Saldi e neve a Milano
Per il 90% delle donne (lascio un 10% alle fanatiche della morigeratezza), la parola “saldi” è sinonimo di emozione, eccitazione, rivincita da mesi di frustranti attese. Per otto bambini su dieci (i due che avanzano o sono troppo freddolosi o sono secchioni e in queste ore stanno facendo i compiti delle vacanze) la parola neve significa poter fare casino, infradiciarsi mani e piedi in libertà, mentre le mamme sono distratte dalle vetrine che traboccano occasioni. Figurarsi il binomio saldi+neve: una pacchia assoluta, per i fortunati che non lavorano e si godono le ultime ore di vacanza in città, per le mamme, per i bambini, per la Confcommercio e anche per il vice-sindaco che ha la coscienza a posto perché ci ha avvertiti che il 4 gennaio ci saremmo svegliati sotto un manto bianco. Difatti, il sale anti-ghiaccio questa volta c’è. Sotto la neve, in una giornata né troppo feriale, né ancora festiva, andare per saldi può voler dire inseguire un piccolo-grande sogno a portata di tutti, è un antidepressivo ad effetto immediato, anche se per affrontare saldi e neve senza scivolare nell’acquisto sbagliato o sul marciapiede, ci vogliono metodo, scarpe adatte e l’animo predisposto all’incanto della sorpresa. Che arriva puntuale e inattesa (altrimenti che sorpresa è?), smentendo ogni previsione e ogni allerta. Milano stupiscimi, pensavo, già fantasticando sull’affare a portata di mano. E lei lo fa, mentre a piedi attraverso le sue strade prendendomela comoda, da Paolo Sarpi all’Arena e poi verso Corso Garibaldi e su per via Mercato, fino al Duomo. Sto in allerta, con le antenne rivolte alle vetrine e alle commesse sorridenti, ma di neve non si avverte né il profumo e nemmeno il presagio, se non guardando il cielo, che è grigio perla tendente al bianco, un colore che promette e non mantiene. “Nuova allerta neve a Milano”, abbiamo titolato presuntuosi quando erano tutti in coda davanti ai negozi delle griffe – gli italiani e gli stranieri – pur di coronare il sogno della borsa o dello stivale. Milano mi stupisce perché la guardo e la attraverso senza pregiudizi. Senza saldi preconfezionati. Milano, oggi, quarto giorno del nuovo decennio, mi sorprende: d’improvviso, e senza bisogno della neve, è diventata … lenta. E dunque, bellissima. Slow-city: un inedito, per milanesi in trasferta d’occasione o cittadini residenti, turisti di passaggio in visita rapita al Cenacolo vinciano e passeggio d’obbligo nel Quadrilatero. Tralascio lo stivaletto tacco 12 scontato del 40%, inebriata dalla nuova lentezza che mi circonda: un sentimento nuovo, questo sì inaspettato, uno schiaffo ai miei pensieri prevenuti. Me lo dicono la coppia di anziani sposi che si tengono per mano con rinnovata tenerezza, i teenagers che si ammucchiano senza i soliti eccessi davanti ad Abercrombie&Fitch, le due amiche dall’accento americano che in via della Spiga se la raccontano con gridolini di garbata eccitazione, la coppia di neo-genitori con il piccino nel marsupio che si guardano negli occhi, ancora meravigliati, forse, di quel minuscolo miracolo accoccolato in grembo. Gentilezza. Compostezza. Educazione. Manciate di sorrisi. Falcate brevi. Scarseggiano persino i cellulari incollati alle orecchie dei pedoni. Una decrescita urbana che piacerebbe a Serge Latouche, cantore dell’economia a misura d’uomo. Peccato per la neve, o forse grazie a lei, che si fa aspettare e non arriva. Almeno oggi. Regalandoci, per qualche ora, una Milano in attesa. Dei suoi fiocchi. Del bottino da boutique a prezzo stracciato. Dell’anno che verrà ma è già iniziato. Un ottimo inizio, senza asfissia da traffico automobilistico, con una nuova ecologia dei sentimenti. Lasciatemelo credere, mentre, senza avere comprato niente, salgo in tram e torno a casa. Scivolando sui binari. In attesa.
Questa mattina sono uscita di casa per una passeggiata a piedi: 15 gradi e un caos pazzesco. I regali di Natale prima, i saldi ora. Traffico, confusione, voci alte, tutto amplificato rispetto agli altri giorni dell’anno. Quando impareremo la calma e il parlare a voce bassa dai tranquilli paesi di montagna?
Paola, un bacio grande.
Catia, vestiti leggeri, fa caldo.
capofan, ancora su Silone?
Chiara grazie dell’informazione. Bari arrivo.
