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di LUCA DI FULVIOÈ un’impresa provare ad avere una risposta dagli scrittori su chi sia il loro maestro, reale o ideale. Una delle ragioni secondo me è stata espressa, con feroce lucidità, da Edward Hopper, il grande pittore della solitudine: “L’unica influenza che io abbia mai avuto sono io stesso”. Ed effettivamente un artista ha un obiettivo bisogno di percepire la propria assoluta unicità, perché è ciò di cui necessita la sua opera per non essere la replica di un’altra preesistente.Le risposte che mi hanno dato gli scrittori, in più, non sempre mostravano con chiarezza l’apparentamento col maestro che indicavano. Era come se avessero fatto (giustamente) fatica a vedersi in maniera asettica. E così sono giunto alla conclusione che ingabbiarli in una “discendenza” sarà opera dei critici.Quindi, come un Freud dilettante, ho cercato di stanarli sulle prime letture, quelle da bambini e adolescenti. E le risposte, in certi casi, sono state addirittura infantilmente eccitate. I blocchi e le seriosità culturali sono svaniti d’incanto e gli scrittori si sono messi “in pantaloncini corti” con gioia.Così, se la Susanna Tamaro adulta mi racconta di avere i suoi pilastri letterari nei russi e nel Rilke delle Elegie Duinesi, in realtà scopriamo una bambina che grazie a Jack London entra in un mondo che «è stato mio da subito e che non mi ha abbandonato più. Il mondo dei cacciatori d’oro di Zanna Bianca vive dentro di me, anche se non ho mai messo piede in Alaska, e sarà un patrimonio per sempre mio». Zanna Bianca spopola, infatti anche Margherita Oggero lo cita e mi dice: «Forse perché già allora amavo il grande Nord e le storie con animali». O forse, mi verrebbe da ragionare, perché certe straordinarie storie ci infondono quell’amore che poi facciamo nostro. Cristina Comencini, che ha nella Ginzburg la sua maestra (l’ha anche aiutata a pubblicare il suo primo romanzo), in realtà si emoziona per le favole di Andersen, “atroci e profonde”, e per Il buio oltre la siepe(«libro e film», specifica, ma non avevamo dubbi che la sua crescita fosse stata fortemente influenzata dal cinema). Mario Desiati salta la fase del bambino per passare a quella dell’adolescente, con una lettura raffinata (che fa molto scrittore, si potrebbe dire), ovvero Le Metamorfosi di Kafka. Ma non sta atteggiandosi perché con candore dice: «Avevo 14 anni e ogni giorno della mia vita sino a 16 ne rileggevo una pagina e non riuscivo più a finirlo». Che abbia ascendenze in quell’altro signore del “Volli, fortissimamente volli”? Un altro lettore adolescente e non bambino è Luca Bianchini. Ma cita Cristiane F. Noi i ragazzi dello zoo di Berlino con la passione di un ragazzino: «Lo ordinai in edicola, lo divorai, lo lessi e lo rilessi allo sfinimento. A 14 anni. Christiane, Detlef, Babsi, Stella, me li ricordo ancora questi tossici tedeschi con cui non avevo niente a che fare, ma io ancora adesso, ogni tanto, li penso». Paola Calvetti è un’altra bambina piena di entusiasmo: «Il mio primo libro, la folgorazione, è stato Piccole donne (e tutti gli altri della serie) di Louise M. Alcott: ero persa per il personaggio di Jo, volevo assolutamente essere come lei. La mitica Jo delle quattro sorelle March voleva fare la scrittrice. Ci è riuscita. Anch’io. Pensa che sono persino andata a visitare la casa natale della Alcott».Un altro insospettabile ragazzino è il magistrato Giancarlo De Cataldo, che a dieci anni incontra Salgari. Ne parla quasi come un feticista, lo immagino con gli occhi lucidi mentre mi scrive: «Jungla Nera, riedizione Il Gabbiano, Roma, lire 300 a cadenza settimanale, in edicola. C’erano le meravigliose copertine di Karel Thole (quello del Giallo Mondadori), le avventure, l’esotismo, gli eroi, le belle donne, i vulcani in eruzione e c’era il più seducente avventuriero mai raccontato, Yanez de Gomera. Che altro poteva chiedere un ragazzino grassoccio di provincia, precocemente miope, al mondo dei suoi sogni?». E Salgari, con le famigerate Tigri di Mompracem, è anche il primo stimolo di Giuliano Paravella. Eraldo Baldini cita Steinbeck, amore