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Saldi e neve a Milano

Posted by emma on gen 5, 2010 in Emma

neve-a-milano.jpgPer il 90% delle donne (lascio un 10% alle fanatiche della morigeratezza), la parola “saldi” è sinonimo di emozione, eccitazione, rivincita da mesi di frustranti attese. Per otto bambini su dieci (i due che avanzano o sono troppo freddolosi o sono secchioni e in queste ore stanno facendo i compiti delle vacanze) la parola neve significa poter fare casino, infradiciarsi mani e piedi in libertà, mentre le mamme sono distratte dalle vetrine che traboccano occasioni. Figurarsi il binomio saldi+neve: una pacchia assoluta, per i fortunati che non lavorano e si godono le ultime ore di vacanza in città, per le mamme, per i bambini, per la Confcommercio e anche per il vice-sindaco che ha la coscienza a posto perché ci ha avvertiti che il 4 gennaio ci saremmo svegliati sotto un manto bianco. Difatti, il sale anti-ghiaccio questa volta c’è. Sotto la neve, in una giornata né troppo feriale, né ancora festiva, andare per saldi può voler dire inseguire un piccolo-grande sogno a portata di tutti, è un antidepressivo ad effetto immediato, anche se per affrontare saldi e neve senza scivolare nell’acquisto sbagliato o sul marciapiede, ci vogliono metodo, scarpe adatte e l’animo predisposto all’incanto della sorpresa. Che arriva puntuale e inattesa (altrimenti che sorpresa è?), smentendo ogni previsione e ogni allerta. Milano stupiscimi, pensavo, già fantasticando sull’affare a portata di mano. E lei lo fa, mentre a piedi attraverso le sue strade prendendomela comoda, da Paolo Sarpi all’Arena e poi verso Corso Garibaldi e su per via Mercato, fino al Duomo. Sto in allerta, con le antenne rivolte alle vetrine e alle commesse sorridenti, ma di neve non si avverte né il profumo e nemmeno il presagio, se non guardando il cielo, che è grigio perla tendente al bianco, un colore che promette e non mantiene. “Nuova allerta neve a Milano”, abbiamo titolato presuntuosi quando erano tutti in coda davanti ai negozi delle griffe – gli italiani e gli stranieri – pur di coronare il sogno della borsa o dello stivale. Milano mi stupisce perché la guardo e la attraverso senza pregiudizi. Senza saldi preconfezionati. Milano, oggi, quarto giorno del nuovo decennio, mi sorprende: d’improvviso, e senza bisogno della neve, è diventata … lenta. E dunque, bellissima. Slow-city: un inedito, per milanesi in trasferta d’occasione o cittadini residenti, turisti di passaggio in visita rapita al Cenacolo vinciano e passeggio d’obbligo nel Quadrilatero. Tralascio lo stivaletto tacco 12 scontato del 40%, inebriata dalla nuova lentezza che mi circonda: un sentimento nuovo, questo sì inaspettato, uno schiaffo ai miei pensieri prevenuti. Me lo dicono la coppia di anziani sposi che si tengono per mano con rinnovata tenerezza, i teenagers che si ammucchiano senza i soliti eccessi davanti ad Abercrombie&Fitch, le due amiche dall’accento americano che in via della Spiga se la raccontano con gridolini di garbata eccitazione, la coppia di neo-genitori con il piccino nel marsupio che si guardano negli occhi, ancora meravigliati, forse, di quel minuscolo miracolo accoccolato in grembo. Gentilezza. Compostezza. Educazione. Manciate di sorrisi. Falcate brevi. Scarseggiano persino i cellulari incollati alle orecchie dei pedoni. Una decrescita urbana che piacerebbe a Serge Latouche, cantore dell’economia a misura d’uomo. Peccato per la neve, o forse grazie a lei, che si fa aspettare e non arriva. Almeno oggi. Regalandoci, per qualche ora, una Milano in attesa. Dei suoi fiocchi. Del bottino da boutique a prezzo stracciato. Dell’anno che verrà ma è già iniziato. Un ottimo inizio, senza asfissia da traffico automobilistico, con una nuova ecologia dei sentimenti. Lasciatemelo credere, mentre, senza avere comprato niente, salgo in tram e torno a casa. Scivolando sui binari. In attesa.

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