Volevo essere come Colette. Sì, la scrittrice
Per loro - le under14 - è stato inaugurato pochi giorni fa a Milano un vero e proprio centro di bellezza (sic). Noi, alla petulante domanda “cosa vuoi fare da grande bella bambina?” rispondevamo all’unanimità: “la parrucchiera!” Nel centro vietato alle maggiorenni, agguerritissime mini clienti chiedono unghie viola ed extension fluorescenti. Noi inseguivamo la mamma, le amiche della mamma e le vicine di casa brandendo forcine, pettini e spazzole di plastica, implorando il permesso per poter praticare “se non un taglio, almeno una cotonatura”. Le bambine del terzo millennio vogliono assomigliare alla Barbie. La Barbie della mia infanzia è sopravvissuta a dieci traslochi, due mariti e due figli e sta ancora nascosta sull’ultimo scaffale in alto nella libreria di casa, con i capelli raccolti in un raffinato chignon a bottoncino.Potete immaginare la mia gioia e l’intimo senso di rivincita quando il Corriere della Sera mi ha chiesto di fare la cronista-parrucchiera in uno degli istituti più eleganti di Milano? Le ex bambine immagineranno senza troppi sforzi e capiranno la goduria: qualche volta i sogni diventano realtà.Pedalando verso il mio nuovo lavoro di coiffeuse pour dame, penso all’augusto precedente della scrittrice-estetista-parrucchiera più famosa d’Europa, Sidonie-Gabrielle Colette, prima scrittrice di Francia ammessa nella maschilissima e maschilista Académie Royale de Langue et de Littérature Françaises, donna venerata da Cocteau e da molti altri, geniale autrice che, tra un romanzo e l’altro, tra un marito e l’altro, poco più che cinquantenne aprì un salone di bellezza nel centro di Parigi.La storia della letteratura insegna che stilografica e bigodini sono un binomio possibile.Con questo confortante pensiero che si insinua nel mio ordinato caschetto di capelli (mai presentarsi al primo giorno di lavoro meno che impeccabile d’aspetto) e convinta che finalmente avrò giustizia dei torti subiti in tenera età, parcheggio la bicicletta in uno degli angoli che rendono amabile e bella Milano, Piazza San Fedele. Faccio il mio timido ingresso all’Istituto Kérastase. Mi accoglie il mio nuovo “titolare”, Angelo (di nome e di fatto) Taverniti, 36 anni, chef per pochi mesi e parrucchiere da diciannove anni, per intuizione di mamma Domenica, che lo mandò a bottega dal barbiere di Vibo Valentia e che lui, la sera, prendeva a modello guardandola incantato sciogliere le trecce e spazzolare i lunghi e setosi capelli scuri. “Lui mi capirà”, penso, perché sa cosa significa avere la vocazione. Il boss Taverniti, che di questa raffinata bottega è artefice assoluto – atmosfera calda e accogliente, parquet a listoni incerati e, soprattutto niente schermi accesi alle pareti - assegna l’aspirante cronista-parrucchiera alla istitutrice Barbara Allegretti per il primo colloquio. Immaginavo di iniziare dal basso, con il rango di shampista, invece no; lascio al piano terra le mie future clienti nella grazia da boudoir ottocentesco del salone e seguo la mia formatrice tecnico-cosmetica al primo piano. Mi invitano a rispondere a un dettagliato questionario su bisogni, abitudini e, anzitutto, desideri. “Come vorrebbe i suoi capelli?”, chiede. Tralascio un banale “lunghi, folti, biondi e corposi” (ci ho rinunciato da decenni) e rispondo un più modesto, ma sincero: “morbidi al tatto e lucidi alla vista”. Pensavo che mi spiegassero come si fa uno shampoo e come si ci deve comportare per poi infilarmi un bel grembiule e dare sfogo ai miei deliri infantili, invece no: Barbara osserva i miei capelli ciocca a ciocca, analizza il cuoio capelluto con occhi dolci da felino e, come se il mio banale desiderio fosse un ordine risponde: “facciamo una diagnosi, poi sceglieremo il rituale più adatto”. Disserta di molecole, nano-sfere, principi attivi con tono da fata delle fiabe e capisco che il mio noviziato è già finito prima di cominciare e, che nell’istituto di Angelo Taverniti il motto “uno shampoo e via” ha sapore di eresia: al Coiffeur-Conseil Kérastase si fanno diagnosi ad personam e si applicano le tecnologie più specifiche che sapranno donare ai miei poveri capelli ciò che manca loro da troppo tempo. Giovinezza ed energia. Parrucchiere fast? Archiviato. Qui è tutto slow, professionale, tecnologico, un abbraccio sensoriale di profumi e gesti lenti. Un rituale contemporaneo, da esperti che hanno studiato. Tra i vari “Rituels” ben descritti sul menu, troverò una risposta su misura ai miei bisogni. Rinuncio alla speranza di sentirmi Colette per un giorno e mi abbandono alle ancelle che mi fanno accomodare su una poltrona bianca. Bulimica, esagero: “proviamoli tutti”! Da candidata parrucchiera a cliente coccolata, inizio ad abbuffarmi: il Rituel Relax (15 minuti che valgono mezza giornata al mare) mi concilia con il mondo; il Rituel Intense (20 minuti) tratta i miei capelli e massaggia il cuoio capelluto regalando – parole di Barbara dolci come miele – “alla pelle sensazioni tattili che agiscono sulle cinque funzioni vitali del suo organismo”; il Rituel Unique (30 minuti) dà il colpo di grazia alla mia testa ribelle: ogni capello diventa protagonista tra sapienti “digitopressioni” shiatzu da geisha e prodotti da laboratorio scientifico che li rivitalizzano come vecchietti accuditi in una beauty-farm di lusso. Stremati dalle attenzioni (anche il troppo amore può stordire) i miei capelli sono pronti al tocco finale: l’asciugatura, per la vulgata “piega”, che conclude il rituale con una piastra a 180°, il calore ideale per imprigionare i principi attivi nutrienti. Il tempo è trascorso nel silenzio di un rituale di iniziazione, un vero e proprio apprendistato da cliente privilegiata. Angelo, il sorriso acceso e il pizzetto sul mento, annuisce al risultato. Ha perso un’aspirante parrucchiera. Ha conquistato una devota. Alessandro Manzoni lo scrittore, sulla statua di Francesco Barzaghi che domina la piazza, pare annuire soddisfatto. Torno a casa in bicicletta, i capelli lucidi e corposi, il corpo rilassato, il cuor contento.La mia vecchia Barbie sonnecchia sullo scaffale. Le sciolgo lo chignon e comincio a pettinarla. Lentamente. Come in un antico rituale.