sbocciato per amor di mamma, ma soprattutto sente di essere figlio, essendo nato e cresciuto in campagna negli anni Cinquanta, «delle innumerevoli fiabe, leggende e racconti che ho potuto ascoltare dalla viva voce dei miei nonni». Giuseppe Culicchia incappa nelleAvventure di Huckleberry Finn di Mark Twain, come molti bambini, ma ha una precoce esperienza a soli 12 anni di Fiesta, di Hemingway. E chissà cosa ha percepito di un personaggio che ha il problema dell’impotenza un ragazzino che scopre in quei giorni i richiami del sesso. Ma è una domanda oziosa perché in realtà i messaggi dei libri passano per via subliminale, non hanno bisogno della ragione, come mi racconta Carla Vangelista, a occhi spalancati e sognanti: «Il libro che mi ha più influenzato ed emozionato è stato Il giardino segreto. Avevo solo nove anni ma, senza ancora capirlo razionalmente, devo aver sentito che quel giardino segreto poteva essere dentro di noi, e credo che questo abbia condizionato non solo la mia scrittura, che cerca di scavare dentro, ma la mia vita di tutti i giorni, rendendomi una persona fortemente introspettiva». Sandrone Dazieri mi racconta: «A dieci, undici anni, mi innamorai perdutamente della serie di Nero Wolfe. Non tanto per i gialli ma per come lui, investigatore obeso rinchiuso in una casa di arenaria a New York, interagiva con il suo braccio destro Archie Goodwin. Erano una coppia di investigatori geniali: uno dei due capiva tutto (Wolfe) e l’altro prendeva le botte (Goodwin)». Grazia Verasani invece si è trovata già da piccola nella letteratura alta. Per caso, anzi, per costrizione: «Avevo nove anni, mio fratello maggiore, già al liceo, era a letto con l’influenza. Mi chiese di leggergli Guerra e pace a voce alta per intrattenerlo durante la convalescenza. Ed è stato amore a prima vista, una rivelazione che ti incatena a una successione di amori». Licia Troisi, che ha nel Nome della Rosa il suo modello ideale, ha però avuto il suo primo approccio entusiasmante al fantasy (nonostante la Rowling e Bradley all’attivo) con Il Signore degli Anelli. «È stata proprio un’immersione in un mondo altro, che ti cattura e non ti lascia andare fino alla fine. Quindi in qualche modo è il responsabile della mia scelta di scrivere fantasy. E mi ha insegnato che la fantasia deve poter essere libera di vagare dove vuole. Mi ricordo che mentre leggevo ogni tanto mi fermavo a pensare: in un libro può esserci anche questo!».Gli unici due che non vogliono regredire allo stato infantile e rimangono scrittori seri sono Stefano Benni («La letteratura è un mare in cui cambio rotta in continuazione») e Simonetta Agnello Hornby («Omero mi ha influenzata quanto Foscolo»).Ma tutti gli altri invece si trasfigurano. E paradossalmente il loro percorso artistico più ancora che in ciò che dichiarano da adulti si legge meglio in quel che dicono da bambini, ridendo.In ogni caso, che belli questi “piccoli scrittori”. Mi hanno lasciato con un sorriso beato sulle labbra. |
Bell’articolo.
Secondo me ognuno di noi ha dei punti di riferimento, anche se nella scrittura di ciascuno di noi prevale anche la personalità di ognuno.
Nel senso che cara Paola, per quel poco che ti conosco, nei tuoi libri traspare chiaramente il tuo modo di essere, ed è molto importante.
salgari anche per me, da bambino li ho letti e riletti proprio tutti, ciclo malese e caraibico (ma anche il leone di damasco, insomma tutto salgari)
poi l’isola del tesoro di stevenson
zanna bianca non mi piacque
poi i moschettieri di dumas
ma anche malot, molnar e tanti altri
poi naturalemnte Zorro, avevo un libro di McCulley illustrato
tarzan di burroughs, e il libro della jungla e altri
insomma il buongiorno si vede dal mattino e la passione per la letteratura, chissà, è innata? mah, non saprei
me li comprava tutti papà
quando lo accompagnavo alla Standa, me lo ricordo benissimo
mia madre invece mi regalò Pinocchio con dedica
di quelli letti da piccoli si ricorda molto
questo, dei ragazzi della via paal, ad esempio non è il terribile Franco Ats?
http://www.youtube.com/watch?v=TEev1kv-wRQ&feature=related
ma il mio preferito era sempre lui!