Confermo in toto il post di Paola. Ieri sono stata a Milano. Tanto sale e poco sole eh eh…
le vetrine le ho solo sfiorate. Mi attendeva un sogno. Che spero di realizzare.
Baci a tutti. Capofan l’arcimboldo è stato messo ko non solo da me. Vedi forum.
Barbara un abbraccio.
Pablo ti racconterò…
in questo periodo di frenesia da shopping forzato, parcheggi intasati, negozi imbottiti tipo profiterol…..io ho socperto “Sogni & Bisogni”…..avvolta nel mio plaid rosa sul divano leggo e leggo e ascolto la mia bimba che nella pancia tira calci e ha voglia di andare a new york e di sognare ancora…..come la sua futura mamma e il suo futuro papà……
“Tutte le famiglie felici sono simili fra loro; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”.
Dinanzi a questo incipit, “Trasalisco”, dice Renée. Ho visto il film e ho provato la stessa emozione. Una poesia che fa bene all’animo, come il profumo delle camelie.
E voi? Dove siete tutti? spero tutto bene.
vi abbraccio
dal Messaggero
ROMA (7 gennaio) - Alla sinistra italiana resta solo la lotta ad personam e «se si preoccupa di rimettere in piedi una coalizione contro una persona fallirà ancora una volta». Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in un’intervista al Messaggero spiega che «dal ‘94 il contrasto a Berlusconi si è incentrato su un doppio anti: anti-Berlusconi e anti-berlusconismo». Da un lato un’opposizione di tipo personale, «rivolta verso una figura politica moderna» e dall’altro un’opposizione ad un modello politico «che la sinistra rappresentava in termini sistematicamente negativi. Il punto politico fondamentale - dice Tremonti - è che nel pensiero politico prima di Forza Italia e poi del Pdl si è registrata una maturazione profonda derivata dalla analisi del mutamento della realta». Secondo Tremonti il governo Berlusconi ha fatto «una politica opposta alle aspettative caricaturali della sinistra. Avendo avuto la fortuna di aver previsto in anticipo la crisi, la priorità è andata alla conservazione dello Stato sociale». Tremonti fa un’analisi più allargata e sottolinea come in Europa «non trovi più la sinistra» e «dove è al governo, è in crisi» e conclude: «Se il futuro della sinistra italiana si concentra sull’assemblaggio di una coalizione per battere Berlusconi nel 2013 e non sulla costruzione di idee autonome alla dialettica contra personam è una via che porta ad una nuova, anzi, alla stessa sconfitta»
quello che dico io, bravo Tremonti. Io di Berlusconi fin qui sono soddisfatto, nel complesso.
La difficoltà di tradurre “decrescita” in inglese è rivelatrice di questo predominio mentale dell’economicismo, e simmetrica alla difficoltà di esprimere i concetti di crescita o sviluppo (e quindi ovviamente anche di decrescita) nelle lingue africane. Come è noto, basta un rallentamento della crescita per allarmare le nostre società con la minaccia della disoccupazione e dell’abbandono dei programmi sociali, culturali e di tutela ambientale, che assicurano un minimo di qualità della vita. Possiamo immaginare gli effetti catastrofici di un tasso di crescita negativo! Così come una società fondata sul lavoro non può sussistere senza lavoro, non vi può essere nulla di peggio di una società della crescita senza crescita. Ecco perché la sinistra istituzionale è condannata al social- liberismo, fintanto che non osa affrontare la decolonizzazione dell’immaginario.
Latouche
interessante, mi ci sto appassionando. vediamo come finisce il discorso
n primo passo per una politica della decrescita potrebbe essere quello di ridurre, se non sopprimere, l’impatto ambientale di attività tutt’altro che soddisfacenti. Si tratterebbe ad esempio di ridimensionare l’enorme mole degli spostamenti di uomini e merci sul pianeta, con tutte le loro conseguenze negative: si potrebbe parlare di una “rilocalizzazione” dell’economia. Non meno importante è ridimensionare la pubblicità più invadente e rumorosa, e contrastare la prassi di accelerare artificialmente l’obsolescenza dei manufatti e la diffusione di prodotti usa e getta, la cui sola giustificazione è quella di far girare sempre più vorticosamente la megamacchina infernale. Tutto ciò rappresenta, nel campo dei consumi materiali, una notevole riserva per la decrescita.
