo non mi posso ancora esprimere, essendomi limitata a leggere solo il primo capitolo.
Giornata della memoria
ecco un ebreo
http://www.youtube.com/watch?v=wod0UoOHhvo&feature=fvst
eccone un altro
http://www.youtube.com/watch?v=5lmLMFJXuSk
chi poteva avercela con l’intelligenza dei personaggi sopra?
semplice, chi l’intelligenza la odia e la teme, soprattutto perché non ne possiede
Come questo qui sotto, ad esempio. La pazzia non c’entra, è una spiegazione di comodo…
http://www.youtube.com/watch?v=Pbc_dLAFULw
ovvero, la figura che mi sembra offrire gli spunti più validi per una riflessione sull’Olocausto, per me è la Arendt
http://it.wikipedia.org/wiki/Hannah_Arendt
Paola, semplicemente, grazie.