Z
quanto mi sarebbe piaciuto avere una spada vera!
ciaoooooooooooooooooo
http://www.youtube.com/watch?v=qZtOY43IjjE&feature=related
“L’unica influenza che io abbia mai avuto sono io stesso”. Ed effettivamente un artista ha un obiettivo bisogno di percepire la propria assoluta unicità, perché è ciò di cui necessita la sua opera per non essere la replica di un’altra preesistente.Le risposte che mi hanno dato gli scrittori, in più, non sempre mostravano con chiarezza l’apparentamento col maestro che indicavano. Era come se avessero fatto (giustamente) fatica a vedersi in maniera asettica. E così sono giunto alla conclusione che ingabbiarli in una “discendenza” sarà opera dei critici
una parola su questo: io non ci credo all’unicità dell’artista, concetto che mi sembra solo banale presunzione. Un artista è tale solo se sta nell’arte, che indubbiamente ha i suoi maestri. “Scopo” del buon artista è semmai diventare a sua volta maestro, proponendo nuove sintesi. Ma nessun’arte viene dal nulla per cui il dicorso di questo Hopper non sta né in cielo né in terra
Mi piace molto ricordare a questo proposito più che la risposta di uno scrittore, quella di un musicista, keith richards. Qualcuno gli domandò qualcosa del tipo “quando crei” etc. Lui molto intelligentemente rispose “io non creo, mica sono Dio. Mi limito a passare il testimone che ho ricevuto”. Ecco, se un artista riesce a passare il testimone ha già fatto quasi tutto il suo dovere, ma ci riescono in pochi
ciao, ci risentiremo più in là
sigla!
(anno nuovo sigla nuova)
http://www.youtube.com/watch?v=ptTTho6A7LY&feature=related
Capofaaaaaaan ma se Chiara è il tuo fegato, mi cu sugno?! eh eh… ( SEI PREGATO DI NON FARE BATTUTACCE). OH non sparirai un’altra volta Spero. Signora Capofan per favore la smetta di chiuderlo sotto chiave! Lo so la comprendiamo… ma a noi suo marito ci piace accussì!
Pablo addò ssì… hai smaltito il Domperignon con il Domperidone?
Domani incontro Chiara ad Affi CHE EMOZIONE!
EVVIVA il nostro blog.
Barbara è in silenzio stampa ma va bene così, tanto quella bestiaccia la sento comunque tutti i giorni eh eh…
CIAOOOOOOOO
Catiola, ma la Capofana non fa che cacciarmi di casa, altro che tenermi rinchiuso!
E’ che io tengo duro! (capisciamme)
(in alternativa qualche volta tenta la fuga lei, ma senza successo
Catia, se Chiara è il fegato tu sei la fre quentatrice, la fig ura più classica del glob, del blog, una sor ehm sor bona in miniatura!
intendevo sorbona in riferimento alla cul tura, scusa se mi sono impippa impappinato ma non mi fun ziona la tasta tiera
Stasera vin bon e rosso CABERNET… ho gli ospiti allegrissimi … il mio umore riprende quota; ho la famiglia del mio ex moroso letteralmente addosso…mi straadorano E MI HANNO PROCLAMATO UFFICIALMENTE PARTE DELLA FAMIGLIA … la mamma sua ha detto “Perso un genero , ritrovato un figlio” e questo è BELLISSIMO! Destino: ho un autore che amo da due anni …francese… ho tutti i suoi libri…stasera mi arriva una richiesta di amicizia da lui … sono rimasto paralizzato. I miei scrittori preferiti che prendono sembianze umane. La Paola, Andrè Aciman e via così … Il destino si presenta sotto tante sembianze, le occasioni anche… confido in un evento magico che possa dare una svolta a questa vita che amo e che mi ha tradito… viva l’aria che respiro ancora. Un bacio a Catia…ti leggerò strega mia. Baci alle regine di cuori…paola, barbi, chiara, rita…e quelle che ci leggono …un abbraccio al re di cuori capofan.
Ciao Pablo jolly… 2010
ok so la sorella bona e ac cul turata der blog. Siggnora Capofan fugga finchè è in tempooooooo tanto a suo marito ghe penso mi ( ealtreduemilioni idonnechevaganonelletere).
Pablo re del Chianti e del Cabernet divertiti e salutam a socr’et.
Occhio ai francesi che stanno sulle pallè a monsieur Capofan(letta diatriba sul forum e d’accordo con te) ITALIA STRABATTE FRANCIA IN TUTTO! Sono stata a Saint Tropez ho chiesto una zuppa dei pesce e mi hanno portato una brodaglia nera con un cozza dico una, sgusciata che galleggiav suicida in quel mare nero, bleahhhhhh.
A Parigi dopo tre giorni bbiamo trovato un ristorante italiano, peraltro chiuso per pausa. Abruzzesi che festeggiavano un battesimo in famiglia. Ebbene ci hanno aperto le porte e abbiamo mangiato ragù, pasta fresca, arrosto e ogni ben di Dio.
Fatemi il piacere. Avranno la tour Eiffel, Alain Delon e quella statua di cera della Bellucci, e gli abbiamo rifilato pure la Bruni. Noi c’abbiamo quel gran pezzo di Maschio Angioino che risponde al nome di Capofan, il Colosseo, quel veneziano che si spaccia per Danese che risponde al nome di Pablo, c’abbiamo la Calvetti Di Stefano e BERLUSCONI:OH UN PRESIDENTE COSI’ SE LO SOGNANOOOOOOOOOOOO!