Latouche
e su questo siamo d’accordo, si fa sempre più interessante
er concepire e realizzare una società di decrescita serena dovremo uscire letteralmente dall’economia. O in altri termini, rimettere in discussione il dominio dell’economia su tutti gli altri ambiti della vita, nella teoria come nella pratica, ma soprattutto nelle nostre menti. Una condizione necessaria è la drastica riduzione dell’orario di lavoro imposto, per assicurare a tutti un impiego soddisfacente.
d’accordo, proseguiamo
Si vede subito quali sono i valori prioritari da anteporre a quelli oggi dominanti: l’altruismo dovrebbe prevalere sull’egoismo, la cooperazione sulla competizione sfrenata, il piacere dello svago sull’ossessione del lavoro, l’importanza della vita sociale sul consumo illimitato, il gusto del lavoro bello e ben fatto sull’efficientismo produttivista, il ragionevole sul razionale, e così via. Il problema è che i valori attualmente dominanti sono sistemici, in quanto suscitati e stimolati dal sistema, che a loro volta contribuiscono a rafforzare. Certo, la scelta di un’etica personale diversa, come quella della semplicità volontaria, può incidere sull’attuale tendenza e minare alla base l’immaginario del sistema. Ma senza una sua radicale contestazione, il cambiamento rischia di rimanere limitato.
(latouche)
Ah, ho capito. In fondo si tratta solo di sostituire l’Homo sapiens con una specie nuova. Beh, un programmino attuabilissimo: Gesù Cristo non ce l’ha fatta, ma a Latouche riuscirà di sicuro.
-la sinistra istituzionale è condannata al social- liberismo, qui dice bene Latouche
-e quella non istituzionale è condannata a stare fuori dal parlamento, questo l’aggiungo io
in altre parole, la sinistra non istituzionale è puro folclore
(in Italia anche quella istituzionale)
Un saluto affettuoso a tutti voi da una Bari primaverile.
Catia e Chiara
Homo sapiens-sapiens, per correttezza (va distinto dal sapiens-neanderthalensis, estinto).
Comunque Latouche, che ho scoperto grazie a Emma, non è che un contemporaneo “utopista” e le sue teorie, che si collocano inutilmente a sinistra di una sinistra utile, in prassi valgono zero. Benineteso oggi in Italia non esiste alcuna sinistra utile.
Oggi il partito più “socialista” è il Pdl di Silvio. I politici del Pdl dimostrano molta più attenzione di quelli del Pd per le tematiche sociali.
Che fa il Pd? mangia e brinda alle sorti del Pd
(i brindisi però bisogna che gli vadano di traverso, con molta calma e senza alzare la voce. Ecco come si fa…
http://www.sambenedettoggi.it/2009/12/01/83361/convegno-lavoro-e-welfare-i-lavoratori-restano-fuori/
Ieri lunghe chiacchiere con Catia e abbiamo comprato insieme un sacco di libri.
Pablo dove sei? ti abbiamo pensato..spero di iniziare presto Aciman.
Paola, bella la tua sciarpa a Linea Notte. Anche il colore.
Leggerò Tremain, sono curiosa.
PARENTESI
ecco..esco dal mio nido…e lo faccio nella forma meno discreta possibile… SONO QUI.
Paola Calvetti
il 10, Paola compirà i suoi anni … e cosa c’è di più bello che augurare alla scrittrice preferita ed amica; tanti, ma tanti anni anni di successi e sogni realizzabili. Auguri Paola… ti voglio tanto, ma tanto bene; occupata o disoccupata
Chiara e Catia
ciao amiche mie. “Chiamami col tuo nome” il libro di Aciman, mio preferito nella top lista del 2008… è diventato mio amico su facebook e ne sono orgoglioso. Quando gli scrittori del cuore prendono forma … è come una sorta d’alchimia. L’astratto che diventa persona, quale onore e piacere.
Barbara
noi ci scriviamo in momenti diversissimi e ci perdiamo… in ogni caso il linguaggio dei sensibili va oltre la scienza… noi siamo amici paranormali… per questo, materializzandomi stasera, ti abbraccio via Paolas forum.
IN GENERALE…
va maledettamente bene. Con il mio ex amore ho intrapreso un rapporto ancora più bello… è proprio vero che la quotidianità rovina l’effetto della magia amorosa. Ho perso un amore e ritrovato un fratello…Ora ritorno alla mia arpa ad incantare qualche marinaio di passaggio … gli anni mi sono tornati indietro. Quando sei alla ricerca di un nuovo amore ringiovanisci alla faccia del chirurgo plastico. Grandi idee per quest’anno … un pò alla volta ve le dirò… intanto un abbraccio dai miei meno 8 graid di stasera.
Vostro PPP
Scusate ma ho una domanda da rivolgere ai più esperti e ai non che mi vogliono rispondere: mi piacerebbe aprire una libreria tipo”sogni e bisogni” nella mia città. Da dove si comincia?? Grazie a tutti