Taormina, i trulli, San Pietro, i castelli trentini, Venezia, Palladio, il rinascimento
IL CAFFè Pedrocchi, il caffè Florian, i baci Perugina, la Nutella, vedi NAPOLI E POI MUORI , Barivecchia, Cassano, i campioni del mondo, Montegrotto terme e Abano Terme, Firenze, Assisi, Padre Pio,Dante, Petrarca,Boccaccio, Montale, Deledda, Levi, Pavese, Pirandello oddio continua tu Capofan
chiesto una zuppa dei pesce e mi hanno portato una brodaglia nera con un cozza dico una
Catia a me a Nizza portarono una pizza con un buco al centro non so come m’avevano scambiato per inglese
gliela rispedii indietro e me ne andai su due piedi!
Pablo, sono contento per le notizie che ti riguardano! auguroni in tutto e per tutto!!!
Catia, la Capofana è una santa! credimi che non è facile stare con uno… che va alla credenza prende un bicchiere e incomincia a bere senza averci messo dentro una goccia di liquido, tanto per fare un esempio minimo
Abruzzesi che festeggiavano un battesimo in famiglia. Ebbene ci hanno aperto le porte e abbiamo mangiato ragù, pasta fresca, arrosto e ogni ben di Dio.
Su questo non ho il minimo dubbio! da noi è difficile capire molte logiche e non siamo mai d’accordo quasi su niente ma quando è ora di pranzo ci muoviamo come un sol uomo
continua tu Capofan
ok: Garrufo, Bindi, Boldi, Bondi, Rocca Ceppino, Fantozzi (non il mago, l’altro) lo stadio Moratti, la Riviera di Ponente, lo zampone con le lenticchie, la costa Brava, la soppressata ligure, la la il Colosseo, una gita sul Pò, il Tigino, un lago d’Istria, L’Altrolago, Pescosolido, l’Isonzo, Capitignano, Carpineto, Carpinone, Monte Vidon Combatte, famolo strano, sorbole, insomma chi più ne ha meno ne mette: siamo numeri uni assoluti!!!
un saluto di corsa in queste ultime ore ad alta quota.
i due ricordi più belli di questi giorni: Merano con i mercatini e le terme e lo strudel caldo con una pallina di gelato alla vaniglia..indimenticabili.
catia………a domani, non mi sembra vero
P.S. nessun legame con il fegato e ancor meno con quello di capofan!!!!
cara Catia, comunque grazie per il sostegno psicologico. ce n’è bisogno, da domani inizia la madre di tutte le battaglie, dobbiamo ottenere la proroga della proroga! perciò occorre muoversi con ampio anticipo (solo così facendo abbiamo sempre ottenuto… l’impossibile). questa vera e propria “impresa” sarà la più dura di tutte ma ce la faremo ancora una volta!
per la precedente che era chiaramente dovuta abbiamo dovuto batterci fino all’ultimo (5 ore al ministero, hanno tentato di opporsi fino all’ultimo. Non il ministero, la controparte)
figuriamoci per questa che dovrà essere il doppio dell’altra…
perciò sul blog passerò quando posso, quella descritta sopra è solo la punta di un iceberg di “guai” ereditati dal 2009, tutti da risolvere il prima possibile.
perciò per ora bacioni a te, Emma e tutti, e a presto.
P.S. nessun legame con il fegato e ancor meno con quello di capofan!!!!
Chiara, va bene, mi arrendo!!!!
Gente, siete una pena…
Almeno leggeste qualche libro, ogni tanto…
Sig. Benno, ma chi cavolo si crede di essere?
Rex è un gran provocatore, casinista e ciarlatano, ma ha solo espresso un parere personale mi pare. E mi pare legga anche parecchio…
perdona capofan ma ho scritto un post su leggere e scrivere in risposta all’arcimboldo e relativo a un post di un certo sig. rex su Francia italia. Non so se hai letto, visto che l”argomento ti sta a cuore.
Cosa ne pensa?
Buona giornata. Tornata alla base.
A proposito delle prime letture, il mio primo libro ricevuto in regalo per natale dalla zia è stato il super classico di de Amicis. Ricordo benissimo l’edizione. Pagine celesti e la copertina in cartoncino pregiato. Leggevo di Garrone e Derossi e sfogliavo quelle pagine con emozione per la loro austerità. Poi nei miei ricordi c’è “Il piccolo Principe”. Impossibile dimenticarlo. La lettura che mi ha cambiato la vita, invece, è stata, a 18 anni, quella di Kafka. Tutto, soprattutto i Diari.
Domani finalmente l’uscita de “Il riccio”, non vedo l’ora di ritrovare Renée e monsieur Ozu. Non so voi, ma io ho amato molto quel libro.
Catia, quando arrivi?? Troppo poco tempo…un bacio